Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Sulla Legge “Ammazza-Blog”" è stato scritto da GG
AdSense ci ucciderà tutti?
Ho perso un po’ di tempo ad analizzare la molto discussa proposta di legge C-1269, nota ai più come “legge ammazza-blog“, che tanto indignato terrore sta suscitando nei più vari contesti del web 2.0.
Ora, le cose che emergono dalla lettura della proposta sono essenzialmente due:

1) si sta facendo, come purtroppo spesso accade, un po’ di allarmismo inutile. La paura che a tutti i blog “d’opinione”, anche quelli più miseri, venga messo il bavaglio è del tutto infondata.
Il bavaglio a tutta la rete? Loro e quale esercito? Non sono riusciti a fermare il p2p, figuriamoci l’html.
Gli articoli “incriminati” sono i seguenti:
“Art. 2.
(Definizione di prodotto editoriale).1. Ai fini della presente legge, per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione o di intrattenimento e destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.
Qualsiasi blog rientra in questa definizione.
Art. 8.
(Attività editoriale sulla rete internet).1. L’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale sulla rete internet rileva anche ai fini dell’applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa.
3. Sono esclusi dall’obbligo dell’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione i soggetti che accedono alla rete internet o che operano sulla stessa in forme o con prodotti, quali i siti personali o a uso collettivo, che non costituiscono il frutto di un’organizzazione imprenditoriale del lavoro.”
Le disposizioni, come si nota, sono identiche a quelle della proposta Levi-Prodi di un anno fa, con l’unica fondamentale differenza che tra i “prodotti editoriali” soggetti all’obbligo di registrazione nel Roc non figurano quei blog i cui contenuti “non costituiscono il frutto di un’organizzazione imprenditoriale del lavoro”. A parte la discutibilissima attribuzione del “carattere editoriale” a blog tipo questo (un blog mitico, che di sicuro fa “intrattenimento”) o a questo (perché, andando a ripescare link e articoli datati, sicuramente rinfresca l’ “informazione”), resta il fatto che trovare un blog che abbia struttura e finalità imprenditoriali è oggi assai difficile.
Una nota a margine: a voler essere fastidiosamente sofisti, si potrebbero far rientrare nella categoria di “prodotti imprenditoriali” anche forum e fanzine.
Da più parti ho letto: “chi usa Google AdSense, cioè moltissimi blogger, verrà considerato ‘imprenditore’, e quindi verrà assoggettato all’obbligo di registrazione ed al conseguente controllo sui contenuti “. L’ho letto sul blog di Grillo (che come al solito brilla in disinformazione, e che addirittura fa intendere al lettore medio che AdSense sia citato nella proposta di legge), sul blog di Di Pietro, su Punto Informatico (citato da Grillo) e su molti altri blog in cui è rimbalzato il passaparola. Il punto è che non è affatto vero.
Come fa notare pure Daniele Minotti (avvocato penalista, esperto di diritto delle nuove tecnologie), l’utilizzo in sé di AdSense non configura affatto esercizio imprenditoriale; sarebbe un po’ come se una raccolta fondi o una sponsorizzazione venissero considerati al pari di un’attività commerciale!

Non basta, infatti, il mero introito continuativo di denaro (come quello assicurato da AdSense) per configurare giuridicamente “impresa”. Il codice civile richiede anche altri fondamentali requisiti, quali la professionalità, l’abitualità, l’organizzazione complessa di forza lavoro e azienda di beni, la produzione o lo scambio di beni o servizi. Che professionalità ho io se nel mio blog dedicato alle secrezioni corporee concedo a Google di mettere annunci, ricavandone 3 euro mensili per l’acquisto di riviste pornografiche? cosa produco, cosa scambio, che ricchezza aggiuntiva creo nel circuito economico? i soldi che mi passa Google per i click sul mio blog sono da considerarsi “reddito d’impresa”? che abitualità posso avere io nella mia solitaria non-produzione economica non-professionale?
Va da sé, ovviamente, che – al di là di AdSense – il posizionare banner a titolo oneroso in siti altrui è una pratica pubblicitaria molto diffusa tra le imprese; ma si tratta, appunto, di imprese. Se creo un mio banner e pago affinché Repubblica lo inserisca in homepage, non divento per questo un’impresa, posto che il mio blog non è inserito nel circuito economico di produzione e scambio in alcun modo.
Insomma: i soggetti colpiti da questa eventuale legge non saremo noi sfigatissimi singoli blogger con la voglia di discutere e informare. Né il riferimento all’ ‘impresa’ è da vedersi come un tentativo grossolano di coinvolgere, grazie alla questione “AdSense”, i molti di noi che utilizzano questo servizio. I veri soggetti colpiti saranno, al più, i blog collettivi giornalistici e i blog come quello di Grillo.
E la rete ne è piena, beninteso. Il comma 3 dell’art. 8 della proposta di legge serve proprio a distinguere “noi” da “loro”. L’espressione “organizzazione imprenditoriale del lavoro” è vaga e pericolosa, e a ben vedere probabilmente non si riferisce nemmeno al concetto civilistico d’impresa (sarebbe stato più corretto, allo scopo, parlare di “attività commerciale”) . Mi viene invece in mente lo staff di Grillo: gente pagata per fare il proprio lavoro, sebbene non in un complesso aziendale vero e proprio, né in un meccanismo in cui la lettura dei post del blog sia un “servizio” a pagamento. E’ il blog di Grillo, dunque, un prodotto imprenditoriale? E’ un “prodotto costituente frutto di organizzazione imprenditoriale del lavoro”? C’è differenza tra le due cose? E se sì, qual’è la ragione del trattare da imprenditore chi, anche se con il contributo di uno staff, realizza comunque contenuti usufruibili senza onere economico?
E a questo proposito: il fatto che Grillo venda i suoi libri online dal suo blog costituisce impresa? Beh, è probabile. Ma cosa c’entra tutto ciò con l’imporre a questi soggetti un regime di registrazione e di controllo sui contenuti, posto che la stessa normativa d’insieme non equipara questi prodotti “editoriali” alla stampa organizzata?
Ho come l’impressione che la risposta non possa non essere un tantino maliziosa.
E qui veniamo al punto 2): la politica fatica, ancora una volta, a capire la rete.
Rifuggo da retoriche pre-confezionate, ma non voler ammettere che la rete stia dando il colpo di grazia a una gran parte del nostro vecchio diritto vuol dire godere della propria cecità. Cercare di far indossare ai fenomeni del web certe vecchie casacche come “l’editorialità”, l’”organizzazione imprenditoriale del lavoro” e simili, è solo un grottesco tentativo di approccio verso un ambito ostico e incomprensibile ad una classe politica che non riesce a non tradire la propria anzianità culturale.

Se penso un attimo al fatto che per questi signori il mio blog è “prodotto editoriale destinato alla pubblicazione“, riesco a stento a trattenere lacrime ed urina. “Pubblicazione”? La pubblicazione per noi è un click su “pubblica post”. Non sottende cerimonie, autorizzazioni, odore d’inchiostri. E’ un secco movimento del dito indice, una silenziosa chiosa ad un lavoro individuale di qualche minuto. Nessuno campa col proprio blog, nemmeno Grillo.
La rete è come la Rai?
No. La rete è libera, veloce, plurale.
Certo, non è il Paradiso (nemmeno il Paradiso lo è), ma non serve certamente un “registro dei blogger” per rispondere a possibili ingiurie e diffamazioni. I mezzi ci sono già, li predispone il codice penale. Se Emilio Fede vuole querelare Piero Ricca, può farlo: al massimo la magistratura darà ragione a Piero Ricca, cosa volete che sia.
La rete è libera, veloce, plurale, e soprattutto rivoluzionaria.
Noi l’abbiamo capito da tempo: ora stiamo aspettando i leader (cit.).

“Insomma: i soggetti colpiti da questa eventuale legge non saremo noi sfigatissimi singoli blogger con la voglia di discutere e informare. Né il riferimento all’ ‘impresa’ è da vedersi come un tentativo grossolano di coinvolgere, grazie alla questione “AdSense”, i molti di noi che utilizzano questo servizio. I veri soggetti colpiti saranno, al più, i blog collettivi giornalistici e i blog come quello di Grillo.”
Il punto secondo me è molto semplice ed è questo:
A prescindere dal fatto che tu sia grillo travaglio o pincopallino non devi rompere le palle con punzecchiature e inchieste varie!
Ora se vuoi continuare a gestire il tuo misero blog di m. con opinioni varie scopiazzate da massmediologhi e da opinionologhi, ben venga, RESTI.
Se rompi, ti chiudiamo.
Intanto iniziamo a registrarti ed a controllarti, poi stabiliremo quando e come ti chiuderemo il blog se sarà il caso.
Ps. l’articoletto che parla di impresa, adsense e di introiti pubblicitari non è altro che un avvertimento tra le righe per dire:
“Grillo se non l’hai capito ci riferiamo a te!”
In conclusione vogliono dimostrare che dei nostri “miseri” blog se ne fregano, ma non ci ignorano.
Ha pienamente ragione. Il punto e’ proprio quello: questa legge diventera’ la giustificazione per chiudere o intimidire i blog che a lor signori danno fastidio.
A loro non interessa un fico secco che si regolamentino tutti i blog d’italia. Desiderano imporre un controllo a “soglia” per cosi’ dire su questo fenomeno.
il problema delle proposte di legge è che sono scritte nel legalese di chi non conosce o fa finta di non conoscere la rete ed i suoi fenomeni, per cui, può essere plasmabile alla bisogna per colpire qualcuno scomodo.
Comunque è stata ritirata.
Ennesima dimostrazione che, quando ci muoviamo (a questo punto, non importa se a torto o a ragione) facciamo paura.
wow! 1-0 per i bloggers allora!
Ma questa proposta ricomparirà. Rivista, camuffata da altro, ma ricomparirà. Da molto tempo sono convinta che la rete è l’ultimo media su cui devono mettere le mani. Proprio perchè la rete è libera, plurale, veloce e rivoluzionaria. Troppo pericolosa per lasciarla così com’è.
secondo me la definizione “imprenditoriale” è troppo vaga, forse si allude al codice, forse ad un meno stringente concetto di organizzazione.
quindi sembra che i destinatari siano pochi blog, quelli, per capirci, alla grillo. e anche se fosse fatta una legge così, dubito che grillo o chi per lui avrebbe difficoltà ad iscriversi in questo o quel registro, tanto è l’impegno che mettono nell aggiornare il blog e l’importanza che per loro riveste.
ergo questa proposta di legge fatta così mi sembra assolutamente inutile.
Noi, nel dubbio, continuiamo a rompere le scatole. Finche’ ancora possiamo. No?
Concordo con quasi tutto.
“Molto rumore per nulla ” di William Shakespeare
Grazie per l’analitica spiegazione. Oltre che convincente. Mel
Grazie per aver detto che provoco inutili allarmismi, mi sembrava in realta’ di aver spiegato chiaramente che essendo tale proposta non chiara essa e’ soggetta ad interpretazioni, ossia a seconda della configurazione astrologica del giorno potresti essere denunciato o meno.
Citi Minotti, peccato che minotti stesso sia dubbioso e abbia fermato in piu’ punti che la proposta non era chiara e quando una legge non e’ chiara diventa uno strumento utilizzabile per ricatti.
Abbandono il significato del mio nick un secondo; questa frase e’ una stronzata colossale piena di ignoranza e di luoghi comuni.
- il bavaglio alla rete esiste gia’, solo perche’ non e’ applicato ai blog non significa niente, lo stato quando vuole fa chiudere siti/blog (ad esempio il caso carlo ruta) o dirotta il loro traffico (il caso thepiratebay.org di quest’estate, il caso dei siti di scommesse online) e i provider si devono attenere ai blocchi.
Ci sono i modi per superare i blocchi attuali ? si Sono alla portata di tutti ? no
- fermare il p2p… complimenti! il peer to peer e’ illegale adesso ? io sapevo che e’ illegale condividere contenuti protetti da copyright non usare il p2p.
Magari per te e’ una distinzione del cavolo, tutto fa brodo, per me no visto che uso il peer to peer legalmente.
Per il resto, mai sentito parlare di “decreto urbani” di “sequestri di pc di utenti” di “traffic shaping del p2p” di “bollino siae” di “tassa sui supporti vergini, hard disk, masterizzatori” di “dottrina sarkozy” (grazie al cielo bocciata) ? Secondo te non hanno gia’ abbastanza strumenti per colpire a caso nel mucchio, o secondo te va tutto bene finche’ non arrivano a casa tua ? Ti sembra normale che le leggi contro la condivisione di file protetti da copyright comportino pene a volte superiori all’omicidio ?
Se nella rete permane oggi un minimo di liberta’ lo si deve al fatto che ad ogni minimo tentativo di “regolamentarla” associazioni, gruppi di persone si sono mobilitate ad ogni minimo tentativo, talvolta fallendo (ad esempio con l’EUCD) talvolta riusciendo (appunto il caso di cui in questione o il decreto urbani, o il caso TPB o i brevetti sw in sede europea, o la dottrina sarkozy).
La proposta di legge “ammazza-blog” e’ una proposta non chiara e pertanto soggetta alle piu’ improbabili interpretazioni da quelle piu’ ottimistiche come le tue a quelle piu’ pessimistiche come le mie; non esiste un “io sono nel giusto e tu no” ma un “viviamo tutti sotto possibile ricatto” e questo non e’ inutile allarmismo ma l’amara verita’ a dimostrazione di cio’ la proposta e’ stata ritirata, se non c’era nulla da temere avrebbero continuato a portarla avanti no ?
La pubblicità sta migrando dalla TV alla rete. Quando questo volume d’affari avrà raggiunto una massa critica vedrete che rimetteranno mano alla questione e, forse, avremo finalmente regole chiare e trasparenti.
In fondo non chiediamo di meglio: vogliamo delle certezze, senza le quali restiamo in questo oblio incapaci di fare passi in avanti.
Un sito web che fa qualche migliaio di accessi al giorno può, attraverso AdSense coprire le spese di hosting a, magari, destinare il resto all’acquisto di PC e coprire i costi ADSL.
Se tutto ciò è attività di impresa ed è necessario mettersi in regola allora si va subito in perdita: i costi di consulenza (causa leggi incomprensibili ai più) e tutti gli altri balzelli burocratici ti mettono nelle condizioni di poter percorrere una sola strada….
E’ chiaro che ci vuole una normativa nuova per una tecnologia nuova.
E’ molto strano che si parli tanto di nuove tecnologie e poi si vogliono regolamentare con leggi vecchie.
E allora perchè non si attua una normativa chiara che vada incontro e favorisca le nuove tecnologie? Non costerebbe nemmeno molto, in apparenza, anzi, sarebbe fonte di nuove entrate.
Voglio fare il maligno e rispondere: “e se poi questa normativa favorirebbe un’accelerazione della migrazione della pubblicità in rete”?
A voi la considerazione finale.
un saluto a tutti e complimenti per il bel post