La Crisi, Tutto questo è Necessario. Risposte Senza Domanda: la Propaganda in Tempo di Guerra 6


C’è una cosa che mi lascia sgomento, anche se non del tutto sorpreso: vedere tante persone convinte che questi provvedimenti siano davvero necessari, che è giusto fare dei sacrifici per evitare all’Italia… non si sa cosa. Perché in realtà nessuno ci ha spiegato qual è il pericolo reale da cui dobbiamo difenderci. L’ennesima manovra non incide sul nostro enorme debito pubblico, mentre peserà su quelli privati delle famiglie; promette un pareggio di bilancio che se va bene significa solo un non peggioramento dei conti; non colpisce la speculazione che rimane libera di fare i suoi porci comodi; non dà alcuna credibilità al paese né al governo, ridotto ormai ad un trastullo per necrofili; non rilancia l’economia, anzi gli darà un’ulteriore mazzata; non renderà più efficiente la pubblica amministrazione che continuerà a funzionare con le sue pratiche clientelari, solo con un po’ meno fondi a disposizione.

Gotoco Italiano

Vorrei davvero che qualcuno mi spiegasse perché dobbiamo tagliare la spesa pubblica, aumentare le tasse, dilazionare le pensioni, privatizzare le aziende pubbliche e via discorrendo. La mia impressione è che nessuno sa rispondere a questa domanda, anzi, nessuno se la pone nemmeno questa domanda. Si salta direttamente alle risposte, prendendo per buone quelle che vengono dal palazzo, che poi sono quelle che tutto il mondo sta spacciando da tempo.
Così il governo fa le sue scelte, le istituzioni internazionali approvano, i cittadini, con senso di responsabilità e rassegnazione, accettano e pagano, i mercati ringraziano. Tutti d’accordo, tutti contenti. Devo riconoscere che raggiungere un risultato come questo non è affatto cosa semplice, quindi i miei complimenti all’architetto, chiunque sia.

Eppure resto sgomento. Capisco il governo e le istituzioni, fanno quello che gli viene ordinato cercando al più di rimediare qualcosa per sé. Capisco i mercati che non chiedono altro che poter continuare a far festa mentre le borse girano sull’ottovolante. Ma non capisco i cittadini, i miei concittadini, le persone che vivono del proprio lavoro, quelli che comunque devono far quadrare i conti di casa.
Va bene che è Ferragosto, ma non si può mica continuare a dormire sotto l’ombrellone mentre questa banda di criminali prende il nostro futuro e lo butta via.

Ci hanno addormentati, addomesticati, anno dopo anno ci hanno abituati a qualsiasi porcheria fino a convincerci che tutto questo è inevitabile e perfino “giusto”.
Il meccanismo è quello del rincoglionimento da pubblicità: una giostra infernale nella quale compriamo non perché abbiamo bisogno di quella cosa, ma perché dobbiamo dare da mangiare alla nostra insoddisfazione. Il bravo pubblicitario non vende, crea insoddisfazione, così quando compriamo siamo anche convinti che l’idea sia stata nostra. E’ il crimine perfetto.
La politica è uguale. E’ un mercato in cui ci sono venditori e compratori, e in cui la convinzione di essere artefici delle proprie scelte è fondamentale. E’ un processo che dura da decenni, e non a caso raggiunge il suo apice ora che abbiamo un piazzista a capo del governo.

Come dice mirabilmente Frédéric Beigbeder in “Lire 26.900”, chi vende non vuole il tuo bene: “Sono un pubblicitario: ebbene sì, inquino l’universo. Io sono quello che vi vende tutta quella merda. Quello che vi fa sognare cose che non avrete mai… Io vi drogo di novità, e il vantaggio della novità è che non resta mai nuova. C’è sempre una novità più nuova che fa invecchiare la precedente. Farvi sbavare è la mia missione. Nel mio mestiere nessuno desidera la vostra felicità perché la gente felice non consuma.

Spacciatori di illusioni. Ci hanno convinto che il mercato del lavoro è troppo rigido, così noi chiediamo più libertà per le aziende; ci hanno convinto che bisogna lavorare di più, e noi chiediamo di far sparire le feste; ci hanno convinto che le aziende pubbliche non funzionano, e noi chiediamo di cederle ai privati.
Ormai accettiamo qualsiasi cosa, perché hanno esasperato a tal punto la situazione da trasformare i loro interessi in nostre esigenze. Abbiamo tutte le risposte pronte e, guarda caso, sono proprio quelle che vuole la classe politica. Questo dovrebbe farci sorgere qualche dubbio, o no?
Il guaio è che abbiamo le risposte ma non ci siamo mai posti le domande, perché se lo facessimo qualche dubbio ci verrebbe.

Quando qualcuno mi dice che non c’è un’altra soluzione, io prima dubito, poi vedo cosa mi offre, poi mi chiedo cosa ci guadagna, poi vado in cerca per conto mio.
La gente felice non consuma” perché la felicità non sta nelle risposte ma nelle domande.

 

“Gotico Italiano” è una leggerissima rielaborazione dell’originale Crash Test Gothic di Syl

 

6 commenti su “La Crisi, Tutto questo è Necessario. Risposte Senza Domanda: la Propaganda in Tempo di Guerra

  • fma

    – Sì, signori; pane, abbondanza. Lo condurrò io in prigione: sarà gastigato… si es culpable. Sì, sì, comanderò io: il pane a buon mercato. Asi es… così è, voglio dire: il re nostro signore non vuole che codesti fedelissimi vassalli patiscan la fame. Ox! ox! guardaos: non si facciano male, signori. Pedro’ adelante con juicio. Abbondanza, abbondanza. Un po’ di luogo, per carità. Pane, pane. In prigione, in prigione. Cosa? –

    Manzoni, ” I promessi Sposi”, Cap. XIII

  • eduardo

    Risposte senza domande o domande senza risposte?
    Propendo decisamente per la seconda ipotesi, in realtà molto più sgradevole proprio perché non “rassicurante”.
    Proviamo, per un attimo, a non pensare al NWO, al WTO, alle Banche (Centrali e non), agli speculatori di ogni ordine e grado, tutti argomenti veri e concreti, ma rientranti, a mio avviso, nel capitolo delle risposte (sbagliate, esattamente come la manovra) piuttosto che nelle cause (comunque,molto meno).
    Da cosa nasce la crisi mondiale? Domanda, di per sè, capziosa, anzi sbagliata nel suo stesso presupposto e, conseguentemente, foriera di risposte errate. Non c’è una crisi mondiale, ma una crisi dell’Occidente: diversi miliardi di individui, nostri conterricoli, guardano al futuro senza le nostre angosce, anzi con la speranza (forse la convinzione) di essersi inseriti in un processo ricco di buone prospettive (e ciò malgrado il loro tenore di vita e di diritti sia, generalmente, ancora molto inferiore al nostro).
    Mi domando: è così stravagante rendersi conto che (lo dico rozzamente, ma so di poter confidare nella tua perspicacia) viviamo sulla Terra in un sistema, la cui tendenza di fondo è quella dei vasi comunicanti? (E’ così difficile rendersi conto, per dirne un’altra, che fra non molto bisognerà spartire anche col continente nero o crediamo davvero che ce la siamo cavata con la furbizia del leghista di turno?)
    Se partiamo da questo presupposto, che mi sembra un dato reale (intendo la tutmultuosa crescita dei consumi nella parte non “occidentale” del mondo, a fronte di un incremento di produzioni complessivamente molto minore) è giusto che facciamo ritornare in scena quei soggetti che abbiamo volutamente accantonato nella prima parte dell’analisi (analisi sommaria, perché tiene fuori bizzarramente un terzo impostantissimo attore, che chiameremo con non poca approssimazione, mondo islamico).
    Ebbene, in estrema e paradossale sintesi, quei soggetti di cui sopra hanno tentato disperatamente di rallentare (resto alla metafora dei vasi comunicanti) la fuoriuscita del liquido fuori dal vaso dell’Occidente, nel senso che non potendo aumentare per svariati ed ovvi motivi la ricchezza reale dei paesi di appartenenza, ne hanno aumentato quella fittizia, “valorizzando” carta e scommesse (derivati, subprime e via dicendo), avendo cura (ma questo è scontato) di ritagliare per se stessi tutta la ricchezza reale possibile.
    Come si diceva una volta, ogni bel gioco dura poco, nel senso che il giocattolo si è rotto (o sta per rompersi, non saprei). E non chiederti cosa ci sia da evitare, perché basterebbe ricordarsi della parabola delle tigri del sud-est asiatico, ma gli scenari ipotizzabili possono essere anche più gravi.
    Certo, però, a questo punto la mia analisi converge pienamente con la tua, nel senso che convengo assolutamente sul fatto che le sanguinose misure poste in essere non avranno alcuna efficacia per la salute del Paese, ma serviranno al massimo a “salvare” quelli che detenevano e detengono il potere.
    Per quanto mi riguarda non sono affatto convinto che siamo di fronte ad una “realtà indisponibile”. Su questo stesso network ho cercato di indicare ciò che, a mio avviso, bisognerebbe fare e, quindi, non è il caso che replichi gli stessi argomenti, ma un concetto voglio ribadirlo: questa manovra (o altre similari) è inutile, drammaticamente inutile, tempo e risorse perse, mentre scarseggiano siano l’uno che le altre.

  • PaoloGD

    Per me è solo una gigantesca speculazione per obbligare gli Stati a dismettere sempre più attività a vantaggio della proprietà privata o meglio delle corporazioni, che a mio avviso detengono la gran parte del potere.
    I Governi hanno un ruolo secondario se non quello di esecutori delle direttive di coloro che hanno per davvero il potere decisionale.
    Questa macchina disumana però la finanziamo noi con i nostri stipendi (escludo i lavoratori autonomi\delinquenti che evadono); quindi solo noi possiamo smontare il giocattolo e secondo me accadrà solo quando la maggior parte delle persone non avranno abbastanza soldi per comprarsi da mangiare.

  • La Donna Cannone

    Buongiorno.
    BuonBeppe, lei pone questi interrogativi _come se_ si trattasse di _cittadini_
    Ma se sostituisce questa parola con ”sudditi”, toglie i gadget, gli ammenicoli tecnologici, cambia i burberry con palandrane di juta e scrive 1511 invece di 2011 in testa al post, tutto troverà la sua perfetta congiuntura astrale.
    E’ tutto feudale.

    Saluti,
    DC

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