Siamo Definibili
8 ottobre, 2008 di Il Piccolo Diavolo
Archiviato in Meccanica delle Cose
L’altro giorno ho bevuto un caffè con un coetaneo che mi stava chiedendo alcuni consigli su libri da regalare a un’amica laureanda in letteratura straniera.

Ho suggerito nell’ordine:
- Ivan lo Scemo di Lev Tolstoj
- Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry
- Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici) di Piergiorgio Odifreddi
- 1984 di George Orwell
Il mio coetaneo ha lasciato la tazzina a mezz’aria, come se non trovasse più la bocca. Mi ha guardata con gli occhi spalancati, direi esterrefatti. Ha abbozzato un mezzo sorriso di imbarazzo e mi ha detto a voce bassa : ” sei una sovversiva comunista”!

Ora…so che non scherzava, perché era letteralmente spaventato e di mio, mi sono limitata a finire il caffè e a ridere ( sfacciatamente, lo ammetto ) del suo timore. Aggiungo, inoltre, che da romantica quale sono quei libri mi hanno lasciato ciascuno una poesia e anche un insegnamento. E punto!
Ma ci ho pensato un po’ nei giorni che sono seguiti al curioso incontro e ho trovato in me una piccola verità, non assoluta, ma mia.
Per qualcuno , noi siamo ciò che indossiamo.
Per qualcuno, noi siamo ciò che gli altri pensano di noi pur senza averci mai conosciuti.
Per qualcuno, noi siamo ciò che gli altri desiderano vedere, anche quando non ci sono i margini per vederlo.
E per qualcuno, siamo ciò che leggiamo.
Ho come la sensazione che la nostra identità sociale passi anche attraverso i giornali che compriamo ed i libri che leggiamo e che a un certo punto ci definisca. Si, la società ci definisce per ciò che leggiamo.
Non starò qui a dire se sono o meno una “sovversiva comunista “, non credo possano interessare le mie inclinazioni politiche , ma mi sono accorta dopo quell’incontro, che molte persone si guardano fra loro titubanti a seconda del quotidiano che comprano all’edicola o che sfogliano al mattino al bar mentre si beve un cappuccino.
E’ come se la definizione di destra o di sinistra , di fascista o di comunista, sia contenuta nella carta del giornale o nei libri che scegliamo o suggeriamo.
E mi domando: ma è così importante nella nostra società definire una persona?
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Che bellissima riflessione Piccolo D. Proprio bella.
“Ho come la sensazione che la nostra identità sociale passi anche attraverso i giornali che compriamo ed i libri che leggiamo e che a un certo punto ci definisca. Si, la società ci definisce per ciò che leggiamo.”
io penso che la nostra identità sociale, passi attraverso tutto quello che facciamo, diciamo e compriamo. Proprio tutto.
(secondo me non li neanche letti).
Poi c’è chi -questa identità- ha bisogno di definirla in maniera esatta, così appiccica etichette un po’ ovunque ed anche a sproposito.
Non ce la farei mai a definire “sovversiva comunista” una che mi consiglia il “piccolo principe”….mi sa che sono gli altri titoli che hanno spiazzato il tuo amico.
messaggio per tutti:
astenetevi dal regalare libri a laureande in letteratura: come si fa, si sbaglia. Rischiate di vedervi demoliti titoli che per voi sono stati vitali.
non li HA neanche letti
…perdo pezzettini di me….
Ragazzi non tutti sanno leggere….;-)))
Il piccolo principe, futuro re dei comunisti sovversivi!
Tra un po’ cado dalla sedia
Il problema col piccolo principe è che la storia di un’opera è anche la storia dei suoi lettori e che probabilmente (ipotesi) il Piccolo Principe viene associato a chi, magari di sinistra, lo ha proposto…
Io non penso che la nostra identità sociale passi attraverso “tutto quello che facciamo, diciamo e compriamo”, come dice Simona. Io SO che è così ^______^
In base a che altro, se no?
Cosa ci definisce se non ciò che siamo? E come si determina e si esprime ciò che siamo? Con le nostre scelte, i nostri comportamenti e le nostre parole.
Non mi dilungo sul ruolo che stereotipi e pregiudizi (tutte cose legittime e utilissime di cui, spesso, si abusa, sostituendole alla conoscenza diretta della realtà e smettendo di farsi domande) hanno nel processo, ma sì, siamo anche quello che leggiamo.
O meglio: quello che CI PIACE leggere, quello che reputiamo significativo per noi e la nostra personalità, quello che ci cambia punto di vista e ci induce riflessioni.
Più su non volevo essere critico, capisco che quando ci si accorge della cosa per la prima volta è un po’ “scioccante”, è successo anche a me ^_____^
Dopotutto questo tipo di processi e meccanismi è abbastanza implicito, di solito: fanno parte del funzionamento interno sia nostro che delle persone che abbiamo accanto, quindi sono difficili da vedere, troppo vicini.
Scorprirli è sorprendente ^^
Personalmente, quando anni fa lavoravo in Telecom e entravo col Manifesto sottobraccio, rimediavo occhiatacce e battutine a profusione… siamo catalogabili. La profondità e il dettaglio di questa catalogazione dipende dai filtri con cui gli altri ci guardano ^___^
Il punto è che quello che facciamo, diciamo, compriamo non è ciò che siamo ma la superficie di ciò che siamo, che, come tale, è interpretabile anche in due modi opposti (un buon oratore lo sa e ti rivolta come un calzino) ma non è da quello che la gente ci vede.
Una persona, e dirò qualcosa di poco condivisibile dal senso comune, si giudica o almeno si guarda sulla base di quello che pensiamo siano le sue intenzioni originarie, i suoi pensieri, indovinati per approssimazione sulla base di ciò che fa, dice, compra (Il “processo alle intenzioni” è in realtà quotidiano!). Che poi questa operazione sia brutale, indebita e contenga un grado di presunzione (sia nel senso che si presume che di quello che si crede di essere in una posizione più elevata che in realtà rispetto all’interlocutore) io non lo nego.
E mi domando: ma è così importante nella nostra società definire una persona?
Per capire in che direzione siamo diretti, e come siamo diretti soprattutto…
ASSOLUTAMENTE SI.
Ma ti dirò…PD….anzi meglio piccolo diavolo
….il problema sorge non quando incontri un amico, un conoscente, un tale con un giornale o un libro sotto al braccio.
Il problema sorge quando il “TALE” legge al massimo bollette telefoniche o scontrini di supemercati: il tale in questione è indefinibile.
Se tutti ci limitassimo a leggere solo scontrini e bollette non andremmo in nessuna direzione, in nessun modo.
Tant’è che a parere mio è meglio essere “definibili” o “catalogati”, compresi pregiudizi e parallelismi che non esserlo per niente.
Meglio avere un’idea e la capacità di poterla coltivare, che non averla proprio, ed ignorare di averla.
Sì ma dai come fai a catalogare in base ai libri?
Ho un amico che ne legge tre contemporaneamente (non so come faccia) di argomenti diversi e “tendenze” (se così vogliamo chiamarle) diverse: uno così ti spiazzerebbe.
ohi ohi ohi…questa cosa della lettura multipla la faccio anch’io…è una compulsione che ho da un paio di anni….e un po’ la soffro….secondo te è grave?
io mi perderei…e farei fatica a concentrarmi ma conosco più di una persona che lo fa’…sarà trandy, boh!
Non è grave Simo, grave è non leggere.
beh sì,
certo siamo ciò che leggiamo, facciamo, diciamo…o meglio, per dirla con Pirandello, gli altri ci interpretano secondo ciò che vedono (o che gli facciamo vedere). Poi sta a noi “trovarci” evitando di preoccuparci troppo per i vari ruoli che gli altri ci attribuiscono (e che comunque pesano).
Certo che comunista per il piccolo principe…(devo ammettere che non l’ho mai digerito il piccolo principe, boh forse perchè l’ho letto in francese, non so, non mi ha mai detto niente).
Ma quel comunista di Orwell…eheh…lui, comunista o no, aveva capito tutto…
a proposito di maschere e di pregiudizi, devo ammettere che io scapperei a gambe levate da chi osa criticarmi 1984 (o la fattoria degli animali).
Se posso permettermi una piccola critica, però c’era una grossa dimenticanza, la prossima volta consigliali “Fahrenheit 451″ di Ray Bradbury…secondo me comincerà a chiedere dell’acqua santa e a recitare anatemi in latino.
wow, il piccolo principe in francese! Ullalà!
Io l’ho letto in italiano e non l’ho digerito lo stesso. L’ho trovato un po’ irritante e un po’ ovvio (tipo: Candido di Voltaire).
evvai, non sono il solo insensibile…
ok al grido “il re è nudo”, apriamo la crociata contro saint-exupery…(che il piccolo diavolo ci perdoni…).
In effetti è un libro (libretto, sarebbe meglio) che ha conquistato tutti quelli che lo hanno letto, tu sei la prima persona che incontro a non averlo apprezzato….mi sa che siamo in 2 in tutto il globo!
Il mio problema credo sia stata “l’aspettativa” troppo alta. Me ne parlavano in modo estasiato tutti, mi sono detta: -devo leggerlo!- ….era meglio di no. Ho avuto lo stesso problema con un altro “libretto”: Il Profeta di Gibran
alla crociata contro saunt-ex. però non vengo
, ho letto anche “volo di notte”, non era malissimo (comunque, penso sia stato migliore come pilota che come scrittore….anche se è sparito in fondo all’Atlantico…mi sembra)
“saunt”, scusa.
E’ che la “i” e la “u” sono vicine…..
eheeh non mi offendere il piccolo principe!
Sì dovevi leggerlo quando non ne parlava nessuno, come me alle elementari.
Per capirlo però ho dovuto rileggerlo alle medie.
A me è piaciuto tanto perchè ha le sue morali e non tutti i libri (libretti) così ne hanno…
si, uno dei problemi nella lettura è stato quello di essere fuori target: avevo 22 anni
(me ne vergogno un po’, poco però, meglio tardi che mai)
Anche volo di notte mi è toccato leggere in francese (detestavo francese al liceo, colpa dell’insegnante, però mi sembra che la letteratura francese abbia raggiunto vette ben più alte del buon S.E., che mi sembra soprravalutato anziché no)…
Volo di notte è già meglio del piccolo principe, ma non posso dire che mi abbia lasciato dentro granchè…gusti personali per carità, ma insomma fra le vette raggiunte da un Orwell e un Saint-Exupery, per me ce ne passa.
doppia r e singola v non è male come ortografia della parola sopravvalutato…colpa del lavoro che mi distrae dalle cose importanti.
quindi, in conclusione: saUnt-ex è sopRRavalutato
(…..vado a lavorare anch’io, è meglio)
“Fahrenheit 451″ di Ray Bradbury…
Perchè, ha qualcosa di comunista? Semmai è antiberlusconiano (bellissima la parte sulla TV) ma non implica, checchè ne dica il Cavaliere, che sia comunista. E’ pacifista e esalta la cultura a dispetto di una società di persone senza identità. Ma, già detto, la storia di un libro è anche quella dei suoi lettori, perciò nel momento in cui è stato citato in forma di titolo dal “comunista” Michael Moore, è diventato un libro “rosso” (ipotesi)
bel pezzo, anche se la prima riflessione che mi è venuta è:
magari i libri avessero nella società di oggi l’importanza che tu gli riconosci: secondo me, purtroppo, non più di 1 italiano su 10 hanno letto almeno 1 dei 4 libri menzionati nell’articolo…
quanto a 1984, da quanto ne so, e dagli orrori rappresentati nel libro, credo che nello scriverlo orwell si sia ispirato all’unione sovietica più che al nazismo. vi ricordate i piani quinquennali, la riscrittura dei libri di storia, etc.?
si era sicuramente ispirato al comunismo, il punto è che descrive una società ipertotalitaria, controllata dai mezzi di informazione e nettamente divisa fra una plebe totalmente senza diritti e una classe dirigente comunque asservita e strettamente controllata dai megavertici.
Qualcosa a metà fra il comunismo sovietico, la Roma di fine repubblica (ultimi 2 secoli avanti cristo)…e anche le finte democrazie occidentali di inizio 3° millennio.
Insomma, come tutti i grandissimi, aveva letto ed estrapolato molto bene delle dinamiche (purtroppo) molto più comuni di quanto ci si illuda…
non mi pare nemmeno lontana dalla situazione attuale…
Io ne ho letti 2 su 4, quol dire che per ODifreddi provvederò a breve (aspetto la versione scontata su IBS), ma ne ho altri 3, va bene lo stesso? per Tolstoj guerra e pace mi ha sconvolto non so se ce la farò,
condivido bradbury ed huxley
sono un pericoloso comunista anche io?
ecco condivido sia il gobb che cogitoergovomito. noi siamo, per forza di cose, quello che leggiamo. ed anche chi frequentiamo, chi amiamo, chi odiamo, chi ci lascia indifferenti. siamo quello che mangiamo e come lo mangiamo. siamo come guidiamo, come camminiamo, come tutte le cose che facciamo. non è necessariamente negativo. per carità, spesso sì, perché si vuole sempre catalogare in schemi rigidi e semplicistici. e poi si usano i nostri strumenti per valutare gli altri.
@pierluigi su 1984: orwell si riferiva sì all’urss. ma nella sua prefazione e nei suoi scritti diceva: attenti, accade lì, ma sta accadendo anche da noi. e nello stesso filone metto “fahreneith 451″ di bradbury; e “il mondo nuovo” di huxley. dipingono, come 1984, una fusione fra l’urss e l’occidente. sui meccanismi di potere e consenso sono per me fondamentali due libri, che cito sempre: “la fabbrica del consenso” e “capire il potere” di chomsky.
e poi, infine, credo che non si legga più.
chapeau
Beh, io mi sono beccata della comunista perchè ho detto che non si poteva lavorare 12 ore di fila in un magazzino a temperatura 0 – 4 gradi, figurati!
Secondo me la questione fondamentale è che tutti ci riempiamo di parole per sentito dire (grazie anche al Nano Magico) che forse pochi conoscono davvero.
Ora è il momento di “sovversivo”o “eversivo”, “comunista” lo è da un pò.
E la maggior parte delle persone lo usa come un’offesa (sempre per sentito dire).
Da morire dal ridere.
Come Il Gobb credo che la nostra identità passi attraverso tutto, parte dalle scelte e il resto sono un concatenarsi di conseguenze.
Sono le etichette alla quale sono molto allergica.
Molte persone le appiccicano perchè non sanno veramente “fare il profilo” (passatemi il termine) della persone in questione e quindi si permette di etichettare per non cercare di capire nel profondo la persona che ha di fronte.
Etichettare “risolve” molte questioni, la storia ne è piena…
Diamine pare che qualcuno legga ancora solo i libri che non sono stati messi all’indice!
C’è da sbellicarsi.
Poi che popo di libri sovversivi, il tuo amico non dovrebbe giudicare i libri dalla copertina e le persone dai libri che legge
Ricorda comunque quella riflessione che un pò di tempo fa fece il comandante a proposito dell’intellettualismo di sinistra.
Credo lo sia da che mondo è mondo…e con questo non dico che sia giusto.
E’ un istinto primordiale, forse arroccato nella parte più antica del nostro cervello…probabilmente per salvaguardarci da possibili nemici, aggressori, antagonisti. In Italia, poi, è sicuramente lo sport nazionale…ancor prima del calcio.
Volendo poi essere estremamente pedante…diciamo che in questo senso secoli di inquisizione non ci hanno aiutato con questo brutto viziaccio.
Comunque, in senso generale, concordo con Simona…siamo tutto ciò che leggiamo, ascoltiamo, mangiamo, beviamo, compriamo, regaliamo, etc…etc…etc…
Si teme cio’ che non si capisce, Si teme cio’ che non si capisce, Si teme cio’ che non si capisce, Si teme cio’ che non si capisce, Si teme cio’ che non si capisce, Si teme cio’ che non si capisce, Si teme cio’ che non si capisce,
cosa vorrebbe dire? cosa vorrebbe dire? cosa vorrebbe dire? cosa vorrebbe dire? cosa vorrebbe dire? cosa vorrebbe dire? cosa vorrebbe dire? cosa vorrebbe dire? cosa vorrebbe dire? cosa vorrebbe dire?
non ho capito l’ultima parola…potresti ripetere
(scherzo)
Scusate la forma, ma la frase mi piaceva troppo..
Alle volte le persone dicono “no!” piuttosto che dire :”non ho capito, ripeti”. Alle volte dicono “questa idea non va” piuttosto che dire: “non ho capito spiegami meglio”…cosi’ muoiono le idee
Ciao ciao
E, di grazia, cosa ha a che fare con quanto dicevo?
(sono de coccio??)
e si che oggi coccieggi.
Credo che Fabio abbia condensato quello che dicevi tu: l’umana (probabilmente ancestrale) necessità di etichettare e classificare l’altro da noi, per poterlo sempre definire e meglio riconoscere. Magari sbagliando, ma salvandosi così da quell’insicurezza che ci procura il non conoscere (o ri-conoscere) chi abbiamo difronte. Poi lo ha ripetuto in maniera autistica, per richiamare la compulsione insita in questo comportamento.
mamma mia CP…che fatica! Dopo tutto questo giro di parole…ho un po’ di mal d’auto…..
OTTIMOOOO! scusate l’urlo ma era un urlo di gioia…
Ottima interpretazione
Chiedo venia…ammetto che a volte mi trovo in difficoltà!!
Grazie a Simona, sempre preziosa.
P.S.: “coccieggi” voce del verbo “essere de coccio”?
Don’t worry…alle volte sono eccessivamente didascalico, altre mi sbrodolo di parole….isterismo letterario…..
coccieggiare: v. 1a decl. – essere di coccio, ostentare il raziocinio tipico del laterizio.
(ma non è il tuo caso)
smack