Come ti Rinnovo il Contratto a Progetto
4 settembre, 2008 di spes74
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani
30 giugno 2008 – 1 luglio 2008
Che significato hanno queste date? Per me questo: il 30 giugno 2008 è scaduta l’ultima proroga del mio contratto a progetto e il 1 luglio 2008 ho iniziato/continuato con un nuovo contratto.
Dov’è il problema? Come mi è stato fatto notare, giustamente, dovrei ritenermi fortunata perché ho un lavoro con (regolare?) contratto. Però qualcosa non mi torna. Forse sono troppo maliziosa io, sicuramente anche un po’ ignorante in materia e questa è una mia mancanza, però ho qualche dubbio sulla liceità del procedimento.
Visto che siamo in “zona Ferragosto” e trovare un consulente del lavoro disponibile ad ascoltare i miei dubbi è impresa alquanto ardua, mi affido a qualche personale considerazione e a quella fonte inesauribile che è la rete.

Partiamo dall’inizio. Ho cominciato a lavorare per questa società, con contratto di somministrazione stipulato tra un’agenzia interinale e me, il 7 agosto 2006. Sono quindi, a tutti gli effetti, una lavoratrice interinale a tempo determinato e non una dipendente della società in questione. Il primo contratto ha scadenza 31 ottobre 2006 e viene prorogato fino al 30 aprile 2007; nel frattempo cambio sede di lavoro e mansione e firmo una regolare integrazione al contratto (specifica delle variazioni) in data 16 ottobre 2006. Arrivano altre due scadenze con relative proroghe: la prima fino al 31 dicembre 2007 e la seconda fino al 30 giugno 2008; tre proroghe in totale. Alla firma di quella che io pensavo una ulteriore proroga mi viene detto che non era più possibile prorogare lo stesso contratto e che ne avevano preparato uno nuovo.

La prima cosa che mi viene da pensare è che c’è stata qualche variazione contrattuale (magari positiva per me) e invece nulla, tutto come prima: stesso orario, stessa mansione, stesso livello, stessa sede di lavoro. Provo a fare qualche domanda in proposito ma mi viene confermato che non era più possibile fare proroghe allo stesso contratto; alle mie rimostranze sul fatto che in questo modo (senza alcun preavviso) mi ritrovo con ferie e tutto il resto liquidato, anzianità lavorativa persa e la dicitura data di dimissione (come se mi fossi dimessa io) in busta paga mi viene candidamente risposto che è tutto perfettamente legale e che non ho perso nulla perché la dicitura “data di dimissioni” è quella che va messa indipendentemente dal fatto che dipenda dalla scadenza di contratto o da reali dimissioni del lavoratore. Ah, hanno aggiunto che è stata seguita la stessa procedura con vari altri miei colleghi: in pratica dovrei stare tranquilla perché ci sono altri nelle mie stesse condizioni.
Fino ad ora, sono passate varie settimane, non mi sono informata più di tanto sulla questione per due motivi: un po’ perché sono molto amareggiata da questo modo di comportarsi verso noi lavoratori e poi perché, essendo abbastanza grande la società per la quale effettivamente presto la mia opera (si dice così?), do per scontato che non rischi così facilmente di ricevere multe agendo in modo illegale. Ora, un po’ per curiosità e un po’ per chiarezza, preferisco cercare qualche informazione in proposito.
Per quanto riguarda i contratti di somministrazione leggo che
“Tali contratti sono della durata massima di 12 mesi. Ogni contratto può essere oggetto al massimo di quattro proroghe della durata massima di 6 mesi ciascuna”.
Io ho avuto soltanto tre proroghe ma si parla di “al massimo quattro proroghe” e una di queste della durata di otto mesi: qualcosa non torna o sbaglio?
Qualche conclusione personale. Perché parlare in modo così approfondito di un’esperienza, appunto, personale? Perché so che siamo tantissimi in queste condizioni, se non anche peggio, e ritengo possa essere utile parlarne. All’inizio della mia esperienza lavorativa mi è stato detto che avrei dovuto lavorare almeno due anni con l’agenzia interinale e dopo, al coincidere con la scadenza del primo contratto (quindi ad ottobre 2008), sarei stata presa dalla società stessa.
Non ho motivo di pensare che non accadrà visto che penso di lavorare in modo preciso e corretto e che effettivamente i miei colleghi, raggiunta l’anzianità richiesta, sono stati assunti a tempo indeterminato. Quello che però mi infastidisce è questo: perché non c’è stato nessun tipo di preavviso? Avrei potuto decidere di prendere un po’ di ferie prima della scadenza invece di vedermele tutte liquidate e, con tutte le ritenute che ci sono state, praticamente perse: ci avrei guadagnato almeno in salute!

E poi bisogna considerare che in pratica ho un nuovo contratto con data 1 luglio 2008: normalmente dovrei aver perso l’anzianità lavorativa e quindi i famosi due anni per poter essere assunta. Chi mi garantisce che non decideranno di fare le ulteriori proroghe possibili sul mio contratto e che non dovrò aspettare ancora due anni?
Qualcuno mi dirà: almeno hai un lavoro. D’accordo. Qui il discorso si farebbe lungo ma ripeto soltanto una cosa detta già: perché ci insegnano ad accontentarci? Perché ci portano a guardare chi sta peggio di noi? Forse perché così non siamo più in grado di capire quali sarebbero i nostri diritti? Forse perché chiederemmo il giusto? Non dico più di quello che ci spetta ma il giusto per poter vivere dignitosamente. E così di certo non lo abbiamo, come non abbiamo più un futuro da programmare e nel quale sperare.
Fonti
Wikipedia-Somministrazione di lavoro
Wikipedia-Agenzia interinale
In contemporanea con Ortica di Spes
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“Perché parlare in modo così approfondito di un’esperienza, appunto, personale? Perché so che siamo tantissimi in queste condizioni, se non anche peggio, e ritengo possa essere utile parlarne.”
Hai fatto benissimo a scrivere questo articolo.
Lo scenario è raccapricciante, e non sei la sola.
Vivo una situazione molto simile alla tua, leggermente diversa solo perchè provvengo da un contratto a tempo indeterminato….ma sto perdendo il lavoro.
Alla notizia ho cercato di reagire guardandomi intorno e facendo tutto il possibile per “aiutarmi”. Risultato: 4 anni di esperienza in un settore specifico, sviluppata all’interno di un paio di multinazionali, laurea, corsi di specializzazione post laurea…dove mi stanno portando???
A diverse proposte di lavoro, per carità, peccato abbiano tutte lo stesso problema: finiscono il rapporto di collaborazione dopo 6 mesi.
Bella soddisfazione essersi fatta il c… fino a qua. E credo proprio di non essere la sola alla quale succedono queste cose. Anzi.
Sono molto triste e incazzata, in questi giorni.
Scusami se ho usato il tuo post come sfogo personale.
Non devi scusarti, anche il mio è uno sfogo personale e l’ho scritto apposta perchè so che siamo in tanti.
Anche io sono incazzata e verrebbe quasi da aggiungere che “per fortuna” non ho speso soldi e anni inutilmente tra laurea e master. Ma ti sembra giusto tutto questo? Può mai essere giusto pensare che una laurea e dei master siano inutili ai fini lavorativi? Ci stanno portando anche a questo e qui possiamo riallacciarci al bell’articolo de Il Gobb di oggi…
P.S.: ho scritto un po’ in fretta. Intendevo inutili anche a livello personale quando invece la cultura non è mai inutile!
Perché ci insegnano ad accontentarci?
Perche’ e’ il segreto della flessibilita’.
Perché ci portano a guardare chi sta peggio di noi?
Perche’ non c’e’ mai fine al peggio e questo e’ assolutamente consolatorio.
Forse perché così non siamo più in grado di capire quali sarebbero i nostri diritti?
Siamo mai stati in grado di capirlo veramente? Ce ne hanno dati i mezzi?
Forse perché chiederemmo il giusto?
Forse, ma nel frattempo ci avranno insegnato che chiedere il giusto e’ prova di irrimediabile arroganza.
Hai tutta la mia comprensione e il mio appoggio, per quel che serve.
Hai tradotto in parole quello che sottintendevo con le mie domande.
Servono la comprensione e l’appoggio, ti ringrazio: servono al morale che spesso è sotto i piedi, servono anche a tenere alta la consapevolezza di come siamo trattati ma soprattutto quella di noi stessi e delle nostre possibilità.
Grazie ancora
Mi sembra di leggere ciò che è successo a me >__<
Sono stato in Telecom Italia, a Pomezia, per 2 anni, dal 2002 al 2004 tramite agenzia interinale Italia Lavora.
Questo giochino di rinnovare dopo l’interruzione gli ha permesso, in modo assolutamente legale, di risparmiare in tasse e contributi, vietarmi l’anzianità, licenziarmi facilmente e, ciliegina sulla torta, apporpiarsi di un manuale operativo scritto da me e pubblicarlo a firma del mio capo nel portale interno dell’azienda.
Alla faccia del merito.
Alla fine dei due anni, benservito e tanti saluti: nuova infornata di sfigati cococo da fottere nell’identico modo.
DD
Secondo te perché sono un estremista incancrenito e avvelenato? Questo è uno dei motivi
E’ come pensavo infatti: anche se si tratta di un “giochino” è perfettamente legale.
Anche io sono interinale, Obiettivo Lavoro per la precisione.
Il fatto è che se gli sono stati dati questi strumenti è “normale” che li utilizzino; il guaio sta alla base ma non mi sembra ci sia la volontà di risolvere. Anzi!
La legge è ridicola, ma perché è stata applicata a un contesto già marcio… non sottovaluterei il problema culturale italiano, che è GROSSO >__<
Già la situazione è tragica, se in più non hanno rispettato le norme del contratto a somministrazione (sembra una medicina, della serie butta giù che ti abitui al saporaccio) ribellati! Non puoi chiedere ulteriori spiegazioni o far leggere la legislazione contrattuale? Hai paura di ritorsioni?
Cercherò di informarmi appena possibile ma, come ho scritto anche nell’articolo, do per scontato che sia una procedura attuabile perchè non penso che la società voglia rischiare.
Paura di ritorsioni? No, ho soltanto il contratto in scadenza ad ottobre!
Ma non è detto che se lo fanno è perchè lo possono fare, può darsi semplicemente che confidino nel fatto che i dipendenti non sappiano, o siano pigri o abbiano paura!
Su questo do piena ragione a Sara. Sapessi che porcate ha provato a fare la mia azienda (ed è molto grande)…e con un bel numero di persone!
Mai dare niente per scontato, se hai occasione informati bene bene.
Ne sono consapevole e so che Sara ha ragione. Ripeto che da una prima valutazione fatta da una persona abbastanza competente sembrerebbe tutto legale… Vedremo
Prima di tutto complimenti per l’articolo, davvero interessante e ben scritto.
Quanto ai contratti di somministrazione, non sono espertissimo della normativa che li riguarda, però la violazione del termine previsto dalla legge salta all’occhio…
humm, vedo che la parte della legge Biagi che prendeva in considerazione tali contratti è stata abolita e quindi le cose si complicano…direi che -a meno che non siano presenti altre norme specifiche- quantomeno per i contratti stipulati dopo il 1° gennaio 2008 si dovrebbero applicare le regole generali valide per i contratti a termine (cioè il DLGS. 368 del 6/9/2001), abbastanza permissive in effetti, ma con diversi limiti, soprattutto per ciò che riguarda le proroghe e le reiterazioni di contratti.
Chiaramente le variabili sono parecchie e non posso approfondirle qui, però il consiglio è di fare un passaggio col legale del tuo sindacato di riferimento (se ce l’hai, se non ce l’hai il consiglio e di sceglierne uno…io, un po’ per tradizione molto per mia formazione, preferisco ancora e comunque la CGIL), il quale sarà sicuramente in grado di darti una prognosi accurata del tuo caso specifico…così a occhio non dispererei, anche perché posso dirti per esperienza personale che per le aziende medio grosse sottrarsi alla legge non è poi così facile…più facile, naturalmente, monetizzare il costo di eventuali violazioni, ma laddove sono previste sanzioni “reali” come la costituzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato –ed è questo il caso-, secondo me, val la pena provarci.
In bocca al lupo.
Ti ringrazio per i complimenti e per i consigli.
Da una prima valutazione fatta da una persona di mia conoscenza (con cognizione di causa) è tutto legale. Certo, mi riservo di informarmi meglio ma ti confermo quello che ho scritto: non penso che una società abbastanza grande rischi così; suppongo si siano accertati prima di poterlo fare.
Il primo contratto comunque è del 2006, antecedente quindi a gennaio 2008. Successivo lo è questo del 1 luglio.
beh sui rischi non darei niente per scontato…io lavoro nell’ufficio del personale di una società media e non hai idea di quante minchiate si facciano perchè chiedere ai colleghi costa fatica…
e poi non è che la coltura legale sia così diffusa in italia, la mia azienda fa circa 700 dipendenti ma le risorse umane erano senza legale fino a 4 anni fa; il che vuol dire che per 30 anni hanno fatto contratti a termine redatti da una segretaria con la licenza elementare agli ordini di un dirigente con la licenza media…vedi tu.
Siamo messi proprio male…
Bella la “coltura legale”, calzante!
“Io ho avuto soltanto tre proroghe ma si parla di “al massimo quattro proroghe” e una di queste della durata di otto mesi: qualcosa non torna o sbaglio?”
Non sbagli, questo e’ il tipico motivo per promuovere una causa di lavoro.
A te la scelta se volerla fare o meno, di solito e’ meglio affidarsi a dei sindacati che si spera non siano in combutta con la proprieta’ (evento tutt’altro che raro per mia esperienza personale).
Alla domanda “perché ci insegnano ad accontentarci?” perche’ sanno che non ti ribellerai.
La mia prima esperienza lavorativa e’ stato una stage, eravamo tre. Stava arrivando la fine dello stage e ci ripropongono le stesse condizioni lavorative, cioe’ stage. Gli altri due accettano, io tergiverso. Nel frattempo cerco altro e faccio colloqui e riesco a trovare qualcosa, ma distante da casa, cioe’ dovevo trasferirmi.
Arriva l’ultimo giorno e mi dicono:”Allora accetti che dobbiamo fare le carte…” ed io “Veramente domani parto per Milano ho trovano un impiego li”. La faccia del responsabile e’ stata impagabile, una sensazione unica.
Ho capito che forse poteva assumermi, ma aveva preferito tenermi in uno stage per risparmiare, pensando che non mi sarei ribellato aspettando un’assunzione.
Alla domanda “perché ci insegnano ad accontentarci?” perche’ sanno che non ti ribellerai.
Esatto.
Purtroppo non sempre è “semplice” (per quello che può esserlo) pensare ad un trasferimento: ci sono tante cose da valutare e, almeno nel mio caso, i contro sono maggiori dei pro. Diciamo che, oltre al fatto che mi piace molto il mio lavoro, ho la fortuna di averlo vicino casa quindi ho poche spese. Oltre questo ci sono delle situazioni familiari che mi tengono “quasi bloccata” quindi lavorare vicino è utilissimo. E poi, diciamocelo chiaramente: io come tanti altri nelle mie condizioni abbiamo bisogno di lavorare e, anche indirettamente, fanno leva su questo!
Se il ’74 e’ l’anno siamo abbastanza coetanei, quindi certe esperienze e ragionamenti li ho fatti anch’io.
Senza volerti ne influenzare ne giudicare, anche perche’ non so tutta la tua storia, ti faccio alcune osservazioni:
-ci sono eta’ in cui puoi prenderti dei rischi, perche’ non hai mutui ne famiglia,
-se vuoi un lavoro migliore devi migliorare il tuo profilo lavorativo, quindi piu’ cose impati meglio e’.
Per questa ragione molto ho cambiato lavoro senza preoccuparmi di lasciare un posto sicuro (con i miei genitori che mi dicevano di pensarci bene) e vivo lontano da quella che considero casa mia.
Perche’ so che un lavoro malpagato si trova sempre, anche vicino a casa.
Si, il ’74 è l’anno di nascita.
Sono d’accordo con le tue osservazioni ma avrei dovuto/potuto farlo qualche anno fa, quando non avevo le responsabilità che ho ora (mio malgrado purtroppo)…
E che dovrei dire io che lavoro a tempo determinato, con contratti di settimana in settimana? Veramente, ogni venerdì mi chiamano a firmare il contratto!!! Talvolta non mi chiamano per niente. Poi mi richiamano, poi un mese intero, poi otto giorni in un mese. E così via.
Accidenti…
Nulla da dire purtroppo, confermo che gli è stata data la possibilità di farlo e lo fanno.
Bel commento più sotto…
Vorrei ringraziare Spes per aver condiviso la sua esperienza con noi. E’ utile comprendere fino in fondo come funziona la deformazione di quello che doveva essere un meccanismo incentivante.
Dove sono i difensori di questi meccanismi?
E’ questa la flessibilità nel mondo del lavoro?
A questo punto tutti imprenditori e nessun dipendente, ma ne parleremo con un pezzo apposito.
Questo “meccanismo di flessibilità” non nasce come forma di garantismo del più debole, bensì come forma di difesa…del più forte.
Ecco perchè non può funzionare. O meglio, non funziona per quelli come noi.
s’, ma mi manca l’opinione degli imprenditori e di chi usa questi sistemi.
Mi piacerebbe leggere le loro spiegazioni.
Da uomo di scienza, quale dici di essere, fai sicuramente bene a cercare tutti gli elementi, prima di crearti un’ipotesi.
Ma, temo, sia un pò come aver chiesto ai filo-B perchè secondo loro era giusto il Lodo Alfano.. Certe risposte, caro CN, sono già dentro di noi…purtroppo.
Io non dispero e non posso essere certo di avere ragione.
cerco di capire cara missblue, non di convincere
Grazie a te capo per l’opportunità.
Bella domanda: dove sono i difensori di questi meccanismi?
Non ne vedo granchè in giro. Chi si era fatto bello con proclami del tipo: “La legge Biagi sarà il nostro primo impegno una volta al governo” et similia ha poi fatto orecchie da mercante…
Sono curiosa di leggere il pezzo di cui parli.
Un bacio alla pupa (scusa se lo scrivo qui ma non resisto!)
Grazie Spes
orami il capo è doxaliber
mentre ero distratto c’è stato un colpo di stato
ora sono presidente onorario
Valeria dorme.
Anche se siamo lo stesso in ottime mani, per me il capo sei sempre tu.
Almeno a livello affettivo è così….
Sono una che si affeziona, che ci posso fare
Lo so, grazie, ma bisogna fare largo ai giovani.
Doxaliber ha una carica ormonale ormai dieci volte la mia.
Io al massimo posso fare il personaggio di rappresentanza. quello che alle riunioni non parla mai e dice sempre sì.
I giovani mi hanno emarginato.
Ti consiglio il blog limprenditore.blogspot.com che porta la visione di un’imprenditore di una ditta medio-piccola.
Persona molto in gamba e di saggezza.
Jak
grazie jak
si chiama globalizzazione, per gli amici, per tutti gli altri si chiama “capitalismo sfrenato e senza scrupoli”…e per i lavoratori si chiama “te lo metto nel culo e mi aspetto anche che mi ringrazi”…e a giudicare dal successo del berlusca direi che gli italiani siano anche abbastanza disponibili a ringraziare sentitamente (prima norma sul lavoro proposta dal ns amato lider minimo l’abolizione della possibilità per il giudice di dichiarare la costituzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato in caso di violazione della normativa sui contratti a termine…più chiaro di così!).
E se non vi va bene vai con la fabbrichetta in romania o in cina (in cina puoi anche far picchiare gli operai che osano chiedere trattamenti non inumani…praticamente il paradiso).
Ehi ma siamo campioni del mondo!!! cazzo me n’ero dimenticato, allora va tutto bene.
“Ehi ma siamo campioni del mondo!!! cazzo me n’ero dimenticato, allora va tutto bene.”
Complimenti per l’arguta capacità di sintesi sullo spessore umano e culturale dell’italiano medio.
ti ringrazierei, ma c’è poco da essere arguti è tutto fin troppo evidente.
Qualche post più in là, qualcuno si lamentava del troppo latino, ma qui ci sta bene:
“panem et circens”.
Gente molto più arguta e intelligente di me l’aveva capito ben più di 2000 anni fa…
Gli imprenditori ti diranno che molte delle persone che lavorano fino a qualche anno fa erano a spasso e non avrebbero avuto tutte queste occasioni di lavoro. Se poi gli si dovesse far notare che il senso di appartenenza alla societa’ viene meno (giustamente), che il rispetto verso il lavoratore viene meno, che il rispetto verso la persona (come lo chiedo il mutuo? come me la faccio una famiglia? perche io lavoratore devo adattarmi a vivere con prestiti improbabili, rate poco credibili e pianificazioni futuribili, quando chi mi comanda, chi mi valuta, chi mi gestisce e chi mi fa la morale che non sono questi i problemi della vita, ha un contratto a tempo indeterminato, una carriera sparata un fido in banca una casa con il mutuo ecc ecc ecc.
Ho la fortuna di essere un lavoratore a tempo indeterminato, ma l’attuale mondo del lavoro mi inquieta, mi impaurisce, mi indigna. Tra qualche anno saremo tutti interinali, se non noi lo saranno i nostri figli. E non tutti sembrano accorgersene. “Non siamo un paese ove e’ applicabile il modello Americano” si e’ spesso detto, ma non lo siamo non perche’ siamo diversi e meno flessibili, ma perche’ fino a poco tempo fa eravamo pronti a lottare senza sconti contro il primo che ci avesse toccato il lavoro. Ora cosa siamo? un branco di pecoroni che dice: “vabbe’ io il lavoro ce l’ho, che mi frega. E poi se quello e’ interinale forse dipende dal fatto che non ha mai avuto voglia di lavorare. ” oppure: “Cosi’ il nostro paese e’ flessibile, le aziende sono piu’ competitive e possiamo difenderci dal mostro Cinese”. Questi non sanno che la schiavitu’ non si combatte con la schiavitu’, non sanno che una legge ingiusta e’ ingiusta indifferentemente dal nome che porta. E questa volta me la prendo anche con il governo Prodi che non ha fatto molto per risolvere la questione. Qualche intervento sicuramente c’e’ stato, ma ora non sara’ troppo tardi? Non andava smantellata la legge? o adeguato l’accesso al credito? Vogliamo poi parlare della legge 30 sulla cessione dei rami d’azienda? Un fucile in mano ad un pazzo!!
…..scusate corrego un pezzo
Se poi gli si dovesse far notare che il senso di appartenenza alla societa’ viene meno (giustamente), che il rispetto verso il lavoratore viene meno, che il rispetto verso la persona (come lo chiedo il mutuo? come me la faccio una famiglia? perche io lavoratore devo adattarmi a vivere con prestiti improbabili, rate poco credibili e pianificazioni futuribili, quando chi mi comanda, chi mi valuta, chi mi gestisce e chi mi fa la morale che non sono questi i problemi della vita, ha un contratto a tempo indeterminato, una carriera sparata un fido in banca una casa con il mutuo ecc ecc ecc.) ti risponderebbo, spalancando la bocca dallo stupore…..la legge lo permette!!……
poi continua normalmente, scusate ma ho scritto di fretta
Sono d’accordo su tutto, soprattutto su questa tua puntualizzazione. Ovviamente!
Ma suvvia, si vive per lavorare e non si lavora per vivere! E basta pretendere privilegi come le ferie pagate e la mutua, i tempi sono cambiati!
Queste perle di saggezza le ho scritte ironicamente, ma ci sono persone che le sostengono ovviamente argomentando solo con la magica frase buona per tutte le stagioni: «i tempi sono cambiati». Ah, chi li contraddice parlando di diritto del lavoro, diritto sindacale e storia delle relazioni industriali è solo un povero intellettuale di sinistra fuori dal mondo.
A spes non rimane altro che rivolgersi ad un sindacato e dar loro un paio di settimane per vedere come si muovono e cosa propongono; se, come probabile, dovesse accorgersi di qualcosa che non va nel comportamento dei sindacalisti vada da un’altra sigla dicendo che quegli altri l’hanno delusa per come hanno affrontato la questione. La concorrenza fa miracoli.
Ne ho sentite anche io di affermazioni del genere e mi danno un fastidio terribile quando vengono da operai che oltretutto hanno votato per Berlusconi! Nulla contro gli operai, lo sono stata anche io: è per far capire quanto siamo scesi in bassi se anche loro parlano così…
Ho i miei dubbi su un certo tipo di concorrenza ma si può sempre tentare…
Impegno, spirito di sacrificio, un solo scopo, far andar bene l’azienda, creare valore aggiunto, queste sono le parole giuste per riuscire, rivolgersi ai sindacati significa aver fallito.
Rivolgersi ai sindacati vuol dire aver avuto i diritti violati. Studia, con spirito di sacrificio ovviamente.
ho l’impressione che scherzasse …
Ah lo spero proprio ed in tal caso porgo da subito le mie scuse.
Il Comandante è sempre attento, peccato, mi sarebbe piaciuto rispondere chi studia e chi lavora:-) penso si sarebbe arrabbiato molto:-))
Comunque, i contratti a progetto son stati fatti soprattutto per le grandi aziende, sono materialmente, anche se IO non studio, quelle che guadagnano di più non solo per le assunzioni dirette e indirette, ma anche perchè costringono le aziende satellite a farsi concorrenza a prezzi più bassi e quindi obbligandole ad assumere tutti così altrimenti fuori dal mercato. Credo sia un piccolo dramma, se non grande.Inutile dire che se qualcuno si rivolge ai sindacati dentro all’azienda si è marchiati.
Ciao a tutti
Io trovo che il mercato del lavoro italiano sia profondamente ingiusto, oltre che inefficiente.
In Inghilterra ad esempio, la quasi totalità dei posti di lavoro sono a tempo indeterminato. Non esiste il concetto di scadenza. Sono effettivamente indeterminati, ma lo sono perché non sai quanto effettivamente durerà quel lavoro. Finchè servi all’all’azienda lavori, quando non le servi non lavori piu’. Se c’è una crisi si tagliano i posti di lavoro e stop.
Certo, c’è chi guadagna molto e chi poco come ovunque, ma con un importante differenza: non ci sono lavoratori di serie A e B o C. I livelli sindacali di base sono uguali per tutti. Le ferie, il salario minimo, i contributi, le assicurazioni, la pensione, altro che cocopro!
A differenza dell’Italia, in UK e USA, ma ora anche Danimarca e alcuni paesi nordici non c’è bisogno di ricorrere a tutta quella selva di contratti A TEMPO che, secondo me, sono lesivi della dignità di un lavoratore oltre che ridicoli da un punto di vista economico. Questo proprio per la possibilità di non dover trasformare quello che strutturalmente dovrebbe essere un costo variabile, il lavoro, in costo fisso come in Italia.
In Italia, se un’azienda ha esigenza di ridurre l’organico (chesso’ per un’innovazione tecnologica o perché le cose vanno male) cosa fa? Licenziare no, perché a meno che si tratti di una grande azienda tipo FIAT non è semplice ricorrere alla cassa integrazione, e se lo fa comunque parte la causa in tribunale per il reintegro è automatico.
Allora semplicemente adotterà una condotta per cui tenderà a non assumere anche quando ne ha bisogno, o quando deve proprio farlo assume precari e a tempo, in modo da potersene liberare a tempo debito.
Questo esteso su larga scala ha creato un mercato del lavoro che stratifica i lavoratori in molte categorie, dai superprotetti dell’articolo 18 ai reietti dei contratti a progetto e stage vari.
Io, che il precariato l’ho vissuto sulle mie spalle con 2 anni di stage a Milano a 700 euro al mese, lo trovo molto ingiusto.
Sarei ben disposto a sacrificare l’indeterminato che ho ora per un mercato dove TUTTI abbiano l’indeterminato SENZA articolo 18. Certo sarebbe bello se tutti la avessero, la protezione dell’articolo 18, ma dato che è ormai impossibile, fra le due condizioni , mercato diviso in caste (qualcuno col 18 e molti no) e mercato uniforme (tutti senza) , preferisco la seconda.
Certo puo’ sembrare un tipo di mercato del lavoro brutale, ma chiedetevi perché sia cosi facile in quei paesi ritrovare lavoro, e non lavoro a tempo, ma contratti normali. E poi c’è una differenza cruciale. In quel tipo di mercati c’è un welfare che protegge TUTTI i disoccupati con i sussidi. Non solo i lavoratori dipendenti delle grandi (e ormai poche) grandi aziende, come da noi, ma tutti quelli che perdono il lavoro, per molto tempo e ad un livello dignitoso.
In Italia NON ESISTE SUSSIDIO di disoccupazione. Tutto è demndato alla famiglia, unico welfare del belpaese. E’ quantomeno arcaico.
La questione fondamentale è: cosa deve fare lo Stato per controbilanciare gli effetti piu’ brutali del mercato libero? Mercato del lavoro intendo. O, come da noi le riorganizzazioni organiche del personale le si lascia a carico dell’azienda, che allora al momento di assumere farà di tutto per non accollarsi un indeterminato con l’articolo 18, o lasciare le aziende libere di organizzare capitale e lavoro come meglio credono per la propria profittabilità e sostenere con i sussidi (pagati con le tasse) chi di queste riorganizzazioni o crisi è vittima.
Opinabile quanto volete, secondo me è di gran lunga migliore e piu’ efficiente questa seconda via.
Complimenti per l’avatar e il nick, campione!!!
Io ho lavorato in UK e quello che dici tu sul licenziamento non è proprio così. L’azienda deve comunque dimostrare che non ha altre vie. Addirittura pretendono che ci sia dimostrazione di determinati costi, che in Italia diventano fondi neri, e piani per l’abbattimento, altrimenti le aziende rischiano il commissariamento. Se ti licenziano per qualche motivo personale, perché hai i capelli blu, sei nero, sei donna o perché sei tu e gli stai sulle scatole, rischiano grosso, addirittura il carcere. E quando la legge inglese si muove, si muove davvero. Mi ricordo a Wembley, ad una stazione di polizia, le facce con le taglie, 10000 pounds, 30000 pounds. I sindacati esistono e in alcuni settori sono fortissimi. Un mio amico lavora nella metropolitana di Londra e se fanno sciopero non hanno l’interruzione di pubblico servizio come in Italia!
Poi se ti licenziano ti dànno i sussidi, ti pagano l’affitto e i corsi nei college per cambiare professione, per esempio per diventare idraulico. Dopo due mesi di corso sei abilitato alla gilda, non come in Italia dopo anni appresso a uno, che crescono di continuo perché non ti mette in regola.
Però molto più spesso ti licenzi da solo, ti dànno l’income support (che è meno del sussidio precedente, ma ti permette di vivere), ti pagano l’affitto e ti pagano i corsi. E un po’ più complicato, però funziona così!
Riguardo al sussidio hai ragione, perché è l’unico mezzo per mettere in competizione il datore di lavoro con lo Società e avere redditi decenti. Il fatto è che in Italia fino agli anni ottanta esisteva una sorta di socialismo liberista. Molte aziende erano pubbliche e chi non trovava lavoro o non voleva fare nulla veniva assunto in posti di lavoro improbabili, in delle sinecure come capostazione a Pivarolo, casellante ad un passaggio a livello, usciere. Era questo il lo stato sociale. Poi finito quello, ci siamo ritrovati senza nulla.
il supporto sociale dei paesi nordici è incredibile.
delle volte verrebbe da chiedersi da dove prendono il danaro per fare quello che fanno.
forse è perché tutti pagano le tasse
Io sapevo che te lo davano ma ti trovavano anche de lavori, che potevi rifiutare perdendo il sussidio.
Questo è quel che vorrebbe Ichino, peccato che parta da un dato di fatto falso: la non estensibilità delle tutele.
Abrogare l’art 18 vuol dire togliere la possibilità di lavorare a chi intende far valere i propri diritti, perché se dicesse qualcosa sarebbe licenziato senza reintegro ed al massimo con un indennizzo economico. Ma poi starebbe a casa, chissà per quanto.
Nell’auspicare riforme nordiche dobbiamo guardare alle peculiarità del nostro sistema come la lentezza mostruosa della giustizia ed i sindacati diretta espressione dei partiti.
E guardiamo anche la civiltà dell’art 18 dello Statuto dei Lavoratori: il reintegro avviene quando il licenziamento è avvenuto senza giusta causa o giustificato motivo, quindi arbitrario. Davvero vogliamo permettere l’arbitrarietà del licenziamento? Abbiamo ancora questa concezione padronale dell’imprenditore?
L’articolo 18 andrebbe esteso alle piccole imprese, altro che toglierlo a tutti.
In quei Paesi c’è una classe di imprenditori degni di questo nome, da noi ci sono i “grandi” che non sono in braghe di tela solo perché mangiano gli aiuti statali e poi tanti piccoli bottegai che dell’innovazione non hanno mai sentito parlare.
Gli imprenditori, ecco quello che ci manca.
molto corretto
beh, potresti diventarlo tu.
Forse potresti avere un quadro più completo di cosa significhi fare impresa in italia.
Solo a quel punto a parere mio potrai criticare a ragion veduta.
Critica chi conosce ciò che dice: non è necessario essere sindacalisti per criticare l’operato del sindacato, idem per l’impresa.
E tra l’altro l’essere imprenditori, come ho detto sopra, non rende automaticamente edotti della situazione italiana ed europea.
No, non è la stessa cosa
Mi spiace. Il sindacato è criticabile perchè fa cose pubbliche.
Tu,a quanto smbra invece, non sai cosa significa in termini di adempimenti e possibilità di manovra aprire una attività in italia.
Ti ripeto: fallo, e sarai più credibile nelle tue accuse.
Mi spiace, il sindacato non fa “cose pubbliche”. E`un’associazione non riconosciuta di diritto privato, rappresenta privati, agisce senza alcuna regolamentazione pubblica (a parte i servizi pubblici essenziali, ma anche lì si rispetta molto l’autonomia).
Comunque era un esempio, potevo anche dire che non è necessario esser preti per criticare la Chiesa.
Se non sono credibile nelle mie accuse criticale e contestale, non limitarti a dire «non sei un imprenditore, non puoi capire».
Credo di poter affermare che non avendo mai aperto ditta non ne conosci i problemi.
Siccome hai sempre le idee molto chiare, e sai giudicare con fermezza che chi imprende in italia non è capace, penso che tu sia anche in grado di fare meglio, quindi ti chiamo al dovere che tu per primo hai invocato: servono imprenditori capaci? TU sai che non sono capaci e quindi presuppongo sai anche dove sbagliano?
Agisci.
Hai cominciato tu a criticare, fai critiche precise e io posso risponderti, se no si discute del nulla e francamente non lo trovo utile.
Concordo.
Mi attendevo qualcosa di più da chi ha definito i diritti dei lavoratori “privilegi”.
Perché non cogliere l’occasione e spiegare a Spes che deve vivere per lavorare e non pretendere quel che le è dovuto vessando il povero datore di lavoro?
Beh, non ho già detto tutto di là?
Non posso capire chi ha diritti perchè io non ne ho mai pretesi ne avuti… me ne fai una colpa?
Apprezzami invece, non peso sul sociale, ne su altri, mi arrangio da me
Ehm, chiunque usufruisca dei servizi “pesa” sul sociale, non diciamo eresie.
Te lo dico fuori dai denti: non apprezzo il fatto che in un post di alcuni mesi fa hai definito “privilegi” i diritti e sostenessi che si vive per lavorare mentre qui, trovandoti di fronte ad una persona che ha parlato della propria esperienza negativa, eviti di dire quel che pensi sulle sue “assurde pretese”.
Ah di diritti ne hai come tutti gli altri cittadini, basta fare la vittima quando non se ne ha il titolo per piacere.
A quando la sentenza?
Lascia perdere.
Tu rimani coi tuoi diritti, che altri ti devono dare e crearne i presupposti, io cerco di farmeli da me.
Non faccio male a nessuno, credo.
Vabbeh io ci ho provato a discutere con te, ti faccio notare che sostieni cose buttate lì giusto per dire (l’ultima in ordine di tempo è quella che ti descriverebbe come un uomo privo di diritti) e rispondi a battute. Guarda che son capaci anche gli altri a fare i simpaticoni, però magari preferiscono argomentare già che si trovano a scrivere qui.
Ma ce la fai ad argomentare le tue opinioni senza buttarla in commedia o definire l’interlocutore uno che non può sapere? In quell’altra discussione ero un intellettuale fuori dal mondo, in questa uno che non può essere credibile perché non è imprenditore.
Chissà quale novità tirerai fuori dal cappello la prossima volta che ti si faranno notare delle “inesattezze” in quello che dici.
Dimenticavo: i miei diritti non me li dai tu od altri, ma mi sono dovuti. Ricordalo prima di ergerti a bonario benefattore e “uomo che non deve chiedere mai”.
Beh, continui a provocare: i tuoi diritti, se sei dipendente , derivano da una impresa economica che grazie all’inventiva e il coraggio di quacuno e grazie al tuo lavoro si verificano.
Nel caso manchi al primo la possibilità di creare il prespposto: la ditta, i tuoi diritti vanno a putt…
diritti intesi come malattia-ferie-liquidazione, mi pare ci si riferisse a quelli, non al diritto di parola ecc… Mi tocca specificarlo perchè non fai altro che estrapolare pezzi di frase tirando fuori concetti che non ho detto…
Tristezza… sono su mc?
Per il benefattore, io non faccio benefici, cambia tono, io faccio da me. é diverso, non credi?
Ti da fastidio?
Pace.
Tu continua a pretendere, io cerco di costruirmi da solo i presupposti per pretendere, non ti critico per le tue scelte, tu non criticarmi se penso che bisogna essere come me invece di essere come te, mica ti obbligo…
Pensavo inoltre che su MC si discutessero le idee e non gli interlocutori
Beh, che dire. Neanche tu rispondi molto chiaramente, possiamo dire che parliamo entrambi perchè abbiamo la bocca… io ho già argomentato, e qui è fuori luogo sia la tua osservazione che la mia argomentazione di allora.
Non disctuo con te perchè chiaramente pensi che tutto ti sia dovuto.
non entro nel merito s sia corretto o meno, non mi compete, dico solo che sono molto diverso da te, nel modo di approcciarmi al mondo del lavoro, non sono mai stato n padroncino ne come ideali ne come politica, sei tu ce mi ci hai rinchiuso dentro quella etichetta.
io non parlo mai con chi parte prevenuto, tu nei miei confronti lo ei, chiaramente, e francamente me ne frego e penso anche gli altri
Discutile invece di dire che un imprenditore non può capire.
E ribadisco: ferie-malattia-liquidazione non sono diritti garantiti dal datore di lavoro ma dallo Stato democratico che con le sue leggi OBBLIGA chi fa impresa a non trattare i dipendenti come schiavi. I “presupposti per pretendere” se li costruiscono anche i lavoratori dipendenti sai? Perché se vengono licenziati per giusta causa o giustificato motivo non possono poi fare anche le vittime (oddio ci provano, però tanto in giudizio perdono).
Certo, sono prevenuto nei tuoi confronti perchè ti chiedo di spiegare come mai nel tuo mondo i diritti si trasformano in privilegi ed il lavoro è lo scopo della vita… Per piacere…
Non cercare di passare per l’incompreso che cerca il dialogo ma che si trova di fronte al comunista di turno, non offendiamo la nostra intelligenza.
Appellarsi alla natura di MC per far sembrare che io discuta della tua persona e non delle tue idee è molto scorretto, soprattutto perché io ti ho chiesto di motivare delle idee (quindi ho criticato il ragionamento), tu ti sei limitato a dire che dovrei aprire un’impresa per essere credibile (criticando il “ragionatore”).
Rientrando nel merito non credo che in Italia servano altre piccole imprese, visto che sono la stragrande maggioranza. Servono società grandi e multinazionali, la microimpresa diffusa è tipica dei Paesi in via di sviluppo.
Male, sbagli a essere prevenuto. Ma il problema non mi riguarda.
Quello che penso io è lecito, vivo i tuoi diritti come privilegi, che tu ritieni sacrosanti e io invece ritengo insostenibili in questo momento, per la maggior parte delle imprese.
Colpa loro?
Non cambia il quadro.
Tu hai criticato la persona, lo fai sempre, potrei portarti alti esempi ma mi limito ai miei, non riesci a tenere fuori l’interlocutore da ciò che dice, è più forte di te.
L’altra volta ero un padroncino, mangia-merda.
Stavolta sono un “uomo che non deve chiedere mai”.
é scritto qui sopra e in quei commenti.
Mi dispiace non sei l’interlocutore che mi interessa, e per quanto mi riguarda e anche se comprendo che non ti piaccio ciò non ti da il diritto di mettermi sotto processo.
Puoi continuare la tua vita.
Sono stato incompleto, lo ammetto, ma questa polemica sterile mi ha stancato,
Ripeto che i diritti non sono in discussione, in discussione è l’atteggiamento che si ha verso il mondo di lavoro e quei diritti… ma l’ho spiegato in tutte le alse nella vecchia discussione, rileggi la e andiamo oltre, io non voglio farti cambiare idea, perchè tu vuoi che la cambi io?
Il “certo come no…” era ironico. Del mangia merda te lo sei dato da solo ora. Padroncino non ricordo, ma in quella discussione avevi lo stesso tono che hai ora e quando mi son sentito dare dell’intellettuale fuori dal mondo ho risposto alla stoccata probabilmente ironizzando sull’immagine del padroncino.
Non imputarmi colpe che non ho, non critico l’interlocutore e ti ho definito ironicamente “uomo che non deve chiedere mai” perchè ne hai sparata una che non stava né in cielo né in terra: il tuo essere privo di diritti. Non sei un nero nel Sud Africa degli anni Ottanta.
Dici che sono privilegi perchè in questo momento non sono sostenibili, il dogma di Ichino che vorrebbe impossibile quello che invece è auspicabile e possibilissimo.
Non puoi dire che i diritti sono privilegi insostenibili e poi sostenere che non li hai messi in discussione, si chiama contraddizione.
La polemica non è sterile ma vorrebbe tirarti fuori le motivazioni dei tuoi proclami, perchè chi la pensa diversamente da te le ha fornite. Perchè non sono sostenibili per la maggior parte delle imprese? Se quelle imprese non riescono a sostenere gli obblighi minimi di legge ha senso che stiano ancora sul mercato?
Comunque su una cosa siamo d’accordo: interloquire tra noi non è interessante. Alla lunga buttare lì delle frasi criptiche risulta sterile.
vi prego di tenere un comportamento non conflittuale.
Vorrei che vi rendeste conto che l’uso di termini impropri non serve ad avvalorare le proprie tesi e che certe leggi servono a finanziare interessi ben più consistenti dei padroncini.
Un giorno il figlio del padroncino dovrà, probabilmente, andare a lavorare per Telecom, Fiat o Alitalia e lo farà passando per i dieci livelli di mediazione di un contratto a progetto. Quello che il padre ha preso, lui lo restituirà mille volte ai grandi interessi che sono i veri padroni e schiavisti di questo paese.
Il mio essere privo di diritti si riferisce alla malattia-ferie-liquidazione.
In quelle discussioni si parlava di garanzie e della impossibilità di crearsi un futuro perchè non c’erano quei diritti.
Io ho portato l’esempio della mia vita, con famiglia e prole, senza garanzie: si può.
Basta cambiare atteggiamento, il che non vuole dire rinunciare ai diritti, vuole dire che quando quei diritti vengono meno, per esempio perchè non c’è lavoro o perchè lo si perde, con un po di spirito di adattamento si va avanti lo stesso , senza piangersi addosso (questo è crearsi i presupposti e il futuro da se) e stare a lamentarsi dalla mattina alla sera invoncando ingiustizie sociali che ci sono, certo, ma non è ripentendo e sbattendo i piedi che si migliora.
Atteggiamento.
Quandi sentire che non si può crearsi una famiglia perchè le garanzie non ci sono, per me, che di garanzie non ne ho (riguardo alle ferie malattia liquidazione certezza del reddito il tal giorno) mi fa credere che ci sai un attimino di esagerazione nel dire: non si può metter su famiglia.
io l’ho fatto., ho raccontato come, di già.
Non devo ripetertelo qui perchè a te non ti piace.
Tu hai un atteggiamento dove l’importante è la rivendica del diritto, io cerco di reagire alla realtà come posso, anche fregandomene se quei diritti non riesco ad ottenerli, lasciandoli in secondo piano.
benvenuto
sei proprio certo che l’assoluta flessibilità sarebbe utilizzata civilmente in questo paese?
il lavoro flessibile era uno strumento accettabile, ma non vedi come è degenerato?
Il problema è che in Italia manca la civiltà industriale. Sia da parte degli imprenditori che dei lavoratori.
Non so chi abbia iniziato prima, ma ora non c’è dialogo ed è solo un fottersi reciprocamente. La deregulation aiuterebbe solo una parte e altererebbe un rapporto di forze che già ora è debole ed assolutamente perdente per le nuove generazioni.
Io non vorrei garanzie che il mio lavoro è protetto dall’articolo 18. Vorrei un mercato del alvoro così florido da permettermi di poter cambiare lavoro o almeno di avere la certezza che qualcosa da fare lo trovo.
il garantismo non fa per me.
piacerebbe anche a me, ma tu lo credi possibile qui ed ora?
Con questi presupposti, dove tutti vogliono non concederere e concedersi niente, assolutamente no.
Se una persona che crede che il lavoro sia importante, in quanto lavoro e vita vanno di pari passo e che il laovor non è una funzione necessaria come defecre ma anche qualcosa dove puoi realizzare, per te e per gli altri viene visto come un bischero che non ha capito la vita..
Io credo che sia possibile, perchè per me in effetti è così, certo non mi aspetto che mi facciano tutto gli altri, a volte sono costretto a accontentarmi in fasi di transizione… ma qullo che manca non sono solo gli ammortizzatori sociali ma il concetto stesso di dovere nel lavoro, moltissimi non solo non lavorano per vivere, ma cercano di lavorare il minimo indispensabile per vivere, anche se questo significa danneggiare indirettamente la struttura dove essi stessi lavorano.
Anche per questo e per meccanismi deviati garantisti (che ci sono eccome) c’è una forte prudenza a assumere e ecco che spuntano fuori queste deviazioni…
il problema è che l’impegno personale è attualmente un disvalore.
conta più il colpo di culo, il fre fortuna rapidamente e facilmente.
non è facile in queste condizioni ristabilire questo approccio calvinista alla vita.
Sì, e devi metterci anche un altro aspetto.
In uno studio sullo stato dei redditi in europa e la percezione fiducia del futuro degli abitanti dei vari paesi, in italia la maggioranza delle persone che hanno difficoltà e sono poco fiduciose nel futuro preferiscono SPENDERE che risparmiare.
La spiegazione del perchè io quest’anno NON sono andato in ferie ( e potrei permettermelo) e c’è la fila all’uffico della FOrus per pfare la vacanze e pagarle a rate (estremizzo).
Piccola parentesi A proposito: mi diceva la ragazza che lavorava prima in quell’ufficio che il guadagno lo faceva sulle pratiche, non sull’erogato, perchè aprire una pratica COSTA, credo 350 euro (anticipate) qualsiasi sia l’esito (prendete con le molle, vado a memoria) quindi il business non è erogare ma raccolgiere richieste….
Capisci cosa intendo?
Va bene vivere alla giornata… am insomma… boh!
Tra l’altro, mi ero dimenticato, con queste deviazioni (uso distorto dei ccoccocdè) guadagna lo sfruttatore palese, cioè proprio quelle strutture che invece potrebbero pagare bene, con contratti indeterminati ecc…
Mah..
forse le strutture potrebbero pagare bene proprio perché non lo fanno
Ciao e benvenuto anche da parte mia.
Ti hanno già risposto in modo esauriente negli altri commenti. Purtroppo, almeno fermo restando così le cose, in Italia non è attuabile quello che tu ben descrivi…
Qualcuno mi dirà: almeno hai un lavoro. D’accordo. Qui il discorso si farebbe lungo ma ripeto soltanto una cosa detta già: perché ci insegnano ad accontentarci? Perché ci portano a guardare chi sta peggio di noi? Forse perché così non siamo più in grado di capire quali sarebbero i nostri diritti? Forse perché chiederemmo il giusto? Non dico più di quello che ci spetta ma il giusto per poter vivere dignitosamente. E così di certo non lo abbiamo, come non abbiamo più un futuro da programmare e nel quale sperare.
Sai qual’è il problema cara spes74?
Ti hanno sempre insegnato che gli usurai e i papponi sono quelli che vedi in film come Scarface, grassoni, ben vestiti con anelloni d’oro e catenoni d’oro al collo.
L’Italia è un Paese di strozzini, cara spes.
E tu non sei altro che una vittima di uno dei tanti strozzini
e non una che “nonostante tutto ha un lavoro”.
Penso di essere stato chiaro.
Molto chiaro! E pensare che mi chiamo spes (ma se la perso proprio io…)
Ops.. Intendevo perdo!
La mia realtà è molto diversa dalla tua: ho un buon lavoro “vecchio stampo”. La lettura del tuo articolo mi ha reso possibile conoscere una realtà che avevo potuto soltanto lontanamente immaginare e farmi un’idea più precisa (ed amara) del mondo del lavoro odierno, soprattutto dei più giovani.
Perciò ti ringrazio per questo articolo.
Iniquo
Certo sarebbe bello estendere a tutti il posto fisso a vita, se questa fosse l’unica alternativa contrattuale senza quella pletora di contratti precari che ci sono ora e che vengono impiegati quasi esclusivamente per evitare l’articolo 18.
Direi che è un’utopia. Certo sperare non fa male a nessuno, ma intanto, mentre speriamo, andiamo verso un mondo con sempre meno lavoratori con l’indeterminato. Semplicemente perché le aziende non lo utilizzano, piuttosto sono perfino disposte a pagare di piu’ (interinali ad es dove pagano la società interinale oltre al lavoro) . Poi nel frattempo possiamo anche andare alle feste di rifondazione sperando che un giorno riavremo tutti il posto fisso a vita, mentre intanto ce lo mettono sempre piu’ nel c…
Chi sostiene la tua tesi, in genere, dico in genere non sempre, è “un insider” , nel senso che è un lavoratore ben protetto dall’articolo 18 e per nulla al mondo vuole vederselo togliere. Non so quanti “outsider” con un po’ di realismo saranno d’accordo con te.
Come giustamente osserva ff , in Uk non ti possono licenziare discriminandoti per ragioni politiche razziali o altro, dai non nascondiamoci dietro un dito. Qui la questione è come vadano gestite le innovazioni di processo.
Se hai un’azienda che produce penne, tanto per fare un esempio banale, utilizzi capitale e lavoro. Se la produzione cala durevolmente, o se semplicemente puoi comprare un macchinario che ti fa risparmiare lavoro e soldi, cosa ti dovrebbe impedire di ridurre uno dei due fattori, in questo caso il lavoro? Esattamente come se il tuo prodotto diventasse a maggior contenuto di manodopera o i tassi di interesse salissero molto diminuiresti il capitale a vantaggio del lavoro. E’ chiaro che con la consapevolezza che uno dei due fattori produttivi, impiegato una volta, da variabile diventa FISSO, ne impieghero’ strutturalmente meno, ovvio.
Ovvio anche che chi viene licenziato non vada messo sulla strada, ma come tutelarlo? Lasciandolo in un ufficietto a far nulla in un’azienda, implicando che questa azienda non assumerà piu’ nessuno, o assumerà meno, e comunque assumerà soprattutto precari? O facendolo tutelare dallo stato con sussidio e formazione?
Per come la vedo se nella mia azienda non servo piu mi cerco un altro lavoro dove è percepita la necessità della mia presenza, e nel frattempo mi becco il sussidio e la liquidazione. Lo vedo un sistema di gran lunga piu’ efficiente, per me e per l’azienda.
E soprattutto in questo caso addio a cocco cocpro cocomerda e stage vari, tutti con indeterminato contributi ferie etc, senza distinzioni.
Certo uno scenario simile sarebbe possibile se in Italia le tasse le pagassero tutti, e questo è sacrosanto. In USA se non le paghi vai in galera per anni, in Italia sei solo un furbacchione, tanto per usare un luogo comune.
L’art 18 non prevede il posto fisso a vita e tra l’altro è applicabile solo ad imprese che occupino più di 15 dipendenti (più di 5 per le agricole), quindi è già ora non applicato nella stragrande maggioranza dei casi ed è per questo che sarebbe giusto estenderlo. Giusto e fattibile, visto che per assumere qualcuno si può stabilire un periodo di prova e quindi non si va alla cieca. Poi lo si potrebbe licenziare, ma solo per giusta causa o giustificato motivo, quindi non arbitrariamente.
Sta alla lungimiranza dell’imprenditore capire quante persone assumere anche in prospettiva delle innovazioni tecnologiche.
Poi da quel che so io sono proprio gli outsider che vorrebbero l’estensione delle tutele, non chi ne gode già e sa bene che molto difficilmente potrebbe perderle (oddio con questo governo tutto è possibile). Sicuramente anche chi è già tutelato sarebbe favorevole ad un’estensione, però pensare che sia l’unico che per spirito altruistico si interessa della cosa mi sembra strano.
E ripeto: non è il posto fisso a vita che auspico, ma garanzie uguali per tutte le persone che lavorano nelle stesse condizioni, cosa che ha già cominciato a fare da un annetto la Cassazione con sentenze che dichiarano chiaramente che i rapporti subordinati mascherati da collaborazioni a progetto devono essere convertiti in rapporti a tempo indeterminato.
L’articolo 18 non dice che hai il posto a vita, dice che ci devono essere fondati motivi per licenziare una persona. Ricordiamoci che il licenziamento può essere una forma di ricatto politico o personale. Immaginate uno che ricatti la segretaria sessualmente con la spada di Damocle di cacciarla su due piedi.
Secondo punto è uno schifo sociale il posto a vita e il 70% degli operai non lo vuole, stai sicuro. Noi operai vorremmo la mobilità sociale e la formazione continua, proprio perché passare anni dentro un capannone e non avere nessuna opportunità nella vita è la morte dell’anima. Si può far questo senza abolire l’articolo 18, anzi estendendolo. Lo Stato deve metterci più risorse nella formazione e nel collocamento.
“garanzie uguali per tutte le persone che lavorano nelle stesse condizioni”
esatto, ma questo secondo me non lo otterremo sperando di estendere l’articolo 18. Perchè non avverrà mai, e tra l’altro il referendum in merito è già fallito una volta. E nel frattempo ci teniamo i contratti precari.
Giusta causa, è proprio questo il nodo del contendere. Un’innovazione, o una fusione ad esempio, possono essere giuste cause? Vuoi vedere che se fossi un imprenditore e licenziassi con questa ragione chicchessia tempo un giorno partirebbero cause legali contro di me? con buone probabilità di vincere tra l’altro dato che la giurisprudenza è da sempre a favore del reintegro a meno di casi eccezionali. Quali? Furti, gravi effrazioni, etc, NON per ottenere maggiore efficienza, come in inghilterra.
Ad esempio io lavoro come dipendente in una grande società che ha affrontato una fusione. Lo scopo della fusione è stato solo ottenere maggiore potere politico per i supermanager.
Ma tutti gli altri si trovano a lavorare in un ambiente che ormai è un ministero sovietico, dove prima una persona sola faceva un certo lavoro, ora ce ne sono 5, a volte 7 (!!) che lo fanno, e molto peggio tra l’altro! Fra i due diversi sistemi e procedure delle società che si sono fuse si sono scelti i peggiori, e di granlunga peggiori. Questo solo per salvaguardiare piu posti di lavori possibile per non avere problemi politici con i sindacati. Ma pefavore, è cosi che si vuole competere con i colossi stranieri? Da noi ci sarebbe bisogno di un taglio di almeno il 40% del personale totale, e subito.
Senza contare che le politiche del personale ora sono pessime, si fa ricorso a una marea di consulenti e precari vari per non aumentare l’headcount anche in quei comparti in cui servirebbe assumere e investire su qualche giovane.
Certo chi se ne sta comodo con il suo articolo 18 dorme sogni tranquilli. La marea di stagisti che viene sfruttata per poche briciole un po’ meno.
FF
scusa in inghilterra se un capoufficio ricatta sessualmente una dipendente non rischia nulla?Secondo me rischia eccome.
E non credo che in quell’ufficio vorrebbe tornare.
Per me la questione è esclusivamente economica, a livello politico andrebbe deciso quante mensilità attribuire al licenziato come liquidazione e stop. Poi scatterebbe il sussidio pubblico. Questo implicherebbe dei costi per l’azienda che licenzia, ma nello stempo si potrebbero allocare capitale e lavoro in modo piu efficiente.
Secondo me il presupposto che l’estensione non avverrà mai non ha senso, ma è solo un’opinione personale.
Non si può, pensando che un’evoluzione della società non avverrà mai, rinunciare a perseguirla sensibilizzando la gente e spiegando le proprie ragioni altrimenti a quest’ora saremmo ancora sudditi e non cittadini.
Infatti non è vero che in Inghilterra non esiste l’articolo 18, ma si chiamerà in un altro modo, I don’t know exactly. Ricordiamoci che la legge sui borghi putridi è dei primi del ’800. Certo non esiste uno statuto dei lavoratori, ma esiste la legge ordinaria e le consuetudini. In UK se un capoufficio ricatta sessualmente una viene messo in prigione. E messo alla gogna sui giornali, altroché! Ricapitolando non esiste uno statuto, un testo unico, ma esistono una serie di leggi che fanno parte della legge ordinaria.
Detto questo appare svantaggioso per il lavoratore italiano non essere protetto dalla legge ordinaria e vantaggioso per il datore di lavoro non andare incontro ad un processo penale. Oggi è vero il contrario, per via della distruzione della magistraturia con furia cieca dopo Mani Pulite, una vera rappresaglia.
Comunque lo spirito dell’articolo 18 è quello di preservare il lavoratore dalle discriminazioni e non preservare il posto di lavoro a vita, per il quale ti ho già detto nessuno ci tiene. Oltre a ciò ci sono anche tanti soggetti socialmente deboli che non avrebbero vie di scampo in caso di licenziamento. Metti caso che uno è un po’ tonto, non in questo blog, ma nella vita reale ce ne sono tantissimi, tanto da non avere alternative, ma il suo lavoro, semplice, lo fa e bene, che alternative avrebbe al licenziamento? Nessuna. Per questo sarebbe ricattabile e non potrebbe fare nessuna richiesta salariale o per esempio neanche la richiesta di un periodo di ferie. Io ne ho conosciuti di capi-animali. E neanche un giorno di ferie, richiesto una settimana prima, ti dànno.
Scusa, ma io non capisco bene. Tutti quelli che lavorano in ufficio parlano sempre in modo strano. Guardate sempre il vostro piccolo mondo. Perché non guardate a chi lavora in fabbrica. Secondo te è giusto che l’operaio, quello che costruisce la ricchezza, il cui surplus dà il benessere a tutti, venga licenziato e/o ricattato? Tu parli del tuo ufficio, io parlo di milioni di metalmeccanici, milioni di chimici, milioni di edili.
Per favore leggi la storia della storia della marcia dei quarantamila. Quando mio padre me la raccontava da piccolo la infarciva sempre di epiteti pesanti. Ora capisco il perché.
La ricchezza la costruiscono tutti in un paese e in un tempo come il nostro, almeno se si rimane in ambiti normali e legali, chi lavora con la forza fisica e chi con il cervello la coordina, l’uno senza l’altro non esistono, il primo non potrebbe lavorare il secondo non potrebbe coordinare. A volte alcuni del primo gruppo diventano del secondoe alcuni del secondo ritornano al primo e via così.
Partiamo da un esempio di quelli citati che conosco:
Per lavorare in una ditta edile di piccole-medie dimensioni bisogna che un edile, a volte per eredità di famiglia o altre volte per auto-motivazione, metta su una ditta.
Quindi spesso chi da lavoro e chi lavora sono parte dello stesso gruppo.
Ragionare in termini contrapposti a questi livelli sa di lotta tra poveri.
Il modno del lavoro non è fatto solo di metalmeccanici che lavorano in ditte immense… a volte il capo cane che non ti da le ferie che gli hai chiesto una settimana prima non te le da perchè per tirare avanti ha preso una “comanda” che deve soddisfare mafgari per aumentare il livello della ditta.
Lo sbaglio semmai è che te lo dovrebbe dire, dovrebbe coinvolgerti:”facciamo questi sacrifici per questo, se riusciamo migliora per tutti in questo” (e quel migliorare può anche voler dire rimanere attivi, a volte). Forse però il capo non lo dice agli operai perchè non si aspetta niente di diverso da “l’ordine lo hai preso tu, cosa casso vuoi da me? Io faccio lemie ore? Quindi cassi tua! Le ferie mi spettano” e allora non ci prova nemmeno.
Questo a parere mio dovrebbe cambiare.
L’esempio del capo cane che mi è successo non riguardava una commessa urgente o altro, era semplicemente perché le ferie te le deve dare lui e non le devi chiedere tu. Tutte le ditte, specie se piccole, sono sotto organico, per tante ragioni, anche riguardanti i 15 dipendenti, anche per ragioni ideologiche. Tra qualche giorno cercherò di scrivere un articolo, ma scritto in modo scientifico lo prometto, con dati alla mano.
Io poi ce l’ho con gli impiegati per tante ragioni. Perché in tutti i posti dove ho lavorato metà di questi non faceva assolutamente nulla, entravi e faceva il solitario al computer, mentre l’altra metà si sobbarcava il lavoro. Perché quando parlavi con loro i dirigenti erano stromboli, ma quando era il momento delle agitazioni volevano entrare a tutti i costi, con rotoli di lingua spianati. Perché alcuni facevano la cresta sulle nostre buste paga. Eccetera. Chi ha fatto camera café non si è inventato nulla.
Comunque non ti pensare che la differenza sia tra lavoro manuale e mentale. Sono finiti i tempi in cui in fabbrica si avvitavano i bulloni. Dove lavoro adesso non faccio nessuno sforzo fisico, ma mentale, eppure sono un terzo livello. La stratificazione sociale non nasce infatti dal livello di istruzione o dal livello intellettivo, infatti dove lavoro io ci serve una buona dose di intelligenza e se non sei diplomato non ti prendono. Il posto “buono” te lo dànno se qualcuno ti spinge o se porti la quarta di seno. Dove lavoro io c’è un mio compagno che è quasi laureato, mentre l’impiegato che fa le bolle ha fatto ragioneria. Il tre capiturno hanno la terza media. Questa è la mia esperienza. Io non sto facendo discorsi ideologici, ma pratici e anche morali. Do not muzzle an ox when it is treading the grain (indovinate dove sta scritto).
Il problema dei sacrifici è che il frutto di questi non è mai una migliore condizione di lavoro o un aumento del salario o un beneficio, un premio. Di solito è una Mercedes nuova. Questo è quello che va male.
INfatti io non ne facevo una questione intellettiva, semmai di mansioni perchè pernso che chi ta in ufficio coordina o co,muinque archivia, ecc. e chi sta in officina esegue delle mansioni. Nessuno ha implicato che chi sta in officina sia più erudito o meno, è un tuo distinguo che hai fatto bene a porre, ma se leggi il mio esempio infatti ho parlato di un muratore che diventa padroncino e da lavoro ad altri muratori.
Anche le cose che dici sono sicuramente vere per quanto le hai vissute, ma non so quanto queste siano assimilabili alla totalità dei lavoratori e dei loro datori di lavoro.
Credo che pochissimi lavorino con un senso, se non di appartenenza, di impegno per far andare bene la ditta.
Molti lavorano perchè lo devono fare, passivamente, in modo automatico: lo devo fare e lo faccio (punto). Come è possibile che si cresca e si diventi produtticvi se fai una cosa che assomiglia ai lavori forzati?
Come si fa a realizzarsi se non è possibile avere la possibilità di cambiare lavoro facilmente? (con il dovuto spirito di adattamento, avolte migliori a volte devi ingoiare, avolte fai il colpaccio..)
Lavorare il minimo per non essere licenziati o cmq senza motivazione 8che va oltre il denaro) può anche bastare, in condizioni di normalità, ma a parere mio è difficile avere soddisfazioni o riconoscnimenti partendo da questi presupposti.
Sono stato anche io sorpassato da persone che ritenevo non meritevoli quanto me, specie nel mio ultimo iter formativo di qualche anno fa, ma evidentemente chi dava il lavoro ha ritenuto diversamente e ho reagito semplicemente portando avanti un idea e realizzandola, prendendo un finanziamento in banca.
A parere mio, la vera soluzione non sono le garanzie che derivano da obblighi alle aziende che queste ritengano insostenibili o troppo svantaggiose, ma semmai in una situazione dove chi lavora possa davvero essere sicuro quanto meno di trovare lavoro anche se venisse licenziato o la ditta chiudesse!
In sostanza, bisognerebbe fare in modo che si potesse davvero lavorare.
Il problema è che manca il lavoro però.
E come si crea il lavoro?
Con le ditte, credo.
E come mai i giovani non sono aiutati o spinti a aprire delle attività?
Come mai non lo fanno o non ci riescono?
Non è che è talmente difficile fare impresa in italia che i giovani manco lo mettono più in conto?
Partiamo comunque da due punti di vista troppo diversi, però convieni con me che comunque mancano i capitali, che in una società capitalista significa tanto. Io vorrei aprire una attività anche industriale, ma mi dici come posso accedere al credito? Io di capitali miei non ne ho, anche perché già fatica ad arrivare a fine mese. Sto tentando di fare qualcosa con gli altri miei compagni di lavoro, ma sarà dura. Alla fine questi redditi bassi bloccano l’economia per me.
Esperienze diverse->punti di vista diversi-> stessa conclusione.
Un’indizio della probabilità che sia fondato il ragionamento finale.
A maggior ragione, proprio perchè conosci le difficoltà anche iniziali dell’aprire una attività puoi avvicinarti a capire cosa intendo quando parlo di difficoltà di manovra.
E lasciamo da parte i soliti luoghi comuni, chi ti parla è uno che ha fondato un gruppo di gente che alla pari fa qualcosa: no dipendenti grazie, soci di un idea di un progetto sì, quindi non posso rappresentare nemmeno un imprenditore, non lo sono in effetti.
Resta però il fatto che se sei un muratore ad eempio che si è fatto l’autolavaggio del cervello e provaa fare il passo, per aprire un cantiere, oltre a comprare il terreno ecc.; devi sottostare a 50 (diconsi cinquanta) adempimenti, e hai solo APERTO il cantiere.
“Secondo me il presupposto che l’estensione non avverrà mai non ha senso, ma è solo un’opinione personale.”
Certo è solo un’opinione, avvalorata solo dal fallimento di un referendum esattamente su questo argomento e dal corso che ha preso la storia economica mondiale negli ultimi 30 anni, dopo il crollo del sistema keynesiano. Scusa se è poco. E comunque non vedo soluzioni alternative all’orizzonte (intendo concrete proproste politiche alternative) per la massa degli stagisti e precari di questo paese. Intanto diciamogli pure di aspettare il sol dell’avvenire.
E comunque evitate la questione principale: le innovazioni di processo possono essere annoverate fra le “giuste cause”? Se si, allora abolire l’articolo 18 sarebbe perfettamente inutile, sono io il primo a dirlo.
ff, certo non trovi i capitali, sono tutte faccie della stessa medaglia. I capitali in Italia li trovano solo i soliti noti nomi, non in base al merito o all’idea, ma in base al nome e ai soldi che già hanno.
E’ l’economia ad essere sclerotizzata in Italia, le banche hanno bassissima propensione al rischio. La concorrenza è un concetto alieno, i soldi li si da a solo a chi potrà garantire rendite da monopolio o oligopolio.
Negli usa si fianazia di tutto, compresi gli studi all’università con le borse di studio o i prestiti a lungo termine agli studenti.
Cosi ‘si spiega il loro tasso di innovazione, cosi’ si spiegano Google, Microsoft, Apple, gli Ipod etc etc etc
Anche la democrazia ha fallito spesso e continua a fallire, questo non inficia la sua validità. Non basta una serie di fallimenti per far ritenere irrealizzabile un’idea, in caso contrario saremmo ancora nelle caverne.
Continuare a perseguire un miglioramento non esclude la possibilità di migliorare la situazione presente, quindi l’attesa del sol dell’avvenir la lascio a chi vuole abbronzarsi.
Il giustificato motivo oggettivo consiste in «ragioni inerenti alla attività produttiva, all’organizzazione del lavoro ed al regolare funzionamento di essa»(art. 3 l. 604/1966).
Le condizioni perchè tale licenziamento sia legittimo sono l’effettività delle esigenze aziendali addotte nella motivazione e un preciso nesso di causalità tra le esigenze ed il licenziamento (per es. se licenziano un lavoratore non interessato dal processo di innovazione il nesso non c’è).
Una corrente minoritaria vorrebbe subordinare tale licenziamento anche all’opportunità sociale della scelta argomentando in base al secondo comma dell’art. 41 della Costituzione; non ho approfondito molto le loro ragioni però per ora sono perplesso.
Il licenziamento quindi deve essere una extrema ratio: il datore di lavoro deve provare l’impossibilità di un proficuo utilizzo del lavoratore in posti diversi, ma in sede di giudizio è sufficiente che non ci siano state nuove assunzioni né posti liberi (anche con mansioni inferiori).
E` facile capire il perché di tutte queste cautele: spesso si tenta di mascherare un licenziamento arbitrario (od anche un demansionamento) dietro ad esigenze organizzative e bisogna tutelare la parte debole del rapporto.
Sul finanziamento negli USA della ricerca sono d’accordo, è un’ottima cosa e bisognerebbe prendere esempio.
Però non parliamo delle università e delle borse di studio, i costi sono proibitivi (anche ventimila dollari all’anno se non ricordo male) e creare un esercito di indebitati fino al collo è solo un altro modo per garantire la staticità sociale e l’oligopolio. Infatti chi deve ripagare debiti universitari accetterà tutto e starà sempre zitto.
E poi boh, son sempre rimasto interdetto dalle borse di studio per meriti sportivi…
“Le condizioni perchè tale licenziamento sia legittimo sono l’effettività delle esigenze aziendali addotte nella motivazione e un preciso nesso di causalità tra le esigenze ed il licenziamento (per es. se licenziano un lavoratore non interessato dal processo di innovazione il nesso non c’è).
”
Se le esigenze sono una riorganizzazione che porterà piu’ utili dunque il nesso non c’è? mi sembra un’interpretazione soggettiva. L’esigenza è proprio quella di conseguire l’obbiettivo primo di un’impresa capitalistica: produrre profitto allocando al meglio i fattori.
Inoltre cosa diresti in una situazione come la mia (ma è tipica delle fusioni): una società che fa utili, perchè oligopolista, che si ritrova pero’ con gravi problemi organizzativi e di efficienza per via di un eccesso di personale, nell’ordine di un 40% in media. Perchè deve essere l’azienda e non lo stato a sobbarcarsi il mantenimento di persone che potrebbero e dovrebbero lavorare altrove?
Non credi che l’allocazione dei fattori produttivi sarebbe molto piu efficiente ( e meno a scapito della componente lavoro) se lasciata libera?
Con cio’ non voglio assolutamente dire che l’azienda non debba sostenere un costo per questo, in termini di liquidazione e soprattutto TASSE pagate. Ma solo che se si tutelassero i lavoratori diversamente, in modo universalistico e non condizionato all’appartenenza a quell’azienda o a quell’altra (come ora in Italia), forse i lavoratori ci guadagnerebbero tutti.
Sull’interpretazione del nesso di causalità non posso che darti torto, non è soggettiva ed è unanimemente condivisa. Se dici di licenziare perchè con le innovazioni che hai apportato non ti servono più due operai a quella macchina ma solo uno non puoi mandare a casa un impiegato contabile.
Hai ragione quando dici che il profitto e l’efficienza sono il fine primario dell’impresa, però l’imprenditore non è l’unica parte in causa ed il laissez-faire è roba d’altri tempi. La parte debole è il dipendente, si deve garantire la ragionevolezza e la motivazione del licenziamento su basi che non sia solo l’arbitrio o la convenienza priva di riscontri positivi sull’occupazione.
Il discorso che fai tu sulla tua società riguarda i licenziamenti collettivi e coinvolge lo Stato, ma si parte sempre dalla riorganizzazione come motivazione accettabile.
Dunque una riorganizzazione finalizzata a maggiori utili per te non è una motivazione plausibile, e sia. Di conseguenza tu e i giudici del lavoro che unaniamamente condividono questa visione ritenete che l’impresa debba sobbarcarsi finalità occupazionali, finalità che in realtà le sono del tutto estranee.
Io invece ritengo che sia al limite lo stato che debba sobbarcarsi l’aiuto ai piu deboli, tramite il welfare fiananziato con le tasse (pagate in buona parte, dalle imprese).
Diversamente è lapalissiano che le aziende assumeranno sempre col contagoccie, e peggio ancora come allo stato attuale creeranno un mercato diviso in classi di piu’ o meno protetti.
Il concetto di “motivazione accettabile” secondo me evolverà, includendo anche le riorganizzazioni.
Certo potrebbe restare anche cosi’, si potrebbe far anche sobbarcare all’aziende tutto il costo sociale delle crisi di disoccupazione.
Bisognerebbe semplicemente appurare se nel medio periodo riuscirebbero a competere con le imprese che invece sono libere di allocare le risorse come meglio credono.
Un po’ come fare boxe con una mano legata, se mi passi il paragone semplicistico.
Cosa ti aspetti da un paese ce demanda alle famiglie il sostegno anche sanitario dei propri congiunti?
Sono d’accordo con molte delle tue idee, il posto di lavoro va conservato e mantenuto perche’ e’ fonte di ricchezza, per l’azienda e dunque per il paese.
In Italia si e’ lavorato tantissimo sulla flessibilita’ in entrata, cioe’ contratti di tipo cocopro, collaborazione e quant’altro, ma non in uscita.
Questo sia per proteggere gli insider, cioe’ chi e’ dentro dunque salvo, ma anche per un altro problema tipicamente italiano: il tuo stipendio aumenta con l’aumentare dell’anzianita’ e non della produttivita’.
In altre parole c’e’ il rischio che molto personale anziano venga scaricato, senza che ci sia per loro un posto in cui riciclarsi.
Jak
Ehm… veramente ho sostenuto che la riorganizzazione rientra nel giustificato motivo oggettivo, come sta scritto anche nell’art 3 della legge 604/1966. Quindi ciò che auspichi già c’è, da tanto.
Quando ho parlato di riscontri positivi sull’occupazione era proprio in relazione ai nuovi posti di lavoro che una riorganizzazione può portare a lungo termine e per accennare alla ratio di norme che richiedono il nesso di causalità.
“c’e’ il rischio che molto personale anziano venga scaricato, senza che ci sia per loro un posto in cui riciclarsi”
Proprio perchè manca il Welfare moderno di cui parlavo!
Ovvio che nessuno vuole lasciare su una strada i piu anziani. Si potrebbe pensare ad un sistema piu’ “costoso” in termini di numero di mensilità per i piu anziani in uscita. E comunque ci sarebbe il sussidio.
Il grande male in Italia è stato proprio questo, la flessibilità in entrata e solo in entrata. Non è stata altro che un palliativo per evitare quella di uscita e dare al sistema una valvola su cui scaricare la sempre piu’ pressante esigenza di flessibilità (indotta dalle trasformazioni economiche globali e la fine del taylorismo), ma scaricarla su chi? SUI GIOVANI, che al momento vengono sfruttati.
L’eccellente lezione di Ichino, Boeri, Giavazzi ,Tabellini etc etc etc è proprio che basterebbe UNA SOLA riforma in uscita per neutralizzare e rendere inutili tutte le misure di flessibilità in entrata, che si potrebbero cancellare con un solo tratto di penna senza colpo ferire.
Concordo, ma faccio notare che sono due riforme:
-possibilita’ di licenziare in base a ristrutturazione
-servizi piu’ efficenti per chi e’ senza lavoro
Il secondo punto potrebbe essere semplicemente un anno di stipendio, periodo entro cui dovresti riuscire a trovare qualcos’altro fosse pure il cameriere.
Per quel che vedo qui in England, la dinamica del mondo del lavoro permette la creazione di posti di lavoro piu’ rapidamente che in Italia quando le cose vanno bene.
PS Segui la Voce? Queste teorie le hanno espresse molto spesso.
Quelli che ho citato sono stati i miei professori. Raramente mi capita di leggere la voce, anche se lo conosco.
Ecco il “Quantum” della liquidazione è una decisione squisatamente politica. In quello non voglio entrare, piu sei di sinistra piu vorrai aumentare il costo di uscita, e viceversa.
Cio’ che metto in discussione è l’irrazionalità di un sistema come il nostro che ammazza l’efficienza ed è anche iniquo verso i giovani.
Secondo me ha degli spunti interessanti la Voce, per quanto non va presa come oro colato.
Sul nostro sistema sono d’accordo, ma tieni presente che abbiamo una storia recente come welfare state, che si è modellato lungo il boom del dopoguerra.
Grazie a tutti per questa interessante discussione.
Vedremo gli sviluppi
Salve a tutti……Io l’unico lavoro a tempo indeterminato che sono riuscito a trovare nella mia vita fino ad oggi (ho 36 anni) è stato da Mc Donald’s, con una carriera fulminante che mi ha portato a raggiungere in breve tempo la fatidica posizione di………Squillano le trombe………”Assistente Direzione Junior”, praticamente il servo della Direttrice, colui che sbriga tutte le beghe che la tipa non riusciva a risolvere (ovviamente per incapacità e non per mancanza di tempo o per altro)…..Ho trascorso ben cinque anni, quasi sei, tra la puzza di fritto e quei panini plastificati che di norma molti ristoranti (perchè i Mc Donald’s stessi amano definirsi ristoranti) vendono anche passato il tempo massimo di scadenza dalla preparazione (ossia dieci minuti)…… il tutto condito da mobbing di quelli seri, poca attenzione alla sicurezza sul lavoro, considerazione del lato umano sotto lo zero, turni di lavoro improponibili, stress a mille, paghe da piccola fiammiferaia (compreso me che tra migliaia di responsabilità che sarebbe lunghissimo elencare, guadagnavo lo stipendio di un semplice impiegato amministrativo nel settore pubblico). Ovviamente mi riferisco in particolare all’azienda presso la quale lavoravo (per fortuna posso usare il passato), ossia una società licenziataria del marchio Mc Donald’s con tanto di franchisee che continua ad arricchirsi spropositatamente assoldando un esercito di filippini pronti a lustrare le piastrelle dei suoi locali e a dire sempre si anche se gli si propone un orario di lavoro che prevede turni spezzati di quattro ore al giorno (due ore a pranzo e due ore a cena)…..Bene, se cercate un lavoro del genere, lo trovate immediatamente in Italia, il regno della grande distribuzione vi aspetta e poi….Buona fortuna!!!! Ovviamente nn mi permetto di generalizzare ma credo di aver colto alcune delle caratteristiche comuni a questo genere di lavori……Della serie ti si trasforma subito da ranocchio a principe, ma un principe con le toppe sulle ginocchia perchè anche se c’hai la cravattina da manager non puoi permetterti nemmeno un affitto senza condividere l’appartamento con almeno due persone…….Un manager eternamente studente!!!!! Che cosa romantica!!!!! Con alle spalle un titolare con tanto di villa faraonica nel Chianti, macchinoni, figli in Inghilterra a studiare, convinto di essere un provetto datore di lavoro…….Semplicemente fuori di testa!!!!!
Ora lavoro da un anno e due mesi nell’esercito degli interinali, nella pubblica amministrazione; mi sembra di essere nel paese dei balocchi, ovviamente nn esiste un termine di paragone tra il mio lavoro precedente e quello che “svolgo” attualmente….. Ma nn so ancora che fine farò alla scadenza del contratto, prevista per Giugno del 2009……Boh, tutto da reinventare, da ricominciare……..E nel frattempo chi mette su famiglia!!! Ma che siete matti!!!! Chi si permette di pensare minimamente all’acquisto di una casa!!!!! Chi si concede l’idea di provare a immaginare di prendere una macchinetta nuova per sostituire il catorcio che ti lascia per strada un giorno si e un giorno no?!!!!!! Al massimo si è disposti a fare sforzi per prendere un ulteriore abilitazione o specializzazione post-laurea, sperando in chissà cosa…..Chi ci pensa più agli oltre tre anni di ricerche per la tesi di laurea, mai pubblicata?!!!!!! tutto è labile, tutto è così….. momentaneo…. Boh…….
Rilassiamoci, tanto c’è ben poco da fare!!!!!
Caro Brunetta come vuoi chiudere tutti i contratti entro Natale, un panettone a Natale, del carbone alla Befana, e per finire un uovo a Pasqua…..State giocando slla pelle di tantissimi lavoratori che a malapena arrivano a 1000 ero al mese……Come volete riprendere l’economia se moltissimi italiani quest’anno non possono nemmeno permettersi di invitare i propri parenti per festeggiare in famiglia. Ci state distruggendo…..State distruggendo il popolo italiano……Noi italiani siamo arrivati al limite della sopravvivenza con questo misero stipendio statale di appena 1000 euro…… Il signor Brunetta non sa che significa vivere con tali stipendi. Se questo governo continua con queste leggi impopolari un giorno il popolo scendera in massa nelle piazze e senza nessun appoggio politico ne di destra, ne di centro e ne di sinistra perchè non ne può più di gente al governo che invece di aiutare distrugge il paese…! Vergognatevi!
Ecco la ns. proposta di “rinnovamento” del contratto a progetto:
http://www.petitiononline.com/cocopro/petition.html
Auguri a tutti i precari!
Salve,
la presente per segnalare questa iniziativa per l’abolizione del contratto a progetto
http://www.petitiononline.com/cocopro/petition.html
Cordiali saluti.