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Donne: Quando i Lividi non si Vedono…ma Fanno più Male

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E’ da diverso tempo ormai che ho abbandonato certe posizioni intransigenti da “bianco o nero”. Il tempo, le esperienze mi hanno insegnato che il mettersi nei panni degli altri fa comprendere molti più elementi di una situazione, invece che schierarsi graniticamente su di un pensiero. Perché questa introduzione, a mo’ di excusatio non petita? Perché l’argomento che vado a trattare ben si presta a ferree prese di posizione, a frasi come “ah, se fossi in lei io…”. Nulla è così facile come sembra.

Conoscevo in parte la situazione della giovane donna in questione, ma non mi ci ero ancora rapportata così da vicino come in questi giorni. Là per là, a sentirla parlare non mi ha turbato più di tanto: forse non mi aiutava il luogo (eravamo al mare e il mare non permette riflessioni troppo profonde), né le tante persone intorno a me. Ma a casa ho avuto il modo di rifletterci su e ho capito quanta violenza ci sia in certi uomini.

Eppure, a vedere la coppia, nessuno penserebbe che lui è un prepotente: bravo e amorevole padre, onesto lavoratore, simpatico (?) compagno di gite fuori porta. Invece, anche prima delle confessioni della mia amica, ho potuto notare in lui molti modi per prevaricarla: lei rimproverava il bambino per qualcosa e lui metteva in discussione la sua autorità; lei tirava fuori un argomento e lui era pronto a contestarla. Insomma, piccole note stonate in una coppia apparentemente felice. Mi si potrebbe obiettare che il matrimonio è un’unione quasi contro natura, che è ben difficile conciliare le origini così diverse di due persone che per anni hanno avuto famiglie, esperienze e retroterra culturale estranei ed eterogenei e che ciò che importa è andare avanti superando le difficoltà.

In effetti, ne sono perfettamente consapevole e sono anche d’accordo: unicamente nelle favole si vive “felici e contenti”, la realtà ti mette davanti tali e tanti ostacoli che solo enormi dosi di amore e buona volontà ti permettono di superarli. Amore, buona volontà, a volte quieto vivere e, come in questo caso, rassegnazione. Perché la sostanza è questa: lui non permette che sua moglie frequenti la sua famiglia d’origine, che i genitori di lei possano visitare e abbracciare quando lo desiderano la figlia e il nipotino. Il divieto, se vogliamo, è anche più crudele: lei, se proprio lo desiderasse, potrebbe anche andare a visitare i propri genitori ma senza portarsi dietro il figlioletto, a rimarcare con più forza l’estrema violenza del gesto.

Tutto ciò naturalmente non vale per i genitori di lui, che sono accolti a tutte le ore nella loro casa (badate bene, acquistata come regalo di nozze dai genitori di lei), che possono vedere il nipote quando vogliono e che mai e poi mai subiranno rispostacce e comportamenti sgraziati da parte della mia amica. Allora, mentre lei piangeva narrandomi questi fatti, io le ho chiesto cosa sarebbe successo se lei avesse preso il figlioletto e si fosse recata dai suoi genitori senza tener conto del divieto. E’ seguito un silenzio. Io non credo che quel silenzio intendesse atti di violenza fisica, ma mi ha fatto capire che la vita diventerebbe un inferno in cui neanche il figlioletto verrebbe risparmiato. Mi ha poi raccontato di insulti come “stupida, cretina” (ed altro), quando qualcosa non viene fatta per il verso giusto. Il verso giusto di lui, naturalmente.

Purtroppo, questo non è l’unico esempio che posso fare: conosco una donna, ormai in età avanzata, che ancora oggi quando il marito è contrariato abbassa il tono di voce e modula le sue necessità al volere di lui. Eppure, di lei non direste mai che è una sottomessa e neanche della mia amica. Non credo di stare raccontando nulla di nuovo: il cinema ha sfornato diversi film sulla sopraffazione delle donne, donne che nel lavoro e nella vita sociale mostrano i denti e a casa subiscono anche il non poter frequentare più i propri genitori. Allora mi chiedo: ma cosa hanno dentro questi uomini, quale molla li spinge a piegare ai propri voleri un essere umano che dovrebbero amare? A mortificarlo per quale necessità? A godere di imporre delle regole folli per tutti, tranne che per chi le ingiunge e per chi le subisce? E queste donne, perché non si ribellano mandandoli sonoramente a quel paese, per dirla in maniera graziosa?

Io non so, ma posso comprendere, pur non capendo. Vedo che è una contraddizione in termini, ma è l’unico modo per spiegarmelo. Forse esiste una profonda mancanza di stima in se stesse che fa ricercare questi uomini, ma mi sembra psicologia spicciola e mi fa pure un po’ orrore. Forse è il terrore di creare un caso attorno a sé e allora, un giorno dopo l’altro, si sopravvive alle piccole crudeltà psicologiche. Forse, quando ci sono anche i figli e di solito ci sono, è il desiderio di proteggerli, di creare attorno a loro un ambiente sano. Forse sono tutti questi fattori messi insieme. Quello che proprio non capisco e non comprenderò mai è solo e soltanto questo: perché la razza umana e, mi spiace dirlo soprattutto il genere maschile, si distingue per questa rara crudeltà verso le proprie compagne? Un interrogativo che temo rimarrà senza risposta…

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