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Obama: New Deal o Same Old Story?



Da molto tempo stiamo assistendo alle modalità di espansione dell’American Way of life, detto anche consumismo: in qualche modo si porta la guerra nella nazione/continente dove si intende esportare il sistema americano. La guerra distrugge valori, tradizioni, cultura. Sorgono movimenti pacifisti, cambiano presidenti, l’America si ritira/interviene. Apparentemente perde/vince il conflitto, in realtà l’unica cosa che conta è che esporta il proprio modello di vita, la propria cultura.

Così in Europa con la II Guerra Mondiale (il tribunale di Norimberga ha attribuito le cause dello scoppio della guerra  ad una multinazionale farmaceutica (*) ). Così è stato nel sud est asiatico.

Stessa cosa sta succedendo in Medio Oriente, l’unico posto sulla terra dove non esiste ancora il consumismo e gli americani devono camminare con la coda fra le gambe. Non a caso gli Arabi chiamano l’America il Grande Satana.

L’unico che ha avuto il coraggio di prendere posizione è stato Giovanni Paolo II quando è crollata l’Unione Sovietica: ci ha messo in guardia affermando che sì la Russia non era un modello da seguire, ma tanto meno l’America ed il modello americano.

E’ necessario ed indispensabile un modello nuovo per il pianeta, che tenga conto delle esigenze di tutti i popoli, e non solo delle nazioni ricche, anche perché è più che dimostrato che la pienezza, la realizzazione non viene dai beni posseduti ma dal rapporto con il creato (la natura) e gli altri esseri umani.

Non si può più continuare a costruire male le cose per farle durare poco. Il frigorifero, la TV, devo lasciarli ai miei figli. Così il computer  l’automobile lo stereo la lavatrice.

Non devo vivere come uno schiavo per ricomprare all’infinito le stesse cose: il progresso deve servire solo per liberare l’uomo dalla fatica. Lavorare meno, lavorare tutti, si diceva tempo fa.

Obama chi sei? Nuove strade o storia vecchia, trita e ritrita?

(*) Non ci risulta. Comunque dei 24 consiglieri della IG Farben indiziati nel cosìdetto processo IG Farben (1947-1948), davanti a un tribunale militare statunitense al Processo di Norimberga, 13 vennero condannati alla prigione con pene dai 6 mesi agli otto anni. (N.d.R.)

Per completezza d’informazione, secondo Al Zawahiri (numero due di Al Qaeda), Obama è «un negro (o servo) di casa» e una persona «disonorevole». (N.d.R.)

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Luigi De Benedictis
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Comments

14 Risposte a “Obama: New Deal o Same Old Story?”
  1. ilBuonPeppe scrive:

    Tralasciando alcuni aspetti che mi perplimono (!!!) condivido quella che mi sembra l’idea di fondo: è necessario, anzi indispensabile, costruire un nuovo modello di sviluppo, che miri al benessere più che alla crescita.
    Invece sento solo tromboni che continuano a chiedersi quando il PIL potrà ricominciare a crescere. E non credo, purtroppo, che Obama voglia o possa fare molto per invertire questa tendenza.

    • Adetrax scrive:

      Tralasciando alcuni aspetti che mi perplimono …

      Scusate il leggero OT, ma se volessimo astenerci dai neologismi non ufficiali come “perplimere” forse ci capiremmo meglio; quel pseudo verbo mi pare un incrocio fra “perplesso” e “deprimere” e non mi fa una bella impressione (ovvero mi impressiona parecchio) ;-)

      Per quanto riguarda il PIL, il discorso è complesso, aumentare continuamente il PIL è uno dei modi per mantenere in piedi uno stato (ad. es. quello italiano con quasi 1700 miliardi di euro di debito) e nel contempo è uno dei modi per distruggere tutto quello che non è ritenuto utile dal sistema di potere.

      Si sa come vanno queste cose, alla fine il sistema “tira il botto” e i “malvagi debitori” (cioè quelli su cui grava il debito, non quelli che lo hanno creato), vengono spazzati via dall’onda nera.

  2. LightQuantum scrive:

    Dal punto di vista economico, spero proprio che sia tutto fuorché un altro New Deal! Fu proprio il massiccio intervento dello stato nel libero mercato che prolungò la crisi del ‘29 in maniera da trasformarla in “Grande Depressione”. Per capire come e perché vi consiglio “America’s Great Depression” di Murray N. Rothbard. E’ disponibile GRATIS qui http://www.mises.org/rothbard/agd.pdf

  3. Adetrax scrive:

    Obama chi sei? Nuove strade o storia vecchia, trita e ritrita?

    Ma dico, Obama (ovvero l’unto, l’eletto, l’esecutore fedele della volontà di Jesus Christ Superstar in terra) eserciterà la funzione effettiva di presidente solo da gennaio 2009 e già da adesso tanti lo giudicano come se invece di essere a novembre 2008 fossimo a novembre 2009.

    Cosa c’è, non va bene perchè ha dichiarato che Al Qaeda deve essere definitivamente sconfitta ed eliminata ?

    Eppure è lo stesso Obama di 2 settimane fa, quello che è stato trionfalmente celebrato, quello che è stato amorevolmente cresciuto dal sistema capitalistico americano, quello che 35 anni fa chiedeva ai suoi compagni di scuola cinesi: “Sei comunista ?”.

    Per questo sono assolutamente sicuro che spingerà per la svolta “verde” degli USA, non perchè ci crede solo lui e non i 300 milioni di cattivi americani, no, semplicemente perchè è quello che la maggioranza degli imprenditori e delle persone vuole; il sistema economico-finanziario USA vuole questo semplicemente perchè intravede l’opportunità di fare soldi, tanti soldi, con la simpatia dell’opinione pubblica cioè del mercato di massa, cosa che di questi tempi, viste le ristrettezze dei numeri, non è per niente disprezzabile.

    Non si può più continuare a costruire male le cose per farle durare poco. Il frigorifero, la TV, devo lasciarli ai miei figli. Così il computer l’automobile lo stereo la lavatrice.

    Questa abitudine di costruire le cose in fretta e non per durare, è tipica dei paesi asiatici, anche l’industria USA ha subito questo malvezzo e si è pertanto in parte adeguata per non soccombere totalmente.

    Il frigorifero passi, ma la TV, il computer e tutto il resto ?
    Sono tutte cose che sono infarcite di elettronica e i migliori circuiti elettronici possono sperare di arrivare a 50.000 – 60.000 ore di funzionamento ma non di oltrepassare le 80.000 – 90.000 ore anche se la produzione media coreana-taiwanese-cinese si attesta sulle 5.000 – 15.000 ore (stendendo un velo pietoso sul fenomeno della “mortalità infantile” di certi prodotti).

    Tutto questo senza considerare la “mortalità infantile” dei circuiti e il fatto che molta componentistica ultra-economica è “introdotta ad arte” fin dal progetto, perchè è chiaro che se un paio di condensatori da qualche decimo o centesimo di euro si rompono o vanno fuori tolleranza dopo un certo numero di ore o se l’isolamento di certi microcircuiti non è perfetto e degrada con il tempo, l’intera scheda elettronica dopo un po’ non funzionerà più, così come l’oggetto che sta gestendo / controllando; dopodiché, constatato il “decesso” dell’oggetto di 50, 100, 300, 1000 euro è probabile che lo stesso sia buttato via piuttosto che riparato, dato che comperarne un altro con più prestazioni e funzionalità spesso conviene o appare altamente desiderabile (da qui le definizioni di “beni di consumo”, “mercato consumer”, ecc.).

    Ora, il problema è che tutto questo consente la creazione di un’economia surrogata che si basa sul principio del taglia e brucia e non del riutilizzo.

    In un sistema perfetto tutti i prodotti finiti, a fine uso, dovrebbero essere riciclati al 100% scomponendo eventualmente ogni loro più piccola parte fino ad arrivare a insiemi di materie prime elementari.

    Le uniche perdite dovrebbero essere quelle relative al tempo e all’energia utilizzata per un processo di scomposizione speculare a quello della costruzione originale.

    Naturalmente dato che il cervello del 99.99% delle persone che decidono, è rimasto quello dell’uomo delle caverne (*), per quanto riguarda certi aspetti del riutilizzo dei prodotti, il problema non ha rappresentato e non rappresenterà ancora per un bel po’ una priorità assoluta da gestire e risolvere, pertanto non potrà che ingigantirsi ogni anno di più fino a quando non raggiungerà livelli assolutamente insostenibili.

    Certo, ci sono delle direttive, delle norme che tracciano dei confini minimi, ma, ad eccezione di alcune sostanze conosciute per essere veramente pericolose, spesso restano appunto norme programmatiche per troppo tempo prima di essere lentissimamente applicate (vedasi la calma usata per il problema dell’amianto e centomila altri casi simili ma meno conosciuti o diffusi).

    Per tutto questo il problema è generale ma, paradossalmente, mentre il sistema industriale USA è altamente inquinante per quanto riguarda la produzione di massa di certe sostanze e il rilascio in atmosfera di enormi quantitativi di gas combusti, per quanto riguarda la produzione di oggetti, il mercato originale USA aveva e, in parte ha tuttora, degli elementi un po’ più virtuosi di quel che si pensa; in effetti fino a non molto tempo fa una discreta percentuale di quel mercato preferiva prodotti anche spartani ma durevoli o comunque “massicci” (famosa la pubblicità: it works !, ovvero “funziona !” sottintendendo “sempre”, in ogni condizione).

    Purtroppo il processo degenerativo è iniziato almeno 45 anni fa, e con il tempo anche quel mercato si è piegato, e si piegherà sempre di più, a certe logiche, spesso importate dall’esterno, che hanno la forza dei grandi numeri e del crudo, nonchè bieco linguaggio economico.

    (*) Eh, si, erano bei tempi quando si viveva nelle caverne o al massimo si praticava l’agricoltura a rotazione rubando terreno alle foreste; allora c’erano solo materiali riciclabili e non c’era la possibilità di fare danni incalcolabili come oggi !

    • icy scrive:

      La rotazione delle colture è una pratica relativamente recente rispetto all’introduzione dell’agricoltura stessa. Inizialmente i campi venivano sfruttati completamente per poi passare a zone più fertili, oppure venivano incendiati per rifertilizzare parzialmente i terreni (tecnica chde comunque non poteva essere ripetuta di frequente perché nel medio periodo porta alla desertificazione.

      • Adetrax scrive:

        Infatti, il sistema funzionava benino anche perchè la popolazione mondiale era meno di 1/100 di quella attuale e soprattutto era intrinsecamente (forzatamente) eco-compatibile ;-)

  4. Oris scrive:

    MI è piaciuto tantissimo questo articolo e vorrei dare il contibuto postando questi bellissimi video:

    http://it.youtube.com/watch?v=TNRdMDpFipE

    http://it.youtube.com/watch?v=cBgtEoFAt7s

    http://it.youtube.com/watch?v=qBXgNgABdqs

    Si intitolano story of stuff e spiegano il consumismo in modo divulgativo e interessante.

    In lingua inglese.

    • Oris scrive:

      sottolitolati :)

    • Salvo scrive:

      Video interessante, ma ancora non mi riesco a spiegare come in USA abbiano speso più di quello che avevano, a questo punto debbo rivalutare l’intelligenza di molti italiani che abbiamo saputo risparmiare qualcosina :D .

      • Oris scrive:

        per quello dovrei citare altre fonti, le ho, ho studiato il fenomeno e purtroppo quello che ho letto non è bello, i mutui subprime sono solo l’inizio, ci sono le revolving card e poi i derivati.. e se i mutui hanno sconquasssato mezzo mondo, cosa dire di cifre 10 volte superiori?

  5. Salvo scrive:

    Scusami Light Quantum ma ai miei ricordi di storia del liceo ricordo che furono il New Deal di Roosevelt e la Seconda Guerra Mondiale insieme a far risollevare gli USA dalla crisi avuta nel 29 dopo che Hoover non aveva visto che i valori borsistici erano una cosa e i valori reali delle aziende erano un’altra. Poi debbo essere onesto parto un po’ prevenuto su queste cose sono come si dice Keynesiano, qui parla di un New Deal invece di Hoover che invece ricordavo essere opera di Roosevelt.
    Posso farti una domanda?
    Su quali basi un sistema economico basato sul nulla come le borse può resistere da solo senza deflagrare su se stesso?
    Avrai capito che non sono un economista, per questo ti prego se leggerai il commento di cercare di rispondermi in modo molto semplice. Grazie.

    • LightQuantum scrive:

      Chi racconta la storia spesso non capiscie gran che di economia infatti… Per questo non riesce a distinguere tra cause e conseguenze della crisi.
      La borsa non si può dire essere la base dell’economia, dovrebbe essere semplicemente il luogo/mezzo in/con cui domanda e offerta si incontrano per scambiare beni.
      Quello che è malato nel sistema attuale e su cui è, sì, basata l’economia, è il sistema monetario. La centralità del sistema (leggi banche centrali) e la riserva frazionaria (cioè l’oro non più a garanzia della moneta cartacea) sono le cause fondamentali di questa economia malata. Tutto il resto (bolle speculative, mutui, derivati) viene di conseguenza a una artificiale ed esagerata espansione del credito.
      Quando hai tempo leggi gli articoli pubblicati dalla asociazione usemlab, iniziando con questo:

      http://www.usemlab.com/index.php?option=com_content&task=view&id=269&Itemid=51

      Se conosci l’inglese e davvero ti interessa CAPIRE i come e i perché dell’economia il sito http://www.mises.org ha una marea di libri GRATUITAMENTE scaricabili. Io partirei da “Human Action”.
      Ciao.

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