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Forza Italia

12 giugno, 2008 - 11:30 di  
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“Io ero solito stare dalla parte dell’Italia quando la Spagna finiva eliminata (e anche prima) ma questo non mi pare più possibile da quando quel paese è Berlusconia“, scrive Javier Marias. Ma noi siamo italiani, abbiamo tifato per Paolo Rossi e Bettega, le nostre vite sono scandite dai Mondiali – che da Espana ‘82 ci piace chiamare Mundial – di cui ricordiamo ogni gol e che ci commuoviamo a rivedere su Eurosport Classic, ma solo nel commento originale. Ci commuove Bruno Pizzul che dice “ha il problema di girarsi“, “cincischia a centrocampo” ed “è tutto molto beello“. Ci commuove la voce di Nando Martellini e i suoi infiniti errori. Ci ricordiamo la poltrona su cui eravamo seduti per Italia-Brasile 3-2, che c’era caldissimo fuori e il condizionatore faceva così rumore che la voce di Martellini spariva, che erano le cinque del pomeriggio, che papà era seduto lì e nonno ha perso il terzo gol perché è andato a prendere da bere.




No, noi non siamo capaci di tifare Spagna, anche se loro hanno Zapatero. Anche se l’Italia di Berlusconi subisce i gol di tacco di Ibrahimovic, i golden gol dei coreani, le triplette dell’Olanda e per vincere un Mondiale ci vuole Prodi in panchina. Anche quando odiamo il sistema, odiamo i calciatori, odiamo le loro auto e i loro vestiti, noi non ci rassegniamo a fare i grillini (i calciatori sono i nostri dipendenti) e tifare Ghana (stavolta no, stavolta Beppe Grillo non tifa Romania). Né andiamo a Capalbio mormorando con la erre moscia che il calcio è l’oppio dei popoli. Noi guardiamo le partite. Tutte, pure Svezia-Grecia e amiamo il gioco della Grecia, quel passarsi la palla portiere terzino stopper portiere terzino stopper per minuti senza mai nemmeno pensare che sia possibile anche andare oltre il centrocampo e, perché no, provare a fare gol. Un bel catenaccio all’antica che loro sanno fare e noi – da quando ci sentiamo olandesi – no.

Amiamo le partite di queste squadre con le magliette sempre quelle, senza la scritta Pirelli Toyota Fastweb. Sempre quelle, magari lievemente imbruttite da intarsi d’oro, numeri sfocati, colletti mezzi bianchi e mezzi tricolori, ma sempre quelle. Gli azzurri, gli oranje, le furie rosse. Non diverse di anno in anno. Niente maglie con la croce rossa mai viste prima da vendere in Giappone, niente seconde maglie gialle o verdi per la coppa Uefa e terze a strisce orizzontali per la coppa Italia perché poi il tifoso le vuole tutte a cento euro l’una. Amiamo queste squadre che non possono comprare Ronaldinho e Drogba nemmeno con tutti i miliardi del mondo, che non possono schierare undici stranieri al massimo Camoranesi, e che si portano dietro tifosi colorati, alcuni con gli zoccoli, raramente violenti se non sono inglesi e non c’è troppo alcol vicino. Queste squadre che non hanno presidenti criminali, che non fanno la Champions League brought to you by Mastercard.

Viva gli Europei. Per queste partite, quasi tutte brutte ma comunque belle perché sono gli Europei, tolleriamo anche i commenti di Marco Civoli pensando: “ma come è possibile?”, e a quanto era bello il mondiale di Caressa. Tolleriamo Carlo Nesti, erede mancato di Pizzul, che urla gol gol cento volte mentre tutti sono fermi perché è fuorigioco e il povero Collovati cerca di farglielo notare. Tolleriamo anche i commentatori tecnici: Salvatore Bagni, “gli olandesi sono cotti“, “camminano” ,”noi abbiamo molta più qualità“, “loro non hanno nessuno sulle ali“, “vinciamo col contropiede“, Bagni l’abbronzatissimo unico a non accorgersi che l’Olanda domina; Bagni in grado di offuscare persino le passate glorie Bulgarelli e Sandreani (”per Del Piero vorrei spendere un aggettivo: spirito di sacrificio“). O Carolina Morace, che deve sentirsi obbligata a fare un commento per ogni passaggio. No, Carolina, non è necessario. Tolleriamo le immagini trasmesse dalla Rai, ancora in 4/3 e in qualità Telesicilia anni ‘80.

Tolleriamo Marino Bartoletti – con le arance, l’aria da guru del pallone nel maldestro tentativo di fare Gianni Brera – e barbapapà Galeazzi perché finisce che, mai sazi, guardiamo anche Notti europee e piangiamo l’unico risultato vero di Moggiopoli: non c’è Aldo Biscardi con la sua capigliatura color maglia dell’Olanda e i suoi complotti, la moviola in campo e Maurizio Mosca che urla. Aldo Biscardi is part of the game.

E mentre il vero anticonformista di sinistra tifa Romania, nei commenti dei giornalisti Rai è già Italia-Spagna. Già, perché noi avendo perso la prima saremo secondi nel girone e loro avendo rifilato quattro gol ai poveri russi (se c’è un negozio di vodka aperto nei pressi dello stadio, i russi giocano così) sono già primi. Tranquilli: delegati di Casa azzurri hanno già avvicinato Mutu e Chivu. Per ora non vogliamo saperlo, fra dieci anni ce lo racconta Oliverio Beha. I romeni sono rom, ha semplificato Calderoli (peraltro deluso dalla scritta rou che appare in video quando gioca la Romania). Poi la Francia. Sono negri, ha semplificato Calderoli. La Romania si può fare. La Francia non ha più Zidane. Da oggi in poi sono tutte finali. Nel calcio, tutto può succedere perché la palla è rotonda. Donadoni non è adeguato. Deve mettere Cassano. Materazzi è vecchio. Poi ha troppi tatuaggi, il prossimo deve farlo su Barzagli. Barzagli gioca in nazionale? E meno male che Donadoni non ha litigato con Panucci, se no portava anche Zaccardo. Evviva il calcio delle nazionali, l’unico calcio rimasto, il più bel recupero dell’infanzia. E forza Italia.

di Antonio Pagliaro

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Comments

4 Risposte a “Forza Italia”
  1. Emanuele scrive:

    No eh, forza italia no.
    Forza azzurri in caso :mrgreen:

  2. Un pezzo molto bello e, almeno per quello che mi riguarda, molto nostalgico.

  3. Francesca scrive:

    Secondo me i calciatori del passato avevano un’umilta che quelli del 2000 se la possono sognare o almeno i ns.calciatori italiani.
    Non voglio portare sfiga ma mi sa che se non fanno un passo indietro perdono pure quella di domani…

  4. Silent Enigma scrive:

    questo articolo è stato scritto in bianco e nero.
    bellissimo

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