Esternalizzazioni: Il Mio Ultimo Giorno in Telecomitalia
30 aprile, 2010 - 13:40 di redazione
Archiviato in Cronache Italiane, Il Lavoro degli Italiani, latest
Condividi Esternalizzazioni: Il Mio Ultimo Giorno in Telecomitalia. redazione ti ringrazia.
Ti Piace MenteCritica?
Dopo i numerosi articoli pubblicati sull’argomento esternalizzazione informatica Telecomitalia, MenteCritica riceve una lettera di una progettista informatica che ci chiede spazio per raccontare il suo ultimo giorno in Telecomitalia. La lettera è firmata, ma non avendo avuto un esplicita autorizzazione, riportiamo solo la sigla.

Oggi è il mio ultimo giorno in Telecomitalia. Ho già in tasca il badge della nuova società per la quale inizierò a lavorare lunedì.
Oggi non ho voglia di pensare alla causa che farò alla mia ex società, ai termini di prescrizione dopo l’impugnativa, a quale avvocato affidarmi e se conviene partire subito o aspettare qualche mese.
Oggi sono stanca di sentire parlare di 4+3(1), di esuberi, licenziamenti e demansionamenti. Ormai sono settimane che parliamo di queste cose e, sinceramente, oggi non me ne frega nulla.
Oggi mi va di pensare all’orgoglio che ho provato quando, per la prima volta, ho visto una persona sordomuta fare una videochiamata. Guardarla gesticolare così allegramente davanti alla telecamerina del telefono e scorgere il suo sorriso mentre scrutava lo schermo per “leggere” i segni della persona con cui stava “parlando”, mi aveva fatto capire che attivare quel servizio aveva permesso una specie di miracolo. Dietro quel miracolo c’era anche il mio lavoro.
Oggi mi va di pensare agli anni passati sentendosi parte di un gruppo di persone che cambiavano le cose per renderle possibili, che eliminavano le distanze e portavano il mondo della rete nella casa di tutti attraverso il rame del doppino telefonico.
Oggi mi va di pensare che, mentre io ero convinta di essere importante e necessaria, per qualcun altro ero solo una riga di un foglio excel. Una riga uguale a tutte le altre. CID, nome, cognome, livello, settore di appartenenza. Poi questo qualcuno ha ordinato le righe del foglio ed ha colorato di rosso quelle del mio settore. Fine della storia.
Oggi mi sento più vecchia, scartata, messa da parte. Superflua, sgradita.
Ora rileggo la lettera con la quale Telecomitalia mi informa della cessazione del nostro rapporto. Non una parola di apprezzamento o di ringraziamento.Solo un cordiali saluti che sa di falso, quasi di presa in giro.
Al rapporto con l’azienda, allo spirito di gruppo ci avevo creduto io sola.
Che cretina.
V.C.
Esternalizzazioni: Il Mio Ultimo Giorno in Telecomitalia è di redazione
Leggi tutti gli articoli di redazione
Note
- quattro anni di mobilità + tre concessi dall’azienda per maturare l’età minima pensionabile N.d.R. [↩]

L’inevitabile gabbia d’acciaio e la burocratizzazione
La razionalizzazione viene vista in questa fase dell’indagine come il presupposto per il coordinamento e la pianificazione su larga scala dell’attività di enormi insiemi di persone, grazie all’ordinamento gerarchico degli uffici e all’adozione di regole impersonali. I sottoposti sono attribuiti aree di giurisdizione specifiche e sfere di dovere precise.
Da quanto detto consegue il principale vantaggio della burocratizzazione: la calcolabilità dei risultati ma anche l’incapacità di un tale sistema di gestire casi individuali. Sono i vantaggi pratici a giustificare l’esclusione dall’organizzazione del lavoro di qualsiasi fattore irrazionale, individuale, del sentimento. Invece del vecchio coordinatore che è mosso puramente da simpatia, favore, grazia e gratitudine, la cultura moderna ha bisogno per mantenere le sue sovrastrutture di sostegno l’emotivamente distaccato e rigoroso esperto professionale.
Weber conclude che un aspetto negativo della razionalizzazione è la spersonalizzazione della società. L’autore si chiede se non è possibile cambiare questo orientamento, cosa ne conseguirà alla lunga ?.
—
Io chiederei a DFC cosa possiamo farcene di una società spersonificata.
Solidarietà a V:C. e se questo la potra consolare dico che a me (anche se l’azienda non è la stessa) hanno risparmiato anche i “cordiali saluti”
Al rapporto con l’azienda, allo spirito di gruppo ci avevo creduto io solo.
Che cretino.
Cara V.C. non aggiungo altro a quello che tu hai descritto nel modo migliore. Sono un tuo collega ed ho anch’io ritirato (oggi) il nuovo badge e le lettere di entrata/uscita.
I nostri manager non capiranno mai cosa vuol dire Telecomitalia, non potranno mai casentire veramente quel senso di appartenenza all’azienda che noi lavoratori abbiamo sulla pelle. Il più anziano di loro in Telecom ci è transitato per qualche annetto, ha rastrellato soldini ed è andato via.
Non possono sentire il “fieto” (trad. “la puzza”, passami il termine napoletano) del lavoro che noi quotidianamente portiamo addosso, cosa ne sanno di trasferte all’estero o in tutte quelle realtà nazionali che per noi hanno un piccolo nome, SEDI.
La sedi di Napoli, Mestre, Trento, Roma, Milano, Bari, Cagliari…che significano volti, accenti, dialetti, storie….cosa ne sanno loro.
E chi se li scorda i colleghi di Mestre, io napoletano nel profondo Nord come se fossi a casa mia. Franco, Alfonsino, Giorgio, Maria Teresa, Giuliana, Tiziano erano un pò la mia famiglia quando ero in trasferta, oppure tutti insieme a Roma.
Ho detto famiglia? Quale? Si era proprio lei, Telecom!
Eravamo la famiglia Telecom…in certi momenti ho pensato che il lavoro e l’appartenenza ad una società aveva il potere di polverizzare le differenza che spesso sono causa di divisioni.
Cosa ne sanno loro, i “Dirigenti”…che parolone.
Quelli che con non hanno avuto neanche il coraggio od il buon senso di consegnarci la lettera di commiato ed alle macchinette del caffè non hanno nenache avuto lo “scuorno” (trad:Vergogna) di definire ridicola la presa di posizione dei lavoratori di apporre la frase di “presa visione………….” su quanto consegnatoci.
Possono buttarci fuori ma l’azienda siamo e saremo sempre noi lavoratori e lo saranno i colleghi che non stati coinvolti in questo giro di vite.
Siamo più Telecom noi, che ora non lo siamo più, che loro che si crogiolano dietro questo Logo, ecco la differenza per loro Telcomitalia e un Logo come tanti e significa profitto, per noi Telecomitalia è stata e resta nomi, volti e lavoro.
Buona Fortuna a te, a me ed a tutti i lavoratori che vivono questa ingiustizia, oggi va bene provare a non pensare, ma già da domani, li obbligheremo noi a pensarci e fargli capire che la storia non è finita…noi i segni di vera compattezza li abbiamo dati e ne siamo orgogliosi….a loro lasciamo questo giorno….domani…guarda un pò…..
…….è la festa dei lavoratori!