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I Misteri Buffi della Mente di una Dirigente Scolastico: Vita da Precari

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Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "I Misteri Buffi della Mente di una Dirigente Scolastico: Vita da Precari" è stato scritto da Angelika. Ogni autore ha la sua opinione personale che non sempre corrisponde a quella di Gianalessio Ridolfi Pacifici ma a tutti è garantita l'opportunità di esprimersi purché siano rispettate queste regole. Il sito mentecritica.net non ha fini di lucro, è gestito su base volontaria ed a spese del curatore. Il sito non è aggregato a partiti o movimenti e non sostiene nessuna organizzazione politica.
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L’episodio che vado a narrarvi è accaduto ormai un anno fa. Non è particolarmente grave, né particolarmente buffo, però può darvi la stima di come si comportano alcuni dirigenti con gli insegnanti, soprattutto precari (pare che ci distinguano da quelli di ruolo per una specie di lettera scarlatta alla Hawthorne), e di come impieghino il loro potere e il loro tempo quando avrebbero di meglio e di più costruttivo da fare. Nessuno mi toglie dalla testa, allo stato delle cose, che se la scuola pubblica va avanti non è quasi mai merito dei suoi capi.

L’anno scorso perciò, avevo preso servizio in questa scuola grazie ad un incarico annuale, cioè un contratto di lavoro conferito dall’ex Provveditorato agli Studi, da settembre a giugno. In questa scuola, per un miracolo della sorte e contrariamente al solito, ci ero approdata già dal 1° settembre, perché in genere gli impiegati ci mettono moltissimo a stilare e pubblicare le graduatorie da cui si attinge per queste supplenze. Avevo quindi conosciuto la dirigente, una placida signora sui sessanta anni, bionda e con qualcosa nella boccuccia e nel vezzo di spostarsi i capelli della Monroe, Marilyn Monroe. Sono abituata a conoscere i dirigenti una prima volta e poi a non vederli quasi più per il resto dell’anno, se non alle riunioni e ai collegi dei docenti. Noi precari, in genere, non rivestiamo nessuna di quelle funzioni che abbisognano di contatto stretto con i capi e i loro luogotenenti e se veniamo convocati, non è quasi mai per darci una bella notizia o per godere della vista della nostra affascinante persona!

La signora, all’atto della presentazione, quasi non mi fece accomodare, chiedendomi con aria annoiata dei miei trascorsi lavorativi e illustrandomi brevemente le classi che mi sarebbero state assegnate. Boh, sono abituata anche a questi modi poco urbani, che volete farci, è il duro mestiere della precaria. Addirittura una volta una preside, affibbiandomi un orario già compilato, mi avvertì minacciosamente di non farlo cambiare alle mie colleghe (che ancora non avevo conosciuto), altrimenti se la sarebbe presa con me. Ero entrata in quella scuola da dieci minuti neanche!

Comunque, tornando alla vicenda, subito mi premurai di avvertire la bionda dirigente che avrei partecipato ad un corso di formazione, organizzato e gestito dal Ministero della Pubblica Istruzione, per cui se qualche volta mi fossi dovuta assentare era per quel fondato motivo. Lei alzò un sopracciglio, ma non mi chiese né quale fosse il corso, né in cosa intendessi formarmi. Semplicemente, non le interessavo. Mi congedò, con un cenno quasi regale delle corte dita ingioiellate, per far passare l’insegnante successiva.

Passarono i mesi, avevo stretto ottimi rapporti con le mie colleghe, seguivo il corso senza troppe difficoltà poiché si teneva il sabato pomeriggio e proseguivo nel mio lavoro a scuola. Un martedì però, a causa di uno dei professoroni del mio corso, l’intero calendario venne stravolto e costui mise una lezione fondamentale il lunedì seguente dalle 15.00 alle 19.00. Tragedia! Era proprio il giorno in cui facevo lezione il pomeriggio e non solo, perché era anche quello in cui la mia dirigente aveva deciso di fissare le riunioni per scrutinare gli alunni. Non potevo assentarmi dal corso, pena l’esclusione agli esami e non volevo far mancare la lezione ai miei alunni. La mancata presenza agli scrutini non sarebbe stata un gran guaio perché, come mi avevano confermato le mie colleghe, quel giorno avevo solo una classe mentre tutte le altre nei giorni successivi, per cui sarebbe bastata una semplice relazione. Mi attivai immediatamente, chiedendo alla mia collega un cambio turno in virtù del quale gli alunni non avrebbero perso la lezione con me e presentando subito domanda alla dirigente in cui specificavo il cambio e i motivi della mia assenza del pomeriggio. Il venerdì, poiché non mi era giunta nessuna nuova, chiamai in segreteria per sapere la sorte della mia domanda: tutto a posto, mi venne risposto, tutto approvato. Ahhh, la vita era bella quando ogni cosa coincideva perfettamente! Il lunedì quindi andai a scuola di buon mattino, feci la mia lezione e il pomeriggio andai al corso, come da impegni presi.

Si giunse al martedì. La mia coscienza era pulita, anzi specchiata, neanche un’ombra di turbamento o di premonizione offuscava la mia serenità: non soltanto non mi ero assentata dal corso ma, cosa più importante, non avevo fatto mancare la lezione ai miei studenti e avevo presentato una bella relazione agli scrutini. Quel giorno, avendo finito le mie lezioni alle 13.30 e poiché alle 14.30 sarebbero iniziati i successivi scrutini, invece di andare a casa che era un po’ distante, mi ero concessa un’ampia fetta di pizza e mi ero trasferita nella sala insegnanti a ingannare il tempo, leggendo qualche circolare qua e là. All’improvviso uno squillo sul cellulare. Il numero era quello della mia segreteria scolastica! Mi accinsi a rispondere prendendo un po’ in giro la simpatica applicata e facendole notare che ero lì a due passi, ma mi accorsi ben presto che il suo tono era troppo formale: “ Se è già qui, venga subito che la Preside vuole vederla”. La faccenda mi persuase all’istante che c’era qualcosa che non andava, ma cosa? Nel breve percorso del corridoio, non mi venne proprio nulla in mente. Appena entrata in segreteria, la dirigente con un’espressione poco benevola e la bocca con un broncio esagerato, era intenta ad attorcigliarsi i boccoli con nervosismo.

“Buongiorno Preside”

“Come mai lei ieri non era presente agli scrutini?” Così, damblè, senza un saluto.

Immagino che la mia espressione attonita l’abbia fatta imbufalire ancora di più, credendo che mi stessi arrampicando sugli specchi per cercare una scusa. In realtà, la mia faccia era dovuta al fatto che la domanda che avevo prodotto per giustificare il cambio turno e conseguente assenza dagli scrutini era stata da lei stessa letta e firmata! Nulla poteva passare senza la sua piena approvazione! Ancora con l’involucro della pizza in mano le feci notare la faccenda, chiedendo manforte ai due applicati lì presenti. Ma loro se ne stavano rigidi ai loro posti facendo finta di lavorare, in realtà con le orecchie ben tese e i visi sfuggenti.

“Mi scusi, signora Pina – chiesi all’applicata – può farmi avere la domanda che la Preside ha approvato?”

“Ma quale domanda e domanda – sbottò la preside – lei l’ha presentata per il cambio turno, non per l’assenza dagli scrutini di ieri!”

Per un attimo la mia mente vacillò e credetti di trovarmi in un paese straniero di cui non conoscevo la lingua. Allora, pensai bene di spiegarle quello che immaginavo fosse chiaro per tutti: non avendo io il dono dell’ubiquità, non avrei potuto in nessun modo essere presente al corso e pure agli scrutini. Le leggi della fisica me lo vietavano. In parole povere, se avevo chiesto un cambio turno alla mia collega per non privare gli alunni della mia lezione pomeridiana e per poter partecipare al corso, chiaramente non sarei nemmeno potuta essere presente agli scrutini!

Con gli occhi roteanti nelle orbite e i boccoli come le spire della Gorgone, la preside esplose: “Lei crede di poter fare quello che desidera, lei pensa di essere un cane sciolto, libero di non presentarsi agli scrutini, ma dico, agli scrutiniii (urlato con crescente parossismo)!!!”

“Ma preside – replicai io – non ho mai pensato di poter fare quello che voglio, sono anzi fin troppo ligia alle regole! Appunto per questo ho presentato domanda, che lei ha firmato, informandola che sarei stata al corso dalle 15.00 alle 19.00, proprio nell’ora in cui si tenevano gli scrutini”.

“Non dica sciocchezze! La sua domanda si riferiva al cambio turno e all’orario del corso, non agli scrutini. Lei ha fatto come le è piaciuto!”

Il mondo, privato delle sue naturali regole di buonsenso, roteava intorno a me: “Preside, nella mia domanda era implicito che la presenza al corso avrebbe impedito la mia presenza agli scrutini, mi pareva chiaro.”

“Sarà chiaro per lei, ma non per tutti gli altri. Lei si è presa una grandissima libertà che le farò pagare a caro prezzo. In questa scuola, se lo metta bene in testa, lei non può fare come vuole. Anche l’abitudine di ricevere qualche minuto prima i genitori, ai colloqui, lei se la deve togliere”.

“Preside, io ho tanti alunni, così ho più tempo per parlare con i genitori di tutti e trascurarne meno possibili. Non tolgo nulla a nessuno anzi, impiego il mio tempo che non verrà retribuito!”

“Non è questo il punto, io devo sapere quello che fa: da questo momento in poi voglio avere il calendario con i minuti precisi che intende dedicare ai genitori. Non sono permessi i cani sciolti in questa scuola! Per farglielo capire meglio, le scriverò immediatamente un avvertimento disciplinare!”

In quel momento, la dea della furia mi prese e alle labbra mi salì una rispostaccia. Ma mi contenni, dicendole: “Faccia quello che vuole, buongiorno” e infilai la porta.

Dopo una mezz’ora la rividi agli scrutini. Pareva avesse dimenticato tutto, però era come se io fossi diventata più invisibile di prima. L’anno è trascorso così come era iniziato. Non mi è stato mai recapitato nessun avvertimento disciplinare.

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