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Proposta di Riforma del Mercato del Lavoro

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Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Proposta di Riforma del Mercato del Lavoro" è stato scritto da Giorgio Ugazio. Ogni autore ha la sua opinione personale che non sempre corrisponde a quella di Gianalessio Ridolfi Pacifici ma a tutti è garantita l'opportunità di esprimersi purché siano rispettate queste regole. Il sito mentecritica.net non ha fini di lucro, è gestito su base volontaria ed a spese del curatore. Il sito non è aggregato a partiti o movimenti e non sostiene nessuna organizzazione politica.
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Ultimamente su MC si fa molta “critica” e poca “mente”. Intendo dire che leggo pochi articoli propositivi, poche idee per migliorare la nostra società. Cerco di fare la mia parte parlando di un argomento che mi sta a cuore: il mercato del lavoro. Premetto che su molti aspetti io mi ritengo una persona abbastanza “di sinistra”, ammesso che significhi ancora qualcosa. Quando si parla di diritti, di laicità, di tolleranza, di guerra io mi sento “di sinistra”, ammesso che significhi ancora qualcosa.

Quando si parla di legalità, di efficienza, di lavoro, di stato sociale, di pensioni, di futuro, di economia e di pianeta terra io non mi sento più “di sinistra”, ammesso che significhi ancora qualcosa. Semplicemente mi sento “da solo”, nel senso che nessun’entità costituita si avvicina a quello che io sogno per il futuro prossimo e remoto.

Mi piacerebbe, prima di elencare le mie proposte per riformare il mercato del lavoro, fare una premessa su cosa mi aspetto dal futuro, come sogno la società ideale, come dovrebbe girare l’economia, quali dovrebbero essere le direzioni da seguire per arrivare a quello che sogno, ma questo sarà argomento di prossimi interventi.

PREMESSA

Il mercato del lavoro in Italia è stato da sempre mal gestito: penso allo sfruttamento operaio degli anni 60, penso alle riforme insostenibili sessantottine, penso alla riforma Dini sulle pensioni, penso a Bertinotti che ha fatto cadere il governo Prodi sulle 35 ore per poi accettare il pacchetto Treu un anno dopo, penso al pacchetto Treu ed all’introduzione del precario come lavoratore di serie B, penso alla legge Maroni (impropriamente chiamata legge Biagi), penso alla degenerazione attuale, penso al precariato ed alla povertà, penso ai bamboccioni, penso all’impossibilità di ottenere un mutuo, penso al precariato di secondo livello: lo stage spesso non retribuito nella speranza di ottenere un contratto a progetto, da precario di primo livello.

LAVORO

Ho due proposte per riformare il mondo del lavoro:

1) Contratto unico a stabilità progressiva:
Contratto unico di lavoro. Minimi salariali per categoria da ritrattare ogni anno. Abolizione del famoso articolo 18. Le parti possono interrompere il rapporto senza fornire motivazione alcuna. Il preavviso con il quale deve essere comunicata l’interruzione del rapporto è proporzionale alla durata del rapporto stesso. Ad esempio un mese per ogni anno completato in azienda. Il primo anno si può essere licenziati con 1 mese di preavviso. Dopo 10 anni ci vogliono 10 mesi di preavviso. dopo 30 anni ci vogliono 2 anni e mezzo di preavviso. La precarietà sfuma nella stabilità gradualmente. Il fancazzismo non è comunque possibile. Il licenziamento non è comunque facile, in quanto dopo 20 anni per cacciare via uno devi pagarlo per oltre un anno e mezzo durante il quale il “licenziando” non produce una mazza perché deve cercare un nuovo lavoro. Assenza totale di sistemi integrativi di sostegno alla disoccupazione, servirebbero solo a far gonfiare i fancazzisti ed i politicamente ben piazzati.

2) Contratto di Alternativa:
Inquadramento nazionale di categoria, con relativi minimi sindacali da rivedere ogni anno. Due forme contrattuali: “Stabile” ed “A Rischio”. Contratto stabile, simile a quello attuale a tempo indeterminato, ma con qualche facilitazione in più per mandare a casa i fancazzisti. Contratto a rischio di durata non inferiore a 6 mesi. Stessi diritti del contratto stabile (TFR, contributi pensionistici, ferie, malattia) ma a termine. Retribuzione a contrattazione individuale. Retribuzione minima per il contratto stabile pari a quella minima di categoria. Retribuzione minima per il contratto a rischio pari al 110% (o 115%) della minima di categoria.
In poche parole, a parità di categoria, “stabile” prendo almeno 100 e non mi possono licenziare, “a rischio” prendo almeno 110 o 115 ma posso essere licenziato. Così i due contratti rappresenterebbero effettivamente due alternative, sia per il lavoratore che per l’azienda non come ora che sono oro contro cacca. Le due parti hanno preferenze palesemente sbilanciate e tende a prevalere la forma contrattuale della parte che ha più forza e per la maggior parte dei lavori a bassa qualifica la parte più debole ad oggi è quella dei lavoratori, che devono accettare cacca e lasciare l’oro ai datori di lavoro. Secondo questa mia proposta numero 2 sia le aziende che i lavoratori vengono messi di fronte a delle alternative e possono scegliere in base a preferenze personali, ad esigenze. L’azienda infatti può scegliere se, a parità di budget annuo, assumere 10 persone che però non potrà più mandar via, o 8 che però potrà cacciar via a fine anno. Il lavoratore potrà valutare se vivere rilassato guadagnando 100 o vivere stressato guadagnando 115.

LO STAGE

In ultima analisi affrontiamo la piaga dello stage. Per chi vuole sapere qualcosa di più sulla situazione stage in Italia consiglio l’ottimo Blog di Eleonora Voltolina.

Lo stage viene usato nella maggior parte dei casi come ricatto aziendale nei confronti di ragazzi, spesso laureati, alle prime esperienze. Grazie alla crisi economica, grazie alla debolezza di una generazione che non sa far muro contro le ingiustizie, grazie alla chimera di un’assunzione, le aziende riescono a sfruttare ragazzi iperqualificati praticamente a costo zero.

In alcuni casi lo stage, volgarmente chiamato tirocinio, per assurdo è obbligatorio per l’esercizio di alcune professioni come giornalista, avvocato, commercialista…

La mia proposta è semplice ed è in linea con la regolamentazione dello stage in Spagna:

  • Un contratto di stage si può (e si deve) fare ESCLUSIVAMENTE durante il periodo formativo: ultimo anno di scuole superiori (2/3 mesi di stage), ultimo anno del Corso di Laurea Triennale (3/6 mesi di stage), ultimo anno del Corso di Laurea Specialistica (3/6 mesi di stage)
  • il contratto di stage non può essere proposto a chi non rientra nelle casistiche elencate al punto precedente
  • In linea con le mie proposte per i contratti di lavoro, lo stagista deve essere inquadrato in azienda, come ogni altro lavoratore, deve avere gli stessi diritti ed una retribuzione minima pari ad esempio al 30-40% della propria classe di inquadramento.
  • Lo stagista non può avere responsabilità produttive in azienda, lo stagista deve concordare con l’azienda un progetto formativo durante il periodo di stage, lo stagista deve avere un tutor che lo segua. Lo stagista deve poter lavorare part-time se lo desidera: 3 giorni interi o 5 mezze giornate a settimana
  • Le aziende dovrebbero essere incentivate (sgravi fiscali) a prendere studenti stagisti.

CONCLUSIONI

Riduzione delle tipologie contrattuali, unificazione dei diritti, flessibilità e non precarietà sono alcuni dei valori che vorrei applicare.

Ovviamente ci sono dei bug, dei “malfunzionamenti”, che vorrei discutere assieme a voi. Ad esempio, questi miei piani sono pensati per il mercato del lavoro privato, non si applicano bene a mio avviso nel mondo del lavoro pubblico. Inoltre non tengo in considerazioni altre forme di lavoro più “smart” come il lavoro a chiamata, che può avere senso ma va regolamentato meglio di come lo è adesso. Inoltre non ho accennato al ruolo dello stato come garante dei diritti: come combattere il lavoro a nero? come incentivare il tele-lavoro ? come premiare il merito?

Il mio modello è, per forza di cose, incompleto. Miglioriamolo insieme.

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Freelance Software Engineer attualmente in Google Corporation. Ha studiato Intelligenza Artificiale e Robotica presso l'Università di Roma Sapienza Vive a Zurigo ma è nato a Roma

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