In latino è meglio 4


Così, Squinzi dice che la legge sul lavoro è una boiata, ma va fatta. In quel che resta della destra ci si domanda come sia possibile, votare una legge che è una boiata. Ovviamente avendo la memoria labile si son scordati di quando l’allora ministro calderoli (sì, era ministro) disse che la legge elettorale era una porcata, ma la avevano fatta a posta.

Poi che male c’è? Siamo in Italia, rispettosi degli usi, dei costumi, delle tradizioni, e della cultura che ci ha sempre contraddistinto in questo vecchissimo continente. Quando una legge nasce storta, basta affibbiargli un nome latino, che la renda degna di tanta vetusta civiltà. Il latinismo, ormai, ha un suono quasi esotico. In fondo abbiamo votato col mattarellum – che non voleva dire un cazzo, ma rendeva l’idea della legnata – poi abbiamo trasformato la legge in Porcellum, e non ho mai visto nessun ministro, nessun politico e nessun giornalista, vergognarsi o non riuscire a pronunciare tanta bestialità.

 

L’Italia è stata capace anche di latinizzare il malaffare, promulgando leggi “ad personam” o normative “pro domo sua”. Senza imbarazzi, senza alcun rossore in volto, ci insegnavano che era normale, e che se era in latino, la cosa doveva essere serissima.

Ora tocca alla legge boiata in materia di lavoro, e io so già che a breve tutti i giornalisti parlamentaristi rinomineranno la cagata con un più consono “legge ad minchiam”. Poi verranno i dibattiti televisivi – per fortuna per poco dato che l’estate incalza – e le dotte disquisizioni sulla sintomatologia di un paese che sembra malato, invece è morto, piazzandoci qua e là un latinismo che fa sempre fine ed erudito chi lo usa.

D’altronde son giorni che la fornero, con la sua voce querula da vergine lacrimante, continua a battere su un punto fondamentale della questione lavoro: “Non è corretto parlare di esodati. Bisogna chiamarli con proprio nome, cioè salvaguardati.” E converrete con me, che almeno questa volta non le si può dare torto. Di fronte a cotanta rigida fermezza nella scelta del vocabolo più consono da usare, quale importanza potrebbe assumere il fatto che ad oggi, nell’Italia post latina, culla della civiltà, nell’era dell’abbondanza internettiana, non si sappia davvero quanti siano gli esodati, salvaguardati e sodomizzati?

Quo usque tandem …

N.d.R. L’autrice non è responsabile della scelta finale del titolo che è stato attribuito dal curatore di MC per meri motivi di visibilità. Il titolo originale è “In latino è meglio”.


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4 commenti su “In latino è meglio

  • Adriana

    Concordo su tutto il discorso se significa, come mi sembra, che digeriamo qualunque porcata. Dissento sul latino che, ora come ora, non ha colpa di nulla.

    Del resto, la fiamma reale e simbolica contro le carte contenenti leggi, appiccata dal ministro della semplificazione -intenzionale la minuscola per semplificazione- ha fatto schifo anche chiamata italianamente fiamma e non latinamente flamma. Peccato che tra le carte bruciate ci fosse anche un documento storico-archivistico, la carta dell’annessione mi pare delle Marche al regno d’Italia.

    Peccato che le fiamme abbiano bruciato a suo tempo un po’ di libri a Berlino, e non avevano nomi latini. Per fermarci ai libri e a quel momento.
    Tralasciamo tutti gli orrori in tutte le lingue che, poverette, nulla ne possono.
    Certo che Nerone le fiamme in latino le usò e diede la colpa ai cristiani sempre in latino, non per fare una finezza o per nobilitare il crimine, ma perché il latino lo parlava dalla nascita.

    Non so quanto di reale formula giuridica latina ci sia in certe espressioni della cronaca politica nostrana divenute tristemente note. Credo però che le ingiustizie siano reali reati e vadano contro il diritto codificato,le si chiami così oppure “scelera” e “iniuriae”. Lo schifo, anzi lo schifum (sic, invenzione), per me è esattamente lo stesso, anche se si chiamasse improvvisamente “Chanel” o “Good morning” o, sempre per fare un esempio a caso, “spread”.

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