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Esiste la Libertà di Stampa in Italia?

7 ottobre, 2009 - 10:50 di  
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Condividi Esiste la Libertà di Stampa in Italia?. Comandante Nebbia ti ringrazia.
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Sì. Secondo me esiste libertà di stampa in Italia. Io credo, anzi sono sicuro, che non esista nessun ufficio governativo che ogni giorno legge in anteprima i quotidiani e decide chi deve uscire e chi no. Né mi aspetto che se adesso scrivo che, secondo il mio parere, Berlusconi persegue essenzialmente interessi personali attraverso la politica e molte sue affermazioni pubbliche appaiono palesemente architettate per la conquista del favore di povere menti, la polizia segreta o l’OVRA mi vengano ad arrestare nella notte.




E’ sufficientemente evidente che nel nostro paese ognuno può dire ciò che ritiene opportuno dire. Certo, se questa libertà viene interpretata come il diritto di affermare, senza alcuna prova, che la ministra M. ha fatto un pompino al capo del suo partito S., probabilmente è pretendere troppo. Il vero problema sta in quel “ritiene opportuno dire”.

La stampa in Italia è libera?
Assolutamente no. Questa affermazione è solo apparentemente in contraddizione con la precedente. Spiegando alcuni dei motivi principali per i quali, secondo me, la stampa italiana non è libera, la contraddizione sparirà.

In Italia non è mai esistita un’editoria indipendente. L’anomalia per la quale l’informazione è finanziata dal pubblico e, conseguentemente, dalla politica, ha impedito lo sviluppo di fonti di informazione organizzate industrialmente selezionate sulla qualità del servizio. Questo ha privilegiato chi è stato in grado di attaccarsi alla tetta del finanziamento statale con maggiore efficienza.
Questo meccanismo ha creato una generazione di operatori dell’informazione il cui obiettivo non è quello di vendere una merce di buona qualità ai lettori, ma di fornire un buon servizio alla parte politica che pilota il finanziamento pubblico.

La cosa è ancora più evidente nella televisione di stato dove, in nome di un principio “democratico” secondo il quale ogni formazione politica deve avere una sua rappresentanza, gli operatori dell’informazione sono selezionati principalmente in base alla loro fedeltà alla parte politica che li propone. Ovviamente, la stessa cosa accade per Mediaset, dove, per definizione, non può esistere informazione indipendente dalla politica.

Questo fa in modo che non esista informazione, ma solo proposizione di fatti rivisti secondo un’ottica politica funzionale ad un obiettivo.
In Italia la stampa non è libera non perché sia controllata, ma perché si auto controlla. Da questo punto di vista, indipendentemente dallo stile, non esiste la menoma differenza tra Emilio Fede, Michele Santoro, Giuliano Ferrara, Enrico Mentana, Marco Travaglio o Giovanni Floris. Ciascuno dei citati esplica la sua funzione nel modo più adatto al pubblico che intende raggiungere.

In Italia la gente non è disposta a spendere per informarsi. Un euro per un quotidiano è già troppo. Tre o quattro euro per un settimanale sono eccessivi, 30 euro al mese per la televisione satellitare un’enormità.
Per questo ha successo l’informazione che, oltre al danaro pubblico, si finanzia abbondantemente attraverso la pubblicità.
La pubblicità, ovviamente, si dirige verso i canali con maggiore diffusione. Ciò induce in chi scrive, una volta assolti i doveri verso il padrino politico, a parlare di quello che interessa maggiormente il pubblico. E’ un po’ come cercare di decidere cosa preparare da mangiare per un gruppo di bambini. Se si vuole avere veramente successo è meglio fare la cioccolata con i biscotti che il minestrone di verdura.
Servendo il padrone della pubblicità subito dopo il padrone politico l’informazione scade di contenuto e degenera in rappresentazione acritica e compiaciuta del vizio, dell’indulgenza verso se stessi e verso le proprie debolezze.

Il web può rappresentare un’alternativa valida all’informazione convenzionale?
Al momento, per chi ha voglia, pazienza e forza di volontà ancora sì. Bisogna cercare, distinguere, seguire, lavorare per informarsi in maniera più completa e ragionata.

Però basta guardarsi in giro sul web per rendersi conto che anche sulla rete la necessità di fare audience (di conseguenza finanziamenti pubblici e guadagni dalla pubblicità) ha fatto in modo che anche l’editoria popolare stia adottando sistemi simili a stampa e televisione.
Quanti hanno interesse a scrivere che la foto di Saviano con l’elmetto di pompiere in testa in Abruzzo è sciacallaggio come quelle di Berlusconi? Pochi, perché sulla rete Saviano, Grillo, Santoro e Travaglio sono santi così come lo è Berlusconi in televisione. Ancora una volta, il mezzo si adatta a chi legge evitando di proporre un contenuto in contraddizione con il sentire comune. Cioccolata e biscotti.
Questo genera accesso ai siti, posizionamento nelle varie classifiche e conseguenti ricadute economiche.
Proseguendo in questo modo sarà inevitabile che siti dove si propone una posizione realmente alternativa ed innovativa scompaiano, riproducendo sulla rete la stessa topografia attualmente esistente sui giornali e in televisione.

La libertà non è garantita dalla costituzione, ma dalla volontà che hanno i cittadini nel difenderla. In Italia si è fatta informazione alternativa quando al potere c’era una vera dittatura, esisteva l’ufficio censura che leggeva la posta e cancellava gli articoli dei giornali. C’era la polizia segreta, quella vera.
La differenza è che allora parlar male del governo voleva dire rischiare la vita o il confino. Oggi si tratterebbe di rischiare l’attico al centro, la presa di coca o il conto in banca. Dati i tempi, molto peggio.

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Comments

34 Risposte a “Esiste la Libertà di Stampa in Italia?”
  1. maria scrive:

    Non so se ho compreso bene, ma oggi quindi c’è troppa informazione, troppi che vogliono farla, ma nessuno al quale importa veramentwe che sia vera o che sia il semplice contentino per qualcuno.
    Insomma siamo talmente liberi, che non ci importa nemmeno più quale e cosa sia la libertà, tanto da essere prigionieri senza nemmeno rendercene conto!?

  2. Gilda scrive:

    “Il web può rappresentare un’alternativa valida all’informazione convenzionale?
    Al momento, per chi ha voglia, pazienza e forza di volontà ancora sì.”

    Io toglierei la parola “ancora”, anche se essere pessimisti in certi casi è davvero molto meglio. Ma io quella parola la toglierei per il semplice motivo che internet è troppo vasto per controllarlo. Gente collegata da ogni parte del mondo… sarebbe come voler controllare tutto il territorio mondiale! Anche se, più di una volta, l’accostamento fra internet e radio libere (che un tempo andavano tanto di moda e che ora non esistono più) mi è sembrato molto calzante. Le radio libere però avevano una frequenza ristretta e credo che fossero anche facilmente rintracciabili, mentre invece internet opera in ogni parte del pianeta e basta essere lievemente più informati della media per eludere eventuali sorveglianze o censure.
    Però, come dici tu, “per chi ha voglia, pazienza e forza di volontà”. E aggiungerei anche molta cultura e una mente attiva, perchè essendo un mezzo così diffuso non solo si fa fatica a trovare precisamente quello che si vuole, ma in più bisogna saper distinguere il vero dal falso e l’ironico dal serio. E io ho l’impressione che diventi ogni giorno più difficile.
    Comunque io sono fermamente convinta che c’è sempre qualcuno che ama andare controcorrente, quindi il pericolo che anche la rete diventi “piatta” lo vedo ben lontano dall’avverarsi.

    P.S. un tempo a essere rivoluzionari ci si sentiva anche eroi, adesso è rimasta solo la frustrazione del fallimento.

    • Gilda
      il tuo ragionamento contiene, secondo me, due falle.
      La prima è che non è necessario controllare qualcosa che si controlla da sola.
      Se la maggior parte dei siti italiani inizia a comportarsi esattamente come La Repubblica, il Giornale o, peggio, a scimmiottare i sistemi televisivi, che bisogno c’è di controllarlo?
      Rimane l’informazione internazionale. Vero. Ma quanti conoscono le lingue? Chi si prende il disturbo di comprendere se una fonte è autorevole?
      Il fatto che un sito sia britannico o spagnolo non lo rende automaticamente una fonte autorevole ed affidabile.

      L’altra falla è nel considerare Internet una specie di Far West. La libertà della rete è un concetto molto sopravvalutato. I dati corrono su specie di binari che, per forza di cose, hanno dei punti centrali di controllo e diramazione. Non è necessario controllare ogni singolo binario, ma solo le stazioni di diramazione che, a loro volta, hanno un’architettura gerarchica.

      Un altro sistema è quello di cancellare i siti dai motori di ricerca. Uno può anche scrivere il nuovo Vangelo, con tanto di certificazione celeste, ma se google non lo indicizza non lo troverà nessuno.

      Le due ultime considerazioni hanno trovato applicazione nell’Internet erogata al popolo della Repubblica Popolare Cinese dove, con il contributo essenziale di compagnie occidentali come Microsoft, Google e Yahoo, gli inernauti di Pechino vedono solo quello che decide il loro governo.

  3. Hiroo scrive:

    esiste la libertà di stampa,
    che è cosa assai diversa da avere informazione libera,
    qualsiasi mercato è fortemente distorto in presenza di operatori fortemente “leader”,
    come nel caso di Berlusconi e del mercato dell’informazione
    dove c’è prima un problema di concentrazione
    e poi uno di conflitto di interessi.
    Se stessimo parlando del mercato delle banane,
    controllato dalsig. Mario Rossi di Montebelluna,
    l’autorità interverrebbe,
    ma trattandosi di S.B. allora si dice che è libero…
    come il sig. Rossi direbbe: “le banane le potete comprare in austria, su internet oppure potete comprare pere, siete liberi, cosa volete da me?”.

    Il controllo e la manipolazione dell’informazione al servizio della politica generano questa allucinante mostruosità nella quale stiamo vivendo.

  4. Quanti hanno interesse a scrivere che la foto di Saviano con l’elmetto di pompiere in testa in Abruzzo è sciacallaggio come quelle di Berlusconi? Pochi, perché sulla rete Saviano, Grillo, Santoro e Travaglio sono santi così come lo è Berlusconi in televisione. Ancora una volta, il mezzo si adatta a chi legge evitando di proporre un contenuto in contraddizione con il sentire comune. Cioccolata e biscotti.

    Ho letto e riletto questo paragrafo, cercando un appiglio per controbattere la tua tesi. Non l’ho trovato. Da qualche tempo cerco, quando ne ho il tempo, di leggere anche i giornali dichiaratamente schierati con il governo (“Il Giornale” per dirne uno) ed e’ come vedere il mondo alla rovescia. Ma e’ un esercizio che apre la mente perche’ capisci quanto sia facile far si’ che una notizia, la stessa notizia, abbia letture diametralmente opposte. Questo fa si’ che io abbia un minimo di consapevolezza. Ma ci vuole, appunto, fatica, lavoro, dedizione alla causa della vera stampa libera. Alla gente che non lavora nel settore ed ha problemi piu’ importanti, che gliene frega?

    In Italia si è fatta informazione alternativa quando al potere c’era una vera dittatura, esisteva l’ufficio censura che leggeva la posta e cancellava gli articoli dei giornali. C’era la polizia segreta, quella vera.
    La differenza è che allora parlar male del governo voleva dire rischiare la vita o il confino. Oggi si tratterebbe di rischiare l’attico al centro, la presa di coca o il conto in banca.

    Io, giornalista ormai di lungo corso, posso rischiare il posto (precario) di lavoro. E non ho neanche uno straccio di marito da cui farmi mantenere. Quindi, non facciamo di tutte le erbacce (quali siamo noi lavoratori della comunicazione) un fascio. A me il tiro di coca non interessa e l’attico posso solo sognarmelo.

    • maria scrive:

      Ti chiedo scusa di questo mio fuori tema, mi è venuto da sorridere al tuo: non ho nemmeno uno straccio di marito da cui farmi mantenere.
      Tanto rispetto nelle mie parole per te, la tua professione ed il tuo pensiero!
      Il sorriso è scaturito dal fatto che alcune volte, quando si ha un marito, e si sceglie, magari per amore di un figlio o anche altro a volte, di “farsi mantenere”, a lungo andare si rischia che lo straccio, diventino le donne stesse. Se poi si rischia il lavoro, credo che senza un marito, ci sia più voglia, più motivazione e più speranze di trovarne al più presto un altro!
      Tutto qui!
      Ti chiedo scusa nuovamente, ma non sono riuscita a fermare questa mia volgia di esprimermi in tal senso….. Pur consapevole di essere andata controregola dei commenti, spero di averne cmq libertà di tale informazione.

      • Ma figurati. Il mio commento voleva solo essere ironico. Sono divorziata e quando ero sposata il marito lo mantenevo io senza per questo lamentarmi. Ci siamo lasciati per altri motivi. Ma mi rendo anche conto che alle volte le scelte ideali riescono un tantino piu’ facile se si hanno le spalle un tantino coperte. :) ))
        Piacere di averti fatto sorridere.

    • Carissima Laura,
      come hai potuto solo immaginare che nella mia descrizione fossero comprese persone che, probabilmente proprio per il modo con cui interpretano il proprio lavoro, non ottengono il corretto riconoscimento professionale?
      Anche un gigante come Montanelli che portava in tasca il tuo stesso tesserino è stato emarginato per non aver abbracciato la Fede.
      E evidente che nel mio fervorino finale io mi riferivo a quelli che fanno il tuo lavoro con consapevole slealtà verso il lettore o lo spettatore e che, se fossi giornalista, non definirei mai colleghi, ma servi.

      In quanto alla questione del marito ho una mia idea. Hai grande intelligenza e sensibilità alle quali, non ultimo, unisci un indiscutibile fascino. Troppo per un singolo uomo, creatura troppo elementare per relazionarsi con realtà così articolate.
      Hai mai pensato alla poliandria :mrgreen: ?

  5. mig scrive:

    “Oggi si tratterebbe di rischiare l’attico al centro, la presa di coca o il conto in banca. Dati i tempi, molto peggio.”

    Abbi pazienza,ma come fai a scrivere delle cose così.Un po’ di rispetto per il prossimo.Il primo ad aver bisogno di una mente critica sei tu. Grazie.

  6. fma scrive:

    Non mi pare che il problema sia l’informazione.
    Il problema, se mai, é che non sappiamo cosa farcene dell’informazione.
    Forse l’equivoco é nato il giorno in cui qualcuno disse: più informazione più potere. Dimenticando di aggiungere che conoscere le cose, per cambiarle, é necessario, ma non sufficiente.
    I fatti sono lì e li conosciamo tutti, bene o male.
    Non mi pare che siano stati taciuti fatti importanti; magari distorti, contraffatti (l’informazione non puo’ che essere di parte), ma non omessi.
    Io non lo vedo in giro tutto questo bisogno di qualcuno che strilli più alto e più forte (hai voglia quanti già ce n’é).
    Se mai servirebbe chi i fatti li sappia raccogliere, leggere, ordinare; che ne sappia scoprire la trama, per cavarci una diagnosi, per proporre una terapia. Per organizzare il consenso.
    Ma questa non é informazione, é politica.

    • Molto condivisibile, specialmente nella conclusione.
      Si dovrebbe riflettere sul perché politica come sostantivo e politico come aggettivo hanno assunto un significato così degenere e squalificante.

    • fully scrive:

      “Non mi pare che il problema sia l’informazione.
      Il problema, se mai, é che non sappiamo cosa farcene dell’informazione”

      E già. Se è vero (ed io credo che sia vero) che l’essenza della libertà sta nel “conoscere per deliberare”, il ruolo dell’informazione, che è quello di far conoscere, è essenziale. Ma attenzione: far conoscere cosa? Quello che tutti sappiamo già? E no, troppo comodo… Mi torna in mente una definizione in cui incappai qualche tempo fa:
      “Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia; il resto è propaganda. Il suo compito è additare ciò che è nascosto, dare testimonianza e, pertanto, essere molesto” (Horacio Verbitsky).

      Questo per quanto riguarda la prima parte del “conoscere per deliberare”, quella che attiene al “conoscere”.
      Poi ci sarebbe molto da dire sulla seconda parte: il deliberare. Quali sono gli spazi in cui ci viene davvero concesso di “deliberare”? Una volta si poteva almeno scegliere da chi farsi rappresentare in politica: si poteva escludere dal proprio voto il mafioso, il ladro, il corrotto o il corruttore. Oggi sappiamo che non ci è più concesso neanche questo. Chi ci rappresenta in Parlamento (e, a cascata, in Regione, nelle ASL, ecc. ecc.) non lo scegliamo mica più noi…

      Ecco, secondo me il progressivo distacco dalla necessità di essere informati ci deriva dalla consapevolezza di quanto poco poi noi possiamo incidere sul corso degli eventi.

      A meno, naturalmente, di scendere in piazza a fare la rivoluzione.
      Ma questa è un’altra storia….

      • fma scrive:

        E’ un po’ come quando vai in un centro diagnostico a farti un check-up e ti riempiono di dati.
        Se la medicina possiede gli strumenti per aggredire il male quei dati sono preziosi, altrimenti sono inutili.
        Ho l’impressione che in questo momento non ci manchino tanto i dati del problema, quanto gli strumenti politici in grado di affrontarlo.

  7. Roberto scrive:

    “Da questo punto di vista, indipendentemente dallo stile, non esiste la menoma differenza tra Emilio Fede, Michele Santoro, Giuliano Ferrara, Enrico Mentana, Marco Travaglio o Giovanni Floris. Ciascuno dei citati esplica la sua funzione nel modo più adatto al pubblico che intende raggiungere.”
    …al pubblico che intende raggiungere ma un pubblico che riflette anche i pensieri, le idee, “la fede” del giornalista perchè altrimenti, se fosse soltanto una questione di maggior pubblico, quando la maggior parte delle persone è di destra tutti i giornalisti sarebbero di destra e viceversa.

    “In Italia la gente non è disposta a spendere per informarsi. Un euro per un quotidiano è già troppo. Tre o quattro euro per un settimanale sono eccessivi, 30 euro al mese per la televisione satellitare un’enormità.”
    Vero, ma bisogna anche precisare che rientra nello spendere per informarsi anche pagare oltre 30 euro di biglietto per andare a vedere ad esempio Grillo che ti informa sulle magagne, sugli impicci dello stato ecc… ma che alla fine senza di quelli “non guadagnerebbe” ( a me sembra che sputa nel piatto in cui mangia) o come vedere prezzi dei libri che ti informano su cosa di losco accade alle stelle solo perchè sono diventati di moda e tutti se li comprano.

    “Il web può rappresentare un’alternativa valida all’informazione convenzionale?
    Al momento, per chi ha voglia, pazienza e forza di volontà ancora sì. Bisogna cercare, distinguere, seguire, lavorare per informarsi in maniera più completa e ragionata.”
    Già, hai ragione, e penso anche che se usato in modo casuale, ingestito, non in maniera organizzata diventa una vera e propria droga che ti risucchia nelle frivolezze di internet (vedi la proliferazione di migliaia di social network e surrogati…) che non rappresentano un bisogno, o un’esigenza, ma la creano.

    • quando la maggior parte delle persone è di destra tutti i giornalisti sarebbero di destra e viceversa

      non sono d’accordo. Sarebbe come dire che, siccome l’inter vince sempre lo scudetto, nessun calciatore vuole giocare altrove.
      Anche se la maggioranza paga di più, l’opposizione non lesina.

      La tua ultima affermazione sul web è molto interessante. Grazie.

  8. ilBuonPeppe scrive:

    Qualche giorno fa ho rivisto, a distanza di anni, Matrix (il film). Allora non mi aveva detto niente, oggi è stato una pugnalata: nel frattempo io sono cambiato.
    Il soggetto che nel film tradisce i compagni NON VUOLE SAPERE; preferisce l’oblio e la simulazione di una vita fittizia alla dura realtà “Rimandatemi indietro, datemi un bell’appartamento e cancellatemi la memoria”. Sceglie di rinunciare alla consapevolezza non solo del mondo che lo circonda ma anche di sè stesso.
    La società di oggi è uguale. Si fa finta di niente, si gira la testa dall’altra parte, ci si riempie la vita di cose inutili, tutto pur di non guardare in faccia la realtà.
    Se l’informazione oggi in Italia è quella che è, non è colpa nè degli organi di informazione nè del potere politico: è colpa degli italiani che NON VOGLIONO SAPERE.
    Se le persone volessero sapere la verità non avrebbero problemi a trovarla.

    • Peppe, ma ti sei chiesto per quale maledetto motivo sia necessario essere consapevoli?

      Giusto per provocare, ma non conviene vivere nell’inconsapevolezza?
      Alla fine diventa un discorso morale e non pratico.

      Ripeto, è una provocazione. Io stesso non mi attengo alla “convenienza dell’inconsapevolezza”, solo che, specialmente ora che ho più responsabilità, mi chiedo anche io se non sia più utile voltare la testa altrove e dedicare più energie al futuro di mia figlia.

    • Mi spiace, ma non ho capito il commento. Ho letto il pezzo linkato, ma non ho capito il riferimento.

      • BAR scrive:

        Spiace a me di non essere stato abbastanza chiaro. Volevo dire che nel tuo post ho ritrovato alcune riflessioni che avevo fatto anch’io su libertà di stampa e libera informazione. E sulla differenza tra le due cose. E’ un discorso difficile. E anche impopolare, perchè si sfida il “pensiero unico” mainstream. Quello di destra. E quello di sinistra. Che poi – a mio modesto parere – altro non sono che due facce della stessa madeglia.

        Un discorso impopolare, dicevo. Perchè la cosa più avvilente è questa: i lettori in rete (e fuori) premiano poco (o nulla) l’originalità e lo sforzo di cercare di creare un altro punto di vista. Anzi, accade esattamente il contrario. Vogliono, anzi pretendono il “premasticato”. Il già detto. Il già sentito magari da qualche big dei maitre-à-non-penser della gauche caviar e degli opinionisti a tassametro del centrodestra.

        E quando qualcuno – un blogger, ma la stessa cosa potrebbe capitare (e a me è capitato) in un bar – dicevo: quando qualcuno esce dal solco della vulgata dei due schieramenti, la reazione del lettore spesso è fatta di delusione o vera e propria violenza. Ecco allora i commenti del tipo: “Traditore, da te non me l’aspettavo… “. Oppure: “Ma coma fai a dire queste cose, sono falsità…”. Oppure ancora: “Eccolo qua l’esperto e tu a che titolo parli?”.

        Ma la cosa più impressionante, per me, è un’altra. Ci sono lettori che mi criticano citando pedissequamene – per esempio – il “vangelo” secondo Travaglio. Uno in particolare – e questo me lo ricordo, perchè mi aveva colpito – aveva usato alla perfezione le argomentazione di un economista ed editorialista (prezzolato e disprezzabile del Corriere della Sera), che si chiama Francesco Giavazzi.

        E il bello è che non copiano. Cioè: non si tratta di copincolla. E’ che hanno introiettato e rielaborato tutto. E’ un livello di condizionamento mentale impressionante. Leggono parole e realtà con gli occhi di un altro. Senza rendersene minimamente conto.

        Bah. Non so nemmeno perchè ho scritto questa tirata. Forse solo per sentirmi – intellettualmente – meno solo. O forse perchè – come diceva Fassbinder – “quello che non si può cambiare, si ha almeno il dovere di descriverlo”. Perchè al fatto che le cose possano davvero cambiare – beh, io non ci credo.

        • Bene, ora è più chiaro.
          Come tu avevi già intuito, condividiamo alcune posizioni.
          In Italia, violente o nolente, è in atto una guerra civile. Se non ti schieri da una parte, sei automaticamente classificato traditore.

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  1. [...] Italia la censura non esiste, perché, come si legge da qualche parte su questo sito, non serve. I giornalisti sono liberi di non scrivere tutto ciò che vogliono. Repubblica sono mesi che ravana [...]

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