Esodi d’Autunno 7


Passa Francesco Rutelli, passano Lanzillotta e Vernetti; passa Dorina Bianchi, passano Carra e Lusetti; passerà prima o poi, io credo, Marini, passerà Fioroni, passeranno altri e altri; quando piacerà al cielo passerà anche la Binetti e se Dio vuole sarà l’ultima.

Il partito si sta spostando a sinistra, lamentano costoro, sta virando al socialismo. Che, detta nel 2009, non é una cosa facile da immaginare.

Che vuol dire? Che i bolscevichi insidiano la duma, che i soviet sono alle porte, che c’é da temere un ritorno al centralismo democratico?

Il sospetto é che il problema, come ama dire Cacciari, sia un altro. Che ci sia in gioco il grado di autonomia etica di cui il partito potrà disporre nell’elaborazione del proprio programma politico-strategico. Vale a dire i valori sui quali sarà modellata la sua identità.

E non credo che si tratti dei valori che marcarono la differenza tra i comunisti e gli altri partiti nel secolo scorso, non dei valori principali per lo meno: se la proprietà dei mezzi di produzione sia o non sia un furto, se l’economia debba essere affidata allo stato o al libero mercato e via enumerando.

L’impressione é che la questione riguardi piuttosto la scelta del versante su cui il partito si schiererà quando si tornerà a parlare di testamento biologico, di procreazione assistita, di ricerca scientifica, di libertà sessuale, di aborto e contraccezione, di matrimonio, di famiglia.

Oppure se il crocifisso debba stare attaccato al muro degli uffici pubblici in omaggio alle radici cristiane, o se debba essere levato in nome della par condicio con Allah.

Questioni tutte, se prese una per una, degne d’una discussione appassionata. Ma soprattutto, se prese tutte insieme, tali da costituire una questione pregiudiziale, da dirimere prima di dare il via a ogni altra discussione. Questioni, definite eticamente sensibili, sulle quali la chiesa cattolica ha da sempre una sua precisa posizione.

Il Simbolo del partito democratico secondo MC

Il Simbolo del partito democratico secondo MC

La questione pregiudiziale che si pone é se il PD debba sposare in ogni caso la posizione della chiesa, facendo di necessità virtù, pena lo squagliamento della sua parte cattolica, o se, proprio contando sulla autoproclamata laicità di questa, possa assumere di volta in volta la posizione che riterrà politicamente più opportuna.

I cattolici se ne faranno una ragione?

Si dice da più parti che si può essere tranquillamente cattolici e laici, che l’una cosa non esclude l’altra.

Ma nella pratica quotidiana é proprio così?

Sarà perché diffido delle complicazioni identitarie non strettamente necessarie, sarà perché non sono credente, ma fatico a capire come si possa a un tempo essere cattolici e non condividere la dottrina e l’insegnamento della chiesa, così come espressi dalla sua gerarchia. Sarebbe come dire d’appartenere a una causa, ma combattere per un’altra.

Almeno fintanto che la chiesa non cessi d’essere quel monolito teologico che é, almeno formalmente, e non accetti l’esistenza al suo interno di correnti portatrici d’etiche diverse.

Pratiche a dire il vero talora tentate in passato, ma sempre finite male, che io sappia.

Anche perché, non c’é chi non lo veda, si tratterebbe di un’autentica contraddizione in termini, essendo per definizione e per chi ci crede quella propugnata dalla Chiesa l’unica etica possibile, che è l’etica naturale, che é stata stabilita una volta per tutte da Nostro Signore. Come ha sempre sostenuto Ratzinger quand’era cardinale e continua a sostenere ora che é papa.

Un pasticcio di non facile soluzione, per un uomo politico, che si ispiri ai valori cristiani.

Tre sono le qualità decisive per un uomo politico, secondo Max Weber: vocazione, senso di responsabilità, lungimiranza.

La politica si fa col cervello (responsabilità e lungimiranza nel senso di avere sempre ben presenti le conseguenze delle proprie scelte e dei propri atti, cosa per esempio che é spesso mancata a Bertinotti) e tuttavia, se non dev’essere un frivolo gioco intellettuale, o peggio un banale espediente per campare (bene), deve essere alimentata dalla vocatio (beruf, che ho l’impressione, per esempio, manchi talvolta a Gasparri).

Lo spazio in cui si muove il politico attiene dunque alla trasformazione e alla promozione di nuovi valori, ma all’interno di uno spazio razionalmente organizzato e fondato sulla conoscenza della realtà.

Perché la tirannia dei valori è anche un pericolo da cui difendersi, essendo fin troppo noto dove porti la convinzione secondo la quale il valore della propria prassi è assoluto, necessario, metastorico, universale: bene che vada a perdere di vista la realtà concreta in movimento.

Stabilito quale sia l’ambito in cui deve (dovrebbe) muoversi un politico e quale sia il ruolo dei valori in quest’ambito, la domanda che si pone (che si sarebbe dovuta porre fin dal suo concepimento) é la seguente: ma i valori cattolici, o per meglio dire l’ombra etico-culturale della chiesa cattolica, sono d’aiuto o d’impiccio a un partito che voglia rappresentare quella parte della nazione che non si riconosce nel presente, che aspira a un incremento di libertà e giustizia (valori tra l’altro non facili da conciliare, anzi, spesso antitetici)?

Credo non esista una risposta tranchant, ma é chiaro che i valori di un simile partito, per definizione, si dovrebbero poter attingere da ogni dove, avendo per bussola soltanto la realtà dei fatti e l’insegnamento della storia. Lontanissimi dall’obbligo di dover ricevere l’imprimatur da parte di chicchessia. Si tratti pure di Santa Romana Chiesa.

In questo senso ben vengano gli esodi.

Se sono un modo per dire a quelli che restano che i valori del partito non coincidono con quelli della Chiesa Cattolica. Così come, da almeno vent’anni, non coincidono più con quelli di Karl Marx.

Un modo per dire: avanti c’é posto.


Informazioni su Contributo redazionale

A seguito di un attacco hacker il database degli autori degli articoli di MC è stato compromesso. Questo articolo è stato scritto da un contributore di MC, ma non è stato possibile risalire a chi. L'autore, se lo ritiene opportuno e necessario, può richiedere la ri attribuzione del contenuto via contatti del sito.

7 commenti su “Esodi d’Autunno

  • Comandante Nebbia

    E’ vero, prima o poi passeranno le persone di cui tu parli, ma quando passeranno gli opportunisti e l’opportunismo?
    E’ da anni che auspico la formazione di un movimento civile e politico che incarni i valori sani della laicità, della democrazia e dei diritti civili. Un po’ il vecchio partito radicale di una volta, prima che scoprisse il business dei referendum e dei contributi elettorali.
    Che si chiami PD o GP chi se ne frega. L’importante è che rappresenti una visione della vita diversa, non necessariamente alternativa, ma almeno distinta dalle posizioni oscurantiste e medievali che, su alcune specifiche questioni, la Chiesa continua a tenere.

    Il problema non è tanto nel fatto che per proporre una morale diversa, una morale la si debba avere (per quanto con il livello dell’attuale classe politica anche questa è una segnata difficoltà). Il problema vero è che con la laicità, la modernità ed i diritti, in Italia le elezioni non si vincono perché l’Italia non è laica, non è moderna e non ha a cuore i diritti.

    Pertanto, bisognerebbe supporre che qualcuno voglia indirizzare il partito o fondare un movimento destinato a rappresentare una posizione etica e a non vincere mai le elezioni escludendosi dal banchetto del potere. Va bene che è Natale, ma la vedo molto dura.

    Gli italiani si professano laici, ma battezzano i figli, vanno in chiesa e baciano la mano dell’arciprete. Poi, quando nessuno li vede, fanno i porci comodi loro perché il principale prodotto dell’industria morale italiana è una zuccherosa ipocrisia. Non possiamo pretendere miracoli.

    Questo paese cambierà, è inevitabile, ma ci vorrà un tempo lungo, troppo lungo.
    Speriamo che quando succederà, serva ancora a qualcosa. Comunque, credo di poter dire che la cosa non ci riguarderà personalmente.
    A noi è toccato il giro di giostra in braccio al prete. :mrgreen:

    • f.m.a

      Credo che un partito non possa non esprimere una posizione etica.
      Nel senso che rispetto alle grandi questioni alla fine ogni partito prende per forza una posizione.
      Forse che il signor B., l’etat c’est moi, non ha i suoi valori di riferimento?
      Se si parla di tasse si devono pagare entro un massimo pari al 30% del reddito. Se parliamo di minorenni non si devono mettere limiti alla provvidenza. Ma potremmo parlare di falsi in bilancio, oppure di giudici, o di processi, o di quello che vogliamo e sempre il partito del signor B., l’etat c’est moi, avrebbe la sua posizione da esprimere.
      Nessuno è privo di valori (per qualcuno saranno disvalori, non cambia nulla)
      Il problema è quali valori, come sceglierli, come considerarli, come revisionarli sotto la pressione della realtà.
      Solo dopo si potrà vedere quanti saranno disposti a riconoscervicisi.
      Una cosa per volta.
      Non ci sono scorciatoie.
      Secondo me.

  • Fully

    Condivido in tutto e per tutto l’analisi di fma. L’ambiguità del PD fin dalla sua nascita sta proprio nel tentare di rappresentare tutto e il suo contrario, partendo da posizioni antitetiche quali erano un tempo quelle della DC e del PCI: esemplificativa al riguardo la questione della “posizione” in Europa.

    Trovo anche fondata la spiegazione (sconsolata) di CN, col quale mi trovo in disaccordo solo nelle affermazioni che riguardano i Radicali, i quali incarnano ancora oggi, a mio parere, quel partito che porta avanti alcune battaglie di civiltà anche se non vincerà mai le elezioni.

I commenti sono chiusi.