Se Solleva il Mondo, la Leva E’ Vera 28


Ho letto questo articolo di Mattions in risposta a Cruman sulla Verità. Ambedue prendono in considerazione il termine nel suo significato di oggettività, obbiettivo della ragione, per interpretarne l’uso in ambito di Fede. Ora vorrei tentare di arricchire il tema introducendone un altro significato che in maniera ingarbugliata si trova nella mia testa, e mi parla, parla, parla…

Partendo dall’unico contesto in cui “Verità” possa essere analizzata, tendiamo a partire dalla filosofia, e poi scendiamo naturalmente ai collaudi pratici che il pensiero umano ci offre, ossia la scienza. Dimentichiamo purtroppo che sebbene la scienza cerchi di teorizzare, essa prende i componenti di lavoro dalla realtà materiale, e una volta elaborati poi ce li ributta nel tentativo di concretizzare. L’unica maniera di definire una teoria Vera (per quel poco che essa duri) è quella di dimostrarla materialmente. Ma dimostrare significa soprattutto far trovare un senso a noi omuncoli bipedi, il che ci porta a finalizzare, ossia trasformarla dopo alcuni passaggi in qualcosa che “si può fare”. Fare, fare… mai verbo fu tanto fuori luogo! Ma ci ritornerò in seguito.

L’articolo di Mattions è Verità. E’ tremendamente vero. Un ragionamento, o meglio un discorso, che non faccia una piega, tenga i piedi incollati ai fatti, e allo stesso tempo sia così sentimentalmente sincero è vero per definizione. Sicuramente può venir “limitato” a Verità Soggettiva per il fatto di aver scelto un ambito di spiegazione piuttosto che un altro, ma in seno al discorso tutto è logico e nella mancanza di una soluzione lo stesso autore fa trasparire sinceramente il suo smarrimento.
Vorrei fare una mini analisi del testo, in particolare le ultime tre affermazioni:

  • constatazione
  • battuta per sciogliere la tensione e preparare positivamente all’ultimo punto
  • riassunto dell’articolo per ribadire la mancata soluzione al quesito

E’ un po’ come il finale di un concerto con un accordo secco ad alto volume, una canzone che termina con un acuto piuttosto che con un calare. Essa non parla umane parole, eppure ci comunica chiaramente quello che vuole esprimere!
Questo articolo è corretto nella logica delle parole, ma è anche estremamente Vero nel messaggio veicolato dai toni!
Avete mai ricevuto una Vera consolazione, oppure siete stati contagiati da un entusiasmo, o provato un sincero amore sconfinato nella fase delle coccole?
Questa è relazione.

Quei sentimenti provati in un dare-avere un determinato contesto, grazie alla fondamentale complicità generano una totale Verità. Qualunque parola detta in tale contesto è Vera, non c’è barriera difensiva a filtrare il mondo esterno dai vostri sentimenti, essi derivano dai suoni (parole o anche no.. dipende da cosa state facendo 😀 ) e ne generano altri, in uno scambio fuori dal tempo e spazio.

So che vi starete domandando ma dove vuole andare a parare questo allucinato, ma un attimo please!

Lasciatemi fare un altro esempiuccio.
Io adoro i gatti, se non ci fossero dovrebbero crearli in provetta grazie alle scientifiche mutabili pseudo-verità.
Camminando per strada, soffermandovi a guardarli potrete vederli allontanarsi da voi, o corrervi incontro, dipende dalle esperienze personali di ogni Signor Gatto. Ma un giorno, di punto in bianco, potreste notarne uno che attraversando la strada si fermi improvvisamente a tiro di deficiente-io-ce-l’ho-potente e guardare sotto un auto. Sentirete l’antagonista soffiare, o dopo una certa immobilità che aumenta la tensione, uno dei due fare qualche balzo repentino. O magari il tenzone potrà terminare con una serie di suoni a noi incomprensibili.
Quei suoni hanno un senso linguistico? Ovviamente no.
Spesso ho sentito qualcuno domandarsi “chissà cosa si dicono”.
Ebbene non si dicono niente. Un bel niente!
Si certo, alcune tonalità note a chi vive con un gatto noi possiamo tradurle nelle nostre formule sociali, come “ciao”, “accarezzami”, “ho fame”, tutto ciò che possa riguardare i bisogni, ma le varietà dei suoni nella stessa specie animale possono essere un numero grandissimo e non sempre riguardano bisogni. Anzi. Potrei parlarvi di balene.. ma ho divagato abbastanza.
Io sono convinto che non stiano “parlando” ma facendo un tipo di relazione diretta, da anima ad anima (e qui per anima non parlo di religione, non ho altri termini per descrivere quello spazio battuto da forti venti e burrasche in cui si muovono emozioni, ricordi, frasi, dentro ogni persona). Come i momenti in cui noi togliamo barriere e in preda al sentimento ci apriamo completamente ai suoni del bipede più vicino a noi. O alla nostra canzone preferita nel momento giusto. Questi gatti non sono solo irrigiditi ed emettono suoni “strani”, ma al loro interno (benvenuto siòr chirurgo, abbiamo qualcosa da cercare, si accomodi) questa anima è in preda ai più disparati colori. O venti. O burrasche, quel che volete. E cambiano ad ogni suono.

Verità.
Verità è poter ascoltare senza barriere, essere allo stesso tempo al di sopra delle parti non venendo coinvolti negativamente nell’intimo, e contemporaneamente accettare senza barriere il nostro prossimo. Una Verità che non ti faccia più temere per niente, perché ogni cosa ha il suo giusto posto, per quanto dolorosa, e non può più sconfinare dove ci fa male.
Questo è lo scopo della Fede.
Questa è la sicurezza della serenità incrollabile.
Verità non è una semplice parola dotata di sinonimo univoco, ma come dovrebbe essere ogni parola essa contiene tutta la varietà di sfumature (o di “collegamenti” come diceva la mia insegnante di italiano amante del simbolismo) che l’uomo può darle.
Certo le esperienze personali sono diverse, e quindi le parole che ad essa vanno collegate di volta in volta. Ma il sentimento, o forse meglio, la predisposizione a cui essa porta è uno preciso.

Questa è l’interpretazione che io do a questa parola in questo ambito.

Ah.. dimenticavo di aver promesso un approfondimento del verbo fare, quindi vi lascio con una magnifica citazione (letta qui) che ha ispirato questo articolo:

“Personalmente non credo che i delfini abbiano qualcosa di paragonabile a quello che un linguista umano chiamerebbe un ‘linguaggio’. Non credo che qualunque animale senza mani sarebbe così stupido da arrivare ad un modo di comunicazione cosi strampalato. Usare una sintassi ed un sistema di categorie appropriati ad una discussione su cose che possono essere maneggiate, mentre davvero si discutono i modelli e le contingenze di relazione, è una fantasia”

Gregory Bateson Steps to an ecology of mind 1966


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28 commenti su “Se Solleva il Mondo, la Leva E’ Vera

  • Chiara di Notte - Klára

    Bell’articolo. Grazie. 🙂

    Solo che a tratti non l’ho capito, ma questo dipende dalla mia carenza linguistica che non mi fa ben assorbire concetti troppo complessi.

    Sulla Verita’ non conosco un gran che; posso solo esprimere cio’ che mi diceva mia nonna, che era una zingara al 100%: la verita’ non esiste, fa parte del mondo dell’illusione e della fiaba. Cio’ che esiste e’ solo la menzogna e l’uomo ha potere solo su essa.

    Io le ho sempre creduto, un po’ per affetto, un po’ per gioco ed un po’ anche perche’ fa parte della cultura tzigana alla quale sono “molto” [1] affezionata.

    [1] Volevo usare il termine “oggettivamente” ma il Comandante ha dei problemi ad interpretarlo.

    • zippole

      Nonnine zingare.. mi fai venire in mente il film “Il tempo dei Gitani” di Emir Kusturica. L’hai visto? Altrimenti te lo consiglio, sia come film, sia come risposta al commento 🙂
      In merito a quel che hai detto, mi faceva venire in mente il protagonista che dopo aver perso la capacità di accettare si perde lui stesso. Quanto più la vita rende difficile mantenere un angolino di innocenza, tanto più è importante proteggerlo, secondo me.

      • Chiara di Notte - Klára

        mi fai venire in mente il film “Il tempo dei Gitani” di Emir Kusturica. L’hai visto?

        Certo.

        Ti ho detto che sono affezionata a tutto cio’ che riguarda la cultura ed i costumi di un certo popolo.

        Cerco il piu’ possibile di tenere in vita il mio angolino d’innocenza. 🙂

  • zippole

    ouch il titolo.. hey redazione ma non si poteva cambiare? :p

    Metto le mani avanti: l’ho scritto con la foga di un dialogo acceso, l’ho riletto una volta per gli errori, e l’ho spedito. Se ricapita prometto di limare qua e là un po’ di più :mrgreeen:

  • Sara

    Il problema della verità è che noi ci possiamo solo avvicinare ad essa, per cui la verità per noi è un’approssimazione. Anche quando creiamo leggi fisiche in realtà è tutto approssimato, c’è l’incertezza di misura! E nella matematica, quando viene 26/3 non mi dite che è un concetto vero, il numero periodico lo possiamo solo ipotizzare, non realizzare! E queste sono le scienze che noi chiamiamo “esatte”, figuriamoci le altre!
    Ma il problema è che se parliamo di verità, allora dobbiamo escludere le approssimazioni, la verità è per antonomasia un concetto unico ed esatto, non è un intervallo. Quindi noi possiamo tendere alla verità,ma per noi è come l’orizzonte, è irraggiungibile. E se per noi la verità è un’approssimazione allora non conosciamo la verità! Ci stiamo sbagliando.
    La verità è una media, e la media è un concetto virtuale.
    Ma siccome alla fine la vita è piena di approssimazioni fa molto comodo pensare alla verità, almeno per discriminare le cose che sembrano vere da quelle che sembrano false.

    • zippole

      Si nel contesto di Vero/Falso è così. Ma io parlavo dello stato in cui forse una persona non si preoccupa più di assegnare voti alle cose che gli accadono, ma ne assapora altri aspetti. Poter mantenere un rapporto equilibrato tra raziocinio ed emozione.

      • Fedro

        Per mantenere un rapporto equilibrato tra raziocinio ed emozione bisogna prima di tutto separarli, guardarli in faccia, sgridarli perché gli eccessi dell’uno non inquinino l’altro e rimetterli insieme a giocare. La parola verità, trattata nei tre articoli come un concetto e quindi frutto di raziocinio in realtà non può essere considerata tale. E’ un fossile, un rimasuglio di secoli di cultura mal digerita. Contiene in sé una notevole carica emotiva, la stessa che si trova in parole come dio e assoluto che spesso le vengono accostate. Carica emotiva che emerge dalla constatazione dei propri limiti.

        La verità è definita dalla disciplina che la usa. In matematica 26/3 esiste ed è periodico. In fisica no. Nessuna contraddizione. La verità matematica riguarda un sistema di manipolazione di concetti derivati dalla nozione di quantità, la fisica si occupa di misure e di relazioni fra eventi (e non di creare leggi) e quello che è vero ieri lo rimane domani nei limiti di precisione delle misure. La quantità di conoscenza è la definizione migliore di verità che il raziocinio può dare (almeno il mio raziocinio traballante 🙂 ). Anche le emozioni hanno una propria verità ma riguardano il perché (e non il come) delle cose. Ne scaturiscono religioni, morali ed etiche.

        La scienza può espandere molto (non dico all’infinito, altra parola abusata) la propria verità perché ha un metodo per dichiararne la coerenza. Questo non accade per le emozioni il cui potere non è la coerenza ma la forza.
        Non posso concludere con un giudizio su quale sia la via migliore per raggiungere questa fantomatica e difficile unione delle due verità. Io ho scelto la scienza e vi confesso che la verità scientifica con le sue fredde misure pone così tanti interrogativi e mostra così profonde bellezze alla verità emotiva da metterle il guinzaglio ed evitare che se ne vada in giro a mordere assoluti ed ululare alla luna.

        • zippole

          bello,
          A meta’ commento avevo gia’ pianificato di risponderti che stavi parlando solo con la mente, ma tu stesso dici di essere uomo di scienza. Il fatto di asserire che il sentimento porti ad ululare alla luna mi fa sentire (forse a torto) quanto fastidio ti dia affrontare un argomento con un occhio non vigilato dal raziocinio, e come effetto collaterale questo ti fa sbilanciare solo a favore di uno dei due. Quanto dici mi affascina, io la scienza la ammiro e mi piacerebbe saperne sempre di piu’, ma allo stesso mi piacerebbe poter far convivere bene questi due aspetti di me. Questo articolo vuole parlare solo delle emozioni in quanto risposta ad un discorso precedente di solo pensiero. L’idea che offri all’inizio, prendere questi due lati ed educarli, e’ proprio uno dei presupposti dell’articolo, solo che non condivido i metodi: “dividerli” e “sgridarli”. Penso che in questo modo alla fine a sgridare sia solo uno dei due, quale dei due dipende dal tipo di persona. RIguardo alla divisione.. c’e’ gia’ ed e’ questo il problema. In terza superiore ho letto un libro bellissimo, scritto da una mente razionale, si intitolava “lo zen e l’arte di riparare le biciclette”.
          Comunque hai capito il mio messaggio 😉

          • Fedro

            Non provo fastidio, è proprio una necessità 🙂 La componente emotiva (la mia almeno, ma mi sento di poter generalizzare), nell’urgenza di rispondere a domande troppo grandi, traumatiche e mal poste genera patologie, proprio perché non ha modo di limitare la propria forza con prove di coerenza. E questo su ogni scala. Sia che si tratti degli abissi di una depressione individuale, sia che si tratti della follia globalizzata che tutti stiamo vivendo. Io sono approdato alla scienza (ma in senso lato direi alla riflessione) proprio per la necessità di dare un senso ed un limite agli istinti. Inoltre è errato il luogo comune per cui i risultati della scienza generano una visione triste e senza scopo della vita umana. Accettando il più “bieco” materialismo e determinismo si giunge, per via scientifica e con un saltello filosofico finale, a concetti nuovi di libero arbitrio, di etica, di pace, di anima.

            Certo non sono un integralista. Anzi, riconosco in molti miei colleghi l’effetto deleterio di una propensione al solo raziocinio. Per dirla in due parole, sono molto intelligenti, ma decisamente poco saggi. Dei Battiato più che dei de André se mi si passa l’analogia.

            Io ho letto “lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta” di Pirsig, sarà lo stesso? 🙂

          • Sara

            Ma secondo me è vero che scienza e emozioni vanno distinte, ma io provo una sincera commozione quando scopro certe cose fisiche, quando mi accorgo che l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande sono così diversi ma così simili, quando penso che l’uomo è arrivato a capire che oltre un determinato punto non riesce ad andare e allora ha inventato il principio di indeterminazione, cioè una legge fisica. E mi commuovo quando penso che alla fine in due cellule è contenuto il programma necessario a donare una vita, quando vedo un filmato girato guardando nel microscopio elettronico in cui si vedono i microtubuli che si muovono a velocità frenetica da una parte all’altra della cellula trasportando informazioni e molecole, e mi commuovo quando penso che pochi polimorfismi in una catena intrecciata alla perfezione possono cambiare la vita.
            Il fatto è che quello che viviamo è un prodigio, ma non sappiamo niente del “contorno”. E’ come se fossimo in una bellissima boccia di vetro ma non sapessimo cosa c’è fuori, o perchè siamo proprio li, o magari la boccia è blu per cui noi vediamo tutto con determinati colori ma non sappiamo se in realtà è così. E allora in questo senso qualsiasi verità è una verità parziale, relativa, e ciò corrisponde alla natura dell’essere umano…
            Tornando al celeberrimo discorso scienza/emozioni, è vero che in molti momenti bisogna dividerli, ma per i motivi che ho detto sopra sarebbe un peccato separarli definitivamente, tenerli in due compartimenti stagni. Se ci si pensa tra i più grandi filosofi o comunque umanisti c’erano dei matematici, dei fisici, degli scienziati, e i più grandi scienziati riescono a dare significati filofosici e profondi a quello che fanno. E’ questo il trucco secondo me, non perdersi l’occasione di provare qualcosa o di limitarsi solo per non mescolare i due compartimenti, o per paura di sbagliare qualcosa.
            Noto che la paura per l’indeterminato e per un minimo di fantasia “colpisce” il 99% dei miei compagni di corso, diciamo anzi praticamente tutti. Sono bravissimi a studiare a compartimenti stagni, per capitoli, come vuole il professore di turno, poi però non riescono a trovare un significato più profondo, che sia esso politico o di ammirazione o anche evolutivo o anche solo di collegamento con una cosa che hanno studiato in precedenza. L’università (soprattutto medicina) è costruita apposta così, è molto facile preservare il “sistema” se i nuovi arrivati non si pongono troppe domande o comunque le loro “curiosità” rimangono all’interno del “seminato” (perdona il mio modo di dire), se ogni volta hanno paura di trovare nuove cose perchè dovrebbero sconvolgere un principio o rivoluzionare qualcosa, è molto meglio “formare” gente facendole credere che sa molte cose e riempirla di “certezze” rassicurandola.
            Concludendo secondo me solo col raziocinio non si riesce a scoprire molto, perchè si è sempre dentro confini prestabiliti e non si ammira il mistero attorno.
            E poi parliamone, i premi Nobel per la scoperta eziologica dell’ulcera gastrica (cioè l’helicobacter pylori) ce l’hanno fatta solo perchè uno dei due era considerato un pazzo visionario, perchè da dei vetrini che sembravano tutt’altro ha immaginato che quelli fossero dei batteri, e l’altro non aveva voglia di stare in laboratorio, è andato in giro e ha lasciato le piastre di agar nella stufa per due giorni in più!
            Ma magari su questa storia scriverò un post!

          • Fedro

            Ah! allora non è solo una mia impressione che gli studenti di medicina abbiano il cervello a compartimenti stagni 🙂

            Ed inoltre secondo me è palese che la medicina sia stata riempita di competenze e svuotata di umanità, proprio per eccessiva separazione tra raziocinio ed emotività. Hai presente la psichiatria attuale? Un disastro.

            Ma si può cambiare, forza e coraggio 🙂

          • Sara

            Si si può cambiare! A mio avviso è impensabile cambiare il mondo, però ognuno può trovare una sua sintesi nel suo modo di lavorare…
            Io sto proprio male quando il nozionismo o l’eccessiva certezza (aggiunta a un pizzico di percezione di onnipotenza) non aiutano le persone, che dovrebbe essere lo scopo primario del medico.
            Non so però se farti gli esempi (al momento ne ho tre che ho provato nei vari tirocini) o no, perchè mi sa che andiamo OT. No dai, un’altra volta!
            Siccome per me studiare in base a quello che vuole il professore è estremamente frustrante, sono stufa di imparare elenchi inutili a memoria che non mi serviranno a niente, sono stufa di essere eccessivamente responsabilizzata perchè sembra che se uno non sa una cosuccia non possa fare il medico, e sono anche stufa di considerare l’uomo a pezzi (se no avrei lavorato in un’officina), mi sono iscritta a un corso per diventare omeopata. Sono sicura che è serio, è accreditato, non mi interessa al momento sapere se i farmaci omeopatici sono così utili, dato che ho i miei dubbi anche sulla farmacologia tradizionale (più che altro su quella per le patologie croniche, in acuto è assolutamente fondamentale)…Voglio solo avere un approccio diverso, più semantico, più logico e più integrato, per trovare in futuro una mia sintesi. E poter così essere un pò utile. Poco, non pretendo di fare molte cose, ma vorrei fare un servizio nel modo migliore per me…

    • ilBuonPeppe

      la verità è per antonomasia un concetto unico ed esatto

      mmmmh…
      In senso astrato probabilmente è vero, ma in pratica…
      Esempio: “Io ho fatto due università”
      Questa semplice frase, per quanto discutibile dal punto di vista lessicale, è vera. Ma l’informazione che viene inviata all’interlocutore “io ho due lauree” è falsa. Perchè io ho veramente fatto (!) due università, ma non ne ho finita neanche una.
      La verità è una roba da maneggiare con molta cautela.

      • zippole

        hmm c’era un tizio una volta che suggeriva di educarsi all’ascolto, e di imparare a non giudicare immediatamente. Se provi ad ascoltarti, sentirai che mentre uno parla istintivamente prima che finisca una frase hai già risposto Vero/Falso (o altri tipi di giudizio). Un meccanismo che non solo ti trae in inganno, come nel tuo esempio, ma ti fa perdere tonnellate di roba per strada (informazioni se è quello che cerchi, ma sopratutto sensazioni). Nel caso specifico avrei assorbito l’informazione senza farmi influenzare come dici tu (la frequentazione è il presupposto vero), mi sarei incuriosito sul perchè di questo percorso e avrei raggiunto forse il mio obbiettivo di capire che segni ti abbia lasciato questa esperienza, quali l’abbiano causata, e dove forse andrai a parare nel tuo viaggio. Il fatto che non le abbia terminate sarebbe venuto fuori da se, se contava qualcosa. Se non mi avresti dato questo spazio, mi sarei domandato il perchè trovando così i segni di altri eventi. Non mi interessano i fatti specifici, ma ciò che governa la persona che mi sta accanto.

      • Sara

        Si hai ragione, io intendevo in senso più generale e meno specifico, cioè più sulla verità che sulle affermazioni specifiche.
        E poi il titolo è geniale, cioè in pratica asserisce che la verità è constatabile attraverso la funzione, cioè una cosa per causare un evento deve esistere! Tranne nel caso in cui noi abbiamo la percezione dell’evento ma in realtà non succede nulla…
        Mi rendo conto che sto facendo un pò discorsi alla matrix o alla Cartesio, ma mi gira così!

        • ilBuonPeppe

          Beh, allora mi sembra che siamo sulla stessa linea.
          La verità per poter essere dichiarata deve riferirsi a qualcosa di concreto, di specifico. Un concetto astratto ben difficilmente potrà essere definito come vero: se è astratto non può essere nè vero nè falso.
          In effetti mi sono espresso male nel commento precedente, ma il punto è che una verità astratta non ha senso, mentre una verità concreta è manipolabile.

          • Sara

            Si siamo più o meno d’accordo, anche se è difficile definire i vari ambiti! E comunque rimane il concetto che dovendo disinguerli non esiste per noi la verità assoluta.

  • Carmine...

    Io non so se una verità esista, o no. Mi sento di esprimere accorda con quanto detto da Sara, anche se questo mi porrebbe, in evidente contraddizione, ad accettare il concetto di Verità.
    Sono abbastanza giovane (nato nel ’86), grandi esperienze non ne ho, ma quello che ho capito è che forse esistono tane verità l’una complementare all’altra, o l’una l’opposto dell’altra. Paradossalmente “gli omuncoli bipedi” (tanto per citare l’auotre di questo splendido articolo) non comprenderannomai quale sia davvero la Verità assoluta. In realtà però, proprio perchè come diceva Sara, esiste una “ferrea legge dell’incertezzza”, si sente il bisogno di ricercarla, tale certezza, in concetti astratti, in proiezioni di noi e del mondo che circonda, che nella maggior parte dei casi si trasformano in religione.

    • zippole

      quello della mescalina di Mosè proposto da Cruman, ma a dosi più piccole per non volare dalla finestra :mrgreen:

  • mattions

    @Zippole:
    grazie per la pseudo recensione del mio pezzo. Una recensione accorata scritta con trasudante passione come non ne avevo mai lette. Grazie di cuore.

    • zippole

      Mi era piaciuto veramente molto.
      In particolare quando arrivi al

      E’ estremamente interessante che tutti sono intrigati dalla verità. Anche se questa propone diversi problemi. Il primo problema della verità è che non possiede una definizione chiara. E’ vero tutto ciò che non è falso. E’ falso tutto ciò che non è vero. Tra l’altro quello che è vero oggi deve essere vero anche domani.
      Complimenti signora, è un cerchio.

      mi è balzato in mente Parmenide e °l’essere è e non può non essere, il non essere è e non può essere°. Parmenide aveva dannatamente ragione, peccato che applicandolo alla sua epoca, alla filosofia, alla risposta che lui voleva dare sull’indagine dell’Essere lo ha trasformato in un gioco lessicale confutabile. Ci ho messo lo zampino per allargarne la sfera di interpretazione sciogliendo il nodo sulla definizione di Verità per come la vedo io 😉
      Mi è stato anche molto utile il Comandante quando tempo fa disse che essere uomini di Fede non significa essere religiosi. Sono pienamente d’accordo!!

      • mattions

        Inoltre è estremamente interessante portare avanti questi confronti, perchè sono interessanti…

        Tuttavia mente La Verirtà sfugge, le piccole verità vengono utilizzate per raggiungere degli accordi tra le persone e tenere su tutta la società civile.

        La scienza è uno degli strumenti a disposizione per arrivare a delle piccole verità che possono aiutarci nel prendere le successive scelte, ed a capire un pochino meglio come potrebbe funzionare il mondo. 🙂

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