Elogio dell’Accettazione 4


La libertà soggiace al capriccio del destino. E questa è ferale condanna per chi ha scelto di vivere secondo dovere e coscienza. Nessuna scelta dipende completamente dalla proprio arbitrio, ma è sottoposta alla disciplina del caos che avvilisce il coraggio e rende sterile la responsabilità. E nonostante questo, alcuni di noi si ostinano a tenere il timone, nella segreta illusione che non sia il mare, il vento o un’onda presa al traverso, a decidere dove porre la prua, ma una carta sgualcita, una bussola di ottone e la volontà salda di raggiungere una meta.

The Gold

Io sono quello che sono. Avrei voluto essere migliore, ma non ne avevo le qualità. Per questo ho finito per conciliarmi con la mia mediocrità, le mie mani larghe come badili, le mia ciglia scure, l’affanno che mi prende quando mi sento impotente, le mie labbra serrate, le foto che tengo appese alle pareti, le parole di mio padre e i miei errori di cui ho costellato una vita vissuta inutilmente secondo dovere e sacrificio.

I fiori viola che sbocciano sul tuo ventre ogni sera, quando lo trafiggo, lo spazio che ci circonda intessuto di sottile bellezza, i miei pugni chiusi, il silenzio della notte profonda, la voce che suona sottile come un crine, i fiori falciati e l’erba che scintilla di rugiada, i colpi di fucile che echeggiano nella pioggia, le schegge del bersaglio che volano via come foglie scosse dal vento, l’aria che soffia nello spiraglio della finestra, la piccola luce che lampeggia sul telefono, il sangue che scorre dalla ferita aperta, la pioggia che batte nell’armonia del più completo disordine, il cuore che tace, la veloce declinazione del tramonto e la notte che incombe, tra ricordi e speranze, come una sentenza a cui è impossibile sfuggire.


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