Otto per Mille e Costi della Chiesa: Un Libero Culto in uno Stato Liberamente Laico 43


Qualche sera fa ho avuto l’opportunità di essere presente ad un incontro/dibattito sul costo ipotetico della chiesa cattolica per lo stato italiano. Erano presenti Curzio Maltese, l’autore del libro “La Questua” nel quale analizza i costi attuali e le mancate entrate da parte dello stato sui beni della chiesa e Umberto Folena, giornalista dell’avvenire il quale ovviamente interpretava la parte “accusata”, più una simpatica moderatrice con il carisma di Charlotte di Sex and the City. Ovviamente, essendo l’incontro a Bologna e facendo parte di una serie di incontri dedicati alla ragione, il pubblico era tendenzialmente a favore delle tesi di Maltese. A questo aggiungiamo che Folena non ha fatto assolutamente nulla per cercare di fare breccia nel cuore degli ascoltatori anzi, mediante sapienti battute da Bar dello Sport di quart’ordine subliminalmente offensive (battute scontate tipiche di discussioni in cui l’audience ha un basso livello intellettivo e culturale), ha rischiato in più di un’occasione il linciaggio verbale e fisico.

Sono stati toccati molti punti interessanti e forse non noti a tutti. In primis l’8 per mille e l’ICI.

8 per mille

l’8 per mille nasce con Craxi come alternativa alla “congrua” dei patti lateranensi, ergo il suo scopo primario è stipendiare il clero, non la carità, come invece appare dai vari spot televisivi.
Se rimangono altri soldi questi vengono destinati anche a opere di carità.

L’8 per mille è un voto fiscale, ossia – contrariamente a quanto pensano in molti – chi sceglie, sceglie anche per chi non “mette la croce”, quindi non e’ possibile non destinare tale cifra a nessuno (e che quindi rimanga allo stato). Se non ci credete guardate questa tabella per il 2000 come esempio:

Si noti che i fondi derivanti da scelte espresse rappresentano il 39,62% del totale del gettito totale dell’8 per mille e che Le Assemblee di Dio in Italia e la Chiesa evangelica valdese (Unione delle Chiese metodiste valdesi) hanno rinunciato ai fondi derivanti dalle scelte non espresse, pertanto le somme loro spettanti, rispettivamente pari allo 0,20 e all’1,27 % del totale (corrispondenti e € 1.083.310,73 e 6.879.023,10) sono conteggiate nel fondo a favore dello Stato.

(Fonte Presidenza del Consiglio (file word, 40 KB))

Al contrario il 5 per mille è una scelta. Chi non sceglie lo lascia automaticamente allo stato. Chi sceglie di dare l’8 per mille allo stato, sappia che tale denaro viene solitamente usato per finanziare anche opere della chiesa. Vedi questo documento pdf (120 KB) della presidenza del Consiglio.
Nelle pagine interne c’è la descrizione di come vengono destinati tali fondi, permettetemi di segnalare:

  • 100.000 euro agli scout
  • 513.000 euro per il restauro della chiesa di Sant’Antonio da Padova in Nardò – Lecce

giusto guardando la prima pagina della lista.

Si dice anche che l’otto per mille venga impiegato anche per finanziare le missioni militari, ma non essendo confermata nel decreto, lascio a voi se credervi o meno.

ICI

Oramai l’ICI viene pagata da meno persone, tuttavia sapevate che gli immobili della chiesa che non abbiano fini esclusivamente commerciali sono esenti da tale imposta ?
Cosa vuol dire esattamente la dicitura “esclusivamente commerciale”? Che basta che metto un confessionale nell’angolo di un albergo gestito da suore e automaticamente sono esentato? Ebbene sì,
e la questione è così ambigua che l’Italia ha anche ricevuto una richiesta di chiarimenti dall’UE in merito.

L’Avvenire sottolinea che nel caso dell’albergo con la cappellina, solo la cappellina sarebbe esente dall’ICI. Io rispondo che la situazione e’ cosi’ ambigua che di fatto quell’albergo può permettersi di pagare la cifra che vuole di ICI (cosa che io non posso fare).

Alcune note finali sulla serata

Decisamente è stata una serata interessante. Maltese ha saputo portare avanti le proprie idee con fermezza, ma garbo e precisione nei termini usati. Folena ha lanciato alcune provocazioni interessanti e ha sapientemente usato le parole per portare ambiguità e mettersi la platea contro per poi fare la vittima; sfortunatamente per lui, i risultati non ci sono stati e personalmente ho avuto modo di riflettere su alcuni luoghi comuni interessanti.

Carità

Sulla questione generale dei costi della Chiesa per lo stato, Folena ha provocatoriamente affermato che sarebbe giusto chiedersi quanto lo stato costi alla Chiesa: la Chiesa fa molto per aiutare i poveri e i disagiati e organizza incontri e manifestazioni dove lo stato non è presente, insomma fa la carità.
La provocazione è corretta e, giustamente, Maltese ha ribattuto affermando che nessuno mette in discussione il ruolo benefico della Chiesa. Si mette in discussione il fatto che aiutare poveri e disagiati venga considerato una questione di carità anziché una questione sociale.

Sono d’accordo con Maltese: aiutare chi è più sfortunato deve essere un dovere naturale di ognuno d noi e non una questione religiosa caritatevole per guadagnarsi il paradiso.

A questo aggiungo che questo discorso non deve essere neppure politico: la questione sociale e degli aiuti ai poveri, ai meno abbienti, l’istruzione ecc. ecc. sono problematiche che devono essere affrontate da ambo gli schieramenti e dagli elettori di tutte le fazioni politiche italiane; smettiamola di pensare che solo la sinistra possa fare qualcosa per il sociale o che se qualche laico organizza manifestazioni culturali o “benefiche” allora è di sinistra .

E’ per colpa di queste stupide associazioni di idee se oggi siamo nella m**da fino al collo, e non mi si dica che solo la sinistra ha fatto e fa qualcosa per il sociale perché anche il governo attuale – se proprio vogliamo dirla tutta – si muove con aiuti ai meno abbienti.

Libertà di espressione

Attaccato duramente sulle critiche cattoliche alla questione della lettera dei docenti di Roma al rettore sull’invito del papa alla lectio magistralis, Folena ha ribattuto che, essendo il Papa cittadino al pari degli altri, si sente in diritto di esprimere ciò che meglio crede senza dover rendere conto a nessuno.
Maltese ha risposto puntualizzando che nessuno vuole limitare i diritti di un privato cittadino cattolico.
Personalmente, aggiungo che la questione non è tanto sulla libertà di stampa e di opinione, quanto sul fatto che la Chiesa esercita chiare e forti pressioni politiche affinché certe leggi non passino, altre vengano rivisitate e, in generale, passa l’idea che andare contro le opinioni politiche della Chiesa sia in realtà un attacco alla Chiesa come religione.

Appare sempre più chiaro che la Chiesa cattolica si muove nell’ambiguità: fa pressioni politiche in Italia perché i vescovi sono italiani, tuttavia la sua sede è in un altro stato e molti suoi immobili godano dell’extraterritorialità. Il Papa parla come capo religioso, salvo poi appellarsi al fatto di essere un capo di stato estero quando fa comodo a lui. Stessa cosa dicasi per tutto il clero: se attaccati politicamente invocano la libertà di opinione religiosa affermando che stanno dando consigli ai fedeli. Se i politici non ascoltano, allora si muovono minacciando di “indirizzare” i milioni di fedelissimi che seguono le loro indicazioni in campagna elettorale.

E’ quest’ambiguità, questa mancanza di chiarezza che mi fa pensare che “il marcio” non sia in Danimarca ma in Vaticano e, come suggerito anche da Maltese, invito la Chiesa stessa a dimostrare il contrario portando avanti una condotta trasparente a livello economico politico e quotidiano.


43 commenti su “Otto per Mille e Costi della Chiesa: Un Libero Culto in uno Stato Liberamente Laico

  • Finazio

    Scusate la spatafiata ma non posso non cercare di completare l’interessantissimo articolo di Pacato:

    Il solo finanziamento apparentemente volontario dell’8 per mille porta nelle tasche di Ratzinger circa un miliardo di euro l’anno, soldi che non vanno affatto in beneficenza, come tentano di farci credere ogni anno con costosi spot televisivi.
    Solo una cifra stimata per eccesso nella percentuale del 20% va in opere di carità, il restante va ovviamente nel sostentamento del clero ed alle esigenze di culto, nei crocefissi d’oro, nelle scarpette e negli ermellini del Papa.
    Come diceva giustamente Pacato, si stima che solo un terzo degli italiani scelgano a chi destinare il proprio 8 per mille, ma la legge che lo regola prevedere che per le dichiarazioni nelle quali non si è operata scelta i soldi si ridistribuiscano in proporzione alle scelte espresse. E dal momento che la chiesa cattolica è scelta dall’85 per cento di quel terzo degli italiani che esprime una volontà, anche l’85 per cento dell’8 per mille dei due terzi degli italiani che non scelgono va alla chiesa cattolica. Insomma la si finanzia anche quando non si vuole o non lo si sa.
    Al miliardo di euro dell’8 per mille lo Stato Italiano aggiunge di suo un altro contributo più o meno equivalente sotto forma di stipendi per gli insegnanti della religione cattolica (478 milioni di euro solo nel 2004 più 19 milioni per l’assunzione in ruolo), finanziamenti per le scuole cattoliche (258 milioni), per le cinque Università Cattoliche (44 milioni) e per il campus biomedico dell’Opus Dei (20 milioni), finanziamenti agli oratori (2,5 milioni), buoni scuola per gli studenti delle scuole cattoliche (18 milioni), costruzione e ristrutturazione di edifici religiosi (11 milioni), stipendi per i cappellani militari (8 milioni), fondo di previdenza del clero (7 milioni), fondo di sicurezza sociale dei dipendenti vaticani (9 milioni), forniture d’acqua alla Città del Vaticano (25 milioni, ma quanto beve ‘sto tedesco?).
    E non è stata conteggiata la grossa percentuale degli stanziamenti per la sanità che vanno a strutture mediche gestite da istituzioni cattoliche (5 milioni solo per l’ospedale di Padre Pio a San Giovanni Rotondo).

    Sommando tutti i bonus ed i contributi diretti ed indiretti concessi al Vaticano si arriva in scioltezza ai tre miliardi di euro. Ci aggiungiamo i mancati introiti per le esenzioni fiscali di ogni genere, delle quali l’Ici è solo un esempio? Gli enti ecclesiastici sono all’incirca 59.000 e posseggono solo in Italia 90.000 immobili dal valore (stimato ovviamente per difetto) di 30 miliardi di euro. Una montagna di denaro per anni esentato da imposte sui fabbricati, sui terreni, sul reddito delle persone giuridiche, sulle compravendite e sull’Iva. Si arriva in questo modo ad un esborso, per lo Stato sedicente Italiano, di 9 miliardi di euro l’anno.

    Alle esenzioni fiscali statali poi si aggiungono quelle locali, come l’Ici. I comuni italiani hanno perso così 2 miliardi e 250 milioni di euro l’anno.

    Insomma noi italiani, proprio come da sudditi dello Stato Pontificio, sborsiamo ogni anno circa 12 miliardi di euro per sostenere la Chiesa cattolica, ossia quasi la metà di una media manovra finanziaria.
    Non è arbitrario considerare che senza i privilegi concessi alla Chiesa lo Stato Italiano potrebbe dimezzare le tasse ai propri contribuenti, con buona pace degli schieramenti politici al momento al governo che lamentano un eccessivo carico fiscale ma che restano saldamenti ancorati alle sottane di Santa Madre Chiesa.

    Cito dal fondamentale libro di Piergiorgio Odifreddi “Perchè Non Possiamo Essere Cristiani (E Men Che Mai Cattolici)”: “E’ naturalmente ironico che a possedere un tale tesoro, che si può globalmente valutare ad alcune centinaia di miliardi di euro, e a non pagarci neppure sopra le tasse, siano proprio coloro che dicono di ispirarsi agli insegnamenti di qualcuno che predicava Beati I Poveri e Date A Cesare Quel Che E’ Di Cesare, facendo letterali miracoli pur di permettere ai suoi apostoli di pagare anche una sola moneta di tributo.”

  • accurimbono

    Se un cittadino vuole donar denaro alla istituzione religiosa in cui si riconosce può benissimo farlo come donazione _volontaria_ nessuno glielo impedisce, anzi magari la si potrebbe anche dedurre dall’imponibile. L’8xmille è una delle tante forme di spreco del denaro pubblico.

  • Sara

    Secondo me il problema non sta nei soldi destinati alla “carità”, a parte per la giusta osservazione che fai tu sul problema sociale e quindi civico…Così come non è neanche un problema il fatto che i soldi vengano destinati agli scout (che talvolta sono in contraddizione con le politiche e le prediche ecclesiastiche) o al catechismo, il problema sono i benefici sugli immobili e i soldi che vanno all’alto clero, cioè quelli non impiegati per fare comunque cose utili per la società ma per arricchire persone e istituzioni già ricche che predicano la povertà.
    Ma d’altronde, si sa, nessuno è perfetto…

  • Francesca

    Ops, non lo sapevo che ti facessero mettere una crocetta che non serve!Grazie per l’informazione anche se inutile.
    Anzi utile a farmi peggiorare il male allo stomaco.

    Ho già scritto abbastanza in altri post sul Vaticano (Stato a parte solo a comodo) e rischierei di ripetermi.

    Propongo un trasloco. Ma non so se c’è qualche Paese che lo desidera.

  • luminal

    Come al solito, piove sul bagnato! Visto che si parla tanto di Robin Hood Tax , questo 8p.m. lo chiamerei “Dooh Nibor” tax (RH al contrario!).Ruba ai poveri per dare ai ricchi!!! Ma qualcuno sa quanto costa (ed è costata nella Storia) la chiesa ai suoi fedeli (e non)? A quanto ammonta il suo immenso patrimonio? se si sa da dove proviene, visto che se “Er Renatino” dà il suo piccolo(!) obolo, poi si ritroverà sepolto affianco ai Santi in una Basilica! Anche se ha ammazzato ragazzine quindicenni, cosa vuoi che sia, le strade del Signore sono infinite…

    • pacatoegentile

      Un po’ di dati li fornisce appunto il libro “la questua” di curzio maltese, altrimenti sempre suoi ci sono gli speciali su repubblica, scritti l’anno scorso dai quali poi parte l’inchiesta di cui il libro che cito.

      Il problema della chiesa e’ la sua ambiguita’ : ogni volta bisogna distinguere
      Chiesa (in senso religioso) da chiesa ( in senso politico-economico) da vaticano (in senso di stato che a proposito sembra possa coniare euro 🙂 )

      Ecco quindi che un discorso contro i privilegi della chiesa rischia di trasformarsi in

      – problema politico locale nazionale
      – apologia di reato nei confronti della religione
      – problema internazionale

      Non a caso esistono da 2000 anni e – concedetemi la battuta – hanno inventanto quello che noi chiamiamo franchising: prendi un edificio tuo ci metti dentro i loro loghi, vendi i loro prodotti e loro ti garantiscono clienti e altri benefit 😀

  • Francesca

    Scusate non voglio apparire peggio di quello che sono…ma quali benifici darebbe la Chiesa (in senso lato)?
    Il turismo?Ci sta. E poi?

    • pacatoegentile

      Se ti riferisci alla mia battuta di qualche post sopra, beh era una battuta, se invece intendi in senso generale facciamo dei distinguo:

      Al di la’ della mia posizione nei confronti della chiesa diamo a cesare quel che e’ di cesare e non facciamo di tutta l’erba un fascio : in molte piccole localita’, vi sono parroci che svolgono un ruolo sociale primario, dalle iniziative per i ragazzi durante l’estate o a semplici iniziative culturali specie dove lo stato non e’ presente o fa lo “gnorri”.

      A tutte queste persone va la mia gratitudine, sono persone che alle volte sono le prime ad “arrabbiarsi” sulla mercificazione della religione le prime ad avvicinarsi al messaggio del vangelo e a criticare dogmi ex pulpito fatti piu’ per motivi politici ed economici che per altro.

      Ribadisco quanto espresso in un post precedente: dobbiamo distinguere la chiesa come religione, come ente economico e come stato, sono tre entita’ differenti, due delle quali non hanno veramente senso di esistere.

      • Francesca

        No, è una domanda che mi pongo quando sento dire che la presenza sul ns.suolo del vaticano da’ tanto all’Italia.

        I “servi di Dio” certamente non sono tutti uguali.
        Ci sono parroci seri che prendono a cuore i giovani del paese cercando di aggregarli (anche se secondo me è una pratica che si usa sempre meno) organizzando raccolte per i più bisognosi ecc., come ci sono i preti pedofili.
        Io non faccio mai di tutta un’erba un fascio.

        Però alla fine la mia domanda è in senso generico, non basandoci sui singoli.

      • Francesca

        Comandante, non so se, in quanto donna, lo devo prendere come un complimento ma avrete già notato che ragiono molto “terra terra” (si può ancora usare questo termine?) e parole come “pragmatismo” mi paiono molto astratte concettualmente ed anche un pò ambigue.
        Comunque lo scopo è che arrivi il concetto, sempre.

  • simona

    caro Pacato, per quanto riguarda gli altri utilizzi dell’OPM dello Stato – su cui eri incerto – purtroppo devo darti una brutta notizia 🙁 ti rimando a questa pagina dell’ADUC (associazione utenti e consumatori) che tutti gli anni pubblica una disamina super partes sull’impiego dell’otto per mille dei sette enti che lo ricevono e spiega molte cose ignote ai più http://www.aduc.it/dyn/documenti/allegati/pulce/indiceottopermille.html
    ad esempio, vi ho scoperto io stessa che nel passato decine di milioni sono stati spesi per il ripianamento di Finanziarie (governo berlusconi bis) o anche per finanziare la missione NATO in Kosovo (governo d’alema) o in Iraq (di nuovo governo berlusconi)… altre news aggiornate alla URL
    http://www.aduc.it/dyn/pulce/art/singolo.php?id=211995
    …e se poi posso aggiungere una cosa sull’OPM della chiesa valdese (ebbene sì, perchè io sono valdese e mi fa piacere poter dire, dall’interno, che nemmeno un euro viene speso per gli stipendi dei nostri pastori e pastore o altre attivitià di culto, che “ci teniamo” a pagarci da soli, noi membri di chiesa…) vi invito a verificare gli impieghi sul nuovo sito/blog appositamente creato quest’anno per la (piccola, come sempre) campagna OPM “per i diritti di tutti” alla URL http://www.ottopermillevaldese.org – beh spero di esserti/vi stata minimamente utile…! ciao da simona

  • Marco Bastianello

    Pensavo che la soluzione fosse destinare l’ 8 per mille allo stato. Lo Stato,
    da quanto letto
    qui:
    http://www.governo.it/Presidenza/DICA/ottopermille/aggiornamento/ripartizione.html

    destina i fondi ricevuti (non ho capito se parzialmente o integralmente) per azioni nobili come iniziative sociali, assistenza ai rifugiati,raccolta fondi alle onlus, interventi contro la fame nel mondo e, qui casca l’asino, raccolta fondi per i beni culturali.
    E che c’è di male, direte voi, l’Italia è la culla dell’ arte, è bello e giusto tutto ciò. Ma sforzatevi, richiamate tutto il vostro cinismo e pensate: dove sta tutta questa arte in Italia? Nei musei? Sì, certo. Nei palazzi comunali? Anche? Manca qualcuno all’ appello? Ma sì, le chiese e altri edifici di culto.
    Ma come? Non ci pensa la Chiesa colla sua quota dell’ 8 per mille? Il fatto è che le chiese sono anche luoghi fisici oltre che centri della religione cattolica. Luoghi fisici e artistici su territorio italiano. Dunque di competenza anche dei Beni Culturali. Non è che per caso la quota dell’ 8 per mille statale va a ricostruire chiese? A leggere superficialmente qui:

    http://www.governo.it/Presidenza/DICA/ottopermille/aggiornamento/dpcm_2007/dpcm_231107.pdf

    Notasi ad esempio: E 976.000 alla Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII (dal nome, non mi sembra esattamente atea, ma potrei comunque sbagliarmi specie )se pensassi che sia esplicitamente cattolica giudicando solo dal nome.
    Il motivo non è religioso, ma culturale: “Progetto di archiviazione telematica del patrimonio bibliografico”

    oppure qui nella mia città E 257535 alla Diocesi di Padova
    per “restauro delle facciate e delle coperture…”

    sembra di sì, a meno che la mia lettura, lo ammetto, cursoria e un poco faziosa, non sia sbagliata.
    Niente di male, in fondo, sono opere d’ arte e vengono restaurate in quanto edifici, il chè è ben diverso da finanziare iniziative della Chiesa Cattolica. Ma è davvero necessario che chi riceve l’ 80% e passa dell’ 8 per mille usufruisca di restauri statali?

    • Francesca

      Io proporrei che ognuno ci faccia cosa gli pare con l’8 per mille.
      In fondo è simile ad un autotassazione quindi sarebbe giusto che uno ne facesse ciò che gli pare!

      • Comandante Nebbia

        teoricamente dovrebbe essere già così, ma qualcuno bara sulle regole del gioco.
        Ricordiamoci che nessuno, nemmeno i comunisti, è intervenuto su queste meccaniche.

        • Francesca

          …ma quali comunisti?io non ne vedo in giro da un pezzo! 🙂

          Come sappiamo nessuno osa “toccare” il Vaticano.
          Nè a parole e nè a fatti.

  • ugasoft

    4 miliardi di euro l’anno.
    tratto da un articolo su Repubblica, firmato proprio Curzio Maltese

    http://www.repubblica.it/2007/09/sezioni/cronaca/conti-della-chiesa/conti-della-chiesa/conti-della-chiesa.html

    ringrazio l’autore del post, veramente bello e chiaro.
    ringrazio anche Curzio Maltese per aver sollevato il problema e per la quantificazione dei dati che ci sfuggono sempre.

    mi dissocio però dall’analisi dello stesso Maltese sul no-Cav-Day:
    http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/politica/giustizia-6/palco-show/palco-show.html

    • pacatoegentile

      Hey e’ il mio primo pezzo pubblicato su mentecritica ! volevo ringraziare tutti per i commenti e le note, sono felicissimo 😀

      L’articolo in se’ e’ stato molto sintetico, volevo allargare alcune parti ma poi ho pensato che avrei sortito l’effetto di un valium per cui ho lasciato tutto cosi’.

      Spero sinceramente di avervi lasciato qualche dato interessante e qualche spunto di riflessione magari da condividere con amici e parenti

      • Francesca

        Ci puoi giurare! (Anche se sono più acidosa di prima!)
        Complimenti per il tuo primo scritto! 😉

      • Oris

        Grande, dati il più possibile obiettivi, sintetico, quasi sterile nel cercare di non emettere giudizi troppo apparenti.

        Grazie.

    • Marco Bastianello

      Io pure, uno che dice che l’abolizione dell’ordine dei giornalisti è battaglia condivisibile ma una quisquilia soffre di benaltrismo(c) e sul piano dell’imparzialità c’è qualche dubbio, visto che chi lo scrive è giornalista…

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