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Stefano & Stephen Sono in Sala d’Attesa

22 settembre, 2008 di CogitoergoVomito  
Archiviato in Border Zone, Informazione, Meccanica delle Cose



Stefano & Stephen sono nella sala di attesa di un medico del quale forse non conoscono neanche il nome, o sono nella sala d’attesa di un medico che conoscono, ma che non conosce le cause della loro malattia.

Un medico che per loro non ha risposte.

Per diagnosticare una malattia come la SLA il trucco è escludere la possibilità che si tratti di altre malattie: nessun test può fornire una diagnosi definitiva, i sintomi possono essere simili a quelli di tante altre malattie, la causa di questa malattia è ignota.

Stefano Borgonovo

Stefano, centravanti di sfondamento, di gol ne faceva tanti.
A 18 anni nel 1982 esordì in serie A col Como, giocò con la Sanbenedettese, con la Fiorentina, con il Pescara, ma soprattutto col Milan. Quando arrivò al Milan era l’anno di Van Basten e di un Massaro in gran forma.

Venne quasi considerato una riserva.

Il 27 settembre 1989 lo ricordano bene al Milan: fu il giorno di Stefano, della riserva di Giussano, che segnò in trasferta all’Helsinki. Fu l’anno del Milan, della sua quarta Coppa dei Campioni.

Fare il calciatore preclude la possibilità di avere una serie di certezze:

tanti gol, tanti soldi, tante donne.

La SLA ti fa sprofondare nel baratro dell’incertezza, lentamente, e progressivamente peggio.
All’inizio non riesci più ad abbottonarti la camicia, alla fine sarai costretto alla disfagia e alla disartria.

E cosa ti resta oltre all’immobilità: un computer che parla leggendo i tuoi movimenti oculari ed un tubo che ti fa respirare grazie ad un ventilatore meccanico mentre ancora ricordi i tuoi gol attraverso cornici appese al muro, quasi a ricordarti che c’eri, e che i tuoi sogni di gloria forse non ci saranno più.

I casi di SLA in Italia sono 5500, ed anche se Stefano non ci crede, sembra che fra i calciatori uccida 11,5 volte di più: microtraumi, doping, pesticidi sul campo e antinfiammatori potrebbero, ma non è sicuro.

Non è sicuro perché c’è chi da anni si occupa di campi gravitazionali anziché di campi di calcio, e soffre della sua stessa malattia. Uno dei suoi campi principali è la teoria cosmologica e la gravità dei quanti.
Altro che San Siro.

hawking_2_2.jpg

Il professor Stephen Hawking, titolare della cattedra lucasiana di matematica all’Università di Cambridge e cosmologo quantistico autore di un’eccezionale teoria sulla nascita dell’universo. N.d.R.

Stephen non sa nemmeno cosa sia il calcio.
Quando Stefano aveva 10 anni, Stephen nel 1974 dimostrava che dal punto di vista termodinamico i buchi neri sono corpi neri e obbediscono alle leggi della termodinamica.
Dopo due anni, nel 1976 viene nominato titolare della cattedra di matematica già occupata da Isaac Newton.
Nel 1988 ha pubblicato il suo best seller “Dal big bang ai buchi neri. Breve storia del tempo“.

Stephen non ha mai smesso di occuparsi di buchi neri e di universo.

Sembra che invece non s’abbia mai occupato di medicina o di malattie. Aveva ben altro a cui pensare.
Sembra quasi che Stephen dimentichi la SLA, e che l’abbia messa alla porta. Stefano invece di porte ne sfondava tante a suon di gol.

Entrambi però si trovano di fronte alla stessa porta, quella dell’incertezza di una sala d’attesa.

Stefano & Stephen sono nella sala di attesa di un medico del quale forse non conoscono neanche il nome, o sono nella sala d’attesa di un medico che conoscono, ma che non conosce le cause della loro malattia.

Un medico che per loro non ha risposte.

Le didascalie delle immagini non sono contenute nell’articolo originale (N.d.R.).

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Comments

16 Risposte a “Stefano & Stephen Sono in Sala d’Attesa”
  1. Annamaria scrive:

    Un blog dove l’informazione va oltre. Un giornale aperto sul mondo dove vengono trattati argomenti disparati, esposti brillantemente dagli autori degli articoli. Sapevo di malattie simili, ma non di questa. La nostra vita è veramente appesa ad un filo, se ci fermassimo a pensare molti errori non verrebbero commessi. Spero che la ricerca possa dare delle speranze affinchè i medici abbiano delle risposte.

  2. Lara scrive:

    Quanto è fragile la vita di fronte alla forza che può avere la mente???
    La foto di Stephen Hawking è commovente e simbolica.

    La malattia è cosa naturale e per quanto l’uomo possa studiare e battersi per sconfiggerla questa continuerà sempre a ritornare.
    Sconfiggere la malattia accettandola è forse l’unica via per guarire (o almeno per vivere serenamente il tempo che rimane).

    Un uomo che in quelle condizioni ha ancora la forza di salire su un palco per parlare di fisica è un vero grande.

  3. lupoalburnino scrive:

    Oggi sono a Roma al funerale del mio consuocero! La malattia che lo ha portato alla morte in 9 mesi da quando ha avvertito i primi disturbi si chiama SLA: non ne avevo mai sentito parlare. Prima di diagnosticarla i medici sono andati per esclusione. Nessuna causa, nessuna cura.
    Il mio consuocero, una persona amabilissima, ha avuto appena il tempo di accorgersene!

  4. enpassant58 scrive:

    Ho letto proprio ieri un post del ricercatore nell’ambito delle nanopatologie Stefano Montanari, che sulla base di un caso capitatogli, ipotizza (ma la cosa andrebbe supportata da apposite ricerche) un’origine della SLA dovuta a microparticelle metalliche di zinco.
    Montanari si propone anche di svolgere direttamente questo tipo di ricerca che, a suo dire, non è particolarmente costosa.
    Vi linko la fonte, che credo sia interessante:
    http://www.stefanomontanari.net/index.php?option=com_content&task=view&id=1258&Itemid=1

  5. Non capisco perchè in Italia la Sla sembri essere associata sempre al calcio.
    43 casi su 5500.
    C’è gente che soffre nell’ombra, senza microfoni, senza sapere cos’è un pallone o cos’è il calcio….
    Ai calciatori i libri e le interviste, per gli altri solo ignoranza e indifferenza.
    Stephen è semplicemente straordinario.
    Mai foto fu più azzeccata, è stupenda, grazie MC.
    Una malattia che ti imprigiona, ed un microfono che prova a far evadere le tue idee.

  6. simona_rm scrive:

    Le malattie che odio di più sono le autoimmuni. Le più stronze in assoluto. La mia amica Barbara ha 39 anni. A 31 le diagnosticarono la sclerosi multipla, da lì in poi è stato tutto in salita. Oggi vive in un “mondo piccolo”, come lo chiamo io: piccoli passi lenti, piccoli gesti, piccoli pesi.
    Tutto quello che prima era ordinario, è diventato troppo grande per lei. Troppo faticoso.
    La SM, come la SLA, non si cura. Ti logora molto più lentamente, non ha risvolti mortali, ma ti condanna ad una vita di dipendenza dagli altri.

    (Se toccasse a me, preferirei un tumore. Un signor tumore)

    • Francesca scrive:

      tiè, tiè, tiè.
      tocca ferro, legno e tutto ciò che hai intorno.
      dai un abbraccio alla tua amica Barbara da parte mia.
      Sono cose davvero terribili.
      Stephen è davvero un eroe, non so dove riesca a trovare tanta forza.

    • Non ce la farei ad immaginare un male minore…
      personalmente riesco solo ad augurarmi tanta salute!
      Anche se ci sono parecchi che ragionano in questi termini…

      • Francesca scrive:

        Infatti, nemmeno io.
        Io immagino di crepare vecchia mentre dormo o mentre tento di fare all’amore col mio vecchietto o al limite mentre ci scambiamo effusioni (per non esagerare nell’immaginazione :mrgreen: ), mettiamola così.
        Un colpo secco e tanti saluti.

  7. lupoalburnino scrive:

    Cosa c’è da aggiungere? I malati di SLA come i tantissimi colpiti da malattie autoimmuni sono sfortunati ed eroi contemporaneamente, perchè ci vuole un gran coraggio ed una grande personalità per non vivere nella disperazione.
    A loro, ma anche a tutti gli ammalati, solidarietà, auguri ed un miracolo di guarigione.
    Questo si al posto di tanti miracoli fasulli che ci propinano ogni giorno!

  8. lara scrive:

    Ho letto il commento di lupo…mi si è gelato il sangue nel sapere quanto tempo ha vissuto il suo consuocero! Mia suocera è tornata a casa ieri dall’ospedale dove le hanno tarato il respiratore perchè alla fine di maggio le avevano diagnosticato la sla ( dopo un anno che giravamo per gli ospedali e dove nessuno riconosceva sintomi specifici, ci sono arrivati a dire che la sua decaduta fisica era avvenuta in seguito ad un sesurimento!!!). Ho una gran paura nell’affrontare questa malattia!

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