La Sanità Italiana è Malata? 11


La sanità del nostro Paese è malata, questo lo sappiamo da tempo. Quello che invece non sempre teniamo presente è che non si può dare la colpa di tutto ciò ai medici: sebbene l’accostamento sanità-camici bianchi sia spontaneo ed immediato, tuttavia i medici sono spesso le prime vittime di un sistema inefficiente che da tempo li ha esclusi dalla propria gestione.
La diagnosi è abbastanza facile, anche se molti preferiscono creare confusione per spostare l’attenzione della gente e dei media su fatti di cosiddetta malasanità, che spesso di mala non hanno proprio un bel niente e l’imperizia e la negligenza dei presunti responsabili vengono gridate ad arte per dare alla pubblica opinione un motivo per lamentarsi del servizio pubblico e per screditare la classe medica, che pure conta tanti onesti e capaci rappresentanti tra i suoi iscritti. Vogliamo allora cominciare a guardare là dove si annida il marcio del sistema che dovrebbe gestire la salute dei cittadini?

Il sistema sanitario è la gallina dalle uova d’oro dell’apparato della politica. Il business che gira intorno e per nome della sanità è veramente enorme e così la politica tutta, di destra, di sinistra e di centro, ci ha messo su saldamente le mani e da anni riversa nei posti di vertici manager e primari tesserati che ubbidiscono ciecamente agli ordini che provengono dalle segreterie.

In un Paese che ha un numero di ospedali e ospedaletti superiore a quello di altri Paesi economicamente evoluti, che bisogno c’è di avere così tante cliniche private accreditate?
In un Paese con una così alta densità abitativa, che bisogno c’è di avere ospedali con tanti reparti doppioni e spesso inefficienti a poca distanza l’uno dall’altro?
In un Paese che vanta una prestigiosa tradizione medico-chirurgica, perché sono stati “trombati” tanti capaci e preparati allievi di illustri scuole e sono stati nominati primari, direttori sanitari e cattedratici che definire semplicemente degli emeriti ignoranti è un complimento generoso?
Non si riesce ad eliminare le liste di attesa per una radiografia, un ecocardiogramma, una visita specialistica e allo stesso tempo si consente agli stessi operatori di lavorare in cliniche o ambulatori convenzionati. Perché?
Si consentono interminabili e costosi lavori di ristrutturazione in fatiscenti ospedali che hanno bisogno soltanto di essere demoliti e non si completano quelli “nuovi” già iniziati e destinati al degrado prima ancora di essere completati. Perchè?
Le forniture dei materiali sanitari continuano ad essere un mezzo inarrestabile di concussione, corruzione, appropriazione indebita, malversazione ed enormi sprechi. Perché?
Perché siringhe, suture, drenaggi e protesi simili vengono acquistati a prezzi tanto diversi dai vari ospedali che spacciandosi per “aziende” si gestiscono in maniera autonoma e sprecona le loro gare d’acquisto? Non sarebbe più “giusto” fare un prezzario nazionale stabilito e gestito dal Ministero della Sanità ed evitare sprechi, tentazioni, costi differenti e complicati ed inefficaci iter burocratici, dalla Val d’Aosta alla Sicilia?

Il sistema sanitario è tutto da rifondare. Gli ospedali super attrezzati e costosi devono essere riservati ai casi urgenti e alle patologie più gravi. In questi bisogna far lavorare medici, infermieri e tecnici di provata capacità, adeguatamente retribuiti e sottoposti a periodica verifica ed aggiornamento. Occupare impropriamente o per interesse (vedi clienti privati, raccomandati, amici, parenti, etc….) i posti-letto di strutture superspecialistiche create per le emergenze vere è uno dei punti cruciali dell’inefficienza del sistema. Accade così che casi urgenti arrivati nei pronto soccorsi non trovano posto per il ricovero assolutamente necessario ed iniziano pericolosi ed inaccettabili trasferimenti in ambulanze verso ospedali più o meno lontani o poco idonei al trattamento della specifica patologia, mentre posti-letto della struttura più qualificata sono occupati da pazienti che potrebbero essere curati a domicilio o comunque in strutture non superspecialistiche.

E questa è solo la punta dell’iceberg di una deleteria organizzazione di inefficienze ed omissioni che va denunciata e combattuta. Il medico ospedaliero che rifiuta, per comodità, per pigrizia o per calcolo, l’assistenza ad un paziente in pericolo di vita è un medico che va degradato o addirittura allontanato dall’ospedale.
La stragrande maggioranza delle patologie può essere efficacemente curata a domicilio o in strutture alberghiero-sanitarie per lungodegenti e vecchi. Si risparmierebbero tanti milioni di euro e vi si potrebbero far lavorare tanti di quegli operatori “poco capaci” che la politica si ostina cinicamente a “sistemare” in reparti specialistici non adatti a loro, dove vengono retribuiti allo stesso modo dei più bravi, che talvolta si vedono anche scavalcati nella carriera e nei privilegi con conseguenti cadute di impegno ed entusiasmo e progressivo deterioramento della qualità delle prestazioni.

Quarant’anni di lottizzazione hanno provocato danni enormi nel sistema sanità. E’ ora di cambiare.
La politica deve togliere immediatamente le mani dalla gestione del bene salute.
I sindacati del settore vanno riorganizzati. Sono pieni di medici nullafacenti e compiacenti con i vertici degli ospedali in cambio di “distacchi”, ruoli di comodo, carriere immeritate.
I presidi di pronto soccorso vanno attrezzati di ogni strumentazione utile e riorganizzati in modo da essere il cuore del sistema assistenziale piuttosto che un posto di frontiera dove mandare allo sbaraglio i medici in punizione o senza padrini politici o ultimi arrivati.
Il sistema 118 va riformato e gestito dallo stato con mezzi propri e personale regolarmente assunto. Invece in alcune Regioni è un altro strumento di spreco e clientelismo. Società private di gestione (serbatoi di voti), operatori con doppio o triplo lavoro (gratificati con metodi clientelari), costosissimi affitti di elicotteri privati, lo rendono uno spreco ingiustificabile.
Il contratto nazionale unico per i medici del SSN è una comoda invenzione di sindacalisti qualunquisti.
Non si possono retribuire alla stessa maniera chirurghi e medici di alte specialità (neurochirurghi, cardiochirurghi, rianimatori dedicati, cardiologi e radiologi interventisti,……) e medici dei servizi generici (riabilitatori, odontoiatri, dermatologi, diabetologi,…….). L’impegno fisico e psichico, la durata della formazione, le responsabilità, lo stress sono ben diversi. Bisogna ristabilire le gerarchie all’interno dei reparti ospedalieri: non si può essere sulla carta tutti dirigenti se poi nella pratica esistono grandi differenze di capacità, esperienza ed anzianità. Occorre ritornare ai ruoli di primario, primo aiuto, aiuti, assistenti anziani e assistenti in formazione, senza passaggi automatici per anzianità da un ruolo all’altro.

Occorre creare una nuova generazione di direttori sanitari, con corsi di formazione qualificanti o titoli di studio specifici.
Oggi tanti ospedali sono affidati a direttori sanitari ignari del loro ruolo, facilmente e comodamente insediati dalla solita invadente politica: si sono così perdute delle figure importantissime per il buon funzionamento degli ospedali.
Occorre ritornare a graduatorie nazionali per le assegnazioni dei primariati, sottraendole così a logiche territoriali e di deleterio nepotismo.
Occorre incoraggiare il ritorno delle suore nei ruoli di capo-sala, figure fondamentali per il buon funzionamento dei reparti ospedalieri.
Occorre rendere più efficace lo strumento di verifica periodica dell’attività dei primari a contratto quinquennale, invece di continuare a considerarlo un semplice ed ininfluente atto dovuto.

Ma occorre innanzitutto eliminare le figure di direttore generale e direttore amministrativo di nomina assessoriale. E’ in queste nomine che la politica raggiunge il suo punto più basso di degrado amministrativo: gli uomini scelti sono il frutto di frenetiche trattative di spartizione e l’unico requisito che viene loro richiesto è l’ubbidienza assoluta ai referenti politici che continuano ad imporre assunzioni, ditte fornitrici, strategie di spesa.

E’ certamente difficile trovare una soluzione efficace per questo catastrofico fenomeno. Un triunvirato composto da un primario, un magistrato e un alto ufficiale dell’arma, tutti e tre vicini al pensionamento, potrebbe dirigere i grandi ospedali e le ASL per un periodo non inferiore a tre anni. Potrebbe non essere la soluzione ideale, ma non riusciamo ad immaginarne una migliore.

Tagli generici alla spesa sanitaria non aiutano a guarire il sistema e finiscono per renderlo ancora più inefficiente. Il risparmio deve derivare da una migliore organizzazione.
Riorganizzare la rete ospedaliera, eliminare i reparti doppioni nati soltanto per assegnare qualche primariato o cattedra, far rispettare protocolli rigidi e scientificamente confermati per la richiesta di esami ematochimici e strumentali, evitare i ricoveri impropri, ridurre i tempi di degenza, garantire le prestazioni ambulatoriali nelle strutture dello Stato, eliminare le liste di attesa, informatizzare il sistema in modo da evitare sprechi e inutili ripetizioni di esami ed accertamenti, vigilare sui costi e sulle reali necessità del 118 in alcune zone, fornire materiali sanitari e strumentazioni a prezzi controllati e uguali su tutto il territorio nazionale, controllare rigorosamente le prescrizioni di farmaci e i loro costi reali, tagliare tante convenzioni esterne, migliorare il comfort alberghiero degli ospedali, vigilare sui concorsi di assunzione, eliminare tutti gli appalti e i subappalti di favore, organizzare squadre di controllo composte da magistrati dedicati e uomini dei NAS e della Guardia di Finanza che giornalmente piombino negli ospedali e nei luoghi della sanità pubblica e privata e verifichino il sistema.

Governatori delle Regioni, Assessori alla Sanità, Ministro della Salute, Ministro dell’Economia, Procuratori della Repubblica, Comandanti dell’Arma e della Guardia di Finanza, Presidenti Corte dei Conti, Giornalisti liberi ed intelligenti, collaborate per il bene del Nostro Paese. Se vi impegnate tutti insieme ce la potete fare a ripulire questa ex gloriosa Italia da tutto il marcio generato da anni di “malamministrazione”.
Auguri e buon lavoro.

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11 commenti su “La Sanità Italiana è Malata?

  • Sara

    Grazie…Perchè quando vedo medici che lavorano 30 ore di fila, che sanno quando entrano ma non quando escono, e sentono lamentarsi le segretarie per mezz’ora di straordinario e poi devono subire sia i loro “dirigenti” che le polemiche mi si stringe il cuore…
    Allora io posso parlare della mia esperienza, cioè dei vari tirocini in un ospedale universitario grande. La maggiorparte dei medici che son li sono molto appassionati, sono li per fare un servizio e continuano a documentarsi e a studiare, fanno molte ore al giorno e se devono rislvere un problema rimangono li fino a quando non è risolto. Non esistono gli straordinari pagati, o comunque viene pagato un minimo (tipo mezz’ora in più al giorno), il che è quasi una presa in giro.
    Poi vedo tanti cartellini dei medici, e tanti sono segnati come dirigenti, ma non so cosa questo significhi dato che il “primario” che adeso si chiama in un altro modo è un altro e il loro stipendio è sempre quello. Cioè intorno ai 2000 euro forse un pò abbondanti se fanno qualche prestazione straordinaria. In pratica potremmo definirli cornuti e mazziati!
    Per quanto riguarda i primari, per 2 che “barano” (sarà per questo che si chiamano baroni) ce n’è 10 che garantiscono eccellenza, che fanno molta ricerca, che sono riconosciuti dalla comunità internazionale. E a volte anche chi bara è molto preparato.
    Questo è diverso dall’ospedale del mio capoluogo di provincia che invece è più piccolo, non è universitario. Li l’eccellenza non è la norma ma è più rara (anche se esiste), la media della bravura dei medici è sicuramente inferiore, e la percentuale di “fannulloni” è più alta, anche se non c’è paragoni con altri fannulloni statali.
    Per quanto riguarda invece chi gestisce le strutture sanitarie, cioè direttori amministrativi e sanitari, non conosco le loro provenienze, ma in media è verissimo quello che dici tu in questo fantastico post.
    Il problema è gestionale.
    E grazie anche per tutte le soluzioni che hai proposto!

  • spes74

    Purtroppo da sottoscrivere in pieno, o quasi. Il quasi lo lascio per quest’unica cosa

    Occorre incoraggiare il ritorno delle suore nei ruoli di capo-sala, figure fondamentali per il buon funzionamento dei reparti ospedalieri

    Non le vedo figure così fondamentali e non soltanto per il mio palese anticlericalismo. Spesso sono poco preparate (parlo con cognizione di causa), anche loro messe li “chissà” perchè, mentre le infermiere che studiano anni, fanno tirocini e sono quotidianamente sul campo hanno tutto il diritto di diventare caposala.

    Un punto sul quale sono particolarmente d’accordo è questo

    Tagli generici alla spesa sanitaria non aiutano a guarire il sistema e finiscono per renderlo ancora più inefficiente. Il risparmio deve derivare da una migliore organizzazione

    Sta succedendo in questo periodo nella mia regione, il Lazio, e l’inefficienza regna. L’unico che ci rimette davvero è l’utente, come sempre.

    Ottimo articolo.

  • michelangelo

    Il testamentificio biologco e la parte finale sono miei, l’articolo sul trapiantificio è della giornalista Rita Pezzarola.
    Buona lettura

    *****

    Il testamentificio biologico per il trapiantificio D.O.C.

    Che ne sappiamo noi poveri, ignari forumisti
    di quello che avviene alle nostre spalle,
    di quello che si decide per noi e come ci viene proposto
    dai “maghi” della T.V., degli esperti della penna e della parola.
    Questa è l’alta chirurgia indolore che giornalmente in massa
    subiamo per gli interessi economici di pochi.
    Diamogli ancora spazio e vedrete che per salvare l’umanità dalla fame,
    quanto prima verranno fuori dai nostri malfidati esecutori
    di testamenti biologici scatolette di prodotti alimentari
    persino al gusto di fragola.
    Tanto più, dico io,verrà messa in moto
    la macchina dell’eutanasia tanto più trapianti d’organi
    si potranno fare con il risultato a breve,
    di un indiscriminato sterminio, non solo dei diversamente abili,
    ma di tutti quei poveri disgraziati che andranno a finire
    ignari in qualunque struttura sanitaria.

    In un mondo dove l’uomo si riconosce nemico dell’uomo, in lotta contro se stesso, che brandendo la spada di un falso libero arbitrio pone fine persino alla sua vita, e che, anzi, ne pretende il diritto, non c’è posto per chi si schiera e contro l’eutanasia ed il testamento biologico.
    L’uomo del XXI secolo sarà, sarà colui che creerà le basi per il
    PROGETTO DI GLOBALIZZAZIONE TOTALE.

    *****

    Testamento biologico: benvenuti nel trapiantificio Italia

    di Rita Pennarola (Vice Direttore dela Voce

    Mentre infuria il dibattito su temi come l’eutanasia ed avanzano le proposte di legge sul testamento biologico, la “ Voce” alza il velo sulle holding di trapianti e donazioni, ma anche su un colosso come la Fondazione messa su dal numero uno della medicina italiana, quel professor Umberto Veronesi che riunisce sotto l’ombrello di una sigla miliardaria big dell’economia e dell’alta finanza.
    14 ottobre 2006. Sui quotidiani italiani appare per la prima volta un’inserzione a pagamento su pagina intera contenente un fac-simile di testamento biologico con l’autorizzazione all’espianto degli organi. “Scegliere in modo consapevole come affrontare le incognite del futuro – si legge – è una forma di libertà”.
    A commissionare l’annuncio è la Fondazione Umberto Veronesi per il progresso delle scienze. Bene in vista anche il numero telefonico di Milano per le informazioni. Lo stesso modulo è scaricabile dal sito della Fondazione, che propone anche l’acquisto di un volume
    dedicato proprio a testamento biologico e donazione degli organi, con prefazione dello stesso Umberto Veronesi ed introduzione del civilista napoletano Maurizio De Tilla, noto nella sua città per la rubrica sulle liti condominiali tenuta a lungo su un quotidiano locale.
    Il nome dell’avvocato venne alla luce nel ‘92 fra le migliaia di iscritti alla Massoneria, Grande Oriente d’Italia, all’ombra del Vesuvio. Oggi De Tilla è coordinatore del comitato “Scienza e diritto” della Fondazione Veronesi, nonché presidente nazionale della Cassa Forense.
    Quest’ultimo organismo ha recentemente «espresso parere favorevole alla redazione del testamento biologico in forma di scrittura privata raccolta – a titolo gratuito – dall’avvocato, dal medico o dal mandatario, anziché effettuata per atto di notaio».
    Veronesi spiega la ratio dell’iniziativa: «La maggior parte dei malati e una percentuale sempre più alta di popolazione sana è favorevole al principio dell’autodeterminazione ed è contraria all’accanimento terapeutico.
    Di fronte ad una medicina che estende sempre più le sue capacità tecniche, la gente sente il bisogno di riappropriarsi delle scelte che riguardano la propria esistenza. Del resto andiamo con grande naturalezza dal notaio quando, nel pieno della consapevolezza, vogliamo decidere come destinare i nostri beni.
    Perché non dovremmo poterlo fare anche per il futuro della nostra salute?». Ancora: «Ricordo a questo proposito l’intervento del Comitato Nazionale per la Bioetica del dicembre 2003, a favore delle “dichiarazioni anticipate di trattamento” e anche la posizione cattolica contenuta nell’Enciclica Evangelium Vitae del 1995, in cui non mancano affermazioni che attribuiscono al malato un’autonomia di decisione circa l’ostinazione terapeutica: “è lecito sospendere l’applicazione delle cure quando i risultati non rispondono all’aspettativa. In tale decisione bisogna tener conto del giusto desiderio del malato e dei suoi cari”.
    Rendere prioritario il rispetto della dignità dell’uomo in ogni fase della sua vita è il senso etico del Testamento Biologico».
    L’iniziativa fa seguito, probabilmente, allo stop imposto nell’estate 2005 alla proposta di legge su “Disposizioni in materia di donazione del corpo post mortem a fini di studio e di ricerca scientifica”, che era stata avanzata dai deputati diessini Giuseppe Petrella (facoltoso oncologo partenopeo, bassoliniano di ferro), Livia Turco (attuale ministro della Sanità), Marida Bolognesi e Giorgio Bogi.
    A condurre un’autentica battaglia contro questa iniziativa era stata la Lega nazionale contro la predazione di organi a cuore battente fondata a Bergamo nel 1985 da Nerina Negrello (vedi box). Ricevuti il 14 luglio alla Commissione Affari Sociali presieduta da Giuseppe Palumbo di Forza Italia, rappresentanti e consulenti della Lega hanno sollevato il velo sull’ambiguità del termine “post mortem”, ricordando che invece la proposta di legge, all’articolo 1, introduce la “Donazione del corpo di soggetti dei quali è stata accertata la morte ai sensi della legge 29 dicembre 93 n. 578”.
    Vale a dire la tanto contestata “morte cerebrale” «che ora – è il senso della protesta –
    nonostante le reiterate condanne scientifiche internazionali, risulta funzionale anche alle mire lobbistiche della ricerca in vivo: si vorrebbe estendere su questi malati che hanno perso la coscienza la possibilità di effettuare esercitazioni di nuove tecniche chirurgiche, sperimentazioni chimiche e radiologiche».
    Del resto, la legge italiana prevede già il rilascio dei cadaveri a scopo di studio, insegnamento ed indagine scientifica.
    Perché allora questa nuova proposta? Torna, insomma, la tanto contestata ambiguità delle norme sui trapianti-espianti, che usano il termine “cadavere” per indicare un ammalato in stato di cosiddetta “morte cerebrale”.
    «I malati in coma cosiddetto irreversibile (sotto ventilazione) – precisa la rianimatrice Maria Luisa Robbiati – che la proposta in esame vorrebbe usare come “manichini da esperimenti” per un anno, richiedono l’intervento attivo di anestesisti rianimatori per mantenere le funzioni vitali somministrando farmaci, liquidi, trasfusioni, alimentazione enterale e parenterale, mentre per le esercitazioni chirurgiche dovranno usare invece farmaci curarizzanti per paralizzare i movimenti di reazione all’incisione chirurgica».

    IL PARTITO DEL LASCITO
    Su quell’istante che separa la vita dalla morte torna ora in campo la Fondazione Veronesi con la proposta del testamento biologico. E già che ci siamo, oltre agli organi potremmo anche donare – alla Fondazione, s’intende – i nostri beni non biologici, ma altrettanto materiali.
    In un apposito link viene infatti spiegato al lettore che questo sarebbe “Un modo concreto di Guardare al futuro”.
    Perchè «i progetti della Fondazione trovano sostentamento nella generosità di coloro che credono nel valore del progresso scientifico come bene comune dell’umanità e guardano al futuro con fiducia».
    E allora, «un lascito testamentario – prosegue Veronesi – piccolo o grande che sia, è non
    solo un atto di grande generosità, ma anche un modo di creare un legame tra di noi e ciò che verrà dopo, che ci consente di tramandare i valori in cui crediamo e testimoniare i sentimenti che ci sono stati cari nella vita».
    Sì, vogliamo farlo subito. Ma come si fa?
    Tranquilli: «Ognuno di noi – aggiungono gli esperti contabili alla struttura di Veronesi – può scegliere di legare tutti o parte dei propri beni allo sviluppo dei progetti della Fondazione, con la certezza che le sue volontà verranno rispettate e che il suo lascito contribuirà a rendere migliore il futuro di chi verrà dopo di lui».
    Se non è ancora abbastanza chiaro, si può consultare il paragrafo “Che cosa lasciare alla Fondazione Umberto Veronesi”. Ecco: «Una somma in denaro, azioni, titoli o altri valori. Anche i piccoli contributi sono un gesto di generosità sempre utile». «Un bene mobile. Un oggetto che vi è caro». «Un bene immobile. Un appartamento, una casa, un terreno che la Fondazione possa vendere o affittare per ricavare risorse per portare avanti i suoi progetti».
    Ma attenzione, non è mica così semplice: «Prima di effettuare il testamento in cui vengano destinati beni mobili o immobili, è opportuno rivolgersi alla Fondazione per verificare che questa sia in grado di accettare i beni che si è deciso di lasciare. La Fondazione dovrà comunicare espressamente l’accettazione di tali beni».
    Chiaro? E sì che di denaro, appartamenti, gioielli o auto di lusso, proprio la Fondazione Veronesi potrebbe farne tranquillamente a meno. Basta scorrere l’altisonante parterre del “Comitato di Sostegno”: si va dalla regina delle multinazionali del farmaco
    Diana Bracco al banchiere prodiano
    Giovanni Bazoli; dal vertice Mediaset
    Fedele Confalonieri al presidente di Confindustria e numero uno Fiat
    Luca Cordero di Montezemolo; dalla Rcs di
    Cesare Romiti alla Todd’s di
    Diego Della Valle; dal signor Telecom
    Marco Tronchetti Provera al potente banchiere torinese
    Maurizio Sella, fino al finanziere
    Francesco Micheli, a
    Gabriele Galateri di Genola in diretta da Mediobanca, o l’ex presidente del Banco di Sicilia Alfio Noto.
    Sicuramente non mancheranno di far sentire la loro generosità ad
    Umberto Veronesi, magari con lasciti testamentari anticipati a suo favore. Per la Fondazione, naturalmente. Così come non mancano di fargli sentire il loro sostegno emotivo intellettuali del calibro di
    Umberto Eco e
    Fernanda Pivano,
    Claudio Magris e
    Renzo Piano, senza contare la presenza del filosofo e sindaco di Venezia
    Massimo Cacciari, dell’ex presidente del Senato
    Marcello Pera e dell’editorialista
    Sergio Romano.
    Un partito trasversale del lascito. Tutti premi Nobel o quasi, ovviamente, i componenti del comitato scientifico:
    Renato Dulbecco,
    Rita Levi Montalcini,
    Paul Nurse, Carlo Rubbia,
    Margherita Hack e
    Luc Montagnier.
    “Come fare testamento a favore della Fondazione Umberto Veronesi” è poi il link
    finale, con moduli precompilati ed istruzioni tecniche, per quanti non avessero ancora capito ed apprezzato i benefici della donazione di sé.

    TESTAMENTO DI GALA
    Per invogliare i più testardi, comunque, le iniziative di promozione non mancano. Come la “Serata di Gala a favore di Fondazione Umberto Veronesi, FAI Fondo per l’Ambiente Italiano ed Association Jeune j’Ecoute”, che si è svolta a ottobre 2006 nella superba cornice del Principato di Monaco. «Montecarlo – raccontano le cronache mondane – è stata nuovamente teatro di una serata di beneficenza, organizzata presso la Salle des Etoiles du Sporting d’Etè, per sostenere l’operato di tre onlus che da tempo operano per migliorare la nostra qualità di vita, sia che riguardi il progresso scientifico, come la Fondazione Umberto Veronesi, sia che si occupi di preservare il nostro patrimonio ambientale, come il FAI, sia che aiuti i giovanissimi in difficoltà, come da 25 anni fa l’Association Jeune j’Ecoute».
    Dopo la cena di gala l’evento, avvenuto sotto l’alto patronato del principe Alberto II, è andato avanti con la «Sfilata di Moda della stilista Alberta Ferretti, un momento giocoso, con la lotteria benefica e naturalmente tanta musica dal vivo».
    A giugno, per celebrare i tre anni dalla nascita della Fondazione, Veronesi e i suoi sponsor avevano scelto l’Hotel Principe di Savoia di Milano. «Sostenitrice principale della serata – si legge nel comunicato stampa – la Banca Popolare di Milano».
    Del resto, al salotto buono dell’alta finanza italiana Umberto Veronesi è legato da sempre e in maniera assolutamente bipartisan.
    Benchè corteggiato tradizionalmente dal centrosinistra (è stato a capo del dicastero della Sanità durante il governo di Massimo D’Alema), il leader dell’oncologia italiana non fa mancare la sua presenza nel consiglio d’amministrazione della berlusconiana Arnoldo Mondadori spa o nell’appendice sicula della corazzata sanitaria San Raffaele (l’Istituto San
    Raffaele-Giglio di Cefalù) fondato da quello stesso sempre sia lodato don Luigi Verzè che nel 2002 definì Silvio Berlusconi «un dono di Dio agli italiani».
    Tanto più, dico io,verrebbe messa in moto la macchina dell’eutanasia tanto più trapianti d’organi si potranno fare con il risultato a breve, di un indiscriminato sterminio, non solo dei diversamente abili, ma di tutti quei poveri disgraziati che andrebbero a finire ignari in qualunque struttura sanitaria.

    SIA FATTA LA VOLONTA’ DELL’IEO
    Non guarda al colore politico, Veronesi, quando si tratta della salute. E che salute! Il suo IEO – Istituto Europeo di Oncologia, altra multinazionale fondata sulla cura del cancro, può contare attualmente come capitale sociale sulla bellezza di quasi 80 milioni di euro.
    Fra i titolari di tanto ben di dio troviamo nell’azionariato sigle dell’uno e dell’altro schieramento. In area Polo, Mediolanum e la Popolare di Lodi. Sul versante Ulivo Fiat, Telecom, Rcs, Pirelli e Capitalia. E poi ancora le creature di Salvatore Ligresti Fondiaria e Ras, quindi Banca Intesa, Unicredit (qui il legame è doppio: lo stesso Veronesi è membro del Comitato etico della banca), Assicurazioni Generali, l’Italcementi di Giampiero Pesenti, Edison, Banca Popolare di Milano, Mediobanca, oltre al colosso finanziario della ricerca farmaceutica Sorin spa.
    Quest’ultima rientra nel vasto arcipelago di Genextra, «una holding che conduce attività di ricerca sulle patologie dell’invecchiamento, oncologiche, neurologiche e degenerative», come si autodefinisce la società.
    Costituita nel 2003 su iniziativa di Francesco Micheli e della Fondazione Umberto Veronesi, a settembre 2005 Genextra entra nel campo delle nanotecnologie e acquisisce il controllo di Tethis, leader mondiale del settore. L’operazione è stata realizzata attraverso un aumento di capitale di circa un milione e mezzo di euro, «ma – precisa il comunicato stampa diramato dall’azienda – Genextra si è impegnata a sottoscrivere due ulteriori aumenti di capitale per complessivi euro 1,8 milioni da eseguirsi nel corso del 2006 e del 2007».
    Veronesi, insomma, gli amici se li sa scegliere. Come ha fatto proprio per l’organigramma dell’Istituto Oncologico Europeo, che ai suoi vertici amministrativi vede big come la figlia di Salvatore Ligresti, Giulia, l’amministratore delegato di Telecom Carlo Buora (balzato alle cronache per l’inchiesta sulle schedature illegali che ha travolto Giuliano Tavaroli), e poi il
    presidente della Popolare di Milano Roberto Mazzotta, i big della finanza nazionale Paolo Maria Grandi, Carlo Puri Negri, Matteo Arpe…
    Insomma, quando c’è la salute c’è tutto. E più che in salute è proprio l’IEO: la creatura targata Veronesi di via Filodrammatici, a Milano, nel 2005 dichiara a bilancio un bel + 117 milioni e mezzo di euro come “ricavi da vendite e da prestazioni”, un attivo circolante pari a 63.560.169 euro e partecipazioni per 27.064.602. Piccolo particolare: nell’oggetto sociale la cura degli ammalati risulta fanalino di coda.
    Si legge infatti chiaramente: «Costruzione d’immobili per abitazione ed altri usi. Costruzione fabbricati ad uso abitazione, per fini agricoli, industriali, commerciali, etc.
    Ospedali e case di cura generali». Pazienza.
    Ma torniamo al tesserino-vademecum del donatore. L’idea di una “schedatura” di base per
    incentivare i trapianti, riproposta tra fine 2006 e inizio 2007 in tutta evidenza sui quotidiani, Umberto Veronesi la coltivava in realtà da molto tempo. Nel 2001, in veste di ministro della Sanità, sottolineava con soddisfazione l’incremento nel numero degli espianti-trapianti fatto registrare in seguito alla spedizione postale nelle case degli italiani di milioni e milioni di “appositi tesserini”.
    «Non posso che offrire – scrive in una lettera aperta all’Aido, Associazione italiana donatori di organi – la massima collaborazione affinché aumenti, oltre al numero dei donatori volontari, l’indice dei trapianti effettuati».

    DONO UT DES
    Perchè Veronesi è esponente di spicco di quella parte della comunità scientifica e politica che sostiene strenuamente la legge sul trapianto-espianto degli organi. Sempre nel 2001 e sempre in veste di ministro dell’esecutivo D’Alema, Veronesi polemizza con Adriano Celentano, che nella sua trasmissione in diretta Rai aveva avanzato pesanti dubbi sull’iniziativa di reperire donatori di organi in base al principio del “silenzio-assenso”, introdotta con un decreto del ministro della Sanità ad aprile del 2000. «Affermazioni superficiali – tuona Veronesi – dettate dalla non conoscenza della questione, che rischiano di mettere a repentaglio il lavoro fin qui svolto per dare a migliaia di malati una speranza di vita e di sollevare i loro familiari da una pesante angoscia quotidiana.
    Un vero schiaffo a quanti hanno in questi anni lavorato per promuovere in Italia la cultura della donazione».
    Convinti, naturalmente, che si tratti di donazione “da cadavere”. Un equivoco presente nella quasi totalità dei non addetti ai lavori. E costantemente alimentato, anche in tutto il materiale propagandistico destinato all’opinione pubblica.

    CADAVERE SARA’ LEI…
    Nella proposta di legge bipartisan avanzata nel 1997 da parlamentari come Melchiorre Cirami ed Ersilia Salvato, Renato Schifani ed Agazio Loiero, all’articolo 2 veniva usata la parola “cadavere” per definire il paziente in stato di cosiddetta morte cerebrale: «E’ vietato il prelievo da cadavere a scopo di trapianto terapeutico delle gonadi e di tessuti cerebrali. Salve le disposizioni dell’articolo 1, il prelievo da cadavere di organi e tessuti a scopo di trapianto terapeutico è consentito nei casi e secondo le modalità indicate dalla presente legge».
    Ed ecco ad esempio cosa si legge testualmente quattro anni dopo nella “Nota sul trapianto di fegato da donatore vivente” pubblicata nel 2001 all’interno di un depliant a cura del CNT, il Centro Nazionale Trapianti annesso al ministero della Sanità e diretto da Alessandro Nanni Costa. «Il Consiglio Superiore di Sanità ha approvato l’autorizzazione al trapianto di fegato da donatore vivente a partire dal 2 aprile 2001 per i 16 Centri già autorizzati al trapianto da donatore cadavere; l’autorizzazione è valida per 1 anno e definisce garanzie per il donatore e criteri valutativi di qualità del Centro autorizzato. La conferma per i Centri è basata sui dati ottenuti e specifica che il trapianto da donatore vivente non sostituisce quello tradizionale da donatore cadavere».
    Chi è e dove sta mai, il donatore cadavere?
    I corpi da cui vengono espiantati gli organi sono vivi, caldi e pulsanti. Il dibattito è aperto sullo sfuggente concetto (morale, scientifico e giuridico) di quella “morte cerebrale” peraltro mai nominata negli articoli di legge che regolano la materia.
    E nessun esponente sanitario, nemmeno all’interno del mondo trapiantista, utilizza il termine “cadavere”. Cui si fa ricorso solo quando si tratta di sensibilizzare e convincere l’opinione pubblica. Una strategia di comunicazione finora perfettamente riuscita.

    TUTTI VIVI
    A settembre del 2000, dopo le controverse affermazioni di Giovanni Paolo II sulla liceità
    dell’espianto di organi, 120 personalità del mondo scientifico hanno sottoscritto un documento nel quale esprimono la loro ferma opposizione alla dichiarazione di “morte cerebrale” così come è stata finora intesa per procedere agli espianti.
    Tra i firmatari, non solo esponenti religiosi, ma anche medici e magistrati provenienti da 19 Paesi. Fra gli altri, i ricercatori Paul Byrne, Cicero Coimbra (Brasile), David W. Evans (Inghilterra), Josef Seifert (Liechtenstein), Yoshio Wanatabe (Giappone). La raccolta delle firme è stata effettuata negli Stati Uniti da Earl E.Appleby, direttore della società Cure di Berkeley Springs.
    Ecco alcuni brani fra i più significativi. «Il papa dice che i prelievi di organi devono essere effettuati da cadaveri; dai veri defunti possono essere prelevati solo alcuni tessuti, come la cornea, mentre gli organi vivi, come il cuore, i polmoni, il fegato o i reni, per essere trapiantabili devono essere tolti da persone dichiarate in “morte cerebrale” che respirano ancora (anche se la respirazione è artificiale), che hanno il cuore che pulsa, il cui sangue circola, che sono calde e rosee, i cui arti per stimoli dolorosi possono muoversi e se sono donne possono condurre avanti una gravidanza dando alla luce un figlio vivo e sano». E aggiungono: «E’ alquanto anomalo considerare queste persone defunte quando nessuno avrebbe il coraggio di mettere in una bara qualcuno che respira, che ha il cuore e il polso che battono». E’ evidente perciò che «tali persone non sono cadaveri, e che da veri cadaveri si possono prelevare solo organi che sono già in stato di degenerazione e che non possono essere trapiantati».
    Viene quindi specificato, con una dettagliata serie di esempi, come la definizione di morte cerebrale – data per scontata nelle legislazioni ed anzi, spesso, mistificata attraverso la parola “cadavere” – sia tutt’altro che un dato certo o accertabile in maniera definitiva. Argomento centrale: la necessità – universalmente riconosciuta – di effettuare anestesia o “curarizzare” il paziente durante il prelievo degli organi per frenare le sue reazioni: dalla sudorazione all’aumento tumultuoso del battito cardiaco e della pressione sanguigna, fino al movimento inconsulto degli arti, definito in medicina il “segno di Lazzaro”.
    Dal 1985 si batte per affermare il diritto di questi ammalati la Lega Antipredazione degli organi a cuore battente, fondata a Bergamo da Nerina Negrello e sostenuta da numerosi medici rianimatori. Tutti in prima fila con audizioni parlamentari per cercare, in primo
    luogo, di ripristinare verità e giustizia: non “cadaveri”, ma ammalati gravi. Per i quali, in molti casi, ci sarebbe ancora tanto da tentare.

    ***************
    Ubriaco di miliardi e miliardi che girono attorno alla sanità mi chiedo: dove sono i risultati?
    E termino riproponendo il mio intervento a Sky-stella letto da Costanzo alla presenza del ministro Livia Turco che sconcentrò l’istrione con la sua affermazione di essere contraria all’eutanasia preannunciando un inchiesta in tutti gli ospedali su come si muore.

    UN ALTRO GRANELLO DI SABBIA PER PIERGIORGIO
    Caro Piergiorgio,
    anche io ho provato commozione per la tua sensibilità e per l’amore che hai nutrito per la vita e per tutti. Generalmente chi nutre tanto amore per gli altri ne ha un po’ meno per se stesso.
    Rispetto la tua volontà anche se rimango della convinzione che il tuo “Spirito” – la mente profonda – è rimasto ad osservare senza intervenire, con la “Sua autorità”, alla premeditata decisione.
    Certo non te ne sei andato in silenzio.
    A meno che, e ora ne sono convinto, l’abbia fatto di proposito per attirare l’attenzione del mondo scientifico, perché all’uomo non serve l’accanimento ma la scoperta del farmaco, la prevenzione e la guarigione. Una provocazione?
    No! Una accusa precisa al “progresso”.
    Si spacca l’atomo, si va sulla luna, si configurano e si organizzano miliardi e miliardi di informazioni in un piccolo monitor , che tutto lo scibile umano si chiami internet, si investono milioni di e miliardi per il benessere, per lo sport, la tecnologia…….e non si dirotta la maggior parte di tutte queste risorse per debellare la fame, le guerre e le malattie.
    Mille, centomila scienziati dovrebbero essere rinchiusi in un bunker per uscire solo quando avranno risolto i problemi che affliggono l’uomo.
    E che nessuno mi dica che è impossibile. Niente è impossibile all’uomo, se lo vuole.
    E’ per questo che Cristo andò sulla croce, che tu riscatti tutti i Piergiorgio che giacciono non in attesa che la legge li uccida MA CHE L’UOMO LI GUARISCA.

    • Verrocchio

      Una delle precondizioni per definire la “morte cerebrale” è l’assenza di respirazione autonoma (è necessario provare che, staccato il respiratore, non riprende alcuna attività spontanea): una situazione del genere indica (insieme ad altri segni) una lesione irreversibile del tronco encefalico, ovvero la parte del cervello che regola le funzioni di base e garantisce anche lo stato di coscienza. Che il cuore batta ancora non vuol dire che una persona sia viva, purtroppo.

  • vanda

    Che ognuno sia libero per se stesso, io rispetto il tuo modo di vedere e decidere sulla questione, purchè mi sia data la stessa libertà anche se la mia scelta fosse diversa e ciò vale anche per l’aborto.
    Grazie comunque per le tue informazioni.

  • zippole

    Bello.
    Mi piace leggere di proposte, tanto piu’ che nello specifico non sono in grado di proporre nulla.

  • ilBuonPeppe

    Se la sanità va male è colpa dei medici.
    Se va male l’Alitalia è colpa dei piloti.
    Se va male la giustizia è colpa dei giudici.
    Se va male la scuola è colpa degli insegnanti.
    …e così via.
    Questo è il ritornello che ci propone la politica per nascondere le sue colpe. Il guaio è che c’è tanta gente che ci crede.

  • ilBuonPeppe

    Nel merito…
    Le suore come capo sala, no grazie. Che le suore facciano le suore, e le infermiere facciano le infermiere.
    Rendere centralizzati a livello nazionale la gestione dei prezzi, degli acquisti, dei concorsi, eccetera, non risolve il problema del clientelismo; più banalmente, lo sposta. Per di più rende tutto più rigido, e di solito questo non è un bene.

  • Fully

    Leggendo questo articolo molto interessante stavo pensando che si potrebbe sostituire alla parola “sanità” una serie impressionante di altre parole e il risultato non cambierebbe: sarebbero tutte cose da riformare ripartendo da zero o quasi, tale è lo stato comatoso in cui versano.

    Le altre parole?
    Giustizia
    Previdenza
    Trasporti
    Infrastrutture
    Difesa
    Catasto
    Finanza (!!!)
    Scuola (e già…)
    Pubblica Amministrazione
    Enti locali
    ….
    ….
    ….
    Ce ne sarebbero di cose da riformare!
    Ci mancano solo i riformisti veri….

    A questo proposito segnalo un fondo di Galli della Loggia.
    http://www.corriere.it/editoriali/08_ottobre_13/dellaloggia_a7aef2b8-98e5-11dd-bf8a-00144f02aabc.shtml

  • Gaetano G.

    forse è per questo motivo che la Francia non concede l’estradizione della Petrella ..

  • CuorePensante

    Ringrazio tutti coloro che hanno letto il mio POST sulla sanità. Un grazie particolare a Coloro che hanno commentato e risposto.
    Forza dunque Tutti Insieme possiamo farcela per cambiare la società delle Caste e della persecuzione della MERITOCRAZIA.

    GRAZIE da CUORE PENSANTE.
    cuorepensante [chioccioletta] gmail [puntino] com

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