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Intervista a Pino Petruzzelli

4 settembre, 2008 - 13:00 di  
Archiviato in Democrazia e Diritti, Oltre il Confine




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Pino Petruzzelli dirige il Centro Teatro Ipotesi ed è autore di Non chiamarmi zingaro (2008, Milano, Chiarelettere, con la prefazione di Predrag Matvejević).

«Continuo a dividere la mia vita con la paura. Devo nascondermi sempre perché qualche rom ha rubato. Ma se ha sbagliato lui cosa c’entro io? È lui che deve pagare, non io. Se lui finisce in galera, perché ci dovrei finire pure io?»

(Doro, rom rumeno, vive con la moglie e i due figli in una cascina in periferia di Milano).

Perché c’è tanto astio verso i rom? Quanto gioca l’ignoranza nella diffusa ostilità e nella perpetuazione di luoghi comuni quali “abbandonano i figli” o “sono dediti al furto”?




Alla base del razzismo di oggi c’è l’ignoranza: il fatto di non conoscere altre culture e altri mondi. Colpisce che si voglia andare in Kenya, ma poi c’è la pretesa di mangiare gli spaghetti. C’è poca voglia di confrontarsi con gli altri.
Mi ha molto colpito quanto è accaduto ad Opera, un’area vicino a Milano destinata ad accogliere alcuni rom. Dopo un presidio durato 53 giorni e la furia aggressiva di una parte di cittadini furibondi, uno dei presidianti – dopo avere urlato di tutto ai rom – scrive in una lettera: “peccato è finito tutto, era bello, eravamo tutti insieme a parlare e a fare la carne alla griglia o a guardare la partita di calcio. Adesso dobbiamo tutti tornare alla routine”.
La solitudine fa paura: andiamo a comprare le scarpe e se ci dicono che le hanno comprate in tanti ci sentiamo rassicurati. Questa solitudine, attraverso l’ignoranza, porta a considerare il diverso (il debole) come il “nemico”. Si fa un presidio davanti a un campo nomade, e non sotto casa del potente di turno, che magari ha rubato davvero!

Perché l’ignoranza non stimola la curiosità ma quasi sempre paura e condanna? L’omologazione è di una noia mortale…

C’è sempre la paura dell’ignoto che travolge la curiosità. Una volta i cattivi venivano dal mare.
Se pensiamo al proverbio “moglie e buoi dei Paesi tuoi”… Che poi i più belli e intelligenti nascono dagli incroci. C’è molta paura della novità. Abbiamo paura di metterci in gioco. C’è una insicurezza di fondo: e temiamo che gli altri ci facciano del male. Leopardi consigliava di considerare l’altro sempre come un nemico, così si possono avere solo belle sorprese. Magari invece è il contrario.
È vero che ci possono essere cattive sorprese, ma scoprire realtà nuove è sempre affascinante.

Portando alle estreme conseguenze questo ragionamento bisognerebbe chiudersi in casa (che poi non è nemmeno vero: basta leggere le statistiche degli incidenti domestici).

Infatti è consigliabile uscire! È più sicuro in giro. Che cosa hai fatto? Hai visto “Il grande fratello”, sei stato chiuso in casa, ma che cosa hai fatto in tutta la tua vita? È come avere una grande casa e vivere sempre nella solita angusta stanza. Magari non si riesce a visitarla tutta, ma almeno qualche stanza, almeno il bagno.
È inquietante non avere voglia di uscire. Sono sfinito dal sentire invocare la “sicurezza”. Sembra di vivere in una specie di coprifuoco eterno. Se chiedi “ti è successo qualcosa?” la maggior parte ti risponderà di no, però c’è una sensazione di pericolo costante e la tentazione di chiudersi in casa. Che poi, stando in casa, non avresti conosciuto la tua fidanzata. Nemmeno l’amante.
È terribile avere paura dell’incontro con culture diverse. Quale cultura è rimasta cristallizzata e ferma?

Walter, uno dei protagonisti di “Non chiamarmi zingaro”, afferma: quando 20 anni fa pensavo che gli italiani andavano in chiesa la domenica perché cattolici; oggi ho capito che invece è per chiedere perdono del male che fanno durante la settimana. Giudizio durissimo, ma difficile da contestare.

È terribile pensare che un partito ti dice “no alle moschee perché dobbiamo difendere le nostre radici cristiane”. È una contraddizione profonda con quanto dici di sostenere – cioè le radici cristiane (oltre alla discutibilità delle “radici cristiane”). Gesù avrebbe mai accettato di prendere le impronte digitali di un bambino perché appartenente ad una certa etnia. Non sono questi i suoi valori. È una insopportabile contraddizione, come tante altre. Diciamo di voler vivere nella natura e poi viviamo tutti dentro a un condominio! Parliamo a lungo di tante cose, ma poi viviamo in un modo completamente diverso.

Il paradosso di un rom responsabile della sicurezza di una banca o insegnante è tale solo per quanti accettano il luogo comune senza riflettere. Questi esempi posso essere di aiuto a combattere il pregiudizio o rischiano di attirare il sospetto sui singoli?

Parlare con chi la pensa diversamente è fondamentale – io cerco di fare questo. Gli esempi positivi sono importanti. Suscitare la sorpresa: “non sapevo che anche i rom si laureassero!”. Sembra una banalità, ma in molti non lo sanno.
È importante dirlo. Per demolire il luogo comune che il rom è quello che ruba i bambini. Io non voglio parlare di chi delinque o di chi ruba (tra l’altro spesso lo fa per sopravvivere e non per costruirsi l’ennesima villa). Se ha violato la legge è giusto che paghi (ma in quanto reo e non rom).

Impossibile non commentare la schedatura dei bambini rom nei campi nomadi.

Prima di tutto dubito che serva a qualcosa. Spesso i problemi sono di sopravvivenza, non di evitamento della galera. È una schedatura su base etnica, che altro dire? Il 70% dei rom sono italiani a tutti gli effetti. È disarmante.
Colpisce, inoltre, che ci si soffermi sulla necessità di schedare i bambini rom: con tutti i problemi che ha l’Italia, dalla disoccupazione alla penosa situazione delle scuole. È avvilente.
Non possiamo pensare ad un ritorno del nazismo o del fascismo nel modo in cui si sono manifestati: dobbiamo fare ancora più attenzione, perché il ripetersi non sarà nella forma nota, ma in un’altra. Oggi si chiede in modo gentile di prendere le impronte e non con i fucili spianati. La forma è diversa (“per favore posso farti una foto segnaletica?”), ma il contenuto è lo stesso – e questa discriminazione gentile è ancora più pericolosa. Ripeto: la forma sarà diversa. Non so quale sarà, la mia fantasia non ci arriva; ma dobbiamo stare attenti. Ognuno di noi può fare qualcosa, non è vero che siamo impotenti.

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Intervista a Pino Petruzzelli è di Chiara Lalli

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Comments

56 Risposte a “Intervista a Pino Petruzzelli”
  1. lupoalburnino scrive:

    Essere il primo a commentare è un problema per me. Non conosco Pino Petruzzelli (scusatemi!) per cui su di lui non posso esprimere alcun giudizio. Ma a me interessa poco l’aspetto fisico o la conoscenza diretta o indiretta. In questo momento sono d’accordo con quello che ha detto. Sono cose che penso da tanto tempo, ma lui le dice meglio di me.
    Ho scritto sul mio blog (www.lupoalburnino.splinder.com) un articolo sulle parole di Brunetta “possiamo fare l’accordo su Alitalia anche senza i sindacati”, in cui cerco di mettere in evidenza qualche concetto similare.
    Quindi, non posso non avere le stesse paure e le stesse idee.

  2. lucaspazio scrive:

    D’accordo pure io, ma il conformismo é insito nel DNA umano. E’ un modo con cui difendiamo la nostra socialitá (articolo che ho giusto riletto un paio di giorni fa su un vecchio “Airone” ad opera dell’etologo di Venezia prof. Mainardi (collaborava con SuperQuark)).

  3. Iniquo scrive:

    Diverse sono le forme, ma la sostanza è la stessa.
    Anche per questo chiedo il conto a quella gentaglia mettendoli di fronte alle loro contraddizioni (cristiani/xenofobi, cristiani/violenti, …).

    • lucaspazio scrive:

      Hmm mi domando come mai si entri sempre a criticare i Cristiani…possibile che solo i Cristiani siano incoerenti? Possibile che tutti i Crisitiani siano incoerenti?

      • Iniquo scrive:

        Critico un Cristiano xenofobo, perché evidentemente fa della croce una clava per colpire quel che non può scalfire con le sue scarse idee.
        Critico i Cristiani violenti, perchè Cristo parlava di porgere l’altra guancia, aiutare gli ultimi e perdonare sempre.
        Queste sono persone che cercando un’identità bestemmiano il loro dio comportandosi in suo nome come le peggiori bestie.

        I Cristiani seguono un ottimo esempio, non avrei motivi per criticarli se solo fossero coerenti.
        Questa è stata la prima volta che ho usato il termine “Cristiano”, di solito l’attualità impone l’osservazione e la critica dei comportamenti dei Cattolici. Tutt’altra cosa.

        • lucaspazio scrive:

          Quello che penso io é che se uno é Xenofobo, non é Cristiano, punto. Un Cristiono Xenofobo é un ossimoro. Che poi degli Xenofobi si professino Cristiani, quello é un’altra cosa…

          http://it.wikipedia.org/wiki/Dieci_comandamenti

          Un Cristiano é uno che
          1) Dio é Dio
          2) e quello é il suo Dio
          3) Non uccide
          4) Non desidera la roba d’altri
          5) Non commette adulterio
          6) Onora il Padre e la Madre
          7) Santifica le feste 8) Non pronuncia il nome di Dio invano
          9) Non ruba
          10) Non fa falsa testimonianza
          11) Ama il prossimo suo come se stesso

          Altre leggi non ci sono…o se ci sono non sono state date da Dio.

          • Iniquo scrive:

            Militia Christi, Forza Nuova, Lega Nord, gruppetti neofascisti vari, etc…
            Vaglielo a spiegare.
            Ma forse è meglio che non usi la parola “ossimoro”, potrebbero non capire.

            Siamo perfettamente d’accordo, per quello dicevo che li metto di fronte alle loro contraddizioni.

            • lucaspazio scrive:

              Lo vedo che siamo d’accordo! :) Solo che io propongo per mettere le persone difornte alle loro contraddizioni, piuttosto che movimenti.

              Credo che molti di noi anche se non Cristiani possano benissimo essere messi di fronte alle loro contraddizioni. Io per primo! :)

  4. simona_rm scrive:

    Da bambina avevo paura degli “zingari” (non c’erano rom, sint, ecc. si chiamavano zingari e basta); si accampavano subito fuori la borgata e quando arrivavano loro iniziavano i furti nelle case e nei garages. Era vero, non c’era la psicosi all’epoca, c’erano i fatti. Quando il livello di “tensione” tra noi e loro si alzava….risalivano sulle loro auto e se no andavano. Piccoli gruppi, 3/4 famiglie non di più.

    Oggi è variata la geografia della distribuzione, vivono in grandi gruppi, vere comunità e i loro bambini sono particamente tutti nati in Italia. Sono cambiati culturalmente, il vivere in contesti cittadini li ha resi a loro volta cittadini. Hanno desiderato abbracciare abitudini stanziali. Molti sono riusciti a crearsi un lavoro, qualcuno si è laureato.

    La maggior parte ancora vive di espedienti. Non manda i figli a scuola e reclama una casa a titolo gratuito. La convivenza con molti di loro è ancora difficile, non ce lo nascondiamo.
    Ma non è emarginandoli ulteriormente, schedandoli, dipingendoli come il nemico da allontanare, che si può migliorare la convivenza. Questo atteggiamento si radica nella paura del diverso, che viene tirato fuori all’occorrenza in ogni momento di crisi storico/economica, per sviare l’attenzione del popolino, che ha bisogno di carne da macello pret-a-porter e trova un grande bacino di gradimento nell’ignoranza, nella non-cultura del farsi i ca… propri, del “se sto bene io degli altri non mi importa”.

    Gli articoli di Chiara Lalli, sono sempre interessanti.
    In questa intervista/colloquio ci sono riflessioni meravigliose. Per il mio sentire sono tutte condivisibili.
    2 su tutte:
    - “sei stato chiuso in casa, ma che cosa hai fatto in tutta la tua vita?”
    - “Non possiamo pensare ad un ritorno del nazismo o del fascismo nel modo in cui si sono manifestati: dobbiamo fare ancora più attenzione, perché il ripetersi non sarà nella forma nota, ma in un’altra.”

    • missblue scrive:

      Avere chiaro che molti rom (zingari o come si voglia!), nel tempo, sono riusciti e hanno voluto adattarsi integrandosi bene in mezzo a noi, che non è con atteggiamenti di emarginazione e xenofobia che si migliora la convivenza civile… è una presa di coscienza che denota un’emancipazione culturale e sociale necessaria ad abbattere le forme di pregiudizio gratuite e infondate. E quindi, serve a renderci più liberi.

      Ma, come giustamente sottolineavi anche tu, il pericolo non è completamente inventanto, semmai strumentalizzato fino a portarlo all’esagerazione che ne ha creato una vera psicosi.

      Purtroppo mi rendo anche conto che, e parlo per prima, non è sempre facile avere chiaro l’atteggiamento da seguire.
      Vivo in una grande città, di rom, zingari ecc… ce ne sono aiosa, quello che mi fa incazzare di loro sopra ogni altra cosa è vederli sfruttare i bambini facendoli vivere in condizioni igieniche spaventose ed insegnando loro, fin da piccolissimi, l’arte di sopravvivere rubando(esponendoli oltrettutto a gravissimi rischi!). A volte le persone si lasciano condizionare, nei giudizi, anche da situazioni come queste..

      • simona_rm scrive:

        è verissimo miss. Infatti nascondere l’evidenza e fare finta che siamo tutti buoni e tolleranti, sarebbe offensivo per tutti.

        Non sopporto vedere sfruttati i bambini, proprio perchè io come te, al semaforo -sporco e stracciato- non vedo un rom, vedo un bambino.
        Così, se quando qualcuno di loro ruba, il problema civico, rimane il furto in sè, non la provenienza geografica di chi lo commette.
        Non condivido la cultura del vivere d’espedienti e sfruttamenti e sono convinta che chiunque decida di vivere in un contesto stanziale, deve adattarsi ad abitudini ed usi urbani. Produrre e non rubare, mandare i figli a scuola e non ad elemosinare, mantenere condizioni igieniche umane e no coleriche. Sono sicura che questo processo di adattamento può avvenire senza minare la cultura originaria di queste genti. Oggi ci sono mediatori culturali ed assistenti sociali che si occupano quotidianamente del problema. Alcuni successi ci sono stati.
        Ma la strada è molto lunga.

        • missblue scrive:

          “Non condivido la cultura del vivere d’espedienti e sfruttamenti”

          Appunto.
          Sai, molti sono (o si sono) convinti proprio di questo: che la loro, quella dei rom, sia una CULTURA. Per questo li odiano.

          Secondo me, partire da un’ammissione delle problemaitche effettive – come ne stiamo discutendo- di queste persone, forse, può agevolarne ancora di più la tolleranza comune e la ricerca, collettiva, di una soluzione.

          Altrimenti ci divideremo sempre in due gruppi: chi li odia gratuitamente per quello che, alcuni di loro, fanno e chi invece li difende ad oltralpe perchè li vede come dei poveri perseguitati.

          • Iniquo scrive:

            E quelli che giustamente fanno dei distinguo.

            C’è una cultura Rom che sicuramente non è quella del furto, basta vedere i vari generi musicali, teatrali, di danza…

            La problematica effettiva è anche che gli italioti faticano ad integrarsi nella repubblica democratica nonostante siano passati ormai 60 anni.
            Nella categoria italioti ci sono anche quei Sinti che a Roma votano in massa per uno con la croce celtica al collo, chissà in cambio di cosa…

            • simona_rm scrive:

              “quei Sinti che a Roma votano in massa per uno con la croce celtica al collo”

              davvero? Mi giunge nuova. Fonti?

              • Iniquo scrive:

                L’avevo sentito in un approfondimento post elettorale, sto cercando una fonte sul web. Presumibilmente avranno guardato i risultati basandosi sui vari collegi ad alta percentuale di residenti Sinti.
                Ricordo la cosa perchè colpì molto anche me.

            • Qualcuno e’ mai andato a fondo di quale sia il modo di vivere degli zingari (o gitani, o tzigani) nei Paesi diversi in cui e’ stata creata una condizione di tolleranza ed integrazione?

              In Russia, ma posso anche prendere ad esempio la Spagna all’altro capo dell’Europa, la gente di etnia ROMA viene apprezzata soprattutto per la sua cultura artistica legata alla musica, al ballo, al canto.

              Non parlo dell’Ungheria dovei Roma sono addirittura rappresentati in parlamento, ma nei Paesi Ex sovietici (Russia, Ucraina, Bulgaria, Romania) quasi tutta la gente di spettacolo, i musicisti, i cantanti, i ballerini, sono di etnia Roma. Addirittura in Russia i Ruska Roma sono considerati fra i piu’ colti ed educati fra tutti gli altri gruppi etnici esistenti (e ce ne sono tanti).

              Insomma, esistono le prove che il problema non riguarda l’appartenenza all’etnia Roma.

              • lucaspazio scrive:

                Beh, in Russia i Roma non saranno trattati come in Italia, ma in Russia ci sono un sacco di popoli trattati come i Roma in Italia (Tagiki, Mongoli, Chuckchi…)

                • Beh, non mi pare. Sono popolazioni che vivono nel loro territorio secondo il loro stile di vita. Non mi pare che vengano additati come “l’unico problema sicurezza” della nazione, e non mi pare vengano prese le impronte digitali SOLO ai bimbi chukcha.
                  Ma il mio discorso non riguardava il “sistema russo” comparato a quello italico. Era solo per dire che la “stessa gente” (in questo caso i Roma) ha comportamenti diversi a seconda della nazione che la ospita.
                  La differenza di comportamento quindi la fa la nazione ospitante.

              • simona_rm scrive:

                “Insomma, esistono le prove che il problema non riguarda l’appartenenza all’etnia Roma.”
                Sacrosanto. Infatti qui, il problema “etnico” non è stato sollevato. A mio avviso non è affatto un problema, resto convinta che le diversità culturali siano una ricchezza da condividere.
                Il problema -in termini di convivenza- si pone difronte a quelle che sono le tradizionali abitudini di vita dei nomadi impiantati nei contesti urbani. Sarebbe interessante sapere se altrove c’è stata una integrazione e capire come si è svolta. Perchè non scrivi qualcosa e la proponi a mc? Ti ringrazio già da adesso (così evitiamo le smancerie dopo :D )

              • Io non ne farei un problema di etnia. Non giudico le persone in base al corredo genetico (che poi è lo stesso per tutti, a ben guardare), ma in base ai comportamenti. E non mi vergogno a dire che pretendo, a da tutti, rom, sinti, italiani, albanesi, rumeni, nigeriani, magrebini e quant’altro, il sacrosanto rispetto delle regole della convivenza civile. E sono stanca di tutti coloro che si appellano alla povertà o all’impossiblià di garantirsi di che vivere per giustificare persone che sfruttano i propri figli mandandoli a mendicare anche quando sono malati, febbricitanti, pieni di pustole. Sono i loro figli. Dovrebbero averne cura, tenerli al caldo e andare loro a pietire l’elemosina (cercare un lavoretto no, naturalmente). Prima che arrivino gli strali dei benpensanti, porto la mia piccola insignificante testimonianza. Qualcuno di voi ricorda il caso di SAIRA, la zingarella romana cui un cittadino violento e intollerante avrebbe spezzato i polsi dopo un borseggio? Io andai a intervistare la sua famiglia in uno dei più famigerati campi nomadi di Roma, quello di vicolo Savini. Saira aveva le mani ingessate, i genitori erano lì, compresi nel ruolo delle vittime e io ero lì per dar voce a loro, alle vittime. L’articolo uscì sul settimanale OGGI. Avevo cercato di riportare quanto visto ed ascoltato, comprese le testimonianze di chi mi disse: si, rubiamo, perché trovare un lavoro è difficile e perché, in fondo, è questo che si aspettano tutti da noi zingari. A distanza di due anni si scoprì che:
                a) i polsi di Saira non erano stati spezzati;
                b) Saira non si chiamava Saira ma in almeno altre decine di modi;
                c) Saira non aveva 9 anni ai tempi dell’incidente ma 13 (o 14, mai stato possibile stabilirlo);
                d) i genitori la mandavano a borseggiare da sempre e, alla fine, vennero incriminati per questo.
                Fosse accaduto in una famiglia di qualsiasi altra etnia, accadesse oggi nella famiglia del mio vicino di casa italianissimo, io sarei comunque qui a dire che gente che vive così va corretta, aiutata ad integrarsi, supportata. Ma se si rende recidiva, mi dispiace, ma va punita e, se possibile, espulsa da questo paese che di tutto ha bisogno, meno che di altri aspiranti delinquenti.

                • Non sono qui per giustificare i misfatti. Certe cose sono intollerabili ma, come dici tu, appartengono piu’ all’indigenza, all’ignoranza, alla ghettizzazione che non al fatto di essere zingari o meni.

                  sfruttano i propri figli mandandoli a mendicare anche quando sono malati, febbricitanti, pieni di pustole. Sono i loro figli.

                  Questo lo facevano anche gli italici che emigravano nelle Americhe, e lo farebbero anche altri ove fosse presente una condizione esitenziale di un certo tipo.
                  E’ banale dire che alla base si deve evitare QUELLA condizione esistenziale, ma in certi Paesi ce l’hanno fatta. In altri no e questo fa pensare.

                  • Lo so che lo facevamo anche noi. Ma questa non è una giustificazione. Inoltre cosa pensi si potrebbe fare per evitare che i nomadi (di qualunque etnia essi siano) possano uscire dalla situazione di indigenza? In quali paesi si è riusciti a farli integrare? E loro vogliono integrarsi? Ho letto di nomadi che hanno rifiutato case popolari con servizi per continuare a vivere nei campi senza allaccio dell’acqua, meno che mai fognature. Perché? In quel campo, quello di vicolo Savini, ho visto automobili che non potrei mai permettermi accanto a situazioni di totale degrado, bambini nudi e sporchi a rotolarsi nel fango delle pozzanghere, ed era inverno, mentre i genitori usavano l’acqua per lavare le auto super cromate. Fossero stati di qualunque altra etnia, fossero stati i miei vicini di casa, fossero stati miei parenti, avrebbero avuto tutto il mio disprezzo esattamente come lo hanno e continueranno ad averlo tutti coloro che vivono contando esclusivamente sul furto e sulla compassione strappata a suon di bimbi laceri e sofferenti.

                    • In quali paesi si è riusciti a farli integrare?

                      In Ungheria per esempio. Anche in Russia.
                      In Spagna ed anche in Francia esistono delle politiche che da tempo ottengono risultati notevoli. Il livello d’integrazione e di emancipazione dei gitani e dei tsigani nella penisola Iberica ed in Francia e’ notevolmente superiore a quello esistente in Italia. Di questo dovrai darmene atto.
                      Voglio dire che c’e’ dove riescono a togliere “quella gente” dalle condizioni estreme in cui vive, e ci riescono con politiche sociali adeguate non schedando i bambini.
                      Sono d’accordo con te che certe cose sono abominevoli, ma i governi italiani (tutti) hanno forse fatto qualcosa per arginare o comunque mitigare il problema?
                      Devi perdonarmi, ma essendo per meta’ zingara non riesco proprio a giudicare obiettivamente al 100% il problema, come del resto chi e’ sottoposto ad un bombardamento mediatico in cui si indicano i rom e gli zingari come dei barbari tout, sporchi ed abbrutiti tout court senza tener conto che la stragrande maggioranza in Europa non lo e’, non ha strumenti per giudicare che quello che emerge in Italia e’ solo la parte piu’ disadattata del popolo Roma.
                      Ma le discussioni servono appunto a conoscerci meglio, no? Magari tramite lo scambio d’opinioni si riesce a trovare un punto d’intesa che, se convincente e condiviso, noi nel nostro piccolo possiamo propagare. :-)

                    • Chiara, ho il massimo rispetto per te e per chiunque voglia uno scambio civile di opinioni. Non ho preclusioni nei confronti di alcuna etnia, sono fermamente convinta che siamo tutti UGUALI e tutti assolutamente FRATELLI.
                      Un abbraccio, :-)

          • simona_rm scrive:

            ma anch’io la affronto come una “cultura”, perchè è un modo di vivera la vita che si tramandano ed insegnano di generazione in generazione. Non è un modo di vivere occasionale, determinato dalla contingenza e dal quale mostrano di volersi affrancare.
            Il punto è che questo modo di vivere non è compatibile con le regole che noi cittadini ci siamo dati, quindi se scelgono di inserirvisi, devono modificare questa cultura.
            Mantenendo tutto il resto del loro mondo -di tradizioni culturali in senso stretto- che non vìola le regole del vivere civile.

            “Altrimenti ci divideremo sempre in due gruppi: chi li odia gratuitamente per quello che, alcuni di loro, fanno e chi invece li difende ad oltralpe perchè li vede come dei poveri perseguitati.”

            Infatti, il tentativo della propaganda in corso è proprio di fomentare questa dicotomia. Io pure, spesso, mi sento sul precipizio del “luogo comune”.
            Condivido: la soluzione deve essere collettiva e strutturata sui punti d’incontro…come al solito salirà dal basso, non pioverà dall’alto.
            Un governo “sano” dovrebbe occuparsi di far convivere pacificamente la gente sul proprio territorio, non alimentarne gli odi separatisti.

            • I Roma sono un grande Popolo. Fra di loro esistono enormi differenze. Non si puo’ etichettarli in base a dei luoghi comuni.

              Quelli arrivati in Italia rappresentano la fascia piu’ disadattata. Un po’ come erano gli emigranti italici che all’inizio del 20mo secolo andavano nelle americhe. Provenivano tutti da una fascia di popolazione che era fra le piu’ umili. Gli emigranti erano spesso ignoranti e con valori etici distorti. Non per nulla una delle mafie piu’ potenti nel mondo e’ quella italica.

              Fra i Roma esistono tante sfaccettature, tanti modi di vivere. Non uno solo.

              Io sono zingara, eppure non sfrutterei mai un bambino. Ma conosco degli italici che in alcuni Paesi dell’Est sfruttano le ragazzine, facendole lavorare in fabbrica senza nessun tipo di tutela per 100 euro al mese, arrotondabili in base ai favori sessuali che queste sanno offrire.

              • missblue scrive:

                “I Roma sono un grande Popolo. Fra di loro esistono enormi differenze. Non si puo’ etichettarli in base a dei luoghi comuni.”

                Sono più che daccordo. Non so, però, se a te questo mio pensiero è chiaro. (non mi è sembrato dal tuo commento, ma mi scuso in anticipo se ho mal interpretato)

                Più su scrivevo appunto che ci sono due correnti di pensiero dominanti in Italia, oggi: chi odia i rom perchè li ritiene provenire da una CULTURA universale basata sullo sfruttamento e sugli espedienti e chi, invece, li difende ma quasi come conseguenza agli attacchi dei primi.

                La via di mezzo (propria di quelle poche persone culturalmente evolute), secondo me, è la comprensione prima di tutto della “vera” cultura di quel popolo, successivamente però l’ammissione analitica delle loro reali problematiche che generano quelle fascie, come dici tu, di disadattati. Senza quindi generare faziosità di alcun genere.
                Questo dovrebbe fare uno Stato, secondo me. Dovrebbe promuovere una cultura fatta di contenuti, d’informazione, atta a generare, come conseguenza, un atteggiamento di tolleranza.
                E non, invece, di mera xenofobia unilaterale (= fallimento sociale).

                Ricordavi, a ragione, i nostri italioti sbarcati nelle americhe. Ovviamente, nessuno di noi si riconosce in loro, ma loro ERANO italiani e parte del loro disadattamento dipendeva da condizioni che nascevano a monte, nelle problematiche della loro cultura di origine, di quei tempi (non che noi, per tanti versi, adesso siamo migliori!!).

          • missblue scrive:

            Errata Corrige: secondo me, Simona mi vuole già molto bene.. Non mi ha fustigata sulla pubblica piazza per un grave errore (potrei chiamarla svista, ma mi sa da paraculo) di termini: ad oltranza, non ad oltralpe.

            Lo so, lo so.. :-(

            • simona_rm scrive:

              dove miss? dov’è che ti ho fustigata? Dimmelo che …mi fustigo da me!
              Sono in sintonia totale con quello che hai detto.

              E’ per “oltralpe”? L’ho letto ma mi sembrava un modo personale per definire “oltranza”: Licenza prosaica. :D

              • missblue scrive:

                Ma quanto ti voglio bbbene!!! Smack!

                Era soloper “oltralpe” che temevo la tua (giusta) ira! :-)

                Baci Baci

                • simona_rm scrive:

                  mamma mia sono diventata il terrore di tutti!
                  Una strega a cavalcioni del matitone rosso/blu! :twisted:

                  …scuuuusssate tanto.

                  Però pure voi:RILASSATEVI! :mrgreen:

                • simona_rm scrive:

                  oltralpe in luogo di oltranza e proprio carino.
                  Credo che lo userò anch’io.

                  • missblue scrive:

                    Io ho MOLTA considerazione delle tue capacità di scrittrice, mentre conosco bene le mie lacune. E ti conosco anche per persona schietta e diretta: per questo mi attendevo una correzione che, per altro, ti autorizzo a farmi, sempre, come supporto x migliorarmi. Ci conto! ;-)

                    • simona_rm scrive:

                      “delle tue capacità di scrittrice”

                      ah ah ah. La battuta del giorno su MC è di MISSBLUE!!

                      (Capo, diamo una medaglietta a questa ragazza? Chessò, mettile una stellina sull’avatar per oggi)
                      Ciao tesorA (come dice Fra’)

        • Ghibellina scrive:

          Sono daccordissimo con te Simona, sono le stesse cos eche volevo dire anch’io.
          Alcune tradizioni o modi di vivere, sono intollerabili agli occhi di qualsiasi popolo.
          Questo soprattutto perchè , ad andarci di mezzo, saranno sempre i più deboli : donne e bambini.
          Mi duole il cuore vdere bimbe di 12 anni già con il pancione!
          Mi dispiace, si vede che sono intollerante!

    • lucaspazio scrive:

      Credo che il problema sia “double face” in quanto non siamo solo noi “occidentali” a doverci occupare della loro integrazione. Ma loro stessi devono attivamente integrarsi, anzi, secondo me, sono proprio loro che devono fare lo sforzo piú grande.

      Il conformismo sta da tutte e due le parti. Noi ci comportiamo come la massa (normalmente seguendo modelli preconfezionati da registi occulti inculcatici dai media). Loro non hanno voglia di conformarsi al modo di vivere nel paese ospitante per paura di perdere il sostegno degli altri.

      Sicuramente se si abbattessero le barriere avremmo solo da imparare gli uni dagli altri.

      Purtroppo ognuno se ne sta dalla sua parte della barricata sentendosi al sicuro. Cosí facendo non si va peró da nessuna parte e l’odio cova.

      Tale riflessione non vale solo per Rom ed Italiani, ma pure per Pisani e Lucchesi, Russi ed Americani, Europei nuovi e vecchi…

      • simona_rm scrive:

        “Credo che il problema sia “double face” in quanto non siamo solo noi “occidentali” a doverci occupare della loro integrazione. Ma loro stessi devono attivamente integrarsi, anzi, secondo me, sono proprio loro che devono fare lo sforzo piú grande.”

        sono molto d’accordo. Per capirci un po’ di più sull’effettiva praticabilità di questa integrazione, probabilmente dovremmo guardare -come suggerisce chiara- a quei paesi dove questo processo è in corso da più tempo e ha dato qualche risultato.

  5. Gesù avrebbe mai accettato di prendere le impronte digitali di un bambino perché appartenente ad una certa etnia. Non sono questi i suoi valori. È una insopportabile contraddizione, come tante altre.

    La contraddizione vera (ed anche lo schifo) e’ che tutto questo avviene in Italia che in quanto a “legalita’” non e’ in grado di dare lezioni a nessuno.

    Un Paese in cui i bimbi vengono schedati SOLO se sono rom, ma per quei mafiosi che hanno sottratto allo stato miliardi di euro impoverendo tutti vengono fatte delle leggi ad ad hoc, perche’ possano godersi in pace i loro quattrini.

    La legalita’ parte dall’alto. Fintanto questo non avverra’, la gente continuera’ a comportarsi sbarcando il lunario, cercando di mangiarsi l’un l’altro. Drogandosi di televisione, di grandi fratelli e di calci ad una stupida palla che rotola.

    • lucaspazio scrive:

      Dai mi sembra esagerato che in Italia non c’é legalitá. Ci dev’essere sicuramente una classifica dei posti piú “legalitosi” a che posto sara l’Italia…intorno alla 50a 60a posizione…quasi quasi vado a vedere….tanto per aver euna lista dei paesi a cui l’Italia puó insegnare legalitá! ;)

  6. maricrizzi scrive:

    Sono rimasta molto turbata, da cio che hai scritto… Che poi è quello che mi turba da sempre… Il mio “sangue” è un’apoteosi di razze: ebreo, unherese, marocchino, padano, lucano (zingaro), pugliese… Mi sento parte di tutto e di niente… mi sentirei meglio se fossi apolide.. ma non mi ricosceranno mai questa condizione. Un professore di diritto illuminato disse che la società non può punire per vendicare legalmente, una vera società democratica si preoccupa prima di tutto di previnire quelle situazioni che potrebbero causare il reato, poi eliminarle se può, poi creare quelle condizioni per eviarle che sono le pene e le sanzioni e nell’infliggere quest’ultime recuperare i rei… Non ha mai parlato di rom, marocchini, ebrei, palestinesi… parlava esclusivamente di persone. Questo stato di “coprifuoco” continuo ha il suo fine ultimo: giustificare azioni antidemocratiche attraverso il consenso sociale. E a sollecitare questo consenso ci si sono messi prorpio tutti: televisioni, giornali, settimanali, politica, papato e ora persino il questore di Napoli…. Che stupidi! Bella scoperta hanno fatto: la malavita è intrallazzata con il calcio scommesse da una vita.
    P.S.
    Il nostro ercolino patteggia con ghe e daf … ma qualcun’altro nella storia vi si è rifugiato!

  7. Il Gobb scrive:

    Creare un nemico serve al controllo. E molto.
    Lo sostengo da un sacco…
    http://www.talkinrapper.com/search/label/nemico

    • Cito da un commento a 1984 di G.Orwell tratto da qui: http://www.antoniogramsci.com/angelamolteni/letteratura_orwell.htm

      La dittatura ipotizzata da Orwell usa e sviluppa la tecnologia, e sembrerebbe che il fine sia quello di vincere la guerra contro Estasia e/o Eurasia. In realta’ questa e’ il solo modo per mantenere la disciplina interna, in quanto le esigenze di produzione bellica non permettono l’aumento della produzione per il consumo, e quindi il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione. La maggior parte degli storici “materialisti” individua proprio nel miglioramento delle condizioni di vita dei “sottoposti” uno dei fattori più forti di destabililizzazione del potere. I gruppi che non devono preoccuparsi della propria sopravvivenza materiale, solitamente chiedono la partecipazione alla gestione del potere. Ecco perché la guerra è una condizione permanente per la dittatura orwelliana, la cui necessarietà viene compresa, soltanto alla fine, dal protagonista.

      Orwell ipotizzava una societa’ nata come derivazione/deviazione del socialismo reale sovietico. Un esasperazione di esso, a tratti grottesco se non terribile.
      Si vede che c’e’ chi, leggendo il libro, e’ rimasto talmente affascinato da questo tipo di societa’ che forse ha pensato che sia arrivato il momento di farla assaggiare alla gente. Una specie di “riproduzione” in piccolo di “sistema” per chi ha la passione di riprodurre miniature un po’ di tutto, come “vulcani” eruttanti e cose varie, considerandosi forse lui stesso un essere in miniatura.
      “Il Grande Fratello” con espressione rassicurante, che appare dai grandi schermi televisivi, incolpando di tutti i guai e degli stenti che la popolazione deve subire, un grande nemico “creato” virtualmente per attirare le ire della gente, mi ricorda qualcuno di cui, in questo momento, mi sfugge il nome. :mrgreen:

  8. Oris scrive:

    L’eu ha dato il lasciapassare…. mi pare di aver letto così, confermate?

    • simona_rm scrive:

      si, così sembrerebbe. Ho sentito la notizia alla radio.
      Sto cercando qualcosa nella stampa estera, ancora non la trovo. Forse tra qualche giorno…..

      • Oris scrive:

        L’ho letto sul tirreno… cosa implica?
        Passa quindi?

        • simona_rm scrive:

          sarebbe passato comunque, il governo dichiarò che non gliene fregava nulla delle considerazioni dell’ UE, le considerava una ingerenza (Frattini, mi sembra lo disse)

        • simona_rm scrive:

          la cosa che fece più scalpore comunque, fu il reato di clandestinità. Poi ritrattato -a parole- nella sostanza penso sia rimasto, ma mi voglio documentare meglio prima di dire qualche bestialità. Se “l’editto” sicurezza è rimasto nella versione che ho letto, è disumano (almeno per me) e inapplicabile (mancano mezzi e fondi).

        • simona_rm scrive:

          Inoltre Oris, bisogna valutare il problema immigrati in termini europei. L’UE non li vuole più! Molte pressioni di chiusura delle frontiere italiane vengono da altri paesi (come Fra e GB), la crisi è generale e temo che nel “lavoro sporco” che farà l’Italia c’è molto sostegno occulto di altri paesi. Si scandalizzano tutto -a parole, sempre- quando si toccano i diritti umani, ma chissà perchè….si difendono poco e andiamo sempre peggio. Tutta l’europa sta andando a dx. Tutta. Perfino l’OLANDA!! Noi Italiani siamo solo più veloci degli altri e governati da gente più “improbabile”.

          Scusa la dispersione dei commenti, oggi sono molto discontinua. (E’ che dovrei lavorare, invece sto sempre qui. Mannaggia!)
          Basta.Mi mando a lavorare.

        • simona_rm scrive:

          e 4!
          Scusa la digressione dai rom alla clandestinità.

  9. Francesca scrive:

    Ho letto tutti i commenti e non ho molto da aggiungere.
    Quello che ha detto Petruzzelli mi basta e spiega molto se non tutto.

    Io mi chiedo perchè gli unici a non soffrire di discriminazione sono stati quelli dalla pelle “bianca”…..

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