Elogio di Kim Jong-un


Molte di voi seguono questa pagina perché è ormai noto che io sono un uomo dalle eccezionali fattezze e sperano che un giorno io decida di disvelarle e di concedermi alla loro bramosia carnale. Altri, lo fanno perché qui sperano di trovare un’interpretazione dei fatti che sia diversa ed originale.

Con gran disdoro delle prime che ancora devono attendere perché l’eccezionalità del dono sta soprattutto nell’agognarlo, oggi cercherò di soddisfare i secondi parlandovi della vera natura di Kim Jong-un che tutti dipingono come un folle, ma che io ho compreso essere un grande artista. Forse il più grande di tutti i tempi.

L’ispirazione parte dalle decine di illustrazioni caravaggesche che Kim ci ha donato finora. Lui, che probabilmente non ha nemmeno la quinta elementare, in mezzo a generali, tecnici, capitani d’industria, tutti col taccuino in mano a prendere nota dei suoi imperdibili suggerimenti. Nell’ultima che ho visto, Kim spiega a tre o quattro ingegneri nucleari come fare la bomba atomica, dove vanno i bulloni e come avvitare i chiodi a pressione. Tutti prendono religiosamente nota nella plastica rappresentazione di una lezione di Socrate ai suoi discepoli che solo un grande artista può aver messo in scena.

Altri hanno preceduto Kim nel disegno di sconvolgere i destini del mondo. Ma gente come Hitler e Napoleone Bonaparte avevano la ragionevole possibilità che i loro atti gli assegnassero il dominio incontestato delle genti. Solo il destino e alcuni errori di percorso ne hanno sconvolto il disegno. Loro non erano artisti, ma artigiani. Volevano realizzare un’opera e trarne profitto, per cui la progettarono, la realizzarono e miseramente fallirono.

Kim, palesemente, non intende ottenere alcun beneficio. Potrebbe regnare tranquillamente sulla sua fettina di deserto e lasciarla in eredità ai figli. Invece ha messo in scena non un’offensiva, ma una spettacolare performance artistica che ci coinvolge tutti, dal primo all’ultimo.

L’arte è emozione, partecipazione, coinvolgimento, alterazione del gusto e delle prospettive. E l’arte è soprattutto spontanea, non finalizzata, irrefrenabile. E cosa ci può essere di più artistico di questa straordinaria rappresentazione orchestrata dal maestro Kim dove razzi dalla scia fiammeggiante sorvolano i cupi cieli dell’occidente stanco e nichilista a risvegliare gli spiriti e a sostenere gli animi?.

Kim, che sa bene che non esiste altra soluzione che la sua personale dissoluzione e quella della sua fetta di deserto, non può contenere l’arte che gli sgorga dal cuore e sta per regalarci il più grande evento artistico della storia. Per la prima volta una performance entrerà nelle case di tutti gli abitanti del mondo. Probabilmente in quelle degli abitanti di Giappone e Corea del Sud l’espressione va considerata in maniera più letterale, ma tutti, proprio tutti, saremo chiamati a partecipare.

E il bello è che se la performance riesce come Kim la sta impostando sarà risolto anche il problema della critica. Non ci saranno quelle noiose recensioni del giorno dopo dove gente senza talento sfoga la propria frustrazione. Non ci saranno più critici. E di questo, di questo soprattutto, la storia dell’arte sarà grata al suo più grande interprete: il maestro Kim Jong-un.