Dove Arriva la Televisione Muore la Verità

Quasi vent’anni fa il profetico Beppe Grillo, dal palco del teatro Ariston, durante uno dei tanti Festival di Sanremo, pronunciò la fatidica frase che da’ il titolo a questo post. Grillo si riferiva ai tanti programmi-verità dell’epoca (ben lontani dai cosiddetti reality di oggi), tipo Un Giorno In Pretura, che, pur mostrando episodi reali, per il semplice fatto di comparire in televisione inevitabilmente perdevano di verità, diventavano artificiosi.

Oggi la televisione è un deposito di bugie e si stenta ad uscire dal suo malsano coacervo di falsità persino nei programmi che dovrebbero essere la finestra sulla verità, ossia i programmi d’informazione. Lo sappiamo tutti, io per primo, eppure ogni volta che vi sbatto il muso di persona ne resto ugualmente ferito. Tutte le volte che ho avuto un rapporto diretto con la televisione ne sono uscito disgustato.

Qualche pomeriggio fa, in un programma d’informazione, ho rivisto Antonio.
Ci eravamo conosciuti alla fine del 1983, io ed Antonio. Lui era appena maggiorenne ed era un militare di marina di carriera. Io avevo quattordici anni ed ero molto amico delle sorelle, due gemelline mie coetanee che non si somigliavano in niente, fisicamente e caratterialmente.

Antonio diventò per me una sorta di mito, un esempio di vita. Non avevo fratelli maggiori e scelsi lui. Era un ragazzo che girava il mondo, che aveva delle responsabilità, una professione pericolosa da esibire. Era stato sull’Amerigo Vespucci, io al massimo su un pedalò. Era belloccio ed aveva un grande successo con le ragazze. Un po’ spaccone ma simpatico, un ragazzo fondamentalmente buono. Mi dava i consigli musicali giusti, mi indicò il meglio dell’epoca, da Pino Daniele ad Eric Clapton, del quale era un grande fan. Mi fece scoprire la grandezza di Frankenstein Junior. Mi diceva quale cravatta indossare e come sceglierla in base alla camicia. All’epoca andavano molto le cravatte di filo di cotone, lui insisteva per quelle più eleganti di pelle, sottili ed affilate come una spada. Nei fatui anni Ottanta era una perla nera.

Un giorno partì per quella che diventò la prima missione militare italiana in tempo di pace. Si trattava di intervenire in Libano, agli ordini di Angioni. Ogni tanto telefonava ai famigliari, quando ci riusciva, e questi si preoccupavano di farlo sapere a tutti quelli che lo conoscevano. “Ha telefonato Tonino! E’ vivo, sta bene!” Era il mantra di suo padre, che trattenne il fiato per tutto il tempo in cui il suo unico figlio maschio restò fuori dai confini. La madre era più realistica, pensava agli otto milioni di lire che Antonio guadagnava per ogni mese di missione ed a quanto le servivano per estinguere il mutuo. “Falla durà, stà guerra!” Gli diceva scherzando.

Quando Antonio terminò la missione ci raccontò in una manciata di parole la sua esperienza: “Sono stato fortunato, sono rimasto per tutto il tempo sulla nave. Per me il Libano è stato solo una striscia di terra all’orizzonte.” E noi eravamo contenti che non fosse accaduto nulla di serio, nessun episodio che avesse fatto temere per la sua vita.

Col tempo la vita decide per gli altri. Strade diverse, scelte diverse, allontanamenti geografici che diventano anche affettivi. Antonio si è sposato ed ha cominciato ad interessarsi alla sua nuova famiglia, io sono stato distratto dai miei studi, dalle mie esperienze distanti dalle sue. Così ci perdemmo di vista senza mai perdere la stima reciproca.

Non ci incontravamo da almeno vent’anni quando l’ho visto in televisione, qualche giorno fa. Era ingrassato (e sono l’ultimo al mondo a sindacare su questo…) e brizzolato, ma l’ho riconosciuto subito. Gli occhi ridenti erano i suoi. La voce era la sua. Mi ha sorpreso vederlo ma ancora di più mi ha sorpreso quello che ha detto.

E’ di nuovo emergenza, in Libano, e lui parlava da veterano impegnato in una nuova missione. Raccontava della missione storica di Angioni. Della sua prima avventura libanese. Degli eroismi, delle esperienze vissute. Solo che nei suoi racconti il Libano non era una striscia di terra all’orizzonte ma un teatro di guerra vissuto in prima persona. Narrato col linguaggio scontato, impersonale e fintamente edificante di un autore televisivo. E sono rimasto basito. Non capivo se era la televisione a richiedere racconti eroici a pagamento, veri o falsi poco importa, per simulare un programma giornalistico reale o se nei primi anni Ottanta Antonio avesse voluto proteggere la nostra innocenza omettendo le parti meno gradevoli della missione.

Conosco Antonio e conosco la televisione. Ricordo i suoi racconti dell’epoca, sufficientemente convincenti. Sono certo che si tratti della prima possibilità. E per me è giunta l’ennesima conferma che la tv, inevitabilmente, non si può guardare concedendole fiducia.
Ciao Antonio, mi è dispiaciuto davvero ritrovarti così.

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finazio Stampa questo Articolo Stampa questo Articolo

Mi ricorda Apocalypse Now nel suo climax di meta-spettacolo quando, nella scena dei cameraman (in cui appare Coppola), lo pseudo regista dice ai soldati di correre come se fossero realmente in battaglia.

bell’articolo, toccante.
imbarazzante.

Il guaio è che la stragrande maggioranza delle persone si beve quello che esce dalla TV semplicemente perchè “l’ha detto la TV”. Come se questo bastasse…

Io da due anni non guardo i TG, e anche per il resto passo pochissimo tempo davanti alla TV.
A tavola si ascolta musica e si chiacchiera, e la salute (fisica e psichica) mia e della mia famiglia ne ha guadagnato molto.

lupoalburnino’s avatar

lupoalburnino reply on Luglio 3rd, 2008 12:54:

Prima delle elezioni guardavo spesso i Tg per farmi un’idea più precisa di quanto stava accadendo. Però già allora mi accorgevo che tutti, pubblici e privati erano omologati, meglio funzionali alla destra. Ricordo di aver scritto una lettera a “Il Mattino” di Napoli evidenziando questa anomalia tutta italiana. Il curatore della posta mi diede anche ragione…Oggi i Tg li guardo di meno, perchè mi danno fastidio i commenti, le notizie di parte, le cose non dette: non c’è più nemmeno una parvenza di contraddittorio. L’ultima parola tocca sempre ai rappresentanti della destra anche sul Tg3. E’ una democrazia questa?

Un bel pezzo.
Mi auguro di ricevere contributi più spesso da Finazio

Non so..ma non giudicherei così gravemente il tuo amico Antonio,
sembra invece che preferisca un ricordo fittizzio piuttosto che qualcosa di non memorabile ed ordinario, forse a forza di raccontare la stesso fatto a più persone ha finito con il far fiorire quello che erano ordinarie giornate sul ponte di una nave (e tutta la routine che ne consegue)e farle diventare delle avventure di giovani Rambo.

I programmi in prima serata sono per il 99% un insulto all’intelligenza umana, quelli in tarda serata sembrerebbero più interessanti ma per chi si deve alzare presto al mattino sono inusufruibili. Mio padre ha sempre pagato il canone per lui la tv era una compagnia. Lo scorso anno è morto e a tutt’oggi nonostante i numerosi intimidatori solleciti io, non l’ho ancora rinnovato, le domande che mi pongo sono: perchè devo finanziare programmi stupidi e perchè nell’era delle nuove tecnologie non posso scegliere di vedere un programma di mia scelta a prescindere dall’orario in cui viene trasmesso?
A dire il vero mi sono anche data alcune risposte.

1) fare programmi di un certo livello in orari inaccessibili è un alibi per chi controlla l’informazione perchè in questo modo si cautelano dall’essere tacciati da manipolatori antidemocratici.
2) usare una tecnologia diversa significherebbe, o la loro fine, perchè la gente crescerebbe culturalmente e li riconoscerebbe per quello che sono o…… più probabilmente sparirebbero anche quei pochi programmi decenti.
To pay or not to pay? Io avrei deciso di chiedere che venissero pure a prendersi il televisore …..ma …un amico mi ha detto che devo pagare anche se ho solo il PC, per cui, che fare? paghi e li mandi a quel paese anzi …a questo paese!!!

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