Santa Rita, Pronti al Colpo di Spugna: Malati di Cuore 7


e così, mi hanno rubato anche la nascita. E, con essa, l’innocenza.

I pediatri degli anni Sessanta raccomandavano alle future mamme di partorire in strutture mediche. Non voglio fare dietrologia, probabilmente erano mossi da scrupoli seri. Fino alla decade precedente l’Italia era ancora, sotto molti aspetti, un Paese arretrato e le morti di parto non così infrequenti. Quest’operazione di “pedagogia di massa” non appariva quindi peregrina: e del resto la stragrande maggioranza dei miei coetanei del Centro e del Sud (ma anche dell’area non milanese) continuava a veder la luce in casa.

I miei genitori, onesti operai animati dal proposito – il proposito pugnace e ingenuo di chi ha conosciuto le privazioni – di accogliere nel migliore dei modi quella che sarebbe stata la loro unica figlia, incuranti dei sacrifici economici, accettarono il consiglio di rivolgersi a una delle cliniche più lussuose e accreditate, situata nel centro di Milano: la Santa Rita, naturalmente.

Mi hanno raccontato che, quel giorno, pioveva. Anche questo molto naturale, eravamo in ottobre e le stagioni non ancora così sballate.

Insomma quella fu la mia primissima “casa”: tra i motteggi bonari di qualche amico più grande, secondo cui io appartenevo alla generazione dei “bambini da batteria” o dei “nati in cattività”. Ma ci si affeziona anche alle proprie “prigioni”, specie se dorate. E poi quella santa, la mia protettrice: avrei saputo molti anni dopo che era una malmaritata, molto sofferente: pure la spina in fronte, le aveva regalato Gesù. Un segno premonitore? Chissà. Malgrado ciò la chiamavano la “santa degli impossibili”, era legata ai fiori, alla dolcezza, alla tenerezza. Alla maternità. Alla cura degli altri.

Ma adesso, su questi fragili ricordi qualcuno vi ha apportato uno sfregio. Che non è una spina redentrice, ma un chiodo purulento. Non che mi stupisca eccessivamente: da quel piovoso ottobre di 43 anni fa, ho saggiato diverse cose nella vita, e più volte ho sfiorato l’assoluta non-curanza dei degeneri figli d’Ippocrate. Sicuro, non sono tutti uguali, non facciamo d’ogni erba un fascio, stiamo attenti al qualunquismo, ecc. ecc. Vero, vero, ma adesso non riesco a ragionare diversamente. Volgarità chiama volgarità e, se devo dirla tutta, ringrazio Iddio di non aver mai avuto davvero bisogno di loro. Ma un giorno dovrà pur accadere; e confesso di pensare con terrore a quel giorno. Non sono né ricca né potente: cosa ne sarà di me?

Alcuni amici mi hanno informata che, da almeno tre anni, il Comitato dell’Elefante denunciava certe malefatte, ovviamente inascoltato. Ora che è scoppiato lo scandalo – fra l’altro, solo grazie a quelle intercettazioni telefoniche contro le quali il governo sta scatenando una guerra senza esclusione di colpi – se ne parlerà per qualche giorno, si fingerà indignazione, poi si tenterà, già si sta tentando, di circoscrivere l’episodio alla sola clinica che mi vide nascere, quindi… non mi stupirei se si passasse a un’opera di denigrazione delle titolari dell’inchiesta, le pm Tiziana Siciliano e Grazia Pradella. I nostri esimi statisti, lo sappiamo, non sono teneri coi giudici “persecutori”. E tutto tornerà alla normalità. Come prima, peggio di prima (*).

Forse sbaglio. Forse sono troppo pessimista e, se le accuse verranno provate, i colpevoli puniti in modo esemplare. Ma cambierebbe poi molto? Amputare un ramo (mai verbo si è rivelato più calzante) non basta per salvare l’albero. E l’albero è il sistema. Ci ripetiamo? Può darsi. Ma anche “loro” ci ammanniscono, da secoli, la medesima sbobba sulla magnificenza del privato (dimenticando che è participio passato di “privare”, cioè “togliere”). Tuttavia non mi soffermerei troppo su questo aspetto. In certe strutture pubbliche avviene lo stesso. Punterei piuttosto il dito sul Signor Mercato, a sentir “loro” l’unico, vero garante di prosperità, civiltà, amore & pace.

Cosa c’entra il Mercato?, chiederete voi. C’entra, c’entra.

Lo dimostra l’amabile conversazione del principale accusato. Il quale, sentendosi il fiato sul collo, sembra abbia scritto un sms di questo tenore: “Ormai non dormo più. Sono disperato. Tra le cartelle chissà quante saranno pompate e mi arresteranno come truffatore. L’ Arsenio Lupin della kirurgia”. Con la “k”. Come usa tra adolescenti.

Un truffatore. Ecco come temeva di essere considerato il primario di un’illustre clinica. Senza nemmeno rendersi conto che “pompare” cartelle cliniche per asportare tumori inesistenti o mutilare organi sani in vista di un ragguardevole rimborso non si chiama truffa, ma crimine. Un crimine contro l’umanità.

Ma è proprio questo il punto: l’umanità. E per chi possiede una mentalità da “Mercato”, l’umanità non esiste. Anzi è inconcepibile e persino fastidiosa. L’uomo, quell’integrità inscindibile di cui parla Moni Ovadia, per il Mercato è un alieno. Si tratta semmai d’un ammasso di cellule, un’accozzaglia di fegati milze polmoni cuori seni tibie, da commerciare o di cui sbarazzarsi come qualsiasi altra merce fruttuosa o avariata. L’eventuale errore è solo di procedura. Non sorprende pertanto, in quest’ottica, il delitto derubricato a truffa. Il massimo della sciagura, per l’affarista, non è infatti il primo, ma che l’investimento gli vada male.

Lui si è paragonato ad Arsenio Lupin, il ladro gentiluomo, come forse questi signori non sono tanto. Restiamo sempre in una logica strettamente mercantile. I giornali, invece, hanno scomodato Mengele.

E nessuno che si sia ricordato dell’unico, vero accostamento possibile: quello col Guido Tersilli immortalato da Alberto Sordi in due famosissimi e profetici film. Tersilli non è un raffinato e amabile truffatore (ci risiamo) come Lupin, né un genio del Male Assoluto come Mengele: a loro modo, due eccezionalità. No. Tersilli è solo un banale, piccolo uomo qualunque, dall’intelligenza mediocre, sballottato fra la sua stessa piccineria e l’avidità altrui. Uno come tanti. Uno che prima commercia, poi fa affari, nella più piatta e prevedibile logica di Mercato. Questa brada normalità, così grettamente terra-terra, non piace né ai vanitosi rampanti, né ai titolisti in cerca di effettacci thrilling.

Ma il Mercato ci “pareggia” tutti, o meglio, ci livella. Non è certo democratico. E’ massificatore. C’è la massa che prospera, e la massa che subisce la prosperità altrui. Homo homini lupus. E il Mercato, che oggettivizza la salute dei corpi, è lo stesso che produce l’ennesima strage sul lavoro (ormai un necrologio quotidiano) o che manda a ramengo l’istruzione ed i servizi al cittadino: anche in tal caso è una questione di costi, speculazioni, ricavi, profitti. Di conseguenza non c’è spazio nemmeno per i Lupin del bisturi, non luogo per vellicare narcisisticamente il proprio ego, sia pur perverso.

(*) L’autrice è stata profetica.

La Stampa on Line di oggi: Il Riesame sui decessi al Santa Rita. “Interventi inutili, non mortali” Non dimostrato il nesso di causalità tra le operazioni eseguite dal primario e la morte di cinque pazienti.

Questo apre le porte ad una composizione civilistica e, probabilmente, depenalizzata della vicenda. In parole povere rimborsi e non carcere.

(N.d.R.)


Informazioni su Contributo redazionale

A seguito di un attacco hacker il database degli autori degli articoli di MC è stato compromesso. Questo articolo è stato scritto da un contributore di MC, ma non è stato possibile risalire a chi. L'autore, se lo ritiene opportuno e necessario, può richiedere la ri attribuzione del contenuto via contatti del sito.

7 commenti su “Santa Rita, Pronti al Colpo di Spugna: Malati di Cuore

    • ilBuonPeppe

      Ormai tutto è business: la salute, l’acqua, la scuola, i servizi pubblici, la sicurezza, eccetera.
      E quando una cosa diventa business, non ci si preoccupa più del fatto che debba produrre un beneficio per la collettività.

  • Comandante Nebbia

    Vicende come questa fanno perdere il lume della ragione.
    Un vero e proprio spot per la pena capitale.

    Volendo rimanere persone civili meglio cambiare canale e sperare in una condanna esemplare che non si limiti al solo risarcimento dei danni (probabilmente a carico di qualche assicurazione) sempre che le intercettazioni trovino riscontro nei fatti processuali.

  • Sara

    Mannaggia c’era un libro in cui l’autore dimostrava che per come è costruito il sistema gerarchico aziendale con le necessità di profitto connesse anche il più buono del mondo è portato a compiere azioni che mai compierebbe….Ma non mi ricordo assolutamente come si chiama il libro e chi è l’autore, adesso cerco.
    Certo è che quando si parla di profitto sui beni materiali è un conto, se si parla di profitto sulla vita umana è un’altra cosa, ben più grave e agghiacciante.

  • ema aka mascherabianca

    Posso solo dire complimenti per il pezzo che è scritto benissimo. L’argomento è terribile perchè insedia una paura inconscia sulle strutture sanitarie che, si spera, siano per la maggior parte non rivolte solo al guadagno. Speriamo… Sulle pene esemplari che dire la migliore sarebbe far capire ai cari medici che una vita salvata probabilmente è la gioia più grande del mondo e speculare sulla vita altrui, come scritto, è un crimine verso l’umanità. Si potrebbe paragonare, anche se forse è un po’ esagerato, a ciò che veniva fatto dai “medici” nei campi di sterminio. Li l’unico scopo era sperimentare per ottenere dati relativi alla sfera evolutiva umana ovviamente fregandosene delle cavie. Qui per mero guadagno si sperimenta come pompare le cartelle cliniche intervenendo poi sulla povera cavia… Sotto questo aspetto non so quale sia peggio…

  • daniela tuscano

    Grazie a Ema Aka ecc. 😀 e al Comandante, sono sì stata profetica ma del resto non occorreva la sfera di cristallo, in questo Paese che manda a casa persino gli squartatori di figli, genitori, coniugi. Non è un luogo comune, ma la realtà, la sconcia realtà. Mentre demagogicamente (e fascisticamente, sì, sono FASCISTI) si pensa a militarizzare le città. Scusate la rima.

    Vorrei trarre le stesse conclusioni di Sofri: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/06/24/267cambia.html , purtroppo credo che la forza morale, da noi, sia parola dimenticata e sepolta da un pezzo.

    Un ultimo appunto, un po’ da maestrina: l’ultimo avverbio usato nel mio pezzo non era “narcisisticamente”, bensì “narcissicamente”. So che è più antiquato e venusto, ma rende meglio l’idea, a parer mio. Anche foneticamente. L’ho mutuato da Pier Paolo (Pasolini): potete cambiarlo? Grazie. 🙂

I commenti sono chiusi.