Cronache dalla Manifestazione: Un Intero Paese Insorge!
1 novembre, 2008 di Alessio in Asia
Archiviato in Cronache Italiane, Il Futuro è nei Giovani
Storica manifestazione a Roma. Dissenso diffuso in tutta l’Italia. Nel nuovo ‘68 spiccano le donne

Giovedì ero a Roma per manifestare contro la riforma dei tagli di Gelmini, Tremonti e Berlusconi: centinaia di milioni di euro in meno per l’Educazione. Da pazzi.
A Roma ho visto qualcosa di nuovo. Anzi, ho visto moltissime cose nuove.

Ho visto tanta, tantissima gente, tutti diversi ma tutti uguali. Ho visto centinaia di migliaia di persone sfilare in modo pacifico. Ho visto tanti bambini delle elementari di tutti i colori, ho visto ragazzi delle medie e delle superiori insieme a professori e genitori, ho visto maestre e maestri, giovani e anziani camminare insieme. Ho visto lavoratrici e lavoratori. Ho visto il gonfalone del comune di Firenze e di altri comuni e province. Ho sentino parlare accenti campani e veneti, lombardi e pugliesi, siciliani e piemontesi, toscani e sardi, marchigiani e umbri. Ho visto tante facce stanche – ma felici – per la nottata di viaggio in pullman o in treno.

Ho sentito e cantato cori di protesta contro la riforma, canzoni di lotta e partigiane, l’inno di Mameli. Ho visto professori universitari, ricercatori. Ho visto disoccupati. Ho visto tante famiglie. Generazioni che marciavano abbracciate. Ho visto tanti turisti guardare sbalorditi allo strano fenomeno della democrazia in Italia. Ho visto tante persone non schierate con nessun partito. Ho visto tante bandiere dei sindacati nazionali e dei sindacati delle scuole, della Codacons e delle associazioni studentesche e universitarie. Ho visto alcune bandiere di partito, soprattutto dell’IdV (moltissime). Ma anche qualcuna di Rifondazione, Verdi e PdCI. Una del PcdL. Nessuna del PD. Ho visto Veltroni e Fioroni, Bertinotti e Giordano, la Bindi e Mussi, Epifani e Angeletti, Di Pietro e vari suoi compagni di partito. A piazza del Popolo c’erano moltissimi banchetti dell’IdV per raccogliere le firme per il referendum per l’abrogazione del Lodo Alfano. Sono stati presi d’assalto da folle di gente con carta d’identità in mano.
Insomma, una manifestazione bellissima e imponente.

E non la sola. Si è manifestato a Napoli, Milano, Torino, Bologna, Padova, Caltanissetta, Siracusa, Cuneo, Alghero, Nuoro, Ragusa, Sassari, Modena, L’Aquila, Cosenza, Catania , Modica, Comiso, Trani, Palermo, Ancona, Bergamo, Messina, Perugia, Foligno, Cagliari, Trento, Capri, Cremona ed altre città ancora.
Praticamente in ogni città italiana si è manifestato e le aule di ogni ordine e grado sono rimaste deserte. Persino i sindacati europei degli studenti medi ed universitari hanno appoggiano la protesta degli studenti italiani contro i provvedimenti del governo Berlusconi.

La protesta di Roma è stata seguita in diretta radio da 19 atenei. Innumerevoli le scuole e gli atenei rimasti chiusi per mancanza di personale. La partecipazione allo sciopero è stata massiccia ovunque.
Impossibile dire quanta gente è scesa in piazza a Roma e in tutta Italia. Tantissima. Forse è un movimento senza precedenti nel nostro paese. Sembra proprio di assistere a un intero paese che insorge!
Leggevo sui giornali (ho comprato Il Manifesto, L’Unità e La Repubblica) alcuni commenti, per capire un po’ meglio le istanze di chi protesta:
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Claudia Di Cave, professoressa di latino e greco al liceo Virgilio di Roma: “c’è una totale mancanza di ascolto, è per questo che anche noi siamo tornati in piazza dopo tanti anni. C’è una sordità che fa temere l’autoritarismo”.
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Margherita, quarto anno di Medicina al Sant’Andrea di Roma: “Siamo contro la ricerca privata perché se è privata è controllata”.
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Simona Vinci, scrittrice, porta la foto di una ragazza apparsa su tutti i giornali: “Bella, normale. Giovane, determinata. Una femmina, sì, ma si vede benissimo che non ha paura”.

E Simona Vinci coglie quella che forse è la caratteristica più nuova di questo movimento: le donne, per la prima volta, sono le protagoniste. Si vede a colpo d’occhio, sono molto più che gli uomini. Sono giovani, mamme, lavoratrici, maestre, professoresse, studentesse, sindacaliste, nonne. Sono tante, belle, forti, determinate. E non hanno paura. Non si sono fatte intimorire nè dagli insulti di un La Russa, nè dall’autoritarismo del Governo, nè dalle caricature mediatiche, né dalla confessione macho-fascista di Cossiga sulle sue sanguinose responsabilità negli anni ‘70, che si augura che le “maestrine” vengano picchiate. Lo donne non hanno paura, e cantano, ballano, guidano i cortei, spiegano le loro ragioni sul palco, amano l’Educazione e si battono per difenderla.

E che non si venga a dire che quella di giovedì è stata un “scampagnata”, o un “rito”. Vergogna! Roma si è riempita ovunque di manifestanti. Il prefetto ha dovuto autorizzare più percorsi perché solo uno non riusciva a far diluire tutta quella gente. Quando alle 11 la testa del corteo ha raggiunto Piazza del Popolo, il punto di partenza (a piazzale Esedra) era ancora pieno, e addirittura centinaia di pullman sono rimasti bloccati sul grande raccordo anulare. Tutta la città è andata in tilt, e alcune fermate della metropolitana sono state chiuse per motivi di sicurezza dovuti alla grandissima mole di persone accorse nella capitale.
E’ stato un evento eccezionale! Una bella e grande manifestazione, pacifica, pulita, democratica, civile. Vi pare poco di questi tempi, in Italia? Quello che conta poi è la portata politica, perché tutta quella gente esprime istanze, idee, critiche, paure, convinzioni, speranze, passioni. E come loro altri milioni di persone, che non sono arrivate a Roma ma che condividono la paura per il futuro dell’Istruzione, per il loro futuro, per il futuro dei loro figli. Dell’Italia.
Quella di giovedì è stata DEMOCRAZIA, parola purtroppo quasi sconosciuta a Berlusconi e compari. Quella di oggi è stata una grande manifestazione democratica, che i lavoratori hanno pagato con una giornata di salario e col sacrificio economico per raggiungere in treno o pullman la capitale.
Roberto Carnero, scrittore, dice: “Non conosco un solo insegnante che apprezzi l’operato del ministro Gelmini.” La Finocchiaro (PD) dice le cose come stanno: «questa non è una riforma, è un taglio»

D’Alema e Veltroni annunciano che il PD raccoglierà le adesioni per abolirla tramite referendum. Anche la Finocchiaro dice sì al referendum: «una buona idea». E con il passare delle ore il referendum diventa una valanga, e quando Veltroni lo propone ufficialmente in conferenza stampa, da tutto il centrosinistra è un coro di sì: Prc, Pdci, Verdi, Sd, socialisti. Anche la Cgil sarà della partita. Delle opposizioni, solo Casini si chiama fuori. Raccogliere le firme sarà una passeggiata, ma per motivi tecnici non si voterà prima dell’aprile 2010.

Dal palco sono stati analizzati tutti gli aspetti della scellerata riforma dei tagli Gelmini-Tremonti.
Tra tutti gli oratori che si sono avvicendati, apprezzatissimo è stato il discorso di Epifani (segretario Cgil), che ha detto chiaro e tondo che chi protesta non è solo, i sindacati sono dietro di loro, per difenderli da ogni eventuale attacco mediatico e per denunciare eventuali strategie di violenza come quelle descritte ben bene da Cossiga.

Stia attento, il Sig. Berlusconi. Oggi si sente forte e pensa di poter continuare a comandare, più che governare. A fare le leggi per decreto e a utilizzare un parlamento di yes men come per far passare tutto quello che vuole.

Ma la protesta è grande e forte della ragione. Sta montando sempre di più. Ora PD, Sinistra e sindacati hanno dichiarato il loro appoggio al movimento e sono pronti ad andare al referendum… Referendum che arriverebbe proprio nel 2010, quando gli atenei si ritroveranno 600 milioni di euro in meno di trasferimenti da parte dello Stato, con conseguenze ancora del tutto imprevedibili.
Se fossi in Berlusconi, ci ripenserei e aprirei al dialogo.

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Alessio in Asia, non so cosa dire. Sono semplicemente commosso!
è bellissimo sapere che la manifestazione è andata così bene.
Un suo fallimento sarebbe stato un colpo durissimo alla democrazia.
Ora speriamo che l’onda di protesta continui fino a sortire il giusto effetto.
Anch’io a Bologna ho notato qualcosa di nuovo, una nuova consapevolezza, nessuna bandiera di partito (le uniche che c’erano erano dei cobas), tante donne, una bella iniziativa.
Anche se, devo dire, le lezioni in piazza hanno un che di epico che è difficile da spiegare…
Ma la cosa più importante è che possiamo tutti tirare un sospiro di sollievo: non c’erano bambini strumentalizzati! Ce n’erano pochi, erano felici e curiosi, erano molti di più i bambini sotto i portici a fare shopping con la mamma, loro invece sbuffavano…
l’unica cosa è che è arrivata a legge fatta
non credo al referendum
si dovrebbe pensare che al di là degli insegnanti ci sia un popolo che non vuole la maestra unica (in pratica ci dovrebbe essere certezza che tutti gli italiani vedano la scuola come la vedono gli insegnanti: UTOPIA PURA sarebbero scesi in piazza a milioni e molto prima)
poi i referendum dovrebbero essere due (uno per la l 133 uno per la l 137 e magari un giorno l’idv riuscirà anche a dirlo)
per gli atenei va fatto un discorso a parte e sarebbe ora. ma per forza il peso dell’università così-com’è deve pesare sul resto della scuola ed entrare non-a-diritto nella protesta.
Padova c’è (con o senza quelli del Collettivo Scienze Politiche che volevano fare gli eroi…)
Vi occupo un po’ di spazio, ma credo che il seguente post, trovato su un blog di Sinistra del FVG, dia valore e sostanza al pessimismo (altro che ottimismo!) dei giovani precari e senza futuro nel 2008, soprattutto quando vengono illusi e ingannati da sedicenti uomini di Sinistra…
Non c’è solo Grillo tra i demagoghi… leggete anche cosa fa il buon Santoro (Toro-San) e quali sono le sue scelte per la Scuola della figlia… (il cuore a Sinistra, il portafogli a Destra… of course!)
Saluti
Luciano Bubbola
“AUTORE SCONOSCIUTO – SCUOLA PUBBLICA E SCUOLA PRIVATA – I FIGLI DELLA CASTA
Destra all’attacco ma come non dare ragione? La casta di ’sinistra’ (?) si contraddice. Va in piazza a solidarizzare con gli studenti ma manda i figli nelle scuole private …. Mi sembra giusto pubblicare:
LA FIGLIA DI VELTRONI STUDIA NEGLI STATES, QUELLA DI SANTORO AL COSTOSO “CHATEAUBRIAND” DI ROMA… MELANDRI, RUTELLI, FIORONI, RUSSO, ANNA FINOCCHIARO, NANNI MORETTI: TUTTI ISCRIVONO I FIGLI IN ISTITUTI PRIVATI… GUAI A INFETTARSI COI RAGAZZI DEL POPOLO
Non ne facciamo una questione di polemica tra scuola pubblica e scuola privata. Ognuno è libero di mandare i propri figli a studiare dove crede, avendone la possibilità economica, fermo restando che noi abbiamo studiato in una scuola pubblica e siamo sopravvissuti lo stesso: forse non avevamo la puzza al naso di tanti fighetti di oggi che da buoni figli di papà, si fanno pagare scuola, sport, vacanze, guardaroba e sniffata di coca.
E mai iscriveremmo un figlio a una scuola privata, la pubblica sarà scassata, ma almeno è palestra di vita. E di tutto un giovane oggi ha bisogno, salvo che di vivere sottovetro, meglio sentire profumi ed olezzi, rumori e grida, ricchezza ed emarginazione, un mix che gli permette almeno di “crescere” come uomo o donna.
Che le scuole private sia appannaggio dei ceti medio-alti è cosa risaputa, non a caso la maggioranza dei politici di sinistra canta le lodi della scuola pubblica e anche in questi giorni denuncia che dietro i progetti del Governo, ci sia il tentativo di distruggerla, al fine di favorire la scuola privata.
Peccato che poi, in privato, quegli stessi esponenti di sinistra, quasi di nascosto, mandino i loro figli a studiare in lussuosi ed esclusivi istituti privati, nella più squallida incoerenza comportamentale e ideologica.
Come al solito a essere presi per i fondelli sono gli studenti che pensano di avere dei validi riferimenti e che si ritrovano a essere solo degli strumenti in mano a incoerenti burattinai.
Si va da Veltroni, autore di investimenti immobiliari negli States, che ha mandato la figlia a studiare negli Usa, a Giovanna Melandri che manda la prole all’esclusivo Istituto privato “San Giuseppe”, dall’esponente di Rifondazione Franco Russo che ha iscritto il figlio alla “Roma International School” a Bertinotti, i cui nipoti hanno frequentato a suo tempo un prestigioso asilo romano. Scuola privata catanese per le figlie di Anna Finocchiaro, mentre Francesco Rutelli ha una figlia iscritta al liceo privato Kennedy e l’altra alla prestigiosa San Giuseppe De Merode, scuola con vista su Piazza di Spagna.
L’ex ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni, mentre decantava i pregi della scuola pubblica, mandava però il figlio al Liceo scientifico paritario di Viterbo, il famoso “Cardinal Ragonesi”, diretto dai Fratelli Maristi, una congregazione religiosa fondata due secoli fa in Francia da san Marcellino Champagnat.
Una scuola con computer, sala informatica centrale, laboratorio linguistico multimediale e altri attività accessorie. Rette non propriamente popolari: 340 euro di iscrizione, 900 euro trimestrali, circa 3.000 euro l’anno più le spese didattiche.
Hanno scelto invece la scuola americana Ambrit di Roma, altro istituto esclusivo, i figli di Nanni Moretti e Mario Adinolfi, vecchi contestatori dell’americanismo che però mandano i figli a studiare a “casa America”…
Il massimo lo si raggiunge poi con il difensore per eccellenza della scuola pubblica, colui che sottolinea ogni settimana in Tv il dramma della scuola in Italia e il tentativo delle forze governative di favorire l’insegnamento confessionale o privato che sia.
Parliamo del giornalista Michele Santoro che però la figlia non la manda al liceo vicino a casa, ma all’esclusivo Liceo Chateaubriand, in via di Villa Patrizi.
Si tratta di una école a ciclo completo, dalla materna alle superiori, tre sedi in cui si parla esclusivamente in lingua francese: 1.500 studenti selezionati, tra figli di diplomatici, di politici, di membri della Fao e aristocrazia romana.
Qui “fa rumore non esserci”, come nei salotti buoni della capitale. Qua bisogna anche apparire, rispettare il dress-code dei giovanotti bene.
Costo proletario: eurini 4.074 l’anno, più 1.000 eurini di iscrizione, ogni settimana altri 914 eurini per la mezza pensione per 5 giorni, ogni esame versamento di altri 286 euro.
Altro che le miserie della scuola pubblica, tanto decantata ogni settimana in Tv, è qua la scuola che si ama…”
(dal blog La Sinistra l’Arcobaleno – Fvg , 30 ottobre 2008)
quello che non si dice della scuola privata è che la scuola privata non c’è in tutta italia
c’è a milano c’è a roma ma poi?
nella mia città ce n’è una di CL: nella classe seconda media sono in 32 (peggio di una pubblica)
la verità è che non ci sarà una scuola privata che ruberà risorse alla pubblica, ci sarà una pubblica con poche risorse
se dobbiamo parlare di una scuola privata fatta di fighetti e presente solo in alcune zone di italia dimentichiamo un buon 90% di scuola italiana che nonostante tutto continuerà ad esserci e darà problemi al 90% dell’italia
i fighetti, quelli ci sono sempre stati, sia a destra che a sinistra: però son pure stati votati conoscendo la loro triste coerenza
@lastrega
hai proprio ragione, anche io sul mio blog ho fatto una analisi che porta alle stesse conclusioni: c’è una opposizione che è stata assolutamente troppo morbida nei mesi scorsi e che solo oggi si è resa conto di avere lasciato troppo spazio al governo, mentre il problema vero è la 133, che è stata fatta passare sotto silenzio.
Bello, bello, bello.
Buono e sacrosanto!
Quanto mi piace quest’onda.
Berlusconi, occhio eh!
Ecco perchè io non mi innamoro dei personaggi: sono quasi tutti falsi, demagoghi e populisti. Guardo i programmi che spesso sono veri come Annozero, Report, Ballarò ed latri per ciò che contengono. Onestamente non ho hai sofferto del culto della personalità!
Bellissimo articolo.
Da parte di una che c’era, non saprei aggiungere altro