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Elogio del Dubbio

23 agosto, 2008 di Fully  
Archiviato in Meccanica delle Cose



Credo proprio di essere guarito.

Ho passato i nove decimi della mia vita in preda ad una sindrome perigliosa. Ben più grave della pressione alta (con cui riesco più facilmente a convivere) la malattia di cui ho sofferto così a lungo è la sindrome da carenza di incertezze. Bene, ora mi pare di averla debellata: sono meravigliosamente, deliziosamente pieno di dubbi.

E mi sento infinitamente meglio. Non devo mettere a posto ogni pezzo del puzzle della vita. Mi sono reso conto del meraviglioso proliferare delle infinite tonalità di grigio che si interpongono tra il bianco e il nero. Non devo più lottare con la coerenza. Posso tranquillamente discutere con chiunque e su qualunque tema senza pretendere di avere ragione. Anzi. Quando qualcuno mi dà ragione senza che mi convinca che ne sia convinto lo guardo con un po’ di sospetto: avrà capito che la mia è solo un’opinione e che spero tanto che qualcuno mi dia motivo per migliorarla, anche se dovessi modificarla fino a sovvertirla?

Dunque sia lode al dubbio.

E già, come al solito avevano ragione gli antichi. “Krisis”, così chiamavano nella Grecia – culla della filosofia occidentale – lo stato mentale che ti consente di giudicare e scegliere. “Dialettica”, così definivano lo scambio di idee che, partendo da posizioni distanti, talora apparentemente inconciliabili, arrivava a produrne una modificazione più o meno incisiva con soddisfazione e crescita intellettuale di ciascuno.

E infatti, ditemi voi. Esiste anche una sola tematica sulla quale possiamo parlare di certezza assoluta?

Forse in tema religioso? Mai e poi mai: specialmente oggi che sembrano essere tramontate le certezze perfino per i temi religiosi che hanno attraversato solidamente i millenni. Basta chiedere “cosa credi che ci sia dopo la morte?” e perfino da coloro che si sentono associati ad una medesima confessione ci si sentirà rispondere in decine di modi diversi.

Forse in tema scientifico? Suvvia, non scherziamo. La scienza sembra fatta apposta per mettersi in continua discussione. Il progresso scientifico è sempre figlio del dubbio, di gente – Galileo, Keplero, Copernico, Newton, Darwin fino a Fermi o ad Einstein e chi più ne ha più ne metta – che non si è distesa supinamente sulle “certezze” del suo luogo e del suo tempo, ma le ha analizzate senza pregiudizio, senza timore di rovesciarle. E grazie alla curiosità che è figlia del dubbio, è riuscita a dare all’umanità altri punti di vista.

E che dire delle certezze in campo biologico? Fino a qualche tempo fa si diceva: le uniche certezze sono la nascita e la morte. Oggi discutiamo animatamente su qual’è il momento in cui si manifesta la vita, e talora non sappiamo esattamente tracciare il limite tra la vita e la morte: a volte riusciamo a spostarlo innaturalmente (e immotivatamente?) in avanti.

Ed in tema politico-economico-sociale? Mah, tramontata l’era delle ideologie, il modello neo-liberista fa acqua da tutte le parti, quello socialdemocratico gli si aggrappa per non cadere. Nessuna ricetta nell’era della globalizzazione sembra esente da difetti, nessuno sembra meritare una fiducia piena, ogni certezza viene messa in dubbio ad ogni crisi delle borse o del petrolio.

E nei rapporti di interrelazione? Nella comunicazione? Ma quando mai! Provate a fare un gioco: riunite una decina o più di persone e chiedete loro, a turno e velocemente, qual’è il primo pensiero a cui associano un termine molto comune, ad esempio la parola “casa”. Vi sorprenderà sentire che ad un termine così semplice e comune ciascuno nel proprio immaginario associa visioni differenti. A me è capitato di sentire rispondere: “un tetto spiovente”, “la poltrona del salotto”, “mia moglie”, “un piatto di pastasciutta”, “il letto dove dormo”, “la mia famiglia” e così via.

Quanto può essere policroma la vita, e quanto mi pare limitato, perfino sfortunato, oggi, colui che si limita a vederne un solo colore! Mi ritrovo perfettamente in questo pensiero di Karl Popper:

Ogni qualvolta una teoria ti sembra essere l’unica possibile, prendilo come un segno che non hai capito né la teoria né il problema che si intendeva risolvere”.

E sono arrivato a credere – ma probabilmente esagero – che colui che si accalora per dimostrare di aver ragione, e strepita per cercare di convincervi, alla fin fine lo faccia soprattutto perché ha paura di abbandonare le certezze cui si aggrappa per poggiarvi sopra il senso della propria esistenza .

Un tempo ritenevo che l’intelligenza consistesse – etimologicamente – nella capacità di scegliere la migliore tra infinite soluzioni possibili. Oggi credo che la vera intelligenza stia nella capacità di percepire la propria relatività. Noi non siamo un’isola, siamo come siamo in virtù di ciò che avviene intorno a noi, siamo come siamo in virtù del nostro vissuto, che è un vissuto di interrelazioni che in qualche modo ci hanno condizionato. Nessuno più – io credo – può illudersi di crearsi un “proprio” futuro autodeterminandosi a prescindere dalle proprie condizioni al contorno.

Siamo nel bel mezzo del relativismo. Nulla è certo, tutto può essere rimesso in discussione, negoziato, contrattato, anche i valori fondamentali, come la giustizia e la libertà. E’ il mondo di oggi, non c’è da stupirsene. Ed io, aduso a disdegnare di seguire le mode, per una volta nella mia vita sto seguendo in pieno e con soddisfazione questa sorprendente – almeno per me – “novità”. E il bello è che non mi dispiace affatto: anzi.

Insomma, sono molto orgoglioso dei miei dubbi.

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Comments

38 Risposte a “Elogio del Dubbio”
  1. ugasoft scrive:

    nelle tue parole leggo l’ammissione di una sconfitta.

    io (sarà che son più giovane?) resto orgogliosamente in quei nove decimi della mia esistenza in cui colleziono certezze, e non poche. sulle mie certezze ci costruisco presente e futuro. saranno le “mie” certezze, ma sono fortemente convinto che in alcune c’è qualcosa che mi va di chiamare verità. Il fatto che N persone la pensino diversamente uno dall’altro non è necessariamente indice di relatività, talvolta è semplicemente mancanza di conoscenza e imbarazzo nello starsi zitto. purtroppo uno dei problemi principali è che pochi sanno starsi zitti quando non hanno sufficienti strumenti per esprimere una propria opinione…

    • ilBuonPeppe scrive:

      Scusa se ti rigiro la tua frase.
      “Il fatto che N persone la pensino diversamente uno dall’altro non è necessariamente … mancanza di conoscenza e imbarazzo nello starsi zitto” ma la dimostrazione che non esiste UNA sola verità, che quello che è meglio per uno non è meglio per tutti, e così via.
      Non so se sia una questione di età, comunque ti auguro di crescere in fretta ;-)

      • ugasoft scrive:

        continuo a non essere daccordo con te. La frase che “mi hai rigirato” non dimostra niente. Parlo di necessità di certezze e desiderio, necessità, di condividerle.
        Parlo di limitazione altrui (o propria arroganza, se vogliamo) nel non capirle, parlo del fatto che se tu ed un non vedente non siete daccordo sul fatto che un fico è verde, non vuol dire che ci sono tante verità: vuol dire che lui è cieco.
        penso, o meglio presumo, forse con arroganza, di essere cresciuto fin troppo in fretta.

        • Oris scrive:

          Fare il paragone con il cieco ( e con il suo non vedere che è Oggettivo) è di nuovo fuorviante: le verità Soggettive non sono così provabili, ne assumibili come vere o false con leggerezza…

          Le verità oggettive sono diverse da quelle soggettive.

          Le persone più “sagge” di norma sanno ascoltare e visto che la gente spesso invece ha voglia di “dire”, sono costrette a tacere di più degli altri.

    • Oris scrive:

      Io invece ho imparato che di solito chi ha più cose da dire è anche quello che parla meno… come è strana la vita :)

      • ugasoft scrive:

        non sono daccordo nemmeno con te… aho, oggi me girano, che volete? :mrgreen:

        Martin Luter King parlava una cifra, Ghandi parlava tantissimo, Gesu Cristo nun se stava zitto un secondo!!

        …è solo che chi parla poco crea più aspettativa, diciamo che ha “i tempi filosofici”

        almeno io la penso così

      • Francesca scrive:

        verissimo, l’ho constatato anch’io. Sarà un caso? :mrgreen:

  2. ff scrive:

    Io la vedo così: la verità assoluta esiste, siamo noi che siamo persuasi, deviati, incapaci di riconoscerla. L’enigma del bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno è un falso problema, perché ci viene posto in una maniera per cui non possiamo dare una risposta univoca. Si potrebbe superare per esempio rispondendo con la misurazione del liquido. Metodo scientifico. Ma non sempre è possibile e non sempre la scienza può rispondere ai nostri dubbi. Per esempio tutti gli scienziati che hai citato, tranne Darwin e forse Fermi, erano profondamente religiosi. Io ci potrei aggiungere anche Pascal, per esempio.
    Il dubbio è alla base della ricerca, ma questa ricerca potrebbe essere più lunga della nostra stessa vita o perché in fondo non abbiamo abbastanza intelligenza per coprire tutto il campo dello sciibile umano e dobbiamo per forza fidarci, perché siamo in fondo esseri sociali. Ed è qui che ci fregano.
    Io non avrei paura delle idee, ma di chi ce le sta vendendo.

  3. Sara scrive:

    Che grande che sei Fully!
    Io invece nelle tue parole non vedo una sconfitta, anzi vedo un traguardo da cui partire ancora una volta. Pensa che poco tempo fa ho pensato anch’io più o meno le stesse cose, incredibile la quantità di cose che non riusciamo a discriminare. Ma è proprio bello comunque cercare un equilibrio tra le varie ipotesi possibili, e tra quello che è giusto e sbagliato, o tra il vero e il falso, per poi accorgersi che non esite un equilibrio univoco.
    E la cosa incredibile è che con questo “sistema” si può imparare da qualsiasi conversazione o ragionamento.
    Insomma, hai proprio ragione, questo è relativismo. Ma non ha l’accezione negativa del relativismo morale di cui tanto si parla, quella cosa comoda che tutti detestano perchè tutti mettono in pratica.
    Questa è una delle poche parole che finiscono in -ismo che mi piace, perchè consente una dinamicità di pensiero, consente di non cadere sotto la trappola di due o tre dogmi buttati lì, consente elasticità mentale e permette di capire che in fondo siamo piccoli piccoli, e non capiamo tanto del mondo che abitiamo, cioè è compatibile con l’umiltà. Ha ragione Feynman: siamo come un insetto su un tavolo che vede in due dimensioni e non percepisce l’altezza, per cui se uno copre la lampada sopra il tavolo con una mano noi vediamo solo un’ombra che si ingrandisce o si riduce, non capiamo il perchè e come sia possibile.

    Sara post: Il medagliere e altri numeri olimpici

  4. ilBuonPeppe scrive:

    Dì la verità Fully, ti sei messo d’accordo con Oris (il suo articolo di ieri sembra quasi una premessa a questo) per fare una discussione a puntate ;-) ?
    Comunque sono assolutamente d’accordo: chi pensa di essere nel giusto non va a cercare oltre. Qualcuno dovrebbe spiegarlo a Benny…
    Non mi ricordo più dove l’ho letta: “le persona ragionevoli adattano sè stessi alla situazione, quelle irragionevoli tentano di adattare la situazione a sè stessi; quindi il progresso dipende dalle persone irragionevoli”.

  5. F. Maria Arouet scrive:

    Il percorso di ciascuno di noi, con tutte le devianze possibili, solitamente non fa che ripetere il percorso stesso dell’umanità, per quel poco che ci é noto.
    Prima il mito, poi il logos, poi il metodo scientifico ed il postulato di oggettività, vale a dire il rifiuto sistematico della certezza di poter pervenire alla conoscenza mediante l’interpretazione dei fenomeni in termini di cause finali, cioè di “progetto”.
    Tra l’uno e l’altro nessuna soluzione di continuità, ma un confuso convivere, un continuo intrecciarsi, punteggiato da illusorie resipiscenze destinate a scomparire rapidamente, come fuochi d’artificio nel buio di una notte estiva.
    Molti hanno cominciato il loro percorso smettendo di credere a Babbo Natale, continuando tuttavia a credere a Gesù Bambino, solo per poter cominciare a credere alle affinità elettive, o al sol dell’avvenir, o a qualsiasi altra cosa in grado di fornire risposte certe e definitive. Non di rado a tutte queste cose insieme, magari già frequentando biologia, o fisica all’università.
    Poi, col procedere degli anni, la stessa fatica di tenere insieme tante incongruenze, ove forze diverse non vi si oppongano, agisce da decantatore, costringendo la mente ad abbandonare l’indifendibile.
    Perchè tutto ciò che esiste nell’universo é frutto del caso e della necessità, come diceva Democrito, dunque anche gli esseri umani. Ma soprattutto le loro idee, dunque anche le loro certezze, darwinianamente dotate della proprietà di invarianza, capaci di conservare le perturbazioni introdotte dal caso, subordinandone il successo al gioco della selezione naturale, che funge da necessità.
    Benvenuto tra i vecchi, Fully.

    • Oris scrive:

      Quindi è un passaggo che ti fa entrqre nei “vetusti”? Ma se ci sono un casino di anziani testardi! :D

    • ilBuonPeppe scrive:

      Perchè tutto ciò che esiste nell’universo é frutto del caso e della necessità, come diceva Democrito, dunque anche gli esseri umani

      Detta così, questa è una verità; ma non è dimostrabile, quindi scientificamente non vale niente. Esattamente come pensare che un dio abbia creato l’universo con un disegno preciso.

      ilBuonPeppe post: La corruzione: un ricordo del passato

      • Oris scrive:

        Ok, ritiriamo il dubbio e mettiamo “ragionevole dubbio” (quindi con i limiti umani inclusi come plug in).

        Il dubbio in se comprende anche la componente “rifletto”, ho un dubbio, rifletto su ciò che me lo ha fatto venire, sono aperto ad imparare.

        Poi è chiaro che si parte da qualche assunto, ma di solito si mantiene una certa selezione, lasciando la qualità di assunto a cose oggettive.

        La verità in caso di pensieri, religioni, persone è molto più difficile da individuare da quella oggettiva della fisica.

        • ilBuonPeppe scrive:

          Concordo. In fisica, ed in generale nelle scienze, la verità oggettiva può essere più o meno difficile da individuae, ma è di solito possibile. Negli altri campi (in particolare nella religione) è spesso impossibile.
          Credo però che il rapporto causa / effetto che individui nella relazione dubbio / riflessione vada esteso.
          Io rifletto, quindi dubito, e siccome dubito rifletto per comprendere; e si innesca un circolo virtuoso senza fine. Un circolo anomalo perchè ha un punto di ingresso ben definito, che non è il dubbio, ma la riflessione.
          Infatti, solo riflettendo possono maturare i dubbi, mentre chi non riflette di solito ha solo certezze.

      • F.Maria Arouet scrive:

        L’evoluzione darwiniana e la biologia molecolare, per dirne due, si fondano sulla teoria del caso e della necessità.
        Questo non vuol dire che sia una verità assoluta (per definizione nessuna “verità” scientifica lo è, mai), se mai un’ipotesi che spiega meglio di altre la varietà dei fenomeni in cui siamo immersi, per esempio meglio della teoria secondo cui un dio avrebbe creato l’universo per un suo preciso disegno e noi a sua immagine e somiglianza.
        Nessuno che sappia fare di conto negherebbe mai che 377773221425 sia un numero più grande di 2 e tuttavia non lo confonderebbe mai con infinito. Soltanto un poeta lo potrebbe fare.

  6. gunnar scrive:

    Certo che dovendosi discutere sulla veridicità delle verità e sulla relatività delle veridicità ne avete dette di cose su cui riflettere…
    Gunnar

  7. per similitudine di temi argomenti e punti di vista cito questo bel post

    http://scrittidigetto.blogspot.com/2008/08/dio.html

    grazie per lo spunto di riflessione

  8. lupoalburnino scrive:

    Caro Fully:
    “E sono arrivato a credere – ma probabilmente esagero – che colui che si accalora per dimostrare di aver ragione, e strepita per cercare di convincervi, alla fin fine lo faccia soprattutto perché ha paura di abbandonare le certezze cui si aggrappa per poggiarvi sopra il senso della propria esistenza”.
    Da quasi tutti i commenti letti mi è sembrato un accalorarsi “accalorato” per dimostrare di aver ragione, quindi quasi tutti non avrebbero dubbi.
    In un mio commento recente su MC ho scritto:”Tra i tanti miei difetti il più grave è il dubbio”.
    Ho letto il tuo post e, forse perchè sono anziano anch’io, mi sono rincuorato. Mi sono detto che i miei dubbi non appartengono aidifetti, anzi sono una qualità.
    Vorrei solo aggiungere, senza citare nomi altisonanti di personaggi illustri, che spesso si arriva ad una quasi certezza o, se volete, ad una certa verità solo attravreso il dubbio. Non solo: è solo attravreso il dubbio che si prova e si riprova e si scoprono cose nuove e interessanti.
    Naturalmente il dubbio è soggettivo, quindi è anche produttivo per se stessi e per gli altri, perchè permette al dubbioso di accettare di ascoltare e di parlare con gli altri e forse ne accetta le conclusioni.
    Il “nosce te ipsum” romano, ma di origine socratica, altro non fa che creare il dubbio nella coscienza degli uomini per non sentirsi semidei. Sono proprio i semidei umani a commettere le più gravi offese all’umanità e agli altri. E neppure qui voglio fare nomi!
    Un ultimo consiglio, modesto a dire il vero soprattutto per chi legge i ponderosi libri dello scibile umano: leggete “Il dubbio” di Luciano De Crescenzo. Forse va ricredere sulla “inutilità” del dubbio!
    Sia chiara una cosa, però: anche nello scrivere ciò che ho scritto ho il forte sospetto di essere in dubbio!

  9. ludo scrive:

    Dubitare sempre delle persone che non hanno dubbi….
    Poi certo, non si puo’ dubitare all’eccesso. A volte bisogna saper arrivare a un punto, giusto o sbagliato che sia (e questo non e’ sempre facile saperlo).
    Altrimenti non si va avanti.
    Bell’articolo, ciao!

  10. Marcoilbuono scrive:

    E’ un discorso pericolosissimo da fare in questi tempi, questo non vuol dire che sia vietato.
    In tv e sugli organi di informazione fanno qualsiasi cosa per convincerci che mettere in discussione tutto è giusto.
    Vi ricordate come avete abboccato andando dietro ai dubbi di ferrara?
    Dove sono quelli che parlavano di omicidio? Lasciamo stare, torniamo alla discussione, a chi giova mettere tutto in discussione?a che serve mettere tutto in discussione?
    Risultato: una massa informe di rincoglioniti che non si ribella agli attacchi alla magistratura, non si ribella alle centrali nucleari sotto casa, non si ribbella all’esercito nelle strade, non si ribella se esponenti politici italiani mostrano bellamente il dito medio, si puliscono il culo con la bandiera,non si ribellano se le vallette dimostrano di non saper guidare un ministero,non si ribellano di pagare migliaia di euro a deputati come cuffaro…
    Non si ribellano perche’ tutto può essere messo in discussione.
    A qualcuno può sorgere il dubbio che cuffaro possa essere un buon senatore.
    Grazie, grazie tante.

    • F.Maria Arouet scrive:

      Se dobbiamo parlare di pericolosità il tuo é un discorso assai più pericoloso.
      Se il primo, concedendo all’opinione contraria il beneficio del dubbio può sottrarla alla sanzione del giudice, il secondo, il tuo, rimetterebbe Giordano Bruno alla mercè dell’inquisizione, Got mit uns sulle cinture, gli oppositori nei gulag per la rieducazione.
      Per citare le prime tre cose che mi vengono in mente. Lascia perdere.

      • Marcoilbuono scrive:

        Sinceramente non capisco quello che scrivi per miei problemi linguistici, quindi non posso risponderti, studio e poi torno.

        • F.Maria Arouet scrive:

          Ho solo voluto dire che tra i due atteggiamenti, quello di chi dubita d’aver ragione e quello di chi è convinto d’avercela, il più pericoloso è il secondo, il tuo.
          Perché è l’atteggiamento che ha portato l’Inquisizione a condannare Giordano Bruno per le sue idee, la Wermacht a scrivere Dio è con noi sulle proprie cinture, e Stalin a rinchiudere nei gulag i propri oppositori.
          Spero d’averti risparmiato una fatica.

          • Marcoilbuono scrive:

            Vista la forza con cui esprimi i tuoi concetti, sai di aver ragione o ne dubiti?
            Io,semplicemente non la penso come te.

  11. Oris scrive:

    Mah, per me esageri, comunque preferisco veramente il dubbio alle certezze, specie in politica. In politica si sceglie, non si propinano verità.
    Inoltre essere certi di qualcosa non significa essere certi della cosa giusta, quindi i danni non sono esclusi nemmeno per i portatori di certezze ;)

    Inoltre sono sempre stati i dubbiosi a fermre gli hitler non certo quelli “sicuri”… capisci amme..

    Chi propina verità si avvicina al fascismo o al totalitarismo, finisce prima o poi per mettere fuorilegge le idee diverse.

    La libertà costa, sopratutto inprecisione, imperfezione, accettazione delle differenze, anche nelle idee o nelle onclusioni, anhe nlla accettazione del fatto ch el’altro abbia “torto” :D ..

    Parere mio.

    • Marcoilbuono scrive:

      Vivessimo in un paese normale il tuo discorso non farebbe una piega, ma da più parti si legge che con il governo in carica rischiamo il fascismo, il totalitarismo, eppure come ho gia illustrato abbondantemente, non fanno altro che insinuare dubbi.
      Credo quindi che nello specifico italiano, questa tesi non risulti valida.

  12. lupoalburnino scrive:

    Oris, bravo! Vedi che qualche volta siamo d’accordo. Nel mio commento non ho fatto i nomi di Hitler, di Mussolini, di Stalin per non privarti del piacere di farli tu. Potremmo andare anche molto lontano, nell’antica Grecia, a Roma, in Persia, ecc. e troveremmo uomini che hanno portato molti “lutti agli Achei”, al mondo o al loro mondo proprio perchè non avevano dubbi sulla loro grandezza e sul loro potere.
    Il dubbio fa riflettere, fa anche sbagliare sia chiaro, fa stare male, ti fa sentire un imbecille come tante volte succede a me (ma può darsi che lo sia sul serio), ma evita spesso di commettere errori irreparabili. Il dubbioso valuta le varie conseguenze, le varie possibilità, i vari impatti, poi forse decide, spesso per il meglio, qualche volta sbaglia e sono cavoli suoi, ma almeno cerca di non produrre male, naturalmente, essendo il dubbioso anche egoista, prima a se stesso e poi agli altri.
    Se non ci fosse il dubbio ragioneresti con te stesso?
    E’ un bel rebus il dubbio!

  13. Oris scrive:

    Io sono un uomo del dubbio: vitriolum

  14. Francesca scrive:

    Grande Popper e grande Fully!
    Non credo che tu pensi che questa sia una sconfitta.
    Io come Sara la vedo come un punto di partenza della serie “ragioniamo assieme, mettiamo sul tavolo le ns.verità e i ns.dubbi ma partiamo dal presupposto che io non ti devo convincere di nulla”

    Come sempre Oris ha le sue dubbiose verità alle quali mi accodo. ;-)

  15. gda scrive:

    Non ho dubbi circa l’utilità del dubbio, che non è il contrario della verità, ma un omaggio che le si fa a partire dal riconoscimento che la conoscenza umana non è mai una conoscenza perfetta…
    Il dubbio è anche tolleranza, e per tolleranza non si intende non imprigionare, “bruciare” o smettere di picchiare chi non la pensa come noi, ma ipotizzare che chi la pensa diversamente possa avere un gradiente di verità superiore al nostro, a queste condizioni è possibile il dialogo e una convivenza civile (democratica).

    Luna

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