Energia: Rubbia Dice Sciocchezze… Ma Solo Quando Parla in Italiano.

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Ci sono cose per me misteriose. I premi Nobel sono in genere tenuti in grande considerazione: si accorda loro un ruolo-guida nei campi in cui hanno ricevuto l’ambito riconoscimento. Sono personaggi ascoltati, un po’ come succede da noi con la Levi-Montalcini e Dario Fo nelle rispettive discipline. Carlo Rubbia è anche lui un premio Nobel, lo vinse nel 1984 per la Fisica. Il suo attuale campo di ricerca riguarda l’energia, uno dei grandi temi del nostro tempo e qui in Italia ormai dramma quotidiano vista la nostra dipendenza pesantissima da un petrolio sempre più caro. Ebbene, nonostante sia un premio Nobel, nonostante operi in un campo strategico, a me pare che le sue tesi, qui in Italia, non vengano tenute in grande considerazione.

Rubbia

La sua storia degli ultimi anni è singolare. Avevo gioito quando, nel 1999 venne nominato presidente dell’ENEA: finalmente l’uomo giusto al posto giusto. Sono rimasto quindi un po’ basito quando, nel 2005, ne venne rimosso su due piedi, a quanto pare per dissidi col governo Berlusconi. Venne poi richiamato come consulente di Pecoraro Scanio all’Ambiente nel governo Prodi, ma anche con questo governo non riuscì a sintonizzarsi, tanto da decidere di abbandonare l’Italia per la Spagna.

Ho raccolto alcune sue interviste dal 2003 ad oggi. C’è tutto quello che occorre sapere sullo stato dell’arte della ricerca nel campo energetico, i pro e contro di ciascuna tecnologia disponibile o allo studio.
anno 2003
anno 2004
anno 2005
anno 2007
anno 2008

Impianto fotovoltaico

L’intervista più recente è un piccolo, chiarissimo manuale condensato di Fisica applicata: il professore spiega, tra l’altro, la “sua” soluzione legata all’energia solare, di durata illimitata, di modesto impatto ambientale e di tecnologia relativamente poco costosa (qualora entrasse in produzione in scala adeguata): si chiama “solare termodinamico a concentrazione“.
Dietro il nome difficile si nasconde un principio che è noto a tutti da quando, da bambini, volevamo far bruciare un pezzetto di carta senza fiammiferi: riflettere i raggi del sole mediante uno specchio e concentrarne il flusso. Esattamente quello che progettò Archimede oltre duemila anni fa per incendiare le navi romane che assediavano la sua Siracusa.

Notevoli sono i lati positivi di questa fonte di energia: non ci sono emissioni inquinanti o di gas-serra, non è necessario il trasporto di combustibili, non si producono – come nel caso del nucleare – scorie difficili da smaltire, la centrale non è pericolosa per gli abitanti nei dintorni e non si presta ad attentati terroristici. Un impianto di questo genere produce energia che può essere stoccata e quindi ha la possibilità di essere trasportata ed anche rivenduta. In tempi relativamente brevi i Paesi che godono di favorevole soleggiamento – come il nostro – potrebbero raggiungere l’autosufficienza energetica grazie ad approvvigionamenti naturali inesauribili. Ed anche – perché no? – arricchirsi come finora hanno fatto gli sceicchi arabi vendendo energia (pulita, però!) al resto del mondo, che ne avrà sempre più bisogno.

Un impianto pilota era stato programmato da ENEL ed ENEA a Priolo, dalle parti di Siracusa, nel 2004 (è nell’intervista dello stesso anno). Un progetto naufragato nel nulla per l’allontanamento di Rubbia dall’ENEA e più recentemente “ripescato” ma – secondo Rubbia – senza troppa convinzione. E questo mentre, invece, da qualche tempo anche i tedeschi lo stanno guardando con grande interesse.
Così Rubbia se n’è andato a sviluppare la sua tecnologia in Spagna, dove gli hanno dato quello che chiedeva (è nell’intervista del 2005). Quindi tra un po’ la Spagna avrà un impianto all’avanguardia, con tecnologia perfezionata da un italiano ma un po’ snobbata dall’Italia.
Insomma, pare proprio che Rubbia, se vuole essere creduto, non debba parlare in italiano: noi italiani le sue “sciocchezze” non ce le beviamo. Lui dice: “Per rifornire di elettricità un terzo dell’Italia, un’area equivalente a 15 centrali nucleari da un gigawatt, basterebbe un anello solare grande come il raccordo anulare di Roma”.

Io gli avrei detto: “Prego, professore: si accomodi, faccia pure!”.
Il governo spagnolo l’ha fatto, i nostri governanti invece sembrano ignorarlo, e tornano a dirigersi decisi verso il nucleare.
Secondo Rubbia quello che manca è solo la volontà politica, legata a precisi interessi, e all’intervistatore che gli domanda: “Se è così semplice, perché allora non si fa?” il professore risponde, col suo sorriso sornione: Il sole non è soggetto ai monopoli, e non paga la bolletta.

Per saperne di più sulla tecnologia del solare termodinamico:
dal sito dell’ENEA (file pdf, 1,3 MB)

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