Elogio dell’inciucio 51


C’è chi ama le camicie a fiori e chi le preferisce a tinta unita. Chi confida nella palingenesi di genere, o di generazione, e chi gli pare una stronzata. Chi crede in Dio e chi no.

Il problema non nasce dalla diversità d’opinione, ma dalla pretesa di una parte di evangelizzare l’altra, senza starne a valutare le ragioni. Col mento proteso e il petto in fuori, senza scendere a patti. La cosa migliore in questi casi, se si potesse, sarebbe di separarsi: ognuno in un suo universo parallelo, a sperimentare la propria tesi, senza che gli altri debbano condividerne, nel bene e nel male, i risultati. Si potrebbero fare per esempio due Italie, una con l’euro e una con la lira, lasciando che ognuno scelga quella che gli più gli aggrada, accollandosi il rischio della scelta.

Ma non è possibile. Per questo, in attesa che gli universi paralleli diventino realtà, si è deciso di darsi delle regole che consentano di vivere insieme pur pensandola in modo diverso, senza dover ricorrere alle maniere forti ogni volta che si debba stabilire cosa fare, o non fare.

S’è deciso che ove non ci sia unanimità ci si affiderà al parere della maggioranza, nella quale, di solito, si ritrovano coloro che sono disposti a concedere qualcosa del loro a chi, a sua volta, è disposto a concedere qualcosa del suo, cioè i dialoganti.

Quelli che ne restano fuori lo chiamano inciucio, usando la parola non nel suo senso originario, che parrebbe essere quello di chiacchiericcio senza fondamento, attendo conferma dai meridionalisti, ma nel senso di accordo ignominioso per la spartizione del potere, tra forze politiche contrapposte, ai danni di Pantalone.

Si dice inciucio, si atteggia la bocca a cul di gallina, e si aspetta che a Pantalone gli si rizzi nei pantaloni. Sicuri che gli si rizzerà. Altrimenti che Pantalone sarebbe?

Col risultato che l’elettore medio, che non crede nella catarsi come metodo politico, sarà chiamato a scegliere, non volendo starsene in disparte, tra imbecilli che vogliono cambiare tutto e mascalzoni che non vogliono cambiare niente. Nessuno se n’abbia a male, non è mia, è di Gesualdo Bufalino. Il quale diceva anche che l’unica consolazione, in questi casi, è che almeno uno dei due politici antagonisti sicuramente perderà. Confesso che, se costretto a scegliere con la pistola alla tempia, io scelgo tutta la vita i mascalzoni perché, rispetto agli imbecilli, questi perlomeno ogni tanto si riposano.

Viviamo in un paese dove l’unica merce che non fa difetto è la riprovazione, di tutti contro tutti; soprattutto contro l’andazzo di cui il paese si sente vittima, che l’ha portato all’attuale stato, fatto di poco lavoro, pochi soldi, poche prospettive per il futuro.

Posso sbagliarmi ma penso che la riprovazione valga qualcosa solo se serve a indicare un esempio da non seguire, a rimettere in moto una qualche voglia di fare; se l’unico risultato che produce è di spingere la gente ad aprire la bocca per darle fiato, a fare di tutte le erbe un fascio, a non saper più distinguere tra una cosa e l’altra, allora meglio lasciar perdere, stare zitti e fermi, in attesa che passi a’ nuttata.

In questo paese ci sono moltissime cose da cambiare, ma non si possono cambiare tutte insieme: perché allora non metterle in ordine in modo da poter scegliere quelle da cambiare per prime, distinguendole, per esempio, da quelle che basterebbe poco per farle funzionare?

Sempre a titolo di esempio, perché buttare la vecchia e collaudata democrazia parlamentare, che fa il suo servizio da oltre due secoli in numerosi paesi, per sostituirla con una improbabile democrazia di rete, fatta di cittadini portavoce etero-diretti da un comico e dal suo guru? Quale vantaggio si pensa di ricavarne in termini di rappresentatività della Volontà Popolare, di funzionamento delle Istituzioni, di rendimento della macchina dello Stato?

Perché il Movimento, che rappresenta sì gli innovatori ma soprattutto i delusi della vecchia politica del non fare, ha ritenuto, ritiene, di non dover sommare il proprio peso a quello di altre forze, contaminate, ove quest’operazione sia necessaria e sufficiente per realizzare alcuni punti del proprio programma? A che pro tanta spocchia? Per arrivare vergini alla maggioranza? E per quand’è previsto l’evento? E se il culmine della parabola fosse già stato toccato e ci si trovasse già nella sua parte discendente?

Se i voti alle politiche di febbraio vengono per la gran parte dalla massa passiva dei delusi, che neppure essi pensavano di essere così tanti, che già si sono spaventati ritrovandosi catapultati al centro della storia, un posto che non fa per loro, e soltanto in piccola parte da un’avanguardia attiva che pensa di poter cambiare il mondo attraverso Grillo, l’ipotesi  più plausibile è che tra breve quest’avanguardia si ritroverà da sola.

Come parrebbero indicare i dati delle elezioni regionali del Friuli-Venezia Giulia, che non saranno omogenei con i dati delle politiche di due mesi fa, ma sono tali,  il calo di consensi è tale, che, a chi lo voglia vedere, non può non indicare qualcosa.


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51 commenti su “Elogio dell’inciucio

  • ilBuonPeppe

    D’accordo che per comprendersi (e spesso per sopravvivere) è necessario semplificare, ma trovo un po’ eccessivo il tuo ricorso alle dicotomie, che non fanno giustizia della realtà: il mondo umano è per definizione analogico.
    Io comunque sono molto contento dell’ìnciucio (nel senso di “accordo ignominioso per la spartizione del potere”) che hanno fatto; lo userò come arma di distruzione di massa verso gli elettori che, più o meno consapevolmente, lo hanno reso possibile.

    • fma

      L’uso del termine nell’odierna accezione ha vent’anni. Abbastanza per dimostrare che come arma di distruzione di massa non vale una cippa.

  • GirFalk

    “perché buttare la vecchia e collaudata democrazia parlamentare, che fa il suo servizio da oltre due secoli in numerosi paesi, per sostituirla con una improbabile democrazia di rete, fatta di cittadini portavoce etero-diretti da un comico e dal suo guru?”
    Infatti una roba del genere e’ un obbrobrio. Io già non mi fido delle elezioni dal vivo, figurati online quanto mi posso fidare…

    “Come parrebbero indicare i dati delle elezioni regionali del Friuli-Venezia Giulia”
    Più che un drastico calo del m5s, si evince un drastico calo di voti. Anzi, se ne e’ parlato troppo poco. E’ grave, secondo me, che un astensionismo del genere non sbaragli la politica, che invece sembra fottersene allegramente.

    “si ritrovano coloro che sono disposti a concedere qualcosa del loro a chi, a sua volta, è disposto a concedere qualcosa del suo, cioè i dialoganti.”
    A me non sembra che le cose stiano andando esattamente cosi’, non vedo due parti disposte a cedere qualcosa. Al massimo ce n’e’ una che e’ disposta a cedere tutto.

    • fma

      In Friuli, in termini di coalizioni e di voti raccolti, le cose stanno così:
      Febbraio, Bersani 198.175; Aprile, Serracchiani 211.508 = +6,7%
      Febbraio, Berlusconi 201.865; Aprile, Tondo 209.442 = + 3,7%
      Febbraio, Grillo 192.218; Aprile Galluccio 103.133 =- 47,4%
      Se invece vogliamo guardare ai partiti, i numeri sono questi:
      Febbraio PD 178.149; Aprile PD 107.155 = -39,8%
      Febbraio Pdl 134.415; Aprile PdL 80.052 = -40,4%
      Febbraio M5S 196218; Aprile M5S 54.952 = -71,9%

      • GirFalk

        Non ho contestato il calo di Grillo, ho rilevato che la metà degli elettori non si e’ presentata alle urne. Se per te e’ normale…

        io personalmente a Roma non voterò, ma questo non c’entra nulla con un’eventuale delusione. E credo ci sia differenza tra comunali/regionali ed elezioni politiche (e’ cosi’ che si dice?): il mio conquilino vota Lega Nord in comune, ma non si sognerebbe mai di votarla per il governo. Una differenza, evidentemente, c’e’.

        • fma

          Più che un drastico calo del m5s, si evince un drastico calo di voti.

          Se tu avessi detto: “oltre a un drastico calo del m5s c’è stato anche un drastico calo di voti… “, non avrei avuto niente da ridire
          Che ci sia differenza tra regionali e politiche l’ho già detto in conclusione del pezzo, dunque non posso che convenire con te.

          • GirFalk

            Non per stare a cavillare eh, ma non ho detto “non c’e’ stato un calo”, ho detto che ai miei occhi risulta più rilevante il calo di elettori in generale. Se avessi voluto dire quello che hai inteso tu, avrei citato la tua frase fino al punto in cui tiravi in ballo il m5s. Magari l’ho espresso male, ma le frasi successive mi sembravano specificarlo da se’. Vedrò di fare più caso alle parole la prossima volta. nei commenti abbasso la guardia, rispetto a quando scrivo un pezzo.

  • AdrianoVincenzo

    @girfalco: non è collaudata, è solo vecchia, obsoleta ed impraticabile

    la dc e i suoi compari sapevano fare solo due cose: debito pubblico e mancata innovazione, due argomentazioni perdenti dopo la caduta del muro di berlino

    così facendo l’Italia perderà (ulteriormente, se si potesse dire) la sua sfida nel nuovo millennio

    • GirFalk

      Se e’ vecchia, e’ anche collaudata. Che ti piaccia o no.
      Rinnovamento si, idiozie no. E la democrazia online e’ un’idiozia.
      Io sono la prima ad inseguire una forma di democrazia diretta, ma a modo. In una società centralizzata come la nostra non può funzionare, ne’ può funzionare se tutti devono decidere su tutto. Ne’ può funzionare se tutto continua a ridursi al semplice voto. Ne’ può funzionare se il suddetto voto si esprire sulla rete che e’ cosi’ facilmente attaccabile e cosi’ poco trasparente. Ne’ si può pretendere di passare da una democrazia rappresentativa a una diretta da un giorno all’altro senza autodistruggersi. Soprattutto col tasso d’informazione e di varietà d’informazione che abbiamo noi oggi. Finiremmo, come si dice, dalla padella alla brace.

  • Bob

    Dopo la catarsi, la palingenesi e gli universi paralleli che diventano realtà tu, tra un mascalzone e un imbecille, scegli il mascalzone. Non é male come punto di vista anche se ho come l’impressione che di “nuttate” ne passeranno parecchie prima vedere qualche cambiamento.

    • fma

      La mia scelta può non essere condivisa, però è motivata.
      Siamo in attesa di conoscere le tue proposte.

  • eduardo quercia

    Per quanto di competenza filologica: inciucio è espressione appartenente al dialetto napoletano (con esclusione di ogni altro dialetto meridionale). Indica un chiacchiericcio (di qui l’onomatopea) fra più convenuti allo scopo più che del semplice spettegolare (attività propria della “capera”, cioè della pettinatrice a domicilio delle lunghe chiome delle donne del popolo) dell’artificiosa estrapolazione di fatti o comportamenti, aventi come finalità ultima quella di innescare rabbiose reazioni nei soggetti “inciuciati” tali da provocare generale ilarità o scherno. Com’è del tutto evidente, l’accezione utilizzata oggi in politica è alquanto impropria e fantasiosa. Tant’è. Del resto, a leggere il tuo articolo si capisce bene che l’elogio dell’inciucio è solo un artificio retorico per attrarre l’attenzione del lettore: a te interessa soprattutto dare il tuo sagace contributo inteso a gettare (a futura memoria) discredito sulla politica di Grillo. Assolutamente legittimo, ma da un’intelligenza acuta come la tua mi sarei aspettato un’analisi un tantino più profonda e, comunque, meno indulgente verso i luoghi comuni tanto cari ai media nostrani. Un abbraccio.

    • fma

      Ciao Eduardo, grazie per il contributo filologico.
      E’ sempre un piacere sentirti, anche quando non siamo d’accordo. Il modo di dissentire è esso stesso sostanza. Penso che Grillo sia la nostra Maginot: io di qua, tu di là. Non riesco a vederci niente di buono, solo un sacco di potenziali delusioni, se non peggio, per chi ci crede sul serio.
      L’analisi che ti aspettavi un tantino più profonda: mi dispiace Eduardo, faccio quel che mi riesce; ma non per gettare discredito, neppure su Grillo. Cercare di screditare qualcuno ad arte, di solito danneggia chi lo fa. Esprimo il mio parere, quando capita anche su Grillo. Un abbraccio anche da parte mia.

  • Vittorio Mori

    Tutto quello che mi viene da pensare leggendo queste cose, è “il pd è una merda oleosa fumante”. Il PDL idem. Insomma, in Italia non resta che fare i sommelier della merda, assaggiare bene, far roteare sul palato e decidere quale sia la migliore. Nel dubbio, oramai mi astengo, visto che un intero paese è annegato in vent’anni di furbizia berluscoide. Sarebbe stato lungo, difficile e penoso persino se lui fosse sparito nelle precedenti elezioni. Adesso che è tornato in sella è finita. Game Over. Si inventerà un “Premierato forte”, se lo farà votare coi soliti trucchetti/ricatti/corruzioni/ecc e ce la pianterà dritta nel culo senza passare dal via, per la cinquecentesima volta. E il PD starà a guardare col solito volto imbambolato, facendo su un po’ di scuse, che Berlusca è “tanto ma tanto cattivone”, ma non ci si può fare niente, alla fin fine comanda lui. Sul M5S non riesco a pronunciarmi, dico solo che sono stra-arci-stufo dei post sul blog di Grillo che “tutto va male, governo ladro” soffiando sempre su fuoco dell’indignazione. Io sono arrivato al limite fisico di stà roba, non so voi.

  • Doxaliber

    Sempre a titolo di esempio, perché buttare la vecchia e collaudata democrazia parlamentare, che fa il suo servizio da oltre due secoli in numerosi paesi, per sostituirla con una improbabile democrazia di rete, fatta di cittadini portavoce etero-diretti da un comico e dal suo guru?

    Mi pare che il Movimento 5 stelle agisca in Parlamento non fuori. Dice: ma le decisioni le prendono consultando gli iscritti via web.
    In parole povere consultano quella che gli altri partiti definiscono “la base”. Cosa c’è di così terribile in questo?

    Quanto alla democrazia Parlamentare, l’Italia non lo è nei fatti da tempo. La nostra Repubblica va avanti a decreti che il Parlamento si limita a ratificare. In ogni caso mi pare che l’attuale maggioranza abbiano dichiarato, non con gli atti, ma proprio con le dichiarazioni, la fine della Repubblica Parlamentare il giorno dopo l’elezione di Napolitano.

    Come parrebbero indicare i dati delle elezioni regionali del Friuli-Venezia Giulia, che non saranno omogenei con i dati delle politiche di due mesi fa, ma sono tali,

    In sondaggi però dicono altro. E non di rado la sinistra ha vinto le amministrative per poi prendere mazzate alle politiche.
    In ogni caso i risultati delle elezioni dipenderanno da ciò che questo e l’opposizione faranno. Noi stiamo qui a vedere.

    • fma

      Sul ruolo parlamentare dei cittadini deputati a 5 stelle lascio alla tua intelligenza il giudizio. Mi fido.
      Sullo stato della nostra democrazia, concordo. Ha bisogno di manutenzione.
      Se il voto regionale abbia un significato o meno: per me si, per te no. Un po’ di pazienza e sapremo.

      • Doxaliber

        Sul ruolo parlamentare dei cittadini deputati a 5 stelle lascio alla tua intelligenza il giudizio. Mi fido.

        Io penso che dovremmo interrogarci sul ruolo parlamentare di tutti i deputati, da un po’ di anni a questa pare.
        Mi pare che la questione, in tal senso, sia grave. Molti Parlamentari non hanno competenza per fare il loro lavoro, alcuni sono ignoranti come capre e sono semplicemente l’espressione di un gruppo di potere. Esistono i capibastone e i loro picciotti, che fanno tutto ciò che il capobastone che li ha introdotti nella “società” chiede loro.
        Il nostro futuro è in mano a mediocri che agiscono e si muovono secondo dettami che hanno a che fare più con “l’onorata società” che non con la democrazia. Questo non mi fa dormire sonni tranquilli.

        • fma

          Non posso che consentire. La qualità individuale dei nostri parlamentari è quella che è. Dipende dal metodo col quale sono scelti, a monte del voto. Da questo punto di vista il M5S ha qualcosa in più, ha introdotto per esempio l’ineleggibilità per i portatori di certe “anomalie”, e qualcosa di meno, per esempio l’improvvisazione che gli viene dalla mancanza di una struttura di partito alle spalle.
          Ma non era tanto questo quello che volevo mettere in evidenza, quanto quest’altro:
          l’introduzione pratica del vincolo di mandato, quel doversi perennemente allineare a una volontà esterna alla propria, oltre che essere palesemente incostituzionale (art 67: « Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato »), non ti pare che svilisca il ruolo di rappresentante della Nazione riducendolo a quello di rappresentante di un privato signore, che pontifica dal suo blog? Non trovi che assomigli a un deja vu, diversi il tempo e le situazioni, alquanto pericoloso per la democrazia?

          • doxaliber

            Non so, la questione è complessa.
            Tuttavia il vincolo di mandato è morto nel momento stesso in cui è stata decisa questa legge elettorale.
            I Parlamentari sono decisi dal partito, quindi il partito ne decide il futuro.
            Non mi pare un problema ristretto al m5s.
            Ricordo ancora la scena del parlamentare UDEUR che, per aver annunciato la fiducia a Prodi nel momento in cui il suo partito voleva toglierla, rischiò l’aggressione dei suoi “compari”.
            Di recente il PD stesso ha minacciato espulsioni contro i pochi Parlamentari che si erano pronunciati contro la fiducia a un governo con Berlusconi. Probabilmente le espulsioni non sono partite solo perché poi il dissenso si è ridotto a un Parlamentare e di sicuro non volevano farne un martire.
            Il PD poi non ha minacciato le stesse ritorsioni contro i 101 che non hanno votato per Prodi, pur avendo votato sì all’unanimità in riunione.
            Detto questo il Parlamentare dissidente del PD ci ha guadagnato molto in visibilità, visto che prima era sconosciuto e ora lo intervistano a destra e a manca.
            Buon per lui, probabilmente se lo merita e non penso che abbia agito per questo fine. Ma quello che intendo dire è che a volte il dissenso e le minacce di espulsione possono diventare un arma a proprio favore.
            Come nel caso di Mastrangeli, che insieme a Salsi e Favia è diventato una sorta di eroe nazionale per certa stampa, molto intenta a verificare ciò che avviene all’interno del movimento.
            Anche perché, e veniamo al caso Mastrangeli, si deve fare una netta distinzione tra partito di appartenenza e ruolo di Parlamentare.
            Come Parlamentare Mastrangeli (o Civati, o chi per loro) non può essere espulso per aver espresso le proprie opinioni.
            Può essere espulso però da un partito.
            Nel caso di Civati non mi pare esistesse uno statuto interno che vietasse di non votare la fiducia a un governo PD+PDL (e vorrei ben vedere)
            Nel caso di Mastrangeli il regolamento del Movimento prevede il divieto di partecipare a trasmissioni televisive e talk-show. Si può non essere d’accordo su questa regola, ma c’è e quando uno si candida con il movimento è ben consapevole di doverla rispettare.
            In conclusione non ci vedo niente di terribile nell’espulsione di Mastrangeli. Il suo partito ha delle regole di comportamento (non legate a come deve votare, ma a come si deve presentare agli elettori) e lui non le ha rispettate.
            Quindi è stato espulso dal partito. Continuerà a fare il Parlamentare e a portare avanti le sue idee. Nessun danno per la democrazia.

            Anche perché, ti chiedo: se Mastrangeli invece di non rispettare la regola che impone di non partecipare a talk-show, avesse deciso di non rispettare la regola di restituire parte del suo stipendio, secondo statuto, secondo te avrebbe diritto di rimanere all’interno del Movimento, di rappresentarlo, di parlare a nome del Movimento?
            Allora le regole che un partito si stabilisce, anche per essere credibile di fronte ai suoi elettori, sono carta straccia?

          • fma

            Dipende dalle regole.
            Se la regola numero uno fosse: “Chi entra a far parte del movimento è il benvenuto, finché la pensa come il Capo, quando smetterà di farlo sarà fuori.”, a me non andrebbe bene.
            Mi verrebbe spontaneo pensare che un partito con simili regole, ove un giorno conquistasse il potere, sarebbe portato ad applicarle su scala nazionale. No grazie, già visto.

          • fma

            Se c’è scritto siamo a posto, essendo i fatti nient’altro che puri accidenti. 😉

          • Doxaliber

            Io penso che ci sia un po’ di preconcetto aprioristico nelle tue convinzioni.
            Di quali fatti stiamo parlando? Dell’espulsione di un Parlamentare che è andato in televisione?
            Leggi sopra. A mio parere tutto ciò non ha niente a che fare con il vincolo di mandato.
            Ogni partito ha un leader che ne detta la linea. Escluso forse il PD, che di leader ne ha cinque sei e quindi non si capisce dove vuole andare e qualche fesso potrebbe pure credere che sono più liberi, solo perché di capi ne hanno 3-4 e non uno solo.
            Le apparizioni in televisione hanno poco a che fare con il mandato Parlamentare, che quando è stato pensato riguardava certamente le scelte politiche dell’eletto: votazione di leggi, iniziative legislative, etc.
            Davvero, io non riesco a vedere allo stato attuale distinzioni tra i parlamentari del movimento e tutti gli altri. A meno che tu non parta dal concetto che i Parlamentari 5stelle siano tutti degli idioti telecomandati, mentre gli altri Parlamentari, per grazia divina e solo per il fatto di non essere del movimento, sono persone dotate di capacità intellettive che consentono loro di agire liberamente e senza influenza alcuna.
            Ma non credo che sia questa la tua convinzione, ho fiducia nella tua intelligenza 🙂

          • fma

            Sì. Sono prevenuto la mia parte, come tutti. Ognuno, consapevole o meno, si porta dietro il proprio vissuto. Né potrebbe fare diversamente, neppure se volesse.
            Il mio partito ideale è distante dal M5S. Mi piacciono la razionalità, i toni bassi, non amo l’entusiasmo, né la piazza. Penso che non sia il posto giusto per risolvere i problemi, né il comizio il metodo migliore per la formazione di un consenso duraturo. Sono convinto che uno non valga l’altro. Non mi piacciono i capipopolo. Il mio leader ideale non è Beppe Grillo.
            Questo non vuol dire che io apprezzi l’altra parte dei politici, quelli che fanno capo al PD o al PdL, o che non veda le magagne di cui sono portatori.
            Vedo una differenza però, tra i tre, ed è questa. Se domani, paradossalmente, i tre leader dei maggiori partiti, Grillo, Berlusconi e Bersani (o chi per lui) impazzissero e ordinassero ai propri seguaci qualcosa di idiota e di esiziale per la comunità, mi pare che i meno attrezzati per resistere all’ordine sarebbero i grillini.
            Ma può benissimo essere il pregiudizio che dicevo all’inizio a farmi velo.

          • Doxaliber

            Continuo qui con il commento perché sotto si è esaurita la possibilità di rispondere.
            Neanche a me piacciono molto tutte le cose che hai elencato, tranne i comizi in piazza, che un po’ mi danno il gusto della politica vecchio stile. Insomma, tutto sommato forse preferisco il comizio in piazza al comizio o finto dibattito in televisione. In entrambi i casi convengo con te che non c’è spazio per l’approfondimento.
            Penso infine che sì, il tuo sia un pregiudizio.
            Berlusconi ha ordinato ai suoi di presidiare il Palazzo di Giustizia e un gran numero di Parlamentari, alcuni sono esponenti di spicco del partito, sono corsi davanti al Tribunale a inscenare una protesta ridicola, quanto brutta da vedere.
            Per carità di patria evito di parlare di quando in Parlamento è stata fatta una seduta per stabilire che Ruby era davvero la figlia di Mubarack.
            Come ho detto lato PD la situazione sembra meno grave, ma solo perché lì i capibastone sono 3-4 e non uno solo.
            Non credo che i 101 che non hanno votato Prodi lo abbiano fatto ponderando tutte le possibili conseguenze del loro gesto. Qualcuno gli ha detto di fare così, loro hanno eseguito senza pensarci due volte.
            Sarà così anche per quelli del Movimento 5 stelle, chi può dirlo. Ma il tuo errore è proprio credere che sia solo lì il problema, quando dovrebbe esserti evidente che non è così. E sebbene Grillo non ti stia simpatico, nonostante tutti noi partiamo necessariamente con dei pregiudizi, io stesso non ne sono immune, non puoi davvero non vedere quanto il male che tu vedi sia diffuso da prima dell’arrivo di Grillo.

          • fma

            Io percepisco benissimo che Grillo non è il male.Quel che mi spaventa è che in molti ci vedano una soluzione.

  • Valerio Pantalena

    Un estremista eterodiretto disse “se Grillo ha istanze cosí importanti, che fondi un partito, vediamo quanto prende alle elezioni”. ‘Sti improbabili rappresentanti hanno avuto l’ardire di farlo e, pure se arrivati secondi, vengono esclusi con ogni mezzo dall’esecutivo e dalle istituzioni. I suoi ragionamenti sono capziosi proprio come quelli che parlano di “cultura della vita/cultura della morte” per opporsi alla possibilità d’esercitare la propria volontà sulla propria vita in un momento estremo. Potrei fare molti altri esempi ma qui mi fermo, tanto lei é un aficionado della partitocrazia italiana, molto probabilmente anche con qualche beneficio come purtroppo milioni d’italiani

    • fma

      Lei ha l’abitudine di addebitare di tutto e di più a coloro che non la pensano come lei. E probabilmente lo fa anche in perfetta buona fede.

  • bezzicante

    La penso come te. Dici cose giuste e le sai scrivere col giusto spirito. Domattina 4 Giugno, ore 10, MenteCritica pubblica un mio post alle 10 che va più o meno nel senso delle cose che scrivi tu. O almeno mi pare. Sarei felice di un tuo commento. P.S. Se sei su twitter contattami!

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