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Una Breve Riflessione: La Laicità è come un Prato

20 luglio, 2008 di redazione  
Archiviato in Bacio della Buonanotte



La laicità è come un prato destinato ai giochi dei bambini.

Alcuni preferiscono divertirsi con il calcio, e saranno la maggioranza. Altri, sempre più, vorranno organizzare partite di rugby. Forse qualcuno vorrà impegnarsi in una specie di hockey su prato. Ci saranno certamente coloro che vorranno giocare come una volta a mosca cieca o a nascondino. E ci saranno anche i bambini che vorranno usare il prato per sdraiarsi a leggere un libro o che si lasceranno già incantare ad ammirare la natura.

Chiunque capisce che sarebbe ingiusto destinare quel prato solo al gioco del calcio, anche se la loro numerosità illude i calciatori di avere qualche diritto in più degli altri. E così per tutti gli altri sport e per tutte le attività che liberamente possono svolgersi sul prato, ognuna degna di utilizzarlo fin quando ci sarà qualcuno che proverà entusiasmo e piacere in esse.

A me piacerebbe stare dalla parte di coloro che curano il prato, lo tengono in buone condizioni e consentono a tutti di giocarci, senza che nessuno se ne appropri.

un contributo di Biagio Carrano

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Comments

34 Risposte a “Una Breve Riflessione: La Laicità è come un Prato”
  1. La democrazia e il Parlamento sono come un prato. Attualmente sul nostro prato giocano soprattutto due grandi gruppi, più tre più piccoli. Qualcuno sogna addirittura che i gruppi siano solo due, molto grandi e giocoforza tendenti ad essere omnicomprensivi. E’ giusto?

  2. F.Maria Arouet scrive:

    Mah!
    Sarà sgradevole, ma può essere che venga il momento in cui sarà necessario decidere se continuare a permettere ai cani di cacarci, o se vietarlo.

  3. Oris scrive:

    Io sono per attività intellettuali, i prati amo guardarli, mi danno quel senso di non aver capito ancora nulla che mi fa tanto aver voglia di andare avanti…

  4. Alessandro scrive:

    Leggendo il tuo articolo, mi è tornata alla mente la confusione che avevo sul termine “laicità”; ho fatto una breve ricerca sui dizionari online, e la definizione migliore che ho trovato, è questa, tratta da Wikipedia:

    “La parola laicità, in senso politico e sociale, denota la rivendicazione, da parte di un individuo o di una entità collettiva, dell’autonomia decisionale rispetto a ogni condizionamento ideologico, morale o religioso altrui.”

    Spero solo che un giorno ognuno potrà scegliere la sua maniera di porsi verso il “divino”, il religioso, nel pieno rispetto degli altri, e che nessuno più lo possa giudicare per l’etichetta che ha addosso, invece che per le sue azioni.

    Qualcuno ha detto, tanto tempo fa “amatevi gli uni gli altri come Io vi ho amato; da questo riconosceranno che siete miei discepoli”. Non da riti che si frequentano, non da abiti che si portano, non da parole che si dicono, da come si ama gli altri. E amare gli altri, in fondo, vuol dire anche permettere loro di condividere quel prato, nella maniera che preferiscono, anche se è diversa dalla propria…

    • ilBuonPeppe scrive:

      Spiegalo a Benny, che sembra averlo dimenticato

      • Alessandro scrive:

        Ehm… Benny chi? L’unico Benny che mi viene in mente è il Benny dei fasci (il Mussolini, insomma), ma non credo sia lui che intedevi, spero (più che altro perché l’unico sistema sicuro per parlare con mussolini, oggi, non sarebbe molto… salutare per la salute.. :) )

        • ilBuonPeppe scrive:

          Benny16, quello che va in giro vestito di bianco.
          Volevo chiamarlo B16, ma fa tanto bombardiere, e la cosa mi angoscia un po’. Anche se poi non è che faccia danni minori…

          • Alessandro scrive:

            Ah capito…. ironia a parte, non hai tutti i torti; più che Benny18 in se, è tipico di tutte le grandi religioni monoteiste, quelle di essere “poco tolleranti” verso altre confessioni, o meglio ancora altre visioni del singolo.

            Nel caso del cristianesimo professato dalla chiesa di Roma, a mio avviso, questa “stonatura” si nota ancora di più, proprio perché dovrebbe essere una religione che fa dell’amore verso il prossimo la sua bandiera….

  5. pacatoegentile scrive:

    Purtroppo al momento il prato dell’articolo e’ pieno di erbacce ed e’ invaso dai calciatori.

    Adesso che stanno arrivando anche quelli del rugby e della pallavolo si scopre piano piano che c’erano gia’ da tempo i giocatori di nascondino e moscacieca e che urlavano che anche loro volevano dello spazio.

    Il problema e’ far capire ai calciatori che possono continuare a giocare anche mentre tutti gli altri fanno i loro giochi.
    Ma no, i calciatori vogliono che tutti giochino a calcio o facciano finta di giocare e che il prato sia solo per il calcio perche’ cosi’ e’ da tempo e cosi’ deve rimanere.
    E i giardinieri, che dovrebbero togliere le erbacce e garantire che tutti giochino prendono le bustarelle dai giocatori e fanno gli gnorri di fronte alle proteste degli altri. :-(

  6. Francesca scrive:

    bellissima metafora!

    • missblue scrive:

      Sì è piaciuta molto anche a me, questa metafora. Peccato solo che non esistono, ancora, prati così grandi..

      • Francesca scrive:

        non potevano che pensarla nello stesso modo: abbiamo entrambe il monocolo! :mrgreen:

        • missblue scrive:

          ahahaha! E’ vero!
          Ma io ho anche provato a cambiarmi sta faccia da pasticca di aspirina scaduta, ma ancora senza successo! Meno male che, almeno, mi hanno messo il monocolo .. :-)

          • Francesca scrive:

            Io invece non sono tentata!
            C’ha la faccia un pò addormentata ma è simpatica!
            E poi come dice il CN, il monocolo fa molto intellettuale chic. ;-)

  7. Carlo Fronteddu scrive:

    Bisogna permettere anche alle erbacce di vivere, anche se alcune sono brutte, i calciatori amano i bei prati all’inglese. Andrei a raccoglierci la cicoria e gli asparagi. I giardinieri dovremmo essere noi stessi.

  8. Alessio in Asia scrive:

    Bell’articolo. Condivido.

  9. Fully scrive:

    Bello davvero.

  10. Biagio Carrano scrive:

    Graze innanzitutto a quanti hanno lasciato commenti e a quanti hanno apprezzato la mia riflessione.
    La domanda che vorrei farvi è: come si cura il prato? cosa potremmo fare noi per garantire l’agibilità per tutti del prato?
    Questa è la grande asimmetria di mezzi in cui si vive oggi. Per forzare la metafora: i calciatori sanno che per far sloggiare gli altri basta iniziare a giocare e prendere qualcuno che resiste “casualmente” a pallonate. I rugbisti possono far valere la loro possanza. E i guardiani del prato? cosa possono fare? Basta una scelta passiva di tipo non-violento?
    La laicità può esistere solo se una maggioranza (dei calciatori, dei rugbisti, dei lettori, ecc.), o una forte minoranza, opera affinché essa possa esistere.
    Pensate quanto è triste pensare a un ex prato ora ridotto a un campetto di calcio. E a quanti pochi veri prati sono rimasti.

    • Finazio scrive:

      Da quando ho letto il tuo pezzo non faccio altro che immaginare Ratzi in tenuta da giardiniere (ricordi Peter Sellers in “Oltre Il Giardino”?) che passa la falciatrice e rompe le balle a tutti coloro che sul prato vogliono giocarci o prendere il sole.

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