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Siamo Definibili

8 ottobre, 2008 - 13:00 di  
Archiviato in Meccanica delle Cose




Condividi Siamo Definibili. Il Piccolo Diavolo ti ringrazia.
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L’altro giorno ho bevuto un caffè con un coetaneo che mi stava chiedendo alcuni consigli su libri da regalare a un’amica laureanda in letteratura straniera.

Ho suggerito nell’ordine:




  • Ivan lo Scemo di Lev Tolstoj
  • Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry
  • Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici) di Piergiorgio Odifreddi
  • 1984 di George Orwell

Il mio coetaneo ha lasciato la tazzina a mezz’aria, come se non trovasse più la bocca. Mi ha guardata con gli occhi spalancati, direi esterrefatti. Ha abbozzato un mezzo sorriso di imbarazzo e mi ha detto a voce bassa : ” sei una sovversiva comunista”!

Ora…so che non scherzava, perché era letteralmente spaventato e di mio,  mi sono limitata a finire il caffè e a ridere ( sfacciatamente, lo ammetto  ) del suo timore. Aggiungo, inoltre, che da romantica quale sono quei libri mi hanno lasciato ciascuno una poesia e anche un insegnamento. E punto!

Ma ci ho pensato un po’ nei giorni che sono seguiti al curioso incontro e ho trovato in me una piccola verità, non assoluta, ma mia.

Per qualcuno , noi siamo ciò che indossiamo.

Per qualcuno, noi siamo ciò che gli altri pensano di noi pur senza averci mai conosciuti.

Per qualcuno, noi siamo ciò che gli altri desiderano vedere, anche quando non ci sono i margini per vederlo.

E per qualcuno, siamo ciò che leggiamo.

Ho come la sensazione che la  nostra identità sociale passi anche attraverso i giornali che compriamo ed i libri che leggiamo e che a un certo punto ci definisca. Si, la società ci definisce per ciò che leggiamo.

Non starò qui a dire se sono o meno una “sovversiva comunista “, non credo possano interessare le mie inclinazioni politiche , ma mi sono accorta dopo quell’incontro, che molte persone si guardano fra loro titubanti a seconda del quotidiano che comprano all’edicola o che sfogliano al mattino al bar mentre si beve un cappuccino.

E’ come se la definizione di destra o di sinistra , di fascista o di comunista, sia contenuta nella carta del giornale o nei libri che scegliamo o suggeriamo.

E mi domando: ma è così importante nella nostra società definire una persona?

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Comments

72 Risposte a “Siamo Definibili”
  1. simona_rm scrive:

    Che bellissima riflessione Piccolo D. Proprio bella.

    “Ho come la sensazione che la nostra identità sociale passi anche attraverso i giornali che compriamo ed i libri che leggiamo e che a un certo punto ci definisca. Si, la società ci definisce per ciò che leggiamo.”

    io penso che la nostra identità sociale, passi attraverso tutto quello che facciamo, diciamo e compriamo. Proprio tutto.
    Poi c’è chi -questa identità- ha bisogno di definirla in maniera esatta, così appiccica etichette un po’ ovunque ed anche a sproposito.
    Non ce la farei mai a definire “sovversiva comunista” una che mi consiglia il “piccolo principe”….mi sa che sono gli altri titoli che hanno spiazzato il tuo amico. :) (secondo me non li neanche letti).

    messaggio per tutti:
    astenetevi dal regalare libri a laureande in letteratura: come si fa, si sbaglia. Rischiate di vedervi demoliti titoli che per voi sono stati vitali.

  2. grick scrive:

    Il piccolo principe, futuro re dei comunisti sovversivi!

    Tra un po’ cado dalla sedia :D

    • Il problema col piccolo principe è che la storia di un’opera è anche la storia dei suoi lettori e che probabilmente (ipotesi) il Piccolo Principe viene associato a chi, magari di sinistra, lo ha proposto…

  3. Il Gobb scrive:

    Io non penso che la nostra identità sociale passi attraverso “tutto quello che facciamo, diciamo e compriamo”, come dice Simona. Io SO che è così ^______^
    In base a che altro, se no?
    Cosa ci definisce se non ciò che siamo? E come si determina e si esprime ciò che siamo? Con le nostre scelte, i nostri comportamenti e le nostre parole.

    Non mi dilungo sul ruolo che stereotipi e pregiudizi (tutte cose legittime e utilissime di cui, spesso, si abusa, sostituendole alla conoscenza diretta della realtà e smettendo di farsi domande) hanno nel processo, ma sì, siamo anche quello che leggiamo.
    O meglio: quello che CI PIACE leggere, quello che reputiamo significativo per noi e la nostra personalità, quello che ci cambia punto di vista e ci induce riflessioni.

    Più su non volevo essere critico, capisco che quando ci si accorge della cosa per la prima volta è un po’ “scioccante”, è successo anche a me ^_____^
    Dopotutto questo tipo di processi e meccanismi è abbastanza implicito, di solito: fanno parte del funzionamento interno sia nostro che delle persone che abbiamo accanto, quindi sono difficili da vedere, troppo vicini.
    Scorprirli è sorprendente ^^

    Personalmente, quando anni fa lavoravo in Telecom e entravo col Manifesto sottobraccio, rimediavo occhiatacce e battutine a profusione… siamo catalogabili. La profondità e il dettaglio di questa catalogazione dipende dai filtri con cui gli altri ci guardano ^___^

    • Il punto è che quello che facciamo, diciamo, compriamo non è ciò che siamo ma la superficie di ciò che siamo, che, come tale, è interpretabile anche in due modi opposti (un buon oratore lo sa e ti rivolta come un calzino) ma non è da quello che la gente ci vede.
      Una persona, e dirò qualcosa di poco condivisibile dal senso comune, si giudica o almeno si guarda sulla base di quello che pensiamo siano le sue intenzioni originarie, i suoi pensieri, indovinati per approssimazione sulla base di ciò che fa, dice, compra (Il “processo alle intenzioni” è in realtà quotidiano!). Che poi questa operazione sia brutale, indebita e contenga un grado di presunzione (sia nel senso che si presume che di quello che si crede di essere in una posizione più elevata che in realtà rispetto all’interlocutore) io non lo nego.

  4. E mi domando: ma è così importante nella nostra società definire una persona?

    Per capire in che direzione siamo diretti, e come siamo diretti soprattutto…
    ASSOLUTAMENTE SI.

    Ma ti dirò…PD….anzi meglio piccolo diavolo :P ….il problema sorge non quando incontri un amico, un conoscente, un tale con un giornale o un libro sotto al braccio.
    Il problema sorge quando il “TALE” legge al massimo bollette telefoniche o scontrini di supemercati: il tale in questione è indefinibile.
    Se tutti ci limitassimo a leggere solo scontrini e bollette non andremmo in nessuna direzione, in nessun modo.
    Tant’è che a parere mio è meglio essere “definibili” o “catalogati”, compresi pregiudizi e parallelismi che non esserlo per niente.
    Meglio avere un’idea e la capacità di poterla coltivare, che non averla proprio, ed ignorare di averla.

    • Francesca scrive:

      Sì ma dai come fai a catalogare in base ai libri?
      Ho un amico che ne legge tre contemporaneamente (non so come faccia) di argomenti diversi e “tendenze” (se così vogliamo chiamarle) diverse: uno così ti spiazzerebbe.

  5. francy68 scrive:

    beh sì,
    certo siamo ciò che leggiamo, facciamo, diciamo…o meglio, per dirla con Pirandello, gli altri ci interpretano secondo ciò che vedono (o che gli facciamo vedere). Poi sta a noi “trovarci” evitando di preoccuparci troppo per i vari ruoli che gli altri ci attribuiscono (e che comunque pesano).

    Certo che comunista per il piccolo principe…(devo ammettere che non l’ho mai digerito il piccolo principe, boh forse perchè l’ho letto in francese, non so, non mi ha mai detto niente).

    Ma quel comunista di Orwell…eheh…lui, comunista o no, aveva capito tutto…
    a proposito di maschere e di pregiudizi, devo ammettere che io scapperei a gambe levate da chi osa criticarmi 1984 (o la fattoria degli animali).

    Se posso permettermi una piccola critica, però c’era una grossa dimenticanza, la prossima volta consigliali “Fahrenheit 451″ di Ray Bradbury…secondo me comincerà a chiedere dell’acqua santa e a recitare anatemi in latino.

    • simona_rm scrive:

      wow, il piccolo principe in francese! Ullalà!
      Io l’ho letto in italiano e non l’ho digerito lo stesso. L’ho trovato un po’ irritante e un po’ ovvio (tipo: Candido di Voltaire).

      • francy68 scrive:

        evvai, non sono il solo insensibile…

        ok al grido “il re è nudo”, apriamo la crociata contro saint-exupery…(che il piccolo diavolo ci perdoni…).

        • simona_rm scrive:

          In effetti è un libro (libretto, sarebbe meglio) che ha conquistato tutti quelli che lo hanno letto, tu sei la prima persona che incontro a non averlo apprezzato….mi sa che siamo in 2 in tutto il globo!
          Il mio problema credo sia stata “l’aspettativa” troppo alta. Me ne parlavano in modo estasiato tutti, mi sono detta: -devo leggerlo!- ….era meglio di no. Ho avuto lo stesso problema con un altro “libretto”: Il Profeta di Gibran

          alla crociata contro saunt-ex. però non vengo :D , ho letto anche “volo di notte”, non era malissimo (comunque, penso sia stato migliore come pilota che come scrittore….anche se è sparito in fondo all’Atlantico…mi sembra)

          • simona_rm scrive:

            “saunt”, scusa.
            E’ che la “i” e la “u” sono vicine….. ;)

            • Francesca scrive:

              eheeh non mi offendere il piccolo principe!
              Sì dovevi leggerlo quando non ne parlava nessuno, come me alle elementari.
              Per capirlo però ho dovuto rileggerlo alle medie.
              A me è piaciuto tanto perchè ha le sue morali e non tutti i libri (libretti) così ne hanno…

              • simona_rm scrive:

                si, uno dei problemi nella lettura è stato quello di essere fuori target: avevo 22 anni :mrgreen: (me ne vergogno un po’, poco però, meglio tardi che mai)

          • francy68 scrive:

            Anche volo di notte mi è toccato leggere in francese (detestavo francese al liceo, colpa dell’insegnante, però mi sembra che la letteratura francese abbia raggiunto vette ben più alte del buon S.E., che mi sembra soprravalutato anziché no)…

            Volo di notte è già meglio del piccolo principe, ma non posso dire che mi abbia lasciato dentro granchè…gusti personali per carità, ma insomma fra le vette raggiunte da un Orwell e un Saint-Exupery, per me ce ne passa.

    • “Fahrenheit 451″ di Ray Bradbury…
      Perchè, ha qualcosa di comunista? Semmai è antiberlusconiano (bellissima la parte sulla TV) ma non implica, checchè ne dica il Cavaliere, che sia comunista. E’ pacifista e esalta la cultura a dispetto di una società di persone senza identità. Ma, già detto, la storia di un libro è anche quella dei suoi lettori, perciò nel momento in cui è stato citato in forma di titolo dal “comunista” Michael Moore, è diventato un libro “rosso” (ipotesi)

  6. Pierluigi scrive:

    bel pezzo, anche se la prima riflessione che mi è venuta è:
    magari i libri avessero nella società di oggi l’importanza che tu gli riconosci: secondo me, purtroppo, non più di 1 italiano su 10 hanno letto almeno 1 dei 4 libri menzionati nell’articolo…

    quanto a 1984, da quanto ne so, e dagli orrori rappresentati nel libro, credo che nello scriverlo orwell si sia ispirato all’unione sovietica più che al nazismo. vi ricordate i piani quinquennali, la riscrittura dei libri di storia, etc.?

    • francy68 scrive:

      si era sicuramente ispirato al comunismo, il punto è che descrive una società ipertotalitaria, controllata dai mezzi di informazione e nettamente divisa fra una plebe totalmente senza diritti e una classe dirigente comunque asservita e strettamente controllata dai megavertici.
      Qualcosa a metà fra il comunismo sovietico, la Roma di fine repubblica (ultimi 2 secoli avanti cristo)…e anche le finte democrazie occidentali di inizio 3° millennio.
      Insomma, come tutti i grandissimi, aveva letto ed estrapolato molto bene delle dinamiche (purtroppo) molto più comuni di quanto ci si illuda…

    • Tritumbani scrive:

      Io ne ho letti 2 su 4, quol dire che per ODifreddi provvederò a breve (aspetto la versione scontata su IBS), ma ne ho altri 3, va bene lo stesso? per Tolstoj guerra e pace mi ha sconvolto non so se ce la farò,

      condivido bradbury ed huxley

      sono un pericoloso comunista anche io?

  7. ventopiumoso scrive:

    ecco condivido sia il gobb che cogitoergovomito. noi siamo, per forza di cose, quello che leggiamo. ed anche chi frequentiamo, chi amiamo, chi odiamo, chi ci lascia indifferenti. siamo quello che mangiamo e come lo mangiamo. siamo come guidiamo, come camminiamo, come tutte le cose che facciamo. non è necessariamente negativo. per carità, spesso sì, perché si vuole sempre catalogare in schemi rigidi e semplicistici. e poi si usano i nostri strumenti per valutare gli altri.

    @pierluigi su 1984: orwell si riferiva sì all’urss. ma nella sua prefazione e nei suoi scritti diceva: attenti, accade lì, ma sta accadendo anche da noi. e nello stesso filone metto “fahreneith 451″ di bradbury; e “il mondo nuovo” di huxley. dipingono, come 1984, una fusione fra l’urss e l’occidente. sui meccanismi di potere e consenso sono per me fondamentali due libri, che cito sempre: “la fabbrica del consenso” e “capire il potere” di chomsky.

    e poi, infine, credo che non si legga più.

  8. Francesca scrive:

    Beh, io mi sono beccata della comunista perchè ho detto che non si poteva lavorare 12 ore di fila in un magazzino a temperatura 0 – 4 gradi, figurati!

    Secondo me la questione fondamentale è che tutti ci riempiamo di parole per sentito dire (grazie anche al Nano Magico) che forse pochi conoscono davvero.
    Ora è il momento di “sovversivo”o “eversivo”, “comunista” lo è da un pò.
    E la maggior parte delle persone lo usa come un’offesa (sempre per sentito dire).
    Da morire dal ridere.

    Come Il Gobb credo che la nostra identità passi attraverso tutto, parte dalle scelte e il resto sono un concatenarsi di conseguenze.
    Sono le etichette alla quale sono molto allergica.
    Molte persone le appiccicano perchè non sanno veramente “fare il profilo” (passatemi il termine) della persone in questione e quindi si permette di etichettare per non cercare di capire nel profondo la persona che ha di fronte.
    Etichettare “risolve” molte questioni, la storia ne è piena…

  9. Carlo Fronteddu scrive:

    Diamine pare che qualcuno legga ancora solo i libri che non sono stati messi all’indice!
    C’è da sbellicarsi.
    Poi che popo di libri sovversivi, il tuo amico non dovrebbe giudicare i libri dalla copertina e le persone dai libri che legge :-D
    Ricorda comunque quella riflessione che un pò di tempo fa fece il comandante a proposito dell’intellettualismo di sinistra.

  10. Credo lo sia da che mondo è mondo…e con questo non dico che sia giusto.
    E’ un istinto primordiale, forse arroccato nella parte più antica del nostro cervello…probabilmente per salvaguardarci da possibili nemici, aggressori, antagonisti. In Italia, poi, è sicuramente lo sport nazionale…ancor prima del calcio.

    • Volendo poi essere estremamente pedante…diciamo che in questo senso secoli di inquisizione non ci hanno aiutato con questo brutto viziaccio.

      Comunque, in senso generale, concordo con Simona…siamo tutto ciò che leggiamo, ascoltiamo, mangiamo, beviamo, compriamo, regaliamo, etc…etc…etc…

      • fabio scrive:

        Si teme cio’ che non si capisce, Si teme cio’ che non si capisce, Si teme cio’ che non si capisce, Si teme cio’ che non si capisce, Si teme cio’ che non si capisce, Si teme cio’ che non si capisce, Si teme cio’ che non si capisce,

        • cosa vorrebbe dire? cosa vorrebbe dire? cosa vorrebbe dire? cosa vorrebbe dire? cosa vorrebbe dire? cosa vorrebbe dire? cosa vorrebbe dire? cosa vorrebbe dire? cosa vorrebbe dire? cosa vorrebbe dire?

        • simona_rm scrive:

          non ho capito l’ultima parola…potresti ripetere
          (scherzo) ;)

          • fabio scrive:

            Scusate la forma, ma la frase mi piaceva troppo.. :-)

            Alle volte le persone dicono “no!” piuttosto che dire :”non ho capito, ripeti”. Alle volte dicono “questa idea non va” piuttosto che dire: “non ho capito spiegami meglio”…cosi’ muoiono le idee

            Ciao ciao

            • E, di grazia, cosa ha a che fare con quanto dicevo?

              (sono de coccio??)

              • simona_rm scrive:

                e si che oggi coccieggi.

                Credo che Fabio abbia condensato quello che dicevi tu: l’umana (probabilmente ancestrale) necessità di etichettare e classificare l’altro da noi, per poterlo sempre definire e meglio riconoscere. Magari sbagliando, ma salvandosi così da quell’insicurezza che ci procura il non conoscere (o ri-conoscere) chi abbiamo difronte. Poi lo ha ripetuto in maniera autistica, per richiamare la compulsione insita in questo comportamento.

                mamma mia CP…che fatica! Dopo tutto questo giro di parole…ho un po’ di mal d’auto…..

  11. fabio scrive:

    Siamo quello che leggiamo! Si! decisamente. Alcuni lo sono perche’ leggono quello che vogliono essere, altri lo sono perche’ diventano quello che leggono. L’importante e’ che la coscenza si formi e non si condizioni. Sono convinto che se gli Italiani leggessero di piu’, saprebbero argomentarle un po’ meglio le loro convinzioni, i loro punti di vista forse non sempre cambierebbero ma sarebbero piu’ genuini, piu sfumati. Io mi diverto quando si parla di “Sinistra divisa” e la si contrappone a “Destra compatta”. La divisione puo’ essere un segno di diversita’ di opinione, di presenza di sfumature, a differenza del mettersi in riga e sugli attenti da parte di chi non ha coscenza ne’ idee.

    La mia lista sarebbe:

    Narciso e Boccadoro di Herman Hesse
    1984 di George Horwell
    Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati
    Il processo di Franz Kafka

  12. ilBuonPeppe scrive:

    Condivido quello che hanno detto in tanti: in parte siamo quello che leggiamo, ma anche tante altre cose. Si possono leggere anche cose che non condividiamo, ed è comunque un modo per confrontarsi e crescere.

    ma è così importante nella nostra società definire una persona?

    Il problema non è la “definizione” di una persona che, se fatta con onestà intellettuale, non ha niente di male in sè e può anche essere utile nei rapporti.
    Il problema è che di solito le persone vengono “etichettate”; cioè gli si applicano definizioni preconcette e superficiali, basate solo su certi aspetti, quando non addirittura campate per aria.
    Definire “comunista” una persona perchè legge Orwell, è da stupidi; tanto più perchè di solito il termine viene utilizzato come insulto.

  13. Stefania scrive:

    ma ma ma…io pensavo che TUTTI avessero letto quei libri!!!!!!! invece sono anche io una sovversiva comunista e non lo sapevo nemmeno O_O

  14. Chi è senza peccato scagli la prima pietra: io per prima giudico e analizzo una persona che non conosco in base a quale quotidiano sfoglia, a come si veste, a quale libro occhieggia da Feltrinelli. Credo sia inevitabile soprattutto in considerazione che, proprio come mi succede per i libri, mi piacerebbe conoscere tutti. Ma il tempo non è sufficiente e allora sono costretta a fare una cernita e la faccio in base alle affinità. Ho amici che leggono regolarmente Il Giornale, Il Foglio e Libero. Ma sono amici che ho avuto modo e maniera di conoscere a fondo e quindi ho potuto superare l’ostacolo, a volte insormontabile, delle loro convinzioni politiche. Quando si trovano persone intelligenti, ci si trova a contatto giorno per giorno, si può parlare di tutto, anche di idee assolutamente opposte sulle cose del mondo.

  15. OsteLinus scrive:

    Ha abbozzato un mezzo sorriso di imbarazzo e mi ha detto a voce bassa : ” sei una sovversiva comunista”!

    so che non è elegante… e che insomma certe cose un po’ mi vergogno… ma… che fai stasera? :-)

  16. Come già si diceva tempo fa, lo stereotipo ha una sua dignità in quanto strumento conoscitivo. Esso tuttavia deve la sua esistenza all’ induzione (una forma di generalizzazione a ben vedere) che ha diverse controindicazioni, la principale delle quali è che può facilmente essere indebiti. In realtà comunque l’uomo non ha mai gli strumenti per fare una generalizzazione perfetta e inattaccabile (dovrebbe conoscere ogni cosa…)e alcune categorie anche negli studi umanistici e forse (non me ne intendo) persino nelle scienze hanno una base obiettiva ma sono più che altro punti di riferimento nel mare della varietà. Qualcuno ha categorie generalizzate in modo più radicale degli altri e, che lo sappia o meno, rinuncia ad un grado di conoscenza della realtà.

  17. Vortexmind scrive:

    Intendi dire se mi vengono i brividi se una persona ha in mano “Libero” o la “Padania”? In genere si.

  18. Lo Zio Giorgio scrive:

    Il problema mi sembra più che altro squisitamente tuo:
    hai degli amici di merda.
    Non ti preoccupare, è una cosa purtroppo molto diffusa, ma cerca di fare qualcosa, seleziona meglio le persone che frequenti.

    P.S. scusa, ho riletto adesso che hai usato il termine “coetaneo” e non “amico”.
    Vabbè, fai finta che non abbia detto niente. Però puoi sempre trarre diletto dall’immaginare questo babbeo che racconta di aver conosciuto una “sovversiva comunista”, sorseggiando brandy davanti al caminetto del Circolo degli Intellettuali di Destra (%@&?????)…

    • fabio scrive:

      esistono intellettuali di destra? A me sembra un’ossimoro

      • Destra e sinistra sono solo convenzioni che oggi servono ai soliti noti per aizzare le loro “tifoserie” contro “gli altri”.

        Il mondo non e’ piu’ diviso in modo verticale, ma orizzontale. D’altronde lo e’ sempre stato.

        La parentesi storica della destra e della sinistra e durata neppure 100 anni.

        Adesso tutto ritorna in condizione normale: chi sta in alto della piramide e chi sta in basso.

        E fra chi sta in alto ci sono anche gli intellettuali, non dubitare.

        • francy68 scrive:

          interessantissima osservazione Klara, la quoto praticamente tutta, tranne l’ultima frase.

          Io penso che ai vertici della piramide si arrivi in due modi:
          -erediti una posizione sociale di prim’ordine (ci sta, non hai meriti, ma nemeno demeriti…)
          -misura del pelo sullo stomaco: più pelo, più in alto sali e i nostri politici e manager pubblici e privati mi sembra che confermino tutti questa impressione.

          Anche gli intellettuali sono una mera astrazione, ce ne saranno in alto, in basso e a metà…a seconda del pelo o dell’eredità.

          In Italia poi, se pensi a come vengono trattati gli insegnanti, direi che stanno tendenzialmente in basso, sia nella scala economica che in quella sociale…e questa mi sembra sia un effetto che una causa del nostro disfacimento sociale.

          • La mia osservazione era sul fatto che gli intellettuali stanno da tutte le parti.
            Altra cosa e’ invece la loro concentrazione in una parte o in un’altra.

            • fabio scrive:

              Alcune idee che sono le fondamenta di questa coalizione di governo (che si definisce di destra), danno poco spazio all’intelletto, ma e’ una scelta loro, non mia. Non dico che siano cretini, anzi sono molto furbi e bravi nella manipolazione e nella lacrimazione da coccodrillo, e’ che dubito vi siano idee….io sento solo slogan.

              Saluti

  19. Domanda intelligentissima quanto la risposta scontata.
    Hai mai parlato di filosofia orientale con una persona che nel 2008 va in giro con la svastica (presente su alcuni Budda) o che legge gli articoli su Uomini e Donne di Maria de Filippi.
    Non so, io in genere no.

    Dario, dottore in sto cavolo ma che c’entra con la Sociologia.

    ITALY ITALIA
    Vienimi a trovare sul blog se ti va, piacere.

    PS: la domanda è interessantissima e migliaia di sociologi se la sono posta.
    Ora nessuno nega l’influenza della ACCULTURAZIONE e SOCIALIZZAZIONE.
    Meglio essere noioso in un PS, non trovi?

    • icy scrive:

      Hem, quella presente su alcuni budda non è la svastica. Nonostante sia un errore comune, la svastica è un simbolo che pur legato con quello presente sui budda (e molto diffuso tra le popolazioni indoeuropee preistoriche) ne è di fatto il complemento. La svastica “vera” è orientata in senso opposto al simbolo di quei budda, e fu fatta in quel modo per tracciare una linea di continuità con la supposta razza ariana indoeuropea, l’orientazione opposta invece fu usata per spregio verso il significato e le popolazioni che adottavano quel simbolo.

      • simona_rm scrive:

        Il simbolo presente nell’arte orientale, sia buddista che induista, è esattamente uno svastica. Così come quello adottato dal III R. Anche se l’orientamento di quest’ultimo è invertito rispetto all’originale, cosa alla quale è stata data più di una spiegazione. Scusa, non voglio sembrarti saccente, ma l’arte orientale è materia mia. ;)
        ciao

        • Il simbolo è detto manji ed è benaugurale. E’ Hitler che l’ha adottato in seguito col medesim significato positivo (dal suo discutibile punto di vista, ovviamente). Rimproverare ad un indiano di esporre un manji sarebbe come scalpellare via i fasci littori dalle statue romane e neoclassiche perchè in seguito furono usati politicamente dal Duce…

        • icy scrive:

          So che potrebbe sembrare capziosa come risposta, ma di fatti io ho scritto la svastica e non una svastica ;) La svastica è una svastica, non è vero il viceversa, l’articolo determinativo identifica usualmente la svastica per antonomasia, quella più nota, portatrice di quei valori che sono poi stati rifiutati. Per il termine Manji, pensavo fosse la traduzione japponese del termine hindi swastika.

  20. Oris scrive:

    E mi domando: ma è così importante nella nostra società definire una persona?

    Definire è limitare, dare uno spazio e un ruolo, eliminare l’ignoto, riuscire a collocare in un settore ben definito ciò che era oscuro e quindi inquietante, disturbante… anche in queste pagine, pochi (purtroppo) riescono a scambiarsi opinioni fregandosene di mettere l’altro in una “scatola”.

    La risposta quindi, per me è :sì.

  21. icy scrive:

    Per la domanda finale c’è bisogno di operare dei distinguo. Il primo è sulla società attuale. Se si considera la società come quella che definisce effettivamente la maggioranza (per quantità quindi) del pensiero italiano, la domanda non andrebbe nemmeno posta in quanto ovvia. Se per società attuale definissimo invece una espressione delle effettive conquiste fatte negli ultimi diecimila anni di storia, dove la ragione, le persone e l’uomo capeggiano al centro del sistema comunque la risposta sarebbe affermativa, ma per motivazioni più “complesse”.
    Non vado ad approfondire le motivazioni etologiche per cui la categorizzazione è un fattore “vincente”, ma vorrei sottolineare come antropologicamente dare giudizi parziali (come lo sono tutti i giudizi) in base a poche informazioni comunque resta un fattore che ci permette di “aggiustare” l’approccio verso l’ignoto che andiamo via via scoprendo.
    Facendo anche un parallelismo accennato con la psicologia, l’espressione delle emozioni base (rabbia, paura, tristezza, gioia, etc.) è determinata da reazioni che si fondano su giudizi parziali e su categorizzazioni sommarie, a volte errate, ma retaggio di un passato che può essere ben parafrasato dalle parole di Y.Gagarin “Meglio sbagliarsi in fretta che avere ragione troppo tardi”.
    Di una persona tutto la definisce, quello che sconcerta spesso (oltre a ricordarsi che si può parlare di se anche senza proferire parola) è che quello che appare è differente da quanto raccontiamo a noi stessi. La categorizzazione ci fa paura perché, come hanno già detto, significa rinchiudere e limitare, ma chi la pensa così sta a sua volta categorizzando perché di fatto non ammette la possibilità che si cambii idea, che la categorizzazione sia invece un processo attivo e fluido. Categorizzare non è un problema, lo diventa quando le categorie vengono prese come l’unica fonte di informazione, sono applicate rigidamente e senza possibilità di cambiamento.

    • Ogni conoscenza che non sia dogma è provvisoria, dato che un uomo non ha mai tutti gli elementi necessari ad una decisione definitiva

      • icy scrive:

        Non è del tutto corretto. Un uomo può avere anche tutti gli elementi necessari ma non può mai dimostrarlo o arrivare necessariamente alla conoscenza assoluta. È quindi possibile raggiungere una conoscenza assoluta, ma non è possibile dimostrare che tale conoscenza sia definitiva.

  22. Silent Enigma scrive:

    Come ti capisco, diavolo.
    Non sai quanto

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