Siamo Definibili

8 ottobre, 2008 di Il Piccolo Diavolo  
Archiviato in Meccanica delle Cose

L’altro giorno ho bevuto un caffè con un coetaneo che mi stava chiedendo alcuni consigli su libri da regalare a un’amica laureanda in letteratura straniera.

Ho suggerito nell’ordine:

  • Ivan lo Scemo di Lev Tolstoj
  • Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry
  • Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici) di Piergiorgio Odifreddi
  • 1984 di George Orwell

Il mio coetaneo ha lasciato la tazzina a mezz’aria, come se non trovasse più la bocca. Mi ha guardata con gli occhi spalancati, direi esterrefatti. Ha abbozzato un mezzo sorriso di imbarazzo e mi ha detto a voce bassa : ” sei una sovversiva comunista”!

Ora…so che non scherzava, perché era letteralmente spaventato e di mio,  mi sono limitata a finire il caffè e a ridere ( sfacciatamente, lo ammetto  ) del suo timore. Aggiungo, inoltre, che da romantica quale sono quei libri mi hanno lasciato ciascuno una poesia e anche un insegnamento. E punto!

Ma ci ho pensato un po’ nei giorni che sono seguiti al curioso incontro e ho trovato in me una piccola verità, non assoluta, ma mia.

Per qualcuno , noi siamo ciò che indossiamo.

Per qualcuno, noi siamo ciò che gli altri pensano di noi pur senza averci mai conosciuti.

Per qualcuno, noi siamo ciò che gli altri desiderano vedere, anche quando non ci sono i margini per vederlo.

E per qualcuno, siamo ciò che leggiamo.

Ho come la sensazione che la  nostra identità sociale passi anche attraverso i giornali che compriamo ed i libri che leggiamo e che a un certo punto ci definisca. Si, la società ci definisce per ciò che leggiamo.

Non starò qui a dire se sono o meno una “sovversiva comunista “, non credo possano interessare le mie inclinazioni politiche , ma mi sono accorta dopo quell’incontro, che molte persone si guardano fra loro titubanti a seconda del quotidiano che comprano all’edicola o che sfogliano al mattino al bar mentre si beve un cappuccino.

E’ come se la definizione di destra o di sinistra , di fascista o di comunista, sia contenuta nella carta del giornale o nei libri che scegliamo o suggeriamo.

E mi domando: ma è così importante nella nostra società definire una persona?

Nessun articolo correlato.

Il Piccolo Diavolo
Fa SchifoMi piace (Vota questo Articolo!!11!!)
Loading ... Loading ...
Stampa questo Articolo Stampa questo Articolo

This Day Past Years

2008


2007

Chi siamo?
Aiutaci
Scrivi per noi
Sostenitori
Contatta MC
Feedaci Fave us
Disclaimer
MC? Aiutaci Tu su MC Amici Contatti Feed Fave Disclaimer

Contatti - MC Disclaimer Leggere con Attenzione Sito fondato l’11 marzo 2007

Comments

72 Risposte a “Siamo Definibili”
  1. Vote -1 Vote +1simona_rm
    scrive:

    Che bellissima riflessione Piccolo D. Proprio bella.

    “Ho come la sensazione che la nostra identità sociale passi anche attraverso i giornali che compriamo ed i libri che leggiamo e che a un certo punto ci definisca. Si, la società ci definisce per ciò che leggiamo.”

    io penso che la nostra identità sociale, passi attraverso tutto quello che facciamo, diciamo e compriamo. Proprio tutto.
    Poi c’è chi -questa identità- ha bisogno di definirla in maniera esatta, così appiccica etichette un po’ ovunque ed anche a sproposito.
    Non ce la farei mai a definire “sovversiva comunista” una che mi consiglia il “piccolo principe”….mi sa che sono gli altri titoli che hanno spiazzato il tuo amico. :) (secondo me non li neanche letti).

    messaggio per tutti:
    astenetevi dal regalare libri a laureande in letteratura: come si fa, si sbaglia. Rischiate di vedervi demoliti titoli che per voi sono stati vitali.

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1simona_rm reply on 8 ottobre, 2008 13:26:

    non li HA neanche letti

    …perdo pezzettini di me….

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1fabio reply on 8 ottobre, 2008 17:30:

    Ragazzi non tutti sanno leggere….;-)))

    [Rispondi a questo commento]

  2. Vote -1 Vote +1grick
    scrive:

    Il piccolo principe, futuro re dei comunisti sovversivi!

    Tra un po’ cado dalla sedia :D

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1Marco Bastianello reply on 8 ottobre, 2008 20:16:

    Il problema col piccolo principe è che la storia di un’opera è anche la storia dei suoi lettori e che probabilmente (ipotesi) il Piccolo Principe viene associato a chi, magari di sinistra, lo ha proposto…

    [Rispondi a questo commento]

  3. Vote -1 Vote +1Il Gobb
    scrive:

    Io non penso che la nostra identità sociale passi attraverso “tutto quello che facciamo, diciamo e compriamo”, come dice Simona. Io SO che è così ^______^
    In base a che altro, se no?
    Cosa ci definisce se non ciò che siamo? E come si determina e si esprime ciò che siamo? Con le nostre scelte, i nostri comportamenti e le nostre parole.

    Non mi dilungo sul ruolo che stereotipi e pregiudizi (tutte cose legittime e utilissime di cui, spesso, si abusa, sostituendole alla conoscenza diretta della realtà e smettendo di farsi domande) hanno nel processo, ma sì, siamo anche quello che leggiamo.
    O meglio: quello che CI PIACE leggere, quello che reputiamo significativo per noi e la nostra personalità, quello che ci cambia punto di vista e ci induce riflessioni.

    Più su non volevo essere critico, capisco che quando ci si accorge della cosa per la prima volta è un po’ “scioccante”, è successo anche a me ^_____^
    Dopotutto questo tipo di processi e meccanismi è abbastanza implicito, di solito: fanno parte del funzionamento interno sia nostro che delle persone che abbiamo accanto, quindi sono difficili da vedere, troppo vicini.
    Scorprirli è sorprendente ^^

    Personalmente, quando anni fa lavoravo in Telecom e entravo col Manifesto sottobraccio, rimediavo occhiatacce e battutine a profusione… siamo catalogabili. La profondità e il dettaglio di questa catalogazione dipende dai filtri con cui gli altri ci guardano ^___^

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1Marco Bastianello reply on 8 ottobre, 2008 19:29:

    Il punto è che quello che facciamo, diciamo, compriamo non è ciò che siamo ma la superficie di ciò che siamo, che, come tale, è interpretabile anche in due modi opposti (un buon oratore lo sa e ti rivolta come un calzino) ma non è da quello che la gente ci vede.
    Una persona, e dirò qualcosa di poco condivisibile dal senso comune, si giudica o almeno si guarda sulla base di quello che pensiamo siano le sue intenzioni originarie, i suoi pensieri, indovinati per approssimazione sulla base di ciò che fa, dice, compra (Il “processo alle intenzioni” è in realtà quotidiano!). Che poi questa operazione sia brutale, indebita e contenga un grado di presunzione (sia nel senso che si presume che di quello che si crede di essere in una posizione più elevata che in realtà rispetto all’interlocutore) io non lo nego.

    [Rispondi a questo commento]

  4. E mi domando: ma è così importante nella nostra società definire una persona?

    Per capire in che direzione siamo diretti, e come siamo diretti soprattutto…
    ASSOLUTAMENTE SI.

    Ma ti dirò…PD….anzi meglio piccolo diavolo :P ….il problema sorge non quando incontri un amico, un conoscente, un tale con un giornale o un libro sotto al braccio.
    Il problema sorge quando il “TALE” legge al massimo bollette telefoniche o scontrini di supemercati: il tale in questione è indefinibile.
    Se tutti ci limitassimo a leggere solo scontrini e bollette non andremmo in nessuna direzione, in nessun modo.
    Tant’è che a parere mio è meglio essere “definibili” o “catalogati”, compresi pregiudizi e parallelismi che non esserlo per niente.
    Meglio avere un’idea e la capacità di poterla coltivare, che non averla proprio, ed ignorare di averla.

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1Francesca reply on 8 ottobre, 2008 16:02:

    Sì ma dai come fai a catalogare in base ai libri?
    Ho un amico che ne legge tre contemporaneamente (non so come faccia) di argomenti diversi e “tendenze” (se così vogliamo chiamarle) diverse: uno così ti spiazzerebbe.

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1simona_rm reply on 8 ottobre, 2008 17:47:

    ohi ohi ohi…questa cosa della lettura multipla la faccio anch’io…è una compulsione che ho da un paio di anni….e un po’ la soffro….secondo te è grave? :(

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1Francesca reply on 8 ottobre, 2008 17:53:

    io mi perderei…e farei fatica a concentrarmi ma conosco più di una persona che lo fa’…sarà trandy, boh! :mrgreen:
    Non è grave Simo, grave è non leggere.

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1simona_rm reply on 8 ottobre, 2008 17:57:

    :D grazie dottoressa, mi sento meglio.

    [Rispondi a questo commento]

  5. Vote -1 Vote +1francy68
    scrive:

    beh sì,
    certo siamo ciò che leggiamo, facciamo, diciamo…o meglio, per dirla con Pirandello, gli altri ci interpretano secondo ciò che vedono (o che gli facciamo vedere). Poi sta a noi “trovarci” evitando di preoccuparci troppo per i vari ruoli che gli altri ci attribuiscono (e che comunque pesano).

    Certo che comunista per il piccolo principe…(devo ammettere che non l’ho mai digerito il piccolo principe, boh forse perchè l’ho letto in francese, non so, non mi ha mai detto niente).

    Ma quel comunista di Orwell…eheh…lui, comunista o no, aveva capito tutto…
    a proposito di maschere e di pregiudizi, devo ammettere che io scapperei a gambe levate da chi osa criticarmi 1984 (o la fattoria degli animali).

    Se posso permettermi una piccola critica, però c’era una grossa dimenticanza, la prossima volta consigliali “Fahrenheit 451″ di Ray Bradbury…secondo me comincerà a chiedere dell’acqua santa e a recitare anatemi in latino.

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1simona_rm reply on 8 ottobre, 2008 14:54:

    wow, il piccolo principe in francese! Ullalà!
    Io l’ho letto in italiano e non l’ho digerito lo stesso. L’ho trovato un po’ irritante e un po’ ovvio (tipo: Candido di Voltaire).

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1francy68 reply on 8 ottobre, 2008 15:05:

    evvai, non sono il solo insensibile…

    ok al grido “il re è nudo”, apriamo la crociata contro saint-exupery…(che il piccolo diavolo ci perdoni…).

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1simona_rm reply on 8 ottobre, 2008 15:36:

    In effetti è un libro (libretto, sarebbe meglio) che ha conquistato tutti quelli che lo hanno letto, tu sei la prima persona che incontro a non averlo apprezzato….mi sa che siamo in 2 in tutto il globo!
    Il mio problema credo sia stata “l’aspettativa” troppo alta. Me ne parlavano in modo estasiato tutti, mi sono detta: -devo leggerlo!- ….era meglio di no. Ho avuto lo stesso problema con un altro “libretto”: Il Profeta di Gibran

    alla crociata contro saunt-ex. però non vengo :D , ho letto anche “volo di notte”, non era malissimo (comunque, penso sia stato migliore come pilota che come scrittore….anche se è sparito in fondo all’Atlantico…mi sembra)

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1simona_rm reply on 8 ottobre, 2008 15:37:

    “saunt”, scusa.
    E’ che la “i” e la “u” sono vicine….. ;)

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1Francesca reply on 8 ottobre, 2008 15:53:

    eheeh non mi offendere il piccolo principe!
    Sì dovevi leggerlo quando non ne parlava nessuno, come me alle elementari.
    Per capirlo però ho dovuto rileggerlo alle medie.
    A me è piaciuto tanto perchè ha le sue morali e non tutti i libri (libretti) così ne hanno…

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1simona_rm reply on 8 ottobre, 2008 17:37:

    si, uno dei problemi nella lettura è stato quello di essere fuori target: avevo 22 anni :mrgreen: (me ne vergogno un po’, poco però, meglio tardi che mai)

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1francy68 reply on 8 ottobre, 2008 15:51:

    Anche volo di notte mi è toccato leggere in francese (detestavo francese al liceo, colpa dell’insegnante, però mi sembra che la letteratura francese abbia raggiunto vette ben più alte del buon S.E., che mi sembra soprravalutato anziché no)…

    Volo di notte è già meglio del piccolo principe, ma non posso dire che mi abbia lasciato dentro granchè…gusti personali per carità, ma insomma fra le vette raggiunte da un Orwell e un Saint-Exupery, per me ce ne passa.

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1francy68 reply on 8 ottobre, 2008 15:53:

    doppia r e singola v non è male come ortografia della parola sopravvalutato…colpa del lavoro che mi distrae dalle cose importanti. :-)

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1simona_rm reply on 8 ottobre, 2008 17:40:

    quindi, in conclusione: saUnt-ex è sopRRavalutato

    (…..vado a lavorare anch’io, è meglio)

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1Marco Bastianello reply on 8 ottobre, 2008 20:22:

    “Fahrenheit 451″ di Ray Bradbury…
    Perchè, ha qualcosa di comunista? Semmai è antiberlusconiano (bellissima la parte sulla TV) ma non implica, checchè ne dica il Cavaliere, che sia comunista. E’ pacifista e esalta la cultura a dispetto di una società di persone senza identità. Ma, già detto, la storia di un libro è anche quella dei suoi lettori, perciò nel momento in cui è stato citato in forma di titolo dal “comunista” Michael Moore, è diventato un libro “rosso” (ipotesi)

    [Rispondi a questo commento]

  6. Vote -1 Vote +1Pierluigi
    scrive:

    bel pezzo, anche se la prima riflessione che mi è venuta è:
    magari i libri avessero nella società di oggi l’importanza che tu gli riconosci: secondo me, purtroppo, non più di 1 italiano su 10 hanno letto almeno 1 dei 4 libri menzionati nell’articolo…

    quanto a 1984, da quanto ne so, e dagli orrori rappresentati nel libro, credo che nello scriverlo orwell si sia ispirato all’unione sovietica più che al nazismo. vi ricordate i piani quinquennali, la riscrittura dei libri di storia, etc.?

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1francy68 reply on 8 ottobre, 2008 15:45:

    si era sicuramente ispirato al comunismo, il punto è che descrive una società ipertotalitaria, controllata dai mezzi di informazione e nettamente divisa fra una plebe totalmente senza diritti e una classe dirigente comunque asservita e strettamente controllata dai megavertici.
    Qualcosa a metà fra il comunismo sovietico, la Roma di fine repubblica (ultimi 2 secoli avanti cristo)…e anche le finte democrazie occidentali di inizio 3° millennio.
    Insomma, come tutti i grandissimi, aveva letto ed estrapolato molto bene delle dinamiche (purtroppo) molto più comuni di quanto ci si illuda…

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1Francesca reply on 8 ottobre, 2008 16:00:

    non mi pare nemmeno lontana dalla situazione attuale…

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1Tritumbani reply on 8 ottobre, 2008 17:33:

    Io ne ho letti 2 su 4, quol dire che per ODifreddi provvederò a breve (aspetto la versione scontata su IBS), ma ne ho altri 3, va bene lo stesso? per Tolstoj guerra e pace mi ha sconvolto non so se ce la farò,

    condivido bradbury ed huxley

    sono un pericoloso comunista anche io?

    [Rispondi a questo commento]

  7. Vote -1 Vote +1ventopiumoso
    scrive:

    ecco condivido sia il gobb che cogitoergovomito. noi siamo, per forza di cose, quello che leggiamo. ed anche chi frequentiamo, chi amiamo, chi odiamo, chi ci lascia indifferenti. siamo quello che mangiamo e come lo mangiamo. siamo come guidiamo, come camminiamo, come tutte le cose che facciamo. non è necessariamente negativo. per carità, spesso sì, perché si vuole sempre catalogare in schemi rigidi e semplicistici. e poi si usano i nostri strumenti per valutare gli altri.

    @pierluigi su 1984: orwell si riferiva sì all’urss. ma nella sua prefazione e nei suoi scritti diceva: attenti, accade lì, ma sta accadendo anche da noi. e nello stesso filone metto “fahreneith 451″ di bradbury; e “il mondo nuovo” di huxley. dipingono, come 1984, una fusione fra l’urss e l’occidente. sui meccanismi di potere e consenso sono per me fondamentali due libri, che cito sempre: “la fabbrica del consenso” e “capire il potere” di chomsky.

    e poi, infine, credo che non si legga più.

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1Pierluigi reply on 8 ottobre, 2008 16:53:

    chapeau

    [Rispondi a questo commento]

  8. Vote -1 Vote +1Francesca
    scrive:

    Beh, io mi sono beccata della comunista perchè ho detto che non si poteva lavorare 12 ore di fila in un magazzino a temperatura 0 – 4 gradi, figurati!

    Secondo me la questione fondamentale è che tutti ci riempiamo di parole per sentito dire (grazie anche al Nano Magico) che forse pochi conoscono davvero.
    Ora è il momento di “sovversivo”o “eversivo”, “comunista” lo è da un pò.
    E la maggior parte delle persone lo usa come un’offesa (sempre per sentito dire).
    Da morire dal ridere.

    Come Il Gobb credo che la nostra identità passi attraverso tutto, parte dalle scelte e il resto sono un concatenarsi di conseguenze.
    Sono le etichette alla quale sono molto allergica.
    Molte persone le appiccicano perchè non sanno veramente “fare il profilo” (passatemi il termine) della persone in questione e quindi si permette di etichettare per non cercare di capire nel profondo la persona che ha di fronte.
    Etichettare “risolve” molte questioni, la storia ne è piena…

    [Rispondi a questo commento]

  9. Vote -1 Vote +1Carlo Fronteddu
    scrive:

    Diamine pare che qualcuno legga ancora solo i libri che non sono stati messi all’indice!
    C’è da sbellicarsi.
    Poi che popo di libri sovversivi, il tuo amico non dovrebbe giudicare i libri dalla copertina e le persone dai libri che legge :-D
    Ricorda comunque quella riflessione che un pò di tempo fa fece il comandante a proposito dell’intellettualismo di sinistra.

    [Rispondi a questo commento]

  10. Credo lo sia da che mondo è mondo…e con questo non dico che sia giusto.
    E’ un istinto primordiale, forse arroccato nella parte più antica del nostro cervello…probabilmente per salvaguardarci da possibili nemici, aggressori, antagonisti. In Italia, poi, è sicuramente lo sport nazionale…ancor prima del calcio.

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1Cambiamo Pianeta reply on 8 ottobre, 2008 16:38:

    Volendo poi essere estremamente pedante…diciamo che in questo senso secoli di inquisizione non ci hanno aiutato con questo brutto viziaccio.

    Comunque, in senso generale, concordo con Simona…siamo tutto ciò che leggiamo, ascoltiamo, mangiamo, beviamo, compriamo, regaliamo, etc…etc…etc…

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1fabio reply on 8 ottobre, 2008 17:27:

    Si teme cio’ che non si capisce, Si teme cio’ che non si capisce, Si teme cio’ che non si capisce, Si teme cio’ che non si capisce, Si teme cio’ che non si capisce, Si teme cio’ che non si capisce, Si teme cio’ che non si capisce,

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1Cambiamo Pianeta reply on 8 ottobre, 2008 17:34:

    cosa vorrebbe dire? cosa vorrebbe dire? cosa vorrebbe dire? cosa vorrebbe dire? cosa vorrebbe dire? cosa vorrebbe dire? cosa vorrebbe dire? cosa vorrebbe dire? cosa vorrebbe dire? cosa vorrebbe dire?

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1simona_rm reply on 8 ottobre, 2008 17:42:

    non ho capito l’ultima parola…potresti ripetere
    (scherzo) ;)

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1fabio reply on 8 ottobre, 2008 18:00:

    Scusate la forma, ma la frase mi piaceva troppo.. :-)

    Alle volte le persone dicono “no!” piuttosto che dire :”non ho capito, ripeti”. Alle volte dicono “questa idea non va” piuttosto che dire: “non ho capito spiegami meglio”…cosi’ muoiono le idee

    Ciao ciao

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1Cambiamo Pianeta reply on 8 ottobre, 2008 18:17:

    E, di grazia, cosa ha a che fare con quanto dicevo?

    (sono de coccio??)

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1simona_rm reply on 8 ottobre, 2008 19:26:

    e si che oggi coccieggi.

    Credo che Fabio abbia condensato quello che dicevi tu: l’umana (probabilmente ancestrale) necessità di etichettare e classificare l’altro da noi, per poterlo sempre definire e meglio riconoscere. Magari sbagliando, ma salvandosi così da quell’insicurezza che ci procura il non conoscere (o ri-conoscere) chi abbiamo difronte. Poi lo ha ripetuto in maniera autistica, per richiamare la compulsione insita in questo comportamento.

    mamma mia CP…che fatica! Dopo tutto questo giro di parole…ho un po’ di mal d’auto…..

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1fabio reply on 9 ottobre, 2008 9:49:

    OTTIMOOOO! scusate l’urlo ma era un urlo di gioia…

    Ottima interpretazione

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1Cambiamo Pianeta reply on 9 ottobre, 2008 12:18:

    Chiedo venia…ammetto che a volte mi trovo in difficoltà!!
    Grazie a Simona, sempre preziosa.

    P.S.: “coccieggi” voce del verbo “essere de coccio”?

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1fabio reply on 9 ottobre, 2008 14:09:

    Don’t worry…alle volte sono eccessivamente didascalico, altre mi sbrodolo di parole….isterismo letterario…..

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1simona_rm reply on 10 ottobre, 2008 12:06:

    :D si!
    coccieggiare: v. 1a decl. – essere di coccio, ostentare il raziocinio tipico del laterizio.

    (ma non è il tuo caso)
    smack

    [Rispondi a questo commento]

  11. Vote -1 Vote +1fabio
    scrive:

    Siamo quello che leggiamo! Si! decisamente. Alcuni lo sono perche’ leggono quello che vogliono essere, altri lo sono perche’ diventano quello che leggono. L’importante e’ che la coscenza si formi e non si condizioni. Sono convinto che se gli Italiani leggessero di piu’, saprebbero argomentarle un po’ meglio le loro convinzioni, i loro punti di vista forse non sempre cambierebbero ma sarebbero piu’ genuini, piu sfumati. Io mi diverto quando si parla di “Sinistra divisa” e la si contrappone a “Destra compatta”. La divisione puo’ essere un segno di diversita’ di opinione, di presenza di sfumature, a differenza del mettersi in riga e sugli attenti da parte di chi non ha coscenza ne’ idee.

    La mia lista sarebbe:

    Narciso e Boccadoro di Herman Hesse
    1984 di George Horwell
    Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati
    Il processo di Franz Kafka

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1Cambiamo Pianeta reply on 8 ottobre, 2008 17:29:

    Quoto…anche i suggerimenti letterari.

    [Rispondi a questo commento]

  12. Vote -1 Vote +1ilBuonPeppe
    scrive:

    Condivido quello che hanno detto in tanti: in parte siamo quello che leggiamo, ma anche tante altre cose. Si possono leggere anche cose che non condividiamo, ed è comunque un modo per confrontarsi e crescere.

    ma è così importante nella nostra società definire una persona?

    Il problema non è la “definizione” di una persona che, se fatta con onestà intellettuale, non ha niente di male in sè e può anche essere utile nei rapporti.
    Il problema è che di solito le persone vengono “etichettate”; cioè gli si applicano definizioni preconcette e superficiali, basate solo su certi aspetti, quando non addirittura campate per aria.
    Definire “comunista” una persona perchè legge Orwell, è da stupidi; tanto più perchè di solito il termine viene utilizzato come insulto.

    [Rispondi a questo commento]

  13. Vote -1 Vote +1Stefania
    scrive:

    ma ma ma…io pensavo che TUTTI avessero letto quei libri!!!!!!! invece sono anche io una sovversiva comunista e non lo sapevo nemmeno O_O

    [Rispondi a questo commento]

  14. Chi è senza peccato scagli la prima pietra: io per prima giudico e analizzo una persona che non conosco in base a quale quotidiano sfoglia, a come si veste, a quale libro occhieggia da Feltrinelli. Credo sia inevitabile soprattutto in considerazione che, proprio come mi succede per i libri, mi piacerebbe conoscere tutti. Ma il tempo non è sufficiente e allora sono costretta a fare una cernita e la faccio in base alle affinità. Ho amici che leggono regolarmente Il Giornale, Il Foglio e Libero. Ma sono amici che ho avuto modo e maniera di conoscere a fondo e quindi ho potuto superare l’ostacolo, a volte insormontabile, delle loro convinzioni politiche. Quando si trovano persone intelligenti, ci si trova a contatto giorno per giorno, si può parlare di tutto, anche di idee assolutamente opposte sulle cose del mondo.

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1Marco Bastianello reply on 8 ottobre, 2008 19:19:

    E poi non è affatto necessario che per avere un buon rapporto con una persona tu condivida le sue idee (anche se aiuta…)

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1fabio reply on 9 ottobre, 2008 14:10:

    ……fino a che nn si sconfina nel pregiudizio….

    [Rispondi a questo commento]

  15. Vote -1 Vote +1OsteLinus
    scrive:

    Ha abbozzato un mezzo sorriso di imbarazzo e mi ha detto a voce bassa : ” sei una sovversiva comunista”!

    so che non è elegante… e che insomma certe cose un po’ mi vergogno… ma… che fai stasera? :-)

    [Rispondi a questo commento]

  16. Come già si diceva tempo fa, lo stereotipo ha una sua dignità in quanto strumento conoscitivo. Esso tuttavia deve la sua esistenza all’ induzione (una forma di generalizzazione a ben vedere) che ha diverse controindicazioni, la principale delle quali è che può facilmente essere indebiti. In realtà comunque l’uomo non ha mai gli strumenti per fare una generalizzazione perfetta e inattaccabile (dovrebbe conoscere ogni cosa…)e alcune categorie anche negli studi umanistici e forse (non me ne intendo) persino nelle scienze hanno una base obiettiva ma sono più che altro punti di riferimento nel mare della varietà. Qualcuno ha categorie generalizzate in modo più radicale degli altri e, che lo sappia o meno, rinuncia ad un grado di conoscenza della realtà.

    [Rispondi a questo commento]

  17. Vote -1 Vote +1Vortexmind
    scrive:

    Intendi dire se mi vengono i brividi se una persona ha in mano “Libero” o la “Padania”? In genere si.

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1Iniquo reply on 8 ottobre, 2008 23:11:

    In genere provo tanta compassione in quei casi.

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1fabio reply on 9 ottobre, 2008 14:11:

    libero??? brrr
    La Padania? brrrr

    [Rispondi a questo commento]

  18. Vote -1 Vote +1Lo Zio Giorgio
    scrive:

    Il problema mi sembra più che altro squisitamente tuo:
    hai degli amici di merda.
    Non ti preoccupare, è una cosa purtroppo molto diffusa, ma cerca di fare qualcosa, seleziona meglio le persone che frequenti.

    P.S. scusa, ho riletto adesso che hai usato il termine “coetaneo” e non “amico”.
    Vabbè, fai finta che non abbia detto niente. Però puoi sempre trarre diletto dall’immaginare questo babbeo che racconta di aver conosciuto una “sovversiva comunista”, sorseggiando brandy davanti al caminetto del Circolo degli Intellettuali di Destra (%@&?????)…

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1fabio reply on 9 ottobre, 2008 14:11:

    esistono intellettuali di destra? A me sembra un’ossimoro

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1Chiara di Notte - Klára reply on 9 ottobre, 2008 14:52:

    Destra e sinistra sono solo convenzioni che oggi servono ai soliti noti per aizzare le loro “tifoserie” contro “gli altri”.

    Il mondo non e’ piu’ diviso in modo verticale, ma orizzontale. D’altronde lo e’ sempre stato.

    La parentesi storica della destra e della sinistra e durata neppure 100 anni.

    Adesso tutto ritorna in condizione normale: chi sta in alto della piramide e chi sta in basso.

    E fra chi sta in alto ci sono anche gli intellettuali, non dubitare.

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1francy68 reply on 9 ottobre, 2008 17:21:

    interessantissima osservazione Klara, la quoto praticamente tutta, tranne l’ultima frase.

    Io penso che ai vertici della piramide si arrivi in due modi:
    -erediti una posizione sociale di prim’ordine (ci sta, non hai meriti, ma nemeno demeriti…)
    -misura del pelo sullo stomaco: più pelo, più in alto sali e i nostri politici e manager pubblici e privati mi sembra che confermino tutti questa impressione.

    Anche gli intellettuali sono una mera astrazione, ce ne saranno in alto, in basso e a metà…a seconda del pelo o dell’eredità.

    In Italia poi, se pensi a come vengono trattati gli insegnanti, direi che stanno tendenzialmente in basso, sia nella scala economica che in quella sociale…e questa mi sembra sia un effetto che una causa del nostro disfacimento sociale.

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1Chiara di Notte - Klára reply on 9 ottobre, 2008 18:07:

    La mia osservazione era sul fatto che gli intellettuali stanno da tutte le parti.
    Altra cosa e’ invece la loro concentrazione in una parte o in un’altra.

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1fabio reply on 10 ottobre, 2008 11:24:

    Alcune idee che sono le fondamenta di questa coalizione di governo (che si definisce di destra), danno poco spazio all’intelletto, ma e’ una scelta loro, non mia. Non dico che siano cretini, anzi sono molto furbi e bravi nella manipolazione e nella lacrimazione da coccodrillo, e’ che dubito vi siano idee….io sento solo slogan.

    Saluti

    [Rispondi a questo commento]

  19. Domanda intelligentissima quanto la risposta scontata.
    Hai mai parlato di filosofia orientale con una persona che nel 2008 va in giro con la svastica (presente su alcuni Budda) o che legge gli articoli su Uomini e Donne di Maria de Filippi.
    Non so, io in genere no.

    Dario, dottore in sto cavolo ma che c’entra con la Sociologia.

    ITALY ITALIA
    Vienimi a trovare sul blog se ti va, piacere.

    PS: la domanda è interessantissima e migliaia di sociologi se la sono posta.
    Ora nessuno nega l’influenza della ACCULTURAZIONE e SOCIALIZZAZIONE.
    Meglio essere noioso in un PS, non trovi?

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1icy reply on 10 ottobre, 2008 12:05:

    Hem, quella presente su alcuni budda non è la svastica. Nonostante sia un errore comune, la svastica è un simbolo che pur legato con quello presente sui budda (e molto diffuso tra le popolazioni indoeuropee preistoriche) ne è di fatto il complemento. La svastica “vera” è orientata in senso opposto al simbolo di quei budda, e fu fatta in quel modo per tracciare una linea di continuità con la supposta razza ariana indoeuropea, l’orientazione opposta invece fu usata per spregio verso il significato e le popolazioni che adottavano quel simbolo.

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1simona_rm reply on 10 ottobre, 2008 21:49:

    Il simbolo presente nell’arte orientale, sia buddista che induista, è esattamente uno svastica. Così come quello adottato dal III R. Anche se l’orientamento di quest’ultimo è invertito rispetto all’originale, cosa alla quale è stata data più di una spiegazione. Scusa, non voglio sembrarti saccente, ma l’arte orientale è materia mia. ;)
    ciao

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1Marco Bastianello reply on 10 ottobre, 2008 21:58:

    Il simbolo è detto manji ed è benaugurale. E’ Hitler che l’ha adottato in seguito col medesim significato positivo (dal suo discutibile punto di vista, ovviamente). Rimproverare ad un indiano di esporre un manji sarebbe come scalpellare via i fasci littori dalle statue romane e neoclassiche perchè in seguito furono usati politicamente dal Duce…

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1icy reply on 11 ottobre, 2008 13:39:

    So che potrebbe sembrare capziosa come risposta, ma di fatti io ho scritto la svastica e non una svastica ;) La svastica è una svastica, non è vero il viceversa, l’articolo determinativo identifica usualmente la svastica per antonomasia, quella più nota, portatrice di quei valori che sono poi stati rifiutati. Per il termine Manji, pensavo fosse la traduzione japponese del termine hindi swastika.

    [Rispondi a questo commento]

  20. Vote -1 Vote +1Oris
    scrive:

    E mi domando: ma è così importante nella nostra società definire una persona?

    Definire è limitare, dare uno spazio e un ruolo, eliminare l’ignoto, riuscire a collocare in un settore ben definito ciò che era oscuro e quindi inquietante, disturbante… anche in queste pagine, pochi (purtroppo) riescono a scambiarsi opinioni fregandosene di mettere l’altro in una “scatola”.

    La risposta quindi, per me è :sì.

    [Rispondi a questo commento]

  21. Vote -1 Vote +1icy
    scrive:

    Per la domanda finale c’è bisogno di operare dei distinguo. Il primo è sulla società attuale. Se si considera la società come quella che definisce effettivamente la maggioranza (per quantità quindi) del pensiero italiano, la domanda non andrebbe nemmeno posta in quanto ovvia. Se per società attuale definissimo invece una espressione delle effettive conquiste fatte negli ultimi diecimila anni di storia, dove la ragione, le persone e l’uomo capeggiano al centro del sistema comunque la risposta sarebbe affermativa, ma per motivazioni più “complesse”.
    Non vado ad approfondire le motivazioni etologiche per cui la categorizzazione è un fattore “vincente”, ma vorrei sottolineare come antropologicamente dare giudizi parziali (come lo sono tutti i giudizi) in base a poche informazioni comunque resta un fattore che ci permette di “aggiustare” l’approccio verso l’ignoto che andiamo via via scoprendo.
    Facendo anche un parallelismo accennato con la psicologia, l’espressione delle emozioni base (rabbia, paura, tristezza, gioia, etc.) è determinata da reazioni che si fondano su giudizi parziali e su categorizzazioni sommarie, a volte errate, ma retaggio di un passato che può essere ben parafrasato dalle parole di Y.Gagarin “Meglio sbagliarsi in fretta che avere ragione troppo tardi”.
    Di una persona tutto la definisce, quello che sconcerta spesso (oltre a ricordarsi che si può parlare di se anche senza proferire parola) è che quello che appare è differente da quanto raccontiamo a noi stessi. La categorizzazione ci fa paura perché, come hanno già detto, significa rinchiudere e limitare, ma chi la pensa così sta a sua volta categorizzando perché di fatto non ammette la possibilità che si cambii idea, che la categorizzazione sia invece un processo attivo e fluido. Categorizzare non è un problema, lo diventa quando le categorie vengono prese come l’unica fonte di informazione, sono applicate rigidamente e senza possibilità di cambiamento.

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1Marco Bastianello reply on 10 ottobre, 2008 22:01:

    Ogni conoscenza che non sia dogma è provvisoria, dato che un uomo non ha mai tutti gli elementi necessari ad una decisione definitiva

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1icy reply on 11 ottobre, 2008 13:44:

    Non è del tutto corretto. Un uomo può avere anche tutti gli elementi necessari ma non può mai dimostrarlo o arrivare necessariamente alla conoscenza assoluta. È quindi possibile raggiungere una conoscenza assoluta, ma non è possibile dimostrare che tale conoscenza sia definitiva.

    [Rispondi a questo commento]

    Vote -1 Vote +1Marco Bastianello reply on 12 ottobre, 2008 16:43:

    Piccolo cavillo: se la conoscenza assoluta non è in grado di provare che essa lo è (ulteriore ultimo dato di conoscenza) non è “assoluta”. E per fortuna!

    [Rispondi a questo commento]

  22. Vote -1 Vote +1Silent Enigma
    scrive:

    Come ti capisco, diavolo.
    Non sai quanto

    [Rispondi a questo commento]

Apri la Tua Mente

Esprimi il tuo pensiero...
ah, se vuoi essere riconoscibile dagli altri utenti procurati un gravatar!