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Eluana e il Paradosso della Saprofagia Mediatica

14 luglio, 2008 - 10:00 di  
Archiviato in Caffè Amaro, Media Mente Critica




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Beppino Englaro si dichiara “Stupito” dal clamore mediatico e chiede riservatezza. Risposta alla prima delle domande che mi ponevo qualche giorno fa. E’ meglio questo bagno di notorietà o la totale e completa indifferenza dei media? Sarebbe meglio l’oblio. Che non ci sarà, scrive Gaia Cesare su il Giornale:

Eppure papà Beppino con molta probabilità dovrà rassegnarsi. Rassegnarsi a rimanere nei prossimi giorni il protagonista di un dibattito che si sta infiammando di ora in ora.

A me sembra che “papà Beppino” non conosca la rassegnazione. Quello che si appresta a compiere è un “omicidio autorizzato da parte di organi della giustizia italiana”, per usare le parole di Luca Volontè. Un assassino.




Il rischio è grande. Il Giornale ci mette in guardia sulle drammatiche conseguenze di una sentenza così sciagurata.

E qualcuno prima o poi potrebbe staccare quel sondino. Papà Beppino è lì: per esaudire i desideri di sua figlia, è pronto a farlo con le sue mani.

Prima che lo faccia il Corriere vi invito a guardare la faccia del presunto assassino.

Ma il nostro scoop potrebbe essere guastato. Papà Beppino dovrà vedersela con il dottor Defanti “che ha scritto due libri sull’argomento, l’ultimo dei quali, ‘Soglie’, è uscito nel settembre scorso” e ha dato la sua disponibilità a “portare Eluana a uno stadio terminale e ad assisterla fino al momento del decesso, se verrà deciso in questo senso», come una scelta fatta «non certo con entusiasmo ma per senso del dovere»“; scopro sempre sull’Unità. Defanti di cui, purtroppo, non posso fornire alcuna immagine. Defanti, lo stesso dell’intervista pubblicata anche su MenteCritica.

La realtà

Non sappiamo cosa sia per il signor Englaro tutto questo. Ma sappiamo cosa non è. Non è eutanasia, non è accanimento terapeutico, non è discriminazione. Nessuno sembra accorgersene.

C’è questa dichiarazione. La riporto per intero vista l’eccezionalità del fatto che concordo al 100% con l’opinione di un parlamentare del PDL riportata su una agenzia diretta da Daniele Capezzone. E perché credo che il Velino non lo legga nessuno.

POL – Eluana, Della Vedova: Cessare assedio politico alla famiglia
Roma, 12 lug (Velino) – “Spero che il governo non accolga e non raccolga gli inviti a ‘riformare’, con un provvedimento di urgenza, la sentenza della Corte di Appello di Milano sulla vicenda di Eluana Englaro. E soprattutto spero che il Parlamento non colga l’occasione per restringere ulteriormente i margini che la Costituzione riconosce alla libera scelta dei pazienti, in ordine alle cure cui essi sono o possono essere sottoposti”. Lo ha dichiarato Benedetto Della Vedova, deputato del Pdl e presidente dei Riformatori liberali. “Nell’immediato però, la cosa più urgente mi sembra essere quella di dismettere l’assedio politico nei confronti della famiglia Englaro e il giudizio moralistico sulle sue decisioni”.
“Troverei indebita – continua Della Vedova – qualunque ingerenza nei confronti di scelte che, su casi analoghi, risultassero diverse o opposte a quelle che il papà e la mamma di Eluana hanno deciso, con sofferenza, di assumere.Trovo altrettanto indebito e violento sostenere che, in questo caso, ci si trova di fronte a una forma surrettizia di esecuzione capitale. In circostanze di questo tipo, accettare le scelte individuali (del paziente o dei suoi familiari) mi sembra un esercizio di doveroso rispetto, a cui tutti, e in primo luogo i politici, dovrebbero essere tenuti”.

Necrofilia

Ma il Messaggero mi informa che il “dramma intorno alla scelta di staccare il sondino che alimenta Eluana Englaro non si placa” e rilancia l’appello del vescovo di Mantova Roberto Busti.

Busti ricorda che quando era parroco di San Nicola a Lecco spesso andava a trovare la ragazza nella clinica Monsignor Talamonti dove è ancora ricoverata. «Eluana – scrive il prelato – è seguita tuttora da una suora che ha ragione quando dice che quando si accarezza il volto di Eluana lei reagisce, e vive per conto suo, senza macchine».

Io vescovo di mantova busti

Leggo con un certo fastidio che la scelta di giudici venga definita ”una decisione obiettivamente necrofila”. da Avvenire.

C’è qualcosa che non va. Il quotidiano dei vescovi che parla di “necrofilia” riferendosi alla storia drammatica di un padre e di sua figlia?

Dal dizionario De Mauro:

ne|cro|fi||a
sostantivo femminile
(tecnico-specialistico) psic., perversione sessuale consistente nel provare attrazione per i cadaveri

A me sembrano obiettivamente più necrofile certe aberrazioni del culto quali il culto mediatico delle reliquie (il cuore di Giovanni Paolo II reclamato dalla Chiesa di Cracovia) o la riesumazioni e la venerazione delle salme (come nel caso del trattamento ricevuto dal cadavere di Padre Pio sulla quale il silenzio è stato imposto con giuramenti sul libro sacro).
Da quale pulpito… passo oltre.

Saprofagia

Scorrendo altri titoli che non meritano nemmeno di essere citati mi accorgo che la necrofilia mediatica è pura saprofagia. Giunta ad un livello tale da essere paradossale: poveri organismi confusi che si nutrono di un corpo ancora vivo.

Il saprofago non lo riconosci perché appartenente ad un genere particolare. Ci sono saprofaghi femmina e saprofaghi maschi.

Il saprofago non lo riconosci perché appartenente ad una determinata religione o fede. Molti saprofaghi abbracciano formalmente qualsiasi fede ma è, appunto, solo una facciata.

Il saprofago non lo riconosci perché appartenente ad una determinata area politica, per gli stessi motivi indicati sopra.

Il saprofago lo riconosci per il tanfo che emana.

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Comments

73 Risposte a “Eluana e il Paradosso della Saprofagia Mediatica”
  1. Io credo, ed è triste ammetterlo, che nel nostro Paese la Chiesa sia l’unica che soddisfi un’esigenza di spiritualità che è presente anche nei laici.

    Se si vuole parlare di vita, di morte e di etica, in Italia la Chiesa ha un monopolio che può non piacere, ma esiste.
    Anche nei confronti dei ragazzi, con i milioni di “Prime Comunioni” che si celebrano ogni anno, la Chiesa, formalmente o no, si propone come unico interlocutore spirituale.

    In queste condizioni di monopolio, dove il pensiero laico non offre alcuna alternativa di riflessione che non siano seminari per specialisti, dove la laicità trova espressione di massa solo nella contemplazione dei seni delle veline, è ovvio che Oltre Tevere abbia facile gioco nel permeare la coscienza spirituale delle persone.

    Da chi si sente parlare, alla gente si badi bene e non nelle conferenze stampa o sui libri, di matrimoni omosessuali, procreazione medicalmente assistita, aborto? Sempre e solo dalla Chiesa.

    Quando, qualche tempo fa, il defunto partito Radicale riuscì a coinvolgere le persone direttamente sul problema del divorzio, quando portò la gente a dibattere direttamente e a capire, il Paese rispose.

    Oggi, quello che abbiamo è la stampa che, pur di vendere parla di qualsiasi cosa e la Chiesa che fa il suo lavoro. La colpa è nostra che non sappiamo offrire una visione laica dei problemi spirituali e lasciamo che gli altri facciano per noi.

    • Sara scrive:

      E’ vero, perchè in fondo la chiesa parla di valori che sarebbero prioritari anche per la vita da buoni e normali cittadini, cioè valori laici, interpretati in modo spirituale.
      Il problema è la dicotomia e la contraddizione tra questi valori e quello che viene predicato, tra i dogmi “veri” della religione e quelli “appiccicati” nel tempo, tra individualismo positivo, cioè di crescita interiore, e massificazione dei fedeli.
      Per quanto riguarda poi la faccenda, mi fa molta tristezza ogni volta che scoppia un caso del genere, perchè oltre alla sfera privata si instaura anche la strumentalizzazione pubblica. Infatti, comunque queste povere persone già molto sfortunate vengono “sfruttate” dalle due fazioni per dire la propria. E’ chiaro che una fazione richiama il diritto di scegliere per se e la propria vita e il diritto alla laicità, che in uno stato dovrebbe essere prioritario, ma lo fa sempre quando scoppia un caso del genere, piegandosi alla volontà dei media di creare un nuovo polverone.
      In più io vorrei una legge che regolamentasse queste cose perchè trovo assolutamente incivile e barbaro far morire una persona di fame e di sete, semplicemente non è umano.

      • Ho parlato qui della differenza tra religione e Fede. Anche tu le confondi e non va bene.

        • Sara scrive:

          Ma no non le ho confuse forse mi sono spiegata male! Comunque vado a leggere l’articolo…

        • Sara scrive:

          Ho capito cosa vuoi dire, e sono d’accordo. Io parlavo della differenza tra quello che dovrebbe professare la religione e quello che invece dice e fa il clero.
          Cioè secondo me ci sono tre livelli: la Fede, la religione, e il clero, che dovrebbe “trasmettere”, spiegare e mettere in pratica la religione.
          Così è più comprensibile?

          • i livelli sono e restano due.
            Nella religione, in quella cattolica in particolare, l’umanità e la perfettibilità del clero sono dati del problema.

            Il peccato di un pastore non è più grave di quello delle sue pecorelle.
            Per entrambi c’è il pentimento, il sacramento della confessione e la successiva redenzione.

            Nella religione cattolica il peccato è un po’ come il calore in un motore. C’è. Si può ridurre, ma non si può eliminare. Almeno in questo universo. Insomma, il peccato è sistemico.

  2. Francesca scrive:

    Personalmente trovo di cattivo gusto (oltre a questo tipo di “informazione scandalistica”) la proposta della suora che accudisce Eluana di lasciarla nella clinica come se la ragazza fosse un pacco ingombrante di cui il padre voglia disfarsi.
    Questo da l’idea, a mio avviso, di quanto la Chiesa e la religione siano lontanti dal concetto dell’autodeterminazione dell’essere umano nella scelta per la vita e per la morte.
    Ma, d’altra parte, cosa pensare di una Chiesa che ancora proibisce l’uso del profilattico?

    Fra l’altro sarebbe stata molto più efficace l’eutanasia anzichè lasciarla ad una morte assistita di stenti. E’ una grande cattiveria farle terminare l’agonia in questo modo.

    Cn, anch’io credo purtroppo che molta della colpa sia ns.
    Ma qual è la soluzione?Secondo me nemmeno col testamento biologico avremmo risolto i problemi.

    • Secondo me la soluzione è “fare” cultura laica sui temi di bioetica e non delegarla alla stampa o alla televisione.

      Il problema è sempre lo stesso. Alcuni si lamentano che parliamo troppo di Berlusconi, però quando si parla di argomenti di etica è difficile suscitare interesse.
      Purtroppo appaiono come cose lontane, invece influenzano il mondo in cui viviamo perché poi, quando tocca a noi viverle, tutto è già deciso.

      In questo vuoto di opinione la Chiesa si incunea e detta legge.
      La difesa attiva della laicità non può essere delegata a specialisti che si confrontano in solitudine in convegni semideserti.
      Argomenti come la libertà di vivere, amare, riprodursi e morire con civile autodeterminazione dovrebbero essere quelli fondamentali.
      Sicuramente più del sesso ministeriale, almeno. Quello rimane un problema di buon gusto o, al limite, di magistratura.

      • Francesca scrive:

        Corretto ma la domanda rimane: come?
        Purtroppo sappiamo bene che senza l’aiuto dei media non si riesce ad avere una eco giusta per argomenti del genere.
        E dai media ormai sappiamo che questo genere d’aiuto non ci sarà.

        • Mah,
          come al solito sei molto pratica.
          Purtroppo la risposta non è semplice.
          Potrei risponderti che il mezzo che stiamo usando è il primo passo e poi dirti di pretendere da chi ti rappresenta politicamente di dare risposte anche su questo e non solo sulle pensioni o sul ponte sullo stretto.

          • Francesca scrive:

            Sul fatto che questo mezzo sia il primo passo, come darti torto!
            Purtroppo confido tanto poco nella politica che credo che difficilmente qualche schieramento farà campagna elettorale su queste questioni rischiando di perdere voti da questo lato o da quell’altro.

            Tutti ne parlano solo in momenti come questo.
            Poi tutto torna muto fino al prossimo “scandalo”.
            Nessuno vuole definire la questione: chissà perchè?

  3. pacatoegentile scrive:

    sono disgustato.

    Di fatto quella ragazza dovra’ morire di fame perche’ non esistono leggi che le concedano di morire in modo dolce.

    Se l’avvenire parla di necrofilia allora mi sento in diritto di equiparare l’eucaristia al cannibalismo.

  4. carlo scrive:

    sperando che la morte di fame non sia dolorosa,visto che e’ in coma.Ma sfortunatamente ancora non si sa se nei comi si e’ coscienti in parte o no.Io preferirei una morte dolce e dignitosa se fosse possibile.Anche a costo di portare mia figlia o il mio corpo, chi per me, fuori dall’italia per praticare questa scelta.

    Poi va beh, non entro in merito sulla chiesa perche sfortunatamente son un anticlericale DOC, quello che pensa che la chiesa non ha niente di buono e non dovrebbe nemmeno esistere.

  5. F.Maria Arouet scrive:

    Mi pare che tutto prenda avvio da come ci si pone davanti alla domanda: ciascuno di noi appartiene a se stesso? o é parte di un “sistema creato” e dunque necessariamente tenuto a relazionarsi con il creatore?
    Chi opta per la prima ipotesi, non ha (in teoria) problemi quanto al decidere il tempo e i modi della propria morte.
    Mentre chi sceglie la seconda si mette da sé su una strada dai numerosissimi bivi, spesso mal segnalati, presidiati da tutori della viabilità non di rado interessati.
    Perché presupponendo un creatore le domande nascono numerose, ciascuna suscettibile di più risposte, tutte al di fuori della verificabilità di un essere che per sua stessa ammissione non ha in sé la causa prima della propria morfogenesi e dunque non può sapere ciò che é, quale sia il suo scopo nel sistema al quale é tuttavia convinto d’appartenere, chi sia il padrone della sua vita e della sua morte.
    Una simile “domanda”, per naturale legge di mercato, non può che far sorgere un’equivalente “offerta”.
    E questo è il fondamento della fortuna della società ierocratica, quale la nostra ancora in parte è. Malgrado i numerosi tentativi di circoscriverla, da destra e da sinistra.
    L’unico modo efficace per limitarne il vigore passerebbe da una riduzione della domanda.
    Più facile a dirsi che a farsi in un mondo in cui il bisogno dell’iPhone e il bisogno d’appartenenza alla comunità che conosce la verità “tirano” allo stesso modo.

    • Mi permetto di dissentire sull’ultima affermazione. Secondo me l’iPhone tira più della verità. Non ho visto grandi file per partecipare alla funzione della domenica.

      Comunque, il tuo intervento, come al solito, stimola molte riflessioni anche se, secondo me, fai un errore abbastanza comune per chi, come noi, è nato e cresciuto nella cultura cattolica.

      Secondo me confondi religione e Fede. Si può credere in un Creatore e rimanere proprietà di se stessi purché non ci si iscriva ad una religione.
      La Fede, in quanto tale, non richiede grandi spiegazioni, ma è fitta di misteri. La religione è la spiegazione ai misteri della Fede, ma non è obbligatorio comprare questa merce.

      In questo senso non vedo un approccio dicotomico tra Fede e concezione laica della società mentre, e in questo hai ragione, ogni religione, per definizione, propone delle regole che possono confliggere con quelle laiche e, al limite, come capita in Iran, Somalia o Italia, sostituirle.

      Ci tengo sempre a fare questa differenza tra Fede e religione perché molti tendono ad assimilarle e la cosa non è, a mio parere, corretta.

      L’”offerta” può essere rifiutata. Questo impone di realizzarsi una bella mappatura delle cose in totale solitudine, seguire personalmente l’evoluzione spirituale dei propri bambini e non delegare nessuno quando c’è un’opzione etica da valutare.
      Molto faticoso, molto laico e nello stesso tempo motivato, la maggior parte delle volte, da una grande Fede.

      Spero di non aver annoiato nessuno.

      • Francesca scrive:

        Scusate, ma l’iPhone non è un bisogno.

      • F.Maria Arouet scrive:

        La fede, secondo me, é la convinzione d’appartenere a un “sistema creato” e insieme il rifiuto d’accettare che la propria esistenza possa non avere alcun senso, oltre l’essere. Inseparabili come le due faccie d’una stessa medaglia.
        Non può essere che fitta di misteri, certamente, quindi di domande.
        Le religioni sono dei tentativi organizzati di fornirvi risposta, anche su questo siamo d’accordo.
        Non é obbligatorio farne uso. No, in teoria no. Ma l’esperienza mostra come la maggior parte non sappia starne fuori.

        • missblue scrive:

          Molto interessante come spunto di riflessione, il fatto di poter scindere tra Fede e Religione.
          Anche se, a mio parere, si potrebbe affrontare anche un’altra distinzione: tra “l’essenza” di una religione e la successiva strumentalizzazione da parte delle rispettive organizzazioni religiose.

          • Sara scrive:

            Il problema secondo me è quando non si hanno mezzi per capire che come individuo si ritiene la fede un fine e la religione un mezzo. Se si cerca la religione e non la fede, se si cerca qualcosa di esterno dal sè non si troverà mai neanche un briciolo di verità.
            Si sposta il propio “baricentro” inutilmente, perchè non si cercano spiegazioni ai fatti o ai vissuti ma si cerca di riconoscere nella propria vita quello che è già nelle scritture.
            Cioè, in pratica, si invertono domanda e risposta.

          • l’essenza di una religione?
            Non capisco. Le organizzazioni religiose sono kla religione. La religione non esisterebbe senza di loro e loro non esisterebbero senza la religione.

            • missblue scrive:

              Comandante… illuminami per favore su questo passaggio (che molto spesso è motivo di scontro nella mia vita privata): è possibile credere in un Dio e anche in una religione ma con la “presunzione” di volerla affrontare con un approcio critico? Nel senso.. è successo anche nel corso della storia che la Chiesa abbia modificato o alleggerito delle sue posizioni; e’ comunque una comunità fatta di persone che, molto spesso, si trovano ad interpretare delle nozioni prendendosi poi il diritto di venderti le loro interpretazioni come le uniche verità. Se io, ad esempio, interpreto una Scrittura in un modo diverso da quello “istituzionale”…che cosa sono??

              • Neottolemo scrive:

                Sei eretica :)

                Mi intrometto io finchè il Comandante non dice la sua.

                Credo che il calvinismo sia un esempio molto pratico per capire la questione “cattolicesimo”.
                Mentre scrivo però mi rendo conto che il discorso per me sarebbe infinitamente lungo… :)

                Comunque la chiesa non si prende il diritto, la chiesa ha il diritto. Anzi, è diverso, ha l’obbligo. E’ magari un concetto difficile da accettare ma è il fulcro di una religione.

        • La fede, secondo me, é la convinzione d’appartenere a un “sistema creato” e insieme il rifiuto d’accettare che la propria esistenza possa non avere alcun senso

          E dove sta scritto? :mrgreen:

          Personalmente ho una grande Fede nel sistema, ma sono consapevole dell’assoluta mancanza di senso della mia vita in termini assoluti.
          In termini relativi, i miei per intenderci, la mia vita ha senso quando mi comporto in modo tale da non tradire le mie convinzioni e la mia personalissima etica.
          Mi sono affacciato al giardino del Signore non solo per coglierne i frutti, ma anche per seminare. Se ci riesco avrò dato un senso al mio cammino, a prescindere dal fatto che la mia esistenza possa risultare impercettibile al sistema.

          E’ il mio modo per arrivare al passaggio con serenità, compostezza e dignità.
          Spero di esserne capace, perché non è facile chiudere gli occhi essendo perfettamente consapevole che la notte sarà senza fine.

      • Fully scrive:

        Secondo me, queste poche righe andrebbero riportate sulla Treccani alla voce “laicità”.
        Chapeau, CN.

  6. diabolicoMarco scrive:

    Mi pare che tutto prenda avvio da come ci si pone davanti alla domanda: ciascuno di noi appartiene a se stesso? o é parte di un “sistema creato” e dunque necessariamente tenuto a relazionarsi con il creatore?

    Sì e no. Sicuramente queste sono dissertazioni molto dotte e sensate ma in realtà tutto prende avvio da una vita “strappata” alla morte in maniera incompleta ed imperfetta. Qui non ci sono scelte ma solo imposizioni ed obblighi e giudizi sommari.

    • F.Maria Arouet scrive:

      Le imposizioni, gli obblighi e i giudizi sommari da cosa nascono se non dalla convinzione che la propria vita, e dunque la propria morte, debbano avere un senso e che questo senso sia esattamente quello stabilito dalla comunità di credenti cui s’appartiene?

      • diabolicoMarco scrive:

        Infatti. Non si vuole riconoscere agli altri il diritto di non essere parte di quella comunità. Mi chiedo: come mai? Paura?

        Al momento nessuno mi ha mai obbligato a venerare un cadavere putrefatto (al solo pensiero mi si accappona la pelle!) ma quando leggo certe cose la sensazione che provo è la stessa.

  7. …ma qual è il confine tra la vita e la morte?

    • diabolicoMarco scrive:

      Io non lo so.
      Ma mi sembra che anche Avvenire, il Giornale e tutti gli altri abbiano le idee poco chiare.
      E’ solo una questione di pagnotta.

    • Francesca scrive:

      io penso che sia giusto che ognuno abbia un proprio “credo” personale in questo.
      Ma la Chiesa no.

      • ……perchè qualcuno può saperlo o può avere la presunzione di dire di saperlo?

        • missblue scrive:

          Scusate l’irriverenza al tema che stiamo affrontando.

          @ Cogito: te lo devo proprio dire: ogni volta che butto l’occhio al tuo nick e al tuo avatar…mi viene troppo da ridere. Sei forte. Grazie :-)

        • Francesca scrive:

          proprio x questo che ognuno dovrebbe avere un pensiero personale x se stesso senza la presunzione di avere la verità in tasca e comportarsi di conseguenza.

          • aaaaaaaa…PERFETTO! Sono pienamente d’accordo con te Francesca ed io qui volevo arrivare….sai come si traduce “avere un pensiero personale x se stesso senza la presunzione di avere la verità in tasca e comportarsi di conseguenza”?
            In due parole TESTAMENTO BIOLOGICO.

            (Il testamento biologico (detto anche: testamento di vita, dichiarazione anticipata di trattamento) è l’espressione della volontà da parte di una persona (testatore), fornita in condizioni di lucidità mentale, in merito alle terapie che intende o non intende accettare nell’eventualità in cui dovesse trovarsi nella condizione di incapacità di esprimere il proprio diritto di acconsentire o non acconsentire alle cure proposte (consenso informato) per malattie o lesioni traumatiche cerebrali irreversibili o invalidanti, malattie che costringano a trattamenti permanenti con macchine o sistemi artificiali che impediscano una normale vita di relazione.)(wikipedia.org)

            In barba a chiesa PAPA e casta vaticana, in barba all’eutanasia, ai laici, a Pannella e ai radicali….OGNUNO SCELGA PER Sè STESSO…e basta!

        • tritumbani scrive:

          perchè a pensarci da solo puoi arrivare a conclusioni strane o sbagliate

          • Certo tritumbani a pensarci da solo puoi arrivare a conclusioni strane o sbagliate, ma l’importante è che tu c’arrivi, non credo tu possa litigare con te stesso, ma anche se paradossalmente riuscissi a litigare con te stesso….
            ALMENO NON LASCERESTI CHE DUE PERSONE E DUE IDEE LITIGASSERO PER TE ED AVESSERO LA PRESUNZIONE DI DECIDERE PER TE E LA TUA VITA.
            Questo è il punto.
            Nessuno…nessuno…NESSUNO! Può decidere come e quando è giusto che una persona muoia…sono per il diritto all’AUTODETERMINAZIONE dell’individuo…senza se e senza ma.

            Mi potreste chiedere si vabbè ma noi persone lucide, in grado di intendere e di volere potremmo scegliere per il nostro futuro ma le persone che ORA..in questo momento si trovano nella situazione di Eluana cosa dovrebbero fare?

            NON LO SO, so solo che per me non ci doveva nemmeno arrivare a questo!
            E proprio perchè non lo so, e non voglio “saprofagare” anch’io …per rispetto di una povera vita che inconsapevolmente si trova su tutte le copertine dei giornali e non è una velina….NON RISPONDO!

            Ps. queste sono le discussioni che mi fanno vomitare di più… le più retoriche…

            • tritumbani scrive:

              Io su queste cose ascolto mia moglie che è ai miei antipodi dal punto di vista della fede e della (sigh) difesa di questo governo. Persino lei pensa che non si doveva arrivare a questo punto e si doveva lasciarla morire. Adesso non sa cosa pensare, difesa della vita si ma di una vita consapevole.
              Per me invece è più facile:
              “libero arbitrio per Dio!” se CN permette l’espressione, ad esemplificare il diritto anche a rinunciare ad una vita indegna di essere vissuta.
              Libertà di andarsene in pace e senza clamori.

    • in senso biologico?
      La legge prevede condizioni precise per la certificazione dello stato di morte.
      Non si deroga.
      Se la domanda va intesa in senso lato allora possiamo fare mattina e non concludere nulla.

  8. michelangelo scrive:

    Non solo io, ma anche la scienza medica come tutte le scienze, più si studiano e più si allargano i confini dell’ignoranza.
    Vedi l’universo macrocosmico e quello microcosmico che sembrerebbe più grande del primo(Zichichi).
    Vedi la materia e la non materia che sono vita con la sola differenza che la prima è energia che non ha coscienza di sé mentre la seconda è energia che ha coscienza di sé(Robert Jahn).
    Vedi l’osservatore che nell’osservare modifica l’osservato(Niels Bohr).
    Vedi il futuro della nanotecnologia, ecc. Le leggi dell’equilibrio, dell’armonia, del chimismo dei colori che aiutano o turbano certi stati mentali.
    Il tempo curvo (Einstein), l’influenza dei pianeti, delle macchie solari ci apre inimmaginabili future conoscenze sulle influenze galattiche che riceviamo e si potrebbe ancora proseguire a lungo con cognizioni scientifiche ma già bastano solo questi poche esempi per farci capire quando siamo ancora ignoranti e purtroppo presuntuosi (e io non mi sottraggo).
    Basta solo un esempio per similitudine per terrorizzarci:
    Se “formattassimo” in 24 ore la vita dell’universo, l’uomo sarebbe apparso nell’ultimo milionesimo di secondo ed in questo nano secondo nonostante siamo andati sulla luna, la nostra scienza non è ancora uscita dalle caverne.
    Della mente, del coma, degli stati di coscienza, alterati o sublimali siamo a livello sotto zero.
    E pontifichiamo!
    Leggi della natura, irreversibilità, libero arbitrio, vita, non vita, eutanasia.
    E assolviamo, condanniamo, stacchiamo spine per la buona morte, per testamento biologico (ultima invenzione dell’uomo del terzo millennio), morte dignitosa (Maurizio Costanzo) ecc. ecc.
    Se ci fosse una sola possibilità su un milione, e la nostra ignoranza non ci consente di escluderla, che potessimo essere in errore, ebbene: che nessuno stacchi la spina!

    • F.Maria Arouet scrive:

      Se parli per te hai perfettamente ragione.
      E’ quando pensi che debba valere anche per me, che i conti non tornano.

    • tritumbani scrive:

      vero il miracolo è sempre possibile, è la statistica che ci frega, la
      percentuale di guarigione a Lourdes è tale che guarisci più facilmente se resti a casa (Odifreddi).
      é pur vero che la fede è imponderabile ma insomma.

      Vedi l’universo macrocosmico e quello microcosmico che sembrerebbe più grande del primo(Zichichi).

      Zichichi? meglio nascondersi

      Vedi la materia e la non materia che sono vita con la sola differenza che la prima è energia che non ha coscienza di sé mentre la seconda è energia che ha coscienza di sé(Robert Jahn).

      chi era costui?

      Vedi l’osservatore che nell’osservare modifica l’osservato(Niels Bohr).

      Heisenberg?

      • L’ultima sembrerebbe un’enunciazione colorita del principio di indeterminazione.

        per Jahn da wiki

        With Brenda Dunne, Robert Jahn established the Princeton Engineering Anomalies Research Lab in 1979 following an undergraduate project to study the low-level psychokinetic effects on electronic random event generators. Over the last 25 years and more, Jahn and Dunne have created a wealth of small-scale, statistically significant results that suggest direct causal relationships between subjects’ intention and otherwise random results. Statistical flaws were discovered in these results by others in the parapsychological community

        Princeton è sempre Princeton. Sono degli snob :mrgreen:

  9. Finazio scrive:

    Penso di averlo già scritto altrove, ma non mi stancherò mai di ripetere che spero fortemente che arrivi presto il momento in cui ognuno possa decidere per il proprio destino senza scomodare potentati politici e religiosi. La vita di ogni individuo è propria e di nessun altro.

  10. Fully scrive:

    Pregevole il tuo sforzo di sintesi, DM
    Come pure il dibattito che inevitabilmente ne è scaturito
    Grazie

  11. Oris scrive:

    L’uomo ha il dovere diritto di scelta, con i mezzi che ha e a ragione che ha.

    Il non decidere perchè potrebbe essere sbagliato a parere mio è arroganza celata: “voglio essere divino, non sbagliare”.

    Rimando questa esigenza a quando prevederò il futuro e lancerò fulmini dalle mani.

    Chiosando direi che potrebbe essere vigliaccheria, tenersi “fuori” per non addossarsi responsabilità, insomma, roba da chi non vive nel mondo reale e parla per principii, roba che su MC dovrebbe esser tenuta di poco conto.

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