La Parola Fine sull’Emergenza Razzismo. Ci Pensa Vittorio Feltri a Dirla su “Libero” 22


Eravate tutti qui che l’aspettavate vero?
Dicevate “Mah, quest’emergenza razzismo c’è e non c’è? Non mi convince … Chissà se è effettiva”
Ci pensa Vittorio Feltri dalle pagine del suo giornale a sbrogliare la matassa:

Titolo

Emergenze del menga
IL RAZZISMO IMMAGINARIO


Sinistrà, tivù e giornali hanno deciso: da quando al governo ci sono Berlusconi e Maroni i neri sono in pericolo. La verità è un’altra, da sempre bulli ed idioti se la prendono con i più deboli.


Anzitutto Menga sta per Cazzo, e già cominciamo bene. In secondo luogo Tivù scritto così è corretto, ma l’avevo visto solo su Topolino. In terzo luogo, se la spiegazione allo stato attuale delle cose fosse che bulli e idioti se la prendono coi più deboli avremmo valanghe di nerd e secchioni all’ospedale, non nerboruti uomini di colore (difficilmente non lo sono… e non è razzismo!) picchiati selvaggiamente, o Rom a cui bruciano gli accampamenti.

Superiamo il titolo, non posso analizzare ogni frase, ma sono molte quelle passibili di insulti.
Il Buon Feltri tira in mezzo, da bravo giornalista, episodi di vita vissuta:

Ieri mattina, sabato, sono uscito di casa per commissioni e mi guardavo in giro: vediamo un po’, quante facce scure vengono spaccate dalle mie parti?

Dev’essere stata una delusione scoprire che sono poche, eh Littorio?
Subito dopo, senza rispondere alla domanda che si è posto, parla dell’omicidio multiplo di Castelvolturno:

Se le vittime anziché negri fossero stati bianchi sarebbe stato tutto meno grave; gli assassini sarebbero stati molto meno gravi e i commentatori di pronto soccorso avrebbero detto: Colpa dello stato, sempre assente in quelle zone […]

Negri. Se lo uso io il termine non è razzista, in fondo la parola negro si è guadagnata questa connotazione negativa col tempo. Se lo usa Feltri però è razzismo.
Poi, non avrebbe dovuto scrivere al femminile la prima frase (Negre e bianche)?
Questa è una mia semplice curiosità per la quale vi chiedo un parere, non è una critica.

Continua l’articolo e Feltri si cruccia perché suo figlio dalle colonne de La Stampa, in barba al DNA che porta, parla di razzismo. Proseguendo sostiene che i bulli delle scuole se la prendono con handicappati mingherlini ed aggiunge:

Con lo stesso criterio, i vari branchi educati in famiglie e scuole ancora impregnate di sessantottismo infieriscono sul cinese e sul danese o sul primo malcapitato del quartiere, purché sia indifeso.

Qui il salto logico che accomuna sessantottismo e aggressioni a cinesi e ganesi è oltre la mia capacità di comprensione. Non ha molto senso la frase, ma lui mette la parola sessantottismo, a creare un po’ di scompiglio.

Non si può confondere l’odio razziale con l’istinto animalesco dei gruppi di teppisti che infestano qualsiasi periferia. Alcuni mesi fa a Verona un giovane è stato ucciso di botte per una sigaretta negata. Il giovane non era nero né giallo.
Non riuscendo ad appiccicare agli assassini l’etichetta di razzisti, i nostri cottimisti del corsivo hanno ripiegato sull’etichetta di riserva: neonazisti.

Gli uomini possono essere neri ma non gialli. I cinesi non sono gialli, diteglielo per piacere. Poi è incredibile che abbia avuto la faccia tosta di tirare fuori questo episodio: quelli erano legati a Forza Nuova e gruppi ultrà. Neonazisti è una parola che li descrive ampiamente.

Il direttore prosegue parlando di Lotta Continua e degli omicidi dei fascisti (chissà che cazzo c’entrano, si chiamano “carpiati logici”) e dice:

Nelle redazioni, al momento della riunione programmatica, in questi giorni si ragiona al’ingrosso.
Hanno menato un negro. Ok titolo di testa e richiamo in prima pagina.

Questa poi…
Il padrone di Libero accusa gli altri giornalisti di opportunismo sulla scelta delle notizie. Lui invece ha il giornale che riuscì a titolare “com’è umana la sinistra” quando Miuccia Prada usò un suo amico come zerbino per salire sull’aereo. Il sottotitolo finiva con “ecco perché Veltroni ha perso”. Sopra il titolo c’era scritto: “Nuovi Negrieri”.
Non ci credete? Guardate e sbalordite:

L’articolo poi finisce con altre considerazioni e un altro editoriale sulla stessa linea, di cui riporto un’immagine:

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22 commenti su “La Parola Fine sull’Emergenza Razzismo. Ci Pensa Vittorio Feltri a Dirla su “Libero”

  • prefe

    la frase
    “Non si può confondere l’odio razziale con l’istinto animalesco dei gruppi di teppisti che infestano qualsiasi periferia. Alcuni mesi fa a Verona un giovane è stato ucciso di botte per una sigaretta negata. Il giovane non era nero né giallo. Non riuscendo ad appiccicare agli assassini l’etichetta di razzisti, i nostri cottimisti del corsivo hanno ripiegato sull’etichetta di riserva: neonazisti.”
    E’ una citazione, c’è un errore di formattazione.

    Devo capire come diamine spedirli giusti…

  • simona_rm

    Ah! Littorio Feltri!
    Che meraviglioso maestro di pensiero liberista! Se non ci fosse andrebbe inventato….e duplicato…in tante copie (LUI, non il giornale), io ne comprerei una, lo appenderei al muro e ci giocherei a freccette. Perchè? Perchè sono razzista con i razzisti.
    – testa: 10 punti ( obiettivo facile, i palloni gonfiati di solito hanno sempre dei testoni, quella di Littorio è un po’ a siluro, avete fatto caso?)
    – cuore: 50 punti (perchè è ridotto ad una prugna secca, quindi difficilissimo da colpire);
    -testicoli: 100 punti (perchè mi sa che deve fare un male……)

    il pre-titolo “Emergenze del menga” …. mi ricorda un po’ CUORE, staranno mica tentando di fare gli spiritosi in quella redazione?…questa simpatia mi puzza di olio di ricino.

    @prefe
    sarai pure un pasticcione nell’editare le citazioni, ma il mio applauso te lo meriti tutto.

    • prefe

      grazie!

      Veramente nel mio blog era venuto fuori normale , è che non ho ancora capito come spedirli giusti qui. Lo capirò.

  • airbag

    Cerco di non scandalizzarmi mai, sul serio..ma proprio quando penso di averle viste tutte Libero riesce a stupirmi. Ogni volta. E’ inquietante come Feltri prenda sul serio quello che scrive..e come lo scrive..da eversivo ignobile violento razzista.Del menga aggiungerei. Figlio del padrone, figlio della serva.No, non ne aggiungerò un altro..Ricordo l’immagine di prima pagina di quando cadde il governo Prodi..agghiacciante.Neanche nei manifesti di propaganda del ventennio dannazione..Mi consolo parzialmente pensando che sia il solo Feltri a leggere il suo stesso ignobile giornale, e a scriversi le lettere sotto falso nome magari..poveraccio..

    • prefe

      la copertina col tappo a faccia di berlusconi che andava in culo a prodi.

      Incredibile. E’ lì che ho iniziato a interessarmi a questo giornale.

  • alberto

    vabbè dai Feltri è un coglione tanto quanto Fede, non vale la pena di leggerlo nè di stupirsi di niente di quello che scrive.

  • tusaichi

    se feltri fosse un blogger lo leggerei solo per ridere.
    purtroppo ha un giornale e qualcuno che lo compra.
    questo è il brutto.

    …ah, non ho capito il “orgogliosamente inutili”.. mi sono perso qualcosa?
    😕

  • airbag

    ricordi molto bene invece, il Prodi impiccato..o come dimenticare il delizioso “Ecco le prove che bollivano i bambini” dedicato alle sparate di Berlusconi sulle abitudini alimentari del popolo cinese durante il maoismo? In fondo ci sarà un perché Renato Farina fu radiato dall’ordine dei giornalisti, dico io..

  • lupoalburnino

    Ma perchè feltri è un uomo? Non è neppure una bestia. Le bestie si offenderebbero: è un bastardo razzista. Purtroppo gli italiani lo ascoltano e lo seguono. Non so chi si è lamentato che noi invece di dire “noi italiani”, diciamo gli italiani. Se gli italiani sono come feltri perchè dovrei dire “noi italiani”?

  • Adetrax

    Anzitutto Menga sta per Cazzo, e già cominciamo bene.

    Non parlo il meneghino, ma ho qualche dubbio sul fatto che il significato sia volgare, nel linguaggio popolare potrebbe rappresentare l’equivalente di “cavolo”, es. “Emergenze del cavolo”.

    se la spiegazione allo stato attuale delle cose fosse che bulli e idioti se la prendono coi più deboli

    Diciamo che scelgono sempre le condizioni più favorevoli per esplicitare il loro comportamento.

    Poi, non avrebbe dovuto scrivere al femminile la prima frase (Negre e bianche)?

    Forse si, ma probabilmente siamo in presenza di una figura retorica tipo “l’ellisse” o altro ancora, in ogni caso da evitare su un giornale.

    Quindi la conclusione dell’articolo qual è ?

    Avendo espresso un pensiero vagamente simile (ovviamente indipendente e non schierato come quello di Libero) sull’articolo di “Emmanuel ne gro: …”, mi sono chiesto se su questo non ci fosse qualcosa di vero su cui riflettere.

    In breve, è corretto, è ammissibile che giornalisti professionisti si prendano certe libertà (usando termini che, almeno inizialmente dovrebbero essere più prudenti, più aderenti alla realtà) perchè “ciurlare nel manico” è loro consentito ed anzi da un certo punto di vista è molto gradito ?

    E’ gradito soprattutto perchè nei lettori richiama immediatamente qualcosa di noto alla mente, qualcosa che consente un rapido schieramento a priori senza se e senza ma e favorisce le faziosità e le divisioni di pensiero secondo note linee ideologiche di confine, cose queste molto gradite a chi staziona nei piani alti.

    Tralasciando le opinioni che si hanno e i giudizi che si danno di Libero e dei suoi articolisti (che ovviamente sono strettamente legati alle finalità altamente faziose per cui loro scrivono), credo che sia utile separare tutto questo dai concetti di fondo che si vogliono sostenere e che possono essere in tutto, in parte o per niente condivisibili.

    Proviamo a esaminare i 3 casi proposti nell’articolo di Libero con un’ottica alternativa e premettendo che in tutti e 3 i casi i reati commessi devono essere considerati come “gravissimi”.

    1) Caso di Abdul: sono quasi convinto che se si fosse trattato di albanesi o rumeni i soggetti si sarebbero comportati in maniera simile, dato che la probabile motivazione di fondo era quella di “dargli una lezione” al di fuori dalla legge.

    Anche in questo caso ad uccidere è stato il figlio 31 enne, che pur avendo un’età matura, non l’aveva evidentemente ancora mentalmente raggiunta; apro una parentesi sul fatto che le persone, soprattutto se giovani non si rendono molto conto delle enormi differenze che ci sono fra un bastone di ferro, uno di legno e uno di plastica; soprattutto non realizzano pienamente che dare un colpo in testa con qualcosa di rigido può essere mortale, mentre darlo 30 cm. più in basso, su vestiti spessi, può produrre solo qualche piccolo ematoma (e in questo contesto sarebbe molto utile un’analisi degli effetti educativi che le schifezze multimediali producono su molti bambini e adolescenti).

    Negli anni passati, ma anche in quelli più recenti, si sono registrati numerosi episodi letali di violenza urbana e/o ultrà per motivi ancora più risibili (*), quindi nel caso in oggetto, più che il razzismo, avrei evidenziato la forte componente xenofoba e di violenza repressa nei soggetti in questione.

    Si noti che per violenza xenofoba non si deve intendere solo quella diretta a persone di altra nazionalità ma in generale anche quella diretta a persone non native del territorio o che non ne seguono i presunti usi e costumi e sono quindi percepite come estranee.

    (*) un caso su tutti, di parecchi anni fa, fu quello dell’uccisione a colpi di sberle e pugni di un automobilista da parte di impresari funebri (il più vecchio era, se non ricordo male, 70 enne) per un microscopico incidente d’auto cittadino a bassissima velocità (praticamente una strisciata).

    2) Strage a Castelvolturno: anche qui la pista razzista era troppo banale, ma per chi vive sullo sfruttamento del lavoro nero, sulle attività illegali, il pizzo e fa di tutto per ottenere e mantenere il predominio del territorio, le motivazioni sono sempre un po’ più complesse, subdole e bieche; le vendette e i messaggi trasversali non sono nati ieri e mi risulta che ogni anno muoiano più di 100 persone per delitti di camorra (molti sono incensurati) e purtroppo nessuno aveva avvertito chiaramente quegli immigrati che si trovavano in una zona molto ma molto pericolosa.

    In questo caso però l’esempio non era calzante, l’ipotesi razzista ha avuto vita brevissima ed è stata inserita solo per le modalità sbrigative con cui sono stati eseguiti gli omicidi (fra i morti c’era anche un italiano bianco).

    3) L’occhio nero di Emmanuel e la busta con la scritta definita razzista: in questo caso gli episodi dell’arresto, del pugno gratuito e della busta con la scritta razzista dovevano essere nettamente separati e trattati ognuno con la loro specificità; infatti la persona che ha scritto “Emmanuel ne gro” potrebbe essere completamente diversa da quella che ha dato il pugno.

    Invece, anche in questo caso c’è stata la tentazione di stracciarsi le vesti e mettere nel calderone del razzismo tutto quanto.

    In conclusione ritengo che se si desidera che questi episodi degeneri siano sempre meno frequenti e sperabilmente che non si verifichino più, allora è necessario creare consapevolezza in maniera oggettiva, ad esempio esaminando in maniera selettiva e critica le varie fasi degli episodi e attribuendo specifiche responsabilità a ciascun attore senza creare le condizioni per poter affogare nel marasma della genericità o peggio della faziosità politica.

    L’educazione scolastica insegna tante cose, ma in campo sociale ci sono profonde lacune, per non dire delle voragini, voragini che non si sono per nulla ridotte negli ultimi lustri, anzi;
    fra queste si può includere senz’altro la gestione della frustrazione, dei comportamenti offensivi e in generale la gestione dei conflitti.

    Quando riusciremo a investire anche in questi aspetti ?

    Per quanto possa apparire strano, sono convinto che alle volte basterebbe qualche analisi giornalistica con toni più oggettivi, magari con qualche richiamo a direttive legislative o costituzionali per diffondere maggiormente la consapevolezza che certe norme esistono e non devono essere considerate come teoria astratta, avulsa dalla vita pratica di tutti i giorni.

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