Forze dell’Ordine e Forze del Disordine
14 agosto, 2008 - 9:00 di gunnar
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Ho finito i miei venticinque giorni di ferie.
Sono di nuovo al lavoro e per tutto il mese di agosto, come in tutti gli ultimi quindici anni mi è accaduto, lavorerò in un deserto più o meno popolato da sudaticci commenti sul come eravamo e come diventeremo (governo ladro).
Ora si da il caso che i miei giorni di vacanza li abbia trascorsi tra la Francia e la Spagna. Ovviamente non ve li racconto. Per quello ci sono amici pazienti che in cambio di una cena si sorbiranno il filmino e i commenti. Ma voglio dirvi alcune città che ho (ri)visitato. Nizza, Tolone, Marsiglia, Avignone, Nimes, Montpellier, Beaucaire, Tarascone, Carcassonne, Perpignan, Girona, Leida, Barcellona, Valencia. Passando per alcuni centri minori e ficcanasando in luoghi piacevolmente tranquilli tra borghi e territori “percettibilmente” sani e accoglienti.
Una vacanza da tempo progettata e finalmente realizzata. Quello che però conta non è la vacanza in sé ma ciò che ho rilevato, inevitabilmente, e che ho registrato mentalmente riproponendo l’eterno confronto con l’Italia.
Non ci sono dubbi che di luoghi belli l’Italia ne sia piena. Neppure v’è dubbio che le metropoli italiane siano ricche di storia e di grandi prospettive.
Ma non appena si varca il confine di stato sembra davvero di entrare in un altro mondo. E non solo dal punto di vista turistico. Intendo dire proprio dal punto di vista del vivere quotidiano.
Servizi rapidi e funzionanti. Ascolto inesorabilmente attento da parte di chiunque, cortesia, afffidabilità delle informazioni, puntualità dei mezzi di trasporto, certezza delle tariffe e dei costi. Pulizia e ordine privi di maniacalità e appariscenza ma sensibilmente efficaci.
Una ammirevole e pacata forma di partecipazione collettiva tutta spinta alla ricerca dì una sorta di comune benessere.
Una filosofia semplice: Se il mio vicino sta bene ed è in pace con me anch’io starò bene e sarò in pace con lui. Semplice ed efficace.
Immagino che anche in Europa ci siano rancori, egoismi, avvocati e cause civili. Ma la sensazione generale è che ciò sia più un accidente che non una regola. Non si vive per attaccare e difendersi ma ci si difende se è necessario e si cerca di vivere il meglio possibile.
In nessun luogo ho visto l’esercito a presidiare luoghi e territori. Per la verità non ho visto nemmeno la polizia, la guardia nazionale, la gendarmeria, o vigili urbani. Meglio essi c’erano ma con una presenza assolutamente discreta e del tutto accessoria. Salvo, quando necessario, essere tempestivi, presenti fermamente decisi a chiudere ogni problema velocemente ma con estrema cortesia, e incredibilmente efficienti nel rispetto da tutti.

Superato Mentone le autostrade (prive di buche, toppe, aggiusti e cantieri improbabili) prevedono aree di sosta con bagni, luce, panchine. Per camionisti e per turisti e per viaggiatori. Sono tutti tutelati nella loro necessità intrinseca a viaggiare con la migliore offerta possibile di assistenza quantunque indiretta. La segnaletica è chiara e avverte su cosa fare se serve. Non ho mai visto un cartello luminoso sprecato con informazioni stupidamente inutili e superflue.
I viaggiatori sembrano tutti presi da una sorta di pace interiore quasi mistica. Non superano i limiti di velocità, tengono la destra, avvertono delle proprie intenzioni, chiedono scusa quando devono fare manovre che possano in qualche modo turbare la tranquillità del viaggio altrui. E, udite udite, non accade solo in autostrada, accade anche nelle città, nei paesi, nelle strade secondarie… Ovunque.
Le persone addette a dare informazioni negli uffici pubblici, sorridono, magari lo fanno per contratto, ma lo fanno. E hanno anche il cartellino sul risvolto sul quale si legge il loro nome e cognome.
Quando ho chiesto informazioni, ho ricevuto risposte chiare, facilmente verificate e puntualmente precise. Persino in caso di assistenza medica. Il dottore, medico condotto di un paesino in Spagna, recuperato al telefono della sua abitazione dal farmacista, mi ha invitato ad andare da lui per fare la medicazione di cui avevo bisogno. Non mi ha chiesto alcuna parcella, solo il costo del medicinale. Se si tiene conto che si trattava di una domenica mattina, che il medico era fuori servizio e che l’ambulatorio sarebbe rimasto chiuso per turno fino alla sera alle otto… Una gentilezza fatta al turista? Forse. Ho avuto la sensazione però che quel medico facesse il suo lavoro con un tipo di dedizione assolutamente improponibile in una qualsiasi struttura italiana di una qualsiasi città italiana.
Inutile aggiungere lodi ai ristoratori, ai tassisti, agli agenti del traffico, ai baristi, ai commercianti, agli addetti degli uffici postali, al sindaco di Tossa de Mar, e a tutte le persone che la mia famiglia ed io abbiamo avuto modo di incontrare nel nostro veloce peregrinare turistico.
Tornare in Italia è stato vissuto male. Non si trattava di soffrire la fine delle vacanze. Si è trattato di riabituarsi alla paura, all’incertezza, al disagio, all’inquietudine.
I giornali all’estero, tutti indistintamente dedicavano alla cronaca nera lo spazio necessario, poche righe, informazioni secche e semplici, di solito nelle pagine interne. L’informazione segue quasi sempre uno standard abbastanza consolidato. Grandi avvenimenti internazionali, grandi avvenimenti nazionali, grandi eventi culturali, grandi temi di economia. Quindi notizie interne di politica, di economia e di cultura. Solo in fondo si lascia spazio alle chiacchiere, ai pettegolezzi, ai commenti sulle faccende interne e alle facezie di personaggi in cerca di popolarità. In Italia accade ben altro: Grandiosi titoli per i pettegolezzi, Stupefacenti divulgazioni di notizie inverificabili. Enormi spazi alla cronaca nera anche quando non c’è nulla da scrivere. Straordinario fermento di informazioni su sbarchi di poveracci senza storia e senza futuro. E l’eterno tormentone politico di una classe dirigente inetta e ignorante.

Mia figlia un giorno, a Barcellona, guardandomi con occhi luminosi mi ha chiesto: “pa’, ma dove sono i mendicanti?”
Non ci avevo fatto caso fino a quel momento. Ma di fatto, tutti i chilometri percorsi lungo le Ramblas e dentro il Barrìo non un solo mendicante, non uno “zingaro”, non un bambino sporco a chiedere elemosine.
Forse quel giorno e il giorno prima i mendicanti erano in ferie anche loro.
Ho risposto che la Spagna aveva fatto in fretta ad imparare che se ai poveracci dai una possibilità – anche piccola – di sentirsi persone civili e persone accettate, sicuramente non viene loro in mente di mendicare.
Una nota finale è opportuna.
Quasi dovunque ho trovato menù, informazioni e indicazioni turistiche scritte in inglese, francese, olandese, spagnolo. Anche in greco. In un solo ristorante (italo spagnolo) ho trovato il menù tradotto anche in italiano. Evidentemente l’indice di popolarità degli italiani in Europa è piuttosto basso e nessuno si cura di elevarlo. Per un momento mi sono sentito come un extracomunitario.
Forze dell’Ordine e Forze del Disordine è di

E già. Altre terre, altre civiltà.
Noi la nostra antica civiltà l’abbiamo dimenticata, sotterrata sotto cumuli di immondizia e viviamo in uno spettrale Medioevo, pur avendo davanti agli occhi i doni preziosi della nostra Storia che il mondo intero ci invidia.
A quando un nuovo Rinascimento italiano?
Quando smetteremo di predicare e di aspettarci i rimedi dall’alto?
Quoto,
ma ci vogliono proposte.
Spero tu ne abbia. ne riparliamo in redazione.
Che fretta, prima un po’ di inquisizione e di ulteriori invasioni semi-barbariche, poi saltiamo direttamente ai ruggenti anni ’20.
Sono tutti in Italia, bambina mia.
Domanda: l’area di riferimento per l’Italia, dov’è ?
(Basta un circa, es. centro Lazio, Toscana nord, Romagna, ecc.)
A parte il fatto che durante le ferie le impressioni possono essere falsate, non capisco perchè ci si continui a riferire all’Italia come a una nazione omogenea quando l’unica cosa che può dare un senso comune di appartenenza a una nazione è continuamente minato dalla protezione che si da ai cattivi comportamenti.
concordo in pieno sul fatto che l’unico collante della cosidddetta Italia sia una propensione al malcostume. Per il resto, siamo almeno un due-tre paesi ben distinti. Non c’e’ bisogno di essere leghisti per capirlo.
Detto questo, mi pare che questo articolo idealizzi un pochino il tutto: ci siamo dimenticati le periferie parigine messe a ferro e fuoco solo un paio d’anni fa dai francesi di origine arabe delle banlieus? Ci siamo dimenticati l’esitenza di sacche assolute di illegalita’ a Bruxelles, dove la polizia ormai non entra neanche? O la poverta’ assurda che puoi riscontrare in molti quartieri di Londra?
Lungi da me sostenere che l’Italia sia un paradiso. Non lo e’. Non abbiamo strutture, e pensiamo che semplicemente il dire “ah, quant’e’ bella l’italia” faccia arrivare i turisti. Che arrivano, si’, ma poi se ne vanno e a meno che non siano i russi sfondati di quattrini poi non tornano.
pero’ ecco, se noi piangiamo, non e’ che tutti gli altri ridano. Alcuni ridacchiano, alcuni sono tristarelli come noi, altri stanno peggio.
Quoto Demonio. Viaggi ne ho fatti in molte zone del mondo. L’ultimo a Parigi e, venendo dalle polemiche nostrane, ho aperto bene gli occhi, iù del solito. Allora: traffico intenso e indisciplinato, ai pedoni parigini piace passare quando per loro è rosso esattamente come accade in Italia, anzi, forse noi siamo un po’ più attenti; cestini per i rifiuti scarsi; presenza di rom e numerosi medicanti, perl o più davanti alle chiese, un po’ come accadeva ai tempi del Gobbo di Notredame, ma ci sono e sono anche parecchio insistenti e fastidiosi; metropolitana grandiosa ed efficiente, ma sporca, molto sporca; segnaletica stradale assolutamente incomprensibile, ci siamo ritrovati a percorrere tre volte il giro di uno dei raccordi anulari di Parigi perché non si capiva dove cavolo si dovesse uscire; gente stressata e di fretta esattamente come da noi; numerosi attaccabrighe e non erano turisti; una bottiglietta d’acqua 6 eurò, si vous plait. Non so dove sia il Paradiso, ma non credo si trovi sulla faccia di questo pianeta.
Laura
Parigi; Roma, New York, Mosca.
Raramente le grandi metropoli rappresentano il loro paese.
Questo è più vero, come al solito, in Nord Europa, ma quello è un altro mondo.
Questo non fa che confermare il fatto che quando c’è troppa gente fuori controllo la situazione generale si degrada.
Mi pare che anche la Spagna sia parecchio eterogenea.
Però forse ne riesce a fare una forza, al contrario di noi.
ci sono già differenze tra quartieri di una stessa città
concordo in pieno con oris.
non ci resta che osservare e imparare.
con la speranza che il viaggio -o in senso più ampio, l’incontro con l’altro- sia sempre fonte di stimolo e occasione di accrescimento.
capisco il rammarico, l’amarezza di un ritorno in un luogo in cui non ci si riconosce. ma sta a noi custodire le nostre bellezze, perchè siamo noi gli unici responsabili del nostro patrimonio culturale.
sembra un sermone, lo so, anche un po’ utopico per la verità, ma a me questa sembra l’unica strada. perchè noi italiani, ultimamente fin troppo lamentosi per i miei gusti, scegliamo troppe volte di delegare alle “istituzioni” -fantomatiche!- un senso civico e civile che invece è diritto e dovere di ciascuno (la semplice lezione scout del buon cittadino di BP non tramonta mai!).
Concordo.
Prendersi le proprie responsabilità e agire di conseguenza.
Anch’io m’intristisco quando torno dalle ferie, non tanto per il lavoro, ma perchè mi sento di tornare in una specie di inferno in cui sei considerato meno di zero.
Se non ci rispettiamo fra noi, come possiamo rispettare gli immigrati?
Stra-quoto questa frase.
Non è difficile ma al momento sembra una filosofia lontana intere ere.
Non capisco il perchè, però.
Vuoi sapere perchè? Ma è talmente semplice…
Perchè noi siamo… furbi!
E siccome sappiamo di essere furbi cerchiamo sempre di inculare il prossimo così poi noi staremo meglio. Questo ci insegna la TV, e questo noi ci beviamo. E questo insegnamo ai nostri figli.
La corruzione: un ricordo del passato
Sì ma la alla fine si sta male in due.
Il vicino che è vittima delle furbizie e il furbo che ogni giorno pensa a come fare per fare il furbo anzichè sfruttare il tempo per pensare ad altro.
Scusate le ripetizioni fatte per non usare parolacce.
Siamo tornati anche noi da un viaggio in Scozia e prima siamo stati in Irlanda Portogallo Spagna, Olanda, Danimarca
viaggi fly and drive di una settimana che non ti fanno conoscere un popolo ma una sensazione te la danno.
Più a nord vai e più sono gentili ed educati.
Mi ha scioccato vedere mia moglie che sceglieva una bibita da un banco frigo e dietro di lei alcune persone che attendevano in silenzio, ho dovuto chiamarla, lei non si era accorta di nulla,
non parliamo degli autobus e delle strade: nessuno che strombazzava per sorpassarti anche se noi andavamo piano per prudenza (guida a sinistra) e tutti rispettavano il limite di velocità su strade statali larghe e libere.
Nelle highlands altro che rudi scozzesi: abbiamo forato e le rarissime auto si fermavano prontamente per aiutarci.
Chiaro in Italia siamo prevenuti con i nostri concittadini è inutile negarlo eppure le differenze c’erano.
Soprattutto a loro manca una cosa
la “furbizia” italica
ed hanno in più un maggior rispetto del prossimo e del concetto che le leggi sono fatte per tutti, non solo per i fessi.
Qui se ti fermi ad aiutare qualcuno ti rapina, se ti va bene(:
la Spagna.
è lì che me ne andrò!
la furbizia italica….unica qualità che fa curriculum….unico vero dovere della nostra classe dirigente….ricordo ancora le 4 chiacchere fatte con un ex-partigiano che mi disse……”….vedi io ho combattuto per cacciare il re ed il fascismo e poi?….poi mi sono ritrovato che ora in italia sono in centinaia a voler vivere come voleva il re, e noi siamo sempre gli stessi….forse erano meglio i savoia, almeno erano meno…”più di così….se non cambiamo le nostre menti non cambieremo il mondo….
Proposte? Certo che ci vogliono, certo che servono le proposte molto più che le recriminazioni. I confronti con gli altri, nel caso italiano, è quasi sempre perdente. Si realizzano sogni individuali, mai sogni collettivi. Quell’orgoglio di appartenere ad una “storia comune non esiste, COme non esiste il desiderio di partecipare al bene comune. Quel bene comune che da solo riscatterebbe il malessere che nasce dalle crisi economiche, politiche, sociali, culturali…
E che proposte si possono fare? So quelo che faccio tutti i giorni, so quello che dico da oltre 40 anni, so quello che faccio e posso riscostruire a memoria tutte le volte che ho pagato per essere stato privo di ipocrisia, seriamente partecipe e volutamente intransigente.
E’ vero che altrove non sempre tutto è meglio, che hanno i loro guai e i loro problemi da risolvere. E con ciò? Forse che non affrontano i problemi e li risolvono?
E’ proprio qui il vero nodo. I problemi o li si affronta e li si risolve o incancreniscono.
Un mio vecchio maestro di logica mi diceva sempre: i problemi sono tali perchè prevedono sempre una soluzione prima o poi. Se non c’è soluzione non sono problemi. Sono questioni di fede. Abbastanza laico da sfidare l’establishment. Gli davo sempre ragione e mi licenziarono. Fu la prima volta.
Qualcuno vorrebbe sapere a quale delle varie italie mi riferisco. Parlo della Lombardia e non ho difficoltà a dire che non è esattamente vero del tutto che il Nord sia molto meglio del Sud…
Un saluto
“Come non esiste il desiderio di partecipare al bene comune”
credo sia questo il nodo cruciale
“Non esattamente vero del tutto”
ma quasi completamente vero in parte?
ho viaggiato abbastanza in Europa, e per svariati mesi ho vissuto in Irlanda. sono stato solo una volta fuori continente, in Giappone, paese civilissimo, nel mio lungo viaggio di nozze.
quel che posso dire che molto del parere che ci facciamo di un paese deriva da impressioni e cause talvolta fortuite e che tutto il mondo è un po’ paese, e se ascoltate con attenzione i compagni di viaggio e di vita stranieri apprenderete proprio da loro un verosimile ritratto dei pregi, ma anche dei difetti del loro stesso popolo.
parecchi, poi credono in buona fede che vivere in Italia sia un privilegio. e forse per molti aspetti hanno pure ragione.
però…. però….. credo che la differenza stia proprio qui, tra noi e il resto d’Europa. altrove ci mettono attenzione e cuore anche nelle cose più stupide. da noi se non riguarda il nostro diretto, immediato ed evidente interesse, pochissimi si dimostrano solleciti e rispettosi delle regole.
da noi prevale un’indifferenza di maniera e una sciattoneria frequente. oltre alla scarsa propensione al sorriso e alla disponibilità spontanea.
certo non aiuta a essere solidali sapere di vivere in un paese dal costo della vita europeo ma dalle opportunità e dalle retribuzioni quasi nordafricane.
naturale che poi si sviluppi la tendenza a inculare il prossimo e le autorità. a essere il più furbo. a forza di pigliare cazzotti sui denti diventi anche stronzo e malfidato.
però è nell’80% dei casi solo colpa nostra. e non ci costerebbe nulla, o ben poco, rimediare con il buon esempio.
in Svizzera il pulmann postale dispone di stazioni di sosta pulite, ordinate, soprattutto ampie: piazzette curatissime, con fontana e servizi, nelle quali il pulmann sosta uscendo dalla strada.
appena passata la frontiera italiana il pulmann sosta in carreggiata, appiccicato al guard-rail e obbliga i passeggeri, spesso anziani a fare la gimkana per raggiungere il marciapiede, sani e salvi, nel traffico.
niente sicurezza, niente attenzione. figurarsi la cortesia.
sarà anche per questo che da noi si crepa nei cantieri ogni giorno, mentre all’estero per fare il più imbecille degli esperimenti di chimica a scuola ti danno occhiali infortunistici e guanti manco dovessi manipolare del plutonio.
dicevo milioni di piccole cose, spesso dettagli.
ma il reale, il mondo, è una somma di milioni di piccolezze.
come dice Oris, dipende anche da noi. probabilmente dovremmo pretendere stazioni più civili per gli autobus senza aspettare che qualcuno ci pensi per noi.
a parere mio la primissima cosa è cominciare da noi stessi, secondo me qualcosina c’ d sistemare.
lo sai bene che su questo siamo pienamente d’accordo.
il problema è che lavorare su se stessi è faticoso, meglio sterepitare e pretendere che qualcun altro lo faccia per noi.
Ma e ci pensi bene sembra l’unica cosa possibile e utile, anche se la più difficile.
ne sono assolutamente certo.