Eluana: Fermo Posta
29 gennaio, 2010 di Michelangelo
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Proponiamo, di seguito una breve composizione in memoria di Eluana Englaro. Non è nostro costume pubblicare versi e questa va vista come una segnata eccezione. In un certo qual modo, abbiamo inteso riconoscere civilmente la pervicacia di questo autore che continua a ricordare una persona che, dopo essere stata cannibalizzata da giornali, televisioni e blog, è stata rapidamente dimenticata e con lei i grandi temi che la sua vicenda aveva sollevato.

Vita, morte, nascita, amore e dolore, forse non sono i temi essenziali intorno ai quelli deve riunirsi una comunità e discutere fino allo sfinimento, ma anche essi hanno una dignità e non possono essere relegati nelle oscure pagine di cronaca solo perché qualche disgraziato che è incappato nella sventura di avere un congiunto in condizioni terribili, di amare una persona dello stesso sesso o di non poter avere figli minaccia un’azione estrema che richiama la curiosità morbosa di tutti.
Denaro, potere, politica, servizi e lavoro sono componenti fondamentali della società nella quale viviamo, ma non sono le uniche. Una persona non è rappresentata esclusivamente dal suo apparato digerente, ma anche dalla complessa fenomenologia delle emozioni che, volente o nolente, ne influenza la vita ed il destino.
Chiunque può incrociarsi con la necessità di prendere decisioni che vanno aldilà di quanto sia normalmente preparato a fare. In questo caso, la comunità nella quale viviamo dovrebbe proteggerci ed aiutarci a fare le scelte più idonee nel rispetto della libertà di scelta dei singoli e del sentire comune.
Qui ed ora, questo non accade. Di fronte alla selvaggia azione del destino siamo nudi e soli. Vivere insieme non è solo un accordo commerciale ed un patto di non aggressione, ma anche una promessa laica di sostegno reciproco di fronte al male che la vita, a volte, impone.
Fin quando continueremo perderci nelle amenità e lasceremo alla Chiesa Cattolica il monopolio dell’etica, non avremo nel nostro paese una cultura laica in grado di discutere allo stesso livello di chi si occupa di certe cose da oltre due millenni.
Chi non ha opinioni, non ha il diritto di scegliere. (N.d.R.)

Eluana. Fermo Posta
Non sono del tutto sveglia.
Non c’è orario qui.
Il freddo spacca le ossa.
Ho gli occhi e l’anima gonfi.
Vorrei un amico, qualcuno, una mano e un sorriso.
Non saprei dove sto né se sono ritta sulle gambe.
“Scrivo”, questa è l’unica cosa certa e, ancora, non io lo faccio.
Sono accadute cose.
Tante.
Ne vedo, scie, luminose come non potete immaginare, ma si perdono presto, si spengono, e si contano su una mano.
Il resto è un universo di lumicini, deboli e senza storia.
Non so dirvi, amici miei, come si sta.
Ho l’impressione, da qui, che il mondo sia un parto mancato, un’opposizione al buon senso, un edificio di scempiaggini, una coazione, cloaca infamante e immane peto del destino.
E davvero non sento rimpianti quando vedo come andrà e dove finiranno voci, sudori, e passioni di chi non sa capire.
Non esistono pagine quassù in cui stia scritto che ciò possa accadere, non un rigo, un solo filino: la luce qui è un inchiostro che non è dato sprecare.
Ignoranza e ignominia, come volete che si possa arrivare a spalancare la porta del cielo?
L’unica utile verità da conoscere, per chi si affanna a capire, è sapere da che parte si sta.
Non ci sono ore da spendere per me.
Qui ci si muove da fermi e non si va incontro se non a se stessi.
Sono accadute cose e cose ancora accadranno, perché accadono mentre ne penso e ne dico. L’anima mi è esplosa, non ancora gli occhi che devono seguire la traiettoria di ogni frantume tra piaceri ed orrori e miseria e splendore. Non ho stomaco qui, non un peso ne un dolore.
Ho ancora freddo.
La verità è quassù e non si può dire quanto sia grande.
Non riuscireste a vederla tutta intera, che non ne avreste il tempo. Essa è lì, fuori dai vostri limiti.
Ciao … ricorda
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