Fratelli d’Italia: Divide et impera
5 settembre, 2008 - 13:00 di Il Gobb
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Avete mai fatto caso, in TV, che in qualsiasi programma aperto alle telefonate degli ascoltatori, la prima domanda è SEMPRE “da dove chiami?”
A seconda della risposta, di solito, seguono diverse “battute” (metto le virgolette perché fanno ridere solo i pazienti del nosocomio per l’igiene mentale e gli elettori di Forza Italia) sulla regionalità del tapino teleascoltatore.

Cosa avete notato?
Bravi: le battute di Carlo Conti erano tutte riferite a uno degli aspetti dello stereotipo del romagnolo: amante della buona tavola, goliardico, compagnone e via dicendo. Radicate al punto che il presentatore sottolinea lal oro esattezza: chi chiama è “l’unico” che non mangia la piadina! Ma come si permette!
Pensateci.
Tutti voi avete in mente una rappresentazione stereotipica di diverse regionalità. Il genovese è oculato nelle spese, ha fama di avaro. Il napoletano è chiassone, rozzo e parla con le mani. Il romano è trucido, ignorante e volgare. Il fiorentino bestemmia e scherza sempre.
L’idea stereotipica che si ha di un gruppo di persone fa parte di quelle cose chiamate “rappresentazioni sociali”.

Le rappresentazioni sociali (della cui teoria è padre) sono la costruzione di un oggetto sociale (a rappresentazione del gruppo, in questo caso, cioé i riminesi, i genovesi etc), modificabile e reinterpretabile da parte di una comunità. Non sarebbe una rappresentazione “sociale” se non fosse comunemente condivisa dagli appartenenti al gruppo che l’ha sviluppata. L’utilità di queste rappresentazioni, che sono semplificazioni della realtà altrimenti troppo complessa per poter essere analizzata ed espressa e, come tali, prevedono la presenza abbondante di e , sta nel poter comunicare sull’oggetto costruito socialmente.
Tali rappresentazioni, appare quindi ovvio, influenzano in modo decisivo la nostra idea del mondo e dei ruoli che hanno in esso gli altri ( per saperne di più).
Da che sono piccolo la TV ha sempre propagandato a tutto spiano, in ogni trasmissione aperta alle telefonate, questo tipo di pregiudizio. L’unità nazionale è ancora ben lontana dal realizzarsi, dal punto di vista culturale, ma non perché ci siano persone più o meno “integrate” o “popoli” troppo diversi: semplicemente lo Stato non ha mai intrapreso seriamente il percorso di unificazione culturale, se non durante il fascismo (e nemmeno sempre, visto che la regionalità contava moltissimo anche allora).
In questo modo si alimenta l’illusione (cioé la rappresentazione sociale, che è solo un modo di definire la realtà e non la realtà stessa) che esista un nord lavoratore e produttivo e un sud parassita e pigro, che la Lombardia non è piena di “mariuoli” (quando invece lo è) mentre la Campania sì. Che il sud sia corrotto, mafioso, ottuso, e il nord no.
Sottolineare le divisioni interne, da che mondo e mondo, favorisce i nemici dello Stato.
Tipo la Lega Nord.
Ricordo la querelle sui rifiuti: “Noi padani non vogliamo l’immondizia dei terroni, l’hanno prodotta loro e se la tengono” fu detto da Calderoli in un comizio, se ricordo bene. Il che vi dà anche un’idea di quanta disparità c’è in un ragionamento che non tiene conto delle tonnellate di rifiuti che la Lombardia .

Alimentare con ogni mezzo, anche questo apparentemente innocuo del “da dove chiami?”, la creazione di differenze, inculcare la convinzione che certi stereotipi siano la pura e semplice realtà è utile a chi gestisce il Paese per controllarci meglio. A farci ignorare i problemi altrui, a farci chiudere nel nostro cortile, a renderci limitati e stupidi, a creare tensioni che possono essere usate per manipolare il voto e il consenso, fino al punto di fornire i pretesti utili a mettere per strada l’esercito.
Ovviamente quello della regionalità è solo un esempio: gestire le rappresentazioni sociali di un popolo (sui neri, sui rom, sulle donne etc) significa controllare quel popolo.
Per questo Silvio Berlusconi dovrebbe essere estromesso dal potere: impedisce a questo Paese di ragionare razionalmente.
Il campanilismo può essere una (anche legittima) reazione alla globalizzazione e alla ridiscussione valoriale che comporta. Figuriamoci, quando hai paura della diversità e vedi minacciato il tuo modo di vita è più facile attaccarsi ostinatamente alla tradizione che accettare la sfida e imparare qualcosa di nuovo. Purtroppo questa tendenza, che a rigor di logica andrebbe superata (la globalizzazione non si può fermare… a meno che non finisca il petrolio e non si trovino altre soluzioni: fine della civiltà moderna ^_____^) viene invece fomentata e usata strumentalmente per fini propagandistici.
Adesso che vi ho prospettato, pur se molto rozzamente, i possibili usi ed effetti delle rappresentazioni sociali, ditemi: non vi inquieta vagamente una delle ultime iniziative di Silvio?
Ha dato istruzione ai suoi ministri di in caso non si parli italiano o non siano disponibili documenti nella nostra lingua.
Divide et impera.
Fratelli d’Italia: Divide et impera è di

Non male, offri dei buoni spunti di riflessione.
Ma questa te la potevi risparmiare
- A seconda della risposta, di solito, seguono diverse “battute” (metto le virgolette perché fanno ridere solo i pazienti del nosocomio per l’igiene mentale -
Daccordo sul giudizio ma su quello che poteva evitare manca
(..e gli elettori di Forza Italia)
ovvero articolo x evitare sterotipi e inizia con uno
In effeti sono stato bieco… è che ho passato la vita a essere politicamente corretto, da qualche anno ho perso la pazienza.
Inoltre, quando propongo qualcosa a Mentecritica, tendo a farlo solo con gli articoli pacati e ragionevoli… questa mi è scappata, e chiedo venia ^^
Il campanilismo e’ difatti uno degli elementi disgreganti del nostro paese. Bisogna tener sicuramente conto delle particolarita’ regionali o addirittura cittadine, che nel nostro paese abbondano a causa delle note vicissitudini storiche, ma sopportare gli stereotipi e le strumentalizzazioni questo no! Vorrei aggiungere all’intelligente spunto de il Gobb che e’ interessante notare come gli atteggiamenti violenti nel mondo delle tifoserie non fanno altro che allargare a dismisura questa “sub cultura” del campanilismo, fino a creare un background “storico” inesistente. In pratica e’ giusto assalire la tifoseria B, ricordate quando sono venuti in questa citta’ tre campionati fa cosa hanno fatto? per non parlare di quello che e’ successo contro la tifoseria di A lo scorso anno. E’ giusto attaccarli, dobbiamo pur vendicarci!!!!
La violenza della domenica in televisione mette paura (primo obiettivo), crea insicurezza (secondo obiettivo), costringe la gente a farsi il digitale terrestre (o altro) e in piu’ alimenta le tensioni regionali, dividendo il paese…..per non parlare delle tifoserie di destra e di sinistra…….
Che bel piano eh?
Già…Tanto per fare un esempio ci sono alcuni Mantovani che non sopportano cremona e i cremonesi per il tifo calcistico…
E il paradosso è che questo campanilismo non valorizza le particolarità di ogni città, ma le svilisce come ogni stereotipo perde significati rispetto al concetto originario…E’ triste!
Un altro sintomo dell’immaturità democratica degli italioti (altra generalizzazione, ma decisamente meritata dalla stragrande maggioranza).
Servirebbe più scambio con il resto d’Europa, ma qui non ne vogliono proprio sapere di imparare un’altra lingua…
Vabbeh, resteremo un bel Paese per le vacanze e dove trovare manovalanza a basso costo.
(Mi sa che sto passando un momento un po’ pessimistico…)
Le differenze di regionalità sono prima di tutto un fatto di cultura, la cultura italiana: che ci vede un popolo unito solo da poco più di cent’anni.
Non per altro Garibaldi sottolineò l’importanza di “fare gli italiani”, una volta costituita l’Italia.
Secondo me, le differenze sono visibili dati di fatto.
Le strumentalizzazioni di queste differenze hanno, invece, come bieco obiettivo l’amplificazione delle stesse fino a renderle degli stereotipi, la cui deficienza è proprio il loro aspetto strutturale.
un’idea di “patQuoto.
Credo che che bisogna distinguere tra il concetto di patria italiana , di cui si può parlare dal Settecento in poi e quello di idea di Italia che risale ai primissimi secoli successivi alla caduta dell’Impero Romano
Nella nostra assurda pretesa di essere diversi dagli altri, siamo veramente tutti uguali.
Verissimo e la tua frase di chiusura dell’articolo spiega anche il perchè.
Gli italiani non possono e non devono sentirsi parte di un popolo altrimenti si accorgerebbero che in definitiva, se pur con differenze culturali, culinarie, dialettali ecc., siamo tutti uguali in quanto tutti sulla stessa barca.
Rendersene conto sarebbe un passo da giganti verso la consapevolezza che forse, il ns.popolo, non raggiungerà mai, se non da solo, senza l’aiuto certamente dello stato e dei governi che si susseguono.
Oppure non accettiamo le differenze, specie di pensiero, in fondo è una forma di campanilismo pure questa.
Stiamo più a pensare alle differenze che ai punti di contatto.
Perchè dovremmo avere atteggiamenti diversi in altri ambiti?
L’accettazione delle differenze è alla base di un possibile miglioramento, ma ne siamo in grado?
Io sono convinto di no, molto convinto.
Io, ad esempio, non avverto così forte il senso del “campanilismo”. Premetto che non mi sono mai trasferita, non ho vissuto fuori dal mio habitat, non ho subito diverse culture, quindi a ragion veduta dovrei sentire forte l’attaccamento per la mia città e per la mia provenienza. Secondo me sono le persone che fanno la provenienza, di qualunque posto siano, come per i partiti sono le menti che determinano l’andamento.
Coloro che ribadiscono la differenza fra Nord e Sud non hanno compreso nulla: l’intelligenza, la moralità, l’educazione e la civiltà non conoscono luoghi di riferimento, ma sono qualità insite in quelle persone con sani principi. Per me non ci sono differenze, fra un maleducato del Nord e quello del Sud, fra un malavitoso del Settentrione e quello del Meridione sono i valori che fanno l’uomo!
Non essendo mai stata fuori non ti sei mai ressa conto di quanto siano: volgari scemi ignoranti deprecabili e disprezzabili gli altri
Verissimo
Sono stata fuori solo durante i viaggi, ed anche nelle permanenze lunghe ho avuto modo di conoscere persone di tutta Italia. Poichè mi hanno insegnato ad essere disponibile, educata e rispettosa ho ricevuto uguale comportamento, per cui ribadisco tutto dipende da come ci si pone mettendo da parte i pregiudizi. Per non essere stata fuori, intendevo la stanzialità breve o duratura che porta poi a dimenticare le proprie origini e mettere da parte il “campanilismo”.
Annamaria, magari bastasse dare rispetto per riceverne!
Purtroppo a questa favola non ci credo più da un pezzo….
Gobb, da dove scrivi?
ah ahahahahahahahahv
questa e’ proprio carina…..
sono l’unico che ride?
Spezzeri una lancia in favore del vecchio servizio di leva. Non che voglia reintrodurlo, pero’ vi assicuro che dopo le titubanze iniziali si riuscivano ad applicare delle belle sinergie tra persone provenienti da citta’ diverse, abitudini diverse, stereotipi diversi…..i ragazzi imparavano a convivere tra di loro. Purtroppo era male organizzato e percepito come inutile. Alle volte il servizio di leva era manodopera a costo zero. Pero’ potenzialmente un servizio obbligatorio (militare o civile che sia) permetterebbe di formare la cultura dell’appartenenza e della coscenza collettiva ai giovani….ma questo e’ un’altro post…..
E formarla educando e non obbligando no?
dillo ai genitori……
prima di educare alla coscenza collettiva e al rispetto, educano il bambino alla sfiducia verso i compagni “….fallo tu prima che lo facciano loro”…….
la nostra storia recente ci ha insegnato che l’educazione , a volte, è arrivata con l’obbligo, ci manca il senso dello stato…….sempre confusa (e strumentalizzata) con l’appartenenza o simpatia al governo di turno.
siamo un popolo di parolai….parliamo bene, ma quando si tratta di metterci in giuoco sfoderiamo l’antico detto italico: tengo famiglia!!!
Povera patria!!
Io sono convinto che gli stereotipi, come le leggende, possano partire da una base concreta, siano cioè una sorta di caricatura, non realistica perchè esagerata e dotata di elementi artificosamente introdotti per suscitare forti reazioni del pubblico, ma nemmeno completamente inverosimile, perchè legata seppur debolmente al soggetto reale. Si tratta, in altre parole, spesso di generalizzazione indebita di molte singole esperienze. Non va incoraggiata, sono d’accordo, ma si può riportare ad un processo naturale dell’ apprendimento umano. L’idea razionalista ed intellettualista del non farsi assolutamente influenzare da due caratteristiche evidenti del tuo interlocutore per evitare di dedurne una terza (es. Giamaicano coi capelli lunghi -> fumerà marijuana/suonerà i bonghi) è molto politically correct, molto sterile, molto giusta e tuttavia, in fondo,molto innaturale
Innaturale per un irrazionale.
Chi non lo è in fondo. Se si seguisse il calcolo e mai la pancia tante cose andrebbero meglio ma saremmo robot, no?
Gli stereotipi sono cose UTILISSIME.
Strumenti intellettuali per comprendere e categorizzare, semplificando una realtà che è troppo per i nostri sensi e il nostro limitato comprendonio.
Sono costrutti mentali che utilizziamo comunemente, TUTTI noi, in ogni momento.
La differenza sta nel SAPERLO, nell’essere coscienti cioè di stare usando un determinato strumento per conoscere un determinato dato.
Tutt’altro che innaturale… stringi stringi si tratta solo di conoscere bene se stessi e il modo in cui si funziona ^_____^
Io sono un po’ ” vittima” di queste generalizzazioni.
Sono di Roma ed attualmente abito a Milano.
Un mio collega, una volta, mi ha detto : ” Ma come!Tu sei sempre così triste! I romani non dovrebbero essere sempre allegri e caciaroni? “.
Io risposi ” Si, forse nei film con Alvaro Vitali, o magari in qualche film di Carlo verdone! ”
A proposito di Verdone: Eravamo io ed il mio ragazzo a vedere l’ultimo film di Verdone in un multisala Milanese.
Era uno dei film più mediocri di Verdone- Che,personalmente ,stimo molto come regista-
Le battute erano stupide, scontate- soprattutto nel primo episodio- ma, nonostante ciò, tutti i Milanesi in sala ridevano come matti.
Poi ragionando ho capito : Solo sentire l’inflessione romana dava loro ilarità.
Anche al lavoro, molto spesso, tentano di imitare la mia infelssione e ridono anche senon faccio nessuna battuta…solo per il fatto che pronuncio troppo le doppie…
Sono arrivata al punto di voler fare un corso di dizione!
Mah, da toscao ti dirò… non mi capiscono proprio quando parlo in alcuni posti… ma il fato diverte più me che loro, infatti ho la fortuna di aver girato l’italia e capisco molti dialetti, oltre a saperli pure parlucchiare
In fondo è una poszione di vantaggio essere ilare per gli altri… almeno io la vivo così
No, non lasciarti infinocchiare anche tu!
Fai come Oris, vivila come un pregio (e secondo me lo è).
La parlata milanese è bruttissima!
A me il romanesco mette molta allegria, non credo per i film del verdone, non guardo film italiani.
e perchè mai Oris?Anche tu sei un etichettatore folle?
Io non scarto nulla a priori, Verdone in alcuni film mi ha fatto sbellicare ma non solo per il fatto di essere romano.
L’accento romano e toscano secondo me sono i più simpatici in assoluto.
Poi Ghibellina, io sono nata vicino a Firenze e mi sono trasferita a Bologna con la famiglia che avevo 10 anni…non ti dico le prese in giro per la C inesistente!
Ora mi prendono in giro la Z pronunciata male….
Ci sarà sempre qualcuno che scherza su ste cose…
No, semplicemente ho un gusto orrido nei film, solo azione e poco altro.
Il film che mi è piaciuto di più è forrest gump e il primo matrix..
Guardo molti anime, in lingua originale sottotitolati (fan sub).
Sono in fondo un bambinone
Guardare i film in lingua originale è bellissimo.
Peccato che in Italia non ci sia questo modo di proiettare.
Forse è anche per questo che in inglese siamo una frana!!
Ehehehe ma chi vuole parlare Milanese…con tutto il rispetto…poverini… Io vorrei fare dizione per avere una voce impostata!
Mi piacerebbe molto, indipendentemente dalle prese in giro!
vabbè ma è bello avere cadenze diverse, dai!
non si può essere perfetti a meno che tu non voglia l’attrice o la giornalista in tv…
Già..anche se ultimamente, neanche più gli attori recitano con la voce impostata!
Forse perchè lavorano esclusivamente in Tv e non hanno quasi mai esperienza teatrale!
E’ una cosa che c’e’ sempre stata, ed esiste ovunque, non solo in Italia. In Italia pero’ ha connotazioni spesso piu’ grottesche (e qui generalizzo), un po’ come tutte le manifestazioni del carattere italico. Ma anche piu’ artistiche. Basti pensare alla Commedia dell”Arte, alle maschere che identificano e stereotipizzano le regionalita’.
In effetti la cultura ed il modo di pensare italico si rifa’ molto alla Commedia dell’Arte. anche nel modo di affrontare la vita, senza copioni scritti, semplicemente seguendo un canovaccio improvvisato. Spesso troppo improvvisato.
E’ condivisibile l’affermazione secondo cui le rappresentazioni sociali sono ricche di streotipi e di pregiudizi: l’esperienza di tutti i giorni è lì a dimostrarlo.
Meno condivisibile l’idea secondo cui lo stereotipo sia il mezzo con cui la televisione e un sistema perverso cercano di impedirci di ragionare e di fraternizzare: dividi et impera.
Pare più il portato di un’ideologia, che é pur sempre uno stereotipo per quanto elaborato, che dell’esperienza.
Si può senz’altro dire che il tal conduttore é un fesso di dimensioni cosmiche, ma come si fa a dimostrare che sia parte di una congiura ordita per tenere a freno i nostri neuroni? Non potrebbe semplicemente trattarsi di un fesso che lavora in proprio?
Sostenere che sia il signor B. ad impedire alle nostre sinapsi di elaborare, non è investirlo di un potere che nessun essere, neppure domineddio, potrà mai avere?
Non é dar corpo a un altro di quegli stereotipi che si intendevano condannare?
Per quanto riguarda l’episodio citato nell’articolo probabilmente hai ragione, ma come giudichi, ad esempio, l’articolo di Repubblica che ho segnalato più giù o i tanti altri articoli che comunque sono sullo stesso tono e tendono a sottolineare le differenze etniche e geografiche delle persone?
La domanda era rivolta a me?
Se si qual’è l’articolo di Repubblica a cui ti riferisci?
Scusami, ho fatto confusione, il commento a cui facevo riferimento si trova in un altro articolo. La domanda invece era rivolta a te, quindi ricopio qui quel commento:
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Per la cronaca, tanto per collegarci anche all’articolo “Divide et Impera”, guardate il titolo vergnoso che Repubblica dava alla : “I primi classificati sono quasi tutti al Sud”, come a lasciar intendere che i settentrionali sono stati onesti (perché classificati più in basso) mentre i terroni, soliti mafiosi corrotti, avevano truccato l’esame.
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Tieni presente che di articoli su questo tono ne ho letti parecchi, questo è solo un esempio.
Cioè anche Repubblica secondo te fa parte della congiura del dividi et impera?
Perché rispondi ad una domanda con un’altra domanda? Ho chiesto io per primo!
Io non credo che sia una congiura ordita da Repubblica ma sicuramente una tendenza a segnalare in modo positivi o negativo la provenienza geografica di una persona c’è. Il fatto che Repubblica, il Corriere e qualsiasi altro media senta il bisogno di sottolineare aspetti come quelli sottolineati da Repubblica in questo articolo ne è la prova.
Potrebbe pure essere che tu abbia ragione. Che si tratti, se non di una congiura, del solito vezzo giornalistico di enfatizzare le cose e di cavalcare l’onda, ma se anche fosse così la cosa più inutile che potrebbero fare i chiamati in causa sarebbe di buttarla sul vittimismo.
E’ vero che a Crotone (dico a caso) si passa l’esame per l’abilitazione alla professione più facilmente che a Bologna?
Se la risposta é no si portino i numeri e festa finita.
Se fosse si, e non si riuscisse a dimostrare che gli esaminandi di Crotone sono più intelligenti e meglio preparati di quelli di Bologna, ci si chieda perché succede, a chi giova, come fare per sanare la situazione. Per il bene di Crotone.
Mi permetto di intervenire ^_____^
Ma quale congiura? Se intendo congiura, lo scrivo!
Non è una congiura, è semplciemente il modo in cui vanno le cose ed è molto palese, sotto gli occhi di tutti, perché non c’è “niente di male” in linea di principio. È un processo estremamente complesso che ha a che fare con i soldi, il potere, il “vento politico” che tira, il modo in cui funzionano le testate giornalistiche, i criteri del newsmaking e le tecniche di comunicazione che cambiano i fatti.
Alla guida del governo c’è, per l’ennesima volta, un uomo che controlla la maggior parte dei media del Paese, direttamente e indirettamente. Controlla anche IL più importamente mass media del Paese, cioè la TV. Ignoro volutamente i gruppi editoriali e le dichiarazioni sui libri di scuola intrisi, secondo i complici di Silviuccio, di “retorica delal resistenza”, che andrebbero riformati (“revisionismo storico” vi dice niente? >__<).
Vabbé, dicevamo: tre canali sono suoi, tre li dirige quando sale al governo (e, ho il sospetto, anche quando è all’opposizione: ricordiamo che la più grande concessionaria pubblicitaria italiana è roba sua).
Questa persona, in campagna elettorale, ha sempre puntato con convinzione a creare dei nemici. Ricordo qui a Roma i manifesti di Forza Italia, alle precedenti politiche: foto di un tipo in nero che tira una molotoff su una camionetta dei carabinieri con lo slogan “un voto regalato, un black block aiutato”.
La tattica paga, l’abbiamo vista in ogni singola azione di propaganda di ogni tempo e paese… basterebbe guardare certe locandine della II mondiale, per fare un esempio recente. Non serve uan guerra, però. Creare un nemico serve a spaventare la popolazione al punto da indurla a rinunciare a sempre maggiori porzioni dei propri diritti in favore di una promessa di sicurezza da parte di chi li governa.
Digressione: un fatto non esiste se non c’è qualcuno a testimoniare e raccontarlo ad altri.
Mettiamo che questo qualcuno sia un giornalista che lavora per una redazione, la quale lavora per un editore, il quale, possedendo il giornale (o la rete, o la radio), ne decide la linea.
“Decidere la linea” non vuol dire dare direttive minimali su ogni singolo aspetto della pubblicazione, ovvio: significa stabilire di cosa parlare e come in termini generali. Ogni notizia raccolta da un giornalista viene vagliata in base a queste linee guida e si decide per la sua pubblicazione o meno.
Una volta che si decide di pubblicare si decide anche che taglio dare al pezzo: se è una notizia sfavorevole alla parte politica cui è legato (o che è rappresentata dal) l’editore, la si rigira finché non compiace.
Anche elementi come la posizione, l’impaginazione, la regia del servizio (se in tV), la scelta dei termini e del registro, la titolazione, contribuiscono a cambiare, a volte anche radicalmente, il senso e il significato di quello che leggiamo o vediamo.
Pochi giornalisti disobbediscono all’editore, perché dove si trovano loro nessuno alza un dito per salvarli da un licenziamento.
La stessa cosa si può dire per il mondo dello spettacolo. Certi usi e costumi del registro televisivo sono retaggio culturale, ma gli effetti che producono sono ora sfruttati politicamente e anche da altri programmi non di intrattenimento perché è utile farlo. Utile allo scopo di compiacere l’editore, non certo di plagiare il pubblico. Quello è un effetto di cui penso pochi conduttori di varietà si accorgano
Io non dico che i media italiani siano razzisti (e lo sono, in molti modi, verso molti soggetti), posso però vedere che alimentano le basi culturali su cui si basa il campanilismo in generale.
Ripeto: non una congiura. Semplicemente il fatto che il signor B, essendo un magnate della comunicazione, sa il fatto suo. Conosce i meccanismi che ho provato a spiegare nell’articolo (e molti altri che mancano: c’è da scrivere un saggio, altro che!) e sa coem usarli. Sa come funzionano le redazioni e le usa nel miglior modo.
D’altronde ha ricevuto i complimenti di Licio Gelli per aver realizzato quasi integralmente il Piano di Rinascita Democratica della P2… un motivo ci sarà!
Mah!
Non metto in discussione l’idea che i media influenzino l’opinione pubblica, ma ho dei dubbi su come e su quanto la influenzino, e su come e su quanto ne siano a loro volta influenzati. Perché l’operazione non é a senso unico. Se l’operazione sia preordinata e sistematica, o raffazzonata e casuale.
Che i media appartengano ciascuno a una parte, non ci piove. Se siano sistematicamente finalizzati all’ottundimento del popolo e al Piano di Rinascita Democratica, ci piove.
E’ la storia dell’uovo e della gallina. E’ il signor B. che ha rincoglionito gli italiani con drive in, o sono stati gli italiani a chiederglielo e lui a darglielo?
Gli italiani avrebbero voluto “La corazzata Potemkin”, e lui gli ha mollato “OK il prezzo é giusto” seguendo un suo perfido disegno in combutta con Gelli, oppure più pedestremente l’ha fatto perché i produttori di merendine non avrebbero puntato uno spot, uno, sulla “cagata pazzesca”?
Quanto alla presa che possono avere gli slogan e su come i destinatari del messaggio subliminale possano reagire ricordo a titolo di esempio il manifesto elettorale della DC, correva l’anno 1948, raffigurante una splendida debuttante con mazzo di rose e la scritta: “La DC ha vent’anni”.
Il giorno dopo su tutti i muri d’Italia ci avevano scritto sotto: “E’ ora di fotterla”
Ci sono quelli che ipotizzano un impatto “forte” e chi un impatto “debole” dei media, ed è fra questi due poli che si esplica il dibattito fra i sostenitori delle varie teorie della sociologia delle comunicazioni di massa ^______^
La storia dell’uovo e della gallina, però, non esiste: non c’è un preciso nesso causale fra gli eventi che metti in relazione. Essi sono parte di un processo complesso, che nell’esposizione (essendo questi articoli e non saggi) necessariamente semplifico.
E’ stato il signor B a rincoglionire gli italiani con Drive In? Certo che sì, perché prima un programma così non esisteva.
Sono stati gli italiani a chiederlo? Certo che sì, premiandolo con gli ascolti.
Le due cose non si escludono a vicenda: perché dovrebbero?
Non sono un fautore dell’azione “passivizzante” della Tv, ma prendo atto del fatto che i mass media sono un ulteriore fattore di socializzazione, sono entrati a far parte dell’interazione sociale (persino dei meccanismi di inclusione/esclusione dal gruppo) e sono il modo con cui ci raccontiamo a noi stessi: essi sono uno specchio delle nostre attitudini culturali così come, in un rapporto simile a quello che Machiavelli descrive nel “Principe” fra popolo e regnante, la TV contribuisce a formare e codificare quelle attitudini.
Dividere tutto in cateogire causali alle volte è semplificare troppo
PS:
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Gli italiani avrebbero voluto “La corazzata Potemkin”, e lui gli ha mollato “OK il prezzo é giusto” seguendo un suo perfido disegno in combutta con Gelli, oppure più pedestremente l’ha fatto perché i produttori di merendine non avrebbero puntato uno spot, uno, sulla “cagata pazzesca”?
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Tanto per sottolineare con un esempio pratico, perché non entrambe le cose? Non si escludono necessariamente a vicenda, eh ^_______^
E poi (mannaggia, mi vengono in mente le cose a scaglioni: pardon) c’è sempre il problema delle news: se non lo dice la TV o un quotidiano, quella notizia non esiste.
E darla in un certo modo cambia il fatto, non è solo una scelta.
In questi casi non è un discorso di “quanto” i media influenzino la gente, ma di COSA tengono nascosto e a QUANTI (le fonti alternative ci sono, ma se penso che in ogni dato giorno dell’anno “I più letti” di Google News, tanto per fare un esempio, sono gossip e cavolate….)
Mah, nel caso dell’articolo di Repubblica si parlava, se non erro (non mi va di controllare), degli esami truccati alla facoltà di Bologna, Chieti, Ancora e Bari e la sottolineatura che i primi classificati erano meridionali era, a mio modesto parere, assolutamente strumentale. Che poi si debba indagare ove vi siano illeciti o sospetti di illecito questo è pacifico.
Se conosci la gente e la osservi ti rendi conto che succedono cose veramente strane. Ho sentito ragazzi siciliani urlare slogan della Lega Nord, uno genovese che più genovese non si può integrarsi perfettamente con la famiglia camorrista della moglie, campanilismi tra città confinanti, uomini che disprezzano a tutto spiano il meridione poi però: “Se mi sposo, sposo una del sud, c’è poco da fare, hanno una marcia in più, a parte che sanno cucinare, hanno carattere, ecc. ecc.” La cosa che mi ha sempre divertito di più, essendo di pelle bianchissima, zero inflessione dialettale è proprio questa: dire di essere fieramente terrona, dopo un pò di frequentazioni proprio a questi tipi leghisti o di estrema destra. Per il resto penso che nonostante tutto la gente ragiona guardandosi attorno e soprattutto con i matrimoni misti in famiglia: io giudico al di là della provenienza e faccio in modo che anche gli altri facciano lo stesso. Penso comunque che dire siamo tutti uguali sia sbagliato: inutile dire che un altoatesino è come il siciliano, le caratteristiche in linea di massima sono diverse ma qui sta proprio il bello, guai se fossimo tutti uguali! una popolazione ha dei pregi, un’altra ne ha altre, e vanno tutte bene. Nell’edilizia per esempio ho notato che i bresciani sono fantastici a fare lavori di demolizioni, scavi, i toscani per lavori di cartongesso, i campani per fare i piastrellisti, i liguri per fare i famosi muri a secco….Inutile negare che in un ufficio ci resiste più un milanese che non uno qualunque di tradizione marinara o contadina, ma perchè disprezzare uno o l’altro se abbiamo bisogno di bravi impiegati, marinai e contadini?