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Tutti I Bambini di Serie B

17 ottobre, 2008 - 6:57 di  
Archiviato in Il Futuro è nei Giovani




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L’altro ieri, sul sito del Corriere compare un simpatico articolo: Sì alle classi separate per stranieri nel quale viene riportata la brillante idea di Cota, esponente del carroccio, di relegare in apposite classi gli studenti stranieri rei di non parlare perfettamente la nostra lingua.




Con il loro handicap, questi bambini impedirebbero ad i loro coetanei italiani “di apprendere al meglio”.
«La mia proposta serve a prevenire il razzismo e punta a realizzare una vera integrazione» afferma Cota. Il fine ultimo quindi sarebbe quello di una VERA integrazione. Ha senso?
Cota è sicuro che nella sua proposta non ci sia proprio niente di razzista?

Mi chiedo: ma anche i bambini italiani (pare che specificare la nazionalità dei bambini sia determinante in questo contesto) con problemi di apprendimento o con un quoziente intellettivo più basso rispetto alla media “impediscono ai loro coetanei di apprendere al meglio”? Dovremmo allora dividere le classi in bambini “superiori” e “inferiori”? E’ di questo che stiamo parlando?
Cota è sicuro che la sua idea sia volta all’integrazione e non, al contrario, all’emarginazione?

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Comments

49 Risposte a “Tutti I Bambini di Serie B”
  1. lupoalburnino scrive:

    Sono perfettamente d’accordo con te. Ho fatto il maestro unico tanti anni fa e maestro di modulo non molto tempo fa. Poi la pensione. Ai tempi del maestro unico esistevano le scuole differenziali. Ci ho insegnato un anno: risultato? Nullo. Quando i bambini della differenziale incontravano i “normali” non si avvicinavano, nè si avvicinavano gli altri: una netta separazione, perchè gli handicappati, così si chiamavano allora, non si sentivano graditi, mentre i normali si sentivano superiori. Bella scuola davvero quella del passato!
    Durante il periodo del modulo c’era in una delle tre (si, tre classi con quattro maestri, meno di uno e mezzo) mie classi una bambina “disabile”, oggi sarebbe diversamente abile (come cambia il linguaggio!), che era bene accettata dagli altri con cui giocava e socializzava tranquillamente: era integrata! Però non sempre se ne stava buona buona al suo posto. Si, dava fastidio! Cosa dovrebbe succedere oggi? Quelli che danno fastidio o sono diversamente abili, nel senso che sono più lenti nell’apprendimento, saranno messi in una classe diversa finchè non raggiungono gli standard dei bravi? Questa è la società cristiana e solidale di cui si riempiono la bocca Cota e la Gelmini?
    A voi l’ardua sentenza, ma credo che a molti farebbe piacere, purtroppo!

  2. lastrega scrive:

    il discorso handicap italiano è una anomalia rispetto all’europa
    io sono convinta che alle elementari il bambino disabile aiuti la classe e possa essere inserito (5 anni elementare con disabile grave posso assicurare che era seguito, aiutato, integrato)
    ma dalle medie in poi la cosa si perde e certe volte diventa anche un po’ disumana
    sarà che l’insegnante di sostegno passa da 24 ore a 18 e si può fare l’orario che vuole…
    in europa ci sono le classi differenziali e questi ragazzi non sono sotto il ministero della istruzione ma sotto la sanità
    da noi la scuola alla fine serve allo stato per far vedere alle famiglie quanto non siano sole
    alle elementari può andare ma dopo è una cosa che non auguro a nessuno

    problema stranieri: se prima c’erano 2-3 stranieri per classe e la relativa insegnante ‘ponte’ adesso ci saranno 20 stranieri e 1 insegnante ponte
    ancora pensiamo che sia un discorso bambini serie a-b- e razzismi vari? è l’ennesimo taglio già avviato i primi di sett quando nella sola lombardia arrivarono le prime avvisaglie di quello che stava succedendo ‘hanno tagliato gli insegnanti per gli stranieri’ silenzio. e intanto usciva una proposta lega sulle classi ponte. ‘il ministero non ne ha dati di più sono la metà dell’anno scorso’ silenzio. e intanto la proposta andava in tv ‘leghisti razzisti’. passa la norma ‘ahh il governo’. giorni celesti e santi numi ma dov’era il mondo politico quando tutto andava a parare verso la strategia tremonti-gelmini? possibile che l’italia vada in ferie dalle proteste e si svegli a camere spente?

    io sto vedendo una cosa nella protesta scolastica: nessuna organizzazione e nessuna presa di posizione vera sulla scure gelmini-tremonti
    adesso tutti in piazza ma senza una marcia unità: università contro legge 133 scuola contro legge 137
    tempo dieci giorni e la riforma ce la troviamo bella e pronta sul tavolo di napolitano (non possumus)

    • luciano bubbola scrive:

      Parole Sante!
      Io vedo nella mia Scuola persone ‘riconvertite’ al sostegno, perché perdenti-posto (ex-DOP) e così con qualche lezione (o brevi corsi di riconversione su problemi che richiederebbero titoli specifici o lauree) diventano esperti di dislessia, di disgrafia e di handicap più o meno gravi, mentre per tali patologie bisognerebbe avere persone con reali competenze mediche e psicologiche!
      La Scuola serve solo a ‘far vedere’ e ad illudere le famiglie con ragazzi fragili e bisognosi di cure e di assistenza qualificata… e non improvvisata!
      Ma la demagogia buonista (alla Veltroni per capirsi…) impera nella Scuola italiana e nei ‘profeti’ dell’integrazione superficiale e apparente.
      Saluti
      Luciano Bubbola

      • lupoalburnino scrive:

        Caro Bubbola, l’ho detto prima: io sono un maestro in pensione e ho fatto il maestro unico e di modulo. La mia esperienza decennale mi porta a privilegiare il modulo. Ma fermiamoci qui.
        La scuola primaria (scuola elementare) funziona bene. Non vedo i motivi per dire alla Gelmini: “Le nostre proposte sono queste”. Non c’è nulla da cambiare per ora. Forse qualche aggiustamento. Le scartoffie, per esempio, sono troppe.
        Per quanto riguarda le persone riconvertite al sostegno è un fatto stupido, perchè occorre una specializzazione vera come giustamente dici tu. Il sostegno non serve solo per reperire posti di lavoro. I bambini diversamente abili hanno bisogno di ben altro che la semplice presenza dell’insegnante. Però, come la metti con la proposta Gelmini che sta organizzando corsi di 150 ore di inglese per poi insegnarlo ai bambini di scuola elementare? C’è bisogno di farle capire che è una “stronzata”?
        Per finire. E’ possibile che la colpa di tutto ciò che avviene in Italia sia della “demagogia buonista” di Veltroni? Vorrei sapere in che senso. Non ho mai capito perchè Veltroni sia così buono da dare tanto fastidio ai duri che siete voi. E voi perchè siete così duri? Con chi? Con Veltroni? Vi ha rotto tanto le scatole?
        Ne ho sentite tante contro di lui e contro Prodi, ma nulla di di tanto grave se non che non abbiano (Veltroni poi non c’entra) fatto approvare i pacs.
        Le ricariche sono una stupidata, cambiare banca per i mutui un’altra stupidata, non pagare un euro per l’estinsione del c/c una stupidata tanto grossa che più grossa non si può, più tassisti per la concorrenza, ecc.
        Se il governo Prodi non avesse fatto anche questo non sarebbe stato peggio? E vi dimenticate la quattordicesima ai pensionati con pensione bassa? Vi dimenticate che il precariato sarebbe piano piano finito dopo 36 mesi se non fosse intervenuto l’attuale governo? No, ma i pacs o i dico non sono stati fatti. Gravissimo!
        Ma voi pensate davvero che agli italiani interessino più i dico che il resto? Non dico che non siano un passo in avanti in fatto di diritti civili, ma aspettare un altro poco non sarebbe stato meglio? No, dobbiamo dare una lezione a Prodi e Veltroni. Per che cosa? Teniamoci Berlusconi per cinque anni ancora e la destra se B. non dovesse più ripresentarsi.
        Vi sta bene? Pensiamo in positivo una buona volta!

        • luciano bubbola scrive:

          La radice dei recenti mali nella Scuola italiana sta nella Riforma Berlinguer e nella finta autonomia scolastica (Istituti autonomi senza mezzi finanziari e senza adeguate coperture didattiche!).
          Caro lupoalburnino, non si tratta di abbracciare il ‘meno peggio’ (se poi lo è!) della Riforma Gelmini rispetto al ‘peggio’ di quella di Berlinguer: uno ha dato il ‘la’ allo sfascio dell’Istruzione pubblica, l’altra continua in questa sinfonia ‘degli addii’ e dei tagli indiscriminati.
          Critico il finto ‘buonismo’ di Veltroni & Co. perchè nella realtà dei fatti non si discosta molto dall’altrettanto finto ‘celodurismo’ di Belusconi & Co. a scapito di un vero ‘Stato sociale’, sempre assente negli interessi della Sinistra e della Destra (escludendo, logicamente, le manovre demagogiche e le briciole elargite ai cittadini in difficoltà).
          Saluti
          Luciano Bubbola

  3. Framaulo scrive:

    L’Italia è non solo un’anomalia dell’Europa, ma anche del buonsenso.

  4. homoeuropeus scrive:

    Purtroppo, secondo me, la situazione e’ molto peggio, perche’ le riforme della Gelmini (assieme alle mozioni leghiste) stanno trasformando il ruolo della scuola pubblica, da istituzione inclusiva e di formazione a luogo della segregazione e dell’educazione all’omologazione culturale, luogo in cui si viene giudicati (con voti in pagella) e suddivisi per merito (classi di inserimento.

    Aggiungo solo che in Gran Bretagna (dove il l’offerta scolastica e’ piu’ diversificata che da noi: scuole pubbliche, private, religiose, boarding school, ecc…) le scuole si fanno concorrenza per attirare piu’ studenti e una delle cose che piu’ attrae i genitori e’ la presenza di scolari provenienti da diverse culture, lingue, religioni. Questo perche’ una scuola multi-culturale stimola maggiormente i bambini ed insegna loro cose che nessuna materia curriculare puo’ isegnare: la solidarieta’, il rispetto, il senso di cittadinanza.

    Se ti interessa approfondire leggi qui

  5. Neottolemo scrive:

    Come ogni provvedimento questa ne è solo l’enunciazione, poi bisogna vedere quale sarà l’attuazione.
    Io non ne sono contrario a prescindere. Oltretutto c’è da discriminare tra chi non conosce la lingua italiana e chi invece presenta un ritardo intellettivo. Sono due cose completamente diverse e non credo che il “dibattito” debba vertere sui diversamente abili.
    Io ho avuto diversi esempi di compagne di classe, italianissime (quasi ariane direi), che non sapevano parlare bene l’italiano ed avevano problemi nel leggere e nello scrivere. Questo sia alle elementari (e in questo periodo ci si passa su, pessimo errore) che alle superiori (perchè alle elementari ci si è passato su). Queste persone finivano con l’essere isolate e schernite. Ovviamente questo non era l’unico risultato, dato che il loro rendimento scolastico non era proprio dei migliori (e non lo era nemmeno il mio, ho sempre avuto astio verso lo studio), c’è chi è stata bocciata o chi puntualmente doveva fare i corsi di riparazione. Tutto questo semplicemente perchè l’italiano era effettivamente la loro seconda lingua (chi è del sud credo possa capire).
    Se questo problema lo trasferiamo su chi l’italiano non lo ha sentito nemmeno in tv si amplifica enormemente.
    Mettere un insegnante di sostegno ad un bambino che deve semplicemente padroneggiare una lingua avrebbe senso? Il bambino dovrebbe essere costantemente in presenza di una ventina di demoni in miniatura (i bambini sono perfidi, checchè se ne dica) che penseranno costantemente “guarda quel coglione, dopo tre mesi ancora non sa parlare italiano” e che prenderanno a chiamarlo in tutti i modi possibili volti ad offenderlo.
    Se la classe separata dura un anno (ovviamente il primo anno di elementari) e permette a questi bambini di entrare in seconda elementare in modo che possano seguire e partecipare senza difficoltà alla lezione io non ci vedo nulla di segregazionista.
    Non mi sembra si sia parlato di cinque anni in classi separate.

    • lupoalburnino scrive:

      Si vede che i ricordi sono la forma migliore per dimenticare la realtà. Ieri sera ad annozero una ricercatrice ha detto che è stata cinque anni all’estero ed ha imparato tre lingue senza studiarle, solo a contatto con altri ricercatori di altri paesi. Altro mondo? No, non è vero. La lingua s’impara più facilmente trovandosi a contatto giornaliero con chi la parla. I bambini che hanno una memoria straordinaria sono molto più veloci degli adulti ad apprendere una seconda lingua. Tenerli ” separati o segregati” non si fa altro che ritardare l’apprendimento della lingua oltre a considerarli di serie b. E questo non è socialmente corretto.

      • Neottolemo scrive:

        Beh, lupo, dipende a che livello sto con la seconda lingua. Se io ora dovessi andare in un paese anglofono potrei cavarmela: riuscirei a vivere degnamente (acquisti, informazioni, cartelli stradali, ecc.) ma avrei difficoltà a seguire una lezione, mi ci vorrebbe almeno un mese senza parlare italiano per arrivare ad un risultato soddisfacente (e questo tempo non sarebbe abbastanza per eliminare l’accento italiano).
        Al contrario se dovessi andare in Germania (parlando esclusivamente tedesco) non capirei un acca e mi sentirei completamente perso per parecchio tempo. Peggio che mai se dovessi seguire una lezione in tedesco, mi sentirei quantomeno fuori posto se non preso in giro; in ogni caso perderei tempo.

        Questo senza contare che la ricercatrice non è andata all’estero senza nessun mezzo per comunicare. Nella sua carriera (prima di studente, e poi ricercatrice) avrà senz’altro avuto approcci con altre lingue che le anno garantito almeno un livello base di inglese. Questo è sicuro a meno che non abbia ignorato tutte le pubblicazioni extra-italiane.

        Di solito gli immigrati non hanno le basi di una lingua ed impararla da soli, partendo da niente richiede parecchio tempo. Se in un anno vengono impartiti i mezzi per poter essere in grado di imparare l’italiano che ben venga, nessuno perde tempo. Ed oggi di tempo ce n’è poco, uscire dalle elementari con un cattivo italiano vuol dire avere una mezza sicurezza di essere accantonati dalla società.

        Poi, come al solito, ai governanti piace farci discutere senza i mezzi opportuni. Io ultimamente ho vissuto fuori dal mondo, ma non mi sembra di essere stato informato su quali siano i parametri con cui verranno giudicati questi bambini.

  6. Fully scrive:

    Mi pare che l’articolo (ed anche qualche commento) facciano confusione fra bambini che non conoscono la lingua italiana e bambini portatori di handicap. Il progetto di legge si occupa dei primi, e limita l’esperienza alla fase di apprendimento della lingua che precede l’inserimento in una classe ordinaria. L’articolo linkato, al riguardo, mi pare chiaro:

    “Chi non le supererà verrà inserito in apposite classi che dovrebbero favorire l’apprendimento della lingua italiana, propedeutico all’ingresso nelle classi tradizionali”

    • lupoalburnino scrive:

      Nessuna confusione! E’ solo un’ipotesi che potrebbe avverarsi. Se dovessero crearsi delle “classi ponte”, come chiede la Lega, per i bambini stranieri finchè non imparano l’italiano, perchè non potrebbe estendersi anche ai bambini diversamente abili anche per altre discipline?
      Però, mi domando: “Se il bambino straniero dovesse essere figlio di un diplomatico si applicherebbe lo stesso criterio?”

  7. ventopiumoso scrive:

    sono d’accordo con adamalfredo. questa è ghettizzazione e non apprendimento. non integra un bel niente. ouf!!!

  8. Lara scrive:

    Oserei ricordare alla lega che se si prende un campione di adolescenti la maggior parte degli stranieri risulta parlare bene l’Italiano: i veri “analfabeti” sono i nstri connazionali!!!
    (scusate la sgrammaticatezza ma ho il braccio sinistri fuori uso e fatico molto a scrivere)

  9. ilBuonPeppe scrive:

    Ti chiedi se ha senso una proposta del genere? Per avere un senso sarebbe necessario che chi la formula abbia come minimo due neuroni, altrimenti non si creano le sinapsi.
    Siamo alla fiera: ormai qualsiasi cretino si sente in diritto di aprire bocca e sproloquiare a piacere. Il guaio è che poi c’è chi gli dà retta.

  10. lucy scrive:

    Mah, io credo che a dover apprendere bene l’italiano, siano prima di tutto i bambini italiani..specialmente quelli che parlano abitualmente in dialetto…. che traducono letteralmente dal dialtto all’italiano con strafalcioni tremendi.
    Tipico dei lombardi confondore il condizionale (tipico del dialetto) con il conguntivo della ingua italiana.
    Propongo quindi classi differenziali per i bambini che commettono questi errori

    • Lara scrive:

      io, da “sua santità il piemonte”, avevo compagni che in prima media non parlavano ancora italiano ed i professori dovevano aiutarli a tradurre… in dialetto!

      So che sono casi isolati a chi proviene dalla campagna…ma ci sono!!!!

  11. luciano bubbola scrive:

    Sono un insegnante delle Scuole Medie Superiori e vivo quotidianamente la realtà dei ragazzi stranieri con minime o nulle basi linguistiche italiane. L’emarginazione nasce perché non capiscono la nostra lingua e ciò li isola; inoltre vedere giovani che vengono ‘buttati’ in I o II Superiore solo per un dato anagrafico, senza alcuna conoscenza del loro curriculum scolastico, è un ‘buonismo’ deleterio e puramente demagogico: non capiscono nulla di elementare e il loro inglese è pure stentato.
    Le ‘classi – ponte’ non sono né di destra né di sinistra: sono necessarie, come avviene con più realismo in altri Paesi europei, per una concreta integrazione culturale e linguistica di questi ragazzi; altrimenti vengono emarginati non nella forma, ma nella sostanza dei fatti.
    Se Fassino, Berlinguer & Co. si fossero battuti, a suo tempo, per dare maggiori fondi alla scuola italiana, invece di promuovere una demagogica riforma dell’autonomia scolastica (senza fondi, ma con il solo scopo di risparmiare sulla spesa pubblica), ora ci sarebbero ragazzi realmente integrati e con mezzi adeguati per non rimanere emarginati.
    Parlare senza vivere quotidianamente certe realtà sociali è solo demagogia inutile e ‘fuori tempo massimo’.
    Saluti
    Luciano Bubbola

    • lastrega scrive:

      infatti da come pare il problema non è per i bambini delle primarie che hanno mediatori linguistici spesso messi lì apposta dal comune (come nella mia città) ma per le medie e in particolare per le superiori
      però io penso anche che la classe ponte non durerà nemmeno un anno… con sti quattro soldi se dura due mesi è molto :D

  12. In linea di principio la proposta è ragionevole e potrebbe serenamente essere dibattuta e approfondita. Va incontro a oggettive difficoltà che quotidianamente si incontrano in ambiente scolastico. Corsi di lingua e altre azioni del genere non possono che aiutare bambini stranieri ad integrarsi. Quindi io non partirei con pregiudiziali.
    Diverso sarebbe se si insinuassero nella mozione componenti segregazioniste, ma ad oggi non mi sembra sia questo il caso.
    Quindi, di base, valuterei la cosa con serenità.
    Mi incazzo invece alle dichiarazioni allucinanti di Casini (che si richiama alla stella di David imposta agli ebrei), Di Pietro (che parla dei treni per Auschwitz) e compari…questo tipo di sparate mina sempre più la credibilità dell’opposizione…occorrerebbe smetterla di fare “caciara” ad oltranza con la speranza di conquistare consenso e visibilità, cercando invece di usare il cervello e operare correttamente e concretamente.

  13. Il Gobb scrive:

    A me sembra un problema più ampio.

    Innanzitutto sulla propaganda razzista l’attuale coalizione di governo ci ha imperniato parte della campagna elettorale. Ci ha vinto le elezioni, per la miseria, con le Lega a percentuali strepitose.
    Una propaganda passata spesso per il tema della sicurezza, con grandissima attenzione dei media (e un linguaggio eu n taglio dei servizi che non commento nemmeno, ho già dato: http://www.talkinrapper.com/2008/08/oggi-mi-ha-colpito-molto-larticolo-de.html ), con nemici di volta in volta diversi a seconda dell’opportunità, ma non solo.

    Hanno introdotto la stupidaggine assoluta, la “sicurezza percepita”. Cioè quanto i cittadini “immaginano” di essere sicuri. Un fattore, se mi è consentito dirlo, facilmente influenzabile dai TG.

    Questo in un Paese come l’Italia, che non ha mai brillato per la capacità di accogliere i migranti: abbiamo una legge sull’immigrazione che definirei demenziale (propagandistica anch’essa), che pone molti ostacoli al riconoscimento della cittadinanza e al rilascio dei permessi di soggiorno, accompagnata da un apparato sanzionatorio ridicolo (ora si propone persino di espellere i criminali stranieri… cosa impedisce loro di tornare? Che pena è?).

    Un provvedimento simile, se anche non si approvasse ora, serve a molti scopi.
    A quello di creare, come ho già scritto qui su MC e sul mio blog, una scuola che suddivida alla base la società italiana in, grosso modo, due classi, processo già in corso da quando ha cominciato ad aumentare il divario fra i più poveri e i più ricchi (qualcuno ricorda ancora il dibattito, poi svanito senza conseguenze, sulla sparizione della cosiddetta “classe media”?).
    Una elite destinata al governo, un’altra di lavoratori ignoranti e poveri, con le libertà civili belle compresse, spaventati dai vari “nemici stranieri” di turno e per tutto ciò facilmente governabili.

    Anche non approvato, questo provvedimento (con tutto il clamore mediatico accessorio) serve a dire all’opinione pubblica che che i bambini stranieri rallentano l’apprendimento degli italiani (suggerendo che se non verrà approvata, come sembra, ogni eventuale fallimento della riforma Gelmini avrà i suoi piccoli colpevoli? Mah), alimentando quindi lo strato pregiudiziale che ci protiamo tutti dietro e con effetto di rinforzo sulla questione sicurezza.

    Non ho sentito nessuno finora dire che basterebbe una politica razionale sull’immigrazione, che offra l’onesta possibilità di ottenere il permesso di soggiorno e guadagnarsi da vivere nella legalità. Risolverebbe alcuni problemi di integrazione (è vivendo e lavorando qui, ogni giorno, che si impara la convivenza, non facendo un corso) e, guardacaso, anche una parte di quello criminalità.

    Scusate il papiro chilometrico, è un argomento che mi sta a cuore: ho parecchi amici immigrati, anche con figli, e vedo cosa passano, che vita fanno, che casino che è.
    Ed è non solo incredibilmente umiliante, ma anche stupido.

    • Neottolemo scrive:

      Per quanto riguarda l’ottenimento del permesso di soggiorno (ma quella è anche una cosa di minor peso, il problema sta nell’ottenere la cittadinanza, e il voto poi non ne parliamo nemmeno) e le politiche sull’immigrazione sono d’accordo. Su questo, anzi, il discorso per me diventa davvero molto più ampio perchè poi credo sia necessario parlare di politica estera e di azioni nei paesi più svantaggiati.

      Comunque, rimanendo sulla mobilità sociale, e senza prendere i casi più tragici. Quanti cinesi-indiani-pachistani che vivono all’esquilino avranno la possibilità di migliorare la loro condizione sociale?
      Ricordo che un anno fa non riuscivo a trovare una strada li nell’esquilino e così iniziai a chiedere nei negozi. Nulla di utile, nessuno parlava o capiva l’italiano (certo, magari molti non volevano capire per paura). Ieri sera alla tv sentivo parlare dell’esquilino come un quartiere multiculturale, quando dal mio punto di vista è solo uno schifo di ghetto in mano alle mafie più svariate. Questo è il risultato dell’immigrazione “si integrano da soli” e “controlli più ferrei”.

      Una classe-ponte io credo sia un passo avanti verso un effettiva integrazione, che da sola non basta a niente, è chiaro, ma la lingua è fondamentale per evitare i ghetti. Opino.

      • Il Gobb scrive:

        Proprio no: questa è la conseguenza della politica “ghettizziamoli”.

        Stai supponendo che gli stranieri facciano “comunella” a prescindere, e volotnariamente non imparino l’italiano… non nego che cose del genere possano accadere, ma ti sei chiesoti motivi? Sono loro ad auto-segregarsi? Nella maggior parte dei casi? Solo in alcuni? Da qualsiasi Paese provengano?

        Una permanenza culturale nel gruppo di provenienza è assolutamente normale, succede in ogni Paese dove ci sia immigrazione.
        Il problema è gestire la normale tendenza a creare reti di sostegno fra immigrati, che portano inevitabilmente a un certo grado di “chiusura” nella comunità.
        Queste reti di sostegno, con il loro portato culturale, si creano a maggior ragione, e sono più forti e più chiuse, in Paesi poco accoglienti come il nostro.
        Paesi che non hanno politiche interculturali, in cui nessuno sa l’inglese (fossi un nigeriano andrei a vivere in Svezia: anche il giornalaio sa parlare bene l’inglese), caratterizzati da una decisa componente razzista, pronti a sfruttare il lavoro nero e con una forte presenza di criminalità organizzata. Che recluta disperati.
        E ci sarebbero meno disperati se potessero inegrarsi e trovassro meno pregiudizio e meno sfruttamento. “Si integrano da soli” non è indifferenza verso ciò che i migranti fanno, non è lasciarli cuocere nel loro brodo ma dare loro gli strumenti adatti a integrarsi.
        Cosa che non hanno.
        E finché non li avranno non potremo sapere con certezza se il problema è lì o altrove.
        Si pensa troppo spesso che la presenza stessa degli immigrati sia la causa dei guai, ma questo fa a pugni con qualsiasi cosa io abbia vissuto, conosciuto o letto, e significa scambiare la causa con l’effetto… come se poi fosse possibile una categorizzazione così semplice: è un processo in corso, pieno di fattori interagenti, difficilmente tracciabile: sarebbe il caso di smettere di cercare di sostenere che “hanno cominciato loro” e iniziare a darsi da fare per risolverlo ^_______^

        • Neottolemo scrive:

          Non ho affatto supposto che gli stranieri vengano in italia per crearsi una colonia indipendente. Sto dicendo che uno straniero che viene in italia (ma in qualsiasi altro stato) non conoscendo la lingua finirà per ghettizzarsi perchè è il miglior modo per sopravvivere nel breve termine. Alla lunga si crea un ghetto semi-autosufficiente ed integrarsi diventa inutile ed anche pericoloso in quanto andrebbe in contrasto con i voleri della mafia che controlla il ghetto.
          Quindi diciamo le stesse cose. Se non sono stato chiaro prima spero di esserlo stato adesso.

          Detto questo, un corso specifico che dia ai bambini gli strumenti per conoscere l’italiano senza dover fare degli extra mi sembra una buona proposta. Certo, ci saranno soluzioni migliori, ne sono sicuro, e anche migliori delle migliori ma io credo che la strada da seguire sia questa, non la segregazione, ma dedicare parte della carriera scolastica (un anno, sei mesi, un mese a seconda del necessario) al normale piano di studi ma con l’accento posto sulla lingua.
          Se si vogliono fare proposte alternatvie anche qui, senza dire “no perchè è razzista” non chiederei di meglio.

      • Il Gobb scrive:

        Mamma mia… scrivendo di fretta scrivo male! Un sacco di errori di battitura, chiedo scusa ^___^

  14. Il Gobb scrive:

    Ah, ovviamente il provvedimento “aiuta” la Gelmini in quanto creerebbe un “classe” ancora “inferiore” di bambini, e quindi di futuri adulti, senza nessuna possibilità di innalzare il loro status sociale per mancanza di istruzione. La mobilità sociale fa paura a un sacco di gente.

  15. luciano bubbola scrive:

    Quanti discorsi profondi e carichi di princìpi etici… peccato che la realtà sia molto, molto diversa e che con le chiacchere su ‘questioni di principio’ (una specie di Kant-fai da te?) non aiuti il vero inserimento dei ragazzi stranieri nella Scuola italiana!
    In realtà si umilia l’intelligenza e le potenzialità di questi giovani per bassi fini politici.
    Saluti
    Luciano Bubbola

  16. Il problema esiste, non neghiamolo. Non si può pensare che un bambino che non conosce l’italiano possa capire una lezione su di un argomento nuovo in italiano. Però una soluzione del genere colpirebbe non solo gli extracomunitari, che pare non godano di gran prestigio di questi tempi, ma anche gli stranieri comunitari. A chi non trova proprio nulla di sbagliato nel mettere in una classe a parte (destinata ad andare a rilento, con davanti la classe ufficiale, che non raggiungerà mai) non il solito arabo, nigeriano, ecc., ma un bambino americano figlio di un diplomatico, oppure un francese, un olandese, un tedesco. Fa ancora lo stesso effetto o non torna più qualcosa. Magari una soluzione meno radicale e grezza, no?

  17. Iniquo scrive:

    Segregazione razziale, si attendono sanzioni da parte del mondo civilizzato nel caso venisse approvata una legge su questa lunghezza d’onda.

  18. F.Maria Arouet scrive:

    Da “Il Sole 24 ore” di ieri:

    “Gli alunni stranieri rappresentano il 6,4% del totale degli iscritti, corrispondenti a 574.133 ragazzi. Nelle elementari e nelle medie si concentra il maggior numero di presenze, rispettivamente 217.716 e 126.396 ragazzi. Nelle classi italiane sono rappresentate 166 nazionalità. Primi i romeni (oltre 92mila), seguono gli albanesi (85mila) e i marocchini (76mila). Emilia Romagna, Umbria, Lombardia e Veneto sono le regioni con la quota di presenze più alta: oltre il 10% della popolazione scolastica.”

    “Il modello d’integrazione che prevede classi separate è abbastanza diffuso in Europa e da molti anni. In Francia (si veda l’articolo a lato), ma non solo. I sistemi inglese e tedesco prevedono classi differenziate per gli alunni stranieri, fino al raggiungimento della competenza linguistica. In Germania, particolare rilievo ha il “Progetto lezioni in tandem” che consiste nell’affiancare ai tradizionali corsi extracurricolari di lingua, alcune ore di compresenza in classe degli insegnanti di altre madrelingue. E l’ammissione nelle classi ordinarie avviene solo dopo aver superato l’esame di una commissione. L’integrazione viene intesa a livello di scuola e di classe, quindi le ore delle materie che non richiedono particolare comunicazione verbale sono comuni. In ogni caso, alla mediazione linguistica e ai corsi intensivi di insegnamento viene data grande importanza. Anche in Spagna ci sono classi “di passaggio”. A seconda della singola Comunità autonoma, i bambini immigrati possono essere formati in classi di un anno o due inferiori alla loro età, al fine di compensare il divario curricolare.”

    “Il putiferio scoppiato in Italia intorno alle “classi di inserimento” per stranieri genera in Francia stupore, sorpresa, incredulità. Al ministero dell’Educazione, gestito da Xavier Darcos, amicissimo di Nicolas Sarkozy, sottolineano che lo strumento da loro «esiste dagli anni Settanta e non ha mai generato polemiche». ”

    Non che “Il sole 24 ore” sia la bocca della verità, ma questi più che opinioni sembrerebbero fatti.

    • Il Gobb scrive:

      Il Sole 24 Ore paragona due realtà che hanno poco a che vedere l’una con l’altra, e che quindi hanno cause e meccanismi leggermente diversi.

      Io non ignorerei così la propaganda razzista e l’effetto che questo provvedimento ha al suo interno, né tantomeno la “fobia dello straniero” che ci pervade dal fascismo in poi (probabilmente anche prima, ma non ho fonti storiche quindi sto zitto).

      Classi diversificate sono possibili solo in un Paese che attui insieme ad esse una politica integrazionista seria e fornisca agli immigrati una onesta possibilità di legalità (e, ovviamente, anche di cittadinanza).
      Qui non avviene, quindi una misura simile è semplicemente demenziale, una pezza, una stampella che potrebbe scivolare molto facilmente dalle mani di quella zoppa che è l’interculturalità in Italia.

      Per il resto, vedere il mio commento sopra ^___^

      • F.Maria Arouet scrive:

        Io sono dell’idea che se uno ha un problema deve dotarsi degli strumenti per risolverlo. O per lo meno provarci.
        Quanto alle diversità ogni individuo è diverso dall’altro, eppure se è ammalato prende, pressappoco, le stesse medicine che prendono tutti.
        In attesa che ne se ne trovino di migliori.
        In attesa di una politica integrazionista seria, che sarebbe la medicina migliore, non vedo perché non si debba cominciare da questa.

        • Doxaliber scrive:

          Mah, i giornali dicono tutto ed il contrario di tutto. Il Messaggero ad esempio dice il contrario di quanto affermato dal Sole 24 Ore:

          Non un ponte, ma un ghetto. Questo finirebbero per essere le classi differenziali per gli alunni stranieri che non superino un test di lingua italiana, proposte dalla Lega Nord nella mozione approvata martedì sera a maggioranza dalla Camera. Soltanto in Grecia esiste un’esperienza del genere. Non in Francia, non nel Regno Unito, non in Spagna e, in questi termini, nemmeno in Germania: perché la ”Sonderschule”, la scuola differenziale tedesca, oggetto di discussioni e di ripensamenti proprio in questi mesi, è aperta agli alunni di nazionalità germanica: anche se, purtroppo, i figli degli immigrati italiani ne costituiscono lo zoccolo duro. Le classi-ponte, per di più, non sono concretamente realizzabili.

          Io poi, che dei giornali italiani non mi fido neanche un po’, ho provato a cercare sui giornali francesi le dichiarazioni “sorprese” di Xavier Darcos riportate dal Sole 24 Ore, non saprò cercare eppure non le ho trovate. In compenso ho scoperto che questa domenica in Francia è prevista una manifestazione contro la riforma della scuola voluta da Xavier Darcos. Ho trovato un testo che parla delle modalità di iscrizione e scolarizzazione degli studenti stranieri in Francia e mi sembra una cosa leggermente più accurata delle due righe sulle “classi ponte” proposte dalla lega.
          BBC News, l’equivalente della nostra RAI, invece scrive:

          Un controverso schema per creare classi speciali per bambini immigranti è stato approvato dalla Camera dei Deputati del Parlamento italiano.

          Il termine “controverso” non sembra nascondere grande entusiasmo e favore nei confronti del provvedimento.

          • F.Maria Arouet scrive:

            Non so se abbia ragione il Sole, o il Messaggero.
            Quel che mi premeva dire è che forse, prima di strillare, bisogna cercare di capire bene di cosa stiamo parlando.
            Forse, sottolineato, non si tratta di una pura operazione di razzismo, sebbene di inaziativa leghista, ma di un tentativo di risolvere un problema.
            Forse bisognerebbe analizzarlo in quest’ottica.
            Magari partendo dalla constatazione che quel problema c’è.

            • Doxaliber scrive:

              Per me la soluzione sarebbe nel tempo pieno e nella realizzazione di corsi pomeridiani di lingua italiana per gli studenti stranieri, magari con la possibilità di coinvolgere nello studio della lingua anche i genitori, oppure nell’uso di insegnanti di sostegno anche per i ragazzi stranieri. Il problema in questo caso mi pare sia anche di ordine economico, da una parte si eliminano insegnanti, scuole e risorse, dall’altra si pensa all’istituzione di classi aggiuntive per gli studenti stranieri, che richiederebbero necessariamente più aule e più professori. Mi pare un controsenso evidente. Ritengo poi che il problema esista veramente soltanto nelle scuole medie e superiori, i bambini più piccoli hanno una capacità mostruosa di apprendimento della lingua.

              Aggiungo un’ultima considerazione personale, oggi esistono i programmi “Erasmus”, molti studenti universitari di varie nazioni europee effettuano uno o più anni di studio in una realtà straniera, spesso sono costretti a seguire lezioni e a sostenere esami in una lingua diversa dalla loro. Nonostante le difficoltà iniziali la maggior parte di quelli che conosco sono riusciti a tornare a casa con gli esami fatti ed avendo imparato una lingua nuova. Questo significa che evidentemente il nostro cervello, dovendo adattarsi ad una realtà diversa, è in grado di superare questi problemi.

              • F.Maria Arouet scrive:

                Mi sembrano osservazioni del tutto condivisibili, anche se
                non darei per ininfluente l’aspetto economico.
                Le soluzioni sono reali se commisurate alle possiblità.

        • Il Gobb scrive:

          “Io sono dell’idea che se uno ha un problema deve dotarsi degli strumenti per risolverlo. O per lo meno provarci.”
          ————
          Perfettamente d’accordo, ma da un governo mi aspetto provvedimenti razionali ^___^

          “Quanto alle diversità ogni individuo è diverso dall’altro, eppure se è ammalato prende, pressappoco, le stesse medicine che prendono tutti.
          In attesa che ne se ne trovino di migliori.”
          ————-
          Trovo decisamente azzardato paragonare patologie e situazioni sociali… perché non c’entrano proprio niente le une con le altre ^_____^
          Ridurre un problema sociale ad una “malattia” è fuorviante. Non è un difetto di un corpo altrimenti funzionante e perfetto, ma un processo che si svolge all’interno di un contesto più grande e che l’ingegneria sociale non può risolvere se non lo considera. Per tornare alla tua similitudine: e se io ho la stessa cosa che hai tu ma anche un’allergia al farmaco che la cura, che si fa?

          “In attesa di una politica integrazionista seria, che sarebbe la medicina migliore, non vedo perché non si debba cominciare da questa.”
          ————-
          Perché questa “medicina” potrebbe aiutare ad uccidere il “paziente”, ecco perché ^________^

          • F.Maria Arouet scrive:

            a) Non è razionale soltanto ciò che coincide con le nostre opinioni.
            b) La similitudine non sarà delle più felici. Era per dire che la diversità non può essere ogni volta chiamata in causa per non fare niente. Che il problema esista è lì sotto gli occhi.
            c) Che la “medicina” possa uccidere il paziente è una tua rispettabilissima opinione.

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