Condividi E la Gelmini ci Fece Vedere una Tetta. ti ringrazia.
E’ del 6 novembre l’approvazione di un targato Gelmini recante “Disposizioni urgenti per il diritto allo studio, la valorizzazione del merito e la qualità del sistema universitario e della ricerca”.
Vergine pressocché al 100% di qualsiasi analisi dettagliata e critica da parte dei nostri media, questo decreto è stato perlopiù grossolanamente salutato come un temperamento della , una specie di gentile concessione berlusconiana al dialogo con l’opposizione ed alle pretese chiassose degli studenti.
Vediamo un po’ di verificare la tenuta di queste macroscopiche cazzate.

- le università statali che, alla data del 31 dicembre di ciascun anno, hanno superato il limite del 90% del Fondo di Finanziamento Ordinario assegnato (leggi: i soldi che ci passa il Ministero) in spese per il personale, non possono procedere all’indizione di procedure concorsuali e di valutazione comparativa, né all’assunzione di personale (lo stesso dicasi per il reclutamento straordinario di ricercatori ex l. );
- solo per le università statali che rientrano nei limiti percentuali di cui sopra, il rigido sistema del blocco del turn-over al 20% contenuto nella 133 viene addolcito: si passa infatti ad un blocco finanziario del 50% (si può assumere, ogni anno, nei limiti di una spesa pari, al massimo, alla metà della spesa sostenuta per il personale andato in pensione l’anno precedente). Nell’ambito di questa spesa, almeno il 60% dovrà essere utilizzata per l’assunzione di ricercatori, e non più del 10% per l’assunzione di ordinari. La disposizione è coperta, a livello finanziario, da un lieve incremento dell’FFO rispetto a quanto stabilito nella 133.
Per gli atenei che superino il famoso 90% in spese di personale, invece, la 133 rimane viva e vegeta, e si applica in tutto il suo splendore;
- a partire dal 2009, una quota non inferiore al 7% del Fondo di Finanziamento Ordinario e del fondo straordinario ex l. 244/2007 è ripartita prendendo in considerazione: “a) la qualità dell’offerta formativa e i risultati dei processi formativi; b) la qualità della ricerca scientifica; c) la qualità, l’efficacia e l’efficienza delle sedi didattiche”;
- si prevede, con efficacia a tempo determinato, una serie di norme su reclutamento e concorsi con l’obiettivo di assicurare maggiore imparzialità e trasparenza alle procedure;
- per quanto riguarda il “diritto allo studio universitario dei capaci e meritevoli”: si incrementa – per il 2009 – di 65 milioni di euro il fondo per il finanziamento dei progetti volti alla realizzazione degli alloggi e delle residenze per studenti; si incrementa – per il 2009, ed “al fine di garantire la concessione agli studenti capaci e meritevoli delle borse di studio” – di 135 milioni di euro il fondo di intervento integrativo per i “prestiti d’onore” (v. sotto per la spiegazione). Entrambi gli incrementi graveranno sul fondo per le aree sottoutilizzate di cui all’articolo 61 della.
Finito il “legalese”, vediamo di trarre qualche conclusione di maggior impatto divulgativo.
In sostanza, ragazzi, la Gelmini si è scoperta le tette; non è nemmeno un bel vedere, ma almeno ci ha provato. Una tetta a noi studenti e una tetta ai ricercatori, nel tentativo di placare le incazzature e far defluire il sangue altrove.
La tetta scoperta verso i ricercatori è incarnata dal temperamento del blocco del turn-over, (dal 20% al 50%) anche se solo per gli “atenei virtuosi”, cioè che non superino in spese di personale il 90% dell’FFO loro spettante. A parte le incertezze date dall’assenza di una compiuta definizione di “spese per il personale”, l’elemento che sicuramente balza agli occhi è, tra l’altro, la specifica previsione per cui, della spesa effettuata per le assunzioni possibili in virtù del turn-over permesso, almeno il 60% debba interessare l’assunzione di ricercatori. Il che di per sé sarebbe una cosa buona, se solo non fosse chiaramente una tetta della Gelmini.

La tetta scoperta verso noi studenti è rappresentata dalle disposizioni (apparentemente) favorevoli in materia di diritto allo studio. Si prevedono, in tutto, 200 milioni di euro in più per l’anno 2009, tra alloggi e borse di studio.
Anche questa mossa potrebbe sembrare, in sé, abbastanza buona, se non fosse per due piccoli particolari:
1) sono oscure le modalità di coordinamento delle paradisiache disposizioni del presente decreto con quelle del recente ddl per la finanziaria 2009, che, oltre ad inasprire i tagli all’FFO, determina anche un pesante abbassamento dei fondi proprio per il diritto allo studio (vedi tabella C).
2) i 135 milioni di euro sono stanziati per coprire esclusivamente il meccanismo dei “prestiti d’onore”.
Esso consiste in un sistema di convenzioni statali con banche ed imprese, le quali si obbligano a prestare allo studente bisognoso e meritevole il denaro per studiare, salvo poi richiederne la restituzione (senza interessi) una volta che lo studente abbia trovato un lavoro, e comunque non oltre cinque anni dal prestito stesso. Gli interessi, come già detto, non vengono sopportati dallo studente, ma vengono coperti dallo Stato con fondi appositi. Il meccanismo è notevolmente criticabile, in primis perchè sottende l’idea che lo studente non sia una risorsa su cui investire “a fondo perduto” bensì un agente del mercato/debitore qualunque (seppure privilegiato), e in secondo luogo perché il prestito d’onore finisce per essere l’ennesimo biberon statale teso al foraggiamento di banche ed imprese, a cui lo Stato paga gli interessi ed assicura un servizio di garanzia del credito.
Le restanti disposizioni (quelle sul sistema del reclutamento e dei concorsi, e quella relativa allo stanziamento del 7% dell’FFO a favore degli atenei che riescano a raggiungere determinati obiettivi) sono poco più che briciole. Il sistema università abbisogna da anni di una riforma seria, completa e strutturale, che ne risolva le numerose problematiche interne e che ne valorizzi al massimo il ruolo di indispensabile combustibile per il progresso e la democratizzazione del paese. Meccanismi premiali una tantum, temporanei assestamenti nei sistemi di reclutamento, miseri incrementi e decrementi da decretazione d’urgenza, colpetti normativi a destra e a manca: di tutto questo non sappiamo che farcene.
Il decreto 180/2008 ha avuto, come unico obiettivo, la disgregazione della mobilitazione universitaria (che evidentemente ha funzionato) e delle sue componenti, attraverso un minuzioso e oculato sistema di ammiccamenti, occhiolini, scoprimenti di tette. E qualcosa si è ottenuto: non riesco, francamente, a non leggere in tal senso dallo sciopero di venerdì 14. Il movimento muore dove iniziano le vertenze più prettamente sindacalistiche; rinchiudere la problematica universitaria attuale in un’angusta ottica lavoristica non rende giustizia alla gravità della situazione. A rischio non è solo il futuro contrattuale dei ricercatori: a rischio è un’intera idea di cultura, di formazione, di civiltà. Se muore l’istruzione pubblica, muore la democrazia.
Perciò, cara Mariastella, rivèstiti pure.
12 Responses
Rabbia. Provo una rabbia indescrivibile.
Mi sento un po’ disorientato: perché il titolo fa riferimento ad una tetta mentre l’articolo parla di entrambe?
Solo 3 considerazioni, in ordine di importanza relativa:
1. Non apprezzo il modo di dire “scoprirsi le tette”. Lo ritengo offensivo nei confronti di qualsiasi donna. Se fosse stato un ministrO cosa gli avresti fatto scoprire?
2. Parlare di borse di studio mi sembra assurdo visto che la normativa attuale le assegna non tanto ai più meritevoli quanto…ai più meritevoli tra i più indigenti visto che l’indicatore ISEE da non superarsi è di tale fascia di reddito. Il che pone un altro problema: come sia possibile che una famiglia con tale reddito possa permettersi un od una figlia universitari…magari fuori sede!
2. Nel 1982, anno della mia Laurea, ogni mio sogno di “ricerca” fu vanificato dalla baronia imperante e dal fatto che i miei avrebbero dovuto mantenermi fino ai 35 almeno! Così era e così è. Con molto sarcasmo direi che non è…peggiorato. O forse sì visto che adesso gli esami che allora si facevano in sessione unica ora sono divisi, stesso programma (!) in due rate…grazie alla presa per il culo del 3+2 e fregnacce similari!
@silvio,
perchè parlavo imparticolare di noi studenti!
@Giacomo,
sulle prime due non ho niente da dire, sono considerazioni giuste. Forse ci sarebbe da analizzare meglio il discorso del 3+2 (in vigore del quale sto svolgendo i miei studi), e che deve – a mio avviso – la sua triste nomea più a come sia stato attuato (e sfruttato) piuttosto che dalla sua intrinseca natura.
Sul punto 1 ti invito semplicemente a farti una risata, e a ricordarti che queste non sono donne qualunque, ma donne di un governo berlusconiano: e non è certo colpa mia se Berlusconi, a causa della SUA elevatissima considerazione della donna, al governo ci mette solo soubrette, ex sgualdrine televisive, mediocri fac-totum della non politica, etc. L’ironia sulle tette è chiaramente sulla filosofia drive-in-esca del Nostro.
p.s. aggiungo: alcuni di noi studenti hanno incontrato la Gelmini al Miur. Pare sia una donna ostentatamente consapevole della propria sensualità (personalmente, peraltro, tutta da discutere!).
@Giacomo,
@Giacomo,
probabilmente avrebbe detto: “il ministro ci fa vedere le palle”. Io non lo avrei trovato offensivo comunque. Sarebbe stato un modo figurato per dare l’idea di un governo che si impone con forza; così come il far vedere le tette, riferito alla gelmini, è un modo per spiegare come questo governo abbia voluto dare al popolo universitario, la pia illusione di una concessione al 133.
A me non pare che le riforme dell’università abbiano lasciato le cose “come stanno”, né questa né la precedente che ha istituito il 3+2.
Il 3+2 non ha affatto diviso in 2 sessioni gli stessi esami.
Porto l’esempio della facoltà di Lettere: i primi 3 anni sono una accozzaglia di materie obbligatorie in cultura generale, una cultura generale che doveva essere già acquisita dai ragazzi alle scuole superiori, ma così non è più: i ragazzi arrivano impreparati all’università e l’università ha abbassato lo standard culturale di inserimento.
Di tali materie obbligatorie, non si devono necessariamente sostenere gli esami (i cari VECCHI esami), ma guadagnare dei crediti, per raggiungere un totale di 180. Ad es. sono obbligatori 2 crediti in chimica e 2 crediti in architettura del paesaggio!!! Materie afferenti ad altre facoltà! C’è da considerare che un esame del Vecchio Ordinamento è stato equiparato a 12 crediti! Quindi, quanto può essere significativo e formativo un esame di soli 2 crediti?
Ho visto gente fare 3 h di fila semplicemente per avere 1 credito in Metodologia degli Scavi! UN credito solo! E per averlo non hanno sostenuto alcun esame, hanno semplicemente fatto presenza sul campo di scavo per una sola settimana.
Nelle facoltà di ingegneria ed architettura, la laurea triennalistica ha creato dei laureati “junior” a cui la legge e gli ordini professionali non permettono di fare quello che è di competenza dei “senior” quinquennalisti (e fanno bene!), si sono quindi inseriti nel campo che era di pertinenza dei tecnici diplomati; ciò ha creato grande scompiglio nei collegi di questi ultimi, che probabilmente andranno a morire. Allo stato dell’arte, per l’anno 2010 è previsto l’ultimo esame di abilitazione alla professione di geometra! Tutti i ragazzi che si trovano negli istituti per geometri, si ritroveranno con un diploma professionalmente inutile e saranno costretti ad andare all’università. Visti gli attuali tagli agli atenei – che comporteranno un fisiologico aumento delle tasse- non credo che tutti potranno permettersi di andare all’università!
No, non è vero che queste riforme lasciano le cose così come stanno: queste false riforme, stanno bruciando una generazione dopo l’altra.
Mariastella è una bella “gnocca” come la maggior parte delle donne del PDL
come dire:”belle fuori ma tonte dentro
Dove, dove?
Mah, a me me pare ‘n omo!
mah…bella gnocca la gelmini? forse un oculista può risolvere il problema oppure siete ergastolani…allora basta che respiri
a dire la verità io ne ho avute pure di più brutte, all’apparenza, ma mi piacevano tanto.
Potremmo però sempre criticarle il tailleur che indossa: quello è davvero triste…
Non aggiungo altro:::