E se Fosse la Conflittualità a “Fare la Notizia”?
6 ottobre, 2008 di Fully
Archiviato in Informazione, Meccanica delle Cose

I dati che si leggono in questo articolo comparso qualche anno fa su un’autorevole rivista sconcertano: sono a dir poco agghiaccianti. Ne convenite, vero? Ma tutto sommato l’ordine di grandezza di questi numeri non vi sorprende, sono numeri che purtroppo si sentono spesso dire in giro.
Forse invece vi sorprenderà sapere che, restando tra le mura di casa vostra o in quelle di una scuola, avete quattro volte più probabilità di avere un incidente che quando siete per strada o sul vostro posto di lavoro.
Eppure è proprio così.
Il rapporto sugli infortuni nell’Unione europea “Injuries in the European Union – Statistic summary 2003-2005” raccoglie ricerche condotte nei 27 paesi membri. Sembra quasi incredibile che solamente il 20% degli incidenti avvenga sul lavoro o in strada e che il restante 80% sia rappresentato da infortuni che si verificano in luoghi percepiti come più sicuri, come la nostra casa o la scuola frequentata dai nostri figli. Il rapporto rende noto che gli incidenti domestici hanno un’incidenza sulla mortalità pari al doppio di quelli stradali e addirittura dieci volte in più di quelli sul lavoro.
Quando – ancora troppo spesso – leggiamo sui giornali o sentiamo alla TV che ogni anno muoiono sul lavoro, in Italia, 3-4 persone al giorno, avvertiamo tutti il peso di questa tragedia. Sapere che i morti sulle strade sono quasi 20 al giorno non ci sconvolge allo stesso modo: in televisione ci fanno vedere solo gli incidenti più tragici, e allora pensiamo che siano morte “solo” quelle 3 o 4 persone; le altre 16-17 non ci “arrivano”, quindi non esistono.
E che in casa o a scuola muoiano ogni giorno 30-40 esseri umani, direttamente o per patologie causate da infortuni, non ci allarma altrettanto, anche se, in fondo, è un rischio che tocca tutti noi molto da vicino. Ma in televisione non c’è, quindi non succede.
Tra l’altro, se non succede, nessuno sta lì a chiedersi il perché succede. E infatti pochi sanno che il divano che hanno nel proprio soggiorno prende fuoco facilmente e che il fumo tossico che si sprigiona dalle sue imbottiture è in grado di riempire una stanza in poco più di un minuto. E quasi nessuno sa che ogni anno muoiono in media tre persone per l’esplosione del tubo catodico di un vecchio televisore con relativo lancio delle schegge del cinescopio e il successivo incendio. Non fa notizia, quindi… non accade. La notizia assurge al rango di “meritevole” solo se riguarda una particolare tipologia di vittima (qui il caso di una bimba di 5 anni), oppure ha modalità inconsuete.
E’ da tempo che mi chiedo perché esista una differenza tanto netta nella percezione di fenomeni altrettanto gravi. Perché 3 morti sul lavoro ogni giorno fanno più notizia che 30 in casa? La mia risposta vi sembrerà strana, ma io credo che questa differenza sia da attribuire al ruolo della contrapposizione, della conflittualità tra le parti in causa.

Cerco di argomentare questa mia tesi perché non appaia troppo bizzarra.
Nel caso degli infortuni sul lavoro, i lavoratori sono controparte degli imprenditori e questi hanno l’obbligo giuridico di garantirne le condizioni di lavoro in sicurezza. Quando avviene un infortunio c’è un’istruttoria per valutarne la dinamica ed accertare le eventuali responsabilità dell’imprenditore e dei suoi preposti. Il sindacato, poi, fa la sua parte, e – specie nei casi più eclatanti o di carenze evidenti nelle predisposizioni di sicurezza – arriva a proclamare azioni di protesta che amplificano l’esposizione dell’infortunio alla pubblica attenzione. Col tempo, quindi, si consolida la percezione che gli infortuni sul lavoro sono una piaga sociale che va debellata. Con la sempre più massiccia esposizione mediatica di questi eventi luttuosi, l’opinione pubblica si convince della gravità intrinseca del fenomeno anche al di là delle sue oggettive dimensioni, arrivando a credere (ed ecco la percezione, appunto) che il fenomeno stesso sia in continuo aumento, quando invece è in costante – seppur lenta – diminuzione (dal 2001 al 2007 i casi mortali sono passati da 1546 a 1210).
Nel caso dei morti sulle strade, invece, non esiste una vera e propria “controparte”: molto spesso è lo stesso guidatore che causa l’incidente per comportamenti di guida scriteriati. Ma avrete notato anche voi che il fenomeno diviene più percepibile quando è possibile individuare un “colpevole” terzo, dunque una controparte (“le stragi del sabato sera sono colpa dei gestori delle discoteche”, “è colpa del fondo stradale dissestato e quindi del comune che non fa la manutenzione”).
Di rado lo stesso meccanismo di identificazione di una “controparte” può avvenire per gli infortuni domestici, la cui causa per lo più deriva da scelte o comportamenti sconsiderati delle stesse vittime. Ma potete star certi che se l’opinione pubblica si rendesse conto che molti incidenti domestici potrebbero essere evitati se la progettazione e la costruzione degli ambienti, degli utensili e delle suppellettili fossero più accurati, comincerebbero ad emergere anche le relative responsabilità, ed il fenomeno finalmente assurgerebbe al rango di scandalosa “strage” (quale in effetti è).

Insomma, mi sembra che, quando non c’è un “responsabile” (distinto dalla vittima) l’incidente sembra perdere interesse per i media e dunque anche noi non lo “vediamo”.
Mi spingerei a sostenere che questo fenomeno si estenda anche ad altre notizie di cronaca. L’articolo apparso su MC sul caso Emmanuel “Negro” e le riflessioni che ha indotto in alcuni dei commentatori mi fa pensare anche a questa possibilità. Viene da chiedersi se il moltiplicarsi di casi di maltrattamenti di matrice razzista (come specularmente accade per i casi di crimini commessi da parte di extracomunitari) sia un fenomeno davvero così in aumento oppure se sia in aumento la percezione dell’opinione pubblica sulla gravità di questo fenomeno grazie all’esposizione mediatica che gli deriva dalle contrapposizioni politico-sociali che esso scatena.
Pensateci, e poi fatemi sapere.
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CHe schifo: basta morti a casa!!!
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Ma a chi do la colpa?
Il problema è una questione di “passaggi”.
Per il morto sul lavoro il passaggio è lineare:
lavoratore -> imprenditore
Per la strada spesso lo è
automobilista -> alcool /automobilista -> altro automobilista
Ma per le morti in casa i passaggi sono troppi:
Molte delle morti in casa possono essere imputate ad una mancata manutenzione degli elettrodomestici (per dimenticanza o per mancanza di fondi?)
oppure alla scarsa qualità degli oggetti usati (magari presi economici?)
oppure perchè non utilizzati correttamente (magari per la poca istruzione di chi li usa oppure perchè adibiti ad usi che non corrispondono a quelli prescritti)
In poche parole laddove c’è maggiore ricchezza ci si può permettere materiale di maggiore qualità e quindi meno rischioso, e laddove c’è più istruzione c’è minor rischio (un diplomato che abbia studiato chimica di certo non sarebbe così sprovveduto da miscelare sostanze che reagiscono tra loro, mentre un casalinga spesso lo fa!)
Ma dire tutto questo alla TV comporterebbe fare un servizio lungo e incomprensibile.
Per la gente è più facile lasciarsi impressionare da 30 secondi con la musichetta tragica e qualche parola contro i potenti.
Insoma, meglio piangere per il titanic che sconvolgersi per i genocidi del 900…
Le morti in casa non sono empre dovute a elettrodomestici di scarsa qualità ecc.. anche le case dei ricchi sono piene di trappole invisibili.
Certo, questo è verissimo, ma in casa i rischi possono derivare per cattiva manutenzione della struttura o degli oggetti (o degli individui, chi muore di malattia si può paragonare tecnicamente ad un oggetto non curato o curato male), oppure rischi derivati da cattivo uso e disattenzioni.
Altri tipi di rischi non me ne vengono in mente.
Poi ricordiamoci che spesso i ricchi sono più taccagni delle persone normali e che spesso non è il prezzo a dettare la qualità…
Tanti incidenti che fanno passare avvenuti in casa o in strada in realtà sono avvenuti sul lavoro ma non possono dichiarare ciò perchè il lavoratore non è stato messo in regola. Altri avvengono perchè la gente è diventata più rincoglionita del solito, perdonatemi l’espressione, ma rende l’idea, sia per uso di sostanze stupefacenti, sia per alcolismo sia per uno stress continuo. Come pensate che possa fare una che lavora se dalle 7 alle 8 del mattino deve preparare anche tre figli che vanno a scuola, un parente infermo prima che arrivi la badante, un marito depresso e farsi pure carina perchè lavora in pubblico? Logico che scappa il gas lasciato acceso, i giocattoli in giro che fanno cadere e l’anta aperta dove ci si va a picchiare la testa. Poi giustamente come detto nell’articolo “molti incidenti domestici potrebbero essere evitati se la progettazione e la costruzione degli ambienti, degli utensili e delle suppellettili fossero più accurati, comincerebbero ad emergere anche le relative responsabilità, ed il fenomeno finalmente assurgerebbe al rango di scandalosa “strage” (quale in effetti è). Personalmente mi è capitata una specchiera comprata 3 anni prima montata dallo stesso mobilificio che è caduta DA SOLA senza essere stata toccata da nessuno sulla culla di mio figlio che per miracolo avevamo preso due minuti prima, pentole e bollilatte con manici che si staccano e prodotti garantiti anallergici che mi hanno costretto a ricorrere al cortisone per come hanno lasciato gli indumenti intimi. Logicamente un cittadino normale non può fare causa sia perchè non ne ha le possibilità finanziare, il tempo e la forza sia perchè la giustizia è quella che è. Tutto questo mentre artigiani dalle mani d’oro, capaci di fare tutto “a regola d!arte” falliscono per la concorrenza di queste grandi ditte che prima di cercare bravi dipendenti, cercano avvocati e pubblicitari.
Bella domanda Fully!…E bella tesi…
Dunque io penso che la tv abbia l’interesse sia di mettere cittadini contro altri cittadini per incrementare e inculcare ancora di più il concetto della categorizzazione e della divisione. Alla fine si arriva sempre a un sistema binario, carnefice-vittima. Al massimo a volte si aggiunge un complice, che molto spesso è la “tragica fatalità”.
Continuando a mostrare questi eventi, e continuando a mostrare che non cambia niente, si induce rassegnazione.
Quindi i cittadini sono arrabbiati tra di loro e sono rassegnati nei confronti del “sistema” (scusate ma al momento non trovo un sinonimo adatto, diciamo anzi sistema paese). Il che ha un duplice effetto: il primo è il celeberrimo divide et impera, il secondo è che proprio perchè le energie residue dei cittadini sono impiegate per combattere tra di loro, c’è rassegnazione nei confronti di ciò che viene percepito come immodificabile, e che quindi rimarrà tale ancora per molto.
Nel caso del razzismo, io credo che la tv lo autoalimenti, perchè produce esacerbazione del conflitto latente coi cosiddetti “clandestini”. Non si riesce a fare 2+2 notando che la legge per la regolarizzazione più o meno dice che non si può essere regolarizzati se non si ha un lavoro in regola ma non si può avere un lavoro in regola se non si è regolarizzati e quindi c’è un cortocircuito non si va molto avanti.
Comunque ogni volta la “realtà” che ci viene presentata dalla tv è una mediazione tra determinati interessi politici, economici, sociologici e di certe lobby.
La penso come la tua ultima affermazione.
Anche ribaltando la questione, ai tg c’è stato il periodo del rom stupratore, degli incidenti aerei, dei furti in ville da parte di stranieri dell’est, dell’omicidio della mafia e/o della camorra e/o della ‘ndragheta.
Con questo non voglio dire che non il problema (ion questo caso i problemi) non ci sia, anzi tutt’altro, ma sentirne parlare così “a tratti” (passatemi il termine) alimenta una percezione sbagliata a mio avviso.
Se bombardato per una settimana dietro fila con notizie che parlano dello stesso problema (quasi sempre sociale) e poi più nulla per mesi o anni quando va bene.
In tutti i casi 1000 morti all’anno sul lavoro sono davvero troppi.
Anche io la penso come la tua ultima affermazione
e ultimamente la contrapposizione mediatica deriva dal luogo comune ‘governo di destra’='comportamenti di destra’='italiani razzisti’='italiani fascisti’
passa una immagine distorta per la quale tutti si preoccupano arrivando alle paradossali manifestazioni come quella di castelvolturno dove di razzista c’era veramente poco e i morti ammazzati erano morti di mafia (camorra) che pare essere un problema minore rispetto al dilagare del razzismo. è una sorta di distrazione che alza i toni all’inverosimile (e che fa vittime come la prestigiacomo). ma che li allontana dalla legalità. li allontana dalla realtà della maggioranza degli stranieri che vivono in italia legalmente.
eppure la giustizia punisce chi usa violenza razzista. quindi una risposta legale c’è. passa però un modello comunicativo dove non pare ci siano leggi che possano fermare il fenomeno. però l’allarme razzismo ad esempio lascia fuori una realtà che è nota a tutti da venti anni a questa parte: finge di non vedere un luogo dove ogni domenica ci sono striscioni dove si invitano i tifosi a bruciare nei forni, ci sono svastiche al vento e ebrei da perseguitare
come mai a nessuno viene in mente che al di là del colore del governo questi costumi sono sempre stati permessi, con una responsabilità politica grave? sì perchè il circo porta voti, la manifestazione può essere strumentalizzata contro il governo nero, la notizia dello stupro può essere strumentalizzata contro il governo rosso. e in questa confusione i responsabili si disperdono in luoghi comuni e stereotipi. ma alla fine la politica alza un allarme a cui solo lei può dare un segnale: solo che immancabilmente non lo dà. resta solo confusione. i responsabili senza colpe. Il voto costante.
Attenta,, pensi troppo poco di parte
, non siamo abituati qui.
P.S. Grazie a MC perchè questo della percezione degli eventi attraverso i media è uno dei nuclei centrali del problema attuale!
Io penso che il problema delle morti sul lavoro vada affrontanto anche insegnando la sicurezza nelle scuole.
Se un determinato lavoro non è sicuro dovrebbero essere gli stessi operai ad accorgersene (e forse anche i primi, visto che rischiano la vita!) e a denunciare il proprio datore di lavoro o come minimo costringerlo ad adottare le misure di sicurezza adeguate.
È vero che c’è chi se ne approfitta, prendendo gente in nero e poco pagata che se non acconsente a lavorare in un certo modo non ha altri mezzi di sostentamento. Ma io ho lavorato in edilizia e vi assicuro che spesso è solo questione di ignoranza più che di desiderio di arricchirsi o di aggirare le regole.
C’è anche tanta gente che non usa cinturoni, imbragature, elmetti o guanti anche se gli vengono forniti. Come già detto, se ci fosse una cultura del “lavoro sicuro” forse sarebbe più facile anche fare il vuoto attorno a chi si ostina a perpetuare degli illeciti e a impedire che avvengano così tante tragedie.
Simone
E scusate se non ho parlato della conflittualità (l’argomento del post ^^). Comunque sì, credo che ai giornalisti interessi di più creare la notizia “forte” in grado di smuovere l’opinione pubblica che comunicare i fatti realmente importanti. Alla fine anche le notizie si sono commercializzati, e se non attiri i lettori o gli spettatori del TG allora non vendi e sei fuori.
Simone
Concordo con le ipotesi dell’articolo, pare grave solo quello che viene mostrato come grave; “occhio non vede, cuore non duole” dice il proverbio.
Riguardo al commento citato, capisco di essere stato troppo equidistante e garantista, per mancanza di fatti certi, verso chi ha compiuto un’azione con modalità alquanto illegali.
Sì vabbè…
La gente muore sul lavoro, muore per strada, muore in casa…
Ma c’è l’emergenza sicurezza. Vuoi mettere?
E quando non c’era l’emergenza sicurezza, la gente moriva lo stesso o era in pausa pranzo?
Non lo so. Io ero in ferie…