Il Miraggio del Progresso e i Nuovi Schiavi da 65 Ore 26


Ricordo gli anni ’80.
Sono del 1979 e ricordo i primi home computer, ne ho posseduti diversi: lo Spectrum, il Commodore 64 e 16, l’Atari, il meraviglioso Amiga 500 (e so che qui alcuni stanno versando una lacrimuccia di commozione), i primi PC come li conosciamo oggi.

Ricordo i discorsi che scienziati, persone comuni e uomini d’affari facevano al tempo: “Con i computer si possono svolgere tutte le attività di un ufficio in una frazione del tempo!”
Ricordo l’entusiasmo di Isaac Asimov verso il suo primo computer, che gli permetteva di correggere il testo in corsa senza il ricorso alla scolorina.
Tutti, negli anni ’80, pensavamo che la diffusione di queste macchine avrebbe sollevato dalle spalle dell’umanità il millenario fardello del lavoro duro e abietto.
Si pensava che avremmo avuto sempre più tempo libero da dedicare alla ricerca della felicità.

Poi qualcuno, chissà chi, si accorse dei possibili profitti:
stesso tempo + maggiore velocità = più produttività = più guadagno.
Da lì, lo sfacelo.

Io lavoro nove ore al giorno e, dato che lo stipendio è risicato, la sera faccio altri lavori per arrotondare. Compro i miei pochi vestiti nei mercatini, spesa al discount, uso del cellulare limitatissimo. Comprare i testi necessari per scrivere la tesi mi sta mettendo sul lastrico, visto che la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma li ha solo in consultazione e io non ho il tempo di star lì a leggere: devo lavorare per vivere, quindi il diritto allo studio non è un diritto, è una conquista quotidiana. Dormo pochissimo, cinque o sei ore a notte, e nei fine settimana mi dedico agli SM58 (studio di registrazione, concerti etc…) e alla mia adorata M., che abita a quattrocentocinquanta chilometri da casa mia.
Quanto dovrei lavorare in più, secondo voi?

La musica e M. sono essenziali alla mia felicità, mi sono necessari per respirare e sentirmi una persona. Se lavorassi meno non riuscirei a pagare i miei conti né, figuriamoci, a prendere i treni necessari per tenere in vita una relazione che è fra le cose più belle che ho. Lavorare più di così invece significherebbe rinunciare alla mia umanità.

Quello che contesto non è la nuova risoluzione europea che consente ai lavoratori la settimana da sessanta o sessantacinque ore, lungi da me. È giusto che anche i masochisti si esprimano al meglio e che il loro lavoro sia giustamente retribuito. Quel che contesto è il mito della crescita a tutti i costi. Pare che se un’economia non riesce a crescere costantemente, e sempre di più, sia destinata a morire e sfracellarsi in terra portando rovina, terrore e morte. Nulla di più falso, potete chiederlo a qualsiasi economista.
Non è importante tanto la quantità di ricchezza che un Paese produce, che dovrebbe limitarsi ad essere sufficiente al mantenimento del Paese stesso, quanto la distribuzione corretta e l’uso razionale di tale ricchezza. La crescita a tutti i costi è un falso mito consumistico. Non è vero che più soldi abbiamo meglio è per tutti a prescindere da cosa ci facciamo. Non è utile lavorare di più per produrre di più e guadagnare di più, se poi non ti rimane il tempo di spendere quei soldi. O peggio, essere costretti a lavorare come schiavi per guadagnare solo il necessario a sopravvivere.
È utile rivedere le mete sociali accettate dalla società cosiddetta ‘occidentale’, quindi cominciare a lavorare il necessario per soddisfare le proprie necessità di sopravvivenza.
Tra l’altro, agli attuali livelli di consumo, toccherà ammazzare un paio di miliardi di esseri umani per consentirci di vivere come ora per un altro secolo.

Accettate un consiglio?
Leggetevi Il rapporto Lugano di Susan George (è breve e agile, si legge in un soffio) e tremate, perché è un libro degli anni ’90 che contiene innumerevoli previsione geopolitiche e socioeconomiche puntualmente verificatesi. Una nuova profetessa? No, una persona razionale ed esperta di economia, ecco tutto.

Non molto tempo fa i lavoratori dipendenti, anche gli operai, si facevano le loro orette di straordinario e riuscivano ad accantonare qualche lira per comprare l’appartamento ai figlioli o un pezzo di terra. Guardate un po’ cosa succede adesso che “il Paese è cresciuto”: gli straordinari servono per mangiare o giù di lì. Senza dimenticare che a quei tempi uno stipendio per casa bastava e avanzava. Direte: “Ma loro facevano i sacrifici, non uscivano mai, pensavano solo a lavorare”. Già, perché io invece me la spasso: libri ormai solo in biblioteca, vestiti da quattro soldi all’ipermercato, cinema e teatro manco mi ricordo più dove stanno, e per i film e la musica mi toccherebbe accendere un cero ad internet.

Al netto dell’inflazione i redditi dei lavoratori dipendenti sono fermi dal 2000; quelli degli autonomi sono aumentati di un buon 14%, ma quest’ultimo è un dato altamente fasullo, almeno da raddoppiare, visto che non considera il ‘nero’, l’evasione fiscale.
Nel frattempo la più prestigiosa concessionaria Porsche di Milano festeggia un record: nell’ultimo anno ha venduto quasi cinquecento auto da più di centomila euro l’una. Gli acquirenti sono i soliti: professionisti, commercianti, imprenditori. Oltre alle automobili, tutti i beni extra-lusso tirano alla grande: gioielli, alta moda, mega-yacht, design e arredamento firmati. Il 50% del patrimonio nazionale è finito nelle mani di un ricchissimo 10% della popolazione. Una ventina d’anni fa all’interno di un’azienda in cui l’operaio prendeva 10 il dirigente poteva arrivare a prendere 100, oggi prende 1000. Quindi anche il restante 50% di ricchezza nazionale è distribuito in maniera iniqua: in pratica ad una larga fetta della popolazione rimangono le briciole.

E allora?
Come la mettiamo?


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26 commenti su “Il Miraggio del Progresso e i Nuovi Schiavi da 65 Ore

  • Doxaliber

    Come la mettiamo? La mettiamo male perché la gente sembra non voler capire e continua ad inseguire inutili miti.
    Bell’articolo.

  • ilBuonPeppe

    Verrebbe da dire che l’articolo contiene una serie di cose talmente ovvie ed evidenti che non c’è neanche bisogno di parlarne. Purtroppo non è così.
    Siamo schiacciati da un sistema che concentra sempre più le risorse nelle mani di poche persone, e lascia sempre meno ad un numero di persone sempre crescente. Ma finchè a dirigere la cosa pubblica saranno quei pochi le cose non potranno cambiare. E’ talmente ovvio ed evidente che non c’è neanche bisogno di parlarne. O no?

  • tritumbani

    ogni tanto mi è capitato di lavorare 65 ore a settimana, per me significa 12 ore al giorno dalle 8 alle 23 per cinque giorni + sabato mattina, attenzione compresi però i tempi di percorrenza in auto

    Ebbene il risultato è lo sfascio familiare, nessun dialogo con moglie e figli, stanchezza assoluta anche durante il weekend.
    Sono ritmi insostenibili e assurdi anche se faccio un lavoro che mi piace, per cui mi sono posto un limite, eppure conosco molti colleghi che questo limite non se lo pongono e va bene finchè è una libera scelta.
    detto per inciso anche se non ci credete evado nulla perchè tutti chiedono fattura.

    Io e mia moglie guadagnamo credo bene eppure dobbiamo stare attenti anche noi alle spese, per poter lavorare abbiamo costi altissimi per asili e baby sitter e abbiamo ridotto le uscite in pizzeria con gli amici, abbiamo solo auto usate e stiamo attenti alle offerte dei supermercati, certo ci possiamo togliere qualche sfizio ma siamo preoccupati anche noi. ai tempi dei miei genitori saremmo stati decisamente benestanti, ora ci consideriamo fortunati. Per cui riusciamo a comprendere le famiglie con monostipendio e figli e mutuo da pagare.

    Io credo ancora adesso che una società è civile se concede ai suoi cittadini di avere tempo da dedicare a se stessi e a ciò che piace (la società di Socrate e Aristotele per intenderci non quella di Lucullo e della fine impero), tempo concesso alla più larga parte possibile di cittadini.
    Ipso facto (ho studiato ed ogni tanto ne faccio sfoggio) ho trovato la risoluzione europea mostruosa e la nostra civiltà alla frutta
    PS anche l’idea delle 35 ore per legge non mi piace ma qui si esagera.

  • Marco Bastianello

    Non sei il primo ad avercela colla “Dittatura del PIL”…Per me dovrebbero vietare per legge un orario lavorativo sopra un certo numero di ore settimanali, se già non lo fanno. Libertà d’impresa violata? No, per evitare un circolo vizioso che fa sì che basta che pochi lavorino di più per costringere anche gli altri a far altrettanto. E’ come l’idea di tenere aperto la domenica. Inizia uno e gli altri gli devono correre dietro

  • Adetrax

    Articolo molto ragionevole, aggiungo solo qualche commento ornamentale.

    Tutti, negli anni ‘80, pensavamo che la diffusione di queste macchine avrebbe sollevato dalle spalle dell’umanità il millenario fardello del lavoro duro e abietto.

    Allora, nei primi anni ’80, non lo pensavo in maniera cosi’ netta, o meglio, pensavo che tante cose si sarebbero trasformate in qualcos’altro non necessariamente migliore per tutti, a meno che non ci fosse stato un forte impegno a controbilanciare gli effetti collaterali di certe tecnologie, cosa che gia’ 20 anni fa non vedevo per niente.

    Il 50% del patrimonio nazionale è finito nelle mani di un ricchissimo 10% della popolazione. Una ventina d’anni fa all’interno di un’azienda in cui l’operaio prendeva 10 il dirigente poteva arrivare a prendere 100, oggi prende 1000.

    Bisognerebbe superare la limitazione del concetto azienda come unico centro di sperequazioni, in realta’ in molti ambienti pubblici o quasi avviene di molto peggio.

    Quello che rappresenta il vero scandalo, non e’ il fatto che dei dirigenti guadagnino tanto perche’ sono estremamente capaci e si fanno il mazzo tanto per far progredire nel modo giusto l’intero sistema, ma che guadagnino tanto nonostante il fatto che il sistema non se lo possa permettere, dato che gran parte di quei guadagni tendono a creare debiti o sono frutto di scelte molto poco etiche, per non dire illegali o quasi (che so, produrre sapendo di inquinare senza fare niente per cambiare o quantomento rendere meno critica la situazione, ad es. con degli opportuni investimenti correttivi) che ricadranno in maniera devastante su altri.

    A questo aggiungo il mito degli azionisti (che nel caso di ambienti pubblici dovrebbero essere i cittadini), che sembrano essere le sole entita’ cui gli amministratori delegati devono rendere conto; “un branco di piranha potrebbe essere spesso piu’ amichevole”, ma in Italia paiono non avere denti.

    Il punto cruciale della vicenda e’ che anche il peggior sistema potrebbe essere corretto e reso virtuoso se la maggioranza delle persone (ovvero almeno il 90%) avesse le idee chiare su quello che e’ accettabile e quello che non lo e’ e riuscisse ad agire di conseguenza (in maniera assolutamente non violenta ovviamente).

    Per fare un esempio, anche in una societa’ di mezzi banditi come quella USA, se si dimostra che una societa’ ha agito male sapendo di fare male e soprattutto se ha contravvenuto ad alcuni tabu` sociali, es. se i dirigenti hanno mentito o hanno corrotto altre persone per coprire determinate vicende a danno della collettivita’ e l’intera faccenda e’ diventata di pubblico dominio, allora scatta la riprovazione e l’isolamento che per una societa’ di produzione puo’ essere devastante.

    Quando le vendite di un prodotto crollano da 100 a 1 per queste ragioni, qualsiasi giustificazione che un gruppo dirigenziale possa addurre a favore delle malefatte, e’ spazzata via dall’evidenza della realta’ e gli stessi azionisti provvedono a rimuovere quanto prima, spesso completando “l’opera di riprovazione”, il gruppo colpevole e corrotto.

    Si noti che tutto questo avviene comunque, indipendentemente dalle pendenze legali verso la giustizia dello stato.

    In questo modo, per quanto primitivo, rozzo, limitato e brutale il tutto possa apparire, il sistema ha una parvenza di autoregolazione.

    Questa per me non e’ ovviamente una civilta` piena, ma in Italia e in molti altri paesi si e’ arrivati all’estremo opposto, qualsiasi prevedibile nefandezza “tende” a non destare piu’ alcun serio allarme, e soprattutto alcuna controreazione “adeguata” o quasi, almeno entro ragionevoli termini di tempo.

    Sulle ore di lavoro in piu’, dipende molto dalla consensualita’ dei lavoratori, dal fatto che si facciano solo per periodi brevi / limitati, che il lavoro sia o meno “usurante”, ecc.; se questa rimanesse una possibilita’ senza conseguenze in caso di rifiuto, e fosse gestita con intelligenza, senza pregiudicare la sicurezza negli ambienti di lavoro, non sarebbe la fine del mondo; purtroppo nella societa’ attuale potrebbe essere un’ulteriore tentazione cui cedere nel modo sbagliato.

    Su, su, che il peggio e’ passato, gli scenari ipotizzati nel film Metropolis ormai non diventeranno realta’.

    • Comandante Nebbia

      gli scenari ipotizzati nel film Metropolis ormai non diventeranno realta’.

      Solo perché gli operai ora votano Silvione.
      Quello italiano non è capitalismo. E’ una specie di cupola mafiosa legalizzata. La gente comune italiana compra e vende azioni sulla base di quello che gli dicono giornali e tv che sono di proprietà di quelli che vendono e comprano le azioni a livelli più alti.

      Negli Stati Uniti l’investimento in azioni ha una tradizione secolare e la gente comune è più consapevole di quello che fa.

  • ugasoft

    gran bell’articolo, complimenti.
    comunque ci sono tante teorie razionali sulla “decrescita felice”, sul rifiuto del consumo a tutti i costi.

    io sinceramente non sono un gran consumatore: ho 31 anni, sono di Roma, lavoro come sviluppatore di videogiochi a Milano. Non ho una macchina (ma una bella bici), non ho vestiti di marca, faccio spesa con parsimonia, sto attento ai consumi elettrici, gassici, acquici e non vado a regalare 10 euro ai pubbisti per una birra, preferisco organizzare in casa o girare in bici gratis ed in felicità.

    Riesco a mantenere me e la mia ragazza nonostante il 50% del mio stipendio se ne va per l’affitto criminale (altra grande inspiegabile piaga dei nostri tempi: la popolazione diminuisce, le costruzioni aumentano ma i prezzi salgono sempre).

    il mio obiettivo è aumentare la mia paga oraria non per guadagnare di più ma per lavorare meno a parità di reddito mensile. Cioè decidere quanto vorrei guadagnare al mese e lavorare meno ore possibile per raggiungere l’obiettivo.

    • Comandante Nebbia

      Splendido stile e eccezionali obiettivi di vita. Esserci arrivati già a 31 anni è indice di grande maturità ed equilibrio. Per quel che valgono, i miei personali complimenti.

    • Marco Bastianello

      E’ un circolo vizioso. Non solo è molro più impegnativo condurre una vita così, ma il suo successo è drammaticamente legato al contesto. Prendiamo il pub. Costano carissimi, quasi tutti. D’altra parte per partecipare a certa vita sembra quasi naturale andarci prima o poi, anche perchè l’uomo punta a vivere, non a sopravvivere. Se non avessi l’ ADSL non potrei scrivere qui, e non si tratta solo di uno svago ma di un’importante collegamento col mondo, che non solo mi assicura di poter dire la mia (che non è cosa da poco) ma che è per lo più dato per scontato. Idem per telefono e cellulare. Se qualcuno, “comunisticamente”, mi contesta che sono bisogni indotti io gli rispondo che sono indotti dalla gente, non dai pubblicitari. Finchè non c’erano nessuno ne sentiva la mancanza, ma ora, ogni giorno, ci si scontra con frasi (dette o sottaciute) del genere “non hai il cellulare? Ma come faccio a chiamarti?” “Senza telefono? Ma sei come un eremita su un monte!” per non parlare di tutti,la pubblicità, gli amici, persino i libri, ma anche la Pubblica Amministrazione o l’Università, che ti mandano in continuazione su Internet: “Per maggiori informazioni consultare il sito xxy”, “per iscriversi all’ esame comunicare la propria e-mail”, “Per gli appunti delle lezioni andare sul sito del professore”. Ti è piaciuta la trasmissione? Per saperne di più visitaci in rete”. Idem per indirizzi e informazioni: anche se la cosa che ti interessa è, che ne so, un corso di giardinaggio, ti mandano sempre “al nostro sito”. Certo per l’Università e per altre cose ci sono i computer pubblici, ma vuoi mettere a casa?
      E se al pub ti ci invita un amico? Che fai, rifiuti?
      E poi c’è l’auto. E’ l’esempio più bello e compiuto di questo meccanismo di cui, alla fine spesso si diventa una ruota anche non volendo. Tutti lodano il trasporto pubblico, in principio: non inquina e supera l’irrazionalità di girare ciascuno su di un’auto diversa, ciascuna con un motore. E’ relativamente economico. La bici addirittura non costa nulla. Ma il trasporto pubblico non sempre c’è, la bici non va in autostrada e dovrebbe avere dei posti specifici per essere parcheggiata, nonchè delle piste ciclabili. La constatazione dell’esistente potrebbe spingere addirittura gli amministratori a dire “Non facciamo andare gli autobus oltre l’orario x/ non investiamo in piste ciclabili perchè tanto la gente non li usa perchè preferisce l’automobile”. “E perchè preferisce l’automobile?” dico io Per l’indipendenza da tracciati fissi, certo ma anche perchè l’autobus o la pista ciclabile non ci sono. E’ un cane che si morde la coda, un meccanismo che si autoalimenta e lascia il “consumatore critico” con poche alternative che siano autenticamente praticabili, che non abbiano in sè qualcosa che non sappia di rinuncia. Non parliamo poi di come ti percepiscono quelli che il problema non lo vedono (“Ma comprati un’auto!”)

      Ci siamo dentro, molto dentro, e questo darà anche più onore a chi riesce a condurre una vita più razionale, più pulita, meno ridondante, ma viste da un’altra ottica queste, soprattutto da un punto di vista sociale, a meno che tu non frequenti una compagnia che sia molto selezionata e ti capisca, possono persino sembrare una sorta di perdite.

  • pacatoegentile

    vorrei allacciarmi al discorso fatto da ugasoft per lanciare una piccola polemica all’autore dell’articolo: condivido che la situazione economica e lavorativa attuale non sia delle piu’ favorevoli, tuttavia la situazione presentata nel pezzo mi sembra un po’ esagerata, frutto di iperboli (vivo con 3 euro al mese gli imprenditori evadono il 4 000 % ecc. ecc. ).

    Mi sono laureato mentre lavoravo (2004), e’ stata una fatica ma ne e’ valsa la pena ed e’ stata una soddisfazione personale.
    Lavoro da 10 anni (1998) quindi con un po’ di conti si capisce che ero un po’ (tanto) fuori corso ma e’ stata una scelta mia e ne sono felice.

    Nel lavoro ho fatto la fame, preso inc*** madornali ma ora va un po’ meglio.. meglio in che senso ? Nel senso che mi accontento: non punto ad avere vestiti firmati, l’ultimo cellulare di D&G o altre amenita’ proposte dalla televisione.
    Anzi, per dirla tutta, i miei contatti con la televisione si riducono a quando sono da amici o parenti, parenti che, vivono a 250 km da me, quindi no a
    “stasera mangio dalla mamma” “i vestiti me li lava la mamma”.

    Vivo felice, no macchina, spese ridotte al minimo, perche’ non sento l’esigenza di prendere abiti nuovi o di andare nel locale “cool” o “in” del momento e ho scelto di condividere l’appartamente con una persona per tagliare le spese. Supermercato ? Scelte critiche, scelte mirate ho un budget da rispettare ma se lo sforo salta la ricarica al cellulare o la cena fuori mica il piatto di pasta.

    Non sara’ sicuramente una vita eccelsa per molti, una vita alla “beverly hills” ma a me basta e sono felice cosi’

    L’ho ottenuta lavorando duro, stringendo i denti, con la professionalita’ e la forza d’animo di credere in quello che faccio e di capire che se voglio qualcosa me la devo sudare ma che grazie al cielo sono in salute, ho da mangiare e ho un tetto dove vivo.

    L’autore dell’articolo invece mi sembra sulla linea del tutto gli e’ dovuto in virtu’ di non so cosa, dando per “necessarie” e scontate : Adsl, concerti, musica e film ( spero non scaricati illegalmente perche’ “devi” vederli a tutti i costi) ecc. ecc. e poi questo mito degli imprenditori e liberi professionisti che evadono tutto anche la madre… se e’ cosi’ facile perche’ non crei un’azienda anche tu ? Perche’ vedo tante persone lamentarsi per cose che alla fine sono cazzate superficiali mentre c’e’ gente che ha seri
    problemi

    • Comandante Nebbia

      Sono d’accordo che l’adozione di uno stile di vita adeguato è l’atto più rivoluzionario che ciascuno di noi può fare in una società come questa.

      Io non direi che uno si contenta. Direi che si concentra sull’essenziale e in questo modo rende inutili una quantità enorme di attività e merci superflue e dannose.

  • Oris

    Sì, ma pacatoegetile ha messo la sottolineatura nel punto giusto: se guadagno meno (ma abbastanza per vivere cavolo, se no…) mi devo accontentare di ciò che ho o devo avere tutto quello che hanno gli altri che guadagnano di più lavorando d più?

    Sarebbe utile chiarire questo aspetto per dare maggior senso all’articolo.

    Conosco una marea di gente che va in ferie “a rate”, con le finanziarie che ringraziano.

    Che almeno poi non invochino la “terza settimana”.

    Io vado in ferie solo da due anni e lavoro da 22 e apaprtengo al gruppo degli idioti che lavorano ben oltre le 65 ore settimanali, quindi colpevole di aver rovinato l’italia. 🙂

  • Il Gobb

    Ah, ovvio che quel che intendo è che lavorare sempre di più per avere sempre di più è un atteggiamento masochista, ai limiti della pazzia… io non voglio quel che hanno i ricchi senza meritarmelo, io voglio solo essere certo di poter affrontare una spesa improvvisa di 500 euro (che so, una malattia, un incidente, qualcosa) senza trovarmi sul lastrico…
    Voglio poter coltivare le mie amicizie e la mia relazione senza particolari angosce economiche…

    Penso che molti comprenderanno se dico che pensare costantemente ai soldi, alla loro mancanza, non è un modo di vivere umano… ma anche che lavorare come bestie da soma non è umano. Che lavorare 65 ore la settimana deve essere una possibilità ma che, a mio modo di vedere, è il frutto di una misconcezione del termine “benessere” ^_________^

    • Oris

      Certo, concordo, ma nel mondo dove le cose vanno cotruite e nessuno te le fa trovare pronte, dicendoti cosa devi fare oggi e fino a che ora, a volte ti trovi costretto a fare, sperando di poter anche tu un giorno calare le tue ore.

      E proprio per quello che dici tu, affrontare una spesa improvvisa, che non è solo per salute per chi non lavora da dipendente ma può essere imprevisti d’altro genere, si cerca di avere da parte una provvista per non chiudere alla prima difficoltà.

      Il fatto è che da un po di tempo, appena hai una provvista la devi usare per pagare le tasse… e devi ricominciare da capo. 🙂

      E quindi aspetti il giorno che guadagnerai talmente tanto che anche se paghi le tasse ti resta qualcosa.

      A quel punto avrai una ditta che va alla grande e diverrai un evasore fiscale sfrutta gente perbene 😉

      Se per decresita felice si intende il non abboccare al consumismo io sono un campione del mondo (a parte il vezzo per il potatile Apple, con il quale lavoro).

      La decrescita felice intesa con il nlavoro meno e me ne frego, domani sarà quel che sarà te la puoi permettere quando dal tuo destino non dipende il destino di altri.

      Parere mio.

      • Il Gobb

        Non ho parlato di “decrescita”, ma solo del fatto che il mito della crescita continua di una economia nazionale è, appunto, solo un mito.

        L’economia di una nazione ha il compito di garantire a chi la abita e compone (sia l’economia che la nazione) i mezzi necessari per il sostentamento e una serie di servizi (sanità, scuola, sicurezza etc) indispensabili al funzionamento di uno Stato.
        Il fatto che un’economia cresca è un bene, in alcune circostanze, per esempio quando lo Stato non riesce a provvedere i necessari servizi a tutti i suoi cittadini.
        Ma che l’economia di uno Stato debba SEMPRE crescere, TUTTO IL TEMPO, è un concetto a mio giudizio ridicolo ^____^
        L’economia può anche fermarsi, il che non vuol dire stagnare: cosa è più conveniente che accada dipende dalle condizioni macroeconomiche mondiali, oltre che da quelle interne, e anche la dimensione micro ha il suo ruolo. Dipende dai tassi di natalità e mortalità, dalla situazione sociale di ridistribuzione della ricchezza, dalla corruzione interna, dalla bilancia dei pagamenti… il discorso è molto ampio.
        Il fatto che la crescita continua sia un bene non è un FATTO, è una delle molte opzioni di funzionamento economico che trattiamo come se fosse un fatto in virtù dell’avidità di chi la impone, tutto qui ^_____^

        Spero sia chiaro che il “lavoro meno e me ne frego” non è quel che volevo esprimere, spiacente se si capisce male ^____^

        • Oris

          Sì, la crescita, la crescita… ma uno non può semplicemente mantenere lo status quo?

          Se mi accontento, e io mi accontento, perchè il sistema cerca di fagocitarci spingendoci a produrre di più e di più ancora?

          Il sistema stesso della concorrenza, che tutela però da approfittatori e da cartelli, crea anche come conseguenza questo….

          Come uscirne?

          Togliamo il denaro e usiamo il concetto di “ruolo attivo”?

          Ma poi chi decide i ruoli, lo stato?

          E se io voglio fare l’avvocato ma non ne sono capace?

          Mettiamo su un sistema di “crediti”., dove la gente ti da i voti + o – e se raggiungi 0 o cambi lavoro (e riparti da 100) o vai in galera o a fare lavori socialmente utili ma duri?

  • Il Gobb

    @ pacatoegentile

    Vedo che facciamo una vita per certi versi simile, anche io non ho feticci di consumo da inseguire ^_________^

    • pacatoegentile

      Cerco di fare “consumo critico”, di ragionare su cio’ che faccio e cio’ che vedo il piu’ possibile.
      In questo modo anche il giro al supermercato diventa una gita pesante (leggere tutte le etichette confrontare i prezzi ecc. ecc.) ma piacevole (scoprire che mettono sempre il prodotto X vicino a quello Y) .
      Ho notato che l’aver bandito la televisione dalla mia vita ha cambiato molte cose, prima tra tutte sono diventato polemico e ipercritico, il che e’ un bene e un male.
      Purtroppo sono ancora un feticista di libri, fortunatamente di fantascienza quindi non ce ne sono in giro molti e urania alla fine non e’ male 🙂

  • Carlo

    ho iniziato a lavorare a 17 anni facendo la stagione per un hotel ristorante vicino a casa, facendo 12 13 ore giornaliere con una paga di 650 euri mensili, poi facendo 13 ore in media al giorno sempre senza giorni liberi(con punte di 15 17 ore) in un altro ristorante a 800 euri mensili. Il progresso? il progresso è stato venire a bologna ed essere pagato 600 euri mensili per un part time, essere licenziato perchè non si voleva farmi un contratto a tempo indeterminato, ed infine ritrovarmi ad IKEA a fare 20 ore settimanali per 2 mesi a 600 al mese, questo è il mio mito del progresso. Sono costretto alla sopravvivenza, nessuno vuole assumermi a tempo indeterminato, sono costretto ogni volta che vengo licenziato a farmi largo tra le varie agenzi interinali, senza la possibilità di un posto fisso con una paga decente. Spiegatemi voi come si possa sopravvivere. Sono costretto ad annullare la mia dignità di persona umana di fronte alle esigenze di una corporation(o coproration?), sorridere alle omologazioni.

    • Comandante Nebbia

      Non riesco a dare spiegazioni quando sento queste storie. Provo solo rabbia e il desiderio di cambiare la situazione, tutti insieme e subito maledizione.

    • Doxaliber

      Purtroppo Carlo di storie come le tue ne ho sentite davvero tante. Io stesso ne sono stato a volte protagonista. Mi chiedo cosa stiamo aspettando per reagire, ma reagire davvero.

    • pacatoegentile

      Carlo, mandami a quel paese per la banalita’ della mia risposta ma le uniche cose che ti posso consigliare sono di:
      – andare via da bologna (come sto facendo io)
      – evitare come la peste le agenzie interinali sono luoghi atti solo ad abbassare la tua autostima e a farti sentire un numero, molto spesso con atteggiamenti come se esistano solo loro che hanno la PAZIENZA e la CARITA’ di aiutarti.
      – aumenta la tua autostima, tu VALI (no, non centra col cambiare shampo) , tu SEI un ESSERE UMANO con i suoi pregi e i suoi difetti non sei un ingranaggio di niente.

      lo so: sono solo parole, ma spero possano servire a qualcosa.

  • Oris

    Puoi provare a fare qualcosa per te stesso, diventando un odiato imprenditore, difficile certo, ma almeno hai la possibilità di provare a tenere in mano il tuo destino un pochino di più (non troppo, qualche padrone lo abbiamo tutti).

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