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MenteCritica: Critici o Intellettuali

19 ottobre, 2008 di gunnar  
Archiviato in MenteCritica



E perché mai ci si dovrebbe perdere in simili condizioni di dubbio? L’essere critici impedisce forse di essere intellettuali. E se pure ci fosse un gioco d’esclusione perché mai ci si dovrebbe entrare e partecipare?
Voglio dire che in realtà il significato di “intellettuale” è alquanto controverso.
Penso che non ci debba essere nessuna differenza tra il dire a uno “sei un intellettuale” oppure dirgli “sei un metalmeccanico”.

Il primo lavora con la testa il secondo con le mani. Il secondo si sporca e si stanca come il primo si stanca e si sporca. Solo che l’intellettuale che si sporca resta sporco fino a quando non decide di ripulirsi la mente facendo auto-critica.

Se il metalmeccanico scende in piazza per protestare contro quel metro e mezzo di saggezza che porta il nome di Brunetta non è più rumoroso di un “intellettuale” che si scagli con dovizia di argomenti contro lo stesso Brunetta raccontandogli quanto il suo acume rasoterra sia di poco meno agile di quello del suo padrone e capo del governo.
Entrambi vivono lo stesso problema. Ma  non lo capiscono. Si rendono vagamente conto che hanno un problema e che potrebbe interessare molti.

E chi può metterli assieme? Cosa potrebbe legare  un metalmeccanico ad un intellettuale?
C’è poco da cercare in giro risposte. Ci sono alcuni luoghi dove gli uni possono incontrare gli altri.
Questi luoghi vanno tenuti in vita ad ogni costo. E’ un motivo etico che lo richiede. E non si può fare altro.
Inoltre un simile luogo non può essere immediatamente popolare. Prima occorrerà creare le condizioni di una libera circolazione di pensieri. Magari anche banali. Ma tanti, tantissimi. Più pensieri vi circola e più la ricchezza aumenta.
Ed è una ricchezza insostituibile.

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Comments

16 Risposte a “MenteCritica: Critici o Intellettuali”
  1. Simone scrive:

    Sono daccordo, ma penso anche che non si debba suddividere per forza la gente in gruppi o “classi”. Oggi come oggi ognuno ha la possibilità di accedere all’informazione in maniera quasi gratuita o di gestire il proprio tempo libero nel modo che preferisce. Che un metalmeccanico sia un ignorante o che un intellettuale sia necessariamente tanto impedito da non sapersi allacciare le scarpe (o sistemare il carburatore dell’auto) sono vecchi stereotipi e luoghi comuni che si discostano credo dalla realtà delle persone che vivono oggi.

    Il problema forse è che la politica continua a vedere la società come fatta di gruppi ben distinti, anche perché conviene avere sempre delle posizioni contrapposte per guadagnare consensi con l’uno o con l’altro gruppo di elettori. Soltanto che il mondo non funziona più così e forse anche per questo le cose sembrano andare sempre più a pu…pazze.

    Simone

  2. zippole scrive:

    Non sono un metalmeccanico ma ci vado vicino. Per me questo e’ uno di quegli spazi nominati da gunnar. Credo che faccia anche il punto di una nuova visione politica della politica.
    Bello

  3. Fully scrive:

    La parola “crisi” deriva dal greco “krisis”, e significa “scelta” o “decisione”. La radice della parola si richiama al “setaccio”.
    Quindi nella sua accezione etimologica essere “critici” non corrisponde necessariamente ad un esito negativo della propria valutazione.

    Nei momenti di difficoltà l’uomo è chiamato a scegliere, ad essere consapevole del momento che vive e di come se ne possa uscire in modo da poter riprendere il cammino più forte di prima.

    Questo processo è necessario e utile al raggiungimento di una maggiore consapevolezza di noi stessi, come se riconoscessimo il percorso fatto fino a quel momento e decidessimo di voltare pagina, arricchiti delle esperienze passate che ci hanno condotto fino a questo passaggio della vita.

    In questo senso un sito come MenteCritica può essere utile, dal momento che è orientato ad un confronto civile tra opinioni ed esperienze diverse, con l’obiettivo di stimolare ad un ragionamento liberato dei preconcetti e degli stereotipi, in cui ciascuno – se riesce a spogliarsi delle proprie certezze – può arricchirsi del portato dell’”altro-da-sé”.

    Non c’è quindi, a mio avviso, alcuna contrapposizione tra “critici” ed “intellettuali”, essendo essi complementari al fine che si vuole perseguire.

    • Oris scrive:

      Io ho una bassa considerazone dell’intellettuale, troppo spesso si lascia andare alla auto celebrazione delle proprie idee e conoscenze, tralasciando la ricerca, che prevede invece un forte senso critico, specialmente nei Propri confronti.

      Se dovessi scegliere tra un intellettuale e un critico come compagno sceglierei immediatamente il secondo.

      Il distinguo avviene solo nella mia testa, ne sono conscio, ma deriva da sensazioni create nel reale.

    • F.Maria Arouet scrive:

      Ma certo che non c’é alcuna contrapposizione tra critici ed intellettuali. Cosa osta a un intellettuale d’essere critico e a un critico di essere intellettuale?
      Piuttosto non capisco perché dovrebbero essere complementari.

  4. Lameduck scrive:

    Io amo definirmi un’ex intellettualedemmerda, felice di sporcarsi le mani con del bel lavoro manuale che nessun intellettuale farebbe.

  5. ilBuonPeppe scrive:

    Critici o intellettuali?
    Come ho detto anche in altre occasioni, non mi interessano le etichette, quindi le rifiuto entrambe.
    Preferisco ragionare in termini di “persone che ragionano con la propria testa” e automi, o “persone capaci di mettersi in discussione” e idioti, o “persone che sanno ammettere i propri errori” e fanatici.
    Sono etichette anche queste? Forse sì, ma almeno queste sono chiare e oggettive. Anche perchè ci circondano…

  6. lupoalburnino scrive:

    Caro ilBuonPeppe, vorrei aggiungere qualcosa a ciò che hai detto e che io sottoscrivo. C’è stato un momento, che per me diventò stressante, su MC, in cui per delle quisquilie lessicali e comportamentali mi permisi di dire che alcuni miei interlocutori erano intellettuali, non tenendo presente la realtà.
    Apriti cielo! Per poco non fui tacciato di arroganza e di scarsa intelligenza.
    Tutto può darsi anche che io sia scarsamente intelligente, arrogante mai. Ho solo un pò di esperienza di vita proprio per la mia età “veneranda”.
    Però, come vedi, il nodo è venuto al pettine: critici o intellettuali?
    Il problema c’è, non è vero che non esiste, perchè molti credono di essere intellettuali solo perchè posseggono molte conoscenze. Non è così a mio modesto parere. L’intellettuale crea, è attento a ciò che lo circonda e ascolta. Il critico è colui cui non va bene nulla anche se il termine deriva dal greco “krisis” che significa scelta, in greco antico. Oggi il critico non sceglie! Anzi sceglie, solo di essere critico.
    Con chi mi accompagnerei? Sono piuttosto perplesso: mi sono ambedue poco simpatici, non antipatici, perchè ambedue credono di essere i possessori della verità.
    Io mi accompagnerei alle persone che usano il buon senso, ma ce ne sono poche, purtroppo!

  7. Gunnar scrive:

    Vero. Niente etichette. Sono o troppo ingombranti o estremamente fuorvianti.
    MA più spesso sono solo orpelli che portano fuori strada. Inoltre addensano condizioni di valore totalmente lontane e talora inconciliabili.
    In realtà non era intenzione mia appiccicare etichette. Mettiamola in questo modo: il valore che attribuiamo alle persone passa attraverso un’ampia serie di valutazioni, consce, inconsce, materiali, occasionali, contingenti, utilitaristiche, istintive e via dicendo.
    In realtà non lo sappiamo perché distinguiamo chi ci sta antipatico da chi ci appare simpatico. Dal vivo è questione di chimica delle sensazioni e di chimica organica. In astratto non possiamo che affidarci all’esperienza e alla conoscenza che abbiamo delle cose del mondo e dei simili nostri.
    Quindi le etichette in qualche modi servono solo a semplificare il discorso o se si preferisce la “comunicazione” con chi vuole essere ascoltatore.
    MA stabilito il limite delle etichette e tenute con le pinze a debita distanza, il discorso non cambia.
    Quelli che imparano ad usare il cerebro come strumento di lavoro non sono diversi da quelli che prediligono il lavoro manuale. Entrambi devono mangiare. In un’epoca preistorica (forse) l’intellettuale era quello che suggeriva nuovi metodi di caccia e si distingueva dagli altri membri della tribù in quanto non andava materialmente a caccia. Ma se il suggerimento era corretto e funzionava gli altri lo tenevano certo in grande considerazione. Egli contribuiva alla sopravvivenza della comunità con suggerimenti e insegnamenti adatti allo scopo.
    Ciò che cerco di mettere in rilievo è il fatto che in una comunità di pari non è fondamentale stabilire “chi” o “cosa faccia” o “come lo faccia”. Tutti sono chiamati a rendere un contributo alla collettività in quanto organismo complesso.
    Il grosso problema che si presenta oggi nel nostro Paese è esattamente questo: nessuno contribuisce veramente alla crescita della collettività, nessuno si preoccupa di uno stato sociale che consenta un’evoluzione integrata e complessa.
    E le etichette vengono vissute al pari di ghetti e ciò accade sia ci si trovi tra i monaci ammanuensi sia che ci si trovi tra gli asceti.
    Il corollario devastante è dato dal fatto che questo stato di cose è esattamente ciò che consente ai beceri bifolchi affaristi di governo di … governare. In realtà non si tratta di un vero governare ma di un capillare e costante addestramento all’autoannichilimento.
    Una bella serata tutti.
    Gunnar

  8. Alfonso scrive:

    Io sono per le etichette bianche, scritte a matita, che uno può cancellare e riscrivere il giorno dopo sull’ombra dell’etichetta precedente :D Si, sembra comodo, opportunistico e forse schizofrenico, però l’espressione della personalità è secondo me una vera forma d’arte, abbiamo le potenzialità per essere chi vogliamo e sarebbe un peccato non poterle usare in questa vita. Purtroppo spesso i nostri comportamenti non sono visibilmente aderenti il ruolo che recitiamo (o che vogliamo recitare… ci sono ruoli sui quali non abbiamo esperienza, cosicché non ci vengono tanto bene…) , così capita che chi ci sta intorno ci etichetti “a penna” e ci tratti per ciò che crede noi si sia…
    Questo per le etichette.
    Invece in relazione all’articolo, concordo e si vede benissimo il pensiero del redattore che qui non vuole classificare ma semplificare i due atteggiamenti: chi parla e chi agisce, avendo entrambi sotto gli occhi solo il proprio piccolo mondo.
    Mi sentirei di aggiungere un lieve tratto distintivo: i metalmeccanici si sentono padroni di ciò che hanno e di ciò che sanno fare; gli intellettuali si sentono padroni dell’uomo. E allora W i metalmeccanici! W Mentecritica!

  9. lupoalburnino scrive:

    Va un pò meglio, perchè mi era sembrato di capire, non tanto dall’articolo di Gunnar, che ci fosse una sorta di separazione tra intellettuali e critici. E’ vero anche che la distinzione non è facile, perchè spesso i ruoli sono interscambiabili. A volte anche il metalmeccanico s’improvvisa intellettuale o critico e viceversa. Ma è tutto legittimo, ci mancherebbe. Quello che mi disturba un pò è il fatto che in Italia e forse nel mondo si sia stabilita una certa graduatoria tra intellettuali e critici cui si sono iscritti molti personaggi illustri e meno illustri. Chi è più bravo l’intellettuale o il critico? Sta a noi scegliere.
    Mi ricordo di aver letto alcuni anni fa, ma se mi chiedete il nome faccio una brutta figura perchè non me lo ricordo proprio, che in Inghilterra un filosofo o psicologo sosteneva che ciascuno di noi preferisce o sceglie qull’interlocutore che pensa nello stesso modo o dà risposte che già girano nel nostro cervello. Non so se sia vero, ma non c’è dubbio che sia più gradito un interlocutore in sintonia con il nostro pensiero.
    La scelta spesso è personale e non sempre coincide con la realtà o con un giudizio obiettivo: tot capita tot sententiae!

  10. Gunnar scrive:

    Vorrei spezzare una lancia (tanto per non abbandonare etichette già strutturate in luoghi comuni) a favore dei metalmeccanici. Essi rappresentano, di fatto lo sono, ma molto di più nell’immaginario collettivo, la quintessenza del “lavoratore”, quello che suda pesante, che si sporca molto e che deve sopravvivere all’interno di una catena produttiva, che sia di montaggio o di trasporto pesante o di miniera, non importa, purché si arrivi a fine turno nell’abbrutimento più totale, per portare a casa solo una pagnotta.
    Ecco egli esteriormente è un metalmeccanico. Interiormente potrebbe essere l’intellettuale più raffinato e il critico più feroce. Intellettuale nel raccogliere l’essenza del proprio esistere e del proprio sopravvivere. Critico nell’elaborare una tattica di difesa che potrebbe essere di estraniamento o di lotta al sistema per migliorarlo o per sostituirlo.
    Ciò che veramente conta è il progetto di vita che ci si da o che si cerca. Credo che non esista un individuo che non sia allo stesso tempo critico, intellettuale e lavoratore di fatica. Dipende da quale parte la bilancia la si voglia far pendere. O meglio ancora dipende da che parte si voglia girare lo sguardo per osservare.
    Comunque ritengo che il ruolo che ognuno si sceglie, o al quale ognuno soggiace, debba avere come conseguenza principale l’assunzione di una responsabilità, grande o piccola che sia e di cui rispondere nelle parole, nelle azioni e nei pensieri.
    Il resto è solo propaganda.

  11. lupoalburnino scrive:

    Quoto in toto!
    Ho parlato di metalmeccanici, ma potevo citare contadini, docenti, ecc. solo perchè essi sono stati presi ad esempio da qualche parte.
    Rispetto tutti i lavoratori, perchè tutti portano un contributo a questa nostra società.
    Sono quelli che li snobbano e li trattano male a non riscuotere le mie “simpatie”.

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