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Eluana Englaro: Se io Fossi il suo Papà

25 luglio, 2008 - 8:00 di  
Archiviato in Border Zone, Caffè Amaro




Condividi Eluana Englaro: Se io Fossi il suo Papà. lupoalburnino ti ringrazia.
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Non so cosa pensare del caso drammatico di Eluana Englaro. Quando scoppiò il caso di Terry Schiavo in America, mi accinsi a scrivere le mie impressioni, ma mi balenavano nella testa tanti pensieri, tra l’altro talmente contrastanti tra di loro, che mi bloccai e non ne feci nulla.




Ora si presenta una situazione analoga e riguarda una ragazza italiana in coma da sedici anni. Anche adesso mi turbinano nella mente tante idee, anch’esse contrastanti tra di loro, ma questa volta voglio cercare di ragionare più con me stesso che con gli altri, vicini o lontani dalla tragedia della famiglia Englaro.

L’eutanasia e il testamento biologico, oggi, occupano un grande spazio sui mass media italiani anche a causa della “vicenda” Englaro. Siamo di fronte a due problemi di capitale importanza, ma anche se qualcuno mi ha consigliato di conoscere i problemi in tutte le loro sfaccettature prima di esprimere le mie sensazioni, ossia a fondo, desidero fare alcune considerazioni personali, modeste quanto si vuole, ma che partono dalla mia testa senza troppe influenze da parte esterna: leggi, diritti, tendenze religiose e politiche!

Dico subito che non vorrei trovarmi, e tantissimi come me non lo vorrebbero, nei panni del padre della giovane Eluana: la sua croce è talmente pesante che io ne sarei già schiacciato. Per questo motivo rimpiango i tempi antichi: quando la morte arrivava non si cercava di allontanarla perché non esistevano i mezzi e gli strumenti adatti per farlo. Non c’era alcuna forma di accanimento terapeutico o prolungamento artificiale della vita. Quindi, la famiglia poteva soltanto soffrire quando la parca Atropo decideva di tagliare il filo della vita!

Oggi la scienza ha fatto progressi tali che, come si dice, si riesce a tirare il moribondo per i capelli e riportarlo in vita. Mio padre, per esempio, che è morto tanti anni fa per infarto dopo aver sofferto di angina pectoris forse avrebbe vissuto più a lungo con un’angioplastica o con un bay-pass coronario.

Ma di fronte al coma, irreversibile per giunta, la medicina si trova ancora in grosse difficoltà sia per tenere in vita il paziente, sia per stabilire con cognizione di causa se ci sarà o meno il risveglio dal coma: alcuni casi emblematici e inspiegabili verificatisi nel recente passato gettano nel dubbio i “poveri” medici e ancora di più i parenti del paziente. Il padre di Eluana ha ragione quando chiede di poter porre fine alla sofferenza della figlia, adducendo il motivo che la stessa aveva espresso questa sua volontà quando era ancora lucida e cosciente? Forse o senza forse, si!

Io, forse perché non mi trovo nelle sue condizioni, avrei molte perplessità e sicuramente molti sensi di colpa e naturalmente molta sofferenza, se dovessi decidere di staccare la spina per far morire una mia figlia. Ripeto, parlo per me non come credente, ma come padre. A parte l’eutanasia che mi spaventa, per motivi abbastanza evidenti anche in ciò che sto scrivendo, come padre, ma anche come essere umano, avrei molte difficoltà a decidere se un mio parente molto prossimo deve morire o continuare a vivere. Ricordo il libro “Paula” di Isabelle Allende, la quale per tutto il periodo del coma, dichiarato irreversibile, della figlia le rimase accanto giorno e notte finché non cessò di vivere, pur di poterla vedere ed accarezzare. E’ vero che il coma della figlia della Allende non durò a lungo, ma se fosse continuato come si sarebbe comportata?

E’ vero che vedere una figlia distesa su di un lettino con tubi e tubicini, senza dar segni di vita, che non può rispondere alle carezze e alle parole dei propri cari, procura una sofferenza indicibile per chi le sta vicino, ma non poterla più neanche vedere…

Non voglio parlare di “pietas”, perché mi si potrebbe accusare di essere troppo vicino alle posizioni della Chiesa. Voglio parlare di “amore” terreno, quell’amore che unisce indissolubilmente genitori e figli, nonostante possano esserci o esserci state delle incomprensioni tra di loro, che proprio nei momenti difficili si affina, si ingentilisce, aumenta a dismisura.

Allora, cosa farei se dovessi trovarmi nei panni, nella pelle, nel cervello, nel cuore del padre di Eluana? Forse  vorrei continuare a vederla e a carezzarla…

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Comments

53 Risposte a “Eluana Englaro: Se io Fossi il suo Papà”
  1. Oris scrive:

    Chi si prende la responsabilità di decidere, in una società impantanata nell’incapacità di progredire, rischia di venire condannato proprio perchè la società vuole mantenersi nella sua “purezza” ipocrita, atteggiandosi a DIO in una società di animali appena autocoscienti.

    La stessa ragione per la quale odio le religioni, invadenti strutture di potere che invadono l’individuo nell’intimo.

    Credo che l’empatia e la capacità di mettersi nei panni di chi sofre sia una cosa da coltivare, al pari dell’etica universale.

    O si ragiona come macchine o come uomini, le cose sono incompatibili.

    Una provocazione:

    al di là del fatto che io sono assolutamente contrario, cosa pensate del suicidio?

    Se una persona vuole farla finita, anche per motivi futili (tipo corna) secondo voi ha la libertà di farlo?

    • ilBuonPeppe scrive:

      Concordo.
      Sul suicidio secondo me la domanda non ha molto senso. Che vuol dire “ha la libertà di farlo?”
      A meno che non mi tengano legato in un ambiente controllato è ovvio che ho la libertà di suicidarmi. Quanto all’aspetto della libertà morale o, se preferisci, sociologica, il discorso non cambia. Una volta che mi sono suicidato, per me non c’è più nè morale nè società. Quindi in che modo potrei non essere libero?

      • Oris scrive:

        Ehehhe, sì vero.
        :D

        Ma io m riferivo a quella sorta di meccanismo che “scandalizza” la coscienza comune.

        Cioè, la società condanna il suicidio, se tu trovi una persona che sta per suicidarsi lo fermi, credo.

        Qual’è il confine tra il giusto e lo sbagliato?

        • Francesca scrive:

          La libertà ce l’ha.
          Il confine del giusto e sbagliato non ha senso secondo me riferito ad un dramma personale.
          Perchè se uno arriva a suicidarsi parliamo sicuramente di un dramma personale…se poi uno lo fa’ per le corna, scelta sua anche se a me pare un motivo davvero futile per dare addio all’unica vita che ci è stata concessa.

        • ilBuonPeppe scrive:

          Che si cerchi di fermare un suicida mi sembra una cosa ovvia e di buon senso. Non è questo che limita la libertà dell’individuo.
          La condanna pubblica è una cosa che riguarda quegli ipocriti benpensanti che devono far pesare sugli altri la loro “alta moralità”. Da ignorare.
          Il confine tra giusto e sbagliato non esiste in senso generale: ogni persona ha il suo confine, e ogni tanto lo sposta anche.
          Le corna sono un motivo futile? Mi viene da dire che sono d’accordo. Ma ancora una volta è facile esprimere opinioni dall’esterno; solo chi vive sulla sua pelle le situazioni sa come ci si sente.

          • Francesca scrive:

            Come un vecchio detto diceva “non si può morire d’amore” e io sono daccordo.
            Per me sarebbe un motivo futile, quante storie finiscono e lì per lì ti senti morire dentro poi un pò di tempo, magari un altro innamoramento e passa tutto.
            Poi, per carità, le scelte che ognuno fa’ della e per la propria pelle, sono ingiudicabili secondo me.

    • Secondo me ha il diritto di farlo ma noi abbiamo il dovere di farlo desistere.
      Ciascuno di noi ha avuto momenti terrificanti e un supporto può aiutare a uscirne.

      Poi, se uno vuole farlo davvero, non c’è divieto che tenga.

  2. ilBuonPeppe scrive:

    Domanda oziosa caro lupotto: “cosa farei io se…?”
    Si scopre quando ci si trova in mezzo; il resto sono solo ipotesi campate per aria.

    • Alessandro scrive:

      Sono d’accordo con te, sul fatto che che si scopre quando ci si trova in mezzo.
      Ma credo sia giusto, quando si leggono di questi fatti, provare a porsi questa domanda, per ricordarci che domani potremmo esserci noi, al suo posto….
      Come diceva qualcuno, ricordarci che potremmo morire domani,per non sprecare oggi…

  3. Francesca scrive:

    Io credo che la consapevolezza di come si possa sentire un padre in questa situazione andrebbe chiesta al sig.Englaro che giustamente però si è chiamato fuori dal dibattito politico.
    Come ilbuonPeppe credo che si scopri quando tocca personalmente.

    La scelta della vita o della morte (parlando anche di suicidio come dice Oris) spetta ad ognuno di noi, forse è una delle poche VERE SCELTE che abbiamo per noi stessi.

    Lupo, tu scrivi:

    A parte l’eutanasia che mi spaventa, per motivi abbastanza evidenti anche in ciò che sto scrivendo, come padre, ma anche come essere umano, avrei molte difficoltà a decidere se un mio parente molto prossimo deve morire o continuare a vivere.

    Ecco qual è il punto secondo me, tu dici che Eluana sta continuando a vivere.
    Dal mio punto di vista lei è purtroppo morta ormai 16 anni fa’.
    Ci sarebbe da capire dove inizia e finisce il concetto VITA e qui ognuno ha la propria percezione (religiosa oppure no) e la propria opinione.
    Per una come me che mira a vivere bene più che a vivere tanto, quella di Eluana non è vita.
    Ho letto da qualche parte la sua giornata tipo, fatta da spugnature, clisteri, massaggi e passggi dalla poltrona al letto e dalla poltrona al letto.
    Qualcuno può dire che questa sia vita?
    Credo sia difficile poterlo dire.

    E poi Lupo una domanda: perchè avresti paura dell’eutanasia?
    Non è un virus e nemmeno una malattia.

    • Nemmeno io ho capito perché Lupo ha paura dell’eutanasia.

      Forse pensa a qualche errore medico in fase di accertamento delle condizioni.
      A me la cosa non preoccupa. I medici, spesso, fanno errori molto più marchiani quando uno è sano e i sintomi sono confusi.

      In genere, se si arriva a valutare l’ipotesi dell’eutanasia, le condizioni sono abbastanza definite.

  4. missblue scrive:

    Il fatto è, secondo me, che dovrebbe davvero essere previsto un sistema ( =testamento biologico) che sollevi un padre e una madre da scelte del genere. C’è chi riesce ad essere più lucido e razionale e quindi a scegliere cosa fare, ma c’è anche chi, come me e credo Lupo, vivrebbe un conflitto lacerante senza, magari, arrivarcene in fondo.

    Questo, sopra ogni altro discorso e secondo me, è l’aspetto più ingusto, barbaro e non appartenente ad una società che si proclama essere “civile”.

    • Francesca scrive:

      Secondo me nessuno può decidere razionalmente e lucidamente.
      Tutti avremmo dubbi terrificanti davanti a certe situazioni, e nel caso non gli avessi, te li procurano!

      Questo è un motivo in più per sostenere ciò che dici.
      Il testamento biologico dovrebbe fare parte dei diritti per il cittadino sancito dalla Costituzione.

      • missblue scrive:

        Però c’è chi ha il coraggio di arrivare ad una scelta, come il papà di Eluana. E c’è invece chi, nonostante la consapevolezza, non è in grado.

        Se ci fosse possibilità di libera scelta da parte dei familiari sul decidere come procedere, nel primo caso si arriverebbe ad una soluzione (come di fatt sta succedendo, spero). Ma nel secondo caso, no. E questo fa impressione.

        Ognuno dovrebbe avere prima di tutto il dovere di non lasciare agli altri l’onere di delegare.
        Nel fare il testamento biologico, io, penserei prima di tutto al bene dei miei cari.
        Non so se sono riuscita a spiegarmi..

        • missblue scrive:

          Errata Corrige:volevo dire “l’onere di scegliere”

          (scusate ma mi sto guadagnando la pagnotta)

        • Francesca scrive:

          Bisognerebbe capire come ha fatto il papà di Eluana ad arrivare a questa scelta, anche se, c’è da dire, che Eluana è in quelle condizioni da 16 anni quindi suo papà ha avuto modo e tempo sufficienti alla riflessione.

          Poi sono daccordo che magari ci sono persone che nemmeno dopo questo tempo avrebbero il coraggio di decidere.

          Sì è chiaro quello che dici, non è giusto buttare addosso tutto ai genitori o al compagno di vita.
          Anch’io lo credo.

          • ilBuonPeppe scrive:

            Il padre di Eluana non è arrivato a questa decisione dopo 16 anni, ma un bel pezzo prima. Solo che per poter mettere in pratica la sua decisione ha avuto bisogno di una sentznza. E sappiamo quali sono i tempi della giustizia.
            In ogni caso non ci sono tempi lunghi o corti per queste cose; ognuno di noi è diverso e reagisce con tempi e modi autonomi.
            Sul testamento biologico sono d’accordissimo: un paese moderno e civile dovrebbe averlo. Per questo in Italia non c’è.

            • Francesca scrive:

              Assolutamente.
              Ho scritto che in 16 anni ha certamente avuto modo e tempo di rifletterci e di ri-pensarci volendo.
              I tempi della giustizia italica li conosciamo.
              Ed è anche triste che una vicenda al altissimo valore umano come questa finisca in un tribunale dove , di solito, una delle due parti è colpevole.
              Non è chiaramente questo il caso.
              E’ anche per questo che un testamento scritto in tempi non sospetti libererebbe giustizia e parenti dal difficile compito.

  5. Saint Just scrive:

    nel post si dice: “Forse vorrei continuare a vederla e a carezzarla…”

    Questa è soltanto POESIA (da post malinconico) o EGOISMO?

    • missblue scrive:

      Saint Just, io non la metterei giù così.

      Ci sono genitori che non riescono a morire insieme ai figli.
      E questo può essere addirittura ancora peggio.

    • ilBuonPeppe scrive:

      Potrebbe non essere nessuna delle due. Il rapporto con i figli è molto complesso, e in una situazione del genere probabilmente saltano tutti gli equilibri che c’erano prima.
      A me non piacciono nè quelli che accusano il padre di Eluana di essere un omicida, nè quelli che accusano chi invece rifiuta di “staccare la spina” di egoismo. E’ una situazione talmente devastante che non è tollerabile alcuna critica nei confronti di chi ci si ritrova in mezzo; qualunque sia la sua decisione.

      • missblue scrive:

        Non so se il tuo commento era in risposta al mio. Ma intendevo esattamente quello che scrivi tu. Ci sono genitori che, in un modo o nell’altro prendono una decisione (quelli che, sempre secondo me, “muoiono” con i loro figli), e ci sono quelli che non riescono a farsene una ragione e pensano: “Forse vorrei continuare a vederla e a carezzarla”.

        E non si può giudicare, in nessun caso.
        Ecco perchè è necessaria una disposizione al più presto.

    • Francesca scrive:

      Personalente lo chiamarei egoismo ma come ho scritto prima secondo sono scelte che non si riescono a capire e quindi nemmeno criticare.

      Il discorso è che, con un testamento biologico, i genitori non sarebbero messi in difficoltà per raggiungere una decisione semplicemente perchè non spetterebbe a loro, sarebbero tagliati fuori e questo sarebbe un bene secondo me.

  6. Ghibellina scrive:

    la mia posizione in merito alle convenzioni della chiesa cattolica in merito sono evidenti nella vignetta che ho pubblicato sul mio blog, quindi non voglio parlare di questo ora.
    Sicuramente in una situazione simile i dubbi sono tanti, forti e laceranti, ma il padre di Eluana mi sembra molto sicuro quindi penso che la fase del dubbio l’abbia superata anche in virtù della conoscenza del carattere e delle opinioni della figlia in merito.
    Ora si tratta solo di rispettare la volontà del singolo, che per me deve essere più sacra di qualsiasi dogma religioso.
    Se un Dio esiste e ci lascia liberi di scegliere per la nostra vita, perchè noi umani dovremmo imporre del nostro volere un singolo come Eluana ed il padre che ne è ora per forza di cose il portavoce?
    Come dice il personaggio di Mariano in Boris2 ( non so se lo vedete ) al regista Reneè Ferretti ” ..Si l’ho rubato ma Gesù Cristo mi ha già perdonato per questo! tu non mi perdoni? Che fai ti metti a competere? …”
    http://it.youtube.com/watch?v=TAzccKAwEzc&feature=related
    (min 7 :54 )

  7. Il piccolo diavolo scrive:

    Mi permetto di dire che secondo me vi sfugge un particolare.
    Non è il sig. Englaro ad aver preso una decisione, bensì la stessa Eluana.
    La sentenza che autorizza il tutore ( che non è il sig. Englaro ) a “staccare la spina ” ( pessima espressione, ma rende il senso ) ha tenuto conto non del papà di Eluana ma di Eluana e delle scelte dalla stessa manifestate in vita, quando non c’era nessun presupposto per ritenere che la sua vita sarebbe stata quella che poi è stata.
    Il sig. Englaro in questi anni ha rispettato sua figlia e la sua volontà.

    • missblue scrive:

      Hai ragione, ma ancor prima di “rispettare” la volontà della figlia ha dovuto/voluto “dimostrarla”.
      Egoisticamente poteva anche non farlo.
      In questo senso, per il padre di Eluana è comunque stato un onere da adempiere.

      • Il piccolo diavolo scrive:

        Non penso che i concetti di altuismo o egoismo si attaglino al caso di specie.
        Il rispetto per le scelte altrui è il fondamento della libertà.
        Che poi il sig. Englaro abbia dovuto “dimostrare” la volontà di sua figia, quella è un’altra faccenda che attiene alla regolamentazione giuridica sul punto che è ancora carente.

  8. fablues scrive:

    Io ho fatto queste considerazioni: la società, giustamente, si occupa della tutela dei propri membri ed in alcuni casi si sostituisce ad essi, decidendo cosa sia consentito e cosa no, in base alla morale corrente, ai concetti religiosi, e così via. Però ci sono delle eccezioni.. dei casi limite.
    Prendiamo ad esempio l’aborto. Credo che la ratio dietro la normativa, come la vedo io, sia questa: la società non può considerare un ovulo appena fecondato un proprio membro a tutti gli effetti e quindi esercitare il proprio totale controllo. Invece, entro certi limiti temporali e determinate condizioni, il feto è proprietà della madre; è cosa che fa parte della sua vita e della sua sfera privata, di conseguenza lei e solo lei può decidere il da farsi. Credo sia giusto, non so bene perchè, ma mi sembra giusto così.

    Lo stesso criterio, secondo me, può essere applicato ad Eluana e il suo papà. Un caso limite, un caso estremo, nel quale sarebbe giusto che la società riconoscesse l’enormità del dramma privato e quindi riconsegnasse ai familiari la totale potestà.

  9. Ghibellina scrive:

    Si ma nel caso io lasci scritta una lettera in cui dichiaro che se mi trovassi in uno stato vegetativo o di infermità voglio morire e la depositassi presso un notaio o un avvocato…Lo stato farebbe lo stesso valere il diritto che il mio volere venga rispettato???

    • fablues scrive:

      Intendi dire nel caso che i familiari non intendano rispettare le tue volontà? Beh.. secondo il mio discorso se la totale potestà fosse tornata in toto ai familiari lo Stato non potrebbe più imporsi.

  10. non capisco perché tutto questo attaccamento alla vita. dai cristiani poi! il loro dio ha pur fatto uccidere il figlio per la salvezza di tutti. se da ogni cosa bisogna prendere insegnamento, qui mi sembra lampante: piuttosto che il ‘quanto vivi’, ciò che importa è il ‘come vivi’ e il ‘per cosa muori’.

    se posso aiutarti, ti risparmierei un lavoro. non preoccuparti di immaginare cosa faresti al posto di altri. perché se e quando succederà, la situazione tua sarà comunque infinitamente diversa da altre situazioni che sulla carta sembrano la stessa. se succederà, ci penserai e, guarda caso, in quel momento avrai tutte le carte in mano per prendere una così difficile decisione.

    se fossi l’imperatore di italia, lascerei il libero arbitrio in casi come questo. la vita è l’unica cosa che realmente possediamo, togliere questa libertà è il più grosso abuso che possa concepire.

  11. lupoalburnino scrive:

    Caro CN, proprio così, mi sono concesso uno dei pochi provilegi di un pensionato: sono andato a mare. Non per me, putroppo, ma per dare una “mano” a mia figlia per le sue due pesti che sono i miei due nipotini.
    A parte gli scherzi…Con un tema del genere poi…c’è poco da scherzare!
    Qualcuno ha detto che i cristiani dovrebbero pensare alla morte con gioia, sapendo cosa li aspetta: una cosa è dire, un’altra è fare! Seneca, mi pare, diceva che la vita non deve essere lunga, ma larga. De Crescenzo poi ha scritto un libro sull’argomento. Mi domando: c’è qualcuno che preferisce avere una vita larga invece che lunga?
    Non ne conosco!
    Per quanto riguarda l’eutanasia non ne faccio un motivo di diritto, ma di paura. Sì, io ho una paura tremenda della morte soprattutto per il mistero che la circonda.
    Mitterand diceva: “Io non ho paura della morte, ma di morire”. Una sottigliezza da intellettuale, a prima vista. Poi, andando più a fondo, intendeva dire che la parola morte è un nome astratto, come l’idea, la carità, la bellezza, ecc. e lui non aveva paura delle cose astratte. Il verbo morire significa azione. Beh, l’azione è una cosa concreta, reale, tosta, vera. Ne aveva una paura sorda per tutto ciò che comporta: lasciare la terra, gli affetti, gli amici, la quotidianità, la politica…
    Io, nello stesso modo, ho paura della morte da qualunque parte venga: naturalmente o per accidenti vari!
    Certo, bisogna trovarsi nelle condizioni del padre di Eluana per capire come ci si sente, ma anche come decidere…
    Io non mi sono schierato nè per il sì, nè per il no. come già ho detto: non ho un’idea precisa. Ho voluto solo esprimere la mia pena e la mia angoscia per un evento così tragico.
    A me il solo pensiero di non poter vedere e accarezzare più una mia figlia, in qualsivoglia situazione dovesse trovarsi, mi porterebbe alla disperazione. Per cortesia: non chiedetemi più di quanto io possa dire su questo argomento, straziante!
    Riconosco, però, che possono esserci posizioni diverse su di esso, ma nello stesso tempo anche tante discussioni.
    Avete atque valete!

    • >Con un tema del genere poi…c’è poco da scherzare!
      non esistono temi su cui ci sia poco da scherzare. consiglio il controdolore (palazzeschi)

      >una cosa è dire, un’altra è fare!
      tipico dei cattolici. guarda, la soluzione a questa questione è molto semplice, ma lontana dai religiosi che non ci sono abituati: è sufficiente dire meno e fare di più.

      >Non ne conosco!
      mi presento: giacuomo nuovocolle. ho il terrore di non vivere piuttosto che quello di morire. se passa un giorno in cui non ho concluso nulla mi sento perso. altre volte mi sento come se potessi morire domani ridendo, proprio perché di quei giorni non ne passo spesso!

      >io ho una paura tremenda della morte
      è bene che sia così, garantisce il proseguo della specie. ma se vogliamo distinguerci dalle bestie, bisognerà imparare a ridere anche della morte.

      >Certo, bisogna trovarsi nelle condizioni del padre di Eluana per capire come ci si >sente, ma anche come decidere…
      >Io non mi sono schierato nè per il sì, nè per il no.
      infatti!!! non schierarti. quando ti troverai nelle condizioni, deciderai e avrai mia piena solidarietà. purtroppo, però, in questa vita non avrai più l’occasione di trovartici, così diventa un ‘per parlare’ ;-)

      >A me il solo pensiero di non poter vedere e accarezzare più una mia figlia,
      anche questo è facile: non ci pensare. o se devi, fallo solo per imparare a riderci sopra, dio è contento quando ridi!

      • lupoalburnino scrive:

        Scusami la franchezza, ma i tuoi sono assiomi che non prendo neppure in considerazione
        Potrei risponderti punto per punto e smontarteli. Non lo faccio non per snobismo, ma perchè mi sembra di non poter ragionare su idee predefinite.
        Ripeto: è facile parlare quando si tratta degli altri.
        Mitterand non era uno sprovveduto, eppure…
        Come non sono sprovveduti tanti uomini di fede e tanti atei, eppure il tema della morte se lo sono posti e se lo pongono anche in termini di angoscia.
        Quando le mie figlie erano bambinee stavano male o quando stanno male i miei nipotini avevo paura e ho paura da non poter descrivere.
        Un medico imbecille, senza approfonditi accertamenti, diagnosticò che mia figlia aveva un tumore al cervello: mi sentii mancare la terra sotto i piedi come succede a tutti i genitori: c’è poco da riderci sopra! Credo che una cosa del genere non vada detta neppure per scherzo. A meno che io non sia un emerito imbecille, il solo!

        • niente scuse, della tua franchezza ti ringrazio e basta.
          se ‘puoi’ smontarmi punto per punto, ti ringrazio anche per questo. le mie idee non sono predefinite. quelle che ti ho esposto/proposto sono il punto a cui sono arrivato fino ad ora, speranzoso di poter andare avanti. la partenza è il controdolore che ti ri-consiglio (sono otto paginette di bibbia e vangelo), poi il frutto di esperienze e post-elaborazioni.
          un uomo di fede è uno sprovveduto per definizione, quando la fede è credere a qualcosa di indimostrabile non devo più neanche preoccuparmi di giustificare il mio prodotto, me lo compri senza che io più debba darti evidenze della sua qualità.
          sulle tue esperienze è chiaro che non entro, ma non vorrei che tu pensassi che sei il solo che ne ha passate, il resto del mondo intontito su una realtà di gomma che dà fiato alla bocca senza sapere cosa vuol dire vivere-malattia-dolore-morire. nè voglio mettermi qui ad elencare il mio personale menù del dolore.
          mi è piaciuto il modo *ehm* sottile con cui mi hai dato dell’emerito imbecille, credo sia solo l’effetto di posizioni così lontane. su una piccola diversità ci si mette in gioco, di fronte a grandi diversità si chiude violentemente la porta con un catartico appellativo. ti sei limitato ad imbecille, mi è andata pure bene…

    • Francesca scrive:

      Scusa Lupo, io ti ho scritto più su.
      Però volevo solo dirti due cose:
      1) personalmente miro al vivere bene più che a vivere tanto. Quindi io ci sono.
      2) da quel che ho capito da questo ultimo commento che la tua paura è quella di morire, non dell’eutanasia.

      Ciao.

      • lupoalburnino scrive:

        Forse si, ma non sono contro una legge che consenta l’eutanasia!
        Prima si parlava di libertà, su cui sono pienamente d’accordo. Non sono d’accordo quando la mia libertà coarta quella degli altri.
        Con ciò non intendo ritornare al punto di partenza.

  12. Giovanni scrive:

    Sapete, a me sorge spontaneo un’altro interrogativo ascoltando il rumore di fondo su Eluana. Un aspetto che in questo forum non mi pare di aver rilevato.

    A chi affidadiamo la nostra vita? Il nostro destino?

    Ad un estraneo?
    A un’entita’ esterna come lo Stato che puo’ disporre a (suo) piacimento del nostro corpo?
    Che puo’, oggi, decidere di impormi la vita senza se e senza ma. E, domani, anche solo per ragioni economiche, decidere di “staccare la spina”?

    Oppure, ad un caro, un parente, un amico che rispetti il mio diritto di vivere ad ogni costo?
    O, per contro, il mio diritto di vivere fino ad un certo punto?
    Solo e semplicemente perche’, per orgoglio, dignita’ o solo stanchezza, oltre un certo confine non sono disposto ad andare.
    Perche’ non voglio che il mio corpo diventi un’icona della scienza o della religione.

    Ascoltavo pochi giorni fa Maurizio Lupi (CL) parlare del vicino di letto di Eluana, come di un inno alla vita (vita?). Sottintendendo che Eluana e’ un inno alla morte. Come se la morte non l’avesse gia’ reclamata a se’, 16 anni fa.
    Ecco,…. con tutto il rispetto per gli inni alla vita, veri o presunti, io sto dalla parte di papa’ Beppino.
    Perche’ vorrei che ha decidere per me fossero i miei cari. E mai e poi mai persone estranee.
    I miei cari che mi conoscono.
    Che sanno cio’ in cui credo e cio’ in cui non credo.
    Cio’ che voglio e cio’ che non voglio.
    Quello che accetto e quello che non sono disposto a tollerare.
    Semplicemente.

    Saluti
    Giovanni

    • Angelika scrive:

      Caro Giacuomo Nuovocolle, non ti ho dato dell’imbecille, neppure sottilmente. Non mi piace offendere! Non sono stato chiaro, evidentemente.
      Il tuo percorso di vita è solo tuo. Cerca di rispettare quello degli altri. Anche quello degli uomni di fede, se lo sono veramente: anche il loro è un percorso di vita!
      Non ho neppure detto che sono il solo ad avere avuto certe esperienze: sarei un privilegiato? Porto ad esempio le mie esperienze solo, se ci riesco, per avvalorare ciò che sostengo, cui non è obbligatorio credere.
      La mia vita non è fatta solo di mente, ma anche di cuore come credo sia la vita degli altri. Non credo si possa fare una separazione netta tra razionalità e sentimenti. Su questo sono fermamente convinto!

    • Forse, caro Giovanni, dovremmo affidare questa scelta a noi stessi chiarendo le nostre volontà e dando a chi amiamo o stimiamo il compito di farle semplicemente rispettare.

  13. lupoalburnino scrive:

    E’ la seconda volta che vedo “angelika” al posto di “lupoalburnino”. Cosa può essere successo?
    Caro G. Nuovocolle, non è stata angelika a risponderti…

  14. gda scrive:

    Nel caso di Eluana non c’è alcuna spina da staccare.
    Lei respira autonomamente, ha i ritmi di veglia sonno, apre e chiude gli occhi…
    Durante il giorno le suore che la accudiscono (e vorrebbero continuare a farlo)la portano a passeggiare in giardino, continuando a parlarle della vita…
    Cosa vedono gli occhi di Eluana aperti e mobili a noi non è dato saperlo..Per la medicina non vi è morte cerebrale i medici, quindi, non praticano l’eutanasia (largamente diffusa nei casi di morte cerebrale per agevolare l’espianto degli organi…questa è la personale conclusione alla quale sono giunta dopo aver letto e scritto circa “la morte cerebrale, espianti etc.etc.)
    Perchè muoia, però, devono interrompere l’alimentazione tramite sondino:
    Eluana morirebbe di fame e di sete.
    E’ terribile…ma non so dire altro e soprattutto non giudico il papà la cui scelta è comunque, ne sono certa, una scelta dettata dall’amore…
    Luna

  15. michelangelo scrive:

    LA TELA DEL RAGNO

    Gentili lettori, questo forum e quello che mi ha dato sì troppi dissensi e pochi, anzi pochissimi, consensi, e quindi altro non mi aspetto.
    E’ però per me un banco di prova, una cartina di tornasole, non la ragione delle ragioni, ma la vitalità del confronto quasi istintivo, emozionale, il più delle volte intuitivo dettato dalla immediatezza del vostro pensiero più emozionale che razionale.
    Ma di questo avremo occasione di approfondire.

    Dal Rapporto K: “comunicazione” di Bruno del 12 dicembre 1987, ancora inedita, ho estrapolate – non adattate – poche frasi della lunga lettera, “plasmandole” per Eluana e Peppino Englaro, laddove il suo “pensiero” trascendendo come sempre il senso comune si sofferma sulle condizioni umane e non umane del “Viaggiatore” nel trapasso.

    Termino con la frase iniziale: ELUANA – COLEI CHE NON E’ PIÙ’, EPPURE E’ NON ESSENDO ANCORA”.

    =========================================

    ELUANA – COLEI CHE NON E’ PIÙ’, EPPURE E’ NON ESSENDO ANCORA”.

    “Com’é pesante la VERITÀ, com’é pesante”.

    E al padre si dica.
    E non si può davvero pensare di confrontarsi con se stesso senza che ciò causi dolore, angoscia, smarrimento.
    Ma ci si può spezzare, e questo ancora sa chi troppe volte si vide sul punto di spezzarsi, e sì che si debba temere e, per lui temendo, per il “Sé discutibile” come per il “Sé che conta”, che il “confronto tra i due Sé” è “sopra tutto”: che il confronto tra “il padre e il figlio”, ed è per l’ambivalenza del tempo della “dipartita” i cui fini van l’uno per il “principio” e l’altro per la “fine”.

    Io dico che è tempo di “portare a termine” il “confronto”: il fondo di te davvero NON è inarrivabile.
    Il “libro aperto della tua coscienza” NON turbi oltre la tua ANIMA.
    Quel che vi si può “leggere”, in quel libro aperto, l’ANIMA davvero NON può scalfire.
    Ti serva: che fosti “scelto” per quel che “SARA’ REALMENTE” non per quel che vorresti che si fosse.
    Cessi dunque il conflitto in te che il Cielo altro NON vuole, acquieta le tue paure, se vuoi DAVVERO, “NASCERE DALLE TUE STESSE CENERI” per raccontarlo al MONDO.
    Altro non dico a Te.

    ******************************************************************

    E all’Altro (Eluana Englaro) si dica: “La prima “caduta” i tuoi piedi vide nel “fango”.
    La seconda “Testa e Cuore” vide separati e contrapposti nella duplice esperienza del “perdere il cielo nonostante la Ragione” e del “perdere la ragione nonostante il Cielo”, in quell’anima, trascinando, esplose in innumerevoli frantumi.
    “la Mia separazione per la vostra congiunzione” se tu potessi dire diresti, e tuttavia NON si ebbe la chiarezza: “Quando Io dovrò andarmene, dovrò andarmene.
    Ecco il “DOPO” che, aldilà delle confuse aspettative, si preparò.
    “Lei si sta preparando. La sto preparando da anni”, al Suo Spirito riferito, ed ecco che il “DOPO”, che ora ben si conosce, è la CONDIZIONE indispensabile acciocché la “dipartita” sia resa POSSIBILE al tempo suo.
    E non si può davvero pensare, che l’umano rimanendo tale “ad ogni effetto”, con tutto ciò che comprende “il rimanerlo ad ogni effetto”, possa intraprendere “siffatto viaggio”.
    Dunque, è d’uopo che questo si comprenda: dipartirsi è separarsi, è Andare, e “dove e come” Io ora lo dico che serve ripeterlo: “In tale “viaggio”, l’Azione “nasce” dalla mente e si evolve in guisa che, evolvendosi Essa “inventa se stessa”, e sì che da ciò il “viaggiatore stesso vien MUTATO, via via, fino al “trapasso”.
    “Ecco, , quel che rende l’esperienza INCONCILIABILE con l’esigenze dell’umana vita: il “TRAPASSO”. E in ciò si configura la “DIPARTITA” nel suo precipuo valore e in tutto il suo peso Il “Trapasso” è “l’intersezione di fine e principio nella Psiche”, è quel che si definì “punto di sottrazione del mistero tra i due piani d’energia, l’uno fisico e misurabile e l’altro psichico e non misurabile.
    E’, per intenderci, il confine dell’Io ipotizzato, e dico “ipotizzato” e NON conosciuto
    che dell’Io troppo si suppone e troppo poco si sa.
    Il “Trapasso” è lo stato del “silenzio di sé”, la sublime condizione di “annullamento di tutte le esperienze”; il “momento intermedio”, nell’esistenza del “viaggiatore”, nel quale l’esistenza stessa è sospesa, “immobilizzata”, come “ricondotta alla Sostanza Ideale”, a “pura Energia”, e sì che tale “momento”, pur partecipando di tutti i “caratteri della condizione precedente”, quella del “già dato”, gli stessi “caratteri” rende “inesprimibili fino alla vanificazione” e ciò fa sì che dell’uomo si possa dire “Non è più” che, pur essendo in vita biologicamente, egli NON è, in verità, “quel che dell’uomo si sa e ci si aspetta” quando è in vita.
    Quei che di lui si riconosce è l’umana sembianza e null’altro, poiché, nel frangente del “trapasso”, nel “viaggiatore” NON v’è l’uomo, la cui esistenza, come s’è detto, s’è “involata” e “modificata”, e in quanto a quel che ESISTE è un corpo sorretto in vita dalle essenziali funzioni vegetative.
    Ciò si ha nel frangente del “TRAPASSO” che è quel che s’è detto “momento intermedio”, con ciò intendendo che definisce lo stadio di superamento dell’umana condizione, ove si ha, dunque, che “non v’è coscienza, non v’è sensibilità e non v’è mobilità volontaria”, che non v’è l’uomo, s’è detto, la cui esistenza, nel senso di “possibilità completa” di rapporti con la realtà, sia essa spirituale che materiale, è “immobilizzata”, è, s’è detto come “ricondotta alla Sostanza Ideale”, “pura Energia”: ciò che vuol dire che nel frangente del “TRAPASSO” rimane dell’uomo unicamente l’ESSERE la cui significanza “ORA” non è in rapporto alle intrinseche SUE qualità, essendo “ORA” non più, dato il “frangente”, “particolare” e, in ciò, “relativo al tempo e allo spazio”, ma UNIVERSALE: ciò che fa del “viaggiatore”, nel frangente del “TRAPASSO”.
    “COLUI CHE NON E’ PIÙ’, EPPURE E’ NON ESSENDO ANCORA”.

  16. Enzo Baganzani scrive:

    ….sarebbe già un atto di rispetto non ergersi a giudice…le tue perplessità sono anche le mie..

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