Se Solleva il Mondo, la Leva E’ Vera 28


Ho letto questo articolo di Mattions in risposta a Cruman sulla Verità. Ambedue prendono in considerazione il termine nel suo significato di oggettività, obbiettivo della ragione, per interpretarne l’uso in ambito di Fede. Ora vorrei tentare di arricchire il tema introducendone un altro significato che in maniera ingarbugliata si trova nella mia testa, e mi parla, parla, parla…

Partendo dall’unico contesto in cui “Verità” possa essere analizzata, tendiamo a partire dalla filosofia, e poi scendiamo naturalmente ai collaudi pratici che il pensiero umano ci offre, ossia la scienza. Dimentichiamo purtroppo che sebbene la scienza cerchi di teorizzare, essa prende i componenti di lavoro dalla realtà materiale, e una volta elaborati poi ce li ributta nel tentativo di concretizzare. L’unica maniera di definire una teoria Vera (per quel poco che essa duri) è quella di dimostrarla materialmente. Ma dimostrare significa soprattutto far trovare un senso a noi omuncoli bipedi, il che ci porta a finalizzare, ossia trasformarla dopo alcuni passaggi in qualcosa che “si può fare”. Fare, fare… mai verbo fu tanto fuori luogo! Ma ci ritornerò in seguito.

L’articolo di Mattions è Verità. E’ tremendamente vero. Un ragionamento, o meglio un discorso, che non faccia una piega, tenga i piedi incollati ai fatti, e allo stesso tempo sia così sentimentalmente sincero è vero per definizione. Sicuramente può venir “limitato” a Verità Soggettiva per il fatto di aver scelto un ambito di spiegazione piuttosto che un altro, ma in seno al discorso tutto è logico e nella mancanza di una soluzione lo stesso autore fa trasparire sinceramente il suo smarrimento.
Vorrei fare una mini analisi del testo, in particolare le ultime tre affermazioni:

  • constatazione
  • battuta per sciogliere la tensione e preparare positivamente all’ultimo punto
  • riassunto dell’articolo per ribadire la mancata soluzione al quesito

E’ un po’ come il finale di un concerto con un accordo secco ad alto volume, una canzone che termina con un acuto piuttosto che con un calare. Essa non parla umane parole, eppure ci comunica chiaramente quello che vuole esprimere!
Questo articolo è corretto nella logica delle parole, ma è anche estremamente Vero nel messaggio veicolato dai toni!
Avete mai ricevuto una Vera consolazione, oppure siete stati contagiati da un entusiasmo, o provato un sincero amore sconfinato nella fase delle coccole?
Questa è relazione.

Quei sentimenti provati in un dare-avere un determinato contesto, grazie alla fondamentale complicità generano una totale Verità. Qualunque parola detta in tale contesto è Vera, non c’è barriera difensiva a filtrare il mondo esterno dai vostri sentimenti, essi derivano dai suoni (parole o anche no.. dipende da cosa state facendo 😀 ) e ne generano altri, in uno scambio fuori dal tempo e spazio.

So che vi starete domandando ma dove vuole andare a parare questo allucinato, ma un attimo please!

Lasciatemi fare un altro esempiuccio.
Io adoro i gatti, se non ci fossero dovrebbero crearli in provetta grazie alle scientifiche mutabili pseudo-verità.
Camminando per strada, soffermandovi a guardarli potrete vederli allontanarsi da voi, o corrervi incontro, dipende dalle esperienze personali di ogni Signor Gatto. Ma un giorno, di punto in bianco, potreste notarne uno che attraversando la strada si fermi improvvisamente a tiro di deficiente-io-ce-l’ho-potente e guardare sotto un auto. Sentirete l’antagonista soffiare, o dopo una certa immobilità che aumenta la tensione, uno dei due fare qualche balzo repentino. O magari il tenzone potrà terminare con una serie di suoni a noi incomprensibili.
Quei suoni hanno un senso linguistico? Ovviamente no.
Spesso ho sentito qualcuno domandarsi “chissà cosa si dicono”.
Ebbene non si dicono niente. Un bel niente!
Si certo, alcune tonalità note a chi vive con un gatto noi possiamo tradurle nelle nostre formule sociali, come “ciao”, “accarezzami”, “ho fame”, tutto ciò che possa riguardare i bisogni, ma le varietà dei suoni nella stessa specie animale possono essere un numero grandissimo e non sempre riguardano bisogni. Anzi. Potrei parlarvi di balene.. ma ho divagato abbastanza.
Io sono convinto che non stiano “parlando” ma facendo un tipo di relazione diretta, da anima ad anima (e qui per anima non parlo di religione, non ho altri termini per descrivere quello spazio battuto da forti venti e burrasche in cui si muovono emozioni, ricordi, frasi, dentro ogni persona). Come i momenti in cui noi togliamo barriere e in preda al sentimento ci apriamo completamente ai suoni del bipede più vicino a noi. O alla nostra canzone preferita nel momento giusto. Questi gatti non sono solo irrigiditi ed emettono suoni “strani”, ma al loro interno (benvenuto siòr chirurgo, abbiamo qualcosa da cercare, si accomodi) questa anima è in preda ai più disparati colori. O venti. O burrasche, quel che volete. E cambiano ad ogni suono.

Verità.
Verità è poter ascoltare senza barriere, essere allo stesso tempo al di sopra delle parti non venendo coinvolti negativamente nell’intimo, e contemporaneamente accettare senza barriere il nostro prossimo. Una Verità che non ti faccia più temere per niente, perché ogni cosa ha il suo giusto posto, per quanto dolorosa, e non può più sconfinare dove ci fa male.
Questo è lo scopo della Fede.
Questa è la sicurezza della serenità incrollabile.
Verità non è una semplice parola dotata di sinonimo univoco, ma come dovrebbe essere ogni parola essa contiene tutta la varietà di sfumature (o di “collegamenti” come diceva la mia insegnante di italiano amante del simbolismo) che l’uomo può darle.
Certo le esperienze personali sono diverse, e quindi le parole che ad essa vanno collegate di volta in volta. Ma il sentimento, o forse meglio, la predisposizione a cui essa porta è uno preciso.

Questa è l’interpretazione che io do a questa parola in questo ambito.

Ah.. dimenticavo di aver promesso un approfondimento del verbo fare, quindi vi lascio con una magnifica citazione (letta qui) che ha ispirato questo articolo:

“Personalmente non credo che i delfini abbiano qualcosa di paragonabile a quello che un linguista umano chiamerebbe un ‘linguaggio’. Non credo che qualunque animale senza mani sarebbe così stupido da arrivare ad un modo di comunicazione cosi strampalato. Usare una sintassi ed un sistema di categorie appropriati ad una discussione su cose che possono essere maneggiate, mentre davvero si discutono i modelli e le contingenze di relazione, è una fantasia”

Gregory Bateson Steps to an ecology of mind 1966