Le Olimpiadi che Passarono alla Storia
30 settembre, 2008 di Alessio in Asia
Archiviato in Storia e Memoria, Veri Uomini
Ci sono Olimpiadi e Olimpiadi.
Io non conosco un nome dei tanti atleti che hanno gareggiato a Pechino in questo agosto 2008. Gli atleti mi perdoneranno, non sono un tuttologo e lo sport oramai non lo seguo più e perciò lo conosco poco.
Ma dei nomi di tre atleti, due statunitensi e uno australiano, non me ne dimenticherò mai.
Il tempo non cancella i sentimenti, e i grandi uomini sono immortali.
E dire che io, quel 16 ottobre 1968, non ero nemmeno nato, e quel podio dei 200 metri dell’ Olimpiade di Città del Messico l’ho visto solo qualche decennio dopo.
Quella sera del tumultuoso 1968, due velocissimi uomini neri si ribellavano in silenzio, a testa bassa, mostrando un pugno chiuso.
Il terzo uomo, bianco, si era schierato dalla loro parte, non aveva calzato il guanto nero del Black Power, ma alla tuta aveva appiccicato la stessa coccarda che portavano loro, per rivendicare la parità dei diritti degli afroamericani.

GRANDI UOMINI
Quando scesero dal podio, dopo aver lasciato il mondo di sasso con la loro protesta, quel ragazzo bianco di Melbourne aveva rincarato la dose: «Credo nei diritti civili - dichiarò con fierezza -. Ogni uomo nasce uguale agli altri e deve essere trattato come tale». Erano gli anni delle grandi marce, dei grandi ideali, del «We shall over come» cantato sommessamente nei cortei sulle strade dell’ America dove i neri non potevano ancora andare all’ Università. Quel 16 ottobre cadeva pochi mesi dopo gli assassini di Martin Luther King e Robert Kennedy, paladini e simboli dei diritti umani.
Pochi giorni prima a Città del Messico c’era stato il Massacro di Tlatelolco con centinaia o forse migliaia di vittime.
Tommie Smith, che quella sera aveva portato il primato mondiale dei 200 a 19″83, e John Carlos praticamente chiusero lì la loro carriera dopo quella protesta davanti a tutto il mondo. Perseguitati dai benpensanti che li accusavano di non aver lavato i panni sporchi in famiglia, e isolati nello sport.
Ora per l’ uomo di colore è più facile sostenere le proprie idee, ma Smith, Carlos e l’australiano Peter Norman ebbero il coraggio di farlo quando era rischioso. Disse Carlos di Peter Norman dopo la sua morte: «Quello che Norman fece fu più grande di ogni impresa sportiva, ci diede solidarietà totale, e con il tempo non è mai indietreggiato, né rinnegato la posizione che tenne».
PICCOLI UOMINI
Anche allora, nel 1968, di fronte a pochi grandi uomini, destinati a divenire immortali, c’erano tanti uomini piccoli piccoli. Uno di questi, il presidente del CIO (anch’esso statunitense), ripetè la solita manfrina: quel gesto sarebbe stato sbagliato, perchè i Giochi Olimpici sono sport, solo sport, e la politica va lasciata fuori.
Un portavoce del CIO disse addirittura che quel gesto era stato “una violenta e deliberata violazione dei principi fondamentali dello spirito olimpico“. Quest’uomo condannò una silenziosa protesta a testa bassa e pugno alzato come violenta, ma non ebbe mai nulla da dire sul Massacro di Tlatelolco o sulla violenza dei bianchi statunitensi contro gli afroamericani.
E’ curioso notare, però, che il presidente del CIO nel 1968 era stato Presidente della Commissione Olimpica degli Stati Uniti alle Olimpiadi di Berlino 1936, quando non fece nessuna obiezione ai tanti saluti nazisti e fascisti che gli spettatori ebbero il piacere di vedere a quei bellissimi Giochi, svoltisi in maniera pressoché perfetta, un pò come quelli di Pechino 2008.
Smith e Carlos furono sospesi dalla squadra olimpica statunitense e furono costretti a lasciare il villaggio olimpico. Cacciati come cani, loro che invece erano uomini.
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In base a questo principio (adattato poi a seconda delle occasioni) si chiudono gli occhi di fronte ad una quantità di crimini.
Ma la politica non è una cosa a sè, non può essere relegata ad ambiti specifici: la politica contamina tutto ed influisce su totto il nostro vivere, nel bene e nel male.
Quando la mattina decido se prendere il bus o l’auto per andare in ufficio, io faccio politica; e le mie scelte politiche hanno delle conseguenze sugli altri. Ma accettare questo concetto è impegnativo, quindi nella maggiorparte dei casi si preferisce vivere a compartimenti stagni.
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Norman, Smith, Carlos.
Che storia fantastica! Grazie Alessio.
TUTTO E’ POLITICA. Tutto.
@tutti
CIAO
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ciao alessio, bene che mandi anche tu materiale su mente critica! è uno dei tuoi articoli che preferisco. e storia esemplare
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Aggiungerei che oltre ad essere stati scacciati dal mondo dello sport, sono stati letteralmente perseguitati.
Tommy non è più riuscito a trovare un lavoro degno di essere chiamato tale ed entrambi hanno vissuto arrabattandosi alla meglio.
Ho visto un’intervista proprio mentre questi ultimi giochi.
Ma non hanno mai rinnegato il loro gesto e non si sono mai pentiti delle conseguenze causate da esso.
Grandissimo anche l’australiano: a dimostrazione che si può essere solidali pur non subendo le stesse circostanze negative.
Sono daccordo sul fatto che tutto fa’ politica e la politica sia fatta di tutto.
Credo però che dire “boicottiamo questi giochi” debba venire dai partecipanti e non da chi li rappresenta lasciandoli liberi di diecidere ognuno per sè.
Lasciando l’iniziativa ai rappresentati accadrebbe secondo me come racconta Alessio, come nel caso del presidente del Cio nel 36 e nel 68 che ebbe due comportamenti differenti (silenzio nel primo caso-condabnna nel secondo) in base al suo credo o ad interessi politici/economici.
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Smith , Carlos, Giordano Bruno, Galileo Galilei, Mandela e chissa’ quanti altri hanno sempre avuto il coraggio di rivendicare, precisare, contestare.
Ci pensate che il nemico piu’ grande di questi uomini e’ stato il pensiero mediocre delle masse? Ci pensate che la colpa delle uccisioni, delle detenzioni o degli ostracismi di simili pesonaggi e’ stata maggiormente l’ignoranza delle masse, di chi pensa che rivendicare e’ male, di chi pensa che “sssstt altrimenti la maestra/il capoufficio/il generale/il presidente/il dittatore si arrabbia…e poi sono guai.
“…ma se scopre che i fili non ce l’hai, se si accorge che il ballo non lo fai, allora sono guai. E te ne accorgerai, attento a quel che fai,attento ragazzo. Lui chiama i suoi gendarmi e ti dichiara pazzo” (E. Bennato - Mangiafuoco - Burattino senza fili 1977
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Bellissimo
Sono quelli gli uomini di cui il mondo ha bisogno
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bellissimo articolo, grazie.
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