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Elezioni USA: God on Our Side. Dio è con Noi

20 gennaio, 2008 - 14:00 di  
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Condividi Elezioni USA: God on Our Side. Dio è con Noi. Lexi Amberson ti ringrazia.
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I – Looking for Mr.Right
Girando un po’ per la rete, per vedere cosa si dice delle elezioni americane, capita spesso di leggere affermazioni che vengono buttate là con leggerezza ma che non corrispondono al vero. Intervenendo su un altro blog un commentatore scrive per esempio che “Bush non verrà rimpianto da nessuno, neanche dagli evangelici”. Le cose non stanno esattamente così e, anche se non interessa a nessuno, vorrei spendere qualche parola in proposito.




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Iniziando col dire che le perplessità che attraversano gli evangelici d’America sono proprio causate dal fatto che, con la fine dell’era Bush, si ritrovano nella disperata ricerca di Mr.Right, dal momento che nessuno degli attuali candidati repubblicani rispecchia i valori in cui essi credono.

Valori radicati e non negoziabili, tanto che James Dobson, il presidente dell’associazione Focus On The Family e, a tutt’oggi, il più autorevole tra i leaders evangelici americani, ha dichiarato che qualora fossero Rudolph Giuliani o John McCain a uscire vincitori dalle primarie del Partito Repubblicano, il suo personale appoggio andrà ad un candidato indipendente. Il che vorrebbe dire la quasi certezza di una sconfitta finale per il GOP.

E’ questo che ha spinto Giuliani, un paio di mesi fa, a cercare ed ottenere, tra mille perplessità, l’endorsement del celebre televangelista Pat Robertson, uno che, nella sua carriera, ne ha sparate tante e anche di grosse e che, pur essendo in declino, nel contesto del conservatorismo sociale può ancora dire la sua con una certa influenza.

Il declino di Pat Robertson, unito alla scomparsa di Jerry Falwell, ha un po’ sconvolto la geografia politica dei movimenti evangelici, aprendo di fatto una lotta interna per l’acquisizione di una supremazia politica e morale.

E’ vero che la galassia evangelica non è oggi un blocco granitico con un unico modo di intendere l’impegno cristiano nella vita politica.
Ci sono appunto gli ultraconservatori, come James Dobson o Tim Lahaye, ma anche, al loro estremo, personaggi più vicini alla sinistra religiosa e dediti a temi di giustizia sociale, come il reverendo Jim Wallis (autore di un libro intitolato: La politica di Dio: perché la destra sbaglia e la sinistra non lo capisce) o l’influente pastore del Maryland, Brian McLaren, noto anche per le sue posizioni tolleranti nei confronti di omosessuali e lesbiche.

Ma è fuori discussione che sia stato proprio l’aperto sostegno del Dominionist Movement (cristiani ultraconservatori) di Dobson a risultare cruciale e determinante per la riconferma, quattro anni fa, di George W. Bush.

E l’elettorato evangelico sa perfettamente di aver avuto in Bush il miglior presidente possibile per il consolidamento di quelli che sono i principi morali in cui credono.
Da Bush hanno ottenuto risultati concreti come la firma, in tema d’aborto, dell’Unborn Victims of Violence Act; il veto sulla ricerca riguardante le cellule staminali; la bocciatura dell’emendamento per la legalizzazione dei matrimoni omosessuali.

A questi si aggiungono le nomine strategiche alla Corte Suprema di due giudici conservatori come Samuel Alito e John Roberts. Se oggi, a livello federale, più della metà dei giudici sono di nomina repubblicana, con quello che ciò comporta a livello giuridico-legislativo, è solo opera del presidente uscente.

Lo sgomento, da parte del popolo evangelico, deriva dunque dalla consapevolezza che nessuno, tra chi sarà eletto a novembre, darà loro quanto ha dato Bush in questi otto anni.

 

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II – With God on our side

Nella storia americana tutte le più importanti fasi politiche o di conquista civile sono contrassegnate da uno spirito in cui i principi liberali si fondono con i più profondi sentimenti religiosi.

Questo, pur venendo dall’esterno, lo aveva percepito anche quel sensibile osservatore dell’America che fu Alexis de Tocqueville, il quale colse esattamente la risonanza e l’influenza che fede ed etica cristiana avevano (e tuttora hanno) nella vita pubblica e politica del popolo americano.

Quello che consegue da questo strano miscuglio (liberalismo + spirito religioso) non è integralismo teocratico, bensì una sorta di esclusiva filosofia tutta americana. In nessun’altra parte del mondo sono presenti così tante confessioni religiose, tutte rispettate e con pari dignità giuridica, come negli Stati Uniti.

Irridire il Presidente Bush quando dice con estrema semplicità che Gesù è il suo “favorite political philosopher” può essere una facile battuta ma significa non comprendere appieno il significato di una mentalità generale più complessa e articolata.

E non che questo atteggiamento sia una prerogativa dei politici repubblicani più conservatori. Chi liquida il Presidente Bush come un bacchettone bigotto ed esageratamente devoto non ha mai sentito pronunciare un discorso di Jimmy Carter o di Bill Clinton (o anche della stessa Hillary), sulle cui bocche il nome di Dio è più ricorrente di quanto accada nei sermoni di don Mazzi o di un qualsiasi prete del vecchio continente.

Uno dei momenti determinanti nell’ascesa politica di Barack Obama è stato proprio quando, un anno e mezzo fa, in occasione del suo discorso intitolato Call to Renewal, egli sostenne con toni altamente ispirati e coinvolgenti la necessità di riportare Dio al centro del dibattito politico, facendo conciliare fede e libertà, sentimento religioso e democrazia.

Fu, il suo, un discorso bellissimo, meritevole di essere inserito tra le più importanti orazioni della storia americana, ed è stato quello che ha fatto capire al mondo dei democratici la necessità di ridurre il gap religioso con i repubblicani se volevano tornare ad avere un peso effettivo sulla vita politica americana.

In questo senso un altro segnale importante fu la sconfitta in Pennsylvania, alle ultime midterm elections, del repubblicano Rick Santorum da parte del democratico Bob Casey, apertamente pro-life, contrario all’aborto, alle unioni omosessuali, alle limitazioni sul possesso delle armi e favorevole alla pena di morte (qui ne parlai dettagliatamente a suo tempo).

Questo per far capire come, nell’attuale incertezza che circonda la scelta del candidato repubblicano alla Casa Bianca, l’influenza religiosa è un aspetto tutt’altro che secondario.

Nello stesso tempo non va sottostimata, all’interno della stessa sfera religiosa, la complessità della realtà americana.
Porto l’esempio di quanto accaduto pochi giorni prima di Natale nella Diocesi Episcopale di San Joaquin, in California, dove si è registrato uno scisma religioso di cui, forse, in Italia non si ha avuto particolare sentore.

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Da tempo questa diocesi era in lotta con la “casa madre”, la Chiesa Episcopale (ECUSA), in quanto essa consente l’ordinamento di donne sacerdote e, tra le sue posizioni, ritiene lecita l’omosessualità.
Non a caso l’attuale President Bishop della ECUSA è appunto una donna, Katharine Jefferts Schori, e alcuni dei suoi vescovi sono dichiaratamente gay.

Da qui lo scisma, votato a schiacciante maggioranza dalla diocesi di San Joaquin che ha deciso quindi di unirsi alla più conservatrice Comunione Anglicana del Sud America.

Mi auguro che i pochi che avranno avuto l’interesse e la pazienza di leggere queste righe possano comprendere come l’estrema complessità della realtà politica e religiosa degli Stati Uniti suggerisca una maggiore cautela prima di lasciarsi andare a commenti un po’ casuali che possono anche essere di facile presa ma che, nello stesso tempo, risultano superficiali e poco corrispondenti alla verità.

Illustrazioni. Dall’alto:
Leone Bracker – Remember the Sabbath Day to Keep It Holy
R.G.Harris – Bible
Walter H.Everett – A Prayer for Peace

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Comments

4 Risposte a “Elezioni USA: God on Our Side. Dio è con Noi”
  1. mc scrive:

    Come già dicevo sul sito dell'autrice, spesso noi europei tendiamo a considerare la realtà americana troppo ingenua e semplice.

    Ho letto il discorso di Obama (credo sia quello che abbiamo linkato). Mi sono chiesto quale dei nostri politici avrebbe affrontato un argomento tanto complesso pubblicamente. Sinceramente non mi è venuto in mente un nome. Qualcuno ci prova?

  2. Annalisa scrive:

    Difficile. Specialmente confrontando la profondità del discorso di Obama con quello dai toni vagamente intimidatori che abbiamo ascoltato qualche giorno fa dal nostro ministro della giustizia (ex).

    Montecitorio somiglia sempre più a una puntata dei Soprano's e il massimo del dibattito filosofico che sanno mettere su è quello dell'applauso bipartizan al papa.

  3. Peppe Dantini scrive:

    Molto interessante. Grazie per l'approfondimento.

    … e pensare che per me quando uno fa politica dovrebbe mettere da parte le proprie convinzioni religiose…

  4. Franca Buchsbaum scrive:

    Discorso di una inusuale profondita’,traspare un senso d’orgoglio profondo nell’esere americano. E’ vero il detto: prima il Paese poi la Mamma ed in ultima la Torta di Mele. E’ giusto il caso di dire anche noi ” GOD BLESS AMERICA “

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