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Italia, Provincia del Vaticano

13 dicembre, 2008 - 9:00 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti




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L’arresto di due marocchini, sospettati di progettare attentati terroristici ai danni dei sacri supermercati italiani, ha risvegliato le coscienze civili ed ha riproposto l’annosa questione delle fedi, diverse da quelle cristiane, professate sul suolo patrio.




Per l’intelligencija politica nostrana non sono da sottovalutare questi strani luoghi di culto, le moschee, dove non si comprende quanto dicano i frequentatori e quindi qualcosa di losco dev’esserci di sicuro.
Con la mente sono volato a qualche settimana fa, quando, in quel di Sesto San Giovanni, mentre ero in fila al banchetto dove firmare per il referendum contro il Lodo Alfano, mi giungevano le stridule voci di un megafono attraverso il quale gli attempati attivisti di Alleanza Nazionale, al coperto del loro gazebo, invocavano un’analoga raccolta firme per scongiurare l’apertura di una moschea all’interno del comune.

L’argomento dei nipotini del postfascismo in doppio petto era: non possiamo permettere che arrivino qui da noi persone che non rispettano la nostra Costituzione. Cominciare una polemica sarebbe stato fin troppo facile: chi accusa i musulmani di non rispettare la nostra Costituzione, non si sa bene in base a quale evidenza probatoria, non dovrebbe proibire la costruzione di una moschea, violando così gli articoli 3, 7, 8, 19, 20, 117/c della medesima Costituzione che garantiscono libertà di culto. Insomma non si può negare la libertà di culto agli altri, contraddicendo sicuramente la Costituzione, usando come motivazione ipotetiche violazioni della stessa Costituzione. Polemica non ci fu perché ho sempre amato misurarmi con avversari degni di me, e francamente i signori di AN, ai miei presuntuosi occhi, non lo sono mai sembrati.

Ma il problema esiste. La difesa ad oltranza dei musulmani oltre che sterile rischia di essere un boomerang: tra di loro c’è sicuramente chi interpreta la propria fede come una Guerra Santa, ma negare la libertà di culto a tutti i musulmani solo perchè tra di loro vi è una minoranza deviata, sicuramente infinitesimale, è antistorico ed incivile, oltre che incostituzionale. Per questo l’idea di Maroni, quella luminosa di introdurre una moratoria per le moschee, come fossero mine antiuomo, o una pena di morte, è risibile. Le argomentazioni addotte sono davvero da Stato guida di nuove civiltà: “Il ministero dell’Interno ha fatto una ricognizione completa sulle moschee esistenti in Italia. Purtroppo non è mai agevole distinguere tra luoghi culto e luoghi in cui si svolgono altre attività, come anche reclutamento e la raccolta di fondi per finanziare il terrorismo e la preparazione di attentati“.

Insomma l’ariano Maroni propone di mettere una pietra sulle moschee non perchè tutte coinvolte in preparazione di attentati terroristici ma semplicemente perchè lo Stato non ci capisce un tubo. Sarebbe come chiedere di mettere i sigilli a tutte le chiese d’Italia perchè in qualche sagrestia qualche prete ha inchiappettato qualche bambino. Evidentemente al ministro Maroni basta chiudere le moschee per eliminare il problema, come se l’odio dell’integralismo possa germogliare esclusivamente tra quattro mura e non addirittura esacerbarsi col divieto di culto.

Maroni ha inoltre detto: “Dire no pregiudizialmente solo perché la proposta arriva dalla Lega è il solito balletto dettato dal pregiudizio ideologico“. Il ministro può stare tranquillo: la sua proposta è censurabile a prescindere. Non c’entra la danza. Pronunciata da qualunque altro italiano non avrebbe maggiore credibilità. Semmai, in sua difesa, c’è da dire che avanzata da lui desta poca sorpresa: l’avesse proposta, che so, Bertinotti, ci saremmo chiesti se per caso non si fosse bevuto il cervello. Avanzata da lui ci pare coerente col quadro generale. Infatti proprio qualche giorno fa ha detto: “Scioglierò le associazioni a rischio“.
Insomma pare proprio che l’unico modo per risolvere i problemi sia chiudere, mettere i sigilli, proibire. Cercare di risolvere tentando di capire di cosa si tratti, sforzandosi di comprendere cosa ci si trovi davanti, forse, è chiedere troppo.

Per la fortuna dei fratelli musulmani arriva puntuale il parere della Chiesa. Il presidente del pontificio consiglio della Cultura, oltre che star di Mediaset, monsignor Gianfranco Ravasi, interviene dichiarandosi favorevole alla costruzione di nuove moschee, ma solo a condizione che lo Stato (per fortuna italiano, non pontificio, ma tant’è…) controlli. Cosa? Che non costruiscano bombe, direte voi. No. Che non facciano politica. “Da un lato bisogna riconoscere la legittimità del luogo di culto; d’altra parte questo non deve diventare un modello diverso. (Quindi, se una moschea assume finalità politiche) eterogenee alla propria identità religiosa lo Stato esige una verifica e ha il diritto di intervenire. Io capisco che per alcune culture tante volte è difficile distinguere come distinguiamo noi, ma la nostra è una società occidentale che distingue tra ambito religioso e ambito politico, ‘A Cesare quel che è di Cesare”’.

Insomma la Chiesa si propone come modello di religione che non tocchi la politica degli stati sovrani e che concede a Cesare (spero non Previti) quel che è di Cesare (spero non Beccaria). Infatti negli ultimi duemila anni mai si è assistito all’ingerenza dello Stato Città Del Vaticano nella politica italiana. Se abbiamo la legge sulla fecondazione assistita più mortificante e limitante del mondo è solo perché il nostro legislatore ci tiene a far viaggiare in giro per l’Europa le donne sterili italiane, per migliorare la loro cultura. Se non abbiamo una legge che tuteli le coppie di fatto, specie se dello stesso sesso, è solo perché il Parlamento italiano si sta ancora lacerando per realizzare la soluzione migliore per il nostro progresso civile. Se non esiste una legge che consenta una fine dignitosa per i malati terminali è solo perché la nostra classe medica si ritiene in grado di risvegliare anche i morti, o se non altro di tenerseli in busta paga anche da tali. Se ogni tanto si torna a ridiscutere sulla legislazione che regola l’aborto è solo perché le donne italiane non si sentono ancora pronte a decidere da sole per il proprio destino, e quindi amano periodicamente demandare al parlamento la soluzione delle proprie perplessità.
E, da ultimo, se lo Stato non si fa scrupoli nel tagliare centinaia di milioni di euro alla scuola pubblica, nonostante la protesta lunga ed estenuante di decine di migliaia di studenti e relative famiglie, ma gli basta una telefonata per ridare alle scuole cattoliche ciò che aveva tentato timidamente di sottrarre, è solo perchè ha ben presente su quali banchi si insegnino meglio le materie fondamentali per lo sviluppo della futura classe dirigente.

La Chiesa, in tutto questo, non ha colpa. Non confonde politica con funzione pastorale. Da a Cesare quel che è di Cesare. In questo senso, i musulmani d’Italia hanno ancora tanto da imparare.

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Comments

19 Risposte a “Italia, Provincia del Vaticano”
  1. ene scrive:

    Che gran minestrone.

    E’ così sbagliato dire che c’è bisogno di stare attenti che qualche moschea non diventi un covo di terroristi? Dopotutto ci sono già stati episodi, magari non in Italia, di imam che nel sermone promuovevano la guerra santa…

    • Andrea scrive:

      @ene, e come al solito per punire quelli che errano si fa di tutta l’erba un fascio, vedi riforma scolastica…

    • tusaichi scrive:

      infatti un metodo sarebbe controllare le moschee, metterci telecamere, infiltrati, chiuderle perbacco se questi continuano a complottare contro il nostro stato…

      dall’altro invece si potrebbe dare loro una rappresentanza, farli sentire parte di questo paese, spiegare che con le bombe si ottiene poco e con il dialogo di più, mostrarsi disponibili ad ascoltare… così, se si riesce a far vedere loro che il questo paese basta attenersi ad un comportamento civico per poter avanzare richieste, proposte e ottenere così diritti e rappresentanza… magari sarebbero loro stessi ad isolare i fomentatori ed estremisti.
      Si dovrebbe far in modo che dicessero “Ma se posso far valere i miei diritti senza l’uso della polvere da sparo…”

      …ma il paese in cui si può ottenere diritto e rappresentanza attenendosi al senso civico… non mi sembra sia proprio questa italia qua.

  2. Framaulo scrive:

    Bell’articolo!

    Insomma, almeno adesso sappiamo per certo quali sono i mali che stanno trascinando l’Italia verso il fallimento economico, politico, morale, civile, scientifico, filosofico, industriale, letterario, cinematografico, musicale, edilizio, geologico, ecologico, energetico etc etc etc etc etc

    Sicuramente non sono i marocchini, gli arabi, i cinesi e gli americani. Si tratta invece di quei personaggi, italici e vaticani, che passano quotidianamente in rassegna al Tg1, monitando, sentenziando, pontificando, minacciando e commentando. Ora che in TV c’è anche Licio Gelli, il quadro è completo.

    Il prossimo passo è semplice: liberarsene al più presto.

  3. lupoalburnino scrive:

    L’articolo per certi aspetti è condivisibile, per altri no. Non discrimino mai chi la pensa e crede diversamente da me, dato per scontato che io creda in qualcosa o in Qualcuno. Quindi, nulla contro le moschee. Però, troppe volte abbiamo assistito in Italia ed altrove a moschee non usate per il culto, ma per preparare attentati. Un pò di attenzione non fa mai male! E ciò non significa essere di destra o di sinistra o di centro. Solo per semplice buon senso.
    Neppure voglio difendere la chiesa che, solo alzando il telefono, ottiene il finanziamento per la scuola cattolica, mentre quella pubblica langue. Di chi la colpa? Della classe politica, tutta, anche quella di sinistra e nostra. Avrei voluto vedere il comportamento di Bertinotti se, trovandosi al governo, qualche cardinale gli avesse chiesto un finanziamento per la scuola cattolica e privata. Tu pensi che avrebbe avuto il coraggio di dire di no? Avrebbe trovato tanti e tali argomenti per aggirare l’ostacolo e poi avrebbe “concesso”.
    La tanto vituperata vecchia Dc non ha mai concesso contributi alla scuola cattolica: era più brava? Credo solo meno asservita di questi politici dell’ultima ora, che oltretutto stanno creando una società disuguale come non mai.
    Ieri sera, e scusatemi se debordo fuori tema, ho assistito per un pò, per quanto me l’ha consentito Motfeo, al TV7, con Letta Enrico, Gelmini ed altri mai sentiti nominare, che hanno cominciato a disquisire sulla meritocrazia. Mi sono sentito gelare. La meritocrazia mi spaventa, perchè non capisco cosa sia e a cosa serva. Non prendetemi per “fesso”. Davvero non lo so. So soltanto che attraverso di essa si creerebbe una società ancora più disuguale. Molto su coloro che sono stati forniti di tanti talenti spesso ricevuti in “regalo” da una società ingiusta, molto, ma molto giù quelli con un solo talento. La meritocrazia dovrebbe tendere più all’uguaglianza che al contrario, perchè tutti hanno la stessa dignità di esseri umani. Sono un pò criptico, convengo, ma dai partecipanti a TV7 questo mi è sembrato di capire. I talentuosi in una torre d’avorio, gli altri nelle capanne. La Gelmini evidentemente si sente ed è talentuosa: ne parla in continuazione. Per nascondere che cosa?

  4. vanda scrive:

    Io non ho una particolare simpatia per i credenti, di qulsiasi religione essi siano, vivo e lascio vivere perchè penso sia giusto così.
    Poco tempo fa, l’ 8 dicembre festa religiosa per i cattolici (immacolata concezione???) ho scoperto che nello stesso giorno è festa anche per i musulmani. Per loro è il giorno chiamato del “sacrificio” onorano “dio” per aver fermato la mano di Abramo prima che, per ubbidire ad un suo ordine uccidesse il figlio Isacco(????).
    A parte la mia incapacità a capire questi “dei” così simili agli uomini nel pretendere credi e fedeltà assurdi, quasi che, dopo averci creati con l’attributo dell’intelligenza pretendano che non l’ usiamo, sono rimasta allibita nel vedere che in una località del trevigiano era stato negato un locale ad un migliaio di musulmani che si sono visti costretti a celebrare i loro riti all’agghiaccio donne e bimbi compresi (quest’ultimi in questo giorno ricevono doni come i nostri a natale).

    Beh!! Pur non facendo parte di alcuna fazione religiosa ho sentito un profondo senso di vergogna e di disagio, giuro! che se li avessi avuti vicino casa mia avrei fatto senz’altro quache cosa per dimostrare che non tutti gli italiani sono così coglioni.

    Dove siano le nostre radici “superiori”, io, dal di fuori, non le vedono proprio.

    Resto dell’idea che, plasmando le menti a credere nell’assurdo è più facile far passare le assurdità della situazione umana (odio, guerra, fame e disuguaglianza).

  5. Oris scrive:

    @lupoalburnino, capisco cosa intendi ma puoi essere frainteso.

    Io amo la meritocrazia, non quella ce hai inteso tu però,nelle parle dei politici.

    Il merito non è talento, ci sono persone di talento che non sono meritevoli e non si distinguono.

    Il merito è volonta, voglia di essere utili, passione, e non ci sarà mai differenza sociale o scuola che possa impedire a chunque di meterli in pratica.

    Le società con allineamento verso il basso non mi piacciono.

  6. lupoalburnino scrive:

    Nemmeno a me, caro Oris. Ci mancherebbe altro! Ma creare scuole solamente per acquisire meritocrazia mi sembra un’idiozia. Chi le frequenterebbe poi? Chi ha veramente talento o chi li ha avuto in regalo dalla famiglia benestane, dalla politica, dalle imprese. Io non conosco nessuno che faccia il manager per meriti personali, solo per meriti “speciali”: si passa da un’azienda ad un’altra solo qualche volta migliorandola. Anche nella scuola molti dirigenti non sono all’altezza! O hanno copiato o sono stati raccomandati negli appositi concorsi. Quello che si salva fa bene anche il dirigente, gli altri si montano solo la testa. Non è questa la meritocrazia che io intendo. La meritocrazia lavora per il bene comune, non per se stessa. Certamente deve avere dei riconoscimenti, anche economici, ma in misura adeguata e non sproporzionata come sovente avviene. E poi gli altri? Quelli senza talento dove li mettiamo? Nella spazzatura?

    • Oris scrive:

      @lupoalburnino, Hai ragione, ma i manager che fanno i managere senza merito sono lì proprio perchè la nostra NOn è una società basata sul merito… almeno credo.

      • lupoalburnino scrive:

        @Oris, non sono preoccupato per una società con tanti meritocratici, ossia persone che mettono tutto il loro talento a disposizione degli altri. Guarda i ricercatori che senza tanto clamore raggiungono risultati straordinari. Sono preoccupato per i talentuosi che solo per la loro presenza spremono soldi a più non posso ad una società che di loro proprio non ne avrebbe bisogno e preoccupato per tutti gli altri che non hanno santi in Paradiso e sono la stragrande maggioranza come stiamo vedendo in questi giorni.

  7. F.Maria Arouet scrive:

    Interessante OT tra Oris e Lupo.
    La questione parrebbe essere se le scelte della politica debbano essere indirizzate a premiare l’uguaglianza o il merito.
    Se a ciascuno debba essere dato secondo le sue necessità, o in funzione di ciò che, prima, egli stesso ha dato.
    Qualcuno ha creduto di poter eludere la questione dicendo: l’uguaglianza, maanche il merito.
    Pareva l’uovo di Colombo, ma non ha raccolto sufficienti consensi.
    L’esperienza ha dimostrato che una società fondata sull’uguaglianza, senza se e senza ma, non funziona. Che la diseguaglianza é il motore imprescindibile dello sviluppo. Che la società che se ne autopriva si condanna con ciò stesso alla stasi.
    L’esperienza ha però anche dimostrato che diseguaglianze ingiustificate, differenze di status sproporzionate rispetto al merito, generano ribellioni che portano alla rovina dell’edificio sociale.
    Ma a questo punto non è che la questione non sia più tra eguaglianza e merito, ma sul modo più corretto di valutare e remunerare il merito?

    • Oris scrive:

      @F.Maria Arouet, parità di opportunità a parità di capacità.

      Questa è la mia utopia.

      • lupoalburnino scrive:

        @Oris, anche così non mi piace, perchè non sempre, anzi quasi mai, si verifica questo circolo virtuoso. Parità di opportunità e capacità, una bella cosa ad esaminarla così intellettualmente. Nella realtà cosa succede? Anche con le stesse opportunità c’è sempre chi rimane al palo. Diciamo che sarebbe oppurtuno una piccola correzione: che tutti abbiano una base di partenza uguale e perenne e poi chi ha più talenti va anche più avanti.

    • lupoalburnino scrive:

      @F.Maria Arouet, sicuramente non mi sono spiegato bene. A me le persone che dimostrano capacità e talento mi vanno a fagiolo perchè dimostrano capacità e intraprendenza e, quindi, devono essere riconosciute e valutate per quello che valgono, ma senza eccessi. Non mi piacciono, anzi non sono d’accordo al contrario, con quelle persone che sono messe lì per opera e virtù dello Spirito Santo. Neppure mi piace una società appiattita sull’uguaglianza pura e semplice. E lo dico a costo di sembrare contraddittorio. Io desidero una società per così dire dignitosa che non deve piegarsi al potente di turno che sia di destra, di sinistra o di centro, perchè nessuno può immaginare cosa avviene in quelle famiglie in cui manca tutto senza possibilità alcuna di raggiungere la tranquillità ecomica desiderata e legittima. Non mi piacciono i ricchi sfondati che ignorano coloro che soffrono. Assolutamente. Li manderei in galera senza processo…per ragioni che tutti possono capire. Io non credo che si possa diventare ricchi sfondati sic et simpliciter: c’è sempre un vizio di fondo antico e attuale. Vogliamo fare un’analisi sociologica delle società così come sono venute a costituirsi? I signorotti che hanno ridotto alla fame i più umili, i cosiddetti servi della gleba? Con quali diritti? Forse dire una società più uguale in senso lato con meno disuguaglianze? Sono stato ancora poco chiaro? Esserlo in casi del genere non è facile: il capello non si può spaccare in due tanto facilmente!

  8. ilBuonPeppe scrive:

    “Purtroppo non è mai agevole distinguere tra luoghi culto e luoghi in cui si svolgono altre attività…”

    Ne sa qualcosa la CEI a proposito dell’ICI.

  9. ilBuonPeppe scrive:

    La difesa ad oltranza dei musulmani oltre che sterile rischia di essere un boomerang

    Infatti non si tratta di difendere i musulmani, ma la libertà di culto; cosa che, se fatta seriamente, è inattaccabile da qualsiasi parte la si guardi.

    “Io capisco che per alcune culture tante volte è difficile distinguere come distinguiamo noi, ma la nostra è una società occidentale che distingue tra ambito religioso e ambito politico”

    Ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah…!
    Troppo bella questa. Ma chi gliele scrive le battute?

    Sarebbe come chiedere di mettere i sigilli a tutte le chiese d’Italia perchè in qualche sagrestia qualche prete ha inchiappettato qualche bambino

    Proposta interessante… ;-)

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