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Proposta di Riforma del Mercato del Lavoro

16 settembre, 2008 - 13:30 di  
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani




Condividi Proposta di Riforma del Mercato del Lavoro. ugasoft ti ringrazia.
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Ultimamente su MC si fa molta “critica” e poca “mente”. Intendo dire che leggo pochi articoli propositivi, poche idee per migliorare la nostra società. Cerco di fare la mia parte parlando di un argomento che mi sta a cuore: il mercato del lavoro. Premetto che su molti aspetti io mi ritengo una persona abbastanza “di sinistra”, ammesso che significhi ancora qualcosa. Quando si parla di diritti, di laicità, di tolleranza, di guerra io mi sento “di sinistra”, ammesso che significhi ancora qualcosa.




Quando si parla di legalità, di efficienza, di lavoro, di stato sociale, di pensioni, di futuro, di economia e di pianeta terra io non mi sento più “di sinistra”, ammesso che significhi ancora qualcosa. Semplicemente mi sento “da solo”, nel senso che nessun’entità costituita si avvicina a quello che io sogno per il futuro prossimo e remoto.

Mi piacerebbe, prima di elencare le mie proposte per riformare il mercato del lavoro, fare una premessa su cosa mi aspetto dal futuro, come sogno la società ideale, come dovrebbe girare l’economia, quali dovrebbero essere le direzioni da seguire per arrivare a quello che sogno, ma questo sarà argomento di prossimi interventi.

PREMESSA

Il mercato del lavoro in Italia è stato da sempre mal gestito: penso allo sfruttamento operaio degli anni 60, penso alle riforme insostenibili sessantottine, penso alla riforma Dini sulle pensioni, penso a Bertinotti che ha fatto cadere il governo Prodi sulle 35 ore per poi accettare il pacchetto Treu un anno dopo, penso al pacchetto Treu ed all’introduzione del precario come lavoratore di serie B, penso alla legge Maroni (impropriamente chiamata legge Biagi), penso alla degenerazione attuale, penso al precariato ed alla povertà, penso ai bamboccioni, penso all’impossibilità di ottenere un mutuo, penso al precariato di secondo livello: lo stage spesso non retribuito nella speranza di ottenere un contratto a progetto, da precario di primo livello.

LAVORO

Ho due proposte per riformare il mondo del lavoro:

1) Contratto unico a stabilità progressiva:
Contratto unico di lavoro. Minimi salariali per categoria da ritrattare ogni anno. Abolizione del famoso articolo 18. Le parti possono interrompere il rapporto senza fornire motivazione alcuna. Il preavviso con il quale deve essere comunicata l’interruzione del rapporto è proporzionale alla durata del rapporto stesso. Ad esempio un mese per ogni anno completato in azienda. Il primo anno si può essere licenziati con 1 mese di preavviso. Dopo 10 anni ci vogliono 10 mesi di preavviso. dopo 30 anni ci vogliono 2 anni e mezzo di preavviso. La precarietà sfuma nella stabilità gradualmente. Il fancazzismo non è comunque possibile. Il licenziamento non è comunque facile, in quanto dopo 20 anni per cacciare via uno devi pagarlo per oltre un anno e mezzo durante il quale il “licenziando” non produce una mazza perché deve cercare un nuovo lavoro. Assenza totale di sistemi integrativi di sostegno alla disoccupazione, servirebbero solo a far gonfiare i fancazzisti ed i politicamente ben piazzati.

2) Contratto di Alternativa:
Inquadramento nazionale di categoria, con relativi minimi sindacali da rivedere ogni anno. Due forme contrattuali: “Stabile” ed “A Rischio”. Contratto stabile, simile a quello attuale a tempo indeterminato, ma con qualche facilitazione in più per mandare a casa i fancazzisti. Contratto a rischio di durata non inferiore a 6 mesi. Stessi diritti del contratto stabile (TFR, contributi pensionistici, ferie, malattia) ma a termine. Retribuzione a contrattazione individuale. Retribuzione minima per il contratto stabile pari a quella minima di categoria. Retribuzione minima per il contratto a rischio pari al 110% (o 115%) della minima di categoria.
In poche parole, a parità di categoria, “stabile” prendo almeno 100 e non mi possono licenziare, “a rischio” prendo almeno 110 o 115 ma posso essere licenziato. Così i due contratti rappresenterebbero effettivamente due alternative, sia per il lavoratore che per l’azienda non come ora che sono oro contro cacca. Le due parti hanno preferenze palesemente sbilanciate e tende a prevalere la forma contrattuale della parte che ha più forza e per la maggior parte dei lavori a bassa qualifica la parte più debole ad oggi è quella dei lavoratori, che devono accettare cacca e lasciare l’oro ai datori di lavoro. Secondo questa mia proposta numero 2 sia le aziende che i lavoratori vengono messi di fronte a delle alternative e possono scegliere in base a preferenze personali, ad esigenze. L’azienda infatti può scegliere se, a parità di budget annuo, assumere 10 persone che però non potrà più mandar via, o 8 che però potrà cacciar via a fine anno. Il lavoratore potrà valutare se vivere rilassato guadagnando 100 o vivere stressato guadagnando 115.

LO STAGE

In ultima analisi affrontiamo la piaga dello stage. Per chi vuole sapere qualcosa di più sulla situazione stage in Italia consiglio l’ottimo Blog di Eleonora Voltolina.

Lo stage viene usato nella maggior parte dei casi come ricatto aziendale nei confronti di ragazzi, spesso laureati, alle prime esperienze. Grazie alla crisi economica, grazie alla debolezza di una generazione che non sa far muro contro le ingiustizie, grazie alla chimera di un’assunzione, le aziende riescono a sfruttare ragazzi iperqualificati praticamente a costo zero.

In alcuni casi lo stage, volgarmente chiamato tirocinio, per assurdo è obbligatorio per l’esercizio di alcune professioni come giornalista, avvocato, commercialista…

La mia proposta è semplice ed è in linea con la regolamentazione dello stage in Spagna:

  • Un contratto di stage si può (e si deve) fare ESCLUSIVAMENTE durante il periodo formativo: ultimo anno di scuole superiori (2/3 mesi di stage), ultimo anno del Corso di Laurea Triennale (3/6 mesi di stage), ultimo anno del Corso di Laurea Specialistica (3/6 mesi di stage)
  • il contratto di stage non può essere proposto a chi non rientra nelle casistiche elencate al punto precedente
  • In linea con le mie proposte per i contratti di lavoro, lo stagista deve essere inquadrato in azienda, come ogni altro lavoratore, deve avere gli stessi diritti ed una retribuzione minima pari ad esempio al 30-40% della propria classe di inquadramento.
  • Lo stagista non può avere responsabilità produttive in azienda, lo stagista deve concordare con l’azienda un progetto formativo durante il periodo di stage, lo stagista deve avere un tutor che lo segua. Lo stagista deve poter lavorare part-time se lo desidera: 3 giorni interi o 5 mezze giornate a settimana
  • Le aziende dovrebbero essere incentivate (sgravi fiscali) a prendere studenti stagisti.

CONCLUSIONI

Riduzione delle tipologie contrattuali, unificazione dei diritti, flessibilità e non precarietà sono alcuni dei valori che vorrei applicare.

Ovviamente ci sono dei bug, dei “malfunzionamenti”, che vorrei discutere assieme a voi. Ad esempio, questi miei piani sono pensati per il mercato del lavoro privato, non si applicano bene a mio avviso nel mondo del lavoro pubblico. Inoltre non tengo in considerazioni altre forme di lavoro più “smart” come il lavoro a chiamata, che può avere senso ma va regolamentato meglio di come lo è adesso. Inoltre non ho accennato al ruolo dello stato come garante dei diritti: come combattere il lavoro a nero? come incentivare il tele-lavoro ? come premiare il merito?

Il mio modello è, per forza di cose, incompleto. Miglioriamolo insieme.

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Comments

43 Risposte a “Proposta di Riforma del Mercato del Lavoro”
  1. lucaspazio scrive:

    Ottimo post, a mio avviso.

    Direi che manca un punto sulla durata del lavoro. A tale proposito porto l’esperienza maturata in Francia, non come soluzione, ma come possibilitá. La mia conoscenza del mondo lavorativo francese é ancora piuttosto imitata quindi ció che riporto qui sotto puó contenere degli errori anche macroscopici

    La durata della settimana lavorativa é fissata in 35hr, ma tale durata puó variare. E’ obbligatorio avere almeno 11 ore di riposo al giorno ed
    I giorni di lavoro sono 6 a settimana (la domenica richiede un autorizzazione della prefettura), il riposo settimanale dev’essere quindi di almeno 24 ora (piú le 11 ore di riposo tra due giornate diventa 35 ore consecutive nel riposo settimanale).

    Normalmente pe i funzionari (il mio caso) esistono due tipi di contratto
    Forfait ore in cui la durata del lavoro settimanale é fissata
    Forfait giorni in cui la durata non é fissata, é fissato solo il numero di giorni di lavoro l’anno.

    Per quanto riguarda la mai azienda
    Per forfait ore si intende un contratto in cui si viene pagati per 35ore di lavoro a settimana, ma se ne devono lavorare 39, queste ore di straordinario sono ripagate in giornate di vacanza aggiuntive (se non mi sbaglio 13 l’anno in piú dei 25 di legge piú le feste comandate: Natale, Il 1o dell’Anno, Pasquetta, 1o Maggio, Vittoria della II guerra mondiale, giovedí di Pentecoste, La presa della Bastiglia). Se questi giorni non vengono presi, possono essere pagati come giornate lavorative in piú.
    Se il tempo di lavoro eccede le 39 ore a settimana gli straordinari sono pagati con una maggiorazione del 50% piú vantaggi fiscali.

    Per forfait gironi si intende un contratto in cui si é pagati per 35 ore di lavoro a settimana per 214 giorni l’anno. In realta di ore di lavoro se ne possono fare di piú (vedi di meno dipende dal carico di lavoro) l’unica regola applicabile sono 11 ore di riposo e max 6 giorni di lavoro alla settimana. Non esistono straordinari pagati. Per legge fino a luglio 2008 i gironi di lavoro del contratto forfait giorni potevano essere massimo 218, da luglio 2008 il forfait giorni puó arrivare a 235 (ovvero un’azienda potrebbe portare i suoi salariati a considerare Natale come giorno lavorativo cioé doverlo scalare dai 25 giorni di vacanza di legge, solo il 1o maggio resterebbe come festa comandata).
    Fermo restando i 25 giorni di vacanza, piú le feste comandate il rsto di giorni sono vacanze di rimborso del periodo xtra di lavoro effettuato. Se un impiegato non le prende, l’impiegato puó chiedere di convertirle in extra salario.

    • zippole scrive:

      Normalmente pe i funzionari (il mio caso) esistono due tipi di contratto
      Forfait ore in cui la durata del lavoro settimanale é fissata
      Forfait giorni in cui la durata non é fissata, é fissato solo il numero di giorni di lavoro l’anno.

      Ricorda la differenza tra profilo di fonia “a consumo” e “flat” :-)

    • zippole scrive:

      Applicandolo alla grande azienda dove lavoro, non so cosa intendi per funzionari. Ma le figure che io vedo e che richiedono una laurea con ruolo di responsabilita’ (responsabili di linea, di produzione e direttori vari) ovvero da una certa categoria in su fino al quadro, non vengono pagati ad ore/giorni di lavoro. Fissate un certo numero di ore di obbligo presenza, sono loro stessi a decidere se essere presenti in caso di necessita’, e la paga non deriva dal numero di ore di lavoro, bensi’ dai risultati. Si fanno una tale quantita’ di ore (spesso per fare semplicemente presenza come incentivo terrorifico al piccolo analfabeta) che l’idea di ambire il loro posto e’ totalmente fuori questione.

  2. zippole scrive:

    Assenza totale di sistemi integrativi di sostegno alla disoccupazione, servirebbero solo a far gonfiare i fancazzisti ed i politicamente ben piazzati.

    Ehm non capisco il senso della frase: i fancazzisti cominciano a fare qualcosa? Quindi proponi di togliere i sussidi rimpiazzandoli con il tempo di preavviso licenziamento proporzionato? Il termine gonfiare mi confonde :-?

  3. lucaspazio scrive:

    Vorrei aggiungere anche l’esempio della durata lavorativa all’Agenzia Spaziale Europea (Siti Parigi-F, Frascati-I, Noordwijk-NL)

    La durata é di 40 ore a settimana, la durata é controllata attraverso sistema di badge all’ingresso/uscita.
    Si devono fare almeno 4 ore sul sito al giorno (10-12, 14-16)
    Si possono fare massimo 10 ore sul sito al giorno

    Ciascuno é responsabile di restare nelle 40 ore a settimana. Nel caso il tempo venga superato, si possono recuperare massimo 2 gg di lavoro con vacanze ogni 3 mesi. Questi 2gg non possono essere consecutivi. Ovvero si prendono a base di mezze giornate, al massimo 2 mezze giornate possono essere consecutive. Allo scadere dei 3 mesi il conto ore viene rimesso a 0.
    (Ho lavorato all’ESA da Aprile 2005 a Maggio 2006, le cose potrebbero essere cambiate nel frattempo)

  4. ff scrive:

    Secondo me la tua proposta parte da presupposti sbagliati, magari anche pregiudizi. Se si inizia a parlare di fancazzisti, o fannulloni come direbbe Brunetta, per me vuol dire non centrare il problema.
    Iniziamo a dire che lo spirito dell’articolo 18 non è quello di trasformare i lavoratori in una casta, ma quello di garantire la non ricattabilità per motivi politici, religiosi e sindacali. In una discussione avevo esemplificato anche con un ricatto sessuale tra il capoufficio e la segretaria.
    Il sistema del preavviso differenziato è facilmente aggirabile, basta licenziare in blocco tutti i lavoratori tutti gli anni, magari ad agosto, riassumerli a settembre e il datore di lavoro non avrebbe nulla da temere sulla produttività.
    Io volevo scrivere un articolo, che avevo anche preannunciato in un commento, poi una morte in famiglia non mi ha dato tempo, quindi lo rinvio a data da destinarsi. Ecco, volevo spulciare i bilanci di una s.p.a. molto famosa, dato che essi sono pubblici. Avevo iniziato ed ho scoperto che:
    - Le tasse pagate dalle persone fisiche sono molte di più di quelle pagate dalle società!
    - I dipendenti pesano all’incirca il 12, 15% delle spese totali. E lì sono comprese anche le spese dei dirigenti e anche dei cosiddetti fannulloni, i parassiti di staliniana memoria.
    Quindi il costo del lavoro e la produttività non sarebbero un problema, in quanto aumentare del 10% i salari vorrebbe dire aumentare dell’1,5% il costo alla produzione, irrisorio, ma potrebbe far passare il mal di pancia all’economia italiana. Consideriamo questo come un effetto NIMBY applicato all’economia. Se ci si avvale di stratagemmi per rimanere sul mercato, in un economia di mercato perfetta, vorrebbe dire che sei antieconomico. In un mondo governato da Adam Smith molte società italiane verrebbero chiuse d’autorità. In un economia governata da Peppino Stalin i dirigenti verrebbero mandati in Siberia. In Italia invece sono i salvatori della patria.

  5. Articolo interessante, sicuramente negli intenti.
    A mio avviso la proposta n. 1 è inaccettabile…la n. 2 sicuramente meglio e ulteriormente sviluppabile.

    Difetti del modello n. 1:
    nel caso il dipendente se ne voglia andare, dopo aver lavorato un certo periodo di tempo in un’azienda, ad esempio perchè ha ricevuto un’offerta migliore è costretto ad erogare un preavviso abnorme.
    Se uno diventa un fancazzista dopo 20 anni l’azienda non ha nessuna possibilità di eliminarlo prima 20 mesi. Non è chiaro perchè il fancazzismo non sarebbe comunque possibile. Eliminando l’articolo 18 chi impedirebbe ad un’azienda di innestare un meccanismo di precariato di fatto assumendo e licenziando dopo 1 anno, generando nella sostanza forme di collaborazione a termine a questo punto del tutto legali. Perchè mai, viste queste premesse, si dovrebbe arrivare alla stabilizzazione del mercato del lavoro, potendo giocare in tutti i sensi con le risorse?
    L’eliminazione degli ammortizzatori sociali produrrebbe inoltre dei disastri apocalittici. Questi, che pure sono stati utilizzati malamente, restano una delle più grandi conquiste sindacali. Potendo, come detto precedentemente, un datore di lavoro sbarazzarsi con relativa facilità di chiunque, in seguito a crisi del mercato o altre ragioni più o meno oggettive, la risorsa tagliata si troverebbe col culo per terra.
    Il ruolo dei sindacati, che di certo non sono esenti da colpe ma generalmente si pongono come obiettivo quello di salvaguardare gli interessi dei dipendenti, verrebbe annientato. Non si avrebbe così più alcuna controparte di sostanza in grado di opporsi allo strapotere delle aziende, svincolate da ogni dovere.

    Difetti del modello n. 2: sebbene sia fortemente convinto che, come sottolinei tu e già altri prima hanno affermato, che chi si trova in precarietà debba guadagnare di più, quindi reputando interessante questo “contratto a rischio”, mi spieghi perchè mai un’azienda dovrebbe proporre “contratti stabili” potendo sfruttarne indefinitamente di non stabili?

    Sullo stage mi trovi in sintonia!!

  6. Il piccolo diavolo scrive:

    Ho due pensieri:
    1) i contratti dovrebbero essere garantiti sempre a tempo indeterminato, ma con garanzie certe per quelli a tempo determinato ( durata almeno triennale e possibilità per il lavoratore di poter crescere all’interno di un gruppo );

    2) i licenziamenti devono sussistere, sia perchè non è professabile in uno stato libero che un imprenditore debba essere costretto a mantenere un rapporto di lavoro quando un dipendente non è in grado di svolgere la mansione per la quale è stato assunto, sia perchè non è professabile che un lavoratore non possa impugnare un licenziamento per motivi legittimi oltre che per difendersi dall’autoritarismo , talvolta insano, dei datori di lavoro.

    Sullo stage…d’accordo su tutta la linea.

  7. Zzz scrive:

    Con riguardo al punto 1, occorre considerare come in genere, nel nostro ordinamento, il preavviso non esoneri il lavoratore dalla prestazione lavorativa, rimanendo egli vincolato verso il datore di lavoro sino al termine del preavviso stesso e dunque del rapporto; ciò che ovviamente ostacola il “licenziando” che intenda frattanto cercare un altro posto di lavoro, salvo rinuncia al preavviso e alla corrispondente retribuzione.

  8. Carlo Fronteddu scrive:

    Bel post. Proporrei alcune modifiche.
    Per il punto 1, proporrei il divieto di licenziamento senza giusta causa se il periodo di lavoro è inferiore ai 36 mesi(il tempo di preavviso sarebbe di 3 mesi). Poi proporrei un limite di preavviso( es. non più di 10 mesi di preavviso) quindi, preavviso progressivo sino ad un certo quantitativo di tempo che poi resta fisso con la crescita della durata del rapporto di lavoro. Introdurrei in oltre una diminuzione del periodo di preavviso( che no dovrà essere inferiore ai 6 mesi) con annesso rimborso per mancato preavviso, il quale rimborso non dovrà essere inferiore alle 3 mensilità.
    Per il punto 2, non si tengono conto di alcuni fattori quali il bisogno del lavoratore e la ricattabilità dello stesso(chi possiede il denaro è comunque il datore di lavoro e il lavoratore e colui che, tramite la sua prestazione si guadagna una parte di esso) che favorisce nella contrattazione sempre il datore di lavoro che nella scelta opterà sempre per la convenienza propria.
    Dunque, per evitare ciò, proporrei per i contratti stabili, sgravi fiscali per i datori di lavori per i primi 5 anni di contratto e per i contratti a rischio il divieto di straordinari o il pagamento di questi al 70% con oneri fiscali aggiuntivi a carico del datore, in più con un monte ore mensile non superiore alle 20.
    A riguardo del contratto a chiamata, aumenterei l’obbligo di preavviso da 48 ore(mai rispettate) a una settimana, con un obbligo di denuncia ad un ente preposto(facendo fede il timbro postale).
    Stage: anche io mi trovo pienamente d’accordo con te.
    Apprendistato: durata massima 24 mesi e non meno di 6 mesi con obbligo di assunzione con contratto a rischio per almeno 36 mesi, per poter utilizzare il contratto il lavoratore non deve avere meno di 16 anni, aver frequentato e superato il bienno medio superiore o affine, e non aver compiuto il venticinquesimo anno di età e non essere già stato assunto con un contratto di apprendistato. La retribuzione dovrà essere di circa il 75% del minimo sindacale, con un bonus trimestrale pari al 75% del mensile. Licenziamento: solo con giusta causa e con un preavviso proporzionale alla durata del contratto.
    Riformulazione del significato di giusta causa. La lascio ad altri, vado a prendere un’altra birra :smile: .

  9. Sara scrive:

    Dunque non ho una gran conoscenza del mercato del lavoro, però sono d’accordo sullo stage. Penso che sia pericoloso per il punto 1 considerare come fattore primario il tempo, anche perchè questo potrebbe comportare che il dipendente “si sieda” senza più stimoli o efficienza…
    Per quanto riguarda invece il lavoro nero secondo me non servono nuove norme, servirebbe far rispettare quelle che ci sono già. Partendo dai politici, che sono pieni di bortaborse in nero…E che hanno “amicizie” con aziende in cui il lavoro nero è una prassi.

  10. ugasoft scrive:

    vi ringrazio per l’interessamento, leggo che ci son molte critiche, risponderò con calma uno per uno.

    Intanto rispondo ad una critica che ho letto in più risposte:

    BUG: l’escamotage di licenziare uno ogni anno e riassumerlo, di fatto azzerando la sua “anzianità”.

    FIX: l’anzianità è conservata in caso di riassunzione. L’anzianità si lega alla persona fisica e si cumula.

    • Purtroppo nel FIX c’è ancora un BUG: nel caso di accumularsi di anzianità, nessuno obbligherebbe a riassumere la risorsa rivolgendosi altrove per trovare “carne da macello” fresca…inoltre terminato l’anno più il mese, in un eventuale riassunzione l’anzianità andrebbe sì a due anni, ma il preavviso obbligatgorio maturato sarebbe sempre e comunque di un solo mese derivante dalla conclusione del secondo anno…e via così. Inoltre, come accenna Oris, in ogni caso non è possibile sommare anzianità accumulate in settori diversi.

      • ugasoft scrive:

        ragazzi… allora… ovviamente le proposte si propongono di CAMBIARE lo stato attuale delle cose.

        le aziende avranno comunque degli “escamotage” come li hanno ora, CON I CONTRATTI A PROGETTO che sono contratti di SERIE B. Con il precariato, anzi, con la flessibilità BISOGNERA’ DIALOGARE.
        L’azienda può sicuramente prendere uno nuovo per prendere carne da macello, ovvio. L’obiettivo è far capire all’azienda che non conviene macellare gente ma puntare alla qualità, produttività.

        Poi non capisco come non sia possibile “ommare anzianità accumulate in settori diversi” se sto ridefinendo il concetto di rapporto di lavoro…

        • Innanzitutto alle aziende non bisogna offrire “escamotage”…si sta parlando di rapporti di lavoro e tutto ciò che ne viene. Capisco che l’obbiettivo è quello di ridefinirli, ma occorre innanzitutto regolamentarli in modo che non vi sia spazio epr fregature nell’una e nell’altra direzione. Non devono esserci buchi normativi. Bello il discorso sulla qualità, ma arriverai a capire prima o poi che si tratta di una favola. Se devi prendere uno per scaricare dei bancali o per guidare un camion, vagli a fare il discorsetto della qualità e poi mi vieni a raccontare. Pure in settori dove un certo livello di qualifica sarebbe gradito, il discorso della qualità non sempre ha un ruolo preminente.
          Le anzianità accumulate in settori diversi non si possono accumulare perchè per definizione l’anzianità è quel qualcosa che maturi facendo in un dato settore…se fai 7 anni il pizzaiolo e poi ti butti nel marketing, temo ci voglia molta buona volontà per affermare che “hai una notevole esperienza nel settore”.

          • (perdonate gli errori, ma raramente la stanchezza perdona)

            • ugasoft scrive:

              si, ok, ma se la stessa azienda ti “riassume” l’anzianità si cumula… o mi vieni a dire che “dipende se l’azienda ti fa fare cose simili a quelle che ti faceva fare prima”?

              il che sarebbe ovviamente assurdo.

              io sarei per il cumulo dell’anzianità anche tra aziende diverse ma operanti nello stesso settore.

              per quanto riguarda gli escamotage, non sto dando escamotage a nessuno. Sto dicendo che l’attuale situazione del mondo del lavoro è imbarazzante con schiere di laureati nei call center senza un futuro.

              Il preavviso di licenziamento proporzionale all’anzianità mi sembra che lasci pochi escamotage. Possiamo parlare di rendere asimmetrico il rapporto: l’azienda necessita di un mese ogni anno di lavoro mentre il lavoratore che ne so… la radice quadrata di tale numero! D’altronde come è ora il tempo indeterminato è spudoratamente sbilanciato: l’azienda non ti può mai licenziare e tu invece te ne vai qaundo vuoi…

              ri-premetto: NON SONO UN IMPRENDITORE E NON STO CON LE AZIENDE, ma reputo le aziende (oneste) una ricchezza per la nazione.
              Guardandomi intorno vedo che dall’estero escono grandi aziende che varcano i confini territoriali… penso tutte le informatiche americane, penso IKEA, penso Decathlon, penso le elettroniche-informatiche Giapponesi, penso le tedesche (siemens)… e mai nulla che esce dall’italia, se escludiamo le nicchie e velleitarie Ferrari e che ne so… Versace e Valentino!

              sogno che la prossima “killer application” possa essere italiana e, perchè no, che possa nascere da un modello economico sostenibile e competitivo.

              L’alternativa è veder moprire una dopo l’altra tutte le Grandi Aziende italiane (come sta già accadendo) ed attendere… Godot.

  11. Oris scrive:

    Non ho ancora risposto perchè mi manca l forma mentis, quindi prima di farlo devo capire bene il tutto.

    Ma sono interessato :)

    Per l’ultimo bug-fix: sono perpleso in quanto l’anzianità è legata a una attività, almeno per quanto riguarda il “valore aggiunto” che un lavoratore può dare: l’esperienza che un lavoratore può fare in un ambito potrebbe essere poco influente in un altro.

  12. Oris scrive:

    Aggiungo un elemento alla discussione: nelle ditte (vere, non quelle create sfruttando le difformità) un lavoratore con esperienza è impagabile e sostituibile solo con grandi sforzi economici e di altre risorse.

    • Iniquo scrive:

      Per questo ci sono gli scout di altre aziende che li avvicinano nel parcheggio.

      Poi ci sono le aziende che puntano al massimo degli utili nel minimo tempo possibile che della professionalità se ne fregano, tanto falliscono (intestate a figli, genitori o coniugi) ed i titolari riaprono qualche altra attività.
      Di questo tipo di “imprese” l’Italia è piena.

      Sulle critiche all’articolo a grandi linee concordo con Cambiamo Pianeta.

      • Oris scrive:

        Questo può darsi che capiti dalle tue parto :)

        Dalle mie non c’è tutta questa vivacità di ricerca, anzi, ci sono più persone a spasso (purtroppo) che persone da “rubare”..

        Comunque nel mio commento l’ho scritte: le ditte vere, quelle dove si crea uno spirito d attaccamento e di collaborazione o di appartenenza ce trascende il denaro (senza escluderlo ;) )

        Se poi si lavora solo per soldi è normale che si possa finire per esser paragonati a merce…

        • Iniquo scrive:

          La mercificazione del lavoro è stata sorpassata con l’abolizione della schiavitù (oddio proprio sorpassata in molti casi no), quindi chi lavora per vivere e non per un fine superiore non può essere considerato alla stregua di una merce.
          Su questo capisco che tu abbia un’ottica differente, però chi fa un lavoro faticoso che magari neanche gli piace ha tutto il diritto di non vedere l’ora di tornare a casa per vivere con i frutti della sua fatica.

          • Oris scrive:

            Di norma chi fa lavori faticosi torna a casa prima di chi non fa lavori faticosi (nel senso fisico puro, muscolare) :)

            Spesso però chi fa lavori faticosi ha quel lavoro perchè c’è chi torna tardi a casa, cercando di piazzare commesse, far quadrare i conti ecc.

            Delle due l’una.

            Sono scelte, che hanno i pro e i contro.

            Sicuramente posso solo dire che molte delle persone più felici (davvero) che conosco hanno il sudore e la polvere addosso.

      • ugasoft scrive:

        ovviamente il mio discorso non ha affrontato, per mia incapacità, tutti i discorsi relativi alle modifiche (semplificazioni) delle attuali normative societarie. Comportamenti come quelli che dici tu vanno perseguiti e gente del genere va inibita da qualsiasi attività futura.

        ad esempio, e qui mi prenderò degli insulti credo, io non concepisco che una S.R.L. abbia “responsabilità limitata”. Se mi fallisci e non paghi debiti QUALCUNO HA DA PAGA’! se no ci rimette la comunità e non va assolutamente bene.

        • Oris scrive:

          La srl ha responsabilità limitata, ma non vuole dire che nessuno paghi.

          L’amministratore può finire per rispondere personalmente in solido.

    • ff scrive:

      Hai detto una gran verità! Purtroppo si pensa sempre al lavoratore come un peso e mai come una risorsa. Secondo me non è un problema di riforma del lavoro, men che mai del “mercato del lavoro”, come se le persone fossero merci, è un problema di mentalità, di una società immobile, di nipoti che acquisiscono l’azienda di famiglia, che hanno studiato per dirigere. Purtroppo in Italia le start-up di un certo peso sono mosche bianche.

  13. Oris scrive:

    Si parla di responsabilità delle aziende, io mi chiedo perchè si abborrisca, da parte dei lavoratori, la presa di responsabilità e la gestione delle stesse, specie nei casi dove l’imprenditore fallisce non non vede futuro.

    Ci sono molte forme agevolate per la gestione delle cooperative ad esempio, con molti esempi positivi in italia.

    Perchè non pensare anche a cercare di dipendere meno da questi imprenditori che pensano solo al suo?

    E quegli imprenditori che pensano solo al loro guadagno cosa hanno di diverso da coloro che vogliono solo fare le loro ore senza presa di responsabilità verso il prossimo?

    Spiegandomi meglio: aziende e lavoratori nella stragrande maggioranza dei casi, in italia, sono dalla stessa parte, nella stessa barca.

    Io non credo alle grandi realtà produttive in italia, sono sempre state fallimentari e tenute su dallo stato, a spese dei cittadini tutti, fatti salvi alcune industrie che tra l’altro hanno quasi tutta la produzione delocalizzata, in italia e aa piccola media impresa che fa economia, piaccia o non piaccia così è.

    Questo porta alla portata dei lavoratori e delle unioni di lavoratori anche la possibilità di imprendere, associati.

    Dove è la difficoltà?

    Perchè non è preso in considerazione?

    Non è un modo concreto, e non demagogico forse, di fare azione sociale positiva?

  14. zippole scrive:

    porca zozza.
    Avevo scritto un papiro impegnato in risposta ad Oris. Poi a ben vedere non gli rispondevo affatto e l’ho copiato per incollarlo qui come risposta all’articolo. Ben.. e’ andato perso :(
    Ho sempre problemoni con l’invio dei commenti qui su MC :(

    • Oris scrive:

      Io per evitare faccio sempre un copia (ctrl+c on winzozz) ogni tanto, proprio perchè gli script di mc cancellano il testo nel box se premi indietro o se c’è un errore…. (doxa, un ci si uò fare nulla?).

      Così quando vanno perduti li reincollo ;)

      • zippole scrive:

        Ne ho gia’ parlato col doxa.. al momento non si puo’.
        Cmq iniziavo piu o meno con queste parole
        [blockquote]Grande!
        Piu’ persone col tuo entusiasmo!
        Quando c’e’ una buona manifestazione old style ci verrei volentieri con te![/blockquote]
        E poi, un po in contrasto con la tua proposta ma neppure troppo, iniziavano le riflessioni sui deficit italiani riguardo le dimensioni delle imprese…

  15. Lara scrive:

    ottimo post, anzi, eccelso

    un paio di domande:
    punto primo: [qui scatta l'ironia] chi devo votare per sperare di vedere attuata la riforma “ugasoft”

    punto secondo: come si fa ad incentivare le aziende a preferire lavoratori laureati e qualificati a lavoratori non laureati/qualificati?
    come si fa ad essere certi di essere assunti per fare una cosa e poi farla davvero?

    insomma, quali precauzioni ci sono per contrastare le mille gabbole che oggi permettono e incentivano lo sfruttamento???

    a livello propositivo sul lavoro pubblico attuerei lo stesso metodo dopo aver testato le capacità di tutti gli operatori del settore.
    esami di competenza per insegnanti, impiegati, addetti…
    Via gli insegnanti non preparati o svogliati, via i lavativi(non voglio fare il Brunetta della situazione, ma vengo da una carriera scolastica segnata da professori che a lezione amavano mostrarci come si legge bene la gazzetta seduti sulla cattedra, peggiori degli assenteisti).

    Assumere solo persone qualificate e controllare ogni due anni che esse lo siano ancora(per impedire che si siedano sugli allori).

  16. Michail Tal scrive:

    Bell’articolo Uga, apprezzo lo sforzo di riflettere su questo tema ammettendo che forse qualcosa che non va,… c’è.
    Io rimoluderei la tua proposta in questo modo.

    ELIMINARE OGNI FLESSIBILITA’ IN ENTRATA E INTRODURNE UNA SOLA IN USCITA.

    Fine di ogni contratto a progetto, solo indeterminati con minimi contrattuali e contributi stabiliti anche a livello nazionale. Uguagliamo le condizioni contrattuali per tutti i lavoratori, senza discrimanre fra “protetti dal 18″ e “servi”.

    A differenza di te credo che questo passo epocale si potrebbe fare solo garantendo una rete di protezione sociale, pero’ ora non piu’ legata a particolarismi come l’appartenenza ad un’impresa di rilievo nazionale o meno, ma su base universale. Sei cittadino? allora se perdi il lavoro ha idiritto ad un sussidio, come nei paesi civili. Garanzia che peraltro ora non abbiamo. Tutto ricade sulle famiglie al momento, famiglie tra l’altro sempre piu povere.

    Come si era già discusso in un altro thread, la questione cruciale è se consentire o meno licenziamenti in caso di necessità di riorganizzazioni e razionalizzazioni dele aziende, come in caso di fusioni o innovazioni di tipo tecnologico-organizzativo.

    Se ho necessità di produrre meno non ha senso che mantenga la stessa forza lavoro.

    Fino a quando non la si considerera’ GIUSTA CAUSA di licenziamento, le imprese continueranno a introdurre surretiziamente la precarietà con la “flessibilità in entrata”, dividendo cosi il mercato in protetti a vita e servi. Senza contare che se la composizione di capitale e lavoro è fatta in modo da avere il capitale variabile e il lavoro fisso (perchè non puoi licenziare), si cercherà di assumere il meno possibile per evitare la rigidità del fattore fisso.

    Su questo tipo di progetto c’è consenso pressochè unanime (con sfumature diverse) fra i piu’ illustri economisti di oggi.

  17. ff scrive:

    Io sono basito perché vedo più rabbia che ragionamento. Rabbia perché sento sempre parlare di fannulloni e company. Magari il lavoratore vicino a te, con produttività sottozero. Io ripeto, il problema non è licenziare o trovare il modo di licenziare più facilmente una persona. Se vedi un cosiddetto fancazzista, ricordati, una ragione ci sarà, e non è perché è protetto dalle leggi, visto che comunque esiste il licenziamento per scarsa produttività o altro. È lì perché fa comodo. Magari è l’oggetto di scambio di un favore politico, magari è amico del capo e non lo dice in giro, magari serve per fare numero, perché si possano prendere i giovanissimi in stage che lavorano il triplo. Ci sono anche dei limiti numerici nella legge cosiddetta Biagi, sapete.
    Chi ci va di mezzo non saranno mai i furbi, per nessuna legge per quanto ben pensata e né prima né dopo, dalla genesi all’apocalisse. Ci andranno di mezzo sempre le persone normali, con moglie/marito, figli e mutuo. Dietro un licenziamento c’è sempre una persona e collegata a questa persona ci sono sempre altre persone che dipendono da lei/lui.
    In UK non è facile licenziare, negli USA non è facile licenziare, non date retta alla propaganda. Solo che lì, per molti motivi, il lavoratore accetta il licenziamento, perché esiste lo stato sociale e la mobilità sociale.

    • Michail Tal scrive:

      “Solo che lì, per molti motivi, il lavoratore accetta il licenziamento, perché esiste lo stato sociale e la mobilità sociale”

      E’ appunto quello che stavo dicendo, ed è la ragione di questo scambio, stato sociale per articolo 18 (o riorganizzazione vista come giusta causa di licenziamento)

      Si, i furbi sono ovunque, ma se le gratificazioni fossero un po’ piu legate ai risultati ( o quantomeno all’impegno) ce ne sarebbero sicuramente di meno.
      Non basta affidarsi all’etica professionale – morale dei singoli; te lo dico in modo “colorito”, tutti devono avere la loro dose di pepe al culo, altrimenti qualcuno se ne approfitterà sempre.

      E poi c’è una questione di equità. Non credere che se non consenti i miglioramenti di produttività alle aziende queste non scarichino poi ALTROVE queste necessità. Semplicemente lo faranno sui giovani, sempre piu precari.

  18. ilBuonPeppe scrive:

    Ottimo l’intento, interessanti le proposte. Ma c’è un errore di fondo, che ha rilevato anche FF.
    Bisogna smetterla di ragionare in termini di “Tizio contro Caio”, altrimenti non siamo migliori di chi ci governa. Sono stufo di sentir parlare di fancazzisti, fannulloni, eccetera.
    Il mercato del lavoro è fondamentale in una società civile, e allora non può essere impostato “contro” qualcuno o per difendersi da qualcosa: si lavora, imprenditori e dipendenti, per produrre benessere. Se non si parte da questo, sono tutte chiacchiere.
    Finchè si gioca in difesa, per bene che vada si pareggia. Io voglio vincere.

    • tusaichi scrive:

      per questo bisogna aspettare che qualcuno crei negli italiani la coscienza di paese, di modernità, di “italianità”, così che ognuno lavori non (solo) con lo scopo di pagarsi le vacanze o comprarsi gli occhiali da 500 euro, ma anche per far qualcosa per il suo paese, per i suoi connazionali.
      Una logica che ora (a me) sembra lontana da quella vigente.
      L’amore per la patria è qualcosa che non nasce innato, che va insegnato e se vogliamo indotto, trasfuso.
      E in un periodo in cui chi vuole sminuzzare questo paese è al governo e ha il coltello… la mannaia dalla parte del manico sembra ancora più difficile.
      E’ quindi mia opinione che la prima riforma, quella che forse è alla base delle altre, è quella dell’italian mind.
      E è quella che meno vedo probabile.
      E come dice quella bellissima canzone “…hai voglia a sperare nei bambini…”

    • Oris scrive:

      Per vincere basta sentirsi tutt idalla stessa parte…

  19. Azz… mi sono persa un super-dibattito!
    Posso rimediare inserendomi in zona Cesarini? Ci provo.
    Per quanto riguarda le proposte, mi piace il contratto unico. E’ un concetto già sviluppato da alcuni studiosi di diritto del lavoro cosiddetti “riformisti”, Pietro Ichino in testa. In molti Paesi funziona già così, e funziona bene. L’importante è capire che non siamo più nell’epoca del “posto fisso dalla culla alla bara”, e che il licenziamento non è un tabù. L’importante è che non avvenga per motivi discriminatori, perchè una è rimasta incinta o uno si è ammalato o un altro si è scoperto gay.
    Mi piace anche l’idea che, nell’ambito dei contratti “a rischio”, il lavoratore debba essere pagato di più. E’ la logica che dovrebbe soggiacere anche oggi ai contratti a progetto, ma invece sappiamo bene che non è così.
    Un tema su cui invece sono molto in disaccordo con Ugasoft è quello dell’inutilità degli ammortizzatori sociali. Che invece sono fondamentali: e in realtà in Italia già esiste – rigorosamente per le persone che vengono licenziate dopo aver avuto un buon contratto – l’assegno di disoccupazione. Però è importante che il sussidio venga erogato quando il disoccupato è veramente in cerca di un nuovo lavoro: e quindi bisognerebbe copiare il sistema svizzero, che prevede che le agenzie di collocamento lavorino alacremente, e che il disoccupato non possa rifiutare più di tre proposte – pena la revoca del sussidio. Ammortizzatori sociali anti-fannulloni, insomma ;-) .
    Avrei tante altre cose da dire… Ma c’è lo spazio? E c’è il modo di far ripartire, a due settimane di distanza, il dibattito?
    Mi piacerebbe riprendere la terza parte del post, quella sullo stage, nel mio blog che è appunto dedicato agli stagisti. Che ne dici, Ugasoft?
    Un saluto a tutti,

    Eleonora
    http://repubblicadeglistagisti.blogspot.com/

    • il dibattito può ripartire se organizzi le tue opinioni in un piccolo pezzo che possiamo proporre su mc citando il pezzo di ugasoft e i contributi leggibili sul tuo blog.

      secondo me basta ordinare e leggermente arricchire le cose che hai già detto nei commenti.

      per proporre un pezzo vai a questa pagina
      http://www.mentecritica.net/mandaci-un-articolo/

      ciao

    • ugasoft scrive:

      wow, certo che si può riprendere la discussione!

      diciamo che questo “modello svizzero” sui sussidi di disoccupazione è abbastanza convincente anche se presuppone efficienza in un altro compartimento (uffici di collocamento). So bene quanto sia tutto collegato e quanto sia difficile tentare di migliorare un settore senza fare assunzioni sul resto, ma proprio per essere il più possibile “attuabili” i piani devono potersi inserire nel quadro attuale senza assumere nulla sul contorno.

      Comunque se ne può parlare, mi avete quasi convinto sui sussidi… ^_^

      che poi tra l’altro io penso che per migliorare il 90% delle cose non serva cercare idee spettacolari, basta semplicemente andare a chiedere ad amministratori di paesi più civili “ehi, ma voi come fate?”

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