Elogio alla censura sul web 24


Un giorno Tizio e Caio erano andati al bar sotto casa a farsi due birre. Nel locale incontrarono anche Sempronio e il signor X con i loro amici. Siccome c’era appena stato il derby, partì quasi subito una discussione sulla partita, che vide divisa la combriccola. Da lì si arrivò agli insulti, nel bar c’era una caciara che non s’era mai vista. Una delle amiche di Sempronio, che si era trovata in mezzo anche se del calcio non gliene fregava niente, si era offesa e aveva dunque chiamato la polizia. La polizia, arrivata nel bar, tirò su un casino riguardo il rispetto delle persone e decise di vietare gli insulti in quel locale. Da quel momento, come scappava una parola di troppo, il malcapitato veniva buttato fuori a calci nel sedere e sulla porta d’ingresso veniva appesa la sua immagine barrata con su scritto “io non posso entrare”. La porta era piena, dovettero intasare di cartelli anche il muro circostante. Il bar, invece, era pieno di ipocriti. E anche di ladri, visto che loro non venivano banditi dal locale.

Nel bar di Roberto Saviano sarebbe abbastanza normale che accadesse una cosa del genere. S’interroga infatti sulla riflessione di Mentana sui social network: “Se il bar che di solito frequenti inizia a essere luogo di ritrovo per persone che non ti piacciono, che fai resti o cambi bar?”. La questione è molto semplice: o resti, o cambi bar. Ma padre Saviano opta piuttosto per la terza opzione, visto che verso metà sermone arriva a questa conclusione:

è giusto bannare chi usa i commenti per fare propaganda, chi ripete sempre lo stesso concetto quasi a fare stalking, chi  –  ad esempio  –  dice di conservare una bottiglia di champagne da aprire il giorno della mia morte, chi dice di avermi visto a bordo di una Twingo rossa o una Panda verde a Caivano o a Maddaloni sottintendendo che non è vero che vivo sotto protezione.

Mi chiedevo, in effetti, quale fosse il problema di andarsene dal bar frequentato da gente che non ci piace (o cui noi non piacciamo?), ma da quanto si evince dalla frase successiva e da quella che conclude la predica è chiaro che al bar ci si va per la fama e se viene infangata dagli altri avventori non è buona cosa:

Agli estremisti della rete che obiettano: “ma questa è censura”, rispondo che chi vuole può aprire una sua pagina per insultarmi, ha l’intero infinito web per farlo.
Chi vuole usare il network solo per fare bullismo mediatico potrà aprire il suo personale fight club, senza nutrirsi  –  come un parassita  –  della fama degli altri.

Caro Saviano, quest’ultima frase trasborda di avidità. Sembri così avido della tua celebrità da rosicare spropositatamente se qualcuno prova a camparci sopra a modo suo. Dovresti imparare qualcosina dal signor Berlusconi, che perlomeno non è tanto permaloso! A proposito di Berlusconi, sembra che tu abbia un momento invertito i termini di causa ed effetto:

I commenti biliosi degli utenti di Facebook e Twitter portano solo bile e veleno nelle vite di chi scrive e di chi legge. Purtroppo questa entropia del linguaggio sta contagiando anche la comunicazione politica

A Savià, ma ‘ndo vivi? ‘ndo hai vissuto tutto ‘sto tempo? Ok che la Gomorra è un mondo a parte e tutto il resto, ma forse se potrebbe convenì che è la politica a portare “solo bile e veleno” nelle vite di chi campa, e che purtroppo “l’entropia del linguaggio” sta contagiando anche la comunicazione popolare.

Se è vero quanto dici, che “Non è libertà  –  tantomeno libertà di stampa  –  insultare. È diffamazione” allora prendi e denuncia per diffamazione chi ti pare. Ma ho l’impressione che qua si voglia troppi diritti (quali il diritto a non essere “insultato”) senza avere la minima voglia di muovere un dito.

E questo vale anche per noi popolo della rete. Ecco perché sarei felice se censurassero il web: perché nel web muore la nostra vita reale e la nostra possibilità di agire. Toglierci il web, censurarlo in maniera rilevante senza la nostra approvazione, sarebbe un’arma che si rivolterebbe proprio contro i nostri governanti, ed è per questo che sono convinta anche che non faranno nulla di concreto o clamoroso. Tutto fumo, niente arrosto. Come sempre.


Informazioni su Gilda

I governi non mi piacciono in generale, che siano produttivi o fallimentari. Non mi aggrada che pochi scelgano per molti, anche quando i pochi siano scelti dai molti in una più che utopica unanimità.

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