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(Blow)Job24 – Terziario Avariato

27 agosto, 2008 - 10:30 di  
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani




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Frequentemente mi capita di ascoltare Radio 24, l’emittente radiofonica de Il Sole 24 Ore, ed apprezzarne la professionalità, la freschezza e la varietà degli argomenti trattati. Vorrei pescare fra tutto questo ben di dio un piccolo gioiello dal titolo inequivocabile, Job 24, condotto dalla bravissima Roberta Pellegatta. Trasmissione dall’indubbia utilità poiché, come si può leggere direttamente nel sito, si tratta di “un programma dedicato a chi cerca un nuovo lavoro, vuole cambiarlo e a chi desidera, su questo tema, risposte da parte degli esperti” che si pone come vetrina sul mondo lavorativo italiano ed internazionale spaziando “dalle professioni più richieste, alle più curiose e affascinanti, con un’ attenzione particolare alle possibilità occupazionali di donne e giovani” e tutto questo al ritmo del noto motivetto disneyano canticchiato dagli adorabili sette nani.




Ciò che segue è una lista molto ridotta di opportunità lavorative, selezionate fra le innumerevoli proposte divulgate nel corso della trasmissione e comodamente recuperabili dal suo archivio:

1. Cuoco a domicilio – se vi piace cucinare, allora questo potrebbe essere il lavoro che fa per voi. L’attività in oggetto da alcuni anni ha iniziato a prendere piede anche in Italia e si rivolge ad un target di clientela dalle indubbie possibilità economiche. Essa si svolge direttamente nella dimora o nel natante del cliente dove lo chef, rilevati i gusti e le preferenze, si occupa di cucinare e servire ricchi pranzi e cene al padrone di casa ed agli eventuali commensali;

2. Operatore nei parchi divertimento – vi piace il contatto con il pubblico ed in particolare con i bambini? Allora state attenti alle possibilità occupazionali offerte dai vari parchi di divertimento dislocati per il paese. Si cercano sosia, animatori, manovali e figuranti per ravvivare e rallegrare le folle di visitatori o semplicemente svolgere le molte attività all’interno del parco;

3. Maggiordomo d’azienda – si tratta dell’indispensabile supporto che l’azienda può offrire al proprio personale dipendente al fine di sostenerlo nello svolgimento di tutta una serie di incombenze pratiche quotidiane, come l’andare in posta, ritirare documenti, certificati, analisi mediche e via discorrendo. Una persona che fosse interessata ad accostarsi a questa attività deve essere estroversa, avere grandi capacità relazionali e di problem solving, quindi grande senso pratico;

4. Etiquette coach – viaggiate molto sia per lavoro che per piacere e siete terrorizzati all’idea di commettere una gaffe o di sentirvi fuori luogo ed inappropriati? Ottimo, perché da qualche tempo si è affacciato nella galassia dei servizi alla persona l’esperto di etichetta, il quale fornisce indispensabili ragguagli su usi e costumi dei vari paesi nei quali si può avere la necessità o il desiderio di andare. Negli Stati Uniti d’America, dove questa professione è già piuttosto affermata, i corsi offerti sono molti e parecchio differenziati, come ad esempio la “Kids Etiquette”, rivolto ai bambini, oppure la “Yacht Etiquette”, per chi ama spendere il proprio tempo su panfili a zonzo per i mari;

5. Croupier – occupazione dall’ampio respiro internazionale ed in forte espansione. Amate il gioco d’azzardo e vi inebria il movimento di grandi quantità di denaro? Diventate gestori di tavolo da gioco, sia a terra nei casinò sparsi per il globo che su lussuose navi da crociera, e sollazzate i clienti spolpandoli con maestria e cordialità;

6. Consulente di viaggio – nuova figura nel settore del turismo che offre i propri servigi a chi non ha grosse disponibilità di tempo. Le agenzie di viaggio sono ormai obsolete ed internet non sempre risponde a tutte le esigenze dell’utenza, quindi perché non andare direttamente a casa delle persone per consigliarle sulle loro vacanze? Principale difficoltà per chi intende intraprendere questa professione sarà il riuscire ad incastrarsi fra venditori di cosmetici, consulenti multi-utility, testimoni di Geova e gli altri numerosissimi individui che assediano quotidianamente le case degli italiani;

7. Dog sitter – per chi ama gli animali ed in particolare i cani, questo è sicuramente un ruolo che può combinare la vostra passione a sicure soddisfazioni finanziarie. Avrete la responsabilità di curare i migliori amici di coloro non hanno la possibilità di seguirli quanto vorrebbero. Coccolare i canidi, nutrirli e farli divertire, inventando mille giochi per far loro trascorrere felici giornate nei giardinetti;

8. Personal shopper – professione ideale per chi ha la passione dello shopping ed uno spiccato senso della moda, oltre che gusti ovviamente raffinati. Vi rivolgerete a persone abbienti che necessitano consulenza per svolgere i propri acquisti, consigliandoli su abbigliamento, arredamento e regali;

9. Team builder – siete nati per essere al centro dell’attenzione e adorate i giochi di gruppo? Ecco qui un’imperdibile occasione lavorativa. Attività varie anche all’aperto mirate a creare o compattare team di lavoro. Il risultato sarà aumentare la collaborazione ed il livello di fiducia, quindi creare una squadra laddove vi sono singoli individui;

10. Wedding coach – dopo il wedding planner, che vi organizza il matrimonio, ecco il professionista che si occuperà di seguire gli sposi durante tutto il periodo di preparazione al grande giorno. Niente più ansia, niente più angosce né dubbi, perché ora c’è colui che vi prenderà per mano e vi allenerà alla vita di coppia, spazzerà ogni insicurezza e vi accompagnerà all’altare tonici e determinati.

Roberta Pellegatta non me ne voglia, perchè sono consapevole del fatto che dopo aver parlato dei 15/20 lavori seri occorreva trovare materiale per mandare avanti la trasmissione, cosa che, ribadisco, le riesce egregiamente. Se però dobbiamo leggere il programma come uno specchio della situazione in cui versa il mondo occupazionale italiano, non possiamo che preoccuparci seriamente. A quando una puntata su fluffer, lap dancer ed escort?

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(Blow)Job24 – Terziario Avariato è di Cambiamo Pianeta

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Comments

44 Risposte a “(Blow)Job24 – Terziario Avariato”
  1. Ghibellina scrive:

    Purtroppo è così … dopo una vita-o quasi – di studio, ci si ritrova a fare il dog sitter!

    Ghibellina post: THE FAMILY DAY

  2. Carlo Fronteddu scrive:

    Penso che per trovare un lavoro decente dovrei incominciare a prendere una qualifica in quei corsi gratuiti come B-side cleaner.

    Carlo Fronteddu post: Anatra Irlandese imbevuta di malto d’orzo fermentato

  3. Francesca scrive:

    Da questo si evince chiaramente che il popolo italico ne ha per tutte le fasce.
    C’è chi non arriva a metà mese e c’è chi ne ha da sbattere via.

    Io mi offro per pulire la bava di Bossi, chissà forse come stipendio supera quello del dog-sitter anche se in realtà preferisco la bava dei cani! :mrgreen:

  4. Jakala scrive:

    Il mondo del lavoro in Italia e’ come una clessidra, un sacco di posti liberi per lavori a basso profilo, un sacco di posti per lavori ad alto profilo e per figure intermendie e’ la bagarre.

    Non serve molto recriminare su questo aspetto,bisogna solo accettarlo e adeguarsi.
    Adeguarsi come? Semplice o migliorando il proprio profilo (facendo corsi, esperienze all’estero) o adattandosi a fare qualcosa di inferiore al proprio livello, purtroppo non tutti i laureati possono fare i manager.

    Arrivare alla fine del mese dipende anche dal tenore di vita che vuoi tenere, che deve essere compatibile con il tuo stipendio.

    • Francesca scrive:

      I corsi all’estero li puoi fare solo se la famiglia te li paga…se no rimane obbligatoria solo la seconda possibilità.

      Quello che ha detto il premio nobel per l’economia (ora mi sfugge il nome) è vero: perchè l’Italia spreca soldi e risorse per fare l’università se poi quelli che si laureano o se vanno o si mettono a friggere patatine fritte?
      Qual è il senso?

      • Jakala scrive:

        L’altro ieri sono andato da Costa Coffe una catena di caffetterie inglesi per fare colazione, per caso guardo la targhetta del nome di chi mi serve e vedo un nome tipicamente italiano. Provo a chiederle se e’ italiana, ovviamente lo e’ ed iniziamo a chiaccherare un pochino visto che era domenica e c’erano pochi clienti.

        Aveva lasciato la sardegna da 6 mesi per ovvi motivi di lavoro e mi raccontava che l’indomani aveva un colloquio per un altro lavoro, le sue testuali parole sono state ” Qui ci sono un sacco di occasioni che ti vien voglia di rispondere a tutte, visto che dai noi non c’e’ niente”.
        A volte bisogna rischiare e fare un po’ di gavetta.

        Ma veniamo al secondo punto, io ho amici laureati, diplomati e qualcuno che invece ha dovuto fermare gli studi. Abbiamo lavori diversi, con differenze sullo stipendio, ma io non mi ritengo superiore a loro per il mio lavoro, ne loro si ritengono inferiori a me.
        Friggere le patatine e’ un lavoro, che ha come controindicazione che ti puzzano i capelli, ma a parte quello non mi sembra disprezzabile.

        Conclusione o fai sacrifici per migliorarti in qualche modo o accetti di non vivere come vorresti.

        • Francesca scrive:

          Io non considero disprezzabile nessun lavoro se è legale. E non ho scritto il contrario, partiamo da questo presupposto.
          E’ chiaro che fare i lavori manuali è faticoso e chi studia per 10/15 anni pretende che ci siano occiasioni per lavorare nel campo in cui si è studiato. Altrimenti tutte le facoltà esistenti in Italia che ci stanno a fare?
          Per reclutare laureati che poi vanno a lavorare all’estero?
          O per reclutare futuri friggitori di patatine?Lavoro per cui non mi risulta indispensabile una laurea.

          Ha detto bene la ragazza che hai incontrato a Londra: sono le occasioni che in Italia non esistono a meno che non sei amico di, figlio di, ecc…
          E questo non va bene per far crescere un paese già arretrato come il nostro.

          • Jakala scrive:

            “E’ chiaro che fare i lavori manuali è faticoso e chi studia per 10/15 anni pretende che ci siano occiasioni per lavorare nel campo in cui si è studiato.”

            Post perfetto.
            E’ il pretende che e’ sbagliato. Vuoi qualcosa te la vai a prendere se ci riesci, le occasioni te le devi creare accettando stage di merda, migliorando le lingue straniere, trovando corsi che ti migliorino.

            E sopratutto capire quanto vali in realta’, io ad esempio ogni 6 mesi provo a fare colloqui per capire se il mio profilo e’ migliorato o peggiorato.

            • Francesca scrive:

              Ho scritto pretendere occasioni non soluzioni di lavoro.
              E’ chiaro che ti devi dare una mossa e non aspettare la pappa servita da altri.
              ma la domanda rimane la stessa : se non ci sono occasioni, i ragazzi che studiano a fare per un certo tipo di lavoro?

              • Ghibellina scrive:

                hai ragione Francesca..purtroppo qui sono tutti il gatto e la volpe ( università mondo del lavoro ecc.. ) e noi pinocchi che ci facciamo fregare le monete d’oro ( i nostri talenti, le nostre capacità ).
                Certe facoltà , come il DAMS di Roma tre non dovrebbero esistere.

                Ghibellina post: THE FAMILY DAY

    • Caro Jakala, qui non si tratta di pretendere che con una laurea in tasca ci si spalanchino le porte della dirigenza di questa o quella multinazionale oppure che si prostrino ai nostri piedi decine di aziende per offrirci posti manageriali di grande prestigio…qui si tratta del fatto che il mondo del lavoro in Italia sta implodendo…sta divenendo umiliante per chi vi deve entrare e spesso anche per chi già vi si trova da qualche anno…ciò che dici riguardo l’accettazione passiva di questa condizione mi deprime e mi irrita. Le cose non è che sono così e basta…esistono alternative…possono essere cambiate…partendo da un profondo ricambio nella classe dirigente del paese, che oggi è composta da una masnada di incapaci, incompetenti e incoscienti!!

      Cambiamo Pianeta post: Quant’è all’etto?

      • Jakala scrive:

        “sta divenendo umiliante per chi vi deve entrare e spesso anche per chi già vi si trova da qualche anno…”

        Guarda io ho svolto la tesi in una multinazionale del settore automotive, quasi un anno di tempo, lo sai a fine tesi cosa mi hanno offerto…rullo di tamburi…un posto da operaio in catena di montaggio.

        A ottobre forse dovro’ cambiare lavoro, non so se verro’ confermato, quindi capisco cosa vuoi dire, ma le cose non cambiano: prima di sperare di cambiare la classe politica, bisogna cambiare le nostre attitudine verso il mercato del lavoro.
        Quelli proposti da Job24 saranno sicuramente lavori particolari, ma questa e’ gente che non si e’ limitata ad aspettare si e’ reinventata un lavoro.

        Non so se hai visto “Giorni e Nuvole” di Soldini, ma te lo consiglio.

  5. Personalmente ho sempre visto la laurea come una tappa fondamentale lungo il mio percorso di vita, che avrebbe inoltre potuto garantirmi una serie di opportunità tali da consentirmi di accrescere il livello qualitativo della mia vita rispetto a quello dei miei genitori (che in cuor loro si erano fatti un mazzo tanto con la medesima speranza: consentire al figlio di vivere una vita migliore della loro).
    Oggi stiamo purtroppo assistendo ad una dolorosa inversione di tendenza. Molti autorevoli esperti ed osservatori affermano che i nostri figli quasi certamente avranno vita dura e con buona probabilità di più scarsa qualità.
    Ovvio che non si può essere tutti ingegneri né avvocati o notai, ma che paese è quello che non riesce a prospettare un futuro alle generazioni emergenti?
    Ho letto in alcuni post che bisogna fare la gavetta, sbattersi, fare corsi e master, ma se vi è saturazione, delocalizzazione, impoverimento, stagnazione uno può fare tutti i corsi e i master che vuole, con sicuro vantaggio per la propria crescita personale e professionale, ma il contesto rimane quello: un misero nulla asettico e arido.
    Vedo enormi responsabilità da addebitare alla classe dirigente di questi ultimi decenni, che non è stata in grado di rinnovare e innovare spingendo il paese ad una crescita solida. Vedo allo stesso tempo responsabilità mostruose da addebitare a confindustria, imprenditori, sistema finanziario e via discorrendo, che hanno di fatto smesso di investire nel paese, preferendo guardare altrove, delocalizzare, esportare know-how, etc…
    Insomma, il discorso è molto vasto e complesso, ma in sostanza la situazione attuale è questa: scarse opportunità, misere prospettive, poche garanzie e incentivi, sovrabbondanza di “carne da macello” (scusate la brutalità, ma le risorse umane si sono, con le recenti leggi e trasformazioni normative, mutate in questo), precarizzabile a piacere.

    Cambiamo Pianeta post: Quant’è all’etto?

  6. Jakala scrive:

    @Francesca: ti rispondo qua che e’ piu’ leggibile

    “ma la domanda rimane la stessa : se non ci sono occasioni, i ragazzi che studiano a fare per un certo tipo di lavoro?”

    Bella domanda, ma perche’ farla a me e non a chi decide di intraprendere un certo percorso di studio?
    Quanti si iscrivono all’universita’ sapendo i possibili sbocchi lavorativi?
    Se io mi iscrivo ad una facolta lo faccio per due motivi o perche’ mi piace o perche’ credo di trovare lavoro facilmente.

    Che il precariato sia in Italia una condizione reale lo so bene, ma quello che non capisco e’ lo spirito rinunciatario che sento.
    Occasioni di lavoro ci sono poche, a volte malretribuite, quasi sempre sei sottoutilizzato (dal punto di vista della preparazione), a volte comportano lo spostamento da casa, ecc, ecc.

    In altre parole bisogna accettare compromessi e fare quache sacrificio, cioe’ decidere da che parte della clessidra vuoi stare per tornare al mio post iniziale

    • Ghibellina scrive:

      Io continuo a Ribadire che non esiste solo l’Italia come nazione a questo mondo!
      Sono per la libea concorrenza…l’Italia mi offre poco o niente…io me ne vado da un altra parte dove mi offrono di più!

      Ghibellina post: THE FAMILY DAY

      • Jakala scrive:

        Sono perfettamente d’accordo con te, l’Italia non è l’unico paese in cui realizzarsi.
        Può anche capitare che dopo aver accumulato esperienza tu possa trovare un lavoro anche sotto casa.

        L’importante è non piangersi adosso.

        • Francesca scrive:

          Quindi ripeto la mia domanda: cosa ci guadagna lo stato Italia a far studiare i giovani se poi se ne vanno a lavorare fuori dal Paese?

    • Francesca scrive:

      Bella domanda, ma perche’ farla a me e non a chi decide di intraprendere un certo percorso di studio?
      Quanti si iscrivono all’universita’ sapendo i possibili sbocchi lavorativi?
      Se io mi iscrivo ad una facolta lo faccio per due motivi o perche’ mi piace o perche’ credo di trovare lavoro facilmente.

      Forse nessuno, forse molti.
      Ma sei poi sicuro che gli sbocchi possibili siano gli stessi dal momento in cui prendi la decisione a quando avrai la laurea?
      Non credo, in 5/6 anni cambiano parecchie cose.

      Senza considerare il fatto che tutti abbiamo il diritto di studiare quello per cui ci sentiamo portati anche a costo poi di lasciare il Paese.

      Io non parlo di rinuncie ma di sacrifici come te.
      E’ chiaro che uno che ha studiato un ventennio, ha fatto sacrifici lavorando sotto-pagato e in posizioni non qualificate, si aspetta anche quache altra prospettiva che il ns.Paese non è in grado di dare in nessun campo e sottolineo nessuno.

      • Jakala scrive:

        “Quindi ripeto la mia domanda: cosa ci guadagna lo stato Italia a far studiare i giovani se poi se ne vanno a lavorare fuori dal Paese?”

        In termini monetari niente perche’ le tasse le paghi altrove, in termini pratici garantisce ad un suo cittadino una vita migliore.
        Forse per te non e’ abbastanza, ma secondo me dare la speranza di una vita migliore mi pare un traguardo.

        “Senza considerare il fatto che tutti abbiamo il diritto di studiare quello per cui ci sentiamo portati anche a costo poi di lasciare il Paese.”
        Ecco appunto non confondiamo diritto allo studio con diritto ad un lavoro o meglio ad un lavoro gratificante. Quello che faccio adesso non e’ particolarmente interessante, ma sono pagato una cifra che ritengo dignitosa, l’ambiente di lavoro abbastanza buono quindi mi accontento.
        Perche’ a volte il problema e’ sapersi accontentare o prendersi i rischi di cambiare.

        Mio fratello aveva trovato un lavoro vicino casa, ma si sentiva sottoutilizzato e lo ha lasciato per uno piu’ distante stracciando un contratto a tempo indeterminato. Ora e’ ancora in prova, non sa se verra’ confermato, ma e’ piu’ contento.

        O molti amici che invece preferiscono lavorare male, perche’ non vogliono lasciare il loro contratto a tempo indeterminato.

        La vita e’ fatta di scelte (la facolta’, il lavoro) a volte non facili, ma una volta scelta una strada non bisogna lamentarsi, ma fare cio’ che va fatto.

        • Francesca scrive:

          In termini monetari niente perche’ le tasse le paghi altrove, in termini pratici garantisce ad un suo cittadino una vita migliore.
          Forse per te non e’ abbastanza, ma secondo me dare la speranza di una vita migliore mi pare un traguardo.

          In quali termini quindi?Di cultura?Ok, ma andando avanti così all’università non ci vorrà più andare nessuno e non mi pare un bel traguardo per una società civile e ricca come potrebbe essere (ed era) la ns.

  7. simona_rm scrive:

    Articolo molto bello, che mi ha fatto tornare alla mente un libro letto tempo fa: “aspirapolvere di stelle” (di Stefania Bertola, ogni tanto mi concedo letture scanzonate).
    Le protagoniste sono 3 tipe, intelligenti e piene di buonsenso ed ironia che si sono inventante una società di servizi…un po’ speciali (Agenzia Fate Veloci, credo si chiamasse). Pulivano case, preparavano banchetti, salvavano giardini dall’avanzare della giungla, riuscendo ad essere sinergiche e accontentando dei clienti che erano per lo più incapaci di occuparsene da soli o impossibilitati dagli impegni di lavoro.

    Queste professioni contemporanee sembrano molto surreali, ma rispondono ad una “complessiva” esigenza dei tempi che va al di là della semplice mancanza di opportunità per le persone laureate. (Tra l’altro sono tra chi ritiene che “laureato” non sia sinonimo di “qualificato”); Oggi, molte persone non hanno tempo per fare molte cose (es. portare a spasso il cane o fare la fila alla posta) nè capacità di occuparsi con le proprie mani di tante cose (es. preparare una cena per 20 persone, o volere a tutti costi delle ortensie più belle di quelle del vicino). Insomma, una quantità di frivolezze -e non solo- alle quali, la classe “bene” non sa rinunciare. Così, con l’italico presupposto “dell’arte di arrangiarsi” alcuni hanno trovato uno sbocco lavorativo possibile. Certi lavori poi, diventano vere professioni e danno a chi le pratica molte soddisfazioni.
    Ci sono sempre stati lavori di questo stampo, ad es. io ho sempre trovato ridicoli i sommelliers!!! Oggi, fanno convegni, simposi, master universitari……mai dire mai.

    Anch’io prima di professionalizzarmi come si deve e poter praticare la mia professione con la serietà che questa richiedeva, ho fatto per 2 anni il PIZZAIOLO! E mi sono anche divertita. Unica controindicazione: sono ingrassata 12kg!

    • Innanzitutto attenzione a parlar male dei sommeliers!! Il vino è una cosa seria…in secondo luogo, fatico a trattenermi dalle risate ad immaginarti pizzaiola…una meraviglia…uno spettacolo!! Tutta vestita di bianco, cappellino, farina ovunque, fronte leggermente imperlata e braccia da kayakista…niente male…una domanda, ogni 3 pizze che sfornavi una te la mangiavi tu? :mrgreen:
      Inoltre, ok l’arte di arrangiarsi e ok che “laureato” non significa “qualificato” (di questo sono più che convinto), ma il proliferare di attività improduttive (da cui “terziario”), bizzarre (da cui “avariato) e sistematicamente rivolte a chi di soldi ne ha mi altera assai…ci stiamo quindi trasformando da potenza industriale a paese con grandi dog sitter e maggiordomi aziendali di primo livello? Tristezza!!

      Cambiamo Pianeta post: Si taglia Alitalia

      • simona_rm scrive:

        Prego, io ho delle braccia da “lottatore di sumo”! Mi bevo un Kayakista liscio tutte le mattine.
        Il rapporto 1 a 3 delle pizze invece è giusto (forse approssimato per difetto :mrgreen: )

        Se osservi questi mestieri nel complesso, ti viene si lo sconforto. Ma non credo che dobbiamo ragionarli come “eterni”, spesso sono occupazioni di transizione (magari periodi lunghi, anche 4 o 5 anni) per chi cerca una collocazione migliore e più pertinente alla propria formazione. Chi invece non se ne affranca e resta tutta la vita in questa forma di precarietà è per scelta e/o per limite delle proprie capacità. Guardo il mondo del lavoro dall’interno del settore tecnico e posso dirti che la professionalità paga molto e la professionalità non te la dà l’ateneo purtroppo. Quello che mi fa imbufalire semmai e vedere che ci sono in giro tanti cialtroni (nel mio ramo il rapporto è 1 su 2 !!) mentre giovani capaci stanno in giro a spasseggiare i dogs di qualche lady. Per il resto, dei call center o altre aberrazioni so ben poco, quindi non ti saprei quantificare quanti veri “talenti” ci sono seppelliti. Ecco questa, è la perversione dei tempi moderni che noto io, è solo una sfumatura rispetto alla tua riflessione, ma mi fa pizzicare il fegato.

        Ma va là sui sommeliers…..non farmi ridere…. (scherzo) (no forse no)

    • Ghibellina scrive:

      Che bello! Anche a me piace fare la pizza e sono anche abbastanza creativa con gli abbinamenti!
      Ma ci vuole il diploma alberghiero per diventare pizzaioli?
      Come si diventa Pizzaioli?
      Alle brutte…non si sa mai! ;-)

      Ghibellina post: Perchè alcuni preti sono Pedofili? Le possibili cause nell’interpretazione di uno psicoterapeuta

      • simona_rm scrive:

        No non occorre l’alberghiero, basta la tessera sanitaria e basta avere un amico che decide di aprire una pizzeria! Il mio datore di lavoro era un compagno di università, uno yamanologo (studioso di lingua e cultura giapponese), che per un lavoro pertinente alla sua formazione, sarebbe dovuto emigrare in giappone, ma non se la sentì…….così aprì una pizzeria (siamo sempre in tema con il pezzo di CP).

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