Elogio della Dittatura

Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Elogio della Dittatura" è stato scritto da Comandante Nebbia

L’Italia non è un paese completamente libero. L’unico in Europa. Ce lo dice Freedom House. Apperò. Grazie.

Cioè, l’Italia forse è un paese libero, ma è la stampa italiana a non esserlo, sempre secondo Freedom House. Ora, sinceramente, non saprei se dal fatto che la stampa italiana non è libera, discenda immediatamente che il paese non è libero. Sono inferenze da intellettuali, non da ciuchi come me.

E se pure fosse? E se pure ammettessimo che l’Italia non è un paese libero che male ci sarebbe? Non c’è l’ha mica prescritto il dottore che bisogna vivere in democrazia. La dittatura, questa dittatura, in fondo, non è male.

Certo, quelle dittature dove ti drogano, poi ti portano a fare un viaggetto in aereo per scaricarti in mare o quelle dove rinchiudono la gente negli stadi senza nemmeno fargli vedere un fallo clamoroso o un calcione a gioco fermo (arbitroo!!!), quelle no. Quelle sono brutte, ma questa dittatura, se pure si tratta di dittatura, ha il suo perché.

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M. Sironi (particolare)

Tutto sommato non c’è bisogno di sforzarsi per avere un’opinione. Ci pensano i vari Ferrara, Santoro, Saviano, Facci, Fazio (no, lui no, tutto fa tranne che esprimere opinioni) a fornircene una bella e confezionata nel corso delle loro feroci sarabande televisive. E se proprio non vogliamo rivolgerci ai fornitori “ufficiali” ci sono sempre i contrabbandieri dell’opinione ruspante, quella non adulterata dal sistema: Grillo, Travaglio o il direttore di “Libero”, come si chiama? Ah Feltri.

Quando si vuole fare gli alternativi e i moderni, ci sono i blog con la loro indignazione a telecomando e le scie chimiche oppure Fede, che in tema di opinioni è l’equivalente dell’acido lisergico puro.

Tutto sommato questa dittatura è pace della mente. Ci consente di aprire nella nostra testa spazi sconfinati dove non albergano tormenti, ma solo il canto degli uccellini, il sibilo dolce del vento e le tette delle veline. In fondo la dittatura, la nostra dittatura, ci offre la possibilità di non fare nulla per noi e per noi stessi con la scusa che è tutto in mano agli altri: i dittatori.

Il nostro è un paese perfetto dove abbiamo uno che ditta (nel senso di dittare, ma anche di ditta individuale però), un po’ di gente che razzola intorno a quello che ditta e un paio di partiti che si oppongono a quello che ditta, ma non troppo, casomai le cose cambiassero per davvero e toccasse andare a lavorare.

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Nino Za – Mussolini – (1931)

Poi c’è la massa, noi. Quelli che non sanno, se sanno non capiscono e se capiscono se ne fottono. Quelli che se ci fosse da spezzare le reni alla Grecia lo farebbero di nuovo (sempre che a farlo sia qualcun altro), quelli che i negri sì, ma ora sono troppi, quelli che se battono è perché sono puttane e gli piace, quelli che ce l’ha duro, quelli che brava Veronica gli sta bene a quel porco, quelli che ha ripulito Napoli, quelli che se non ci fosse Saviano, quelli che il GF lo vedo perché lo guarda mia moglie, ma hai visto che tette, quelli che era fallo clamoroso, quelli che Santoro è l’unica voce libera, quelli, insomma, che non mettono la camicia nera perché il nero non usa, ma che, in fondo in fondo, la metterebbero eccome perché è un colore che snellisce e tiene benissimo lo sporco.

La dittatura è bella perché ci impedisce di pensare a ciò che siamo, di prendere atto di noi stessi e di farci capire quanto valiamo. La dittatura è la nostra mamma che ci tiene per mano quando abbiamo paura, ci compra il gelato quando facciamo i bravi e ci dà uno scappellotto quando facciamo i capricci, ma piano però. Perché la nostra dittatura, anzi, la nostra mamma, in fondo è buona.

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