Era Mio Padre. 14


C’è, sul frigo della nostra cucina, una foto. Una meravigliosa foto “antica”. Sgranata, leggermente fuori fuoco, di un’epoca in cui i megapixel erano solo il sogno di uno scrittore di fantascienza. Di un’epoca in cui tutte le mattine, ora lo so, mi svegliavo in un mondo nuovo.

Estate 1969, spiaggia di S. Teresa di Gallura.

Anzi, c’è di più, un’incredibile data esatta: 20 luglio 1969. Un giorno storico per l’Umanità.

Rientrati dalla spiaggia, un’eccitazione tangibile, la voce satellitare di Tito Stagno, delle sfocate immagini in bianco e nero, lo stupore di tutti: l’Uomo, come un virus implacabile, aveva iniziato a diffondersi anche negli spazi siderali.

Sempre da quella foto mi guardano un altro me stesso bambino, 2 miei fratellini e mio padre, con l’inseparabile panama di trequarti.

Capita sempre più spesso che mi avvicini per osservarla meglio. Vado alla ricerca di nuovi e improbabili dettagli ed ogni volta è un salto nell’abisso senza fondo del tempo.

E’ passato quasi mezzo secolo, una vita.

E’ davvero curioso e insieme misterioso come il tempo, nell’esistere di ciascuno di noi, sia davvero così relativo.

Cosa sono questi pochi anni se paragonati ai millenni che ci hanno preceduto e che continueranno anche senza di noi? Un alito di vento, uno sbattere di ciglia, un nanosecondo, eppure racchiudono milioni di ricordi, date, nomi, cose, fatti, dolori, sorrisi, lacrime, risate, silenzi, brividi, gemiti, sogni incubi e via così.

Tutti precisi, tutti in fila, tutti impegnati sino allo spasimo per dare un minimo di senso alle nostre esistenze. Tutti, nessuno escluso, a fare da sommatoria per le nostre vite.

La verità è che viviamo per un po’ e moriamo prima di quanto credessimo: è quello che sta nel mezzo che conta. Se siamo bravi.

Guardo ancora in quella foto e vedo un quasi coetaneo: Giovanni, mio padre.

Ogni volta cerco il suo sguardo, in quella sua così tipica espressione, calma e rassicurante; lo cerco nel mezzo sorriso che rivolge al fotografo, mia madre.

Provo a guardarlo negli occhi, avvolti dalla penombra e ricordo vecchie storie di coraggio e giustizia ormai così difficili da credere.

Quali saranno stati i suoi veri pensieri? Cosa ci saremmo detti oggi? Cosa avrebbe fatto per aiutarmi a fronteggiare l’oceano di merda che mi circonda e che per tanto tempo ha tenuto lontano dalle nostre vite?

Non ricordo il suono della sua voce, ma ricordo le sue passioni: la famiglia, il lavoro, la campagna, i libri, l’enigmistica, le Muratti Ambassador: non era un tipo loquace ma ricordo tutte le parole che mi ha detto e che mi ha scritto.

E non ricordo una sola volta che abbia parlato a vanvera.

Non ricordo tanti particolari ma ricordo l’ultima telefonata, il giorno prima che morisse e ricordo il giorno della sua morte, ero lontano e non ho potuto salutarlo per l’ultima volta. Una di quelle cose che uno fa molta fatica a perdonarsi.

Ricordo la sua enorme generosità verso tutti, l’affetto che aveva per noi figli e per nostra madre, come era felice quando prendeva in braccio i miei di figli, il suo coraggio e la sua dignità mentre il cancro se lo mangiava vivo, senza mai un lamento, solo nel fondo dei suoi occhi intuivi la rabbia e la frustrazione per una guerra, la prima, che non avrebbe vinto.

Lo vorrei avere io quel suo semplice coraggio, senza fronzoli, essenziale.

Ricordo la sua saggezza antica di fronte alle mie cazzate di ventenne moderno, mentre a volte resto assorto in quello struggente rimorso che è sempre il ricordo di un padre o di una madre perduti.

Forse, come dice qualcuno, è tutto una fregatura, è tutto un bidone: come Gesù che urla e che chiama “papà” ma la linea è interrotta.

Vorrei che desse un’occhiata alla mia vita attuale; non faccio fatica ad ammetterlo, come figlio non sono stato un gran che, mi auguro alla fine di essere diventato meglio come padre. Perché in realtà si muore due volte: la prima quando esali l’ultimo respiro, la seconda quando più nessuno ricorda il tuo nome.

Gli amici si contano sulle dita di una mano, i parenti con questi chiari di luna sono evaporati, non ho tempo per mettermi la maschera e fare una vita sociale, non m’interessano le sirene che incantano le masse, però al mio fianco ho una donna meravigliosa e tre figli assolutamente incredibile, il che è molto meglio.Dovrebbe bastare. Potrebbe esserne fiero.

Non cerco di somigliare a lui, ci mancherebbe altro, non avrebbe alcun senso e non sarebbe possibile, nessuno dovrebbe farlo con nessuno: senza alcuna retorica è stato un padre eccezionale e come capita di solito ce ne accorgiamo troppo tardi, quando ormai se n’è andato per sempre e nessun nostro sforzo tardivo potrà mai rimediare.

Senza elencare tutto quello che è stato e che ha fatto nei miei stessi anni, avrei sicuramente bisogno di un altro paio di vite.

E per altri versi sarebbe dispiaciuto di alcuni risultati, benché non ne abbia alcuna responsabilità. Però saprebbe come alleviare il tormento.

Vorrei soltanto che fosse qui, in questo altro Natale che si preannuncia più cupo e ipocrita del solito, solo per fare quattro chiacchiere, bere un po’ di quel meraviglioso vino che coltivava e produceva da sé e per sentire ancora una volta soltanto il suono della sua voce.

E dirgli un’altra volta soltanto grazie, mi dispiace, ti voglio bene.

Questo vorrei dire oggi: che era mio padre, che non ho fatto in tempo a conoscerlo come avrei voluto.

Che mi manca.

immagine di domrx78


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14 commenti su “Era Mio Padre.

  • esse.comesono

    Gentile signor Puggioni.
    La sua è una onesta e commovente dichiarazione d’amore a suo padre.
    Ci sono molte cose di cui, a volte, ci rammarichiamo e per le quali vorremmo chiedere scusa e perdono.
    Le sue parole hanno un valore purificatore e risarcente; che Lei sia riuscito a parlare di suo padre, condividendo con noi emozioni e sentimenti e ricordi è importante e generoso.
    Si assolva: per ciò che non è stato, per ciò che avrebbe voluto fare e per tutto ciò che non è stato detto.
    Ha tutta la vita davanti per rimediare e per costruire.
    Sono certa che l’esempio e la testimonianza di suo padre saranno strade luminose che vorrà percorrere, se e quando ne sentirà il bisogno ed il richiamo.
    Formulo a Lei ed alla sua famiglia sinceri auguri di un Natale sereno.
    Esse come sono

  • Django

    Antonello, egli è stato un Padre e, senza retorica, vive in te per la traccia che ti ha lasciato e per come lo ricordi: non si ricorda così qualcuno se non ha costruito la sua opera. Auguri sinceri da un tuo simile.

  • Puggioni Angelo

    Bravo Antonello, approvo in toto quello che hai scritto, specialmente ” come lo hai scritto” troppo bello e troppo grande l’amore che dimostri verso mio fratello, che per me è stato sempre l’esempio da seguire, anche se sai benissimo, come lo so io, che essere Giovanni Puggioni sarebbe impresa improba per chiunque, figlio, fratello o quant’altro, impresa non ardua ma penso sinceramente IMPOSSIBILE, comunque per quello che può valere ti dico che apprezzo i tuoi sentimenti nei suoi confronti e che nel mio piccolo cerco di incoraggiarti a perseverare, come ben sa’ LUI io ho dovuto affrontare ostacoli ardui e dolorosi, ma sarei felice di poter dire, come lo direbbe lui, sono felice di avere un figlio come te, e sono felice perchè hai una famiglia come piacerebbe a me, tre figli che crescono con qualche ricordo del NONNO, ma sotto la guida di un PADRE e MARITO premuroso e attento ai loro bisogni ed alle loro esigenze non tanto economiche ma piene di amore e di attenzioni, grazie carissimo Antonello per avermi reso partecipe di questi tuoi ricordi che unirò con gioia agli altri mille che ho di tuo PADRE, tuo zio Angelo e una futura zia che si chiama Vincenza. Chiudo con un’abbraccio stretto stretto a tutti voi lo zio lontano.

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