Elogio dell’ateismo 129


Sono ateo. Dopo una breve parentesi cattolica alle elementari ho passato le fasi menefreghismo (all’incirca alle medie), panteismo (direi alle superiori) e agnosticismo dall’Università fino a un età molto avanzata sulla quale non vorrei dare dettagli. In quell’epoca, chiamiamola così, matura “ho fatto un percorso”, una cosa interiore, molto cerebrale, durata qualche anno, in cui mi sono posto il problema dei problemi. Fortunatamente il mio rimuginare ha dato un esito sereno, meditato e convincente: non credo che Dio esista. Lui sa che c’ho provato, ma proprio non riesco a credere che esista; sono ateo.

All’improvviso tutto è diventato chiaro: che la vita non ha particolare senso se non in se stessa, che la bontà deve essere premio di se medesima perché non vale come raccolta punti-paradiso, che anziché farsi troppe seghe mentali sui significati della vita e della morte bisogna vivere finché dura. La vita è un dono immeritato, la maggior parte delle persone è oggettivamente costretta a viverla sperando che duri poco, dal gran che fa schifo, ma per noi occidentali, quando più e quando meno, è la cosa più vicina al concetto di divinità che conosciamo e che possiamo sperimentare. Poi finirà, ma quando sarà finita non sentirò nostalgie né rimpianti, per cui non vedo perché debba anticiparmeli nella mente affliggendomi anziché vivere. La vita è tutto qui: è vivere; ma vivere è una cosa esplosiva, un potenziale di energia e creatività da un milione di megatoni, anche se non so bene cosa sia un megatone.

Da quando sono ateo sono estremamente sereno. Per esempio non ho obblighi verso dio. Sono così leggero che potrei salterellare di gioia laddove i credenti di ogni fede sono carichi di fardelli che li costringono a camminare piegati in due: intanto non mi devo tagliare il prepuzio, che mi metterebbe un po’ in pensiero, non devo mettere e togliere buffi copricapi, tenere oppure tagliare la barba a seconda delle circostanze, mangiare o non mangiare certi cibi cotti rigorosamente in un dato modo, fornicare solo con determinate persone e nel modo prescritto… Ma specialmente non ho il dovere di essere buono. Ne ho il diritto, ne ho la facoltà, ne ho la possibilità ma non ne ho il dovere. Questa è una fondamentale differenza fra l’ateo e il cristiano, e vale la pena indagarla un po’.

Perché voi siete buoni (ammesso che lo siate)? Sono assolutamente certo che se avete il coraggio di scavare in voi stessi, e l’onestà per farlo con sincerità (operazioni pericolosissime) scoprireste facilmente che la vostra bontà nasce dal senso di colpa, sulle cui complesse origini e manifestazioni sono state scritte biblioteche che fortunatamente vi sintetizzo io: il povero manifesta la colpa del vostro benestare; l’afflitto grida l’ingiustizia della vostra mancanza di afflizione; il bambino africano denutrito vi dice che andrete all’inferno, voi e i vostri figli bulimici stipati di merendine. E questo senso di colpa, che origina per tutt’altre ragioni e sarebbe metabolizzato naturalmente per vie proprie, come insegna la psicoanalisi, è la pietra fondamentale della religione, in particolare cristiana, che ha elaborato un fantastico sistema di colpe. Se non rispetti i genitori sei in peccato (secondo comandamento), se sei pigro incorri in un vizio capitale, se ti masturbi la Madonna piange e ti fa diventare cieco… Se mettete in fila tutta la serie di prescrizioni canoniche dovete chiudervi in convento e sperare di morire presto, perché sarete sempre in peccato, sempre in tentazione, sempre preda di qualche demone, anche perché i demoni prolificano nella penitenza e nell’astinenza.

La mia serenità atea riguarda anche questo ingombrante tema del bene. Un sacco di gente ritiene che far del bene sia un dovere. Verso il prossimo, perché è tuo fratello… Ma sostanzialmente perché così richiede dio, che ti ha spiegato che il prossimo è tuo fratello e gli devi volere bene (se no scattano i sensi di colpa…). Nulla di più assurdo. L’etica atea persegue il bene come scelta, come parte di un’idea laica del modo in cui fare bene (ciascuno come può e come sa) costruisce relazioni, alimenta il capitale sociale, aumenta affettività, incrementa il benessere collettivo. Fare bene è una scelta logica, è razionale, ma non è naturale. L’uomo non è “naturalmente buono”, anzi il contrario, e quindi perseguire il bene è parte di una concezione sociale evolutiva, è una conquista, è un’elaborazione culturale non costretta da un dio giudice. Fare il bene è sempre relativo, per l’ateo, e non scontato; è la manifestazione di una volontà, non di un’obbedienza.

Resta sul tappeto il tema della morte. Non ho visto persone più impaurite dei cristiani riguardo la morte; ma non tornano dal padre? Non vanno in paradiso abbandonando questa valle di lacrime? Valli a capire. Io penso di non andare da nessuna parte e quindi ho una ragionevole paura di soffrire il dolore di malattie che possono accompagnare la morte, ma riguardo la morte in sé potrei dire di non averne paura; più che altro mi scoccia, ma non potendoci fare nulla mi adatto. Questa singolarità spettacolare che è la vita è talmente eccezionale che penso di spremerne più succo che posso; anche una buona bottiglia di vino, alla fine, sarà finita, no?

E il senso della vita è tutto qui: è nel vivere. La necessità di trovare un senso superiore, eterno, soddisfa solo la nostra angoscia e gratifica il nostro ego. Mi sento così importante che non voglio credere che non ci sia uno scopo supremo di cui faccio parte… No, non c’è. C’è stato il big bang che ha sputato miliardi di stelle, si sono condensate palle di fango, in alcune sono nate forme primitive di vita, in una minoranza queste si sono evolute e siamo poi arrivati noi, che moriremo, fra cento anni nessuno saprà che siamo esistiti, fra qualche milione non ci sarà più traccia dell’umanità e poi le stelle si spegneranno e non ci sarà più un accidenti di nessuno a rammaricarsi. Fine della storia. Non riesco a capire cosa debba piacere o dispiacere. Se pensate alla vostra vita alla luce dell’entropia e dell’inevitabile fine dell’universo credo che veramente vi metterete a ridere e a ballare; fanculo entropia! fanculo fine dell’universo! IO VIVO!

Tutte queste cose rendono la vita assai più semplice. Essere atei vi fa guardare al presente, vi fa godere la vita senza paura della morte, vi scarica di angosciosi doveri verso esseri barbuti che spiano quel che fate fra le lenzuola e alla fine vi fa essere migliori; relativizzare in questo modo la vostra esistenza vi impone di avere un’etica vera, non indotta dai senso di colpa; vi induce a essere aperti perché volete godervi la vita che avete, anziché immaginare strade contorte per guadagnare ipotetiche vite future; vi suggerisce di essere operosi, tolleranti, vivaci, perché in questo poco che restiamo vogliamo dare un senso nostro, brillare di luce propria, lasciare un segno: piantare un albero, scrivere un libro, fare un figlio… cose così.


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129 commenti su “Elogio dell’ateismo

  • Elia

    L’articolo porta a disperdere e sviare la via maestra dell’uomo:

    L’uomo ha la potenzialità di accedere a potenziali illimitati. Questi potenziali sono chiavi di accesso a capacità infinite a livello mentale, fisico ed energetico.
    Per accedere a tali potenziali occorre innanzitutto prendere in seria considerazione le informazioni, gli studi e le ricerche che dimostrano che tutti i nostri veri potenziali sono racchiusi in una parte di noi stessi. Questa parte di noi stessi è sempre stata tenuta repressa.
    Noi siamo energia: alcuni piace definirla anima, alcuni essenza, energia, altri in altri modi.
    La fisica quantistica ci dimostra che l’uomo è un campo di energia e che la mente può collaborare con tale fonte inesauribile di potere umano.
    Il corpo fisico altri non è che un contenitore terreno, un mezzo con cui il campo di energia sperimenta la vita.
    La mente ci serve per ragionare, intuire e crearci una personalità.
    L’energia è il nostro vero essere, immortale e potente. E’ quella parte di noi che, se solo sapessimo gestirla e farla operare a pieno nel corpo e nella mente, ci permetterebbe di vivere una vita fatta di felicità, amore, salute, senza più paure di abbandono e di malattie e senza più paura della morte e della separazione tra vivi e morti ( La morte non esiste :)).
    Pensare di poter vivere la nostra vita nel modo sopra citato può sembrare in prima apparenza fiabesco, irreale e impossibile.

    MA NON È COSÌ.

    Ora l’uomo ha raggiunto una consapevolezza tale, una esperienza individuale e una ricerca scientifica per poter gridare al mondo intero:
    SVEGLIAMOCI, perché possiamo creare la vita come più desideriamo.
    E’ proprio così. Fino ad ora abbiamo vissuto dormendo, nella convinzione errata di chi siamo veramente, di cosa ci facciamo qui sulla terra e dove ritorneremo.
    Perché abbiamo dormito per tanti secoli, non ricordandoci chi siamo veramente?
    Perché il sistema in cui viviamo non si è mai trasformato ed evoluto, dipende dalla volonta’ dell’uomo scoprire il tesoro, Scoprire..
    Buona vita a tutti.

    • OfeyWatson

      No. La scienza, la fisica e, in particolare, la fisica quantistica sono altro. Diffidate delle imitazioni.

    • Antani

      Tu hai studiato meccanica quantistica? Dalle puttanate che scrivi direi proprio di no. Per piacere non tiriamo in ballo cose per sentito dire, ti fai la tua bella laurea in fisica, poi ti fai la tua bella specialistica in fisica teorica e poi puoi scrivere se vuoi di fisica quantistica, ma così facendo sono sicuro che non scriveresti ste puttanate!

  • Andrea

    Condivido ogni singola parola!
    Ho fatto l’identico “percorso interiore” e sono giunto alle stesse conclusioni.
    Complimenti per l’esposizione lucida e cristallina.

    • Enio

      Mi associo, e aggiungo che la filosofia avrà tanti meriti, ma: ” Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo, qual è il senso della vita, etc,” abbia contribuito a montare un impasto colloso su una cosa “semplice” come la vita.

  • gigi

    certo, la tua filosofia è un po’ terra terra, edonismo reganiano, epicureismo base. certo il big bang…ma il bang de che? del nulla? ed il tempo? e lo spazio? certo la risposta non sono le religioni che ammorbano le menti, ma devi approfondire le tue conoscenze, affinare le tue analisi….

  • Mau

    Sono religioso. E’ sono solitamente serenissimo. Se qualche volta mi capita di non esserlo, recito le preghiere imparate da bambino e riacquisto la mia serenità.
    Se avrò il tempo e valuterò, dopo averlo riletto, che ne valga la pena, risponderò al suo scritto, punto per punto.

  • paolodiamante

    Egregio signore, e’ difficilissimo essere Cristiani perche’ occorre amare il proprio nemico e porgere l’altra guancia a chi ti schiaffeggia. Io non ci riesco e so quindi di non esserlo, pero’ mi dispiace. Non credo ma spero. Auguri.
    Paolo Diamante
    Roma

      • paolodiamante

        Egregio Amico, puoi anche chiamarti in altro modo, se ti fa piacere, pero’ la frase e’ di Gesu’ Cristo. D’altra parte, non era Benedetto Croce che affermo’: “non possiamo non dirci
        cristiani”?
        Scusa le citazioni
        Cordialita’
        P.Diamante

        • Mumon89

          Solitamente le citazioni si usano perchè riflettono il nostro pensiero o comunque sono utili a quello che vogliamo esprimere. Il fatto che tu le usi non implica che il tuo pensiero sia estraneo al loro significato. A me poco importa di cosa dissero Gesù Cristo e Benedetto Croce. Mi importa del perchè tu li usi nel tuo discorso. E’ questa la ragione per cui ti chiedo: amare il proprio nemico e porgere l’altra guancia è lecito e possibile solo essendo cristiani? E, al contrario, farlo implica l’essere cristiani? Si può pensare come Cristo senza essere Cristo e senza credere in lui.

          • paolo diamante

            Caro Amico, ci stiamo inoltrando in un ambito pericoloso, per me, quello dalla sofistica e delle precisazioni. A mio parere, chi la pensa come Lui non può che definirsi Cristiano: Poi, se temi di confonderti con una qualunque Chiesa Cristiana – dal Cattolicesimo a una delle tante “sette” come le chiamavano in Vaticano – sei libero di non farne parte. In ogni caso, Egli ha dato certe indicazioni che non trovi in altre Religioni, che, magari, predicano il rispetto di ogni forma di vita ( Induismo) o l’ascesi ( Buddismo) o in altre teorie filosofiche che rispetto ( stoicismo, epicureismo – conoscendo bene il significato alto di quest’ultimo termine -)
            Buona ricerca
            Cordiali saluti
            P.Diamante

          • Mumon89

            Cara Amica, meglio. Ad ogni modo sembra che tu non concepisca che si possa approdare a condizioni uguali attraverso ragionamenti diversi scevri da qualsiasi tipo di culto. Ne consegue che potrò presto apporre il copyright su qualsiasi idea mi venga in mente ed etichettare come Mumoniano chiunque approdi indipendentemente alle mie stesse conclusioni :D.

            Si può scegliere di fare qualcosa perchè qualcun altro ce lo chiede o di farlo perchè ci piace così. La differenza c’è. Ad ogni modo, buona ricerca anche a te.

          • Django

            Aggiungo che “amare il proprio nemico e porgere l’altra guancia” può affiancarsi anche a “talvolta ed a condizione che”… 😉

          • Mumon89

            Date le ultime notizie, potremmo dire anche “a patto che non sia un giornalista de Il Fatto quotidiano” 😀

  • Daniele

    Confesso di non aver letto l’intero articolo, ma il motivo è che è inutile leggere un testo in cui si sostiene di NON credere nell’esistenza di Dio, che però proprio nelle sue prime righe NEGA nettamente il suo stesso contenuto. Avrei perso il mio tempo. Tu a Dio ci credi eccome,o meglio, credi ad una CERTA idea di Dio, e forse proprio per questo ti sprechi a scrivere di quanto tu non ci creda e perché. Il motivo per cui dico questo è presto spiegato, riporto di seguito le tue parole: “Fortunatamente il mio rimuginare ha dato un esito sereno, meditato e convincente: non credo che Dio esista. Lui sa che c’ho provato, ma proprio non riesco a credere che esista; sono ateo.” Lui sa che ci ho provato? Lui chi scusa? Allora se LUI lo sa, sarà che esiste? O sbaglio? Niente da fare ho paura che tu sia rimasto imbrigliato totalmente nel sostrato culturale che ti ha plasmato, nonostante tu sia, anche forse sinceramente ma molto ingenuamente, convinto di avere le “TUE” idee. Non è così.

    • Mumon89

      Ho sempre ritenuto che chi sceglie di non leggere fino in fondo qualcosa ha soltanto paura di vedere incrinarsi le proprie certezze e di non aver abbastanza malta per tenerle su.

      • Daniele

        Infatti per tua informazione, giusto per completezza personale, l’ho letto fino in fondo, dopo aver postato il mio commento, e la lettura non ha fatto altro che confermare alla grande ciò che avevo perfettamente espresso dopo aver letto le prime righe. Quindi fai poco il fighetto, che non ho certo paura di mettere in discussione le mie “certezze”, che fra l’altro tali non sono…ma non devo certo spiegarlo a te.

        • Mumon89

          Ho risposto ad un commento in cui tu stesso sostenevi di non averlo letto. Ti ho esposto la mia opinione rispetto a quanto tu hai detto. Non credo di aver fatto la fighetta più di quanto non lo abbia fatto tu con il tuo precedente commento. Sul tono di questo non discuto. Felice del tuo avermi voluto smentire.

          • Django

            … “voluto”?… chiediamo ad fma? Sono in dubbio fortemente sul genere…

  • Stefsap

    Da un punto di vista scientifico, c’è una probabilità fantsticamente elevata che le cose siano così, tanto elevata che a ogni effetto pratico è opportuno comportarsi come se ci fosse la certezza. Dal punto di vista sociale e personale, invece, i termini “buono” e “etica” non significano nulla di diverso da “i comportamenti che sono ritenuti buoni ed etici dalla società dove vivo qui e ora”. Il che significa che c’è una pressione evolutiva su tali concetti. Il che significa che se rubo o non rubo non è perché sono ateo o cattolico, o perché ho sensi di colpa, ma perché una società dove il rubare è vietato è più efficiente, ovvero garantisce condizioni di vita migliori ai suoi cinttadini, di quelli dove rubare è tollerato. Non è una differenza da poco, se abbiamo da vivere bene una vita.

    • Django

      Mi associo totalmente a questa opinione, aggiungo che mi sembra sempre più evidente che essere buoni o cattivi, razzisti o non razzisti, xenofobi o non xenofobi, pacifisti o violenti sia una questione molto locale, dove locale intende sistema effimero confinato nello spazio e nel tempo.

  • fma

    È pari pari ciò che penso io, dopo aver fatto pressappoco il tuo stesso percorso.
    Tuttavia, mano a mano che mi allontanavo dalla religione e dalle sue inverosimiglianze, dopo la fase dell’euforia, proseguendo, mi è nata l’idea, ed è cresciuta, che non si potesse buttare.
    Che non tutti dovessero pervenire alle stesse conclusioni, anche se in verità mi parevano le uniche logiche.
    Dio esiste perché moltissimi uomini ne hanno bisogno. Il bisogno in sé non è né giusto né sbagliato. È l’espressione di un modo d’essere.
    Poi c’è la Chiesa, la multinazionale che cura i rapporti con Dio e che valuta il rischio inferno per la comunità dei fedeli, come una S&P qualsiasi. Forse qua si potrebbe fare qualcosa. Ma mica tanto, c’è il rischio che i fedeli insorgano. In fin dei conti è la casa che si sono scelti, non gliel’ha imposta nessuno.

    • Django

      Mi associo, se consentito, anche al tuo pensiero ed aggiungo che il tuo nuovo (strepitoso) gravatar potrebbe mettere la parola fine a tutto. Anche a questo blog. 😀

  • Vincenzo Palumbo

    Sono ateo: no, tu sei o dovresti essere un uomo. “Non credo Dio esista..”. Perché allora scrivi Dio (cioè L’Amore) con la d maiuscola ? E poi, se non esiste un Creatore della Vita, come ha potuto il Nulla, ab origine, generare vita ?
    All’improvviso tutto è diventato chiaro: “la vita è un dono immeritato..”. Ma se la Vita è un dono, chi è colui che dona la Vita ? …il Creatore forse ?
    Da quando sono ateo sono estremamente sereno…: si, da quello che hai rappresentato, sei sereno come il cieco che entra in una stanza buia per cercare un gatto nero che non c’è. Anche se sei ateo, tu “devi” comunque <>, è la legge dello Stato Italiano che ti obbliga.
    Perché voi siete buoni (ammesso che lo siate)?: ciò che rappresenti è tratto da qualche rudimentale manuale di psicologia infantile. Ciò che vi è da dire, invece, è altro. Gesù Cristo stesso, a chi lo chiamò Maestro buono, disse “…solo Dio è buono…”.
    Per tutto il resto che hai scritto:
    Satana illude l’uomo facendogli credere che se si <> ovvero <> Dio sarà libero, sereno, felice, potente, ricco, intelligente, illuminato.
    Ma non è e non sarà così, sarà invece soltanto “…lamento e stridore di denti..”.
    Nessuno è senza peccato, nemmeno gli atei.

  • @novembre69

    Discorso perfettamente logico che però crolla rovinosamente su se stesso se applicato al concetto di fede.
    Credere infatti è avere certezza di quello che non si può dimostrare, misurare, verificare; in poche parole significa fidarsi.
    Che questo soddisfi un bisogno primario dell’uomo è indubbio e questo vale anche per te visto che hai sentito il bisogno di ribadire il tuo pensiero a riguardo.
    Non confonderei però fede e religione perché a mio avviso quest’ultima è un tentativo goffo e impertetto ( spesso deleterio ) di codificare e regolare la prima.
    Sarebbe un po’come se invece di aprire un pacco ci concentrassimo sulla materia dello stesso perdendoci in dissertazioni sul colore della carta che lo avvolge e sulla bellezza o meno del fiocco.
    Ecco perché regole e sensi di colpa a mio parere centrano poco nel motivare una posizione di convinto ateismo.
    Se invece parliamo di religione sono d’accordo con fma e per una lista infinita di motivi che non starò qui a elencare non posso che attendere con fede la scomunica perché mi sono sempre considerata cattolica ma forse ho visto un altro film.

    • fma

      Se un discorso perfettamente logico, riprendo le tue parole, non è applicabile alla fede, vuol dire che la fede non è compatibile con la logica e allora bisogna scegliere: o questa, o quella.
      In barba a tutti i tentativi e a tutte le Fides et Ratio messi in campo per tenerle insieme.

      • @novembre69

        Hai centrato il punto e visto che le cose più importanti per me non si possono misurare e hanno un valore assolutamente soggettivo potrai capire che non abbia applicato la logica in nessuna scelta di vita anche se ammiro chi vi si affida, quindi tu insisti perché non si finisce mai di imparare e solo gli stupidi non cambiano idea.
        Grazie per la pazienza e permettimi il solito abbraccio spero di risentirti presto perché chiacchierare con te è sempre un piacere.

  • ansgarius

    “il senso della vita è tutto qui nel vivere”
    caro amico, nella filosofia occidentale le argomentazioni si configurano nella figura retorica detta “sillogismo”. Anche Tommaso D’Acquino argomentò l’esistenza di Dio attraverso 5 sillogismi (il Santo mi perdoni, ma 3 erano scippati d Platone e 2 da Aristotele) e quindi a Lui ti rimando…
    Esistono tante imitazioni (false) del sillogismo, usate dai retori (politici e giornalisti, per dissimulare le proprie opere e parole: entimema, antifrasi, paradosso, tautologia……
    Io, però riconosco la Tua Buona Fede, e ti prego di evitare la “tautologia”, di cui sopra..
    Ti chiedo, umilmente, di perdonarmi la parte di “professore”.

  • g.c.

    Sarò ingenua ma trovare conforto nella religione dà un senso a questo mio breve passaggio sulla terra. Il perdono, l’ amore per gli altri…. servono prima di tutto per far
    stare bene me e quindi è forse
    un modo egoistico di credere. So solo che il livore, la rabbia, l’odio corrodono. Sarei infelice se non credessi:non potrei dare alcun senso a questa mia vita. Ritengo comunque che la tua opinione, frutto di un tuo personale percorsi di crescita intersia meritevole di rispetto

    • g.c.

      Scusa gli errori ma scrivo con lo smartphone.
      “Personale percorso di crescita interiore sia…”

    • Mumon89

      Una volta mi sono trovata a parlare con dei ragazzi congolesi fedeli della “Muntain of Fire and Miracles”. Loro hanno per fede il dovere di provare a convertire chiunque incontrino e mi hanno chiesto in base a cosa scegliessi di comportarmi. Io ho risposto che il perdono, l’amore per gli altri, la generosità e tante altre cose le metto in pratica perchè sento di mio di doverlo fare, non perchè sta scritto da qualche parte o mi ci obbliga qualcuno. Si può dare un senso alla vita senza sperare nel premio di nessuno, io penso.

      • g.c.

        Certo che è così . Dovendo sintetizzare ho purtroppo
        banalizzato dei concetti
        importanti. Ognuno ha un proprio vissuto posso condividere o meno, ma
        comunque rispetto le
        opinioni degli altri in
        merito. Io ho una mia fede
        personale e non condivido alcuni aspetti della religione e sopratutto della
        Chiesa. Per il resto, ripeto, sono scelte personali. Ognuno trova la propria dimensione. Scusa gli errori ma,come ho già detto, scrivo con lo smartphone

  • g.c.

    Dimenticavo una frase nello scritto di A.Poggioni che mi ha particolarmente colpito che, se non erro, era così: ” il più grande peccato dell’ uomo e mettere al mondo dei figli e condannarli a questa vita infelice” ha un significato profondamente drammatico per un ateo.

  • Alby!

    La libertà mentale e fisica é cosa da pochi.. La maggior parte delle persone ha bisogno di vivere sotto giudizio superiore, ha il bisogno di sapere che ci sono regole assolute da seguire; che lo facciano o meno non importa, hanno solo bisogno di sentirsi un po’ più importanti, più vivi, credendo che trasgredendo qualcuno da qualche parte prende nota di ogni singolo sbaglio. Non accettano il fatto che singolarmente non contiamo nulla, siamo parte di un processo che va avanti da milioni di anni e così come é iniziato è destinato a finire.

  • Mumon89

    Bezzi! Sentivo la tua mancanza su queste pagine 🙂 E il fatto che non abbia nulla da togliere o aggiungere è solo la testimonianza di come condivida il tuo percorso ed ogni parola con cui lo racconti.

  • Darsch

    Sottoscrivo ogni singola parola, complimenti per l’articolo.

    Un piccolo appunto sulla frase “l’uomo non è naturalmente buono”: pare invece che comportamenti dalla giusta morale siano il frutto della selezione naturale, perché favorivano a vari livelli la sopravvivenza della specie e il miglioramento della vita. Sembra che non siamo affatto “neutri” quando nasciamo (e sinceramente, conoscendo l’evoluzionismo, non me ne stupisco per niente), ci sono regole nei nostri geni che naturalmente ci indirizzano verso azioni moralmente accettabili.

    Per approfondire l’argomento:
    – “Moral Minds: How Nature Designed our Universal Sense of Right and Wrong” di Harvard Marc Hauser (qui si trovano un bel po’ di esperimenti scientifici proprio sull’argomento dell’origine del senso del giusto)
    – “Why Good is Good” – Robert Hindle
    – “The Science of God and Evil” – Michael Shermer
    – “Can We Be Good Without God?” – Robert Buckman
    – “Moral Minds” – Marc Hauser
    – “The Origins of Virtue” – Matt Ridley

    Per finire vi lascio il link con alcuni estratti da me tradotti, ampliati e commentati dell’interessante e illuminante intervento di Greta Christina alla Skepticon (che comunque trovate integralmente a fine articolo), che serve a dare un quadro più o meno completo sul perché noi atei siamo così tanto arrabbiati quando parliamo di religione: http://www.darsch.it/?pg=sphere&postid=1072

  • Mo. Fi.

    Non posso fare altro che sottoscrivere e condividere ogni singola parola dello scritto, come qualcun altro su questa pagina..
    Riguardo all’inizio, la frase: lui sa che c’ho provato, ma proprio non riesco a credere che esista; (..). Sono sicuro che quel lui sia ironico e serve solo a dimostrare che chi, per quel lui mette in discussione tutto l’articolo sono solo persone ipocrite, chiuse, sciatte e talmente indottrinate e con la ehm, il prosciutto sugli occhi da credere ancora, nel 2014, che esita un dio, che se non facciamo certe cose andremo all’inferno e tutte quelle altre cazzate che vi/ci hanno insegnato da bambini, per farci paura, per farci temere un qualcosa al solo scopo di poterci meglio controllare in tutto quello che potevamo..
    Sono anni che non vado in chiesa e devo dire che da quando non ci vado più mi sono davvero tolto un grandissimo peso. stare in quel posto, contro il mio volere, dove le persone ripetono sempre le stesse cose senza pensare a quello che dicono o fanno solo perchè si è sempre fatto così o solo perchè si fa così, senza pensare che se c’è qualcos altro dopo la vita è qualcosa che nessuno è mai tornato indietro a raccontarci e che la vita appunto, quella terrena è l unica cosa che possiamo davvero pensare di controllare e farci quello che vogliamo. tutto il resto sono cazzate, cose religiose, appunto.
    M f

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