Elogio del Principe (de noantri)
21 maggio, 2009 - 9:00 di fma
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Più osservo i fatti più mi convinco che non esiste l’etica trascendente che dice il Santo Padre, dettata direttamente dal buon Dio, valida per tutti e per tutte le stagioni. Se mai tante etiche immanenti e in divenire, una per ciascuna delle partite che siamo chiamati a giocare come membri della comunità. Ed ecco l’etica dell’uomo (diversa da quella del lupo), l’etica del cittadino (che non esisteva prima della polis), quindi del buon padre (o madre) di famiglia, ma anche del ladro, della prostituta, del notaio, dell’avvocato, del medico, del capitalista…
All’aspirante uomo d’affari Benjamin Franklin, tanto per dire, dà questi consigli:
“Considera che il tempo é denaro. Chi potrebbe guadagnare col suo lavoro dieci scellini al giorno e per mezza giornata se ne va a spasso, o poltrisce, se anche spende solo sei pence per i suoi piaceri non deve mettere in conto d’aver perso soltanto sei pence, ma anche i cinque scellini che non ha guadagnato.”
(“Advice to a young tradesman”, 1748)
Non é certamente l’etica del missionario, ma é pur sempre un’etica, a cui dovrà informarsi chi voglia avere successo nel mondo degli affari.
La politica ha qualcosa di particolare per potersi sottrarre a questa regola generale? Personalmente non ce lo vedo e dunque, in attesa di una dimostrazione contraria, assumo che l’azione politica abbia un’etica a sua volta, diversa da quella che il Santo Padre illustra al suo gregge la domenica mattina, costituita dai comportamenti necessari e sufficienti ad avere successo nella difficile arte di conquistare e mantenere la leadership dell’agorà e il consenso dei propri concittadini.

E’ chiaro che mi riferisco alla politica reale, che é innanzitutto competizione per la conquista e la conservazione del potere, considerando che il potere é una merce contesa, né potrebbe essere altrimenti, datosi che senza di esso qualsiasi progetto politico, bello fin che si vuole, sarebbe nient’altro che un libro dei sogni.
E siccome si ha notizia che sia sempre stato così, a dar retta a Platone, passando per Machiavelli, fino a Karl Schmidt, viene da pensare che le virtù richieste siano poi sempre le stesse, pressappoco quelle che, mutatis mutandis, il segretario fiorentino raccomandava al Principe che volesse conquistarsi e conservarsi uno stato. Che l’etica della politica non possa essere che una, naturalmente smussata nelle sue espressioni più ferine per non urtare la sensibilità dei tempi, ma non granché cambiata rispetto alla sostanza.
“Sendo l’intento mio scrivere cosa utile a chi la intende, mi é parso più conveniente andare drieto alla verità effettuale della cosa, che alla immaginazione di essa. E molti si sono immaginati repubbliche e principati che non si sono mai visti né conosciuti essere in vero; perché egli é tanto discosto da come si vive a come si dovrebbe vivere, che colui che lascia quello che si fa per quello che si dovrebbe fare impara piuttosto la ruina che la perservazione sua.”
Sarà la mia bussola per valutare politicamente il signor B., la chiave per decrittare le ragioni del suo successo. Perché sul fatto che sia un uomo di successo siamo tutti d’accordo, spero.
Cominciamo dalle qualità.

La più importante, quella che neppure il più devoto dei suoi sostenitori potrebbe negargli, é la disinvoltura, vale a dire la capacità di mutare di parere in funzione del tornaconto, ignorando la propria stessa opinione, fosse pure appena del giorno prima, ove gli sia di ostacolo.
È una virtù per chi voglia conquistare il potere e mantenerlo? Assolutamente sì, secondo Machiavelli:
“Non può, pertanto, uno signore prudente né debbe osservare la fede, quando tale osservanza li torni contro e che sono spente le ragioni che la feciono promettere. E, se gli uomini fussino tutti buoni, questo precetto non sarebbe buono; ma, perché sono tristi e non lo osservarebbono a te, tu etiam non l’hai a osservare a loro. […] Ma é necessario questa natura saperla ben colorire, ed essere gran simulatore e dissimulatore: e sono tanto semplici gli uomini, e tanto obbediscono alle necessità presenti, che colui che inganna troverà sempre chi si lascerà ingannare.”
Il signor B. non solo é naturalmente portato a non “osservare la fede”, ma se la cava benissimo pure nell’arte del “saperla ben colorire”. E’ troppo abbondante e nota la sua produzione di smentite, gags, barzellette, sfuriate, piroette, veroniche, pizze e mandolini, per starla a ricordare
La seconda qualità? La munificenza. Nel senso letterale di munia facere, fare doni. A tutti, che siano amici di gioventù, avvocati, sodali, clientes, entreneuses, o giocatori di pallone. Senza trascurare, ove occorra, capipartito, ministri, senatori e giudici. Senza che nessuno abbia mai avuto a lagnarsene.
M’immagino l’obiezione: bello sforzo, con tutti i quattrini che si ritrova! Mica vero. Se bastassero i quattrini per essere munifici hai voglia quanti sarebbero i munificati e questa sarebbe sicuramente una valle di lacrime più gradevole da attraversare. L’obiezione se mai é quest’altra: ma la liberalità sarà una virtù, in politica? Dipende. Su questo il nostro autore non é così categorico com’é per la fede, anzi sulle prime propende piuttosto per il suo contrario e dice:
“A volersi mantenere tra gli uomini el nome del liberale, é necessario non lasciare indrieto alcuna qualità di suntuosità; talmente che, sempre, uno principe così fatto consumerà in simili opere tutta la sua facultà”, salvo poi, sollecitato a spiegare come mai “molti sono stati principi… che sono stati tenuti liberalissimi”, venire allo scoperto e dare quest’altra spiegazione dell’apparente contraddizione: “o el principe spende del suo… o di quello d’altri; nel primo caso debbe essere parco; nell’altro non debbe lasciare indrieto parte alcuna di liberalità.”
Vien fatto di pensare, visto che il signor B. fin qui non s’é rovinato, né pare sul punto di rovinarsi, che non spenda del suo. Cosa che potrebbe benissimo essere. E però la spiegazione potrebbe essere anche quest’altra: che non si tratti di suntuosità ma di investimenti, di prestiti piuttosto che di sciali. Che ci si trovi davanti alle manovre di un accorto imprenditore che considera i soldi non un fine ma un mezzo per prevalere sull’avversario, oltre che per procurarsi ciò che gli serve e gli piace, s’intende. Uno che sugli uomini (a maggior ragione sulle donne) ci vede sempre e comunque attaccato il cartellino del prezzo.
La sua terza qualità é sicuramente la presunzione. La propensione a pensare in grande, a porsi naturalmente in cima alla piramide, a non fare mai il secondo a nessuno in un’alleanza (ne sa qualcosa D’Alema quando ci ha provato ai tempi della bicamerale), cosciente che
“uno principe debbe avvertire di non fare mai compagnia con uno più potente di sé per offendere altri, se non quando la necessità lo stringe, perché, vincendo, rimani suo prigione: e li principi debbono fuggire, quando possono, lo stare a discrezione d’altri”.
Nel suo campo non vi é dubbio su chi sia il re e quali siano i vassalli, i valvassori, i valvassini, al di là delle comprensibili ritrosie degli interessati.
Un’altra qualità da attribuirli con la tranquilla consapevolezza di non sbagliare é la capacità di circondarsi di personaggi devoti.
“E la prima coniettura che si fa del cervello di uno signore é vedere gli uomini che lui ha dintorno; e quando sono sufficienti e fideli, si può sempre reputarlo savio, perché ha saputo conoscerli sufficienti e mantenerli fideli”.
Sufficienti e fideli, mica creativi e indipendenti. Perché il principe ha bisogno di gente devota, meglio se brava, in ogni caso purgata dalla tentazione di mettersi in proprio. Pagandola il dovuto, s’intende:
“E dall’altro canto, el principe, per manenerlo buono, debbe pensare al ministro, onorandolo, faccendolo ricco, obbligandoselo, acciò che vegga che non può stare sanza di lui”.
Basta scorrere la lista dei molti che nel corso della loro vita l’hanno incontrato e mai più abbandonato. Comprende direttori di giornali e di telegiornali, amministratori delegati, presidenti vicari, ministri, senatori, segretari di partito. Non c’é che l’imbarazzo della scelta.

Last but not least la capacità d’essere sempre, nel più naturale dei modi, in sintonia con le attese e gli appetiti della popolazione, talvolta attizzandoli, ove mostrino segni di stanchezza.
“Appresso debbe animare li sua cittadini di potere quietamente esercitare gli esercizi loro […] e che quello non tema di ornare le sua possessioni per timore che le gli siano tolte e quell’altro di aprire un traffico per paura delle taglie. […] Perché gli uomini dimenticano più presto la morte del padre che la perdita del patrimonio”
Perché qualche San Francesco tra il popolo lo si troverà sempre, ma non é questi che deve essere preso a paradigma da chi si prefigga di conquistare e di mantenere il consenso della popolazione.
Una debolezza che invece mi sento di ascrivergli, ed ecco perché “principe de noantri”, é la sua palese propensione all’essere amato (dagli uomini e a maggior ragione dalle donne), piuttosto che temuto. Una certa quale inclinazione alla farsa, piuttosto che alla tragedia.
Per cos’altro si metterebbe quelle scomodissime zeppe nelle scarpe per sembrare più alto, o si strapperebbe i peli dal di dietro (absit iniuria verbis) solo per poterseli riappiccicare sul davanti pensando così di sembrare giovane e bello; o s’imbarcherebbe nell’ennesima barzellettina stantia, come un piazzista qualsiasi, pur di strappare la risata a una sonnolenta platea di operatori del lattiero-caseario?
Questa non é virtù, qui il nostro autore é chiaro:
“Nasce da questo una disputa: s’egli é meglio essere amato che temuto, o é converso. Rispondesi, che si vorrebbe essere l’uno e l’altro; ma, perché egli é difficile accozzarli insieme, é molto più sicuro essere temuto che amato, quando si abbia a mancare dell’una de’ dua. Perché degli uomini si può dire questo generalmente: che sieno ingrati, volubili, simulatori e dissimulatori, fuggitori de’ periculi, cupidi di guadagno; e mentre fai loro del bene, sono tutti tua, òfferonti el sangue, la roba, la vita, e’ figlioli, come di sopra dissi, quando el bisogno é discosto; ma quando ti si appressa, e’ si rivoltano.”
Ecco, sarei curioso di vedere come se la caverebbe il giorno in cui lo incalzasse un pericolo serio, di quelli che non si possono parare con gli avvocati, né disinnescare col danaro.
E’ un’ipotesi remota, che si potrebbe configurare solo e se dovesse mai scendere in lizza un competitore vero, nel suo stesso campo o in quello avverso, con la sua stessa voglia, spregiudicatezza e capacità d’essere in sintonia con lo spirito dei tempi.
Meglio se portatore di un progetto politico credibile.
Perché l’altro punto debole del signor B., una debolezza che in tempi di normale dialettica politica gli sarebbe potuta essere esiziale, é l’assenza di un progetto politico che vada oltre il suo proprio particulare.
Che lui tuttavia é stato fin qui tanto abile a mascherare, gli va riconosciuto, da far credere ai molti che il suo interesse fosse anche il loro, lasciandoli felicemente entusiasti, quelli dell’altra metà inutilmente sdegnati.
Elogio del Principe (de noantri) è di fma

Bell’articolo. Forse manca solamente la parte che riguarda nello specifico la figura dell’urlatore, che si aggira per il sultanato a dire quant’è bello e bravo il principe e a nascondere prontamente le macchie sul suo vestito. Personalmente penso che sia basilare il monopolio dell’informazione nella cucitura del suo personaggio di superuomo.
Il monopolio dell’informazione certamente lo aiuta, così come il patrimonio.
Se tuttavia non gli riconoscessimo altre qualità non capiremmo come abbia potuto raggranellare monopolio e patrimonio.
Da incorniciare.
Grazie
L’elegante quanto interessante esposizione ha un risvolto non esplicito, ma inquietante, secondo me.
Dai tempi de “Il Principe” sono cambiate tantissime cose.
Se il potere viene vissuto e perseguito esattamente nelle modalità di secoli fa questo implicherebbe che chi del potere è oggetto è rimasto lo stesso o, almeno, lo percepisce in maniera analoga ad un contadino del XV secolo.
Non solo contadino, anche speziale, cambiavalute, soldato, cardatore, orafo, menestrello, notaro…
Tu pensi di no?
Ancora peggio, significa che il popolo è lo stesso!
beh no comandante, qui erri, secondo me…qualcosa è cambiato.
Qui il potere è stato conquistato con il denaro e la corruttela da esso fornita, ma anche, e soprattutto, con la simpatia, le barzellette, l’essere fuori dagli schemi, l’esibizione delle proprie debolezze…
A me sembra evidente che la manipolazione sia oggi più efficace del terrore: il terrore genera anche opposizione; un potere totalitario ma misconosciuto perchè annacquato da barzellette, veline scosciate, comportamenti da gaffeur da osteria genera l’apatia in cui viviamo e nessuna vera opposizione.
Complimenti a lui, dunque, per l’ottima scelta delle modalità, davvero adeguate ai tempi in cui vive…
non hai tutti i torti.
anzi, hai ragione.
faccio ammenda.
Non mi pare che conquistare il potere con il denaro sia una novità introdotta dal signor B.
Crasso finanziava Cesare, che coi sesterzi ci comprava il favore della plebe.
Il comandante Lauro, in tempi assai più recenti, consegnava l’altra scarpa solo a voto ottenuto.
Neppure la manipolazione dell’informazione credo sia una peculiarità del nostro uomo.
Con mezzi diversi l’hanno fatto tutti gli uomini di potere di cui è rimasta traccia nella storia. Da Ramses II (forse la battaglia di Qaddesh non è andata come ci ha lasciato scritto), a George Bush (forse Saddam non possedeva armi di distruzione di massa)
Forse questi non sono poi tempi così particolari.
Beh,
quello che trovo di peculiare è il livello di sofisticazione di questo lavoro di manipolazione che non si è limitato al manipolare l’informazione ma è riuscito, efficacemente, a manipolare e plasmare a propria immagine e somiglianza le stesse coscienze e il modo di sentire dei suoi concittadini, con i quali ha saputo costruire un legame che definirei, letteralmente, “viscerale”.
rumsfield e soci erano dei dilettanti al confronto, anche perchè comprare è abbastanza facile, far innamorare di sè, obnubilandone la capacità di giudizio, un’intera popolazione è tutt’altra cosa.
Non trovo molti precedenti nella storia, anzi non ne trovo affatto…se ci pensi tutti i grandi leader carismatici, avevano idee (o almeno ideologie) che li accompagnavano; qui c’è un vuoto pneumatico, fine a se stesso e alla preservazione di se stesso, che ha conquistato un intero popolo.
Assolutamente unico; come unico è, evidentemente, il popolo italiano.
Non chiedetemi di stimare l’uno o l’altro però, per favore.
L’ideologia invece c’è, è profonda e molto più “vera” di quelle fasulle propinate alla plebe in tempi passati e che ancora oggi fanno vittime di cervelli sotto la coltre nebbiosa di un utopica giustizia o miglioramento sociale, basterebbe ricordare che ogni modello che uniformi comportamenti in modo profondo e elimini le diversità è per forza un modello violento e da evitare, gli uomini nascono diversi, tutti, meno male e ci sono i più capaci e i meno capaci, i meno belli e i più belli ecc…
L’ideologia del berlusca invece è radicamente e profondamente italiana, chiagne e fotte, lotta con tutte le forze contro chi lo critica e nega l’evidenza, ma non dimentica che la concrettezza (o la parvenza di essa) è alla base del pensiero italico, “tengo famiglia” è il primo comandamento di ognuno di noi, da quello di sinistra a quello di destra, NON HO MAI VISTO NESSUNO NE CONOSCIUTO ALCUNO che abbia rinunciato a posizioni ragiunte (economiche o di potere) in nome del prossimo.
Siao un popolo di opportunisti, d’altronde l’opportunismo è la base di tutto in italia, tutto è basato su quello, abbiamo 55mila leggi contro 5mila degli altri perchè siamo dannatamente bravi nel tirarlo nel didietro al prossimo.
Io non mi fido di noi italiani, ho capito (o mi è parso di capire) da tempo che per avere qualcosa di buono dagli italiani hai due scelte:
1) Li porti alla fame e alla disperazione e allora diventano pure solidali
2) Gli fai dei piccoli favoritismi o gli rendi agevole e conveniente agire correttamente.
In qualsiasi altro caso, signori, siamo gente da buttare nel cesso, senza nemmeno l’onestà di riconoscerlo e farsi un bell’esamino di coscienza.
Un popolo stantio, attaccato alle ideologie da portare su ed urlare come alibi “IO SONO GIUSTO!” “IO SONO UNO CHE CREDE”… poi alla prova dei fatti nessuno è mai solidale al punto di rinunciare a qualcosa per aiutare il prossimo “IO ti aiuto, ma non voglio rimetterci…”
Chi aiuta davvero non presenta il conto dei propri diritti come scusa per non aiutare gli altri.
Ma fatemi il piacere, siamo marci, vecchi stantii, altro che berlusconi, il male siamo noi, è di pietro, è grillo è franceschini è TUTTO.
I peggiori sono quelli che si inneggiano a migliori, sono quelli che hanno certezze… che certezze puoi avere oggi???
Ancora con le convinzioni di che?
Ci vuole una catarsi, se no tutto continuerà, tristemente uguale.
Cmq tra poco ci sono le elezioni no?
Quindi si risolverà tutto, non è questo che dite sempre?
“Il voto è un diritto! Il voto è garanzia del diritto!”
Da noi vontano in tantissimi… eppure i miei diritti io li sento sempre violati giorno per giorno.
Sfogo off.
Torno a lavorare in questo cazzo di paese.
tendenzialmente la vediamo allo stesso modo, purtroppo, l’unica differenza è che tu definisci ideologia l’italico “chiagni e fotti”.
Probabilmente è corretto, ma si conferma il suo primato: nessuno prima d’ora era mai riuscito a tirarsi dietro un popolo su queste “basi”.
Non so, è come iscriversi ad una gilda di truffatori: ci saranno delle regole? se ne può chiedere il rispetto? ci sono arbitri che le applicano? Sembra più uno di quei dilemmi logici stile “io mento sempre” che un qualcosa di reale…invece è la cd. società italiana.
FA-VO-LO-SO, dai prendiamola a ridere, altro che ai confini della realtà, qua siamo laddove nessun uomo è mai giunto prima.
Ma secondo te,data la qualità dei fagioli, questa è la miglior zuppa che si può cuocere, o ci si è messa pure la categoria dei cuochi e dei camerieri a rovinare il piatto?
Secondo me, con i fagioli scaduti puoi fare solo una cosa, usarli come concime per piantine nuove di fagioli.
Non ci resta che autosopprimerci.
Vuol dire che faremo venire la semenza dei fagioli nuovi da fuori.
NO ce n’è bisogno, siamo già in estinzione.
Processo naturale.
Autoadattamento.
Auto organizzazione dell’universo che aumenta la sua complessità nel tempo.
La nostra scomparsa sarà il risultato della retroazione da noi stessa attivata.
Come godo.
Masochista!
Beh, ho fatto un progresso da qualunquista a masochista
non vorrei equivocare sulla similitudine…diciamo che i fagioli sono quello che sono, scadenti, ma non è che i cuochi si siano impegnati più di tanto a trarne fuori qualcosa di commestibile.
tra 2.000 anni studieranno quest’epoca con lo stesso stupore con cui noi studiamo i costumi degli antichi egizi o leggiamo i libri di fantascienza più “arditi”.
E non ci capiranno nulla.
Ma la meta finale della manipolazione è sempre l’alterazione della coscienza.
L’informazione è soltanto il mezzo per arrivarci.
Sulle idee la penso un po’ come Oris: anche quella di Berlusconi, di privilegiare il suo proprio particulare, è un’idea.
Neppure nuova, se la denunciava già Guicciardini.
Neppure la peggiore di quelle che abbiamo avuto la ventura di conoscere.
Per esempio meno pericolosa, in termini di risultati, dell’idealismo romantico di Fichte, Schelling ed Hegel, che pure sembrerebbe infinitamente più alto e nobile.
Gli ideali troppo alti non sono alla portata dell’uomo, faremmo bene a tendere a obiettivi raggiungibili, alzando la mira ogni volta raggiunti, invece di puntare a mete irraggiungibili che non tengono conto della parte auto-conservativa dell’uomo.
Diffido dell’etica irraggiungibile, diffido di chi propone alti valori con le parole e non con i fatti, diffido chi dice “io ho fatto, io sono bravo” perchè penso che se avesse fatto abbastanza non avrebbe bisogno di rimarcarlo…
Insomma, è l’ora del pragmatismo, metterei da parte ogni ideale o dogma o credo tranne quello dei diritti dell’uomo e del rispetto della libertà altrui, arriverei al punto di eccesso di vietare di credere incondizionatamente a qualcosa/qualcuno per più di sei mesi
Ci vuole davvero spirito critico e diffidenza, insieme a propensione alla collaborazione, anzi io metterei su una specie di antagonismo della collaborazione: al posto del’invidia del pene e suoi derivati proporrei il nuovo modello “è piu fico chi aiuta di più il prossimo a stare meglio, chi attiva più sinergie a lungo termine”.
Ma sì, lo so, sono utopie al pari di quelle vecchie che disprezzo… si fa per chiaccherare…
Non male spirito critico, diffidenza, collaborazione.
Dobbiamo scoprire qualcosa per tenerle insieme.
vero, ma mi piace il tuo sproloquiare.
Io l’ho sempre definito egoismo intelligente: rispetto gli altri, anzi, cerco, entro i miei limiti, di dare affetto a chi mi sta vicino perchè spero di attivare quelle che tu hai battezzato sinergie positive, il che dovrebbe consentirmi una qualità della vita decisamente migliore di quella che otterrei se indirizzassi le mie energie nel prevaricare e nel competere.
Fra l’altro è ragionevole pensare che siano in molti a pensarla così, il punto è che questi non si notano, i “berluscones” sì, alla grande.
Sai che c’è? Molti furboni che incontro sicuramente mi ritengono un fesso che non ha capito nulla della vita; ma è reciproco, si fottano, io vado per la mia strada.
concordo su quanto dici di Hegel e compagnia, ma quello che trovo assurdo è che Hegel, o hitler o Stalin o Mao erano portatori di ideologie devastanti e totalitarie, ma almeno erano portatori di un qualcosa in grado di toccare le corde dell’animo di molti individui…qui siamo invece alla dissoluzione dell’uomo come animale politico: niente più ideali (o, peggio, ideologie) capaci di creare solidarietà fra individui (si intende solidarietà fra alcuni CONTRO altri) ma solo individualismo sfrenato e sostanzialmente miope perchè si torna allo stato di natura dell’homo homini lupus.
E’ lo scioglimento del contratto sociale, nichilismo allo stato puro…se ci pensate è molto beffardo che un movimento che comunque si riempie la bocca di “legge e ordine” in ultima analisi sia il manifesto del nichilismo anarchico che Bakunin al confronto sembra Mussolini.
Più ci penso più mi vien da ridere, dai…
Il fatto è che le corde dell’animo di molti, troppi, sono state pizzicate a casaccio (ad essere buoni), per troppo tempo.
E’ naturale che alla fregatura segua il disincanto.
Quando capita bisogna rassegnarsi e ripartire dal basso.
Ti ricordi l’episodio del gatto di Moravia, mi pare fosse “La noia”, al quale avevano sottratto enne volte la ciotola? Alla fine, malgrado non si fosse ancora cibato, non si muoveva più dal suo angolo.
no, non lo conoscevo, ma mi sembra un episodio molto istruttivo…grazie dello stimolo.
E’ stata una gradevole chiaccherata.
Grazie a te.
piacere mio…
L’unica differenza che vedo da quando il Macchiavelli scrisse quei testi ad oggi è che ora la popolazione usa il sapone….mamma mia, è il mio io qualunquista?
E perché dovrebbe essere qualunquismo?
Berlusconi machiavellico…Lui, il principe de noantri, leggendoti commenterebbe :”mi conshenta, egregio sig. FMA, di ringraziarla…grazie al suo contributo il popolo saprà (come per Gesù detto il Cristo)che “antiche scritture” parlavano di Me!”
Per il resto penso che nel tuo accenno iniziale all’etica “per tutte le stagioni” e alle virtù (estranee alla politica) tu abbia messo in evidenza il dramma del nostro Paese.
Non esiste un ethos comune.
L’impegno politico (per il quale è costitutiva da dimensione della testimonianza,della coerenza, della responsabilità, del rispetto reciproco, della concretezza e progettualità), come esaustivamente descrivi, è ridotto ad un teatrino di disinvolta presunzione, incoerenza, e soprattutto vanità pessima espressione della volontà che ricerca e detiene il potere come fine a se stesso.
Noi, il popolo, incapace di vivere il nostro Stato/stato come compito comune ;oggi, più che in altri tempi, privo di una formazione ai valori della democrazia…
Luna
L’impegno politico dovrebbe essere ciò che dici tu, in realtà non lo è.
Non lo è mai stato come fenomeno diffuso, se si escludono poche figure isolate, sistematicamente celebrate nel centenario della loro morte.
La politica vera deve tenerne conto nell’immaginare i suoi modelli.
Se non vuole votarsi al fallimento.
Premesso che Niccolò Machiavelli scrisse “Il principe” con espressa dedica a Lorenzo de’ Medici, per ingraziarsi appunto il figlio di quel Piero che lo aveva esiliato (molto machiavellico insomma) è altrettanto vero che il saggio scrisse anche che:
“Coloro i quali, da semplici cittadini, diventano principi soltanto grazie alla fortuna, lo diventano con poca fatica, ma devono poi penare per restare al potere ”
E non state a commentare che la fortuna aiuta gli audaci
L’articolo è molto arguto ed altrettanto ironico ma forzatamente analogistico con lo scritto rinascimentale e con i tempi, per non parlare del fatto che i Medici saranno stati anche dei “principi” interessati ma furono anche dei mecenati meravigliosi ed attenti alle esigenze di tutti, non solo di se stessi come il nostro signor B.
La cosa che rattrista è, ancora una volta per quanto mi riguarda, che allora il popolo era ciò che era, per lo più ignorante come capre, analfabeta e spesso conduceva una vita pressoché selvaggia intenta solo a trovare il pane quotidiano (altro che “Non ci resta che piangere”) mentre oggi anche se in linea molto generale non è così e nel nostro paese ci sono milioni di concittadini-struzzo che tirano fuori la testa dalla sabbia solo quando ne hanno un tornaconto (non fanno altro che prendere esempio insomma).
Nel simpatico scritto si legge poi, giustamente, che il truffatore troverà sempre qualcuno che si farà truffare. Vero. Ma ciò che allora poteva accadere molto semplicemente viste le scarsissime possibilità di erudizione (a difesa dalle “truffe” che trovano nell’ignoranza prede facilissime) oggi non è più.
E allora non resta che rispondere ai mille perché con ciò che Napoleone diceva: “E’ il popolo che si sceglie i propri tiranni e li idolatra finché fa loro comodo”.
Non io, non la maggioranza di chi scrive e legge da queste parti…ma, ahimè, qualcuno lo ha scelto per noi e lo terrà “in vita” finché farà loro comodo.
Non mi pare sia il caso del nostro principe, se mai dei suoi valvassori.
Nè mi pare che in questo momento, a quindici anni dall’ascesa al soglio, incontri queste grandi difficoltà a mantenerlo.
Che la cosa rattristi ci può stare, ma non sposta la questione.
Resta poi da dimostrare che l’alfabetizzazione di massa abbia reso le coscienze più difficili da manipolare.
A giudicare dalla cronaca quotidiana non si direbbe.
Tu per primo non sembri esserne convinto, se salvi i lettori di MC e pochi altri.
Già. Mi autocontraddico pare
…sarà il segno di questi tempi così contraddittori?