Fratelli d’Italia: Divide et impera
5 settembre, 2008 di Il Gobb
Archiviato in Cronache Italiane
Avete mai fatto caso, in TV, che in qualsiasi programma aperto alle telefonate degli ascoltatori, la prima domanda è SEMPRE “da dove chiami?”
A seconda della risposta, di solito, seguono diverse “battute” (metto le virgolette perché fanno ridere solo i pazienti del nosocomio per l’igiene mentale e gli elettori di Forza Italia) sulla regionalità del tapino teleascoltatore.

A questa ho assistito di persona anni fa, e per qualche motivo mi è rimasta particolarmente impressa. Carlo Conti, in un qualche programma merdoso di quelli che fa lui (non era un quiz), chiede il fatidico “Da dove chiami?“. La risposta è “Da Rimini“. Conti, rassicurato di conoscere almeno vagamente qualcosa di relativo al posto, sbotta tutto allegro in un bel “Allora sai che abbuffate di piadina!“. Il tipo al telefono dice “Beh, veramente no, non la mangio quasi mai“, e Conti, sempre con quel suo sorriso irritante, “Ma come! L’unico riminese che non mangia la piadina!?”
Cosa avete notato?
Bravi: le battute di Carlo Conti erano tutte riferite a uno degli aspetti dello stereotipo del romagnolo: amante della buona tavola, goliardico, compagnone e via dicendo. Radicate al punto che il presentatore sottolinea lal oro esattezza: chi chiama è “l’unico” che non mangia la piadina! Ma come si permette!
Pensateci.
Tutti voi avete in mente una rappresentazione stereotipica di diverse regionalità. Il genovese è oculato nelle spese, ha fama di avaro. Il napoletano è chiassone, rozzo e parla con le mani. Il romano è trucido, ignorante e volgare. Il fiorentino bestemmia e scherza sempre.
L’idea stereotipica che si ha di un gruppo di persone fa parte di quelle cose chiamate “rappresentazioni sociali”.

Le rappresentazioni sociali (della cui teoria Moscovici è padre) sono la costruzione di un oggetto sociale (a rappresentazione del gruppo, in questo caso, cioé i riminesi, i genovesi etc), modificabile e reinterpretabile da parte di una comunità. Non sarebbe una rappresentazione “sociale” se non fosse comunemente condivisa dagli appartenenti al gruppo che l’ha sviluppata. L’utilità di queste rappresentazioni, che sono semplificazioni della realtà altrimenti troppo complessa per poter essere analizzata ed espressa e, come tali, prevedono la presenza abbondante di stereotipi e pregiudizi, sta nel poter comunicare sull’oggetto costruito socialmente.
Tali rappresentazioni, appare quindi ovvio, influenzano in modo decisivo la nostra idea del mondo e dei ruoli che hanno in esso gli altri (qui per saperne di più).
Da che sono piccolo la TV ha sempre propagandato a tutto spiano, in ogni trasmissione aperta alle telefonate, questo tipo di pregiudizio. L’unità nazionale è ancora ben lontana dal realizzarsi, dal punto di vista culturale, ma non perché ci siano persone più o meno “integrate” o “popoli” troppo diversi: semplicemente lo Stato non ha mai intrapreso seriamente il percorso di unificazione culturale, se non durante il fascismo (e nemmeno sempre, visto che la regionalità contava moltissimo anche allora).
In questo modo si alimenta l’illusione (cioé la rappresentazione sociale, che è solo un modo di definire la realtà e non la realtà stessa) che esista un nord lavoratore e produttivo e un sud parassita e pigro, che la Lombardia non è piena di “mariuoli” (quando invece lo è) mentre la Campania sì. Che il sud sia corrotto, mafioso, ottuso, e il nord no.
Sottolineare le divisioni interne, da che mondo e mondo, favorisce i nemici dello Stato.
Tipo la Lega Nord.
Ricordo la querelle sui rifiuti: “Noi padani non vogliamo l’immondizia dei terroni, l’hanno prodotta loro e se la tengono” fu detto da Calderoli in un comizio, se ricordo bene. Il che vi dà anche un’idea di quanta disparità c’è in un ragionamento che non tiene conto delle tonnellate di rifiuti che la Lombardia ha pagato la Camorra per smaltire al sud.

Alimentare con ogni mezzo, anche questo apparentemente innocuo del “da dove chiami?”, la creazione di differenze, inculcare la convinzione che certi stereotipi siano la pura e semplice realtà è utile a chi gestisce il Paese per controllarci meglio. A farci ignorare i problemi altrui, a farci chiudere nel nostro cortile, a renderci limitati e stupidi, a creare tensioni che possono essere usate per manipolare il voto e il consenso, fino al punto di fornire i pretesti utili a mettere per strada l’esercito.
Ovviamente quello della regionalità è solo un esempio: gestire le rappresentazioni sociali di un popolo (sui neri, sui rom, sulle donne etc) significa controllare quel popolo.
Per questo Silvio Berlusconi dovrebbe essere estromesso dal potere: impedisce a questo Paese di ragionare razionalmente.
Il campanilismo può essere una (anche legittima) reazione alla globalizzazione e alla ridiscussione valoriale che comporta. Figuriamoci, quando hai paura della diversità e vedi minacciato il tuo modo di vita è più facile attaccarsi ostinatamente alla tradizione che accettare la sfida e imparare qualcosa di nuovo. Purtroppo questa tendenza, che a rigor di logica andrebbe superata (la globalizzazione non si può fermare… a meno che non finisca il petrolio e non si trovino altre soluzioni: fine della civiltà moderna ^_____^) viene invece fomentata e usata strumentalmente per fini propagandistici.
Adesso che vi ho prospettato, pur se molto rozzamente, i possibili usi ed effetti delle rappresentazioni sociali, ditemi: non vi inquieta vagamente una delle ultime iniziative di Silvio?
Ha dato istruzione ai suoi ministri di disertare le riunione dell’Unione in caso non si parli italiano o non siano disponibili documenti nella nostra lingua.
Divide et impera.
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Non male, offri dei buoni spunti di riflessione.
Ma questa te la potevi risparmiare
- A seconda della risposta, di solito, seguono diverse “battute” (metto le virgolette perché fanno ridere solo i pazienti del nosocomio per l’igiene mentale -
Daccordo sul giudizio ma su quello che poteva evitare manca
(..e gli elettori di Forza Italia)
ovvero articolo x evitare sterotipi e inizia con uno
In effeti sono stato bieco… è che ho passato la vita a essere politicamente corretto, da qualche anno ho perso la pazienza.
Inoltre, quando propongo qualcosa a Mentecritica, tendo a farlo solo con gli articoli pacati e ragionevoli… questa mi è scappata, e chiedo venia ^^
Il campanilismo e’ difatti uno degli elementi disgreganti del nostro paese. Bisogna tener sicuramente conto delle particolarita’ regionali o addirittura cittadine, che nel nostro paese abbondano a causa delle note vicissitudini storiche, ma sopportare gli stereotipi e le strumentalizzazioni questo no! Vorrei aggiungere all’intelligente spunto de il Gobb che e’ interessante notare come gli atteggiamenti violenti nel mondo delle tifoserie non fanno altro che allargare a dismisura questa “sub cultura” del campanilismo, fino a creare un background “storico” inesistente. In pratica e’ giusto assalire la tifoseria B, ricordate quando sono venuti in questa citta’ tre campionati fa cosa hanno fatto? per non parlare di quello che e’ successo contro la tifoseria di A lo scorso anno. E’ giusto attaccarli, dobbiamo pur vendicarci!!!!
La violenza della domenica in televisione mette paura (primo obiettivo), crea insicurezza (secondo obiettivo), costringe la gente a farsi il digitale terrestre (o altro) e in piu’ alimenta le tensioni regionali, dividendo il paese…..per non parlare delle tifoserie di destra e di sinistra…….
Che bel piano eh?
Già…Tanto per fare un esempio ci sono alcuni Mantovani che non sopportano cremona e i cremonesi per il tifo calcistico…
E il paradosso è che questo campanilismo non valorizza le particolarità di ogni città, ma le svilisce come ogni stereotipo perde significati rispetto al concetto originario…E’ triste!
Un altro sintomo dell’immaturità democratica degli italioti (altra generalizzazione, ma decisamente meritata dalla stragrande maggioranza).
Servirebbe più scambio con il resto d’Europa, ma qui non ne vogliono proprio sapere di imparare un’altra lingua…
Vabbeh, resteremo un bel Paese per le vacanze e dove trovare manovalanza a basso costo.
(Mi sa che sto passando un momento un po’ pessimistico…)
Le differenze di regionalità sono prima di tutto un fatto di cultura, la cultura italiana: che ci vede un popolo unito solo da poco più di cent’anni.
Non per altro Garibaldi sottolineò l’importanza di “fare gli italiani”, una volta costituita l’Italia.
Secondo me, le differenze sono visibili dati di fatto.
Le strumentalizzazioni di queste differenze hanno, invece, come bieco obiettivo l’amplificazione delle stesse fino a renderle degli stereotipi, la cui deficienza è proprio il loro aspetto strutturale.
un’idea di “patQuoto.
Credo che che bisogna distinguere tra il concetto di patria italiana , di cui si può parlare dal Settecento in poi e quello di idea di Italia che risale ai primissimi secoli successivi alla caduta dell’Impero Romano
Nella nostra assurda pretesa di essere diversi dagli altri, siamo veramente tutti uguali.
Verissimo e la tua frase di chiusura dell’articolo spiega anche il perchè.
Gli italiani non possono e non devono sentirsi parte di un popolo altrimenti si accorgerebbero che in definitiva, se pur con differenze culturali, culinarie, dialettali ecc., siamo tutti uguali in quanto tutti sulla stessa barca.
Rendersene conto sarebbe un passo da giganti verso la consapevolezza che forse, il ns.popolo, non raggiungerà mai, se non da solo, senza l’aiuto certamente dello stato e dei governi che si susseguono.
Oppure non accettiamo le differenze, specie di pensiero, in fondo è una forma di campanilismo pure questa.
Stiamo più a pensare alle differenze che ai punti di contatto.
Perchè dovremmo avere atteggiamenti diversi in altri ambiti?
L’accettazione delle differenze è alla base di un possibile miglioramento, ma ne siamo in grado?
Io sono convinto di no, molto convinto.
Io, ad esempio, non avverto così forte il senso del “campanilismo”. Premetto che non mi sono mai trasferita, non ho vissuto fuori dal mio habitat, non ho subito diverse culture, quindi a ragion veduta dovrei sentire forte l’attaccamento per la mia città e per la mia provenienza. Secondo me sono le persone che fanno la provenienza, di qualunque posto siano, come per i partiti sono le menti che determinano l’andamento.
Coloro che ribadiscono la differenza fra Nord e Sud non hanno compreso nulla: l’intelligenza, la moralità, l’educazione e la civiltà non conoscono luoghi di riferimento, ma sono qualità insite in quelle persone con sani principi. Per me non ci sono differenze, fra un maleducato del Nord e quello del Sud, fra un malavitoso del Settentrione e quello del Meridione sono i valori che fanno l’uomo!
Non essendo mai stata fuori non ti sei mai ressa conto di quanto siano: volgari scemi ignoranti deprecabili e disprezzabili gli altri
Verissimo
Sono stata fuori solo durante i viaggi, ed anche nelle permanenze lunghe ho avuto modo di conoscere persone di tutta Italia. Poichè mi hanno insegnato ad essere disponibile, educata e rispettosa ho ricevuto uguale comportamento, per cui ribadisco tutto dipende da come ci si pone mettendo da parte i pregiudizi. Per non essere stata fuori, intendevo la stanzialità breve o duratura che porta poi a dimenticare le proprie origini e mettere da parte il “campanilismo”.
Annamaria, magari bastasse dare rispetto per riceverne!
Purtroppo a questa favola non ci credo più da un pezzo….
Gobb, da dove scrivi?
ah ahahahahahahahahv
questa e’ proprio carina…..
sono l’unico che ride?
Spezzeri una lancia in favore del vecchio servizio di leva. Non che voglia reintrodurlo, pero’ vi assicuro che dopo le titubanze iniziali si riuscivano ad applicare delle belle sinergie tra persone provenienti da citta’ diverse, abitudini diverse, stereotipi diversi…..i ragazzi imparavano a convivere tra di loro. Purtroppo era male organizzato e percepito come inutile. Alle volte il servizio di leva era manodopera a costo zero. Pero’ potenzialmente un servizio obbligatorio (militare o civile che sia) permetterebbe di formare la cultura dell’appartenenza e della coscenza collettiva ai giovani….ma questo e’ un’altro post…..
E formarla educando e non obbligando no?
dillo ai genitori……
prima di educare alla coscenza collettiva e al rispetto, educano il bambino alla sfiducia verso i compagni “….fallo tu prima che lo facciano loro”…….