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Emergenza Pudore

20 dicembre, 2008 - 9:00 di  
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Basta sfogliare le pagine dei giornali in questi giorni per rendersi conto di quanto marciume ci circondi. In Campania (e non solo) la puzza è nauseabonda ben oltre i livelli raggiunti per l’emergenza rifiuti. Così mi trovo a riflettere che se porsi la questione morale è ormai doveroso, sembra altrettanto ineludibile porsi la questione “Emergenza Pudore”.




Mi spiego. Vi era un tempo ormai remoto in cui coloro che venivano pescati con le mani nel sacco e per questo venivano sputtanati di fronte alla pubblica opinione se ne vergognavano, e non avevano bisogno di convenzioni etiche di partito per fare il famoso “passo indietro”. Anche quando ritenevano di non avere colpe e di poter chiarire la loro posizione nel corso di un processo non se ne restavano abbarbicati alla poltrona come se niente fosse: sentivano il dovere della salvaguardia dell’istituzione che rappresentavano prima ancora che della salvaguardia di se stessi.

Una volta esisteva l’Onore. I Samurai giapponesi facevano harakiri, si squarciavano la pancia se colti in fallo per evitare il disonore della condanna a fine processo. E nei romanzi di cappa e spada si ricorreva al duello, mettendo in gioco la vita per cancellare un’onta che si riteneva indebitamente subita.

Altri tempi, tempi nei quali esisteva il concetto di “onorabilità”, una dote minima che si richiedeva a tutti, ma che era ritenuta indispensabile specie in coloro che si candidavano a gestire la cosa pubblica. Non è forse per questo che i deputati si fanno chiamare “onorevoli”?

Oggi questo concetto sembra essere tramontato, almeno qui da noi. Sarà per via delle storture della nostra macchina della giustizia, sarà perché viviamo in un’atmosfera di illegalità diffusa dove pochi (nel pubblico e nel privato) possono dirsi del tutto esenti da colpe, in cui è morto da tempo il senso della responsabilità. Mah, chi lo sa…

Sta di fatto che sono sempre più rari i casi in cui, quando un personaggio pubblico è colpito da un procedimento giudiziario, al di là della reale colpevolezza da provarsi nelle sedi proprie, egli sente il dovere morale di farsi da parte, in base all’elementare considerazione che un provvedimento che getta ombre sulla sua onorabilità altera il rapporto di fiducia fra lui e coloro che lo hanno voluto accreditare della propria delega.

“Tutti siamo presunti innocenti sino a sentenza definitiva” – dice Luciano Violante in un suo intervento su “Il Riformista” – “Ma questo vale nei tribunali. In politica esiste la responsabilità oggettiva: bisogna farsi da parte quando si interrompe il rapporto di fiducia coi cittadini e cessa la credibilità personale e politica”. Sono parole che sottoscrivo una ad una.

Per questo mi trovo ad apprezzare il gesto del sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso, arrestato, che si è immediatamente dimesso dalla carica e del vice presidente della Provincia di Napoli, Antonio Pugliese, il quale, colpito da un avviso di garanzia, ha rimesso le deleghe. Senza arrivare a gesti estremi, quale è stato sicuramente il suicidio dell’assessore Nugnes, sarebbe auspicabile che si tornasse a considerare la propria posizione nelle istituzioni quale un servizio da rendere con dignità ai propri concittadini e non semplicemente come un lavoro come un altro, svolto soprattutto a servizio di se stessi.

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Comments

31 Risposte a “Emergenza Pudore”
  1. Oris scrive:

    Verissimo, ma si dovrebbe pensare a strumenti che poi risarciscano l’eventuale vittima di una accusa ingiusta.

    Negare che la magistratura può essere usata “contro” sarebbe miopia.

    Quindi quel magistrato che dovesse, sulla base di indizi poco credibili o illazioni poco fondate, colpire chiunque, dovrebbe rispondere dell’eventuale errore e magari, pagarne pure il pegno.

    Si sta andando, date tutte le cose che non vanno, cerso una legittimazione del “controllo” alla bigbro’ e non mi piace un tubo.

    Se non ci fossero questi politici la gente aborrirebbe le intercettazioni, le vivrebbe come un assoluto sopruso, ma siccome esistono gente come quella che votate, ecco che diventa lecito anche l’invasione statale SISTEMICA della sfera privata.

    • @Oris,

      Quindi quel magistrato che dovesse, sulla base di indizi poco credibili o illazioni poco fondate, colpire chiunque, dovrebbe rispondere dell’eventuale errore e magari, pagarne pure il pegno.

      E’ un po’ la stessa cosa che dovrebbe acadere (dico dovrebbe perche’ poi in pratica le caste si autoproteggono e non accade quasi mai) quando un chirurgo sbaglia un intervento.

      Di solito chi cade nell’errore obietta: “i miei indizi erano credibili e fondati”. Quindi occorre un altro magistrato che giudichi l’operato del collega e cosi’ si ricade nel discorso della casta che si autoprotegge.

      Il problema non e’ facilmente risolvibile perche’, come dice Fully, il sistema d’illegalita’ pervade tutto a livello quasi capillare e pare che in Italia tutti abbiano qualche piccola marachella da farsi perdonare. Anche la signora Pina che (magari) si e’ fatta assumere alle poste grazie all’amicizia di suo cugino con l’assessore oppure il signor Franco l’idraulico che non ha emesso qualche fattura.

      Ed e’ un sistema che fa comodo a chi compie grandi illeciti poiche’ con tale alibi (siamo tutti dei mariuoli), mentre la gente comune “frega” 100 euro, loro se ne pappano a milioni.

      Ma il sistema italico, fortunatamente, nelle nazioni civilizzate, non e’ quello prevalente. Anzi oserei dire che esso e’ quasi un’anomalia in Europa e fa parte piu’ di una cultura da “repubblica delle banane” dove l’oligarchia spaccia la dittatura per democrazia,ma in realta’ tutti sono collusi nel malaffare : potere, opposizione, sindacato, magistratura, stampa.

      • Oris scrive:

        @Chiara di Notte – Klára, già, esatto.

        Solo chi viene da fuori e chi è di fuori di suo vede chiaramente questo stato di cose.

        Il fatto è che oramai l’italico essere si è talmente abituato a ragionare in modo egosolocentrico che spesso non si accorge che quello che critica negli altri appartiene anche a se stesso.

        E quasto avviene, s evo credere alla mia piccola esperienza, ancor di più nei “moralizzatori” e nei “puri angelici intellettuali” che in coloro che questi criticano.

        • @Oris,

          E quasto avviene, s evo credere alla mia piccola esperienza, ancor di più nei “moralizzatori” e nei “puri angelici intellettuali” che in coloro che questi criticano.

          In certi casi e’ vero. Anzi, chi strilla di piu’ a volte e’ colui che con le sue urla vuol coprire le proprie marachelle (il fatto delle procure di catanzaro e Salerno e’ un classico esempio).

          Ma e’ pur sempre vero che da qualche parte qualcuno deve iniziare a denunciare altrimenti il sistema di malaffare diverra’ “regola”, e questo qualcuno non puo’ sempre essere messo sotto accusa perche’ ha ottenuto un posto grazie al cugino della signora Pina.

          Il renderci tutti “complici” e’ il modo piu’ semplice per creare una societa’ a delinquere ma, vivaddio, ci si puo’ anche pentire.

          Esiste un limite che per le persone per bene, anche se hanno evaso una fattura, e’ invalicabile.

          Ma anche qui c’e’ da stabilire chi siano le persone per bene…

          Un conoscente con il quale discutevo due sere fa, fervente berlusconiano, mi diceva che per lui le persone per bene sono quelle che riescono a cavarsela sempre proteggendo la propria famiglia ed infischiandosene di tutto. Io non ero d’accordo ma lui era convinto ed a riprova di cio’ mi parlava di suo padre che dopo una vita d’onesta’ totale era morto povero e solo. Diceva che e’ un mondo questo in cui, come gli animali, se vogliamo cavarcela dobbiamo dar sfogo al nostro cinismo e al nostro egoismo.

          Mi sentivo a disagio quando mi parlava, al limite della nausea, e questo mi ha fatto capire che ero diversa da lui. Non migliore, solo diversa.

          • Adetrax scrive:

            @Chiara di Notte – Klára,

            Un conoscente con il quale discutevo due sere fa, fervente berlusconiano, mi diceva che per lui le persone per bene sono quelle che riescono a cavarsela sempre proteggendo la propria famiglia ed infischiandosene di tutto.

            Ci vuole stomaco per dire che uno che si comporta così è per definizione una persona per bene; probabilmente il soggetto in questione non ha chiara in mente la distinzione fra un cinico-scaltro-furbo (tipo “chiagni e fotti” ovvero del “piangi e frega il prossimo”) e una persona realmente per bene.

            Queste persone, antropologicamente parlando, un po’ mi incuriosiscono, familismo amorale ? ;-)

            Disagio condiviso.

        • Adetrax scrive:

          @Oris,

          Il fatto è che oramai l’italico essere si è talmente abituato a ragionare in modo egosolocentrico che spesso non si accorge che quello che critica negli altri appartiene anche a se stesso.
          E questo avviene, se devo credere alla mia piccola esperienza, ancor di più nei “moralizzatori” e nei “puri angelici intellettuali” che in coloro che questi criticano.

          Un fedele autoritratto :-)

          Comunque sono parole carine rispetto alla sintetica definizione riservata a ogni finto moralista, ovvero quella di spregevole essere strisciante.

    • ilBuonPeppe scrive:

      @Oris,

      Quindi quel magistrato che dovesse, sulla base di indizi poco credibili o illazioni poco fondate, colpire chiunque, dovrebbe rispondere dell’eventuale errore e magari, pagarne pure il pegno

      Sì, ma solo se c’è dolo.
      E’ ovvio che la credibilità e la fondatezza di un indizio sonovalutazioni molto personali e, quindi, arbitrarie per definizione. Ma se si stabilisse che, su queste basi, si deve procedere contro il magistrato, le conseguenze sarebbero facilmente immaginabili: verrebbero perseguiti solo quei crimini in cui ci sono prove assolutamente certe, sugli altri nemmeno si indaga.
      E’ una questione assolutamente complessa, ma l’apparente bontà del principio rischia di produrre più danni che benefici.

      • Oris scrive:

        @ilBuonPeppe, non sono d’accordo.

        A nessuno è vietato indagare, se non lascia trapelare notizie sull’indagine ad HOC.

        Si indaga e lo si fa in segreto, fino alla certezza degli indizi.
        Se non diventa un arma e io il sospetto che sia spesso usata ce l’ho.

        • ilBuonPeppe scrive:

          @Oris,
          Le indagini sono sempre segrete, almeno fino al momento in cui (come legge prevede) si deve informare l’interessato con l’avviso di garanzia. Qualche volta le notizie trapelano dalle procure, ma è pressochè certo (basta vedere a chi conviene la cosa) che nella maggiorparte dei casi sono gli indagati e i loro avvocati a far uscire le notizie.
          Un indizio “certo” non esiste; se è certo è una prova.
          Prima di arrivare al processo, un procedimento deve passare attraverso le mani e l’approvazione di un certo numero di giudici; questo rende oggettivamente difficile (certo non impossibile) portare in aula un procedimento senza basi solide. Ma se anche fosse, di quale giudice è la responsabilità? Di tutti?
          L’azione giudiziaria non può diventare un’arma, perchè “è” un’arma; un’arma contro l’ingiustizia. E’ un’arma che dà un grande potere e quindi una grande responsabilità; per questo i giudici sono soggetti ad una serie di vincoli che le persone comuni non hanno.
          Sicuramente ci sono mele marce tra i giudici, come tra i dentisti, gli operai, i maestri, eccetera. Ma la magistratura è una cosa troppo delicata nell’ordinamento statale per poter essere liquidata a suon di slogan del tipo “chi sbaglia paga”. Giusto il principio, ma come tutti i principi va applicato nel modo corretto; altrimenti si fanno danni terribili.

          • Fully scrive:

            @ilBuonPeppe,
            il punto è che un magistrato che sbaglia non paga mai, il che lo rende di fatto invulnerabile, quindi sottoposto solo al proprio arbitrio. La legge attualmente in vigore (la c.d. legge Vassalli, l.117/1988 che fu la risposta distorta ad un referendum popolare indetto dai Radicali e vinto a mani basse sulla responsabilità civile dei magistrati) prevede infatti che a fronte di un errore giudiziario a risarcire il danno sia lo Stato, con la possibilità dello Stato stesso di rivalersi sul magistrato. I casi concreti, però, si contano sulle dita di qualche mano, non di più.

            http://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_abrogativi_del_1987#Il_Referendum_Radicale

            Quanto al fatto che sia difficile ricostruire la catena di responsabilità nel giudizio, direi che nella maggior parte dei casi basta leggere gli atti del processo per farsi un’idea di chi ha commesso l’errore.

            • ilBuonPeppe scrive:

              @Fully,
              Non proprio. Chi sbaglia non paga, mentre paga chi non sbaglia. Cioè, viene sistematicamente punito chi, facendo scrupolosamente il proprio dovere, arriva a toccare qualche pezzo troppo grosso. Mentre invece chi abusa del suo ruolo di magistrato non viene mai toccato perchè è pappa e ciccia con i vari potenti, e l’abuso è sempre a favore di questi.
              Il risultato è che la giustizia è severa solo con i poveri disgraziati.
              Come se non bastasse si sta tentando (e temo che ci si riuscirà) in tutti i modi di peggiorare ulteriormente questa situazione accentuando le due casistiche che ho detto.
              Purtroppo quello della responsabilità civile dei magistrati (che sarebbe, come ho detto, un principio giustissimo) è uno strumento che può essere, e senz’altro verrà, usato a questo scopo. Complice il fatto che tante persone comuni, come noi, pensano si tratti di una cosa ben fatta.

              • Oris scrive:

                @ilBuonPeppe, io non sono sicuro che chi tocca il pezzo grosso sia sempre dalla parte della ragione, e non amo affatto i pezzi grossi

                • ilBuonPeppe scrive:

                  @Oris,
                  Neanche io ne sono sicuro. Ma la cosa che mi preoccupa di più è avere la sicurezza che possa farlo senza timore di rappresaglie.
                  Già oggi i “pezzi grossi” è estremamente difficile toccarli; la responsabilità civile dei magistrati rischia (eufemismo!) di essere un’arma in più nelle loro mani per contrastare le azioni giudiziarie che li riguardano.
                  E se si verifica che il magistrato ha attaccato il pezzo grosso per propria convenienza, allora c’è dolo e questo va senz’altro punito; ma è già così, non da oggi. Se poi questo meccanismo non funziona, occorre intervenire per renderlo efficace; ma non è allargando l’ambito di responsabilità che si risolve questo problema.
                  Faccio un esempio.
                  Su una strada c’è il limite dei 70, ma nessuno lo rispetta che tanto non ci sono controlli. Quindi l’amministrazione abbassa il limite a 50 e continua a non fare controlli. E’ un intervento senza senso, perchè finge di applicare una maggiore severità, ma senza controlli gli automobilisti continuano a fregarsene dei limiti.

  2. luciano bubbola scrive:

    Consiglio a Veltroni & Co. il nuovo gioco, che gira su Internet, ‘Sock and Awe!’… magari al posto di Bush potrebbero mettere le loro facce… così per dar più gusto al loro masochismo al 100%… e al mio divertimento!
    Luciano Bubbola

  3. Adetrax scrive:

    @Fully,

    condivido al 100% i tuoi ragionamenti.

    A proposito dell’uso della parola pudore, desidero aggiungere un ricordo dei primi anni ’80, relativo a una trasmissione radio RAI in cui con allusioni politiche si accennava satiricamente a delle “brutte macchie di pudore”, esteticamente sconvenienti per ogni persona “moderna” (più o meno il concetto era questo).

    Il paragone con le “macchie di sudore” è evidente ma la cosa più divertente era la “r” moscia dei caratteristi per cui “brutte macchie di pudore” diventava “bvutte macchie di pudove” il che identificava il personaggio come un appartenente all’alta società; in questo caso per “alta” si intendeva la casta, il censo, non certo o comunque non necessariamente la “moralità”.

  4. Salazar scrive:

    Copio/incollo un mio post scritto sul blog di Lameduck qualche giorno fa. Spero che Lameduck non si arrabbi, ma una copia qui ci sta proprio bene.

    Sono i mendicanti a cavallo.
    Hai cominciato tu con Shakespeare, Lameduck, e io vado avanti: That beggars, mounted, run their horse to death, ha scritto il vecchio William nel “King Henry VI”, che tradotto suona circa così: I mendicanti a cavallo fanno correre i loro animali fino alla morte.
    Detto così, fuori dal contesto, appare piuttosto astruso, ma se ce lo mettiamo, il contesto, capiamo che “i mendicanti a cavallo” sono i politici di mezza tacca, persone non nate per governare, che non capiscono neanche cos’é il governare, e si ritrovano in posizioni di potere. Allora, questi signori, “fanno correre i loro animali fino alla morte” nel senso che – non sapendo come governare – pensano soltanto al loro vantaggio materiale e distruggono proprio ciò che volevano: lo Stato, la Regione, il Comune, quello che é, mentre vero tornaconto e ricchezza del governare é governare bene. Per i veri politici lo sviluppo e il benessere dello Stato (eccetera) che governano vale molto di più dei soldi. Ma questo i mendicanti a cavallo non lo sanno, appunto perché sono solo mendicanti a cavallo.
    Qualcuno recentemente ha visto qualche cavallo senza mendicante sopra?

  5. zippole scrive:

    bello fully… ma un po’ troppo idealista?
    Mi riferisco all’uso che si puo’ fare di accuse infondate per iniziare un processo. Un comportamento “di principio”, ahime’, rende la persona estremamente vulnerabile.
    Certo al problema esattamente opposto..
    Vorrei non fosse cosi’!

    • zippole scrive:

      ops, volevo scrivere
      “certo SIAMO al problema esattamente opposto”

      • Fully scrive:

        @zippole,
        a questo mondo nessuno è perfetto. Non lo sono le persone normali, non lo sono neanche i giudici. Io credo che la percezione della malagiustizia sia ormai diffusa, e i numeri dei delitti impuniti stanno lì a dimostrarlo.
        Io so che una volta il magistrato si isolava dal resto del mondo e prendeva le sue decisioni gravi nel silenzio della propria coscienza. Oggi abbiamo magistrati showmen, che presenziano ai talk show e discutono delle loro cause negli studi TV anziché nei tribunali. Qualche differenza ci dovrà pur essere…
        Ciò detto, resta il fatto che la magistratura ha un ruolo fondamentale nella democrazia e non ci possiamo permettere il lusso che vada in malora.

  6. F.Maria Arouet scrive:

    Se gli apparati di giustizia esistono, e non da adesso, vuol dire che i mariuoli ci sono sempre stati.
    Hobbes doveva considerarla un condizione endemica, se parlava di homo homini lupus, definendo lo stato di natura una guerra di tutti contro tutti, giungendo a proporre agli individui, per il loro stesso bene, di demandare una parte della propria libertà al Leviatano.
    Per dire che non stiamo parlando di cose nuove.
    Ma allora sono peggiorate?
    Non lo so.
    So di aver sentito dire da mio nonno che De Gasperi non era degno di portare a De Nicola l’acqua con le orecchie. E mio padre sostenere che Ghidella non arrivava alla cintola di Valletta. So che pure io, nel mio piccolo, a chi me lo chiede, rispondo che tra Uolter e Berlinguer c’é la stessa differenza che passa tra un piatto di m…a e un piatto di risotto.
    E mentre lo dico mi guardo da solo con sospetto.
    Ci troviamo davvero davanti a un peggioramento della già pessima qualità del legno storto dell’umanità? Sono le nostre sventurate latitudini a stortare ulteriormente quel che già per sua natura fatica a mantenersi dritto?
    O é il nostro occhio che vede diversamente il presente rispetto al passato? Il prossimo rispetto al remoto?
    La classe politica é corrotta. D’accordo.
    Ma c’é mai stata una classe politica in grado di non lasciarsi sedurre da corruttela e malaffare?
    Ce li siamo scordati gli anni novanta e mani pulite?
    Oppure gli anni ottanta, la Loggia P2, il Banco Ambrosiano, lo IOR, la questione morale di Berlinguer?
    O magari gli anni settanta, con gli scandali del finanziamento della CIA a esponenti della DC, del PSDI e della CISL; col presidente della repubblica travolto dallo scandalo Lockeed?
    In attesa che la qualità del legno migliori, sperando nell’evoluzione, non faremmo meglio a darci da fare per rinforzare gli argini, per migliorare il sistema di controllo e prevenzione, dando per scontato che la guerra tra guardie e ladri non arriverà mai una soluzione?

    • @F.Maria Arouet,
      Il tuo ragionamento non fa una grinza, ma quando dici:

      “In attesa che la qualità del legno migliori, sperando nell’evoluzione, non faremmo meglio a darci da fare per rinforzare gli argini, per migliorare il sistema di controllo e prevenzione, dando per scontato che la guerra tra guardie e ladri non arriverà mai una soluzione?”

      Intendi “Facciamo un colpo di stato?”
      Questi non li smuovi nemmeno con le granate da quelle poltrone.
      Miglioreremo quanto vorremo,
      ma il pesce puzzerà sempre dalla testa.

  7. F.Maria Arouet scrive:

    Non ho mai saputo che “migliorare il sistema di controllo e prevenzione” si potesse tradurre in “colpo di stato”. :-)

    Se bastasse volerlo per migliorare sarebbe magnifico. Personamente credo che volere sia una condizione necessaria, ma non sufficiente.

    Il pesce puzza dalla testa, vero, ma in rapida successione, se non prendi le necessarie contromisure, puzzerà anche tutto il resto.

    Io concepisco il controllo e la prevenzione come le “necessarie contromisure”, senza illudermi che sia una volta per tutte.

    • @F.Maria Arouet,
      migliorare il sistema di controllo e prevenzione vuol dire ricominciare tutto da capo.
      Se non occorre un colpo di stato allora dimmi tu cosa occorrerebbe.
      Non ce la faccio più ad essere ottimista.

  8. F.Maria Arouet scrive:

    Purtroppo io credo che l’unico modo serio sia quello di ricominciare sempre da capo.
    E’ come quando hai una casa vecchia, la manutenzione è necessaria e non finisce mai. E tuttavia una casa vecchia e ben manutentata ti può dare delle grandi soddisfazioni.
    Qualche volta qualcuno cede alla tentazione di raderla al suolo per sostituirla con qualcosa di interamente nuovo.
    Non è sbagliato di per sè, ma l’esperienza personale mi dice che il più delle volte la toppa si rivela peggiore del buco.

  9. koteko scrive:

    @F.Maria Arouet,
    Concordo. Piuttosto, il problema e’ di “implementazione”: senza essere noi stessi in politica, come miglioriamo le cose? Mi viene in mente, tra tutte, una cosa che (ancora in “piccolo”) stiamo gia’ facendo: informazione decentrata e dal basso.

    Ma puo’ bastare? Temo di no.

  10. Salazar scrive:

    Zippole dice che lo scritto di Fully é bello ma troppo idealista. Tutti gli altri, più o meno, si sono addentrati in discussioni sull’ordinaria amministrazione, lasciando di lato la parte idealista.
    Mi chiedo: cosa c’é di male parlare di ideali? È con gli ideali che si cambiano veramente le cose, con l’ordinaria amministrazione non si cambia nulla, si rimane nello stesso posto, solo circondati da varie toppe.
    Con degli ideali abbastanza forti il modo per amministrare bene si trova, nel caso ci sarà la nuova amministrazione.
    Solo Monsieur Arouet non é caduto nel tranello, e da lui sinceramente non me lo aspettato, visto che vive nel migliore dei mondi possibili.

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