ending 2016 2


in queste ore, sotto il vento gelido, con la batteria che si stiracchia lamentosa ogni volta che giro la chiave, il cappello da fante in rotta dalla campagna di russia, il cappottone largo, i pantaloni imbottiti che sembrano quelli che distribuisce la croce rossa, la pelle delle mani mi diventa ruvida, rasposa come carta vetrata, ma non quella a grana sottile che i mastri falegnami usano per rifinire, somiglia di più a quella grossa degli imbianchini strisciata col flex su qualche vecchia inferriata mangiata dalla ruggine, prima di dare la passata di primer.

e come carta, quando stringo i pugni sulle nocche si aprono sottili crepe umide che diventano subito rosse di sangue rubizzo, così che possa andare in giro con le mani di un uomo che fa, che manovra le cose e delle cose rimane vittima quando non vogliono obbedire.

perciò, la sera, quando dopo lungo e fastidioso bruciore, mi metto infine la glicerina, è come se avessi tradito la mia origine operaia, avvolgendo le mie mani in quella merda profumata che mi riempe le narici per tutta la notte ricordandomi quanto sono debole e vigliacco nei confronti della mia storia, delle tanti mani devastate da freddo e fatica che mi hanno cresciuto, amato, carezzato.

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e così decado lentamente, giorno dopo giorno, ineluttabilmente verso il buio, io che con la vita ho raggiunto un patto da gentiluomo. lei non mi ricorda quanto sono mediocre e io non mi lagno per i buchi che mi apre nella testa, le righe che disegna sul mio corpo e i movimenti lenti ed incerti che delle volte mi trovo a fare.

c’è da dire che decado dignitoso. non bello, non ammirevole, nemmeno simpatico, ma soprattutto non patetico. decado gentilmente, come una vecchia stella che continua a bruciare, ma che sente il freddo arrivarle dall’interno e fa la faccia allegra ai pianetini, rassegnata, prima o poi, a farsi soffocare dalla sua stessa massa trasformandosi in una discontinuità spazio temporale.

eppure, mentre decado, la decadenza non la temo più. è come se il quadro si fosse fatto improvvisamente chiaro ed ogni singolo elemento fosse andato improvvisamente a posto. niente ingiustizia, niente frode e niente tradimento, solo palline che rotolano lungo una discesa, fermandosi dove trovano gli ostacoli ed accomodandosi in qualche buca larga e bella.
mentre si decade si ha il tempo di vedere le cose andare a posto, le domande sposarsi con le risposte, il cuore accettare l’irreparabile.

la decadenza, nel suo dignitoso silenzio, la sento quasi la parte più bella della mia vita. quel racchiudersi finalmente al sole, ripiegando i petali uno sull’altro, negandosi alla luce verso la quale corrono frotte di ansiosi. la decadenza dicevo, è intimo percorso di solitudine. quella passeggiata lungo gli scogli che avresti sempre voluto fare e che hai sempre rimandato. quell’osservare il tramonto fino all’ultima goccia di sole che affonda nel mare, cosa che tu sai che succede, ma che non hai mai veramente visto.

e con questo, cari telespettatori, con il vostro permesso, io decado. lentamente. decado.


Informazioni su Comandante Nebbia

Scrittore, scienziato e soldato di fama internazionale. E' un grande socializzatore. Ama i gattini, i cagnolini e l'umanità senza riserve. Con la trilogia "I Tostapane della Mia Vita", "La Millimetrica Precisione" e "La Dettagliata Descrizione dei miei Attrezzi" vende novecento milioni di copie tradotte in seicento lingue. E Saviano e Dan Brown si mangiano il limone.